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 Filosofia Vedica (Vaisnava)
 La vita nel grembo materno: tutte le fasi
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Andrea.m
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Emilia Romagna


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Inserito il - 25/06/2006 : 11:00:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna a tutti,

In questo articolo analizzeremo la via che l’anima condizionata intraprende nel momento in cui cade dal mondo spirituale, e in particolare analizzeremo le sofferenze che deve subire all’interno del grembo materno, e questo per far comprendere come in realtà la nascita non sia poi una cosa così positiva, ma sia in realtà un male, nonché l’inizio di tutte le nostre tribolazioni.

Chiaramente, la vita in forma umana è un privilegio tanto grande da essere preferita anche alla vita in forma di essere celeste.
Nella forma umana infatti, gioie e dolori si bilanciano permettendo così all'individuo di non incatenarsi completamente alla vita materiale.

E'logico che la forma umana è stata pensata per sviluppare la vita spirituale, e quindi se non se ne approfitta si è considerati avidi, e per questo motivo l'anima priva di coscienza di Krishna dovrà scontare ogni sua azione, secondo la legge del Karma.

Per semplicizzare la comprensione dell’articolo, ho deciso di suddividerlo in varie sezioni secondo questo ordine:

1 MOMENTO DEL CONCEPIMENTO E FORMAZIONE DEL CORPO
2 PARENTESI SULLA GRANDEZZA DEL BHAGAVATAM
3 L’ORRIBILE CONDIZIONE DEL FETO
4 LE PREGHIERE DEL NEONATO
5 NASCITA E SOFFERENZE CORRELATE
6 EPILOGO

1 MOMENTO DEL CONCEPIMENTO E FORMAZIONE DEL CORPO

Per comprendere questo processo, bisogna fare un passo in dietro, ed in particolare al momento prima che l’anima entri nell’utero materno.

Come sapete, la forma di vita umana è una delle più evolute, nonché una delle più rare da ottenere infatti i corpi di tipo umano sono solo 400 000 su 8 400 000 specie di esseri viventi.

Si giunge a questo stadio di vita solamente dopo aver sperimentato tutte le forme d vita precedenti e aver scontato i propri peccati:

Il Bhagavatam dice: “Dopo aver sperimentato tutte le condizioni di sofferenza infernali e dopo aver conosciuto, secondo l’ordine naturale, le forme più basse di vita animale, l’essere che si è così purgato dalle sue colpe rinasce di nuovo in una forma umana su questa Terra” (S.B.3.30.34)

Secondo il processo graduale di evoluzione, chi ha compiuto molti peccati, dopo essersi purificato passando attraverso forme di vita infernali, ritrova la vita umana.

Analizziamo come avviene tale processo: sappiamo che al momento della morte, l’anima riceve un nuovo corpo sulla base del proprio Karma, e quindi viene introdotta nel seme di un esser maschile secondo la specie di vita in cui deve rinascere.

Per questo, l’anima che deve ricevere un corpo umano viene introdotta nel seme di un uomo.

Le scritture lo confermano: “sotto la direzione del Signore Supremo e secondo il frutto delle sue opere, l’essere vivente, l’anima, è introdotto nell’utero di una donna attraverso una goccia di seme maschile per assumere una determinata forma corporea” (S.B.3.31.1)

L’anima è introdotta nel seme di un uomo che è esattamente il padre che le si addice; così ognuno riceve un corpo appropriato.

In questo verso, bisogna notare l’utilizzo del termine retah-kanasrayah perché indica che non è il seme dell’uomo che crea la vita nell’utero della donna; in realtà l’anima trova rifugio in una particella si seme maschile per essere poi introdotta nell’utero della donna.
Solo allora il coro si sviluppa.

È impossibile creare un essere vivente senza l’anima, semplicemente tramite l’unione sessuale.
La teoria materialista secondo cui l’anima non esiste e il bambino nasce dalla semplice combinazione materiale di sperma e di ovulo non è plausibile e non può essere accettata.

“La prima notte si attua la fusione delle sperma con l’ovulo, e la quinta notte il risultato di questa fusione origina una bolla. La decima notte essa si sviluppa e prende la forma di una prugna, quindi si trasforma gradualmente in un piccolo ammasso di carne, o in un uovo secondo i casi.” (S.B.3.30.2)

Il corpo che l’anima assume può svilupparsi in quattro modi differenti in relazione alla sua origine: i corpi delgi alberi e delle piante spuntano dalla terra, la seconda specie di corpi nasce dalla traspirazione, la terza specie nasce da un uovo e l’ultima a partire da un feto.

