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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 28
 Perchè l'albero baniano è considerato sacro?
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Orlando
Utente Medio


Sicilia


21 Messaggi

Inserito il - 09/05/2016 : 16:21:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna!

Gokula Tulasi Prabhu vorrei cortesemente farti un'altra domanda.

Su [link cancellato dal moderatore] ci sono i 64 principi del servizio devozionale elecanti da Sanatana Gosvami nel suo scritto Hari-bhakti-vilasa.

Il decimo dei 10 principi primari dice: Worshiping sacred trees like the banyan tree

Perchè l'albero baniano è considerato sacro?

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1979 Messaggi

Inserito il - 10/05/2016 : 13:07:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Orlando, Hare Krishna, grazie per la domanda.

I 64 principi devozionali, tra cui quello riguardante l'adorazione degli alberi sacri, sono elencati nel "Nettare della Devozione", di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, nel Capitolo 6, intitolato "L’ARTE DI COMPIERE IL SERVIZIO DI DEVOZIONE":

"Srila Rupa Gosvami spiega che suo fratello maggiore, Sanatana Gosvami, compilo’ l’Hari-bhakti-vilasa affinche’ i numerosi principi e regole che vi sono contenuti servissero da guida ai vaisnava.

Alcuni di questi principi sono molto importanti, e per il nostro beneficio egli li descrivera’ nelle pagine seguenti. Srila Rupa Gosvami esporra’ solo i principi fondamentali, senza dilungarsi in particolari di minore rilievo. Per esempio, accettare un maestro spirituale e’ un principio di base, ma il modo preciso di seguire i suoi insegnamenti costituisce un particolare.

Puo’ accadere che un discepolo segua l’insegnamento del suo maestro spirituale, e che questo insegnamento differisca leggermente da quello di un altro maestro spirituale; questa differenza, pero’, e’ solo marginale. Infatti, nonostante questa differenza, accettare un maestro spirituale e’ essenziale sotto tutti gli aspetti.

Srila Rupa Gosvami non intende entrare nei particolari, percio’ spiega qui solo i principi fondamentali. Questi principi sono:

1) prendere rifugio ai piedi di loto di un maestro spirituale autentico;
2) ricevere da lui l’iniziazione spirituale e imparare sotto la sua direzione la pratica del servizio devozionale;
3) sottomettersi alle istruzioni del maestro spirituale con fede e devozione;
4) seguire le orme dei grandi acarya sotto la guida del maestro spirituale;
5) rivolgere le domande al maestro spirituale sul modo di progredire nella coscienza di Krishna;
6) essere pronti a rinunciare a ogni cosa materiale per soddisfare il Signore Supremo, Sri Krishna (cio’ significa che la persona impegnata nel servizio di devozione deve poter rinunciare anche a cio’ che non vorrebbe lasciare e deve accettare anche cio’ che non desidera),
7) vivere in un luogo di pellegrinaggio, come Dvaraka o Vrindavana;
8) intrattenere rapporti col mondo esterno solo quando e’ strettamente necessario (o accettare per se’ solo l’essenziale);
9) rispettare il digiuno di ekadasi;
10) dedicare un culto agli alberi sacri, come il baniano.

Questi dieci principi sono necessari per chi desidera apprendere il servizio di devozione secondo le regole. Il devoto neofita che osserva fin dall’inizio questi dieci principi fara’ certamente un rapido progresso nella coscienza di Krishna.

In seguito c’e’ un secondo gruppo di principi:[...]

-----------------------

Nel metodo stabilito da Srila Prabhupada per la pratica del bhakti yoga, e' stata inclusa l'adorazione della pianta sacra Tulasi, e non quella all'albero baniano, percio' sinceramente non mi sono mai posto la questione del perche' esso sia considerato sacro.

E per quanto mi ricordi, a parte il fatto che il baniano e' paragonato ai Veda, che viene utilizzato per illustrare diversi argomenti filosofici, e per qualche altra ragione secondaria, non ho mai trovato riferimenti specifici al riguardo, nei libri di Srila Prabhupada.

Potrebbe averne parlato in qualche lezione o conversazione informale, ma anche cercando nell’intero “Bhaktivedanta Vedabase”, l’archivio completo di tutto cio’ che Srila Prabhupada ha detto o scritto, a prima vista non trovo nient'altro in proposito.

Se qualche lettore del forum fosse a conoscenza di maggiori dettagli, potrebbe intervenire in questa discussione.

