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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Versi 41-42
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Sangeeta Dasi
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28 Messaggi

Inserito il - 29/08/2018 : 11:39:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 41


sankaro narakayaiva
kula-ghnanam kulasya ca
patanti pitaro hy esam
lupta-pindodaka-kriyah


TRADUZIONE

Con l'aumento di questa prole indesiderata si crea una vita d'inferno per la famiglia e per quelli che hanno distrutto le tradizioni familiari. In queste famiglie corrotte gli antenati si degradano perché non vengono più offerte loro le oblazioni d'acqua e di cibo".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Secondo le norme che regolano le attività interessate, è necessario offrire periodicamente acqua e cibo agli antenati della famiglia. Questa offerta è compiuta offrendo il cibo a Visnu, poiché mangiando gli alimenti offerti a Visnu l’uomo può liberarsi dalle conseguenze di tutti i suoi atti colpevoli. Forse i nostri antenati soffrono ancora delle conseguenze dei loro peccati, forse non possono neppur ottenere un corpo materiale grossolano e sono costretti a rimanere nel loro corpo sottile come fantasmi.

Perciò quando i discendenti offrono i resti del prasadam (cibo offerto a Visnu) agli antenati, permettono loro di sfuggire a queste condizioni miserevoli. Questo servizio agli antenati è una tradizione familiare, e tutti coloro che non s’impegnano nel servizio di devozione a Dio sono tenuti a eseguirlo. Invece, chi s’impegna nel servizio di devozione a Dio non ha il dovere di compiere questo rito perché con i suoi atti devozionali può liberare da ogni sofferenza migliaia di antenati. Lo Srimad-Bhagavatam afferma:

devarsi-bhutapta-nrinam pitrinam
na kinkaro nayam rini ca rajan
sarvatmana yah saranam saranyam
gato mukundam parihritya kartam

“Chiunque, lasciando ogni legame, prenda rifugio ai piedi di loto di Mukunda — Colui che dà la liberazione — e s’impegni seriamente sulla via della devozione, non ha più doveri nè obblighi verso gli esseri celesti, i saggi, la famiglia, gli antenati, l’umanità e gli esseri in generale.” (S.B. 11.5.41)

È sufficiente impegnarsi nel servizio devozionale a Dio, la Persona Suprema, per adempiere automaticamente tutti questi doveri".


VERSO 42

dosair etaih kula-ghnanam
varna-sankara-karakaih
utsadyante jati-dharmah
kula-dharmas ca sasvatah


TRADUZIONE

"A causa degli errori di coloro che distruggono la tradizione familiare e danno vita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in comune e le attività per il benessere della famiglia vanno in rovina".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Le quattro classi della società umana e le attività tese al benessere della famiglia sono stabilite nel varnasrama-dharma (detto anche sanatana-dharma) con lo scopo di permettere agli uomini di raggiungere la salvezza suprema.

Quando capi di stato irresponsabili rompono la tradizione del sanatana-dharma la società cade nel caos, e la gente dimentica che il fine ultimo della vita è Visnu. Questi dirigenti sono ciechi, e coloro che li seguono finiranno certamente nel caos".





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 29 Luglio 1973

"sankaro narakayaiva
kula-ghnanam kulasya ca
patanti pitaro hy esam
lupta-pindodaka-kriyah

“L’aumento di una popolazione indesiderata è certamente causa di una vita infernale per la famiglia e per coloro che ne distruggono la tradizione. Gli antenati delle famiglie corrotte si degradano perché le offerte di cibo e d’acqua a loro vantaggio sono interrotte”. (1.41)

‘Sankaro narakayaiva’, la prole indesiderata è causa di una vita infernale. Quando i figli non sono desiderati, allora la tradizione e gli obblighi familiari sono dimenticati. Al presente nessuno sa che dopo la morte c’è la vita, e questa vita è collegata alla famiglia, agli antenati e ai discendenti. Ai giorni nostri nessuno conosce questa scienza, e tutti vivono più o meno come animali. Un animale non ha un senso di legame con la famiglia, ma semplicemente mangia, dorme, fa sesso e muore. È tutto. Questa legge sottile di connessione con la famiglia è sconosciuta nei giorni nostri, eppure sono molto orgogliosi del loro cosiddetto progresso nella conoscenza.

