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Andrea.m
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Emilia Romagna
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Inserito il - 22/01/2007 : 17:39:28
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Hare Krishna a tutti,
oggi vedremo come affrontare lo studio del capitolo decimo intitolato “Le vie dell’ascolto e del ricordo.”
1) L’inizio della coscienza di Krishna e del servizio di devozione è l’ascolto, termine che in lingua sanscrita viene detto SRAVANA.
Ecco i principi che regolano questa pratica:
- Innanzitutto perché sia efficace bisogna ricevere il messaggio trascendentale da un puro devoto di Krishna appartenente ad una delle quattro catene discipliche che risalgono direttamente a Dio;
- In seguito, con l’ascolto di questo suono spirituale, potremo liberare rapidamente il cuore dalle impurità che si sono accumulate in tutti questi anni di permanenza nel mondo materiale;
- In Kali yuga l’ascolto e il canto del maha mantra e della Krishna-katà (cioè lo studio delle attività che riguardano Krishna o i Suoi puri devoti) sono l’unico metodo che permette di raggiungere la più elevata posizione spirituale, ossia quella di puro devoto.
2) Mentalità vaishnava e concetto di Daya-bhak:
- I devoti non devono mai aspettarsi di essere subito alleggeriti dalle conseguenze delle loro colpe passate;
- Il devoto che non è ancora libero dalle conseguenze delle sue azioni dovrà dunque continuare ad impegnarsi nel nella coscienza di Krishna nonostante i numerosi ostacoli che potrà incontrare;
- Quando gli ostacoli di presenteranno il devoto dovrà semplicemente pensare a Krishna e aspettare la Sua misericordia;
- Il concetto di Daya-bhak si riferisce ad un figlio che è diventato l’erede legittimo dei beni del padre: allo stesso modo, colui che è pronto ad affrontare ogni sorta di prova nell’adempimento del suo dovere verso Krishna, ottiene il pieno diritto di entrare nella Sua Dimora Suprema.
Ricordiamo sempre però che il dovere che dobbiamo adempiere verso Krishna è l’applicazione degli insegnamenti del maestro spirituale. Solo servendo questo santo e puro devoto possiamo soddisfare il Signore Supremo.
Per avere questo diritto di entrare nel mondo spirituale dobbiamo dipendere solo dalla misericordia incondizionata del maestro spirituale, e mai, nemmeno in minima parte dalla nostra propria forza.
Ciò si spiega molto bene con l’esempio del carcerato che è ammanettano mani e piedi; egli non potrà scappare dalla prigione con le sue forze, e nemmeno con l’aiuto di un altro carcerato anch’egli legato mani e piedi: occorre a tutti i costi l’aiuto di una persona che sia libera.
Allo stesso modo l’anima condizionata non può chiedere aiuto né a se stessa né a qualche altra anima ugualmente invischiata nel ciclo di nascite e morti; per potersi liberare e tornare a casa, da Krishna, occorre a tutti i costi l’aiuto di una persona GIA’ liberata.
Questa persona naturalmente è il maestro spirituale e il suo aiuto è contenuto nell’applicazione dei suoi insegnamenti.
3) Un altro punto importante del servizio devozionale è che colui che si trovasse nell’impossibilità di compiere un’attività vaishnava può meditare su di essa e ricevere gli stessi benefici.
Naturalmente non bisogna approfittare di questo principio per defilarsi dai propri doveri di devoti, ma bisogna avvantaggiarsene al fine di compiere un migliore servizio devozionale.
Se ad esempio non siamo in grado di offrire il cibo cantando tutti i mantra del caso, non importa, Krishna capirà bene la nostra situazione critica e accetterà ugualmente il cibo anche se lo offriremo mentalmente.
Fine
Grazie.
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