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 RADIO KRISHNA CENTRALE
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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 15
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Sangeeta Dasi
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19 Messaggi

Inserito il - 08/04/2018 : 17:33:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 15


pancajanyam hrisikeso
devatattam dhananjayah
paundram dadhmau maha-sankham
bhima-karma vrikodarah


TRADUZIONE

"Krishna soffia nella sua conchiglia, Pancajanya, e Arjuna nella sua, Devadatta; Bhima, il mangiatore vorace dalle imprese sovrumane, fa risuonare Paundra, la sua terrificante conchiglia".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il Signore, Sri Krishna, è chiamato qui Hrisikesa perché è il proprietario dei sensi di tutti gli esseri. Gli esseri viventi sono parti integranti del Signore, perciò i loro sensi sono parte dei sensi del Signore. Incapaci di spiegare la presenza dei sensi nell’essere vivente, gli impersonalisti concludono frettolosamente che l’essere è privo di sensi, cioè è impersonale. Situato nel cuore di tutti gli esseri, il Signore dirige i loro sensi secondo il grado di sottomissione che Gli dimostrano. Nel caso del puro devoto, per esempio, Egli li guida direttamente. Così, sul campo di battaglia di Kuruksetra, il Signore controlla direttamente i sensi trascendentali di Arjuna, e ciò spiega il Suo nome di Hrisikesa.

Il Signore ha differenti nomi, relativi alle Sue differenti attività. Si chiama Madhusudana, ad esempio, perché ha ucciso il demone Madhu; Govinda perché dà piacere alle mucche e ai sensi di tutti gli esseri; Vasudeva perché apparve come figlio di Vasudeva; Devaki-nandana perché accettò Devaki come Sua madre, e Yasoda-nandana perché con Yasoda manifestò i Suoi divertimenti d’infanzia nel villaggio di Vrindavana. È chiamato anche Partha-sarathi perché conduce ora il carro del Suo amico Arjuna, al quale impartisce sul campo di battaglia le istruzioni che Gli valgono qui il nome di Hrisikesa.

Arjuna, invece, è chiamato in questo verso Dhananjaya, per l’aiuto che diede a suo fratello maggiore (il re Yudhisthira) nel trovare l’enorme fortuna necessaria al compimento di numerosi sacrifici. Quanto a Bhima, egli è soprannominato Vrikodara a causa del suo appetito, formidabile quanto la sua capacità di compiere imprese sovrumane, come l’uccisione del demoniaco Hidimba.

I più grandi capi dell’esercito Pandava fanno risuonare ora le loro conchiglie che, insieme con quella del Signore, incoraggiano vivamente i soldati. Il campo opposto, invece non gode di questi vantaggi: né Krishna la guida suprema, né la dea della fortuna sono presenti. La sconfitta per loro è già segnata: questo è il messaggio annunciato dal suono delle conchiglie".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 15 Luglio 1973

“Krishna allora soffia nella Sua conchiglia Pancajanya e Arjuna nella sua Devadatta; Bhima, il mangiatore vorace dalle imprese sovrumane, soffia nella sua terrificante conchiglia chiamata Paundra”.

"Vrikodara, o Bhimasena, è così descritto come un mangiatore vorace, ma egli può anche compiere possenti imprese. Un elefante mangia voracemente e può anche eseguire gli ordini del suo padrone; ma se noi siamo insaziabili nel mangiare e non riusciamo a rendere servizio, allora non va bene. Bisogna mangiare bene e bisogna anche servire. In Bengala è detto che se un uomo avrà sufficiente cibo da riempirsi lo stomaco, potrà trasportare un peso maggiore sulla schiena. Così le imprese di Bhima, ‘bhima-karma’, erano sovrumane, molto difficili da compiere. Ciascuno è contraddistinto in base alle proprie mansioni.