Da parte mia posso solo citarti i principali versi, con i commenti di Srila Prabhupada, dove si menziona l’albero baniano (riportati nei prossimi post):

Bhagavad Gita 10.26 e 15.1-4
Nettare della Devozione - Capitolo 7
Srimad Bhagavatam 3.4.8

Buon proseguimento in coscienza di Krishna e un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1979 Messaggi

Inserito il - 10/05/2016 : 13:26:11  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Da "La Bhagavad Gita cosi' com'e'"

Capitolo 10: "L’opulenza dell’Assoluto"

Verso 26

asvatthah sarva-vriksanam
devarsinam ca naradah
gandharvanam citrarathah
siddhanam kapilo munih

TRADUZIONE
"Tra gli alberi sono il baniano e tra i saggi del regno celeste sono Narada. Tra i Gandharva sono Citraratha, e tra le anime perfette sono il saggio Kapila".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
"Il baniano (asvattha) è uno degli alberi più belli e più grandi; in India la gente spesso gli rende culto, ed è questo uno dei riti del mattino. Tra gli esseri celesti si venera Narada, che rappresenta Krishna perché è considerato il più grande devoto di Krishna nell’universo. Il pianeta dei Gandharva è popolato da esseri che cantano in modo meraviglioso, e tra loro il migliore è Citraratha. Tra gli esseri perfetti, Kapila, il figlio di Devahùti, rappresenta Krishna . Egli è considerato un avatara di Krishna e la Sua filosofia è esposta nello Srimad Bhagavatam. Bisogna però distinguerLo da un altro Kapila, che visse più tardi e acquistò una certa fama propagando una filosofia atea; un abisso li separa".

-------------------------

Capitolo 15: "Lo yoga della Persona Suprema"


Verso 1

sri-bhagavan uvaca
urdhva-mulan adhah-sakham
asvattham prahur avyayam
chandamsi yasya parnani
yas tam veda sa veda-vit

TRADUZIONE
"Il Signore Beato disse:
Esiste un albero baniano le cui radici si dirigono verso l'alto e i rami verso il basso; le sue foglie sono gli inni vedici. Chi lo conosce, conosce i Veda".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
"Dopo la dimostrazione dell’importanza del bhakti-yoga, alcuni potrebbero chiedersi qual’è il valore dei Veda. Questo capitolo spiega con esattezza che l’unico scopo dello studio dei Veda è quello di comprendere Krishna. Perciò chi è situato nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, conosce gia' i Veda.

Questo verso paragona il labirinto dell’universo materiale a un albero baniano. L’uomo che è dedito alle attività interessate non trova via d’uscita; erra senza posa da un ramo all’altro, e poiché è attaccato all’albero, non può liberarsene. Gli inni vedici, che hanno lo scopo di elevare gli uomini, sono le foglie di questo albero. E le radici, poiché si diramano dal pianeta di Brahma, il più evoluto dell’universo, si dirigono verso l’alto. Chi riesce a conoscere questo indistruttibile albero dell’illusione saprà anche come liberarsene.

Occorre capire bene questa via di liberazione. I capitoli precedenti indicavano numerosi metodi con cui l’uomo può liberarsi dai grovigli della materia; e tutti questi capitoli, fino al tredicesimo, hanno presentato il servizio devozionale come il metodo migliore. Il principio fondamentale del servizio di devozione è il distacco dagli atti materiali e l’attaccamento al trascendentale servizio offerto al Signore. L’inizio di questo capitolo spiega dunque come l’uomo può troncare i legami che lo trattengono al mondo della materia.

La radice dell’esistenza materiale cresce verso l’alto; ciò significa che ha origine dall’intera sostanza materiale, e dal pianeta più alto si dirama in tutto l’universo, con innumerevoli rami, che rappresentano i diversi sistemi planetari. I frutti di questo albero rappresentano i risultati delle attività compiute dagli esseri, cioè la religiosità, lo sviluppo economico, il piacere dei sensi e la liberazione.Crediamo di non aver mai visto, in questo mondo, un albero coi rami in basso e le radici in alto, eppure esiste. Lo si può vedere vicino a una distesa d’acqua. Gli alberi sulla sponda si riflettono nell’acqua coi rami in basso e le radici in alto. In altre parole, l’albero del mondo materiale non è altro che il riflesso dell'albero vero, che è il mondo spirituale.

Come il riflesso dell’albero riposa sull’acqua, così quello del mondo materiale riposa sul desiderio materiale. Infatti è proprio questo desiderio a farci vedere le cose come appaiono nella luce riflessa del mondo materiale. Chi vuole sfuggire all’esistenza materiale deve imparare a conoscere quest’albero in profondità, con uno studio analitico; soltanto allora potrà spezzare i legami che lo tengono prigioniero.

