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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 28
 Pratica più facile nella prossima vita?
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Orlando
Utente Medio


Sicilia


21 Messaggi

Inserito il - 21/04/2016 : 19:48:44  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna!

Gokula Tulasi Prabhu vorrei cortesemente chiederti una cosa.

Io purtroppo vivo lontano da qualsiasi tempio gaudiya-vaishnava e centro dove si riuniscono i devoti.
Finora sono riuscito ad associarmi con i devoti solo due volte.

Ora arrivo al dunque.

Mi è stato detto che,se non riusco ad ottenere la liberazione dal ciclo di morti e rinascite,nella prossima vita mi sarà più facile e agevole praticare la coscienza di Krishna.

Da quello che ho capito,questo significa che nascerò in una famiglia di devoti e/o in un posto con un tempio nelle vicinanze.

La mia domanda è se quello che mi è stato detto è vero.



RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1972 Messaggi

Inserito il - 26/04/2016 : 17:33:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Orlando, Hare Krishna, grazie molte della domanda e scusa il ritardo nella risposta, dovuto ad intensi impegni di servizio.

La frase “se non riesco ad ottenere la liberazione dal ciclo di morti e rinascite, nella prossima vita mi sara’ piu’ facile e agevole praticare la coscienza di Krishna” si, in qualche modo e’ corretta, ma non ne vedrei l’applicazione pratica, esattamente nel modo che tu descrivi successivamente.

Per prima cosa dobbiamo sapere che, per praticare la coscienza di Krishna, non e’ necessario frequentare un tempio o un centro, fisicamente parlando, ne’ tantomeno viverci piu’ o meno vicini, e neppure e’ indispensabile venire a contatto con altri devoti (sempre fisicamente parlando), sebbene cio’ sia consigliabile, e possa favorire il nostro progresso spirituale.

In realta’ si puo’ progredire in qualsiasi situazione, purche’ si riesca a seguire il processo scientifico del bhakti yoga ( www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ), che garantisce gli stessi risultati, sia che lo pratichiamo al tempio, a casa nostra o in qualunque altro luogo, da soli o in compagnia, indifferentemente.

Certamente, svolgere queste pratiche insieme ad altre persone impegnate nello stesso percorso, puo’ essere d’aiuto, per ricevere informazioni utili, come incoraggiamento a proseguire, a superare gli ostacoli ecc. ecc., ma e’ importante capire che la compagnia, l’associazione devozionale da ricercare, di cui si parla spesso nei libri di Srila Prabhupada, non e’ particolarmente quella fisica, come egli spiega spesso nei suoi libri, per esempio nel commento al verso 3.31.48 dello Srimad Bhagavatam:

TRADUZIONE
“Provvisto della giusta visione e fortificato dal servizio di devozione e da un atteggiamento pessimista verso l’ego materiale, è necessario relegare, con l’aiuto della ragione, il proprio corpo al mondo illusorio. Così si potra’ perdere ogni interesse per il mondo materiale”.

SPIEGAZIONE
“Talvolta alcuni pensano che vivendo a contatto con persone che praticano il servizio di devozione, non sara’ possibile apportare una soluzione ai problemi di ordine economico. Per illuminarci a questo proposito, e’ scritto qui che ci si deve legare alle anime liberate non in modo diretto, o fisico, ma cercando di capire con la filosofia e con la logica i problemi dell’esistenza.

Samyag-darsanaya buddhya: questo verso ci dice che si deve avere una perfetta visione delle cose e si deve rinunciare a questo mondo con l’aiuto dell’intelligenza e la pratica dello yoga. Questa rinuncia puo’ essere raggiunta col metodo raccomandato nel secondo capitolo del primo Canto dello Srimad-Bhagavatam.