Il primo nome di Krishna citato nella Bhagavad-gita è Hrisikesha, “il maestro dei sensi”. Similmente Govinda significa “Colui che dà piacere ai sensi” – ‘go’ sono i sensi. In questo modo Krishna ha migliaia di nomi. Nella letteratura vedica è detto che Krishna ha innumerevoli nomi, eppure tutti affermano che Dio non ha un nome. D’accordo, non ha un particolare nome stabilito, ma tutti i Suoi nomi sono conformi alle Sue attività, come il nome di Devaki-nandana. Poiché ha accettato Devaki come Sua madre, Egli è chiamato Devaki-nandana; similmente è chiamato anche Nanda-nandana e Yasoda-nandana, o Vrajendra-nandana – in relazione ai Suoi genitori adottivi: Nanda Maharaja e Yasoda (chiamata anche Vrajendra).

Allo stesso modo, Egli è chiamato Partha-sarathi perché ha accettato di guidare il carro di Arjuna (sarathi: guidatore di carro da guerra). Un altro nome di Arjuna è Partha, perché il nome di sua madre era Pritha, o Kunti. Da Pritha egli prende il nome di Partha, e dal nome di suo padre, Pandu, prende il nome di Pandava. Questo è il modo i cui le grandi personalità dovrebbero essere nominate, il loro nome deve concordare con le loro attività – ciò è definita nomenclatura. Secondo la civiltà vedica, alla nascita di un figlio si esegue “la cerimonia del nome” per stabilire quale nome assegnargli; e il tipo di nome è calcolato in base alla sua carta astrale, perché il nome deve esprimere un qualche significato delle attività nella vita del neonato. Nel capitolo quindicesimo è detto che Krishna è chiamato Hrisikesha perché elargisce ordini e istruzioni a tutti.

Nel quindicesimo capito della Bhagavad-gita è anche detto, ‘sarvasya caham hrdi sannivistah’: “Io risiedo nel cuore di ognuno come Paramatma”. (15.15). La realizzazione della Verità Assoluta presenta tre aspetti – Brahman, Paramatma e Bhagavan – com’è spiegato nello Srimad-Bhagavatam (1.2.11): “I saggi trascendentalisti che conoscono la Verità Assoluta chiamano questa sostanza unica al di là di ogni dualità, col nome di Brahman, Paramatma e Bhagavan”.

Brahman, Paramatma e Bhagavan sono la stessa sostanza; ma la realizzazione del Brahman è impersonale. Per esempio, la sfera del sole e la luce del sole non sono differenti, ma la conoscenza della luce solare non è la conoscenza del globo solare, e quest’ultima non è la conoscenza del dio del sole che vi abita e che si chiama Vivasvan. Egli è la divinità predominante del pianeta del sole, e suo figlio Manu è chiamato Vaivasvata Manu. Ora siamo nell’era di Vaivasvata Manu.

Questo è un ottimo esempio: la luce, il globo e il deva del sole. Sono tutti uno, eppure il globo solare non è la persona, cioè il deva del sole; e neppure la luce solare è la persona, sebbene non siano differenti. Ciò è detto: ‘acintya-bhedabheda-tattva’, simultaneamente e inconcepibilmente uguale e differente. Perciò anche la realizzazione del Brahman è parte della realizzazione di Dio, però è incompleta.

Il Signore Supremo è sac-cid-ananda-vigrahah. È una persona, ma non come noi. Egli è ‘isvarah paramah krishnah sac-cid-ananda-vigrahah’. (Brahma-samhita 5.1) – vigrahah significa “persona”. Così Egli è una persona, la Persona Suprema, Bhagavan, ‘brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate’ (SB 1.2.11) – i tre aspetti della realizzazione dell’Assoluto. La prima realizzazione è quella del Brahman impersonale, ed è imperfetta; avanzando ulteriormente si ha la realizzazione del Paramatma, e infine la realizzazione di Dio, la Persona Suprema, Krishna. Questi sono i tre stadi. Il nome Hrisikesha si riferisce al Suo aspetto di Paramatma.

Nella Bhagavad-gita (18.61) è detto: “Il Signore Supremo è presente nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l’errare di ogni essere vivente che è situato nel corpo, simile a una macchina costituita d’energia materiale”.

