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 Filosofia Vedica (Vaisnava)
 Le caratteristiche dell'anima
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Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


147 Messaggi

Inserito il - 01/10/2006 : 11:49:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna a tutti,

oggi parleremo degli attributi dell’anima individuale.

Nella Bhagavad Gita Krishna dice ad Arjuna: “Sappi che non può essere distrutto ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l’anima eterna” (B.G.2.17)

Questo verso precisa la natura dell’anima, la cui influenza si diffonde in tutto il corpo. Tutti sanno che ciò che pervade il corpo è la coscienza.

Noi siamo coscienti delle gioie e dei dolori che prova il nostro corpo, ma la nostra coscienza non si estende al corpo degli altri esseri, i cui piaceri e sofferenze ci sono estranei.
Ogni corpo è dunque l’involucro di un’anima individuale, e il sintomo della presenza dell’anima è la coscienza individuale.

Questa anima individuale non è percepibile con i grossolani sensi materiali, ma attraverso le scritture possiamo avere una comprensione della sua fattezza.

La Svetasvatara Upanishad ci rivela infatti che le sue dimensioni di avvicinano intorno alla decimillesima parte della punta di un capello.
Questa minuscola scintilla è il principio vitale del corpo materiale, e la sua influenza si diffonde in tutto il corpo come l’effetto di una medicina.

Ecco un'altra caratteristica dell’anima: “Per l’anima non vi è ne nascita ne morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore” (B.G.2.20)

Il corpo, è soggetto a sei tipi di trasformazioni: appare nel grembo di una madre, vi rimane per qualche tempo, nasce cresce, genera una prole, invecchia ed infine muore per scomparire nell’oblio.
L’anima invece non subisce queste trasformazioni.

Essa non nasce, ma poiché si deve rivestire di un corpo materiale, quest’ultimo nasce.
Quindi l’anima non è creata nel momento in cui si forma il corpo, e non muore quando il corpo si decompone.

È perché l’anima non invecchia mai, che una persona anziana si può sentire interiormente uguale al bambino o al giovane che è stato un tempo.

I cambiamenti del corpo non influiscono sull’anima, infatti è il corpo che si sviluppa solo in presenza dell’anima stessa e non viceversa come sostengono falsamente le tesi mayavade.

“Mai un’arma può tagliare a pezzi l’anima ne il fuoco può bruciarla; l’acqua non può bagnarla ne il vento inaridirla”(B.G.2.23)

Non solo l’anima non può in nessun modo essere turbata da fattori materiali, ma è impossibili anche sciogliere il legame che la unisce all’Anima Suprema, Dio, Krishna.

“L’anima individuale è indivisibile e insolubile; non può essere seccata ne bruciata. È immortale, inalterabile, inamovibile ed eternamente la stessa” (B.G.2.24)

Queste caratteristiche sono la prova definitiva che l’anima non subisce alcuna alterazione e che, pur conservando la propria individualità, rimane eternamente una particella infinitesimale del Tutto Spirituale.

Alla luce di queste affermazioni vengono quindi a cadere le tesi moniste e impersonaliste che affermano una l’identità dell’anima individuale con l’Anima Suprema, l’altra la fusione dell’anima individuale nell’aspetto impersonale di Dio.

In realtà, sappiamo bene che la fusione nell’aspetto impersonale di Krishna non è una vera e propria fusione, perché l’anima prima o poi deve abbandonare quello stato (che non gli è consono) e tornare nel mondo materiale.

“E’ detto che l’anima è invisibile, inconcepibile e immutabile. Sapendo ciò non dovresti lamentarti per il corpo” (B.G.2.25)

L’anima, così com’è descritta nei versi precedenti, ha dimensioni talmente infinitesimali, secondo i nostri calcoli materiali, che non è può essere vista nemmeno con i più potenti microscopi.

È detta perciò “invisibile” e la sua esistenza non può essere provata per via “sperimentale”; solo la saggezza vedica; la sruti, può dimostrarla.