L’intelligenza del devoto e’ sempre collegata col Signore Supremo. La sua attitudine verso l’esistenza materiale e’ contrassegnata dal distacco, perche’ il devoto sa perfettamente che l’universo materiale e’ una creazione dell’energia illusoria. Realizzando di essere un frammento dell’Anima Suprema, il devoto compie il suo servizio di devozione e non e’ implicato nell’azione materiale e nelle sue conseguenze. In questo modo egli abbandona finalmente il suo corpo materiale, e come anima spirituale pura, entra nel regno di Dio”.

-------------------------

Possiamo capire quindi che l’associazione, la compagnia devozionale fondamentale, quella che ci puo’ far progredire al massimo nella vita spirituale, e’ da ricercare e da stabilire principalmente con Srila Prabhupada stesso, che in qualita’ di anima liberata, puro devoto del Signore e maestro spirituale, se anche noi lo accettiamo come tale, puo’ guidarci direttamente, attraverso le istruzioni presenti nei suoi libri, fino al piu’ alto livello di devozione, e al ritorno nel mondo spirituale, la nostra dimora originale.

E questo indipendentemente, come dicevamo, dalle condizioni esterne in cui viviamo, a patto di seguire il processo del bhakti yoga stabilito e di associarci sufficientemente con lui: in poche parole si tratta semplicemente di organizzare la nostra vita in modo da essere sempre in contatto con Srila Prabhupada, con l’una o con l’altra attivita’ che svolgiamo, per 24 ore al giorno.

A cominciare dal programma del mattino, svolto sotto la sua direzione, alla recita dei 16 giri di maha mantra Hare Krishna, alla lettura dei suoi libri, all’ascolto delle sue lezioni, conversazioni ecc., alla preparazione del prasada, cibo offerto a Krishna come lui ci ha insegnato, al lavoro e ai doveri che ci competono (familiari, sociali ecc.), eseguiti allo scopo di mantenere il corpo in buona salute psico-fisica, per impegnarlo sempre, appunto, in questo processo… E cosi’ via.

Praticamente tutte le nostre azioni possono cosi’ diventare “spiritualizzate” dal fatto di seguire il processo, proprio come una sbarra di ferro immersa nel fuoco, agisce come fuoco e non piu’ come ferro.

Inoltre dovremmo cercare di offrire qualche servizio pratico, in base alle circostanze in cui viviamo, per soddisfare Srila Prabhupada, partecipando al suo movimento, favorendo la sua missione (la distribuzione della coscienza di Krishna nel mondo), in un modo o in un altro, da soli o in compagnia di altri, anche a distanza.

Sono tantissime, le possibili attivita’ di servizio devozionale “diretto” che si possono offrire, a partire dalla distribuzione dei suoi libri e della conoscenza in essi contenuta, ma non solo.
Oggigiorno tra l’altro, la rete internet permette di impegnarsi in qualcuna di queste attivita’ a distanza, dovunque noi siamo, e anche di scegliere a nostro piacere i devoti, i gruppi o i centri / templi ai quali rivolgersi (molti siti, blog, gruppi ecc. danno la possibilita' di offrire servizio on line).

Di fronte a queste informazioni, la frase “… Nascerò in una famiglia di devoti e/o in un posto con un tempio nelle vicinanze” non ha molto senso, poiche’ appunto, la pratica del servizio devozionale non dipende dalle circostanze esterne.

Ad ogni modo, il punto principale da tener presente e’ che dovunque noi viviamo, da soli o in compagnia, se riusciamo a seguire il metodo da lui stabilito, in particolare recitando 16 giri di japa di maha mantra Hare Krishna al giorno, e seguendo i 4 principi regolatori (come spiegato nella nostra guida, della quale riportiamo di nuovo il link, a beneficio dei lettori del forum: www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ), con lo scopo di riprendere la nostra posizione originale di servitori di Dio, e naturalmente comportandoci in modo onesto, corretto, sensato, il piu’ possibile virtuoso, mantenendo un atteggiamento amichevole e disponibile verso tutti gli esseri viventi, per quanto possibile, finche’ vivremo in questo mondo, siamo considerati sul piano trascendentale, brahma-bhuta, e destinati a non rinascere piu’ in un corpo materiale, bensi’ a tornare nel mondo spirituale, alla fine di questa vita, per intercessione di Srila Prabhupada (appunto) e di Krishna, che vedendo i nostri sforzi, vedendo che abbiamo fatto il massimo che potevamo, pur non avendo (necessariamente) raggiunto la purezza richiesta, ci fara’ progredire quanto serve, anche poco prima o nel momento stesso della morte.

