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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 27
 La goccia e l'oceano... ma non mi è chiaro..
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Francis
Utente Master



228 Messaggi

Inserito il - 25/10/2015 : 21:52:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Volevo riprendere il discorso sull'impersonalismo e queste filosofie similari... In particolare non riesco a comprendere la similitudine dell'oceano e della goccia d'acqua.. ovvero, l'esempio lo comprendo benissimo.. ma non mi fila.. in effetti quando la goccia d'acqua entra nell'oceano non è piu' la goccia di prima.. le sue molecole si fondono con le molecole di altre gocce, e quella goccia non esiste e non esisterà mai piu'.. ovvero, come dicono gli impersonalisti, noi prendiamo una individualità in questa vita, ma al termine di questa torniamo a fonderci nel Brahman... un po' come dicono anche i Buddisti... sapete, non riesco a convincermi che questa teoria sia del tutto sbagliata.. Voi cosa ne pensate??

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1982 Messaggi

Inserito il - 06/11/2015 : 12:39:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Francis, Hare Krishna,

ben ritrovato sul forum di RKC e grazie per la domanda.

La similitudine dell'Oceano e della goccia d'acqua che citi, e' utilizzata principalmente da chi vuole sostenere il concetto di uguaglianza totale, sotto tutti gli aspetti, tra Dio e l'essere vivente individuale, ma nonostante si possa "giocare" con le parole in modo da farla apparire valida, questa rimane pur sempre, solo una similitudine, e nemmeno tanto logica.

Anche soltanto con la semplice razionalita', possiamo controbattere la logica di questa similitudine, che so, per esempio dicendo che essa non spiega il perche', dall'Oceano si formino continuamente tutte le "gocce" che vediamo in giro (gli esseri viventi individuali).

Oppure dicendo che comunque, si puo' sempre suddividere l'Oceano in piu' gocce, e quando e' presa singolarmente, una goccia non puo' essere paragonata all'Oceano in tutto e per tutto... L'Oceano e' grande, infinito, e la goccia e' infinitesimale, sempre, in ogni momento della sua esistenza.

E' proprio questo il punto di disaccordo tra personalisti ed impersonalisti: secondo i primi, la goccia non puo' mai diventare esattamente uguale all'intero Oceano, come quantita', anche ammesso che vi si possa fondere. Rimane sempre di misura infinitesimale, mentre l'Oceano e' sempre infinito, per definizione.

Non si puo' quindi dire, secondo i personalisti, che la goccia e l'Oceano siano ESATTAMENTE uguali, in tutto e per tutto, in qualsiasi momento. Dall'Oceano puo' sempre ri-formarsi una goccia, e quando questo accade, la goccia prende una dimensione infinitesima, che non e' certo uguale all'Oceano.

Applicando questa similitudine alla differenza tra Dio e l'essere individuale, la conclusione dei personalisti e' comunque molto piu' logica di quella degli impersonalisti. Appena si parla di goccia, si deve notare una differenza con l'Oceano, almeno a livello quantitativo.
Puo' esserne uguale la qualita', la composizione chimica degli elementi costitutivi, ma non certo la quantita'.

Percio' questo argomento lascia il tempo che trova e non e' molto incisivo, neppure secondo la sola logica. E ricordiamoci comunque che e' soltanto un esempio, non e' da prendere alla lettera, ne' tantomeno da utilizzare quale unica discriminante della Verita' Assoluta.

Piuttosto, abbiamo innumerevoli evidenze scritturali che si oppongono alla conclusione impersonalista, sostenendo l'opposto, in primis Krishna Stesso che proprio all'inizio della Bhagavad Gita, immediatamente stabilisce l'eterna individualita' di tutte le anime individuali (come dire, che la goccia non si fonde mai nell'Oceano, veramente, o che comunque ne rimane sempre potenzialmente separata), pronuncia le famose parole (nel verso 2.12):

"Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re, e mai nessuno di noi cessera' di esistere".

La spiegazione di questo verso a cura di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, chiarisce perfettamente proprio l'argomento che stiamo trattando (ho citato in grassetto alcune frasi significative):

"[...]
Il Signore dichiara che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia, sono individui, eternamente distinti gli uni dagli altri; il Signore eternamente Si prende cura degli esseri individuali, sia di quelli condizionati dalla natura materiale sia di quelli liberati.

Dio, la Persona Suprema, distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte le une dalle altre.

La loro individualità esisteva nel passato e continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. Perciò non c’è ragione di lamento per nessuno.

Il Signore, autorità suprema, contraddice qui la teoria mayavadi secondo cui l’anima individuale, una volta libera dal velo di maya (illusione), si fonde nel Brahman impersonale e perde la sua esistenza individuale.

Krishna dichiara invece che la Sua individualità e quella di tutti gli esseri animati continuerà in eterno, come confermano le Upanisad.

Non si può mettere in dubbio l’autorità di Krishna perché Egli non è soggetto all’illusione. Se l’individualità non fosse un fatto reale, Krishna non l’avrebbe messa in rilievo con tale evidenza affermando che continuerà anche nel futuro.

I mayavadi ribattono che l’individualità di cui parla Krishna non è spirituale, bensì materiale. In questo caso, anche l’individualità di Krishna sarebbe materiale ! Egli afferma, invece che questa individualità esisteva nel passato e continuerà nel futuro.

Non solo Krishna conferma la Sua individualità in vari modi, ma spiega anche che il Brahman impersonale Gli è subordinato. Fin dall’inizio Krishna ha insistito su questa individualità.

Ciò nonostante, se si considera il Signore come un essere comune, condizionato dalla natura materiale, allora non si può più riconoscere alla Bhagavad-gita il valore di Scrittura autorevole.

Infatti un uomo qualsiasi, limitato dalle quattro imperfezioni che gli impone la natura umana, non può insegnare nulla che meriti di essere ascoltato. La Bhagavad-gita, invece, trascende la conoscenza imperfetta. Nessun libro profano può essere paragonato alla Bhagavad-gita. Ma se si considera Krishna un uomo comune, la Bhagavad-gita perde tutta la sua importanza.

I mayavadi affermano che l’individualità degli esseri, espressa in questo verso e' convenzionale e riguarda solo il corpo. Nei versi precedenti, tuttavia, l’identificazione col corpo è stata condannata. Dopo aver condannato l’errore dell’essere vivente che identifica il se' spirituale col corpo materiale, com'e' possibile che Krishna ora proponga questa teoria? Le prove dell’individualità degli esseri poggiano dunque su basi spirituali, come confermano i grandi acarya, tra cui Sri Ramanuja.
[...]
Se l’individualità esistesse solo nell’universo fenomenico, gli insegnamenti del Signore non sarebbero di alcuna utilità. L’individualità distinta degli esseri del Signore è un fatto eterno, ed è confermato, come abbiamo visto, dai Veda.

----------------------

Possiamo trovare moltissime altre affermazioni simili o ancora piu' dettagliate, sui libri di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, che spiegano sotto tutti i punti di vista la superiorita' della conclusione personalista, rispetto a quella impersonalista.

Come sempre, tocca a noi, individualmente (altra conferma... ), dare fiducia ad uno o all'altro maestro, ed in base a tale scelta, otterremo un risultato corrispondente, nella nostra vita.

Sempre a tua disposizione, buon proseguimento e un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)





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Francis
Utente Master



228 Messaggi

Inserito il - 12/11/2015 : 17:21:50  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie... ci riflettero' sopra...
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1982 Messaggi

Inserito il - 13/11/2015 : 11:29:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna Francis, ho pensato di fare un paio di citazioni da alcune spiegazioni piu' approfondite, sempre di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, in merito a questo importante argomento.

In ultimo, ne faccio una terza molto significativa, riguardante proprio la filosofia buddhista, che forse ti potrebbe interessare particolarmente, pero' non e' ancora stata tradotta in Italiano (per la versione on line). La riporto in Inglese, spero che tu possa capirla ugualmente.

Buona riflessione, alla prossima, un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)

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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1982 Messaggi

Inserito il - 13/11/2015 : 11:43:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CITAZIONE NUMERO 1

Dalla Sri Caitanya Caritamrita, Adi Lila, Capitolo 6, Versi 14-15

TRADUZIONE

"Proprio come l’energia esterna ha due componenti —la causa efficiente [nimitta] e la causa materiale [upadana], l’una detta maya e l’altra pradhana —cosi' Sri Visnu, Dio, la Persona Suprema, assume due forme per creare il mondo materiale con le relative cause, efficiente e materiale".

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Sono due i metodi di ricerca per trovare la causa originale della creazione. Uno dei due metodi porta alla conclusione che Dio, la Persona Suprema, la (orma perfetta della felicità, dell’eternità e della conoscenza, è la causa indiretta di questa manifestazione cosmica e la causa diretta del mondo spirituale, dove si trovano gli innumerevoli pianeti spirituali detti Vaikuntha e anche la Sua dimora personale, conosciuta come Goloka Vrindavana.

In altre parole, esistono due manifestazioni —il cosmo materiale e il mondo spirituale. Come nel mondo materiale esistono innumerevoli pianeti e universi, cosi anche nel mondo spirituale esistono universi e pianeti innumerevoli, tra cui Vaikuntha e Goloka. Il Signore Supremo è la causa dei mondi materiali e di quelli spirituali. La seconda conclusione, naturalmente, ipotizza che la causa di questa manifestazione cosmica sia un inesplicabile e non-manifestato vuoto. Ma questa teoria è priva di significato.