Quest’albero del mondo materiale, essendo il riflesso dell’albero vero, ne è una copia esatta. La varietà, presente nell’universo materiale, esiste anche nel mondo spirituale. Gli impersonalisti considerano il Brahman la radice dell’albero materiale; e dalla radice, secondo la filosofia sankhya, derivano la prakriti, il purusa, i tre guna, i cinque elementi grossolani (panca-maha-bhuta), i dieci “sensi”, o organi dei sensi(dasendriya), la mente e gli altri elementi materiali. In questo modo essi compongono l’intero mondo materiale in ventiquattro elementi.

Se il Brahman è la radice significa che si trova alla congiunzione dell’albero riflesso con quello reale. Ne consegue che il mondo spirituale e quello materiale formano un cerchio che ha il Brahman come centro; centottanta gradi di questo cerchio abbracciano il mondo materiale, e gli altri centottanta, il mondo spirituale. Poiché il mondo materiale è il riflesso distorto di quello spirituale, la varietà del mondo spirituale costituisce la realtà. La prakriti è l’energia esterna del Signore Supremo, e il purusa è il Signore Supremo in persona, come insegna la Bhagavad-gita. Il mondo in cui viviamo è materiale, quindi temporaneo, perché ogni riflesso non può essere che effimero, talvolta manifestato e talvolta no.

Ma l’origine del riflesso dell’albero materiale, cioè l’albero vero, è eterno. Bisogna abbattere il riflesso materiale dell’albero vero. In realtà, solo l’uomo che sa troncare i legami che lo trattengono al mondo materiale può dire di conoscere i Veda. Invece colui che è attratto dai riti dei Veda, le belle foglie verdi dell’albero materiale, ignora il vero fine dei Veda che, come rivela il Signore Supremo in persona, è quello di abbattere l’albero riflesso, per raggiungere l’albero vero, il mondo spirituale".


VERSO 2

adhas cordhvam prasritas tasya sakha
guna-pravriddha visaya-pravalah
adhas ca mulany anusantatani
karmanubandhini manusya-loke

TRADUZIONE
"I rami di quest'albero, Nutriti dalle tre influenze della natura materiale, si estendono verso l'alto e verso il basso; le fronde sono gli oggetti dei sensi. Alcune radici dell'albero scendono anche verso il basso e sono legate alle azioni interessate compiute nella società umana".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
"In questo verso continua la descrizione dell’albero baniano. I suoi rami si estendono in tutte le direzioni. Sui rami inferiori si trovano varie manifestazioni di esseri, come uomini, bestie, cavalli, mucche, cani, gatti e così via, mentre sui rami superiori si trovano specie più evolute come gli esseri celesti, i Gandharva e numerose altre. Come un albero è nutrito dall’acqua, così quest’albero del mondo materiale è nutrito dalle tre influenze della natura materiale.

Dove l’acqua manca, le terre sono aride e desolate, mentre altrove cresce una vegetazione rigogliosa; similmente, le specie di esseri viventi si manifestano più o meno abbondanti secondo l’intensità delle influenze materiali.

Le fronde dell’albero materiale rappresentano gli oggetti dei sensi. Esponendosi alle influenze della natura materiale, l’essere acquisisce un particolare tipo di sensi con cui gode di una vasta gamma di oggetti dei sensi. Le cime dei rami sono i sensi — gli orecchi, il naso, gli occhi, ecc. — che sono attratti a godere dei differenti oggetti dei sensi. Le fronde sono gli oggetti dei sensi — il suono, la forma, il tatto, il sapore e l’odore.

Le radici sussidiarie rappresentano i sottoprodotti che derivano dai vari tipi di dolore e piacere dei sensi. Così l’essere sviluppa attaccamento e avversione. Le radici secondarie, che si estendono in tutte le direzioni, costituiscono le tendenze dell’essere a volgersi verso la virtù o verso l’empietà. La radice principale dell’albero materiale parte da Brahmaloka, le altre radici affondano nei sistemi planetari popolati dagli uomini.

Dopo aver goduto, sui pianeti superiori dei frutti delle sue attività virtuose, l’uomo dovrà tornare sulla Terra e rinnovare il suo karma, cioè compiere ancora attività interessate per elevarsi di nuovo. Perciò la Terra è considerata il campo d’azione".

VERSI 3-4

na rupam asyeha tathopalabhyate
nanto na cadir na ca sampratistha
asvattham enam su-virudha-mulam
asanga-sastrena dridhena chittva

tatah padam tat parimargitavyam
yasmin gata na nivartanti bhuyah
tam eva cadyam purusam prapadye
yatah pravrittih prasrita purani

TRADUZIONE
"Nessuno, in questo mondo, può percepire la forma precisa di questo albero. Nessuno può vederne la fine, l'inizio o la base. Ma con determinazione si deve abbattere questo albero con l'arma del distacco, e cercare poi quel luogo da cui non si torna più indietro una volta che si è raggiunto, e là abbandonarsi alla Persona Suprema, Dio, dal Quale tutto ha inizio e nel Quale tutto dimora fin da tempo immemorabile".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
"E' chiaramente detto in questo verso che la forma esatta di questo albero baniano non può essere percepita nel mondo materiale. Poiché le sue radici sono in alto, l’albero si estende verso il basso, ma nessuno può vederne la fine o l’inizio. Eppure dobbiamo trovarne la causa. Se facciamo una ricerca sull’identità di nostro padre, del padre di nostro padre e così via, potremo risalire fino a Brahma, che a sua volta è generato da Garbhodakasayi Visnu.