Questa e’ una promessa solenne fatta da Krishna nella Bhagavad Gita (9.31), sulla quale possiamo contare al 100% senza ombra di dubbio:

TRADUZIONE
“Rapidamente egli diventa puro e trova la pace eterna. Proclamalo pure con forza, o figlio di Kunti: il Mio devoto non perira’ mai”.

SPIEGAZIONE
“Non dobbiamo fraintendere il significato di questo verso. Nel settimo capitolo, il Signore insegnava che colui che agisce male non puo’ diventare Suo devoto. E chiunque non sia un devoto del Signore e’ sprovvisto di ogni buona qualita’.
Come si puo’ dunque essere puri devoti se per accidente o per intenzione si agisce in modo abominevole, come un miscredente? I miscredenti, come li descrive il settimo capitolo, non si offrono mai al servizio del Signore e, come conferma lo Srimad Bhagavatam, sono sprovvisti di ogni buona qualita’.

Il devoto invece, che e’ impegnato al servizio del Signore secondo le nove vie menzionate precedentemente [i nove metodi del servizio devozionale, n.d.r.], procede a una purificazione che toglie dal suo cuore ogni contaminazione materiale. Poiche’ tiene nel cuore il Signore Supremo, il devoto viene subito lavato dalla contaminazione dei suoi peccati, e pensando costantemente a Lui ritrova la sua naturale purezza.

Grazie al costante ricordo della Persona Suprema, la purificazione rimane nel cuore del devoto, che non ha percio’ alcun bisogno di compiere i riti purificatori prescritti nei Veda per coloro che cadono da una posizione elevata. Per proteggersi da ogni eventuale caduta e liberarsi per sempre da ogni contaminazione materiale il devoto deve solo recitare o cantare senza interruzione il maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.

--------------------

Questo verso sottointende che un devoto di Krishna o aspirante tale, come noi, praticanti del bhakti yoga a livello dei principi regolatori (vaidhi bhakti), stabiliti da Srila Prabhupada, non deve piu’ rinascere in un corpo materiale, ma raggiunge il mondo spirituale, la dimora di Dio, dopo la morte del presente corpo. L’espressione usata dal Signore “Il Mio devoto non perira’ mai” significa infatti che il Suo devoto non dovra’ piu’ sottostare al ciclo di nascite e morti.

[CONTINUA]

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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1972 Messaggi

Inserito il - 06/05/2016 : 16:50:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Tuttavia, nel malaugurato caso in cui non riuscissimo a raggiungere il mondo spirituale alla fine della presente esistenza per qualche ragione (errori, offese, mancanze nella pratica ecc.), come ben ti hanno detto, la continuita' del progresso raggiunto col bhakti yoga, la coscienza di Krishna, anche nella prossima vita, e' assicurata da molti altri riferimenti scritturali, a partire per esempio dalle parole di Krishna Stesso nella Bhagavad Gita, Capitolo 6, versi da 40 a 45 (citati nel prossimo post).

Come puoi leggere, in quei versi gli spiritualisti che non raggiungono il fine della loro pratica in una certa vita, sono suddivisi in 2 categorie: coloro che hanno praticato per breve tempo, e coloro che hanno praticato per lungo tempo. Solo per alcuni di questi ultimi, e' possibile la rinascita in una famiglia di devoti o di saggi spiritualisti, ma tale nascita e' molto rara, come segnala lo Stesso Krishna nel verso 42.

E nel commento a quel verso, Srila Prabhupada porta gli esempi di se' stesso e del proprio maestro spirituale, per farci capire di quale (elevatissimo) livello di devozione stiamo parlando.