La prima conclusione è accettata dai filosofi del Vedànta, mentre la seconda è sostenuta dal sistema filosofico ateo detto sankhya smriti, che si oppone apertamente alla conclusione filosofica del Vedanta.

Gli scienziati materiali non sono in grado di individuare una qualche sostanza spirituale dotata di conoscenza che possa essere la causa della creazione. Questi filosofi atei sàiìkhya pensano che i sintomi della conoscenza e della forza vitale che si osservano nelle innumerevoli creature viventi siano deter-minati dalle tre influenze della manifestazione cosmica. Percio' i seguaci del sànkhya si oppongono alla conclusione del Vedànta sulla causa originale della creazione.
In realtà, la suprema e assoluta anima spirituale è la causa di ogni categoria di manifestazione, ed è sempre completa, sia come energia che come fonte di energia.

La manifestazione cosmica è generata dall’energia della Persona Suprema e Assoluta, in cui tutte le energie sono conservate. I filosofi che s’impegnano soggettivamente nell’ambito della manifestazione cosmica possono soltanto apprezzare le meravigliose energie della materia. Questi filosofi concepiscono Dio solo come un prodotto dell’energia materiale. Secondo le loro teorie, anche la fonte dell’energia sarebbe un prodotto dell’energia stessa. Queste persone pretendono che le creature viventi nella manifestazione cosmica siano prodotte dall’energia materiale, e pensano che anche l’essere cosciente supremo e assoluto debba essere un prodotto dell’energia materiale.

Troppo impegnati a servirsi dei loro sensi imperfetti, i filosofi e gli scienziati materialisti concludono naturalmente che la forza vitale sia il prodotto di una combinazione di elementi materiali. Ma la realtà è proprio l’opposto. La materia è un prodotto dello spirito. Secondo la Bhagavad-gltà, Dio, la Persona Suprema, lo spirito supremo, è la fonte di tutte le energie. Quando si progredisce nella ricerca studiando una sostanza limitata nei limiti dello spazio e del tempo, si resta sconcertati dalle diverse meravigliose manifestazioni cosmiche, e naturalmente si è inclini ad accettare passivamente la via della ricerca scientifica ossia il metodo induttivo che la caratterizza. Il metodo di conoscenza deduttivo, invece, ci porta ad accettare Dio, la Persona Suprema e assoluta, come la causa di tutte le cause, il Quale, completo nelle Sue diverse energie, non è né impersonale né vuoto. La manifestazione impersonale della Persona Suprema è un’altra dimostrazione della Sua energia.

Perciò la conclusione che la materia sia la causa originale della creazione è infinitamente lontana dalla realtà. La manifestazione materiale è causata dallo sguardo di Dio, la Persona Suprema, che possiede una potenza inconcepibile. La natura materiale è elettrizzata dall’autorità suprema, e l’anima condizionata, prigioniera dei limiti di tempo e spazio, è vittima del timore reverenziale che la manifestazione materiale esercita su di lei. In altre parole, il filosofo e lo scienziato materialista possono realizzare Dio, la Persona Suprema, grazie alle manifestazioni della Sua energia materiale.

Per colui che, non conoscendo la relazione tra la fonte dell’energia e le energie stesse, non comprende il potere di Dio, la Persona Suprema, e delle Sue diverse energie, c’è sempre una possibilità di errore, e questa possibilità è detta vivarta. Finché filosofi e scienziati materialisti non giungeranno alla giusta con-clusione, certamente rimarranno nel campo materiale, senza comprendere veramente la Verità Assoluta.
Il grande filosofo vaisnava Srìla Baladeva Vidyabhusana ha spiegato in modo preciso la conclusione dei materialisti nel suo Govinda-bhàsya sul Vedanta-sutra. Egli scrive:

“Kapila, il filosofo sankhya, ha collegato le diverse verità elementari sulla base del suo particolare modo di vedere. Secondo lui, la natura materiale consiste nel l’equilibrio tra le tre influenze della natura materiale —virtù, passione e ignoranza. La natura materiale, ha prodotto l’energia materiale, detta mahat, e il mahat ha prodotto il falso ego. L’ego ha prodotto i cinque oggetti della percezione dei sensi, che a loro volta hanno prodotto i dieci sensi (cinque di acquisizione di conoscenza e cinque d’azione), la mente e i cinque sensi grossolani. Annoverando il purusa, il beneficiario, insieme con questi ventiquattro elementi, abbiamo venti-cinque realtà differenti. Lo stato non-manifestato di queste venticinque realtà elementari è detto prakrti o natura materiale. Le influenze della natura materiale possono entrare a contatto l’una con l’altra a tre differenti livelli, come causa di felicità, come causa di sofferenza e come causa d’illusione. La virtù porta alla felicità materiale, la passione porta alla sofferenza materiale e l’ignoranza porta all’illusione. La nostra esperienza materiale è situata all’interno dei limiti di queste tre manifestazioni di felicità, sofferenza e illusione. Per esempio, una bella donna è certamente causa di felicità materiale per l’uomo che l’ha sposata, ma può essere contemporaneamente causa di sofferenza per l’uomo che lei respinge, o che provoca la sua collera, e se lei abbandona un uomo diventa causa d’illusione.

Le due categorie di sensi sono i dieci sensi esterni e l’unico senso interno, che è la mente. Ci sono dunque undici sensi. Secondo Rapila, la natura materiale è eterna e onnipotente. In origine non esiste lo spirito, e la materia non ha causa. La materia in sé è la causa prima di ogni cosa, l’onnipresente causa di tutte le cause. La filosofia sànkhya considera l’energia globale (il maha-tattva), il falso ego e i cinque oggetti della percezione dei sensi come le sette diverse manifestazioni della natura materiale che ha due aspetti: la causa materiale e la causa efficiente. Il purusa, il beneficiario, è immutabile, mentre la natura materiale è continuamente soggetta a trasformazioni. Ma benché la natura materiale sia inerte, rappresenta la causa di piacere e di salvezza per molte creature viventi. Le sue attività sono situate al di là del concetto di percezione sensoriale, eppure si può presupporre in essi un’intelligenza superiore. La natura materiale è una sola, ma a causa dell’interazione dei tre gutia, può produrre la totalità dell’energia e la meravigliosa manifestazione cosmica. Queste trasformazioni dividono la natura materiale in due aspetti, la causa efficiente e la causa materiale. Il puru$a, il beneficiario, è inattivo e privo di qualità materiali, benché sia simultaneamente il padrone che esiste separatamente in ogni corpo, come l’emblema stesso della conoscenza. Con la comprensione della causa materiale è possibile immaginare che il purufa, il beneficiario, essendo distaccato dall’attività, sia alieno da ogni forma di godimento o di controllo. La filosofia sankhya, dopo avere definito la natura della prakrti (la natura materiale) e del purufa (il beneficiario), afferma che la creazione è solo un prodotto della loro unione o del loro reciproco avvicinamento.

Grazie a questo contatto si manifesta-no nella natura materiale i sintomi della vita, ma si può presupporre nella persona del beneficiario, il purusa, 1’esistenza dei poteri di controllo e di godimento. Quando per mancanza di sufficiente conoscenza è soggetto all’illusione, il puru$a Si sente il beneficiario, mentre quando raggiunge la piena conoscenza è liberato. Nella filosofia sànkhya il purufa è definito sempre indifferente alle attività della prakrti.

I filosofi sànkhya accettano tre categorie di evidenze: la percezione diretta, l’ipotesi e l’autorità tradizionale. Quando tale evidenza è completa tutto è perfetto. In questa perfezione è compreso anche il procedimento dell’analogia. Non esistono altre prove al di là di queste evidenze. Non si hanno molte controversie a proposito della percezione diretta o dell’ autorità tradizionale. Il sistema filosofico sànkhya accetta come cause della manifestazione cosmica tre categorie di azione —parim&n&t (trasfor-mazione), samanvayàt (assestamento) e saktitah, (manifestazione dell’ energia).”

Nel suo commento al Vedànta-sùtra, Srlla Baladeva Vidyabhusana ha cercato di contestare la validità di tale conclusione, perché egli pensa che screditando queste cosiddette cause della manifestazione cosmica l’intera filosofia s&nkhya possa essere annientata. I filosofi materialisti accettano la materia come la causa materiale ed efficiente della creazione; per loro, la materia è la causa di ogni categoria di manifestazione. Generalmente, essi fanno l’esempio dell’argilla e del vaso per l’acqua. L’argilla è la causa del vaso, ma nello stesso tempo può essere considerata sia la causa che l’effetto. Il vaso è l’effetto e l’argilla la causa, ma l’argilla è visibile in ogni luogo. Un albero è materia, eppure produce frutti. L’acqua è materia, eppure scorre. Similmente, dicono i filosofi sankhya, la materia è la causa del movimento e della produzione. Secondo loro, la materia può essere considerata la causa efficiente e la causa materiale di tutto ciò che esiste nella manifestazione cosmica.

Per questa ragione Srlla Baladeva Vidya- bhùsana ha enunciato la natura del pradhàna nel modo seguente:

“La natura materiale è inerte, e in quanto tale non può essere la causa della materia, né come causa materiale né come causa efficiente. Quando si guarda la meravigliosa organizzazione e amministrazione della manife-stazione cosmica generalmente si è indotti a pensare che dietro a tutto questo ci sia un cervello vivente, perché senza una mente cosciente una simile organizzazione non potrebbe sussistere. Non si può pensare che una simile organizzazione possa esistere senza una direzione cosciente. Nella nostra esperienza pratica non abbiamo mai visto mattoni inerti costruire autonomamente un palazzo.