“In un mese si forma la testa e in due mesi prendono forma le mani, i piedi e le altre parti del corpo. Alla fine del terzo mese appaiono le dita delle mani e dei piedi, le unghie, i peli, le ossa e la pelle, e insieme gli organi genitali e gli altri orifizi del corpo, cioè gli occhi, le narici, gli orecchi, la bocca e l’ano.” (S.B.3.31.3)

“quattro mesi dopo il concepimento i sette componenti fondamentali del corpo, cioè il chilo, il sangue, la carne, il grasso, le ossa, il midollo e il liquido seminale sono già presenti. Alla fine del quinto mese, la fame e la sete si fanno sentire, e alla fine del sesto il feto prigioniero nella cavità amniotica comincia a muovesi nel lato destro dell’addome.”

Alla fine del sesto mese, il corpo è formato, e il bambino comincia a muoversi sul lato destro se è maschio, sul lato sinistro se è femmina.

grazie

(continua)

Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


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Inserito il - 26/06/2006 : 10:59:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
2 PARENTESI SULLA GRANDEZZA DEL BHAGAVATAM

Bisogna soffermarsi a riflettere sulla grandezza di questo testo sacro, e cercare di rendersi conto della sua autenticità.

Molte persone credono che 5 000 ani fa, quando il Bhagavatam è stato compilato da Srila Viasyadeva, non ci fossero altro che tribù sottosviluppate, ma ciò è smentito completamente dalle affermazioni riguardo alla condizione umana che ritroviamo in questo testo sacro.

Come è possibile che 5 000 anni fa si potessero comprendere queste cose riguardo al feto, se la terra fosse stata popolata da tribù di uomini sottosviluppati.

Chiaramente questa ipotesi è inammissibile, e le persone intelligenti sapranno comprendere il valore dello Srimad Bhagavatam analizzando la profonda filosofia che propone, la quale non è il frutto di un’arida speculazione mentale, ma è una vera e propria scienza spirituale.

È evidente che le affermazioni riguardo alla condizione del feto all’interno della sacca amniotica, sono soltanto una piccola parte di ciò che lo Srimad Bhagavatam affronta nei Suoi 12 canti, ma anche prendendo in considerazione questa piccola parte, ci si accorge di come questa scrittura non abbia tralasciato niente di ciò che riguarda la nostra relazione con Dio e con la natura materiale a cui siamo illusoriamente attaccati.

Per adesso abbiamo solamente analizzato lo sviluppo del feto, ma proseguendo nell’articolo, capiremo molto di più, e cioè che il feto non è solo un ammasso di carne come credono molte persone ignoranti, esso infatti prende rifugio in Krishna durante questa condizione orribile, e ciò significa che è perfettamente cosciente.

Il Bhgagavatam quindi non si limita a descrivere lo sviluppo materiale del feto, a cui si potrebbe arrivare anche grazie a studi medici, ma ne analizza soprattutto lo sviluppo spirituale nella forma di preghiere al Signore Supremo, cosa che nessun arido scienziato potrà mai fare.

Ricordiamo infine che gli scienziati sono riusciti ad avere una concezione approssimativa del feto solamente in periodi “recenti ”, mentre il Bhagavatam ne da una descrizione più che completa pur essendo stato compilato 5 000 anni fa.

Questo basta e avanza per far cadere ogni critica nei confronti ti questo grandissimo testo sacro, e anzi, ciò servirà a convincere le persone intelligenti della Sua autorevolezza, del resto dimostrabile in innumerevoli altri modi.

grazie

(continua)
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Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


147 Messaggi

Inserito il - 26/06/2006 : 20:52:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
3 L’ORRIBILE CONDIZIONE DEL FETO

“Assicurandosi il nutrimento attraverso il cibo e le bevande ingerite dalla madre, il feto s’ingrossa e resta confinato in questo orribile ricettacolo di escrementi e urina, dove proliferano ogni sorta di vermi” (S.B.3.31.5)

Poiché il figlio dipende totalmente dalla madre per l’alimentazione, la madre deve evitare di consumare troppo sale, peperoncini rossi, cipolle e altri alimenti simili, perché il copro del bambino è troppo delicato e di formazione troppo recente perché possa tollerare un nutrimento così piccante.

Esiste una scrittura chiamata Markandeya Purana che spiega proprio la scienza che riguarda la vita embrionale, e le sue affermazioni sono completamente confermate dalla scienza moderna, e ciò dimostra l’autorità dei Purana non può essere confutata come talvolta tentano di fare i filosofi mayavadi o gli scienziati moderni.

Questi stesi testi ci permettono di capire come generare un figlio sano, e a tale scopo è essenziale la cerimonia del garbhadana samskara che deve svolgersi prima dell’unione sessuale.

Il ruolo di genitori è molto importante, perché facendo dei figli sani e intelligenti, contribuiranno a dare una popolazione idonea a mantenere la pace e la prosperità nell’ambito della società e dell’umanità intera.