Dobbiamo accettare questa saggezza come una prova a priori, perché non abbiamo altri metodi per verificare l’esistenza dell’anima, sebbene la sua presenza nel corposo sia incontestabile a causa dell’azione che esercita su di esso.

D’altra parte dobbiamo accettare molte cose unicamente sulla fede di un’autorità in materia; nessuno infatti negherebbe la veridicità della propria madre quando svela l’identità del padre, perché non ci sono altre prove che la sua parola.

Così, soltanto lo studio dei veda può farci capire la natura dell’anima, che altrimenti rimarrebbe inconcepibile a colui che crede solamente alla testimonianza dei sensi materiali.

“Alcuni vedono l’anima come una meraviglia, altri la descrivono come una meraviglia, altri ancora ne sentono parlare come di una meraviglia, ma c’è chi non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare.”(B.G.2.29)

Senza dubbio è qualcosa di straordinario che l’anima infinitesimale occupi il corpo di un’animale gigantesco come quello di un grande albero di baniano, o ancora quello di un microbo tra i miliardi di microbi presenti in un centimetro cubo di spazio.

Molti non sanno che se si vuol porre fine alle sofferenze materiali che ci opprimono è necessario interessarsi all’anima.

Ma se in un modo o nell’altro riusciamo a capire il “problema dell’anima”, allora la nostra vita sarà fruttuosa.

La conoscenza relativa all’anima e alla sua relazione con Krishna è sviscerata completamente nei testi sacri come la Bhagavad Gita e lo Srimad Bhagavatam.

È necessario tuttavia ricevere questi testi in modo corretto, cioè attraverso una delle catene discipliche risalenti a Dio; ciò può essere fatto oggi grazie ai libri di Sua Divina Grazia A:C Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

Grazie

(fine)

alfoncelen
Utente Medio



Campania


43 Messaggi

Inserito il - 04/08/2007 : 12:40:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
HARE KRISHNA......Leggendo questo discorso l'unico dubbio mi nasce quando si afferma che bisogna avere fede e credere alle parole della madre per sapere l'identità del padre in quanto non ci sono altre prove........e la prova del D.N.A???
HARE KRISHNA
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1972 Messaggi

Inserito il - 04/08/2007 : 13:46:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna,
quello e' soltanto un esempio, va applicato con un certo buon senso.

Si intende che da solo non puoi scoprire la verita', perche' non eri ancora presente al momento del tuo concepimento. Devi quindi avvalerti dell'aiuto di qualcuno, la madre o altri (anche se fai la prova del DNA, ti stai rivolgendo a qualche altra autorita', e non stai tentando di scoprirlo da solo: stai comunque dando fiducia a qualcuno).

Inoltre, preferisci chiedere a tutti gli uomini del mondo, di sottoporsi alla prova del DNA, o chiedere direttamente alla madre, chi e' tuo padre ? Qual'e' il metodo migliore ?

E' questo il punto su cui l'esempio cerca di porre l'enfasi.

Similmente, se consultiamo i Veda, che sono stati emanati prima della creazione, avremo una risposta immediata sull'origine di ogni cosa, se invece cerchiamo di scoprire come sono andate le cose con i nostri sforzi, beh... Ho paura che moriremo molto prima, e senza essere arrivati ad alcuna conclusione utile.

Infatti sono secoli che la scienza cerca l'origine dell'Universo, ma al momento nulla di fatto, e nel frattempo, la morte colpisce ancora tutti gli uomini, esattamente come faceva prima che questa cosiddetta ricerca iniziasse, al 100%, cioe', nessun uomo ha mai potuto evitare la morte finora, nemmeno gli stessi scienziati.

Qual'e' quindi l'utilita' di una tale ricerca ?
Se tutti i ricercatori muoiono, prima di aver completato la ricerca, e i loro successori idem, per generazioni, a che sara' servito ?

Una persona intelligente dovrebbe voler conoscere la verita' ADESSO, durante la vita, e non arrivare alla morte senza aver ottenuto alcun risultato.

Per questo, si fa quell'esempio (tra l'altro quando i libri sono stati scritti, il test del DNA non era ancora in uso. Comunque non e' significativo).


Haribol !

Gokula Tulasi das
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