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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 27
 Il maha-mantra Hare Krishna neutralizza il karma?
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Orlando
Utente Medio


Sicilia


20 Messaggi

Inserito il - 17/04/2016 : 20:47:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna!

Gokula Tulasi Prabhu vorrei cortesemente chiederti se è vero che recitare o cantare il maha-mantra Hare Krishna elimina/neutralizza gradualmente il karma negativo accumulato,oltre che in questa vita,anche nelle passate incarnazioni.

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1956 Messaggi

Inserito il - 18/04/2016 : 13:02:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Orlando, Hare Krishna,
ben ritrovato sul forum di RKC e grazie per la domanda.

Si, naturalmente il canto o la recita del maha mantra Hare Krishna, cosi' come quello di un qualsiasi nome autentico di Dio, la persona suprema, puo' eliminare tutte le reazioni alle attivita' materiali, non soltanto quelle "negative" (dovute ad azioni empie), ma anche quelle "positive" (dovute ad azioni pie, virtuose), compiute in questa vita e nelle precedenti.

L'effetto principale della recita del nome di Dio, e in particolare del maha-mantra Hare Krishna, la vibrazione sonora spirituale piu' potente ai nostri giorni, e' quello di risvegliare la nostra relazione eterna col Signore, ponendoci su di un piano trascendentale, non piu' dipendente dalle condizioni materiali.

Secondariamente, tra le altre cose, tale recita puo' portare ad un graduale annullamento del "karma", anche di moltissime, o addirittura di tutte le nostre vite precedenti.

Dipende ovviamente dalla nostra vera intenzione, dalla qualita' e dalla sincerita' con cui ci dedichiamo alla pratica. Infatti generalmente, si intende che questo risultato possa essere ottenuto da persone seriamente impegnate nel processo del bhakti yoga ( www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ), con il chiaro obbiettivo di tornare a Dio, nel mondo spirituale, senza secondi fini, senza desideri materiali ancora da soddisfare, senza interessi separati da quelli del Signore, eccetera.

Altrimenti, il risultato finale non e' garantito al 100%, almeno, non in questa vita.

Tuttavia, anche senza soddisfare tutte queste condizioni, il canto o la recita del nome di Dio porta sempre enormi benefici, tra cui la diminuzione delle reazioni del "karma" precedente a chiunque, perfino ad estranei che non conoscano nulla della coscienza di Krishna.

A questo proposito puoi leggere la storia di Ajamila, descritta nei primi 3 capitoli del 6° Canto dello Srimad Bhagavatam, nella quale l'argomento di cui stai chiedendo, e' trattato in modo completo, con moltissimi dettagli:

Presentazione 6° Canto: www.facebook.com/note.php?note_id=315064974697

Download PDF: www.radiokrishna.com/fclick/fclick.php?fid=206

Richiesta versione cartacea: www.radiokrishna.com/carrello
(usare codice SB-060).


Nel prossimo post riportiamo la presentazione del volume.


Buona lettura, un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)


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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1956 Messaggi

Inserito il - 18/04/2016 : 13:05:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Lo Srimad Bhagavatam, Sesto Canto, "I doveri assegnati all’umanità", volume unico, di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada, Acarya-fondatore dell' Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.


Capitolo 1, "La storia di Ajamila"

Lo Srimad Bhagavatam contiene la trattazione di dieci argomenti, tra cui la creazione, la creazione successiva e i sistemi planetari. Sukadeva Gosvami, il narratore dello Srimad Bhagavatam, ha già descritto la prima e la seconda creazione e i sistemi planetari nel terzo, nel quarto e nel quinto Canto. Ora, nel sesto Canto, che consiste di diciannove capitoli, descriverà poshana, ossia la protezione accordata dal Signore.

Il primo capitolo narra la storia di Ajamila, il quale era considerato un grande peccatore ma fu liberato da quattro servitori di Vishnu venuti a salvarlo dalle mani dei servitori di Yamaraja. Questo capitolo descrive con molti particolari come egli fu liberato e alleviato dalle reazione delle sue attività peccaminose. L’attività colpevole porta dolore sia nella vita in corso sia nella successiva, e dovremmo avere la certezza che il peccato è la causa di ogni sofferenza. Poiché la via dell’azione interessata ci condiziona a compiere attività peccaminose, il karma-kanda raccomanda differenti tipi di penitenze. Ma queste penitenze non ci liberano dall’ignoranza, che è alla radice del peccato. Ne consegue che anche dopo le penitenze una persona tende a commettere altri peccati; perciò non si può dire che la penitenza sia un metodo adeguato di purificazione.