L’esempio del vaso e dell’argilla non può essere accettato perché un vaso non ha alcuna percezione di piacere o di sofferenza. Tale percezione è interiore, perciò l’involucro corporeo o il vaso dell’acqua non possono essere in sincronia.

Talvolta gli scienziati materialisti sostengono che l’albero cresce spon-taneamente dalla terra, senza l’opera di un giardiniere, perché questa è la tendenza della materia. Essi considerano materiale anche la capacità intuitiva che gli esseri hanno con sé fin dalla nascita. Ma tendenze materiali come la capacità intuitiva presente nel corpo non possono essere considerate indipendenti, perché suggeriscono 1’esistenza di un’anima spirituale all’interno del corpo. In realtà l’albero e il corpo dell’essere non hanno in sé né tendenza né intuizioni; queste esistono soltanto perché nel corpo è presente l’anima. A questo proposito può essere molto utile l’esempio dell’autoveicolo e del guidatore. Un’autovettura ha la tendenza a svoltare a destra o a sinistra, ma non possiamo dire che è la vettura stessa, in quanto materia, a svoltare a destra o a sinistra senza la guida dell’autista. Un’automobile materiale non ha né tendenze né intuizioni indipendenti da quelle del guidatore che si trova al volante. Lo stesso principio si applica alla crescita “automatica” degli alberi nella foresta. Questa crescita ha luogo grazie alla presenza dell’anima nell’albero.

Talvolta gli sciocchi pensano che siccome gli scorpioni escono dai mucchi di riso, sia il riso stesso a produrre gli scorpioni. In realtà, invece, è la femmina dello scorpione che depone le sue uova in mezzo al riso, e il calore della fermentazione fa si che le uova si schiudano, dando alla luce i piccoli scorpioni, che una volta cresciuti si faranno strada tra il riso. Ciò non significa che il riso produca gli scorpioni. Similmente, vediamo che talvolta da letti o giacigli sporchi nascono le pulci, ma ciò non significa che le pulci nascano dai letti. È l’anima vivente che approfittando della sporcizia del letto entra a prendere un corpo. Esistono diverse forme di esseri viventi. Alcuni nascono da embrioni, altri da uova e altri dalla fermentazione del sudore. Differenti creature viventi appaiono in differenti modi, ma non dobbiamo concludere che sia la materia a produrre queste creature viventi.

L’esempio citato dai materialisti, cioè la presunta nascita ‘automatica’ degli alberi dalla terra, segue il medesimo principio. Approfittando di condizioni ben precise, dalla terra nasce un essere vivente. Secondo la Brhad-Hranyaka Upanisad, ogni essere è costretto dalla volontà divina a prendere un certo tipo di corpo, sulla base delle sue attività passate. Esistono molte varietà di corpi, e l’anima, per volontà divina, assume corpi di differenti forme.

Quando una persona pensa, ‘io faccio questo’, quell’‘io' non si riferisce al corpo, ma sta a indicare qualcosa di più del corpo, qualcosa che si trova nel corpo. In questo senso, il corpo non ha né tendenze né intuizioni, che appartengono invece all’anima situata nel corpo. Talvolta gli scienziati materialisti suggeriscono che la nascita di un figlio sia determinata dalla tendenza a unirsi presente nei corpi maschili e femminili, ma dal momento che il purusa, secondo la filosofia del sànkhya, è sempre al di là di ogni attrazione, da dove viene questa tendenza a generare ?

Talvolta gli scienziati materialisti portano l’esempio del latte, che inacidisce automaticamente, e dell’acqua distillata che dalle nuvole cade sulla terra per produrre differenti specie di alberi e penetra nelle diverse varietà di fiori e di frutti con differenti profumi e gusti. Essi affermano quindi che la materia produce autonomamente diverse varietà di cose materiali. Per rispondere a questo argomento, riportiamo l’affermazione della Brihad-àranyaka Upanisad: differenti tipi di esseri viventi sono introdotti in differenti forme corporee per volontà di un potere supremo. Sotto il controllo supremo le diverse anime, sulla base delle loro attività passate, ottengono la possibilità di assumere una particolare forma cor-porea, come quella di un albero, di mammifero, di uccello o di belva feroce, e cosi, in circostanze diverse, sviluppano differenti tendenze.

Anche la Bhagavad-gltà afferma:

purusah prakrti-stho hi bhunkte prakrti-jàn gunàn
kàranam guna-sango ’sya sad-asad-yoni-janmasu

‘L’essere che vive nella natura materiale segue le leggi della vita, e gode delle tre influenze della natura a causa del contatto con la natura materiale. Proprio per questa ragione incontra il bene e il male in varie specie di vita.’ (B.g., 13.22)

L’anima riceve differenti forme corporee. Se per esempio, alcune anime non ricevessero corpi differenti di albero, non si potrebbero avere differenti specie di frutti e di fiori. Ogni varietà di albero produce una particolare varietà di frutti e di fiori, e non si può dire che tra le varie specie non esistano differenze. Un albero individuale non produce fiori o frutti di diversi colori o sapori. Si tratta di classi ben definite nell’ambito degli esseri umani, dei mammiferi, degli uccelli e delle altre specie. Esistono innumerevoli esseri viventi, e le attività da loro compiute nel mondo materiale sulla base delle differenti interazioni delle influenze della natura materiale, offrono loro la possibilità di sperimentare differenti modi di vivere. Dobbiamo quindi comprendere che il pradhàna, la materia, non può agire senza la spinta di una creatura vivente. Ne consegue che la teoria materialista secondo la quale la materia agisce indipendentemente non può essere accettata.

La materia è detta prakrti, termine che si riferisce all’energia femminile. La donna è prakfti, femminile. Una femmina non può generare un figlio senza il contatto con il purusa, il maschio. È il purusa che causa la nascita del figlio, perché introduce l’anima racchiusa nello spermatozoo nel grembo della donna. La donna, come causa materiale, fornisce all’anima il nuovo corpo, e come causa efficiente dà nascita al bambino. Ma sebbene la donna sembri essere la causa efficiente e materiale della nascita del bambino, in origine è il purusa, il maschio, la causa del bambino. Similmente, questo mondo materiale dà origine alla varietà di manifestazioni perché Garbhodakasàyl Visnu penetra nell’universo. Egli non è presente solo nell’universo, ma anche nel corpo di ogni creatura vivente, e perfino nell’atomo. La Brahma- samhità insegna che l’Anima Suprema è presente nell’universo, nell’atomo e nel cuore di ogni creatura vivente. Perciò nessun uomo che abbia una conoscenza sufficiente della materia e dello spirito potrà accettare la teoria secondo cui la materia è la causa dell’intera manifestazione cosmica.

Talvolta i materialisti presentano come argomento l’esempio del latte che è prodotto automaticamente dalla mucca che si è nutrita del fieno. Similmente, essi dicono, la natura materiale, in differenti circostanze, produce la varietà delle manifestazioni. Secondo questa logica, la materia sarebbe quindi la causa originaria. Per respingere questo argomento, possiamo dire che anche un animale della stessa specie della mucca —il toro, per la precisione— si nutre dello stesso fieno, ma non produce latte. Date le circostanze, non possiamo dire che il fieno produca latte in una determinata specie. Si deve perciò concludere che deve esistere un controllo superiore, come conferma la Bhagavad-gità (9.10) con le parole del Signore, mayàdhyaksena prakrtih sùyate sa-caràcaram: ‘Questa natura materiale agisce sotto il Mio controllo, o figlio di KuntI, e produce tutti gli esseri mobili e immobili.’ Il Signore Supremo dice, mayàdhyaksena (‘sotto il Mio controllo’).

Quando desidera che la mucca produca latte mangiando il fieno, il latte compare, e quando non lo desidera, il foraggio non produce latte. Se la natura materiale fosse in grado di produrre latte attraverso il fieno, anche un covone di fieno potrebbe produrre latte facilmente. Ma questo è chiaramente impossibile. E lo stesso fieno, mangiato da una femmina umana non riesce a produrre latte. Questo è il significato dell’affermazione della Bhagavad-gità: ogni cosa si verifica soltanto per ordine di una volontà superiore. La materia in sé non ha alcun potere di produrre in modo indipendente. Si può concludere quindi affermando che la materia, essendo priva di conoscenza in sé, non può essere la causa della creazione materiale. Il creatore supremo è Dio, la Persona Sovrana.

Se la materia fosse considerata la causa originale della creazione, tutte le Scritture autorevoli del mondo sarebbero inutili, perché in tutte le Scritture, e specialmente nella Manu-smrti, è detto che Dio, la Persona Suprema, è il supremo creatore. La Manu-smrti è considerata la guida vedica più elevata per l’umanità. Manu ha dato le sue leggi al genere umano, e nella Manu-smrti è chiaramente affermato che prima della creazione l’intero spazio universale era costituito unicamente di tenebre, privo di conoscenza e di varietà, e situato in uno stato di completa sospensione, simile a un sogno. Tutto era tenebre. Allora Dio, la Persona Suprema, entrò nello spazio universale, e benché Egli sia invisibile, creò la manifestazione cosmica visibile. Nel mondo materiale Dio, la Persona Suprema, non è manifesto con la Sua presenza personale, ma l’esistenza della manifestazione cosmica nelle sue diverse varietà è la dimostrazione che ogni cosa è stata creata sotto la Sua direzione. Egli è penetrato nell’ Universo con tutte le potenze creatrici, dissipando le tenebre dallo spazio illimitato.