Nel precedente verso (1.40) abbiamo già spiegato che ‘kula-striyah’ sono le donne di famiglia, e non le prostitute o le donne senza controllo. Le donne di famiglia hanno molti obblighi – ‘svargapta-kama-mokshaya dhara samprati hetuta’. ‘Dhara’ significa moglie; e la moglie può aiutare il marito ad elevarsi ai pianeti celesti, ‘svargapta’, e a progredire in materia di conoscenza spirituale e religiosa, di sviluppo economico, di piacere dei sensi, e anche nel conseguimento della liberazione – dharma, artha, kama e moksha. La moglie è molto importante, e se è casta può aiutare il marito in questi quattro princìpi di vita. Se la famiglia e la società educa le ragazze a diventare mogli caste, esse saranno una grande fonte di energia per il marito, ma se sono corrotte sono la fonte di una popolazione ‘varna-sankara’.

Al presente vediamo un esempio di varna-sankara nella popolazione hippy, non solo nei paesi occidentali ma anche in India; e un aumento di questa popolazione significa una condizione di vita infernale, anche nella vita successiva. Recentemente, soprattutto in Calcutta, la vita è diventata infernale; la giovane popolazione è così corrotta che non si può camminare tranquillamente per strada, bande di ragazzi circondano le persone e le derubano. Questi figli indesiderati, non educati nel sistema del varnasrama, sono la causa di una vita infernale, in questa vita e dopo la morte.

Secondo le regole vediche è necessario che i membri della famiglia offrano ‘pinda’, con offerte di acqua e di vishnu-prasada almeno una volta l’anno ai familiari defunti; c’è un mese stabilito per offrire agli antenati ‘pinda’ e ‘udaka’, durante una settimana o quindici giorni. Lo scopo è di salvare i familiari defunti dalla condizione di fantasma, ‘bhuta preta pisaca’, a causa delle loro azioni colpevoli. Non solo in questa vita, ma anche dopo la morte esiste una condizione demoniaca, o l’esistenza come fantasma. Significa che l’essere non ottiene un corpo grossolano, ma rimane nel corpo sottile, fatto di mente, intelligenza e falso ego.

A causa della sua vita triviale e peccaminosa l’essere è punito a non ottenere un corpo grossolano, poiché senza un corpo è impossibile godere della vita. Con la sola mente non posso gustare un rasgulla, ho bisogno della lingua e delle dita; posso mentalmente pensare di mangiare un rasgulla, ma non posso gustarne il sapore. Il corpo grossolano è indispensabile, perché l’essere è venuto in questo mondo per godere. ‘Krishna bhuliya jiva bhoga vancha kare pasate maya tare japatiya dhare’, questo è l’inizio della vita materiale. Quando dimentichiamo di rendere servizio a Krishna, otteniamo immediatamente un corpo materiale offerto dalla natura materiale. “Sviata per l’influenza del falso ego, l’anima spirituale crede di essere l’autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”. (Bg. 1.27)

Per godere è necessario avere un corpo materiale, mentre il corpo astrale è molto sottile. A causa delle sue attività colpevoli talvolta l’essere non ottiene un corpo grossolano; perciò ‘lupta-pindodaka-kriyah’ (Bg. 1.41): “Le famiglie si corrompono perché le offerte di cibo agli antenati sono interrotte”. In India è consuetudine offrire ‘pinda’ in un luogo chiamato Gaya, dove c’è un tempio di Vishnu; ma al giorno d’oggi nessuno va più là, e neppure ci credono. Hanno abbandonato tutto. I figli ‘varna-shankara’ non se ne curano, non conoscono il significato della famiglia e di ‘pinda-udaka’, ma semplicemente mangiano e bevono, si sposano e cercano di godere. Questo è tutto.