“Costantemente morso in tutto il corpo dai vermi affamati presenti dell’addome della madre, il bambino, così delicato, soffre terribilmente e perde coscienza, istante dopo istante, a causa di questa terribile condizione” (S.B.3.31.6)

La penosa condizione dell’esistenza materiale, non è percepita solo dopo che l’essere è uscito dal grembo materno, ma è già presente all’interno di esso.

Sfortunatamente noi dimentichiamo questa esperienza e non prendiamo troppo sul serio il male che rappresentano la nascita e la morte.

“poiché la madre ingerisce cibi amari, piccanti, troppo salsati o troppo acidi, il corpo del bambino è continuamente sottoposto a sofferenza quasi intollerabili.”(S.B.3.31.7)

Il dolore del bambino che si trova nel grembo materno è al di la della nostra immaginazione.
Egli riesce a sopportare questa situazione perché non ha una coscienza molto sviluppata, altrimenti morirebbe.
Questa è la benedizione di maya, che da al corpo torturato la facoltà di sopportare le terribili sofferenze alle quali è sottoposto.

“Chiuso nella cavità amniotica, circondato all’esterno dagli intestini, il bambino giace allungato su un alto dell’addome, con la testa rivolta verso il suo ventre e la schiena e il collo curvi come un arco”(S.B.3.31.8)

Se si ponesse un adulto nella medesima posizione del bambino all’interno del corpo materno, prigioniero senza speranza, sarebbe impossibile per lui resistere anche per pochi secondi.
Sfortunatamente dimentichiamo nel corso della vita questa enorme sofferenza e non pensiamo a come non doverla patire nuovamente nella vita futura.

“Il bambino si trova così come un uccello in gabbia, provo di ogni libertà di movimento. In quel momento, se è fortunato, potrà ricordare tutte le difficoltà incontrate nel corso delle sue ultime cento vite e soffrirà penosamente. Come potrebbe trovare la pace della mente in questa condizione” (S.B.3.31.9)

È detto che la forma umana è l’unico mezzo per superare l’ignoranza di maya, ossia dell’esistenza materiale. In questo corpo umano noi disponiamo di un solido vascello, evi è un capitano qualificato per guidarlo,il maestro spirituale. Le ingiunzioni delle scritture rappresentano i venti favorevoli.

“Dotato di coscienza dal settimo mese dopo il concepimento, il bambino è spinto verso il basso dall’aria che preme sul feto nel corso delle settimane che precedono il parto. Come i vermi nati da questa stessa cavità, egli non può rimanere fermo” (S.B.3.31.10)

Notiamo da questo verso che nella cavità amniotica, non si forma solo il feto, ma anche dei vermi: essi sono quindi nostri fratelli nati dalla fermentazione che si produce nel ventre della madre.

Noi siamo desiderosi di stabilire una fraternità universale, ma dobbiamo anche prendere in considerazione che perfino i vermi sono nostri fratelli; che dire degli altri esseri viventi.
Dobbiamo prenderci cura di tutti gli esseri.

“In questa condizione spaventosa, l’essere vivente, prigioniero dei sette strati di componenti materiali che lo ricorpono, rivolge a mani giunte una preghiera al Signore Supremo che lo ha posto in questa condizione” (S.B.3.31.11)

In questa condizione infernale, all’interno del grembo materno, l’essere teme di dover affrontare nuovamente un’altra nascita, e per questo prega; ma quando esce dall’utero vivo e in buona salute, dimentica tutto e ricomincia a commettere gli stessi peccati per cui ha dovuto soffrire in modo così atroce.

grazie

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Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


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Inserito il - 27/06/2006 : 10:44:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
4 LE PREGHIERE DEL NEONATO

Le preghiere del feto a Dio, Krishna, La Persona Suprema, sono una presa di coscienza della propria posizione subordinata al Signore.

L’anima incarnata, sa che sarebbe potuta nascere in altre specie di vita inferiori, per questo ringrazia Krishna di avergli concesso di prendere un corpo umano grazie al quale, se sarà fortunata, potrà servirlo una volta venuto al mondo.

Ecco un’importante considerazione dell’anima incarnata: “Perciò, o Signore, benché mi trovi in una terribile condizione , non desidero lasciare il ventre di mia madre per non dover precipitare di nuovo nel pozzo oscuro dell’esistenza materiale. La Tua energia esterna, detta deva-maya, fa prigioniero il neonato fina dal suo primo apparire, e questi adotta subito una falsa identità, che segna l’inizio del ciclo continuo di nascite e morti” (S.B.3.31.20)

Finche il bambino si trova nel ventre materno, non ostante la condizione miserabile in cui si trova, almeno ha la possibilità di pregare il Signore Sri Krishna.