La forma di Dio, la Persona Suprema, è definita trascendentale, molto sottile, eterna, onnipresente, inconcepibile e perciò non-manifestata ai sensi materiali di una creatura vivente condizionata. Egli desiderò espandersi in molti esseri viventi, e con questo desiderio creò dapprima una vasta distesa di acqua nello spazio universale, fecondandola poi con gli esseri viventi. In seguito al processo di fecondazione apparve un corpo massiccio che risplendeva còme migliaia di soli, e conteneva Brahmà, il primo principio creativo. Anche il grande Paràsara Rsi ha confermato tutto ciò nel Visnu Puràna. Egli afferma che la manifestazione cosmica visibile ai nostri occhi è prodotta da Sri Vishnu ed è mantenuta sotto la Sua protezione. Egli è il principale sostegno e il distruttore della forma universale.

Questa manifestazione cosmica è una delle diverse energie di Dio, la Persona Suprema. Come un ragno secerne saliva e tesse la sua tela con i suoi movimenti, ma poi riassorbe la tela in sé, cosi Srl Visnu produce questa manifestazione cosmica dal Suo corpo trascendentale, e alla fine la riassorbe in Sé stesso. Tutti i grandi saggi della tradizione vedica hanno accettato il fatto che Dio, la Persona Suprema, sia il creatore originale.

Si sostiene talvolta che le speculazioni impersonali dei grandi filosofi siano destinate a farci progredire nella conoscenza indipendentemente dai principi rituali religiosi. Ma in realtà sono i principi rituali religiosi il mezzo per progredire nella conoscenza spirituale. Col compimento dei riti religiosi si raggiunge alla fine la mèta suprema della conoscenza, grazie alla quale sarà possibile comprendere che Vàsudeva, Dio, la Persona Suprema, è la causa di ogni cosa. La Bhagavad-gità afferma chiaramente che anche coloro che sostengono unicamente l’importanza della cono-scenza, slegata da qualsiasi procedimento rituale religioso, possono progredire nella conoscenza solo dopo innumerevoli vite di speculazione prima di poter arrivare alla conclusione che Vàsudeva è la causa suprema di tutto ciò che esiste. Come risultato, per aver raggiunto l’obiettivo dell’esistenza, un saggio o uno studioso cosi elevato si sottomette a Dio, la Persona Suprema. Infatti le cerimonie rituali religiose sono destinate a purificare la mente contaminata in questo mondo materiale, e la speciale caratteristica di quest’era di Kali consiste proprio nella facilità di mettere in pratica il processo di purificazione della mente da ogni contaminazione col canto dei santi nomi di Dio —Hare Krsna, Hare Krsna, Krsna Krsna, Hare Hare.

Un’ingiunzione vedica afferma, sarve veda yat pradamànantv. tutta la conoscenza vedica mira a cercare Dio, la Persona Suprema, e in un altro passo i Veda ingiungono, nàràyana-parà vedàh: i Veda hanno lo scopo di farci comprendere Naràyana, il Signore Supremo. Similmente, anche la Bhagavad-gUà conferma, vedais ca sarvair aham eva vedyah: lo scopo di tutti i Veda è quello di conoscere Krsna. L’obiettivo principale dello studio dei Veda, del compimento dei sacrifici vedici e della speculazione filosofica sul Vedànta-sùtra consiste quindi nel comprendere Krsna. Chi accetta il punto di vista degli impersonalisti che sostengono la teoria del vuoto, o della non-esistenza di Dio, la Persona Suprema, sta dunque rifiutando lo studio dei Veda. La speculazione impersonale mira a confutare la conclusione dei Veda. Ogni presentazione speculativa imper-sonalista deve dunque essere considerata contraria ai principi dei Veda e delle Scritture autorevoli. Poiché le speculazioni degli impersonalisti non seguono i principi dei Veda, la loro conclusione dev’essere considerata contraria ai principi vedici. Tutto ciò che non è sostenuto dai principi vedici dev’essere considerato immaginario, e non corroborato da sufficienti dimostrazioni. Nessuna spiegazione impersonalista delle Scritture vediche può quindi essere accettata.

Se una persona cerca di annullare le conclusioni dei Veda accettando Scritture non autentiche o addirittura inventate potrà molto difficilmente arrivare alla giusta conclusione sulla Verità Assoluta. II metodo per risolvere le contraddizioni di due diverse Scritture consiste nel riferirsi ai Veda, perché le affermazioni dei Veda sono considerate il verdetto finale. Quando ci riferiamo a una particolare Scrittura dobbiamo essere sicuri che essa sia autentica, e se è autentica dovrà seguire rigidamente le regole vediche. Se qualcuno presenta una dottrina alternativa, frutto della sua speculazione, tale dottrina si rivelerà inutile, perché ogni dottrina filosofica che cerchi di dimostrare che l’evidenza vedica è priva di significato, si dimostra immediatamente a sua volta priva di significato. Tutti i seguaci dei Veda sono unanimi nell’accettare l'autorità di Manu e Paràsara e dei loro successori nella catena di maestri spirituali. Le loro affermazioni, però, non sostengono la filosofia dell’ateo Kapila, perché il Kapila di cui parlano i Veda è un altro Kapila, il figlio di Kardama e Devahùti. L’ateo Kapila è un discendente della dinastia di Agni ed è un’anima condizionata. Il Kapila figlio di Kardama Muni, invece, è considerato un’incarnazione di Vàsudeva. Il Padma Pur&na testimonia che Dio, la Persona Suprema, Vàsudeva, appare nella forma di Kapila, e diffondendo la filosofia sànkhya teista, la insegna a tutti gli esseri celesti e a un bràhmana di nome Àsuri.

Nella dottrina del Kapila ateo numerose affermazioni sono in diretto contrasto con i principi vedici. Il Kapila ateo non accetta Dio, la Persona Suprema, e afferma che l’essere individuale stesso è il Signore Supremo, e non vi è nessuno piu grande di lui. Il suo concetto di presunta vita condizionata e liberata è materiale; egli rifiuta inoltre di accettare l’importanza del tempo immortale. Tutte queste affermazioni si oppongono decisamente ai principi del Vedànta-sùtra.”
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RKC Mayapur
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RKC


Estero


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Inserito il - 16/11/2015 : 11:07:37  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna,

nelle seguenti spiegazioni e' confutata la teoria del "parinama-vada", detta "Teoria della Trasformazione (di Dio)", tipicamente utilizzata dai filosofi mayavadi per sostenere l'uguaglianza tra Dio e l'essere individuale (la goccia e l'Oceano, nell'esempio che stiamo analizzando).

Buona lettura, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)
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RKC Mayapur
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RKC


Estero


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Inserito il - 16/11/2015 : 11:08:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CITAZIONE NUMERO 2

Dalla Sri Caitanya Caritamrita, Adi Lila, Capitolo 7:

VERSO 121

TRADUZIONE

“Nel suo Vedànta-sutra Srila Vyasadeva ha spiegato che tutto ciò che esiste non è che una trasformazione dell’energia del Signore. Sankaracarya, invece, ha sviato il mondo affermando che Vyàsadeva si era sbagliato. In questo modo ha sollevato una grande opposizione al teismo in tutto il mondo”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“Srila Bhaktivinoda Thakura spiega: “Nel Vedànta-sùtra di Srila Vyàsadeva è definitivamente affermato che tutta la manifestazione cosmica è il risultato della trasformazione delle varie energie del Signore. Sankaracarya, invece, non accettando l’esistenza dell’energia del Signore, pensa che sia stato il Signore stesso a trasformarsi. Servendosi di molte chiare afferma-zioni tratte dalle Scritture vediche, le ha distorte per cercare di provare che se Dio, la Verità Assoluta, Si fosse trasformato, la Sua unità ne sarebbe stata disturbata. Cosi accusava Srila Vyasadeva di essersi sbagliato. Nello sviluppare la sua filosofia del monismo, dunque, ha affermato il vivarta-vàda, la teoria màyàvàda dell’illusione.’’

Nel secondo capitolo del Brahma-sùtra, si trova questa prima citazione: tad ananyatvam àrambhana-sabdàdibhyah. Commentando questo sùtra nel suo sàriraka-bhàsya, Sankaràcàrya ha introdotto l’affermazione vacà- rambhanam vikàro nàmadheyam tratta dalla Chàndogya Upanisad, per cercare di provare che è sbagliato accettare la trasformazione dell’energia del Signore Supremo. Egli ha cercato di sfidare questa trasformazione dell’energia in modo contorto, come spiegheremo più avanti. Poiché la sua concezione di Dio è impersonale, non crede che l’intera manifestazione cosmica sia una trasformazione dell’energia del Signore perché, non appena si accettano le diverse energie della Verità Assoluta, bisogna immediatamente accettare il fatto che la Verità Assoluta è personale, non impersonale. Una persona può creare molte cose usando le sue energie. Per esempio, un uomo d’affari trasforma la sua energia aprendo molte grandi fabbriche e organizzazioni commerciali, eppure rimane una per-sona, benché la sua energia si sia trasformata in queste numerose fabbriche o aziende commerciali. I filosofi màyàvàdì non capiscono questo semplice fatto. I loro minuscoli cervelli e la loro scarsa conoscenza non permettono loro di trovare illuminazione sufficiente per capire che quando l’energia di un uomo si trasforma, l’uomo stesso non è cambiato, ma rimane sempre la medesima persona.