Cinquemila anni fa Arjuna non era né un brahmana né un sannyasi, era un grihastha, un capofamiglia nell’ordine reale. Era uno kshatriya e non un vedantista, eppure la sua conoscenza era perfetta. Questa è la cultura vedica. Il brahmana è molto avanzato, ‘satya sama dama titiksha’, è veritiero, controlla la mente e i sensi, è tollerante; ma anche gli kshatriya sono molto avanzati, difatti Arjuna sta ascoltando la Bhagavad-gita direttamente da Krishna sul campo di battaglia. Ma quanto tempo poteva avvalersi in questa circostanza? La conversazione avviene tra i due eserciti pronti a scoccare la prima freccia. In quel momento Arjuna è preso dalla compassione, è riluttante a uccidere la sua famiglia e descrive le reazioni a questo atto colpevole.

Cercate di capire quanto fossero avanzate le persone. L’intera Bhagavad-gita è enunciata da Krishna ad Arjuna sul campo di battaglia sul punto d’iniziare la lotta. Perciò, quanto tempo poteva avere? Una mezz’ora al massimo, non di più. Così, in mezz’ora, la Bhagavad-gita fu insegnata ad Arjuna, che allora comprese e accettò di combattere. ‘Nasto mohah smritir labdha, karishye vacanam tava’ (Bg. 18.73): “Mio caro Krishna, la mia illusione è ora svanita e sono pronto ad agire secondo le Tue istruzioni”.

Immaginate quanto fosse progredito nella conoscenza. Nei giorni nostri eminenti studiosi e teologi leggono la Bhagavad-gita per anni, ma non possono capire e accusano Krishna d’immoralità. Un professore dell’Università di Oxford ha scritto un libro sulla Bhagavad-gita e la sua conclusione è che Krishna è immorale. Significa che non ha capito nulla. In realtà, la Bhagavad-gita non può essere compresa dai demoni o dagli uomini di terza classe. Krishna dice ad Arjuna: “Ti spiego la stessa scienza divina che insegnai milioni di anni fa al dio del sole, e poiché la catena di maestri si è interrotta e questa scienza è andata perduta, ora la enuncerò a te, perché tu sei Mio amico e Mio devoto, ‘bhakto si me priyo si”.

Perciò la Bhagavad-gita non è destinata alle persone demoniache e ai non-devoti. La prima condizione è che si deve essere un devoto di Krishna, e allora ci sarà rivelata la Bhagavad-gita; altrimenti è impossibile. ‘Na mam duskritino mudha prapadyante naradhama’ (Bg. 7.15): “I miscredenti, gli stolti e i più bassi del genere umano non si arrendono a Me”. Perciò, ‘prakasah sarvasya yoga-maya-samavritah naha (Bg. 7.25): “Io non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti”.

Il devoto di Krishna può capire la Bhagavad-gita molto facilmente; proprio come Arjuna che la comprese in mezz’ora. Ma gli altri non possono. A quel tempo le persone erano così istruite e avanzate da poter discutere sulla Verità Assoluta e capire nel giro di mezz’ora. A quei tempi non c’era bisogno di libri perché le persone avevano una spiccata memoria, e una volta ascoltato dal maestro spirituale, non dimenticavano. Col progredire di Kali molte cose diminuiranno, tra cui la memoria e l’intelligenza; le persone saranno deboli e non ci sarà più misericordia. È tutto spiegato. Perciò non possiamo neppure immaginare che tipo d’intelligenza avesse Arjuna. Inoltre, la Bhagavad-gita fa parte del Mahabharata, e il Mahabharata fu scritto per ‘stri-sudra-dvija-bandhunam trayi na sruti-gocarah’ (SB 1.4.25), per permettere alle donne, ai sudra e ai dvija-bandhu, coloro che, sebbene nati in famiglie elevate di brahmana, kshatriya e vaisya, tuttavia non sono qualificati come brahmana e kshatriya. Queste persone sono dette ‘dvija-bandhu’, gli amici dei nati-due-volte: brahmana, kshatriya e vaisya.

La prima nascita è per mezzo del padre e della madre, e la seconda nascita è per mezzo del maestro spirituale e della conoscenza vedica, che è considerata la madre; perciò ‘dvija-bandhuna’, o coloro che non sono dei veri nati-due-volte, sebbene siano nati in famiglie ‘dvija’. Qualcuno può essere il figlio di un giudice di corte, ma non significa che anche lui sia un giudice. Eppure pensano: “Mio padre è un brahmana, e perciò anch’io sono un brahmana”, ma questo non è accettato. Anche se tuo padre è brahmana, se tu non sei qualificato, non puoi essere considerato brahmana, ma sei un dvija-bandhu.

