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 Filosofia Vedica (Vaisnava)
 Coscienza di Krishna per ogni essere vivente
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Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


147 Messaggi

Inserito il - 15/06/2006 : 12:40:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna a tutti,

oggi parleremo di come la coscienza di Krishna sia un’esperienza assolutamente aperta a tutti e non settaria.

Innanzitutto è necessario premettere che la pratica della coscienza di Krishna è diretta a tutti gli esseri viventi, poiché permette di risvegliare la propria relazione con Dio, Krishna.

Occorre dire anche che poiché ogni essere ha una propria individualità e un proprio libero arbitrio, non è detto che desideri risvegliare la propria coscienza di Krishna, ma che piuttosto preferisca continuare una vita condizionata.

La nostra relazione con Dio, Krishna, si sviluppa a patto di riceverla da una fonte qualificata: soltanto se viene ricevuta attraverso una catena disciplica autentica, vi sarà un considerevole avanzamento spirituale.
Quando questa conoscenza viene acquisita in tale modo, allora non c’è discriminazione tra letterati o illetterati, tutti possono avanzare a prescindere dal loro status sociale, è detto infatti che perfino i grandi saggi non conoscono completamente Krishna, ma che Lui si rivela facilmente al Suo devoto.

In questa ottica, possiamo capire come sia secondaria l’appartenenza ad una particolare casta o condizione sociale, del resto illusoria perché temporanea, e come sia di gran lunga più importante il fatto di rendere un servizio devozionale a Krishna, Dio.

Nella Bhagavad Gita, è detto che la conoscenza Vedica si rivela facilmente a colui che ha intrapreso il servizio di devozione, senza che debba compiere sforzi separati.

La coscienza di Krishna è il fine della conoscenza Vedica, e quindi si può affermare che un devoto di Krishna, ha già superato tutte le fasi riguardanti i riti e le cerimonie relative al culto degli esseri celesti.

Tra coloro che desiderano rendere un servizio a Krishna, troviamo quattro categorie di persone descritte ampiamente nella Bhagavad Gita:

“O migliore dei Bharata, quattro categorie di uomini si avvicinano a Me: i curiosi, gli infelici, coloro che desiderano al ricchezza e coloro che aspirano a conoscere l’Assoluto” (B.G. 7.16)

Tutte queste 4 categorie di uomini avvicinano il Signore Supremo per servirLo, ma nessuno lo fa con purezza perché in cambio del loro servizio cercano di soddisfare alcuni desideri personali.
Ma quando, grazie al contatto con un puro devoto, si purificano completamente, allora anch’essi si qualificano al livello di puri devoti.

La coscienza di Krishna, è qualcosa che è gia presente nel cuore degli esseri viventi, perché è propria dell’anima individuale, per questo motivo si situa molto al di la di una semplice religione, concetto legato a particolari riti e usanze tipiche di un determinato luogo o periodo storico, e accessibili ad un numero ristretto di esseri viventi.

La coscienza di Krishna è gia nel nostro cuore, e non solo degli esseri umani, ma di qualsiasi forma di vita, l’unico problema è che questa originaria coscienza è stata gradualmente coperta a causa del contatto dell’anima condizionata con il mondo materiale, e per questo motivo deve essere risvegliata con un metodo adatto.

Che ogni essere abbia in se' la coscienza di Krishna, ce lo dimostrano le attività di Sri Caitanya, che durante i Suoi viaggi, illuminava con il canto del mantra Hare Krishna non soltanto gli uomini, ma anche gli animali della foresta.

Anche le narrazioni dello Srimad Bhagavatam confermano questa verità, infatti il grande santo Narada, soltanto per aver servito delle grandi anime devote di Dio e per aver preso il loro prasadam, anche se era nel corpo di un bambino figlio di una servitrice, potè raggiungere il più alto fine della vita.

Questo dimostra che persino una situazione corporea poco favorevole, una scarsa educazione o un basso livello sociale, non compromettono l’avanzamento spirituale.

Esistono anche altre quattro categorie di uomini descritte nella Bhagavad Gita, esse però non possono comprendere il messaggio di Krishna, a meno che non decidano di abbandonare la mentalità demoniaca che le distingue.

“Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è stata rubata dall’illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca sono tutti miscredenti e non si arrendono a Me”. (B.G. 7.15)

Da questo verso possiamo comprendere facilmente come l’abbandono ai piedi di loto del Signore Supremo, Sri Krishna, sia l’unica qualifica richiesta per trascendere le rigide leggi della natura materiale, e non sia invece richiesta ne' la speculazione, ne' altri cosiddetti metodi di realizzazione.

Senza abbandono a Dio, si rimarrà sempre impigliati nella rete della natura materiale.

È comune al giorno d’oggi vedere dei ciarlatani che pur di avere qualche vantaggio materiale si fanno passare per filosofi, politici, e così via, rifiutando di seguire la via tracciata dal Signore.

Privi di qualsiasi concezione di Dio, essi stessi fabbricano le loro soluzioni personali, riuscendo a complicare la loro esistenza e quella degli altri e moltiplicando i problemi invece di risolverli.

Possiamo vedere però che l’energia materiale è cosi potente da far crollare tutti i loro piani atei, anche se essi rifiutano di ammetterlo.

Per tutte queste persone, non c’è questione di abbandonarsi a Dio, essi dicono di non avere tempo, oppure sostengono che Dio è morto, o qualche altra invenzione del genere.

Le persone intelligenti però dovrebbero prendere molto seriamente la coscienza di Krishna, e capire che, basandosi soltanto sui propri sforzi, non potranno fare altro che invischiarsi ancora di più nell’esistenza materiale.

Prahlada Maharaja dice in una preghiera al Signore Nrishima che più si cercano soluzioni materiali ai problemi dell'esistenza, e più queste soluzioni complicano in realta' la situazione, impigliandone gli autori sempre di piu' nella rete della natura materiale.

Fidandoci dell’esperienza delle autorità spirituali, dovremmo cercare di abbandonarci al Signore, e dipendere da Lui per quanto riguarda la nostra esistenza.

Krishna conosce ogni essere vivente, perché è presente come Paramatma nel cuore di ognuno, e certamente saprà darci ciò che è meglio in vista della salvezza finale.

Grazie

(fine)

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