Isvara, che significa “controllore supremo”, è il Signore Supremo, Krishna, ‘isvarah paramah krishnah’, che controlla ognuno di noi. Anche noi siamo controllori: controlliamo la nostra famiglia o la società, la nostra attività o industria, e in questo senso ognuno di noi è ‘isvara’; ma ci sono diversi tipi di controllori. Controllore supremo significa che non è controllato da nessuno ma che controlla tutti. In un certo senso anche noi siamo dei controllori, ma siamo anche controllati e perciò non possiamo essere i controllori supremi.

Quando Krishna era presente su questo pianeta, nessuno poteva controllarLo, ma Egli controllava tutti. Perciò le grandi personalità sante, incluso Brahma, stabilirono che “Krishna è il controllore Supremo”, isvarah paramah krsnah (Brahma-samhita 5.1). Egli controlla anche Brahma, il primo essere creato (adi-kavaye) – tene brahma hrida adi-kavaye’ (SB 1.1.1). ‘Tene brahma’, Egli insegnò a Brahma la conoscenza vedica (sabda-brahma), nel suo cuore (hrida). Questi è Hrisikesha. Qualcuno potrebbe obiettare: “Dato che Brahma è il primo essere creato in questo universo, come può essere stato istruito da qualcun altro?”

La risposta è che qualcun altro è sempre presente nel cuore, e questi è Hrisikesha. Hrisikesha significa controllore. Nella Bhagavad-gita (15.15) Krishna dichiara ‘sarvasya ca aham hrdi sannivistah’: “Io risiedo nel cuore di ognuno”; ‘mattah smrtir jnanam apohanam ca’: “E da Me viene il ricordo, la conoscenza e l’oblio”. Se volete dimenticare Krishna, allora Krishna vi darà un tipo d’intelligenza per cui Lo dimenticherete per sempre. ‘Ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham’ (Bg. 4.11): “Nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso”.

La classe degli atei, o dei demoni, vogliono dimenticare Krishna, e così Krishna dà loro l’intelligenza per scrivere molti volumi sull’ateismo; eppure questa capacità la ricevono da Krishna. A ognuno Krishna offre l’opportunità: “Puoi fare qualsiasi cosa, ed Io ti darò l’intelligenza per farla. Se vuoi essere un ateo, allora ti darò l’intelligenza per diventare un ateo di prima classe, come Hiranyakasipu, Ravana, Kamsa. E se vuoi essere un devoto, allora ti darò l’intelligenza per diventare devoto”.

‘Tesam satata-yuktanam’ (Bg. 10.10): “A coloro che Mi servono sempre con dedizione e amore, do l’intelligenza necessaria per venire a Me”. ‘Tesam’, a coloro che s’impegnano nel Suo servizio con amore e devozione, ma non a tutti. Perché non tutti desiderano servirLo, ma piuttosto vogliono diventare Dio o imitarLo; e perciò dichiarano: “Perché solo Krishna dovrebbe essere Dio? Io sono Dio, tu sei Dio”. D’accordo, ma dovresti dimenticare che non sei il Dio Supremo. A casa tua puoi essere dio per tua moglie, ma sul lavoro non sei dio, il tuo capo è dio, e quando ti comanda di fare qualcosa, devi obbedire. Così qualcuno può dichiarare che “ognuno di noi è Dio”, ma nessuno può proclamare di essere il “Dio Supremo”. È impossibile. Solo Krishna può farlo.
Nella Bhagavad-gita (7.7), Krishna dice ad Arjuna (Dhananjaya): “O conquistatore delle ricchezze, non esiste verità superiore a Me. Tutto su di Me riposa come perle su un filo”.

‘Mattah parataram nanyat kincid asti dhananjaya’: “O Dhananjaya, non esiste personalità superiore a Me”. Ed è dimostrato. Perciò Dio non può essere fabbricato. Dio è Dio. Anche quando aveva tre mesi e stava in braccio a Sua madre, Krishna era sempre Dio, e poté uccidere Putana. Dio non può dunque essere prodotto dalla meditazione o dai cosiddetti poteri mistici. Potete ottenere qualche piccolo potere di Dio, ma non sapete quanto Dio sia potente. Non lo sapete.