Sul sentiero della conoscenza speculativa l’uomo può liberarsi dal peccato comprendendo la vera natura delle cose. Per questa ragione anche l’acquisizione di questa conoscenza speculativa è considerata una specie di penitenza. Nel corso delle attività interessate ci si può liberare dal peccato col l’austerità, la penitenza, il celibato, il controllo della mente e dei sensi, la veridicità e la pratica dello yoga mistico. Anche risvegliando la conoscenza è possibile neutralizzare le reazioni del peccato, ma nessuno di questi metodi può liberarci dalla tendenza a commettere attività peccaminose.

Col bhakti-yoga ci si può liberare completamente da questa tendenza per la vita peccaminosa, cosa che risulta impossibile con gli altri metodi. Secondo la conclusione dei Veda, dunque, il servizio devozionale è più importante del karma-kanda e del jnana-kanda. Solo il sentiero del servizio devozionale è fonte di buona fortuna per tutti. Le attività interessate e la conoscenza empirica di per se non ci possono garantire la liberazione; il servizio devozionale, invece, indipendentemente dal karma e dal jnana, è così potente che una persona è sicura di non incontrare mai, nemmeno il sogno, gli Yamaduta, i servitori di Yamaraja, se ha fissato la mente sui piedi di loto di Krishna.

Per testimoniare la potenza del servizio devozionale, Sukadeva Gosvami narrò la storia di Ajamila, un abitante di Kanyakubja, la moderna Kanauj. Ajamila era stato educato dai suoi genitori come un perfetto brahmana; aveva studiato i Veda e seguito i principi regolatori, ma per effetto della sua vita passata questo giovane brahmana fu attratto da una prostituta e, accompagnandosi con lei, si degradò a tal punto da abbandonare tutti i principi regolatori. Da questa prostituta Ajamila ebbe dieci figli, l’ultimo dei quali si chiamava Narayana.

Al momento della morte, quando i servitori di Yamaraja si presentarono allo scopo di prenderlo, Ajamila, che era molto attaccato al suo figlio più piccolo, in preda alla paura gridò il nome di Narayana. Così ricordò il Narayana originale, Sri Vishnu, e sebbene non avesse cantato il santo nome di Narayana in modo puro, immune da offese, il risultato ci fu ugualmente. Non appena ebbe cantato il nome di Narayana, i servitori di Sri Vishnu apparvero immediatamente. Sorse allora una disputa tra i servitori di Sri Vishnu e quelli di Yamaraja, e Ajamila, ascoltando questa discussione, fu liberato. Egli poté riconoscere gli effetti nefasti delle attività interessate e capire quanto sia elevato il metodo del servizio devozionale.

I capitoli dell’opera:

1) La storia di Ajamila
2) Ajamila liberato dai Vishnuduta
3) Yamaraja istruisce i suoi messaggeri
4) Le preghiere Hamsa-guhya
5) Prajapati Daksha maledice Narada Muni
6) La discendenza delle figlie di Daksha
7) Indra offende Brihaspati, il suo maestro spirituale
8) Il narayana-kavaca, l’armatura di Narayana
9) L’apparizione del demone Vritasura
10) La battaglia tra gli esseri celesti e Vritasura
11) Le qualità trascendentali di Vritasura
12) La morte gloriosa di Vritasura
13) Indra afflitto dalle reazioni del suo peccato
14) La disperazione di Citraketu
15) Narada e Angira istruiscono il re Citraketu
16) Il re Citraketu incontra il Signore Supremo
17) Parvati maledice Citraketu
18) Diti fa il voto di uccidere Indra
19) La cerimonia rituale del pumsavana

© 2006 The Bhaktivedanta Book Trust International. All rights reserved.
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Orlando
Utente Medio


Sicilia


20 Messaggi

Inserito il - 04/06/2016 : 17:11:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Prabhu ti ringrazio per la risposta.