Così il Mahabharata è stato scritto per ‘stri-sudra-dvija-bandhuna’. Queste persone non possono capire direttamente la letteratura vedica perché non hanno una conoscenza o un’istruzione adeguata; ma il Mahabharata trasmette la conoscenza vedica in forma di narrazioni storiche e drammatiche, e poiché tutti sono interessati ad ascoltare questo tipo di storie, la conoscenza vedica è diventata accessibile anche a coloro meno qualificati. Per questo motivo il Mahabharata è considerato il quinto Veda, in aggiunta ai quattro Veda – Sama, Yajur, Rik e Atharva.

Poiché fa parte del Mahabharata, in realtà la Bhagavad-gita era destinata alla classe di uomini meno intelligenti; ma oggi giorno neppure la classe di uomini più intelligenti possono capire la Bhagavad-gita. Guardate la differenza. In passato, cinquemila anni fa, questa scienza era destinata alle persone meno intelligenti, ma oggi giorno sono talmente degradate che neppure le più intelligenti possono capire la Bhagavad-gita, come questo professore dell’Università di Oxford. Simili persone, di terza e quarta classe, sono i leader della società; ‘andha yathandhair upaniyamanah’ (SB. 7.5.31), sono come ciechi che guidano altri ciechi, così perderanno la via e cadranno in un dirupo.

La società è guidata da questi uomini ciechi, di terza e quarta classe, e perciò sta accadendo proprio come Arjuna ha detto, ‘sankaro narakayaivakula-ghnanam kulasya ca’: l’aumento di una popolazione indesiderata è causa di una vita infernale. Il mondo è in una condizione infernale, ma chi si preoccupa di questo? Vogliono rimanere demoni e allo stesso tempo vogliono essere leader. Questa è la condizione della società attuale.

Ora, secondo la teoria di Darwin, cinquemila anni fa gli uomini non erano civilizzati e perciò questa letteratura (che neppure la classe più intelligente attuale può capire) è stata compilata da uomini incivili. Vedete? Così gli scritti più elevati ora sono ritenuti incivili. Questa è la teoria di Darwin: “Cinquemila anni fa l’uomo era incivile; ma ora stiamo facendo progressi.”

Così Arjuna dichiara, ‘esam lupta-pindodaka-kriyah’, le famiglie corrotte si degradano perché le offerte di cibo e di acqua agli antenati sono completamente interrotte. 'Pindodaka' significa offerte di cibo e di acqua. A Calcutta c’era un famoso scienziato di nome Sarpisirat, un ateo di prima classe, che diceva: “Queste offerte ‘pindodaka’, di acqua e prasada, andranno ai miei antenati. Ma perché offrirmi del cibo a un piano inferiore se posso mangiare a un piano superiore?” Questo era il suo ragionamento. Ma non sapeva che ci sono diversi modi di mangiare, che si può farlo anche col corpo sottile. Anche i fantasmi mangiano, ma il loro metodo è diverso. Se anche un grande scienziato parla in questo modo, come parlerà una persona ordinaria?

‘Yad yad acarati sresthah, lokas tad anuvartate’ (Bg. 3.21), qualsiasi azione compie un grande uomo, le persone seguono le sue orme. I cosiddetti uomini avanzati nella conoscenza parlano in modo irresponsabile, e naturalmente gli altri seguono. Perciò, al presente, l’intera generazione è ricoperta da oscurità e ignoranza. Non c’è chiara conoscenza, e senza di essa qualsiasi cosa si faccia è solo prevaricazione e frode. Non c’è né conoscenza né attività appropriate, e il risultato è ‘narakayaiva’, una vita infernale. Leggi il verso successivo:

dosair etaih kula-ghnanam
varna-sankara-karakaih
utsadyante jati-dharmah
kula-dharmas ca sasvatah

“A causa delle azioni malvagie di coloro che distruggono la tradizione familiare e danno nascita a una prole indesiderata, tutti i progetti di vita in comune e le attività tese al benessere della famiglia vanno in rovina”. (Bg. 1.42)

‘Jati-dharma’, significa i progetti della comunità, che oggi giorno sono diventati nazionali. Ma qui ‘jati’ indica una classe di uomini – brahmana jati, kshatriya jati, vaisya jati, sudra jati – e ogni ‘jati’ ha differenti tipi di responsabilità. E quando la prole indesiderata e irresponsabile non segue più la tradizione di famiglia, o jati-dharma, crea una classe di popolazione all’interno del varna-sankara; di conseguenza ogni cosa è stravolta e la condizione di vita diventa infernale.