Se qualcuno ottiene un piccolo potere crede di essere diventato Dio; ma non sa quanto Dio sia potente. Perciò gli Sastra dichiarano che “puoi pensare di essere dio soltanto nel tuo ambiente, nella tua giurisdizione”; e in effetti tutti pensano in questo modo. “Ma il Dio Supremo è Krishna”. ‘Eko bahunam yo vidadhati kaman’, Egli è la forza suprema tra tutte le forze viventi.

nityo nityanam cetanas cetananam
eko bahunam yo vidadhati kaman
tam atma-sthaa ye ‘nupaayanti dhiras
tesam santih sasvati netaresam
(Katha Upanishad 2.2.13)

Nella Katha Upanishad è spiegato anche che Dio è una persona come noi – ‘nityo nityanam cetanas cetananam’. Tuttavia la Sua personalità non è come la nostra. Qual è la differenza? ‘Eko bahunam yo vidadhati kaman’: “Egli provvede alle necessità di tutte le altre persone”. Questa è la differenza. Dio ci fornisce il cibo e ogni altra necessità. Questo concetto è presente anche nella Bibbia: “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano”. È un pensiero molto favorevole. Pensare che stiamo ottenendo tutto il cibo da Dio è detto ‘sukriti’, un’attività propizia inconsapevole; ed è ‘punyavat’, un’attività pia.

Se qualcuno dichiara, “Quale Dio? Noi produciamo il nostro cibo” – come sostengono i comunisti – allora questi è un ‘duskritina’, mascalzone. Ma se qualcuno va in chiesa o al tempio anche solo per chiedere qualcosa a Dio, è considerato una persona pia; perlomeno ha avvicinato Dio. E se un giorno diventerà un devoto avanzato, allora non chiederà più nulla, “Perché dovrei disturbare Dio? Dio fornisce il cibo a tutti, perciò, perché dovrei chiederGi del cibo? Lasciate che io Lo serva”.

Questa è intelligenza di tipo superiore. “Perché dovrei chiedere il cibo a Dio? Egli fornisce il cibo ai cani, ai gatti, alle formiche e agli elefanti, e se io desidero un po’ di cibo, non me lo darà? Soprattutto se sono impegnato nel Suo servizio? Anche un uomo ordinario paga il suo servitore; perciò morirò di fame mentre sono impegnato nel servizio di Dio?” Questa è intelligenza. “Perché dovrei disturbare Dio? Se Egli lo desidera, morirò di fame. Non importa. Tutto ciò che devo fare è impegnarmi nel Suo servizio”. Questa è intelligenza. ‘Bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate’: “Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me”. (Bg. 7.19)

Questa intelligenza viene da moltissime vite di sforzi tesi alla realizzazione spirituale; non è ottenuta facilmente. Perciò non c’è scarsità per il devoto, proprio come stavo discutendo stamani con un certo signore. Il devoto non ha bisogno di nulla. Perché dovrebbe? Anche chi non è devoto, ottiene il cibo da Dio; perché il devoto non dovrebbe ottenerlo? Come il governo, che fornisce il cibo anche a colui che è in prigione. Non è che sta morendo di fame perché è in prigione. Piuttosto, colui che è disoccupato preferisce la prigione a un qualsiasi servizio, perché almeno là ottiene facilmente del cibo. Similmente tutti sono prigionieri in questo mondo materiale.

‘Isvarah sarva-bhutanam hrd-dese arjuna tisthati’: “Il Signore Supremo è presente nel cuore di ognuno e dirige l’errare di ogni essere vivente”. (Bg. 18.61) Isvara, Krishna, il Signore Supremo in quanto Hrisikesha, risiede nel cuore di tutti come Paramatma e dà le direttive. Nei Veda è confermato che due uccelli sono sullo stesso albero: uno è Krishna e l’altro è l’essere vivente – cioè, il paramatma e il jivatma. Il jivatma mangia il frutto, e il paramatma ne è il testimone – ‘anumanta upadrasta’. Il Paramatma, Hrisikesha, è il testimone delle nostre azioni. Noi ci dimentichiamo degli inconvenienti della vita passata, ma il Paramatma ne è il testimone, e perciò otteniamo un corpo secondo le nostre attività. ‘Karmana daiva-netrena’ (SB 3.31.1). Il Paramatma è il testimone delle nostre azioni e ci consiglia pure.