Percio' tutti noi, aspiranti devoti, situati a livello neofita (kanistha adhikari) o intermedio (madhyama adhikari) nella pratica del bhakti yoga, dovremmo naturalmente considerarci appartenenti, al massimo, al primo gruppo di spiritualisti, quelli che cadono dopo una breve pratica.

Infatti, anche se avessimo praticato il servizio devozionale nel corso della nostra intera vita, perfino per 100 anni, sarebbe ancora una “breve pratica”, in relazione al lunghissimo tempo (innumerevoli vite) che occorre, generalmente, per arrivare al livello di devozione pura, quello del devoto avanzato (uttama adhikari), che e’ richiesto per poter (forse) ottenere una nascita, appunto, in famiglie di devoti, saggi o spiritualisti molto elevati.

Puoi trovare spiegati nel dettaglio i 3 livelli di devozione di cui abbiamo parlato, per esempio nel verso 5 del libro “Il Nettare dell’Istruzione”, di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada, disponibile anche on line sul sito di RKC, a questo link: www.radiokrishna.com/fclick/fclick.php?fid=5 ).

Premesso questo, e considerando le difficolta’ e le condizioni di vita sempre in peggioramento del kali yuga, la nostra epoca, possiamo capire che non conviene aspettarci grandi vantaggi o una vita devozionale "facile", in futuro, pur avendo praticato il bhakti yoga.

Il rischio di rinascere in situazioni davvero difficili e di dimenticare, o di non poter continuare a praticare favorevolmente il servizio di devozione, sono enormi. Non sappiamo neanche se la conoscenza e il metodo stabilito da Srila Prabhupada sara' ancora disponibile, o se noi ne avremo accesso.

In definitiva, se non torniamo nel mondo spirituale alla fine di questa vita, ci esponiamo ad un grandissimo rischio.

E’ importante sapere, tuttavia, che per tornare a Krishna alla fine di questa vita, non e’ affatto necessario raggiungere l’elevato livello di devozione dello spiritualista che “cade dopo lunga pratica”, perche’ come abbiamo visto nel post precedente, seguendo la pratica del bhakti yoga stabilita da Srila Prabhupada al meglio delle nostre capacita’, sinceramente, con buon senso ed intelligenza, abbiamo la garanzia del Signore in persona, che non saremo piu’ soggetti al ciclo di nascite e morti in questo mondo, anche se fossimo rimasti, ahime’, ad un livello di devozione intermedio, o perfino neofita.

Anche un neofita infatti, puo’ essere liberato e tornare nel mondo spirituale alla fine della vita, se semplicemente si sforza di praticare questo metodo di bhakti yoga fino all’istante della morte: in quel momento, Krishna lo elevera’ sufficientemente in modo che possa essere trasferito nel Suo regno.

Per tutte queste (e molte altre) ragioni, Srila Prabhupada ci esorta numerose volte ad essere determinati a raggiungere il mondo spirituale IN QUESTA STESSA VITA, senza aspettare di doverne vivere altre.

A questo proposito riporto qui il verso dello Srimad Bhagavatam 4.8.72, nel cui commento, Srila Prabhupada insiste proprio su tale punto, e spiega che il processo da lui stabilito, diffuso dal Movimento Hare Krishna (I.S.K.CON.), e’ pienamente efficace ed in grado di liberarci dal samsara in questa stessa vita:

TRADUZIONE
“Per il primo mese Dhruva Maharaja mangio’ solo frutti e bacche ogni tre giorni, solo al fine di tenere il corpo in vita, e in questo modo progredi’ nell’adorazione di Dio, la Persona suprema”.