In realtà, è questo che sta accadendo. Non c’è più jati-dharma, e tutti sono impegnati in qualche modo a riempirsi lo stomaco; ma in passato ogni ‘varna’ aveva particolari restrizioni e questo è chiamato jati-dharma. Per esempio, il brahmana e lo kshatriya non possono accettare di servire altri, e neppure un vaisya; solo ai sudra è permesso di servire, ‘paricaryatmaka karma sudra syapi svabhava-jam’ (Bg. 18.44), il dovere del sudra consiste nel servire gli altri con il suo lavoro.

Ma al presente non è possibile seguire strettamente le regole – “sono nato in una famiglia brahmana e non posso accettare il servizio di nessuno” – perché allora dovrà patire la fame. In realtà non ha le qualificazioni braminiche, e perciò, per educazione e per cultura è un sudra, sebbene dichiari falsamente di essere brahmana o kshatriya. Le tradizioni e i rituali di famiglia, o jati-dharma, sono così andati perduti a causa di una prole indesiderata che stravolge ogni cosa.

Così Arjuna visualizza le future piaghe, ma c’è un rimedio. È un fatto che il jati-dharma sia andato perduto. Non ci sono più regole né persone che possano presentarsi rigorosamente come brahmana o kshatriya. Per l’influenza di Kali-yuga ogni cosa è andata perduta – varna-sankara. E a questo c’è un solo rimedio, come spiegato nel Bhagavatam (SB 11.5.41):

“Chi ha abbandonato tutti i doveri materiali e ha preso completo rifugio ai piedi di loto di Mukunda, che dà rifugio a tutti, non ha più debiti verso gli esseri celesti, i grandi saggi, gli esseri umani ordinari, i parenti, gli amici, l’umanità e gli antenati. Poiché tutti gli esseri sono parti e frammenti di Dio, chi si sottomette al servizio del Signore non ha più bisogno di servire separatemente tutte queste persone”.

Bisogna così ammettere che abbiamo creato una condizione infernale nella società, generando una prole indesiderata e trasgredendo al jati-dharma o kula-dharma. E qual è il rimedio? L’unico rimedio è arrendersi a Krishna. Krishna raccomanda: “Semplicemente sottomettiti a Me qualunque sia la tua condizione. Io ti proteggerò, non temere”.

Nel Bhagavatam è detto: ‘tyaktva sva-dharman caranambujam harer’ (SB. 1.5.17): chi abbandona la propria occupazione materiale per impegnarsi nel servizio ai piedi di loto del Signore, avrà sempre successo. Sva-dharma significa jati-dharma. Chi è nato come brahmana o kshatriya ha un proprio sva-dharma, o dei propri princìpi regolatori; ma Krishna raccomanda: ‘sarva-dharman parityajya’, abbandona ogni tipo di religione. Sarva-dharma significa sva-dharma e jati-dharma, come pure i molti altri dharma creati dall’uomo per mantenere la società.

Anche nella società moderna abbiamo prodotto tante regole e regolazioni; come, ad esempio, mantenere la sinistra per osservare l’ordine. Jati-dharma e kula-dharma sono di aiuto nel progresso di elevazione spirituale, ma l’avanzamento spirituale vero e proprio non dipende da essi, spiritualmente non hanno valore. Si può progredire nella vita spirituale anche senza seguire le regole di jati e kula-dharma.

‘Ahaituki apratihata’. Se si è veramente seri nel diventare coscienti di Krishna, allora tutti questi impedimenti materiali non possono ostacolarci. Talvolta la letteratura vedica consiglia: “Se volete un risultato, adorate questo essere celeste; se volete una bella moglie, adorate Uma, la consorte di Shiva; se volete denaro o conoscenza, adorate questi esseri celesti”. Ma se volete sollievo dalla condizione materiale di vita, allora dovete prendere rifugio in Sri Vishnu e nei vaisnava. E anche se avete altri desideri da soddisfare, diventate comunque dei vaisnava; non avete bisogno di adorare gli esseri celesti per soddisfare un desiderio. Questa è l’istruzione finale.