Avendo dimenticato Krishna ci siamo ribellati a Lui, e vogliamo agire secondo i nostri capricci; proprio come un bambino. Il padre lo controlla, “Caro figlio, non agire in questo modo”, ma a lui piace e, se persiste, allora il padre dice, “D’accordo, fa come vuoi”. Hrisikesha, il Paramatma, ci istruisce continuamente, ma noi non accettiamo la Sua guida. Questa è la nostra posizione. Ma Arjuna ha accettato Krishna, “Accetterò che Tu guidi il mio carro, anche se non combatterai”. ‘Hrisika’ significa “sensi”, ed ‘isha’ significa “signore”, proprietario, isvara o isha. Così Hrisikesha è il maestro dei sensi. Nel capitolo tredicesimo (verso 14) è detto ‘sarvatah pani-padam tat’: “Dio espande le Sue braccia e le Sue gambe in tutto l’universo”.

Che significa? Le nostre mani e gambe sono le mani e le gambe di Dio. Egli è il proprietario. Io reclamo, “Questa è la mia mano”, ma appena Dio ritira il potere della mia mano, essa è paralizzata ed io non posso risanarla. Perciò il vero proprietario è Krishna, non siamo noi. Abbiamo ricevuto la facilità di usare ogni cosa, ma quest’uso non è per la nostra gratificazione dei sensi bensì per la soddisfazione del Signore. Allora la nostra vita è perfetta perché ogni cosa appartiene a Krishna. Egli è Hrisikesha, il proprietario. Noi stiamo in questa casa perché qualcuno ce l’ha data, similmente, ogni cosa appartiene a Dio. Questa è la realizzazione spirituale. La mia mente appartiene a Dio, la mia intelligenza appartiene a Dio, io sono un’anima spirituale, sono parte e frammento di Dio; perciò ogni cosa appartiene a Dio – ‘isavasya idam sarvam’ (Isopanishad, mantra 1). Ogni cosa appartiene a Dio. Se non usiamo ogni cosa per Dio, ciò è definito demonismo; e se usiamo ogni cosa per Dio, allora è devozione. Questo è tutto.

Si deve capire che “ogni cosa appartiene a Dio; nulla mi appartiene, e anche questo corpo mi è stato dato da Dio”. Perché otteniamo diversi corpi? Perché Dio ci dà un corpo secondo il nostro karma. Ciò è spiegato con ‘karmana daiva-netrena jantur dehopapattaye’: “Per il risultato delle nostre azioni, sotto la supervisione del Signore”. (SB 3.31.1) In base al nostro karma passato abbiamo creato un certo tipo di corpo, così ora siamo entrati in quel corpo e agiamo secondo il nostro karma.

I teologi cristiani non credono nel karma. Da giovane ho studiato in una scuola cristiana, lo “Scottish Churches College” di Calcutta. Ricordo che in una sua lezione sulla Bibbia il professor W.S. Urquhart, spiegando di non credere nel karma, disse: “Se sto godendo o soffrendo per il mio karma passato, chi è il testimone? Perché deve esserci un testimone delle mie azioni”. A quel tempo non ero molto esperto, ma il testimone è Hrisikesha, ‘anumanta upadrasta’, il consenziente e il supervisore (Bg.13.23). Semplicemente Egli osserva, ‘upadrasta’. I cristiani perciò non hanno alcun concetto del Paramatma. Parlano di spirito santo ma non hanno un’idea chiara. Eppure Hrisikesha è un concetto molto chiaro, ‘hrisika-isha’.