Poiché non credeva alla trasformazione dell’energia della Verità Assoluta, Sankaràcàrya ha presentato la propria teoria dell’illusione. Secondo questa teoria, la Verità Assoluta non si trasforma mai, ma siamo noi a pensare che Essa si sia trasformata, il che è illusione. Sankaràcàrya non crede alla trasformazione dell’energia della Verità Assoluta, perché afferma che tutto è uno, e che anche l’essere individuale è uno con il Supremo. Questa è la teoria màyavàda.
Srila Vyasadeva ha spiegato che la Verità Assoluta è una persona dotata di differenti potenze. Soltanto con il Suo desiderio di creare l’universo, e con uno sguardo (sa aiksata), Egli ha creato questo mondo materiale (sa asrjata). Dopo la creazione, Egli rimane la stessa persona; non Si è trasformato in tutto ciò che esiste. Bisogna accettare il fatto che il Signore possiede inconcepibili energie e che per Suo ordine e per Sua volontà tutte queste diverse manifestazioni sono venute a esistere. Nel Vedànta-sùtra è detto, sa-tattvato ’nyathà-bhuddhir vikàra ity udàhritah. Questo mantra indica che da un fatto viene generato un altro fatto. Per esempio, un padre è una realtà, e il figlio da lui generato è un’altra realtà. Entrambi sono reali, benché uno sia stato generato dall’altro. La generazione di una seconda realtà indipendente da una prima realtà è detta vikàra, la trasformazione che ha come risultato un prodotto. Il Brahman Supremo è la Verità Assoluta, e le altre energie che sono emanate da Lui esistono separatamente, nella forma degli esseri viventi e della manifestazione cosmica, e sono anch’esse reali. Questo è un esempio di trasformazione detto vikàra o parinàma. Per dare un altro esempio di vikàra, il latte è una realtà, ma lo stesso latte può essere trasformato in yogurt. Cosi lo yogurt è una trasformazione del latte, benché gli ingredienti dello yogurt e del latte siano gli stessi.

Nella Chàndogya Upanisad troviamo il mantra seguente: aitad àtmyam idam sarvam. Questo mantra indica, senza alcun dubbio, che il mondo intero è Brahman. La Verità Assoluta possiede inconcepibili energie, come conferma la Svetàsvatara Upanisad (parasya saktir vividhaiva srùyate), e l’intera manifestazione cosmica è la prova delle differenti energie del Signore Supremo. Il Signore Supremo è una realtà; perciò anche tutto ciò che è creato dal Signore Supremo è reale. Tutto è reale e completo (pùrnam), ma il pùrnam originale, la verità completa e assoluta, rimane sempre il medesimo. Pùrnàt pùrnam udacyate pùrnasya pùrnam àdàya. Dio, la Verità Assoluta, è cosi perfetto, che sebbene innumerevoli energie emanino da Lui e manifestino creazioni che sembrano differenti da Lui, continua a mantenere la Sua personalità. Non Si deteriora mai, in nessuna circostanza.

Dobbiamo concludere che l’intera manifestazione cosmica sia una trasformazione dell’energia del Signore Supremo, e non del Signore Supremo stesso, della Verità Assoluta, che rimane immutato. Il mondo materiale e gli esseri individuali sono trasformazioni dell’energia del Signore, la Verità Assoluta, il Brahman, che è la fonte originale. In altre parole, la Verità Assoluta, il Brahman, è l’ingrediente originale, e le altre manife-stazioni sono trasformazioni di questo ingrediente. Questo è confermato anche nella Taittirìya Upanisad. Yato và imàni bhùtàni jàyante: “L’intera manifestazione cosmica è resa possibile dalla Verità Assoluta, da Dio, la Persona Suprema.” In questo verso è indicato che il Brahman, la Verità Assoluta, è la causa originale, e che gli esseri viventi (jfva) e la manifesta-zione cosmica sono gli effetti di questa causa. Poiché la causa è reale, anche gli effetti sono reali. Non sono illusori. §ankaracàrya ha cercato di dimostrare, in modo consistente, che considerare il mondo materiale e i jìva come prodotti del Signore Supremo è un’illusione, perché in questo concetto l’esistenza del mondo materiale e dei jìva è differente e separata da quella della Verità Assoluta. Con questo gioco di parole i filosofi màyàvàdì hanno diffuso il motto brahma satyam jagan-mithyà che dichiara reale la Verità Assoluta, ma illusoria la manifestazione cosmica e gli esseri individuali, ossia afferma che tutti in realtà sono la Verità Assoluta, e che il mondo materiale e gli esseri individuali non esistono separatamente. Bisogna dunque concludere che Sankaràcàrya, al fine di presentare il Signore Supremo, gli esseri individuali e la natura materiale come indivisibili e privi di conoscenza, cerca di coprire le glorie di Dio, la Persona Suprema. Egli sostiene che la manifestazione cosmica materiale sia mithyà, falsa, ma questo è un grosso errore. Se Dio, la Persona Suprema, è reale, come potrebbe essere falsa la Sua creazione? Perfino nella nostra vita di tutti i giorni, non possiamo pensare che la manifestazione cosmica materiale sia falsa. Per questo i filosofi vaisnava affermano che la creazione cosmica non è falsa, ma temporanea. È separata da Dio, la Persona Suprema, ma poiché è stata creata in modo meraviglioso dall' energia del Signore, dire che sia falsa è offensivo.

I non-devoti apprezzano praticamente la meravigliosa creazione della natura materiale, ma non riescono ad apprezzare l’intelligenza e l’energia di Dio, la Persona Suprema, che sta dietro a questa creazione materiale. Sripàda Ràmànujàcàrya, però, cita un sùtra vedico, àtmà va idam agra àsìt, che spiega come l’àtmà suprema, la Verità Assoluta, esisteva prima della creazione. Si potrebbe obiettare: “Se Dio, la Persona Suprema, è comple-tamente spirituale, com’è possibile che sia l’origine della creazione e possieda in Sé energie materiali e spirituali insieme?” Per rispondere a questa sfida, Sripada Ràmànujàcàrya cita un mantra della Taiitiriya Upanisad nel quale è affermato:

yato va imàni bhùtàni jàyante
yena jàtàni jivanti
yat prayanty abhisamvisanti

Questo mantra conferma che l’intera manifestazione cosmica emana dalla Verità Assoluta, riposa sulla Verità Assoluta e dopo la distruzione rientra di nuovo nel corpo della Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema. L’essere individuale è in origine spirituale e quando entra nel mondo spirituale o nel corpo del Signore Supremo, mantiene la propria identità di anima individuale. A questo proposito Sripada Ràmànujàcàrya dà l’esempio di un uccello verde che entra tra le foglie di un albero, ma non si fonde in esso; mantiene piuttosto la sua identità di uccello, benché sembri fondersi nel verde dell’albero. Per dare un altro esempio, un animale che entra nella foresta mantiene la sua individualità, benché apparentemente sembri sparire nella foresta. Cosi, nell’esistenza materiale, sia l’energia materiale sia gli esseri viventi, che appartengono alla potenza marginale, mantengono la propria individualità. Cosi, sebbene le energie di Dio, la Persona Suprema, interagiscano con la manifestazione cosmica, ciascuna mantiene la propria esistenza individuale separata. Il fondersi nell’energia spirituale o materiale, dunque, non comporta la perdita dell’individualità. Secondo la teoria di Sri Ràmànujapàda, detta visistàdvaita, benché tutte le energie del Signore siano unite, ognuna mantiene la propria individualità (vaisistya).

Sripada Sankaracarya ha cercato di sviare i lettori del Vedànta-sùtra distorcendo il significato delle parole ànandamayo ’bhyàsàt, e ha cercato perfino di criticare Vyàsadeva. Non è necessario esaminare qui tutti i codici del Vedànta-sùtra perché intendiamo presentare il Vedànta-sùtra in un volume a parte”.


VERSO 122

TRADUZIONE

“Secondo Sankaràcàrya, accettando la teoria della trasformazione dell’ energia del Signore, si crea un’illusione accettando indirettamente che la Verità Assoluta Si sia trasformata”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Srila Bhaktivinoda Thàkura spiega che se non si riesce a comprendere chiaramente il significato del parinàma-vàda, della trasformazione dell’ energia, non si potrà certamente comprendere la realtà di questa manifestazione cosmica materiale e degli esseri individuali. Nella Chàndogya Upanisad è detto, san-mùlàh saumyemàh prajàh sadàyatanàh sat-pratisthàh (Chà. U., 6.8.4). Il mondo materiale e gli esseri viventi sono entità separate e sono eternamente reali, non falsi. Sankaràcàrya, invece, temendo a torto che con il parinàma-vàda (con la trasformazione di energia) il Brahman sarebbe rimasto trasformato (vikàri), ha immaginato che il mondo materiale e gli esseri viventi siano falsi, e privi d’individua-lità. Con i suoi giochi di parole ha cercato di dimostrare che l’identità individuale degli esseri viventi e del mondo materiale è illusoria, e ha citato l’esempio di chi scambia una corda per un serpente, o una conchiglia di madreperla per un pezzo d’oro. In questo modo ha ingannato in modo odioso la gente.