Nella Bhagavad-gita è anche detto: ‘kamais tais tair hrita-jnanah yajanty anya-devata’ (Bg. 7.20): coloro la cui intelligenza è stata rubata dai desideri materiali si sottomettono agli esseri celesti. Sopraffatti da desideri di lussuria si rivolgono a differenti ‘deva’ per implorare un beneficio; perciò sono detti ‘hrita-jnana’, privati della loro intelligenza. Se Krishna è il Supremo, e voi avete il desiderio di una qualche felicità materiale, pensate che Egli non sia in grado di darvela? Anche Krishna può darvela, perché preoccuparsi degli esseri celesti? Perciò è detto ‘kamais tais tair hrita-jnanah’.

Vera bhakti significa essere libero da tutti i desideri materiali – ‘anyabhilasita-sunyam’ (Bs. 1.1.11). Ma prendete comunque rifugio in Krishna anche se avete qualche desiderio materiale; non c’è bisogno di rivolgersi agli esseri celesti. Questa è l’istruzione finale della letteratura vedica (SB 2.3.10):

akamah sarva-kamo va
moksa-kama udaradhi
tivrena bhakti-yogena
yajeta purusam param

“Che sia pieno di desideri materiali, che abbia trasceso ogni desiderio, o che desideri la liberazione, l’uomo intelligente deve adorare a tutti i costi Dio, il Tutto supremo e assoluto”.

‘Akama’ è il devoto che non ha desideri. Il suo unico desiderio è di essere devoto di Krishna. Questo è naturale. È del tutto naturale che il figlio desideri obbedire al padre, “Dipenderò da mio padre e sarò felice”. Similmente anche il desiderio di diventare devoto di Krishna è naturale. Ma quando l’essere desidera dominare la natura materiale e dimenticare il servizio a Krishna, questo è detto ‘vasana’, o desiderio materiale. Bhakti significa abbandonare tutti i desideri materiali.

‘Anyabhilasita-sunyam jmana-karmady anavritam anukulyena krishna’ (Cc. Madhya 19.167), il devoto privo di desideri materiali serve Krishna in modo costante e favorevole. Se abbiamo trasgredito jati-dharma e kula-dharma – e non possiamo negare di averlo fatto – qual è il nostro dovere o rimedio? A questo riguardo il Bhagavata insegna: “Chi ha abbandonato tutti i doveri materiali e ha preso completo rifugio ai piedi di loto di Mukunda, che dà rifugio a tutti, non ha più debiti verso nessuno”. (SB 11.5.41)

Abbiamo l’obbligo di offrire ‘pinda’ agli antenati, e siamo in debito con gli esseri celesti, i grandi saggi e molti altri esseri viventi, e anche con la società umana; ma se ci arrendiamo ai piedi di loto del Signore, ‘saranyam’, allora siamo liberati dall’obbligo di servire tutte queste personalità. ‘Saranyam’ è il vero e unico rifugio a cui arrendersi completamente. Ma se mi arrendo ad altri, che sono simili a cani e gatti, in che modo mi aiuteranno? Perciò, ‘saranyam’, arrendersi ai piedi di loto di Mukunda è il solo abbandono veramente degno.

Abbiamo molti doveri, ma questi sono andati perduti; in quest’era perciò il nostro unico dovere è di arrendersi ai piedi di loto di Mukunda, Krishna, e questo ci salverà. Krishna dichiara, ‘aham tvam sarva-papebhyo moksayiayami’ (Bg 18.66): “Avete violato la tradizione e le regole della vostra famiglia, avete commesso azioni colpevoli per cui dovreste essere puniti, ma Io vi assicuro che, se vi arrendete a Me, allora Io vi libererò da tutte le reazioni dei vostri peccati”.

Perdendo così la nostra cultura abbiamo commesso molte azioni colpevoli, e se vogliamo essere salvati, l’unico rimedio è arrendersi ai piedi di loto di Mukunda. Grazie molte. Hare Krishna".






Fine.

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