SPIEGAZIONE
“[…] Dhruva Maharaja e’ un acarya, e sottoponendosi a grandi austerita’ e penitenze ci insegna il modo di compiere il servizio devozionale. Dobbiamo studiare attentamente il metodo seguito da Dhruva Maharaja nel suo servizio. In quale austerita’ passasse i suoi giorni ci sara’ mostrato nei seguenti versi. Dovremmo ricordarci sempre che diventare un autentico devoto del Signore non e’ un compito facile, ma in quest’era, per la misericordia del Signore Caitanya, e’ diventato molto facile; se però non seguiamo nemmeno le liberali istruzioni di Sri Caitanya, come possiamo aspettarci di compiere i nostri regolari doveri nel servizio devozionale ?

In questa era non e’ possibile seguire Dhruva Maharaja nelle sue austerita, ma i principi devono essere seguiti; non dovremmo trascurare i principi regolatori che ci sono stati dati dal maestro spirituale, perche essi rendono piu’ facile il cammino per l’anima condizionata.

Per quanto riguarda il nostro Movimento ISKCON, noi chiediamo soltanto di osservare i quattro principi regolatori, di cantare sedici giri, e di accettare semplicemente il prasada offerto al Signore, invece di indulgere nei cibi che soddisfano il palato. Questo, pero’, non significa che quando noi digiuniamo anche il Signore debba digiunare. Bisogna offrire al Signore il cibo migliore, senza tuttavia preoccuparsi troppo di soddisfare il nostro palato. Per quanto ci riguarda, dovremmo accettare il cibo più semplice, solo per tenere in vita il corpo al fine di poter compiere il servizio devozionale.

E' nostro dovere ricordare sempre che, paragonati a Dhruva Maharaja, noi siamo insignificanti. Non possiamo fare niente di cio’ che Dhruva Maharaja fece per la sua realizzazione spirituale, perche’ noi siamo completamente incompetenti per eseguire un tale servizio. Ma per la misericordia del Signore Caitanya abbiamo ricevuto tutte le concessioni possibili per questa era, in modo da poter almeno ricordare sempre che il fatto di trascurare i doveri prescritti nel compimento del nostro servizio devozionale non ci portera' al successo nella missione che abbiamo intrapreso.

E' nostro dovere seguire le orme di Dhruva Maharaja, proprio per la sua grande determinazione. Anche noi dobbiamo essere decisi a portare a compimento i doveri relativi al nostro servizio devozionale in questa stessa vita; non dovremmo aspettare un’altra vita per portare a termine la nostra impresa”.

------------------------------

D'altra parte, nel verso immediatamente precedente (Srimad Bhagavatam 4.8.71), Srila Prabhupada aveva chiarito che in realta' un devoto non si dovrebbe nemmeno preoccupare, di sapere se raggiungera' la perfezione: dovrebbe semplicemente seguire le istruzioni del maestro spirituale con piena fiducia e al meglio delle proprie capacita', lasciando i risultati nelle mani del Signore:

TRADUZIONE
"Nel frattempo Dhruva Maharaja era arrivato a Madhuvana, aveva fatto il bagno nel fiume Yamuna e osservato il digiuno per tutta la notte con grande cura e attenzione. Poi, come gli aveva consigliato il grande saggio Narada, si era impegnato nell'adorazione di Dio, la Persona suprema".

SPIEGAZIONE
"Il significato particolare di questo verso e' che Dhruva Maharaja agi' esattamente secondo le istruzioni del suo maestro spirituale, il grande saggio Narada. Anche Srila Visvanatha Cakravarti ci consiglia di agire seriamente secondo le istruzioni del maestro spirituale, se vogliamo avere successo nel nostro tentativo di tornare a Dio.

Questa e' la via che guida alla perfezione. Non dobbiamo preoccuparci di come fare per raggiungere la perfezione, perche' se seguiamo le istruzioni del maestro spirituale raggiungeremo sicuramente la perfezione.

Dovremmo preoccuparci solo del modo di eseguire gli ordini del maestro spirituale. Il maestro spirituale e' esperto nel dare istruzioni particolari a ciascuno dei suoi discepoli, e se il discepolo esegue gli ordini del maestro spirituale, si trova sulla via della perfezione".