Nella Màndùkya Upanisad è citato l’esempio che consiste nello scam-biare una corda per un serpente, ma in questo caso esso è destinato a spiegare l’errore di chi identifica il corpo con l’anima. Poiché in realtà l’anima è una particella spirituale, come conferma la Bhagavad-gita (mamaivàmso jìva-loke), è solo a causa dell’illusione (vivarta-vàda) che l’essere umano identifica il corpo con il vero sé, come un animale. Questo è un esempio appropriato di vivarta, d’illusione. Il verso atattvato ’nyathà- buddhir vivarta ity udàhrtah illustra tale illusione. Non conoscere la realtà dei fatti e scambiare una cosa per un’altra (come, per esempio, pensare di essere il corpo) è detto vivarta-vàda. Ogni essere condizionato che scambi il corpo per l’anima è confuso da questo vivarta-vàda. La filosofia del vivarta-vàda può attaccarci quando dimentichiamo l’inconce-pibile potere di Dio, la Persona Suprema e onnipotente.
Nella Isopanisad è spiegato come Dio, la Persona Suprema, rimanga sempre immutato, senza mai cambiare: pùrnasya pùrnam àdàya pùryam evàvasisyate. Dio è completo. Anche se da Lui emana una manifestazione completa, Egli continua a essere completo. La creazione materiale si manifesta dall’energia del Signore, ma Egli è sempre la stessa persona. La Sua forma, le Sue qualità, ciò che Lo circonda e tutto ciò che si riferisce a Lui non si deteriorano mai. Srila Jiva Gosvàml, nel suo Paramàtma-sandarbha, commenta cosi il vivarta-vàda: “Sotto l’illusione del vivarta-vàda si arriva a immaginare che gli esseri separati, cioè la manifestazione cosmica e gli esseri viventi, costituiscano un’unità col Brahman. Questa impressione è dovuta alla completa ignoranza della realtà. Il Parabrahman, la Verità Assoluta, è sempre uno e sempre lo stesso. Egli è completamente libero da ogni altra concezione di esistenza. È completamente libero dal falso ego, perché è la perfetta identità spirituale. È assolutamente impossibile che Egli sia soggetto all’ignoranza e cada sotto l’incantesimo di una concezione errata (vivarta-vàda). La Verità Assoluta supera le nostre concezioni. Dobbiamo ammettere che possiede qualità imma-colate che non condivide con tutti gli esseri. Non è mai contaminato nemmeno dalla minima ombra dei difetti degli esseri comuni. Tutti devono dunque comprendere che la Verità Assoluta è dotata di inconcepi-bili potenze.”


VERSO 123

TRADUZIONE

“La trasformazione dell’energia è un fatto provato. La falsa identifi-cazione del corpo, invece, è un’illusione”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“Il jiva, l’essere individuale, è la scintilla spirituale che è parte di Dio, la Persona Suprema. Sfortunatamente, egli pensa che il corpo sia il suo sé e questa errata concezione, detta vivarta, consiste nello scambiare l’illusione per verità. Il corpo non è il sé, ma gli animali e gli sciocchi pensano che sia cosi. Vivarta (illusione) non indica però un cambiamento nell’identità dell’anima spirituale. È illusione soltanto il concetto che il corpo sia il sé. Similmente, Dio, la Persona Suprema, non cambia quando la Sua energia esterna, composta dagli otto elementi grossolani e sottili elencati nella Bhagavad-gita (bhùmir apo ’nalo vàyuh, ecc.), agisce e reagisce in differenti fasi".


VERSO 124

TRADUZIONE

“Dio, la Persona Suprema, è ricco di ogni opulenza. Perciò, con le Sue inconcepibili energie ha trasformato la manifestazione cosmica materiale”.


VERSO 125

TRADUZIONE

“Usando l’esempio della pietra filosofale, che con la sua energia trasforma il ferro in oro, pur rimanendo sempre uguale, possiamo capire che sebbene trasformi le Sue innumerevoli energie, Dio, la Persona Suprema, rimane sempre immutato”.


VERSO 126

TRADUZIONE

“Sebbene produca molte varietà di gemme preziose, la pietra filosofale rimane sempre la stessa e la sua forma originale non cambia”.


VERSO 127

TRADUZIONE

“Se negli oggetti materiali può esistere una potenza cosi inconcepibile, perché non dovremmo credere all’inconcepibile potenza di Dio, la Persona Suprema ?”

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“L’argomento addotto da Sri Caitanya Mahàprabhu in questo verso può essere compreso molto facilmente anche da una persona comune; basta pensare all’opera del Sole che da tempo immemorabile fornisce luce e calore in quantità illimitata, eppure non ha mai visto diminuire, seppure di un minimo, il proprio potere. La scienza moderna crede che sia la luce del Sole a mantenere l’intera manifestazione cosmica, e in realtà possiamo vedere che le azioni e le reazioni della luce del Sole mantengono l’ordine in tutto l’universo. I vegetali crescono e i pianeti orbitano grazie alla luce e al calore del Sole. Per questa ragione talvolta gli scienziati moderni pensano che il Sole sia la causa originale della creazione, senza sapere che il Sole non è che un mezzo, anch’esso creato dalla suprema energia di Dio, la Persona Suprema. Oltre al Sole e alla pietra filosofale, esistono molti altri oggetti materiali che trasformano la loro energia in differenti modi, pur rima-nendo tali e quali. Non è dunque necessario che la causa originale, Dio, la Persona Suprema, cambi a causa dei cambiamenti o delle trasformazioni delle Sue differenti energie.
La falsità delle spiegazioni di Sripada Sankaràcàrya a proposito del vivarta-vàda e del parinàma-vàda è stata dimostrata dagli àcàrya vaisnava, specialmente da Jiva Gosvàmi, secondo la cui opinione, in realtà, Sankara non aveva capito il Vedànta-sutra. Nella spiegazione che Sankara dà del sùtra, ànandamayo ’bhyàsàt, il termine màyat è interpretato con un tale gioco di parole che la sua stessa spiegazione dimostra quanto poco egli conoscesse il Vedànta-sutra, e che volesse piuttosto sostenere la sua teoria impersonalista sulla base dei codici della filosofia del Vedànta. Infatti, non riusci’ comunque nel suo intento, perché i suoi argomenti non sono molto validi. A questo proposito, Srila Jiva Gosvami cita il codice brahma-puccham pratista, il quale ci dà la testimonianza vedica che il Brahman è l’origine di ogni cosa.

Secondo Jiva Gosvami, spiegando questo verso, Sripada Sankaracàrya interpretò diverse parole sanscrite in modo tale da far pensare che Vyasadeva avesse ben poca conoscenza della logica superiore. Tale non curante deviazione dal vero significato del Vedànta-sùtra ha creato una categoria di persone che con i loro giochi di parole cercano di trarre significati indiretti dalle Scritture vediche, in particolar modo dalla Bhagavad-gita. Una di queste persone è arrivata a dire che la parola kuruksetra si riferisce al corpo. Tuttavia, simili interpretazioni inducono a pensare che né Sri Krishna né Vyasadeva avessero il giusto senso dell’uso della parola e delle regole etimologiche. In questo modo si giunge a desumere che non potendo Sri Krishna intuire il significato di ciò che diceva, e non potendo Vyasadeva conoscere ciò che stava scrivendo, Sri Krishna lasciasse il Suo libro incompleto e incomprensibile solo affinché i màyàvàdi potessero spiegarlo più tardi.

Ma queste interpretazioni dimostrano soltanto quanto scarso sia il senso filosofico dei loro sostenitori. Invece di sprecare il proprio tempo a tentare inutilmente di derivare tali significati indiretti dal Vedànta-sùtra e da altre Scritture vediche, bisogna accettare cosi come sono le parole di questi libri. Nel presentare la Bhagavad-gita cosi com’è, non abbiamo cambiato il signi-ficato delle parole originali. Similmente, se studiamo il Vedànta-sùtra cosi com’è, senza manipolarne capricciosamente il contenuto, potremo com-prendere facilmente il Vedànta-sùtra. Perciò Srila Vyasadeva spiega il Vedànta-sùtra a cominciare dal primo sùtra, janmàdy asya yatah, nello Srìmad-Bhàgavatam:

janmàdy asya yato ’nvayàd itaratas càrthesu abhijnah sva-ràt

‘‘Medito su di Lui [Sri Krishna], la realtà trascendentale, la causa primordiale di tutte le cause, dal Quale tutti gli universi manifestati hanno origine, nel Quale essi dimorano e dal Quale infine sono distrutti. Medito su di Lui, il Signore eternamente splendente, che è direttamente e indirettamente consapevole di ogni manifestazione, pur essendo pienamente indipen-dente.”

Dio, la Persona Suprema, sa benissimo come fare ogni cosa nel modo più perfetto. Egli è abhijnah, sempre perfettamente consapevole. Per questo il Signore nella Bhagavad-gita (7.26) afferma di conoscere ogni cosa, passata, presente e futura, ma soltanto un devoto può conoscere Lui cosi com’è. Perciò Dio, la Persona Suprema, la Verità Assoluta, può essere compreso, almeno parzialmente, dai devoti del Signore, mentre i filosofi mayavadi, che sprecano il loro tempo a speculare sulla Verità Assoluta, non approderanno a nulla”.