Così si arriverà a Dio, la Persona Suprema, che è la fine di ogni ricerca. Bisogna ricercare l’origine dell’albero materiale, cioè Dio la Persona Suprema, attraverso la compagnia dei saggi che Lo conoscono. Poi, quando capiremo questo ingannevole riflesso della realtà potremo distaccarcene sempre più; con la conoscenza potremo troncare il legame che ci tiene all’albero dell’illusione e stabilirci nel vero albero. Il termine asanga (distacco), in questo verso, è molto importante se si considera quant’è forte l’attaccamento al piacere dei sensi e al desiderio di dominare la natura materiale.

Si deve quindi imparare il distacco approfondendo la scienza della spiritualità su Scritture autentiche, e ascoltando gli insegnamenti di persone realmente situate nella conoscenza. Queste conversazioni con i devoti faranno volgere il nostro interesse verso il Signore Supremo; allora la prima cosa da fare sarà quella di abbandonarsi a Lui.
Il verso c’informa dell’esistenza di un luogo da cui, una volta che l’abbiamo raggiunto, non si torna mai più all’albero riflesso, l’albero illusorio. Krishna, la Persona Suprema, è la radice originale da cui tutto è emanato, e per ottenere la Sua grazia basta abbandonarsi a Lui, il che è reso possibile dalla pratica del servizio di devozione (ascoltare le glorie del Signore, cantarle, e così via).

La causa dello sviluppo dell’universo materiale è il Signore, come Egli stesso spiega nella Bhagavad-gita, aham sarvasya prabhavah: “Io sono l’origine di ogni cosa.”
Perciò, l’uomo che desidera sfuggire ai grovigli di quest’albero possente dell’esistenza materiale deve abbandonarsi a Krishna, e otterrà subito, in modo del tutto naturale, il distacco da questa manifestazione materiale".

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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1979 Messaggi

Inserito il - 10/05/2016 : 13:59:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dal Nettare della Devozione - Capitolo 7: "Dimostrazione dei principi devozionali:

[...]
Dedicare un culto agli alberi sacri

Lo Skanda Purana afferma:

“Il devoto deve offrire dell’acqua alle piante tulasi e amalaka. Deve innanzitutto rendere omaggio alle mucche e ai brahmana e servire i vaisnava, offrendo loro rispettosi omaggi e meditando sulla loro persona. Queste attivita’ lo aiuteranno a diminuire le conseguenze delle sue colpe passate.”

[...]

--------------------------

Dallo Srimad Bhagavatam, Canto 3: ""Lo status quo"
Capitolo 4:"Vidura incontra Maitreya"

Verso 8

vama urav adhisritya
daksinanghri-saroruham
apasritarbhakasvattham
akrsam tyakta-pippalam

TRADUZIONE
"Il Signore era seduto, appoggiato a un giovane albero baniano, il Suo piede destro sulla coscia sinistra, e sebbene avesse rinunciato a tutti gli agi familiari, appariva piuttosto felice in quella posizione".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada
"Secondo Srila Visvanatha Cakravarti Thakura, la posizione seduta del Signore, con la schiena appoggiata a un giovane albero baniano, è molto significativa. Il baniano è chiamato anche asvattha perché è un albero che vive molto a lungo.

Le gambe del Signore e le loro energie rappresentano i cinque elementi materiali, cioè la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria e l’etere. Le energie materiali rappresentate dal baniano sono altrettanti prodotti della potenza esterna del Signore, perciò il Signore volge loro le spalle.

Inoltre, poiché l’universo in cui viviamo è il più piccolo di tutti, il baniano descritto nel verso è ancora giovane, o piccolo, come un bambino. Le parole tyakta-pippalam indicano che il Signore aveva concluso i Suoi divertimenti in questo piccolo universo, ma poiché il Signore è assoluto ed eternamente felice, il fatto che Egli abbandoni qualcosa o la accetti non fa alcuna differenza. Il Signore Si accingeva a lasciare questo universo per andare in un altro, come il sole sorge su un particolare pianeta e tramonta simultaneamente su un altro, senza per questo cambiare posizione".

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