--------------------

Grazie a tutte queste assicurazioni e alle tante altre simili, presenti nei libri di Srila Prabhupada, dovremmo essere determinati a seguire il processo del bhakti yoga pienamente, sicuri di essere sul cammino del ritorno a Dio, nella nostra dimora originale, alla fine di questa vita, non certo per nostro merito, ovviamente, ma per la misericordia incondizionata di Krishna e di Srila Prabhupada.

Naturalmente, se per qualche ragione non riusciamo a seguire il processo da soli o a casa nostra, dovremmo allora valutare seriamente un possibile trasferimento in un luogo o in una compagnia di devoti, dove invece, ci e' possibile farlo.

In un modo o nell'altro dovremmo essere determinati a sfruttare al massimo la forma umana di vita, che permette di liberarsi dal ciclo di nascite e morti, facendo tutto cio' che e' necessario per seguire perfettamente questo processo del bhakti yoga.

Dovremmo evitare di nascere nuovamente in un corpo materiale, rischiando di perdere questa fortunatissima occasione.

Se ne abbiamo capito l'importanza e l'urgenza, prenderemo tutte le misure necessarie, con intelligenza e buon senso.

Buona pratica e un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1972 Messaggi

Inserito il - 06/05/2016 : 16:52:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dalla Bhagavad Gita cosi' com'e' - Capitolo 6

VERSO 40

"Il Signore Beato disse:
O figlio di Prtha, per lo spiritualista che compie attività propizie non c'è distruzione né in questo mondo né nel mondo spirituale; colui che fa del bene, amico Mio, non è mai sopraffatto dal male".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Nello Srimad Bhagavatam, Sri Narada Muni rivolge a Vyasadeva queste parole:

tyakva sva-dharmam caranambujam harer
bhajann apakvo ’tha patet tato yadi
yatra kva vabhadram abhud amusya kim
ko vartha apto ‘bhajatam sva-dharmatah

“Chi abbandona ogni progetto materiale e prende completo rifugio in Dio la Persona Suprema, non corre alcun rischio di degradarsi o di perdere qualcosa. Chi invece compie alla perfezione i doveri materiali, ma senza adorare Dio, non ha alcun frutto.” (S.B.1.5.17)

Lo spiritualista che vuole progredire sul sentiero spirituale, verso la coscienza di Krishna, deve cessare di compiere ogni attività materiale, abituale o conforme alle Scritture. Si può ribattere che adottando fino in fondo la coscienza di Krishna si raggiunge la più alta perfezione, ma se non si raggiunge questa perfezione allora si perde tutto, materialmente e spiritualmente.

Le scritture insegnano che un uomo dovrà soffrire se trascura i suoi doveri materiali; non succederà forse la stessa cosa a chi non compie correttamente i doveri spirituali? Lo Srimad Bhagavatam rassicura lo spiritualista che ha fallito nel suo tentativo; anche se dovrà soffrire per non essersi assunto le sue responsabilità materiali, ciò che ha fatto nella coscienza di Krishna non sarà mai dimenticato; perfino se nasce in una famiglia di bassa condizione, egli è sicuro di riprendere il suo avanzamento spirituale dal punto in cui l’aveva abbandonato. Invece, l’uomo che non è cosciente di Krishna non otterrà alcun risultato positivo, anche se ha compiuto tutti i suoi doveri materiali.

L’umanità può essere divisa in due gruppi: coloro che accettano i princìpi regolatori dell’esistenza e coloro che li rifiutano. Questi ultimi cercano solo di appagare i sensi, come fanno le bestie, senza sapere nulla della reincarnazione e della liberazione; che siano civilizzati o no, eruditi o no, forti o deboli, la loro vita è priva di qualsiasi gioia, perché non fanno altro che lasciarsi andare alle tendenze animalesche: mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi. Per soddisfare queste tendenze devono restare per sempre nell’universo materiale, dove la vita è solo sofferenza.