VERSO 128

TRADUZIONE

“La vibrazione sonora vedica, l’omkara, la parola iniziale delle Scritture vediche, è la base di tutte le vibrazioni vediche. Bisogna dunque accettare l'omkàra come la rappresentazione sonora di Dio, la Persona Suprema, e il ricettacolo della manifestazione cosmica”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

La Bhagavad-gità (8.13) descrive cosi le glorie dell’omkàra:

om ity ekàksararh brahma vyàharan màm anusmaran yak prayàti tyajan deham sa yàti paramàm gatim

Questo verso indica che l’omkàra, detto anche pranava, è la rappresentazione diretta di Dio, la Persona Suprema. Perciò, se al momento della morte ricordiamo semplicemente l’omkàra, ricorderemo Dio, la Persona Suprema, e saremo cosi trasferiti immediatamente nel mondo spirituale. L’omkàra è il principio fondamentale di tutti i mantra vedici, perché è una rappresentazione di Sri Krishna, e conoscere Krishna costituisce l’obiettivo supremo dei Veda, com’è spiegato nella Bhagavad-gità (vedais ca sarvair aham eva vedyah).

I filosofi màyàvàdi non riescono a capire queste semplici spiegazioni contenute nella Bhagavad-gità, eppure sono molto orgogliosi di chiamarsi vedantisti. Per questa ragione talvolta ci riferiamo ai filosofi vedànti definendoli privi di denti (danta significa anche “denti” e ve “senza”). Le affermazioni della filosofia di Sankaràcàrya, che rappresentano i denti dei filosofi màyàvàdi, sono regolarmente spezzati dai validi argomenti dei filosofi vaisnava, come i grandi àcàrya, e in particolare Ràmanujàcarya. Sripada Ramanujàcàrya e Madhvacarya spezzano i denti dei filosofi mayavadi, che possono quindi essere chiamati vedànti nel significato di “sdentati”.

La vibrazione trascendentale dell’omkàra è spiegata nella Bhagavad- gìtà (8.13):

om ity ekàksararh brahma vyàharan màm anusmaran yak prayàti tyajan deharn sa yàti paramani gatim

“Dopo essersi situati nella pratica dello yoga, ripetendo la sacra sillaba om, suprema unione di lettere, se si pensa a Dio, la Persona Suprema, e si lascia il corpo, si raggiungeranno sicuramente i pianeti spirituali.” Se si comprende veramente che l’omkàra è la rappresentazione sonora di Dio, la Persona Suprema —che si canti l’omkàra o il mantra Hare Krishna— il risultato sarà certamente il medesimo.
La vibrazione trascendentale dell’ omkàra è ulteriormente spiegata nella Bhagavad-gita (9.17):

pitàham asya jagato màtà dhàtà pitàmahah vedyath pavitram orhkàra rk sòma yajur eva ca

"Di questo universo Io sono il padre, la madre, il sostegno e l’antenato. Io sono l’oggetto della conoscenza, il purificatore supremo e la sillaba om. Io sono anche il Rig-veda, il Sàma-veda e lo Yajur-veda."

In modo analogo anche il verso ventitré del diciassettesimo capitolo della Bhagavad-gita spiega il suono trascendentale om:

om-tat-sad iti nirdeso
brahmanas tri-vidhah smritah
bràhmanàs tena vedàs ca
yajnàs ca vihitàh purà

“Fin dall’inizio della creazione, le tre sillabe om tat sat servono a designare la Verità Suprema e Assoluta [Brahman]. Per la soddisfazione del Supremo i bràhmana le pronunciano durante il canto degli inni vedici e il compimento dei sacrifici.”

In tutte le Scritture vediche si parla chiaramente delle glorie dell’omkàra. Nel suo trattato Bhagavat-sandarbha, Srila Jiva Gosvàmi spiega che nelle Scritture vediche l’omkàra è considerato la vibrazione sonora del santo nome di Dio, la Persona Suprema. Solo questa vibrazione sonora trascendentale può liberare l’anima condizionata dagli artigli di maya.

Talvolta l’omkara è definito anche il liberatore (tara). Lo Srimad-Bhàgavatam comincia con la vibrazione omkàra: om namo bhagavate vasudevaya. Per questo il grande commentatore Sridhara Svami afferma che l’omkara è tarankura, il seme della liberazione dal mondo materiale. Poiché Dio, la Persona Suprema, è assoluto, il Suo santo nome e la Sua vibrazione sonora, l’omkara, non sono differenti da Lui stesso. Caitanya Mahaprabhu dice che il santo nome, ossia l’omkara, la rappresentazione trascendentale di Dio, la Persona Suprema, possiede tutte le potenze di Dio, la Persona Suprema.

namnam akari bahudha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah

Tutte le potenze sono investite nella santa vibrazione del santo nome del Signore. Non c’è dubbio che il santo nome del Signore, l’omkara, sia Dio stesso, la Persona Suprema. In altre parole, chiunque canti l’omkara e il santo nome del Signore, Hare Krsna, incontra immediatamente e diret-tamente il Signore Supremo nella Sua forma sonora. Nel Narada- pancaratra è chiaramente affermato che Dio, la Persona Suprema, Nàrayana, appare personalmente a colui che s’impegna nel canto dell’astaksara, il mantra di otto sillabe, om namo narayanaya. Nella Mandhukya Upanisad, un’affermazione simile spiega che tutto ciò che vediamo nel mondo spirituale è un’espansione della potenza spirituale dell’omkara.

Sulla base di tutte le Upanisad, Srila Jiva Gosvami afferma che l’omkara è la Verità Suprema e Assoluta, il che è confermato da tutti gli acarya e da tutte le autorità. L’omkara non ha inizio, è immutabile, supremo e libero dal deterioramento e dalla contaminazione esterna. L’omkara è l’origine, la metà e la fine di ogni cosa, e tutti gli esseri viventi che acquisiscono tale comprensione dell’omkara raggiungono la perfe-zione dell’identità spirituale nell’omkara.

L’omkara, situato nel cuore di ognuno, è ìsvara, Dio, la Persona Suprema, com’è confermato nella Bhagavad-gìtà (ìsvarah sarva-bhùtanam hrid-dese ’rjuna tisthati). L’omkarara equivale a Vishnu, perché è onnipresente come Lui. Chi sa che l’omkara e Sri Vishnu sono identici non dovrà più lamentarsi né desiderare nulla.

Chi canta l’omkara non dovrà più rimanere un sùdra, ma raggiungerà immediatamente la posizione di brahmana. Basta il semplice canto dell’omkara per comprendere che l’intera creazione è un’unità completa, un’espansione dell’energia del Signore Supremo. Idam hi visvam bhagavan ivetaro, yato jagat-sthana-nirodha-sambhavah: "Dio, la Persona Suprema, è il cosmo stesso, eppure ne è distaccato. Da Lui soltanto questa manifestazione cosmica ha avuto origine, in Lui trova sostegno, e in Lui rientra dopo la distruzione.” (S.B., 1.5.20)

Benché coloro che non capiscono possano arrivare a conclusioni differenti, lo Srìmad-Bhàgavatam afferma che l’intera manifestazione cosmica è soltanto un’espansione dell’energia del Signore Supremo. È possibile realizzare tutto ciò col semplice canto del santo nome del Signore, l’omkàra.
Non si deve però concludere scioccamente che data l’onnipotenza di Dio, la Persona Suprema, sia stata ideata una combinazione di lettere —a, u e m— per rappresentarLo. In realtà, il suono trascendentale omkàra, benché sia l’unione delle tre lettere a, u e m, possiede una potenza trascendentale, e chi lo pronuncia realizza ben presto che l’omkara non è differente da Sri Vishnu.

Krishna dichiara, pranavah sarva-vedesu: “Io sono la sillaba om nei mantra vedici.” (B.g., 7.8) Bisogna quindi concludere che tra le molte manifestazioni di Dio, la Persona Suprema, l’omkara Ne sia la manifestazione sonora. Tutti i Veda accettano questa realtà. Bisogna sempre ricordare che il santo nome del Signore e il Signore stesso sono sempre indentici (abhinnatvàn nàma-nàminoh). Poiché l’omkàra è il principio fondamentale di tutta la conoscenza vedica, viene pronunciato ogni volta che si dà inizio al canto di un inno vedico. Senza Yorhkàra, nessun mantra vedico può avere successo. I Gosvàmi dichiarano dunque che il pranava (omkàra) è la rappresentazione completa di Dio, la Persona Suprema, e analizzano l’omkàra nei suoi elementi alfabetici costitutivi:
a-kàrenocyate Krishnah sarva lokaika-nàyakah
u-kàrenocyate ràdhà ma-kàro jìva-vàcakah

L’omkàra è una combinazione di lettere a, u e m. A-kàrenocyate krsnah: la lettera a (a-kàra) si riferisce a Krsna, che è sarva-lokaika-nàyakah, il padrone di tutti gli esseri di tutti i pianeti, materiali e spirituali. Nàyaka significa “capo” o “guida”. Egli è la guida suprema (nityo nityànàm cetanas cetanànàm). La lettera u (u-kàra) indica Srimatl RàdhàrànI, la potenza di piacere di Krishna, e m (ma-kàra) indica gli esseri individuali (i jiva). Perciò om è l’unione completa di Krsna, della Sua potenza e dei Suoi eterni servitori.