Adesso vorrei cortesemente avere un ulteriore chiarimento.

Se non sbaglio,il totale annullamento del karma avviene solo per l'uttama-adhikari(devoto di prima classe o puro devoto),il quale non ha alcun desidero materiale ed è totalmente arreso a Krishna,Srila Prabhupada e al suo guru.

Invece nel caso di un kanista-adhikari(devoto di terza classe) o madhyama-adhikari(devoto di seconda classe) con la recita o canto del maha-mantra Hare Krishna si può avere solo una "ripulita" parziale del karma...quello che ho detto è corretto?


Hare Krishna,
Orlando
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1956 Messaggi

Inserito il - 05/06/2016 : 02:50:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Orlando, Hare Krishna, grazie della domanda.

Per quanto riguarda le tue affermazioni, e' meglio partire da un'altro punto di vista.

In realta' un uttama adhikari, un puro devoto, non ha alcun tipo di karma (proprio perche' e' completamente situato sul piano trascendentale), quindi e' improprio parlare di "annullamento del karma", per lui (o lei). Non ha bisogno di alcuna purificazione.
Se un puro devoto canta il nome di Dio, e' per servizio, per dare l'esempio agli altri, per rimanere in contatto con il Signore, per scambiare con Lui sentimenti estatici... Eccetera eccetera. Non lo canta particolarmente per purificarsi, come fanno invece i devoti neofiti ed intermedi come noi.

Forse intendevi dire che un canto puro, compiuto senza offese, elimina tutto il karma della persona interessata (se non e' ancora un puro devoto), un canto intermedio, compiuto con offese che stanno diminuendo, elimina il karma parzialmente, ed un canto compiuto con offese, elimina il karma in misura ancora piu' ridotta.
Si, questo e' il normale processo attraverso cui passano quasi tutti i devoti, i praticanti del metodo del bhakti yoga ( www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ).

Quando iniziamo a cantare il maha mantra Hare Krishna, generalmente tutti commettiamo almeno qualcuna delle 10 offese (elencate per esempio qui: http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/topic.asp?TOPIC_ID=902 ), offese che gradualmente diminuiscono, fino a scomparire anche del tutto, nel corso del nostro avanzamento. A quel punto saremo completamente liberi dal karma e perfettamente puri.

Ma in pratica e' molto, molto raro vedere qualcuno giungere a tale stadio, cosa che del resto non e' necessaria, per situarci sul piano trascendentale (brahma-bhuta), ed essere cosi', pronti a tornare nel mondo spirituale, durante o alla fine della presente vita.

Il fatto di recitare 16 giri di Japa al giorno e di seguire i 4 principi regolatori, nell'ambito del processo del bhakti yoga ( www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ), garantisce comunque fin da subito, per una speciale misericordia di Krishna e di Srila Prabhupada (fondatore di questo metodo) una sorta di "sospensione" di tutto (o quasi) il karma precedente, che sara' completamente e definitivamente eliminato al momento del nostro ritorno nel mondo spirituale, anche se non avessimo raggiunto la pura devozione fino a quel momento (la raggiungeremo per grazia di Krishna, nell'ultimo periodo o anche nell'ultimo istante della nostra vita).

Sempre ammesso, ovviamente, che abbiamo fatto del nostro meglio per seguire sempre il processo, e abbiamo soddisfatto il Signore e Srila Prabhupada con le nostre attivita'.

Quindi non occorre preoccuparsi troppo di quanto sia puro il nostro canto (ne' avremmo modo di saperlo con certezza, comunque). Semplicemente facciamo del nostro meglio, con sincerita' e dedizione, per tutto il resto verremo aiutati a tempo debito, a partire dall'inizio e lungo tutto il corso della nostra pratica.