Ma una volta uscito dal grembo materno il bambino è immediatamente costretto a considerare il corpo come il sé, a causa di maya.
Il falso ego, come si capisce dal verso, si sviluppa non appena il neonato nasce.
La madre e gli altri componenti della famiglia aspettano con ansia questo momento, e tutti trattano il piccolo bimbo con tenerezza; così egli dimentica in fretta la sua natura reale e si lascia imprigionare dai legami del corpo.

Le sofferenze dell’essere vivente, cominciano a manifestarsi dal giorno in cui l’anima spirituale trova rifugio nell’ovulo e nello sperma di una madre e di un padre; esse continuano dopo la nascita e si prolungano nel tempo.

Non sappiamo quando queste sofferenza avranno fine, ma di certo non con un cambiamento di corpo.

Bisogna porre fine a questa condizione adottando la Coscienza di Krishna, che non è limitata da nessuna circostanza materiale, tanto che il maha mantra può essere cantato anche nel grembo materno; niente può ostacolarLo.

5 NASCITA E SOFFERENZE CORRELATE

“Improvvisamente spinto da questa aria, il bambino esce con grande difficoltà, la testa rivolta verso il basso, incapace di respirare e privo di memoria a causa del grande dolore” (S.B.3.31.23)

Il dolore che il bambino prova nel momento di uscire dall’utero, è così intenso che gli provoca una perdita di memoria, e spesso accade anche che nasca addirittura morto o quasi.

Una persona che desideri affrontare seriamente il suo avanzamento nella coscienza spirituale deve sempre avere coscienza dei quattro mali che sono nascita, malattia, vecchiaia e morte.

“Il bambino cade allora al suolo, coperto di escrementi e di sangue, e si agita come un verme nato dagli escrementi. Dimentica la sua conoscenza superiore e si mette a piangere sotto la morsa di maya.” (S.B.3.31.24)

“Dopo essere uscito dall’utero, il bambino è abbandonato dalle cure di persone che sono incapaci di capire ciò che vuole, ma che si occupano tuttavia di lu. Non potendo rifiutare ciò che gli viene dato, si trova in una situazione indesiderabile” (S.B.3.31.25)

Nel grembo materno, il bambino era nutrito dalle cure fornite dalla natura, ma una volta uscito, egli si trova in un ambiente del tutto differente.
Nessuno lo capisce, tanto che talvolta piange perché vuole essere allattato, ma la balia gli somministra un’amara medicina, pensando che gli strilli siano dovuti a qualche dolore di stomaco.

“Steso su un letto malsano, bagnato dal sudore e infestato di germi, il povero bambino è incapace di grattarsi per alleviare il prurito che lo tormenta, che dire di sedersi, di alzarsi e perfino di muoversi.” (S.B.3.31.26)

Si deve notare che il bambino nasce nella sofferenza, ma tale sofferenza continua anche dopo la sua nascita.
Questo ci convince sempre di più come la nascita sia un male a cui dover porre al più presto rimedio, tale medicina è la coscienza di Krishna.

“In questa condizione di impotenza, ogni sorta di mosconi, zanzare, cimici e altri insetti pungono la tenere pelle del bambino, proprio come piccoli vermi mordono il verme più grande. Privato della saggezza, il bambino piange amaramente.” (S.B.3.31.27)

C’è una parola particolarmente rilevante in questo verso: essa è “vigata-jnanam” e indica che la conoscenza spirituale acquisita dal bambino nel ventre della madre è gia perduta al momento della nascita.
È per questo che maya riesce ad esercitare la sua presa, a causa di questa dimenticanza.

In futuro, se il bambino sarà allevato da genitori coscienti di Krishna, allora potrà riportare alla luce la sua coscienza di Krishna.

“così il bambino trascorre la sua infanzia, sottoposto a differenti tipi di sofferenza, poi raggiunge l’adolescenza e continua a soffrire perché non può mai ottenere ciò che desidera. Avvolto dall’ignoranza, è infelice e consumato dalla collera.” (S.B.3.31.28)

Nell’adolescenza, il bambino deve frequentare una scuola che non desidera, vuole giocare, ma è forzato ad andare a scuola e studiare e a superare gli esami in modo responsabile.

Proseguendo con la crescita, il bambino dovrà sposarsi e avere una famiglia. Ciò porterà innumerevoli responsabilità.

Giungerà infine la vecchiaia e la malattia, invalido, sarà abbandonato da tutti perché considerato un peso inutile. In questa condizione umiliante lascerà il corpo senza essersi interrogato sui problemi fondamentali dell’esistenza, e così, senza aver sviluppato la sua coscienza di Krishna, tornerà a prendere chissà quale forma corporea e a vagare per l’universo.

grazie

(continua)
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