Al contrario, coloro che seguono le regole delle Scritture, si elevano gradualmente fino alla coscienza di Krishna. Coloro che aderiscono ai princìpi regolatori si dividono a loro volta in tre gruppi:

1) quelli che godono della prosperità materiale osservando i codici delle Scritture,
2) quelli che cercano di liberarsi per sempre della materia e
3) quelli che si dedicano a servire Krishna.

Il primo gruppo, cioè coloro che agiscono secondo le Scritture per desiderio di gioie materiali, si divide ancora in due categorie: quelli che aspirano ai frutti delle loro attività e quelli che non ricercano alcun piacere dei sensi.

Coloro che aspirano ai frutti dell’azione per la gratificazione dei sensi otterranno forse una migliore condizione di vita, fino a raggiungere i pianeti celesti, dove abbondano i piaceri, ma la via che hanno scelto non è considerata propizia perché non conduce fuori dell’esistenza materiale.

Le uniche attività propizie sono quelle che portano alla realizzazione spirituale e alla liberazione dalle concezioni materiali della vita. Le attività nella coscienza di Krishna sono le uniche propizie, e chiunque accetti le condizioni, anche difficili, necessarie a progredire sul sentiero della coscienza di Krishna, dev’essere considerato un perfetto yogi.

Anche l’astanga-yoga è considerata un’attività propizia, perché mira al fine ultimo, la coscienza di Krishna, e chiunque vi si applichi con serietà non deve temere alcuna degradazione".


VERSO 41

"Dopo innumerevoli anni di godimento sui pianeti dei virtuosi, chi ha fallito nella via dello yoga nasce in una famiglia pia o in una famiglia ricca e aristocratica".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Tra gli yogi che hanno fallito nella perfezione dello yoga si distinguono due gruppi: coloro che sono caduti dopo un lieve progresso e coloro che sono caduti dopo una lunga pratica. I primi saranno trasferiti sui pianeti superiori, residenza degli esseri virtuosi, e dopo un lungo soggiorno in quei luoghi paradisiaci saranno rinviati sul nostro pianeta dove nasceranno in famiglie di virtuosi brahmana vaisnava o di ricchi e colti vaisya.

Il vero scopo dello yoga è raggiungere la coscienza di Krishna, la perfezione più alta. Ma coloro che non perseverano sulla via dello yoga e l’abbandonano prima di arrivare allo scopo finale a causa degli attaccamenti materiali ottengono, per la grazia del Signore, di soddisfare le loro tendenze materiali. Dopodiché hanno la possibilità di condurre una vita prospera in una famiglia virtuosa o agiata. Questa nascita offre loro ogni facilitazione per riprendere il cammino verso la perfezione della coscienza di Krishna.


VERSO 42

"Egli può anche rinascere in una famiglia di saggi spiritualisti. In realtà, è raro in questo mondo ottenere una simile nascita".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"In questo verso il Signore loda il beneficio di nascere in una famiglia di yogi o di spiritualisti, di persone molto sagge, perché è l’occasione, soprattutto nelle famiglie di acarya o di gosvami, per essere incoraggiati alla vita spirituale fin dalla tenera età.

Per tradizione e per educazione, i componenti di queste famiglie sono persone erudite, devote a Dio e capaci di diventare maestri spirituali quando ne è il momento. In India sono molte le famiglie di acarya, ma il progressivo decadimento dell’educazione spirituale ha provocato la loro lenta degradazione. Per la grazia del Signore resta ancora qualcuna di queste famiglie, che di generazione in generazione produce spiritualisti elevati.

Nascere in queste famiglie è la più grande benedizione, e il Signore l’accordò al nostro maestro spirituale, Om Visnupada Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Maharaja, e anche alla nostra umile persona; così fu possibile a entrambi praticare il servizio di devozione fin dalla più tenera infanzia. E in seguito, per ordine supremo le nostre strade si sono incontrate".