A questo proposito c'e' una precisa spiegazione di Srila Prabhupada, nel commento al verso 1.18.19 dello Srimad Bhagavatam:

kutah punar grinato nama tasya
mahattamaikanta-parayanasya
yo 'nanta-saktir bhagavan ananto
mahad-gunatvad yam anantam ahuh

TRADUZIONE

"Che dire allora di coloro che, sotto la guida dei grandi devoti, cantano il santo nome dell’Illimitato, che ha illimitate potenze ? Dio, la Persona Suprema, ha potenze illimitate e attributi trascendentali, percio’ e’ chiamato Ananta [l’Illimitato]".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Gli dvija-bandhu, gli uomini privi di cultura e dotati di scarsa intelligenza che provengono dai gruppi superiori della societa’, adducono molti argomenti contro il principio secondo cui un uomo di nascita inferiore non puo’ diventare un brahmana i questa stessa vita. Essi sostengono che un uomo nasce in una famiglia di sudra, o inferiore ai sudra, a causa degli atti peccaminosi che ha compiuto nel passato, percio’ deve subire fino alla fine gli svantaggi di una bassa nascita.

Per rispondere a questi falsi logici, lo Srimad-Bhagavatam afferma che chiunque canti il santo nome del Signore sotto la guida di un puro devoto puo’ liberarsi subito da tutti gli svantaggi dovuti a una bassa nascita.

Un puro devoto del Signore non commette alcuna offesa cantando il santo nome del Signore.

Ci sono dieci offese da evitare cantando il santo nome, ma chi canta il santo nome seguendo le istruzioni di un puro devoto non commette nessuna di queste offese.

Il canto senza offese del santo nome del Signore e’ trascendentale, percio’ puo’ purificarci subito dalle conseguenze di tutti i nostri peccati precedenti. Chi canta senza offese dimostra di avere pienamente capito la natura trascendentale del santo nome e di essersi sottomesso al Signore.

Il Signore e il Suo santo nome sono spiritualmente identici, perche’ entrambi sono assoluti. Il santo nome del Signore e’ tanto potente quanto il Signore. L’onnipotente Persona Divina possiede innumerevoli nomi, che non sono differenti da Lui e sono dotati della Sua stessa potenza. A conclusione della Bhagavad-gita, il Signore afferma che chiunque si sottometta completamente a Lui sara’ protetto, per la Sua grazia, da ogni peccato. E poiche’ il Signore e il Suo santo nome non sono differenti, il santo nome del Signore puo’ proteggere il devoto da tutte le conseguenze del peccato.

Il canto del santo nome del Signore puo’ senza dubbio liberare chiunque dagli svantaggi di una bassa nascita. L’illimitato potere del Signore si estende continuamente attraverso un numero infinito di devoti e di avatara, che in questo modo diventano investiti della stessa potenza del Signore. E davanti a questa potenza, anche se manifestata in modo parziale, nessuna imperfezione dovuta a una bassa nascita puo’ sussistere".

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In questo commento la frase "...chi canta il santo nome seguendo le istruzioni di un puro devoto non commette nessuna di queste offese...", sta ad indicare che se noi accettiamo le istruzioni, il processo dato da Srila Prabhupada, che comprende la recita del santo nome un certo numero di volte al giorno, dato che lo stiamo facendo dietro sua indicazione, il nostro canto verra' in qualche modo accettato come se fosse privo di offese (o quasi), anche se in realta' non lo fosse, per sua intercessione e per una particolare misericordia del Signore, che e' molto soddisfatto di vedere qualcuno che da' fiducia al Suo puro devoto (Srila Prabhupada, appunto), e ne segue seriamente gli insegnamenti.

Il modo per ottenere il massimo progresso e la massima purificazione dal canto del santo nome del Signore e' proprio questo, farlo dietro ordine del maestro spirituale, del puro devoto.
In tal caso, la domanda se il nostro canto sia puro, o quanto, non si pone nemmeno.
Sempre ammesso di fare del nostro meglio con sincerita', buon senso ed intelligenza, ovviamente.

Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)


P.S. La frase "totalmente arreso a Krishna, Srila Prabhupada e al suo guru" che citi, a parte l'imprecisione, perche' se una persona e' arresa a Krishna e a Srila Prabhupada, non ha bisogno di arrendersi anche ad un "suo guru" (il guru e' appunto, Srila Prabhupada) comunque e' doveroso spiegare, ai lettori del forum estranei alla coscienza di Krishna, che il termine "arrendersi" non significa supplicare pieta' in ginocchio o strisciando a terra, come la frase in se' stessa potrebbe dar adito a pensare.

Si tratta piuttosto di accettare le istruzioni del maestro spirituale e di Dio (che poi sono le stesse), mettendo da parte il nostro orgoglio.
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