Così la bhakti, la via della devozione, è destinata a soddisfare il maestro dei sensi – ‘hrisikena hrisikesha-sevana, bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170); Quando con i tuoi sensi (hrisikena) servi Hrisikesha, il maestro dei sensi, ciò è detto bhakti. Questa è la definizione di bhakti: ‘hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’, dal Narada-pancaratra (citato nella Caitanya-caritamrita). Questa è la nostra occupazione. Questa è la realizzazione spirituale – ‘isavasya idam sarvam’, ogni cosa appartiene a Dio, nulla ci appartiene. Questo è il comunismo Bhagavata. I comunisti dichiarano che “ogni cosa appartiene allo Stato”, e noi dichiariamo che “ogni cosa appartiene a Dio”. Non sosteniamo mai che qualcosa appartenga a qualcuno. No. Questo è il comunismo Bhagavata.

Così ogni cosa appartiene a Dio, e l’uomo può utilizzare la proprietà di Dio secondo le sue necessità e non oltre, altrimenti è un ladro ed è punibile. Come la proprietà di un padre: ogni figlio ha il diritto di viverci, sotto la protezione del padre. L’ingiunzione vedica è ‘ma gridhah kasya svid dhanam’, non toccare la proprietà altrui, oltre a quella che ti è stata assegnata (Isopanishad 1). Questo è il comunismo spirituale. Tutta la ricchezza dell’universo appartiene a Dio, e noi, come figli di Dio, abbiamo il diritto di prenderne vantaggio, ma non più del necessario. Se prendete di più, allora sarete punibili. È una legge di natura.

Questa è realizzazione spirituale, sapere che ogni cosa appartiene a Dio, e questa comprensione è anche il nostro scopo di vita. Niente ci appartiene. Questa è realizzazione spirituale. Anch’io appartengo a Dio, insieme con questo corpo grossolano costituito di cinque elementi – ‘bhumir apo ‘nalo vayuh#146; (Bg. 7.4), terra, acqua, fuoco, aria, etere; e il corpo sottile, ‘kham mano buddhir eva’, mente, intelligenza, ego. Krishna dichiara, ‘bhinna me prakrtir astadha’: “Questi otto tipi di prakrti costituiscono la Mia energia”. L’universo intero è la creazione dell’energia materiale di Krishna.

Noi siamo energia marginale di Krishna e siamo stati posti nell’energia materiale perché vogliamo godere di questo mondo. Ma l’unico goditore è Krishna, sia nella creazione materiale sia in quella spirituale. Ciò è confermato nella Bhagavad-gita (5.29): ‘bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram’, “Io sono il goditore”. Si deve dunque capire che Egli è il goditore e il beneficiario supremo. È il goditore anche della mia energia, perché essa deriva dalla Sua energia. Come nell’esempio del padrone e del servitore: Il padrone fornisce al servitore il cibo e ogni necessità e in cambio ottiene la sua energia. In che modo, quindi, il servitore deve utilizzare la sua energia? Deve utilizzarla per il suo padrone, e non per la gratificazione dei sensi. Questa è la perfezione della vita.

Con la tua energia tu produci qualcosa, ma non puoi usarla per la tua gratificazione dei sensi; così facendo diventerai perfetto. Se lo desideri veramente, allora Hrisikesha, il maestro dei sensi, ti darà l’intelligenza per farlo; proprio come Egli dette l’intelligenza ad Arjuna, e perciò è chiamato Hrisikesha. Come ottenere la vittoria? Come utilizzare l’energia per Krishna? Krishna voleva la battaglia, e Arjuna, che era un guerriero, utilizzò la sua forza militare per soddisfare lo scopo di Krishna. Questa è la perfezione della vita.

Perciò utilizza tutto ciò che possiedi per la causa di Krishna, ‘hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’, questa è la bhakti, il servizio devozionale. Anche combattendo puoi diventare un grande devoto, proprio come Arjuna, che non cantava sul japa ma combatteva; tuttavia, ‘bhakto si priyo sakha si me’ (Bg. 4.3); Krishna dichiara: “Oh, tu sei un Mio grande devoto”. Le persone discutono: “Egli non cantava, ma combatteva. Perciò, com’è diventato un grande devoto?” Ma Krishna afferma, ‘bhakto si priyo si me’: “Tu sei il Mio caro amico e il Mio devoto, perché stai utilizzando la tua energia per Me”. Perciò, bhakti significa utilizzare la nostra energia per Krishna, e allora la nostra vita sarà perfetta. Grazie molte".

Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




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