VERSO 43

"Con questa nascita, egli ritrova la coscienza divina raggiunta nella vita precedente e cerca di fare ulteriori progressi per ottenere il completo successo, o figlio di Kuru".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"L’esempio del re Bharata mostra come colui che ha fallito nello yoga può rinascere in una famiglia virtuosa, favorevole alla continuazione del progresso spirituale interrotto. Bharata era l’imperatore del mondo, e dal suo regno gli esseri celesti diedero alla Terra il nome di Bharata-varsa, mentre fin allora era chiamata Ilavrita-varsa.

Ancora giovane l’imperatore abdicò per consacrarsi alla ricerca della perfezione spirituale, senza però raggiungerla. Nacque una seconda volta, poi una terza volta, in una famiglia di brahmana virtuosi. Poiché visse sempre in solitudine e non parlò con nessuno fu chiamato Jada Bharata.

E venne il giorno in cui il re Rahugana scoprì in lui il più grande degli spiritualisti. La sua vita è la prova che qualunque sforzo verso la coscienza spirituale, o la pratica dello yoga, non va mai perduto. Per la grazia del Signore lo spiritualista ottiene ripetute occasioni per raggiungere la perfezione completa nella coscienza di Krishna".


VERSO 44

"Grazie alla coscienza divina ottenuta nella sua vita precedente, egli è spontaneamente attratto dai princìpi dello yoga anche senza volerlo. Questo spiritualista che si sforza di raggiungere la perfezione dello yoga ha già superato tutti i riti delle Scritture".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Gli yogi avanzati nella vita spirituale non hanno molto interesse per i riti menzionati nelle Scritture, ma sono spontaneamente attratti dai princìpi dello yoga, che possono elevarli fino alla completa coscienza di Krishna, la più alta perfezione dello yoga. Questo disinteresse degli spiritualisti per i riti vedici è descritto nello Srimad Bhagavatam come segue:

aho bata sva-paco ’to gariyan
yaj-jihvagre vartate nama tubhyam
tepus tapas te juhuvuh sasnur arya
brahmanucur nama grnanti ye te

“O Signore, coloro che cantano i Tuoi santi nomi sono estremamente elevati nella coscienza spirituale, anche se provengono da famiglie di mangiatori di cani. Per poter cantare i Tuoi nomi hanno dovuto compiere moltissime austerità, eseguire innumerevoli sacrifici, bagnarsi in tutti i luoghi sacri e studiare perfettamente tutte le Scritture.” (S.B. 3.33.7)

Sri Caitanya ne diede l’esempio perfetto accettando come uno dei Suoi principali discepoli Haridasa Thakura, benché fosse di origine musulmana. Il Signore lo fece diventare il namacarya (l’acarya del santo nome) perché era sempre stato fedele al suo voto di dire ogni giorno trecentomila nomi del Signore recitando: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.

Il fatto che Haridasa Thakura potesse pronunciare costantemente il nome del Signore indica che nella vita precedente aveva eseguito tutti i riti dei Veda (sabda-brahma). Infatti, se non si è purificati non si possono seguire i princìpi della coscienza di Krishna né cantare i santi nomi del Signore".


VERSO 45

"Quando lo yogi, purificato da ogni contaminazione si sforza sinceramente di fare ulteriori progressi raggiungerà infine, dopo numerose vite di pratica, la meta suprema".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Chi nasce in una famiglia virtuosa, agiata o cosciente di Dio capisce che queste condizioni sono particolarmente favorevoli alla pratica dello yoga, e riprende con determinazione il suo compito interrotto, fino alla completa purificazione. Quando è libero da ogni contaminazione materiale raggiunge la perfezione suprema, la coscienza di Krishna. La Bhagavad-gita lo conferma:

yesam tv anta-gatam papam
jananam punya-karmanam
te dvandva-moha-nirmukta
bhajante mam dridha-vratah

“Dopo innumerevoli vite di attività pie, quando si è completamente liberi da ogni contaminazione e da ogni dualità, frutto dell’illusione, ci si dedica al trascendentale servizio d’amore al Signore.” (B.g.7.28)"

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