In altre parole, l’omkàra rappresenta Krishna, il Suo nome, la Sua fama, i Suoi divertimenti, le Sue espansioni, i Suoi devoti, le Sue potenze, ciò che Lo circonda e tutto ciò che a Lui si riferisce. Sarva-visva-dhàma: l’omkàra è il sostegno di ogni cosa, proprio come Krishna è il sostegno di ogni cosa (brahmano hi pratisthàham). I filosofi màyàvàdì pensano che molti mantra vedici siano il mahà-vàkya, il principale mantra vedico, come tattvamasi (Chàndogya Upanisad 6.8.7), idam sarvarh yadayam àtmà e brahmedam sarvam (Brhad-àranyaka Upanisad 2-5.1), àtmai-vedarh sarvam (Chàndogya Upanisad 7.25.2), e neha nànàsti kincana (Katha Upanisad 2.1.11). Ma essi commettono un grave errore. Solo l’omkàra è il mahà-vàkya. Tutti questi altri mantra che i màyàvàdì considerano mahà-vàkya sono soltanto secondari. Non possono essere considerati il mahà-vàkya, il mahà-mantra. Il mantra tattvamasi indica solo una comprensione parziale dei Veda, a differenza dell’omkàra, che rappresenta la piena comprensione dei Veda. Per questa ragione il suono trascendentale che comprende tutta la conoscenza vedica è l’omkàra (pranava).

A parte l’omkàra, nessuna delle parole pronunciate dai seguaci di Sankaracarya possono essere considerate il mahà-vàkya. Sono soltanto note secondarie. Sankaràcarya, però, non ha mai raccomandato il canto del mahà-vàkya omkàra; ha accettato solo tattvamasi come il mahà-vàkya. Poiché immaginava che l’essere individuale fosse Dio, ha distorto il significato di tutti i mantra del Vedànta-sùtra allo scopo di dimostrare che gli esseri viventi e la Verità Suprema e Assoluta non hanno un’identità separata. Questi tentativi sono simili al tentativo di quel politico che cercava di dimostrare la non-violenza attraverso la Bhagavad-gità. Krishna è violento verso i demoni, e cercare di provare che Krishna sia non-violento significa in ultima analisi negare Krishna. Poiché queste spiegazioni della Bhagavad-gità sono assurde, nessun uomo ragionevole e sano di mente le accetterà. Attualmente il Vedànta-sùtra non è strumentalizzato soltanto dai cosiddetti vedànti, ma anche da altre persone prive di scrupoli, tanto degradate che arrivano a raccomandare ai sannyàsi il consumo di carne, di pesce e di uova. In questo modo, i cosiddetti seguaci di Sankara, i màyàvàdì impersonalisti, non fanno che sprofondare sempre più in basso. Come potrebbero questi uomini degradati spiegare il Vedànta-sùtra, che è l’essenza di tutte le Scritture vediche?

Sri Caitanya Mahaprabhu ha dichiarato, màyàvàdi-bhàsya sunile haya sarva-nàsa: chiunque ascolti il commento al Vedànta-sùtra attraverso gli insegnamenti della scuola filosofica màyàvàda è completamente perduto. Come spiega la Bhagavad-gità, vedais ca sarvair aham eva vedyah: tutte le Scritture vediche mirano a comprendere Krishna (B.g., 15.15); la filosofia màyàvàda, invece, si è allontanata da Krishna. Per questa ragione c’è un grande bisogno che il movimento per la coscienza di Krsna sia presente in tutto il mondo per salvare il mondo dalla degradazione. Ogni uomo intelligente e ragionevole deve abbandonare le spiegazioni filosofiche dei màyàvàdì e accettare la SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada degli àcàrya vaisnava. Bisognerebbe leggere la Bhagavad-gità cosi com’è per cercare di capire qual è il vero obiettivo dei Veda.


VERSO 129

TRADUZIONE

“L’intento di Dio, la Persona Suprema, è quello di presentare il pranava omkàra come la fonte di ogni conoscenza. Le parole tat tvam asi sono soltanto una SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada parziale della conoscenza vedica”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Tat tvam osi significa "tu sei quella stessa identità spirituale".


VERSO 130

TRADUZIONE

“Nei Veda il pranava [omkàra] è il mahà-vàkya [il mahà-mantra]. I seguaci di Sankaràcàrya cercano di celare questa verità per sottolineare, senza alcuna autorità, l’importanza del mantra tat tvam asi”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“I filosofi màyavàdi danno grande importanza ad affermazioni come tat tvam osi, so’ham e cosi’ via, ma non pongono in rilievo il vero maha-mantra, il pranava (omkara). Per questa ragione, a causa della loro errata presentazione della conoscenza vedica, si rendono colpevoli della più grave offesa ai piedi di loto del Signore. Caitanya MahSprabhu afferma chiaramente, mayavadi krsna aparadi. I filosofi mayavadi si macchiano delle peggiori offese nei confronti di Sri Krishna. Sri Krishna dichiara:
tan aham dvisatah kruran
samsaresu naradhaman
ksipamy ajasram asubhan
asurisv eva yonisu
“Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto nell’oceano dell’esistenza materiale nelle svariate forme di vita demoniaca.” (B.g16.19) Poiché sono invidiosi di Krishna, dopo la morte i filosofi mayàvadi dovranno vivere in forma di vita demoniache. Alle parole di Krishna nella Bhagavad-gita (9.34), man manà bhava mad-bhakto mad-yaji mam namaskuru (“impegna sempre la tua mente nel pensare a Me, offriMi i tuoi omaggi e adoraMi”), uno studioso demoniaco asserisce che non è a Krishna che dobbiamo sottometterci. Questa persona sta già soffrendo in questa vita e dovrà continuare a soffrire nella prossima, se in questa vita non avrà sofferto abbastanza per pagare il suo debito. Bisogna stare molto attenti a non invidiare Dio, la Persona Suprema. Perciò, nel verso che se-gue, Sri Caitanya Mahaprabhu dichiara apertamente l’obiettivo dei Veda”.


VERSO 131

TRADUZIONE

“Tutte le Scritture vediche e i sùtra si propongono di guidare la comprensione di Sri Krishna, ma i seguaci di Sankaràcàrya hanno coperto il vero significato dei Veda con spiegazioni indirette”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“È detto:

vede ramayane caiva puràne bhàrate tathà àdàv ante ca madhye ca harih sarvatra gìyate

Nelle Scritture vediche, che comprendono il Rdmàyaria, i Pur dna e il Mahabharata, dall’inizio (àdau) fino alla fine (ante ca), e anche a metà (madhye ca), l’unico oggetto di studio è Hari, Dio, la Persona Suprema”.


VERSO 132

TRADUZIONE

“Le Scritture vediche, molto chiare per sé stesse, sono la testimonianza più elevata, ma se vengono interpretate, perdono la loro intrinseca e chiara evidenza”.

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“Spesso citiamo le testimonianze dei Veda per sostenere le nostre affermazioni, ma se le interpretiamo ai nostri fini rendiamo l’autorità dei Veda imperfetta o addirittura inutile. In altre parole, quando si inter-pretano le affermazioni dei Veda si minimizza il valore dell’evidenza vedica. Quando una persona cita un passo dei Veda, vuol dire che considera autorevoli quelle affermazioni. Come si può dunque pretendere di strumentalizzare l’autorità ai propri fini? Questo è un caso di principiis obsta”.

VERSO 133

TRADUZIONE

‘‘La scuola màyàvàda, lasciando da parte il vero significato delle Scritture vediche, facilmente comprensibili, ha introdotto significati indi-retti basati sull'immaginazione, al fine di dimostrare la propria filosofia.”

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

“Per sfortuna, l’interpretazione dei seguaci di Sankara è arrivata prati-camente in tutto il mondo. C’è dunque urgente bisogno di presentare il significato originale, naturale e facilmente comprensibile, delle Scritture vediche. Perciò abbiamo cominciato con la presentazione della Bhagavad-gita cosi com’è, e ci proponiamo di presentare tutte le Scritture vediche sulla base del significato diretto della loro terminologia”.

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RKC Mayapur
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Inserito il - 17/11/2015 : 12:40:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Infine, la seguente spiegazione confuta in particolare, con dettagli specifici, la teoria buddhista nei suoi 9 argomenti, punto per punto.

E' riportata in lingua Inglese in quanto il testo di riferimento, La Sri Caitanya Caritamrita, Madhya Lila, di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, non e' ancora stato tradotto in Italiano per la versione on-line.

Tuttavia e' disponibile in Italiano nella versione cartacea, e si puo' richiedere a questa pagina: www.radiokrishna.com/carrello

Il libro che contiene questa spiegazione (al verso 49 del capitolo 9) corrisponde al codice "CC-004 - Caitanya Caritamrita volume 4", cioe' al secondo volume della sezione Madhya lila (nell'edizione "Grandi Classici dell'India"), della Caitanya Caritamrita.

E' possibile anche richiedere l'intera collana usando il codice CC-CGC

Uno degli scopi del citare queste dettagliate spiegazioni, nella presente discussione, e' quello di dimostrare la profondita' e la completezza della scienza trascendentale vaisnava, anche nel campo della logica, in tutti gli aspetti che si vogliano considerare.

Buona lettura, Hare Krishna !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)
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RKC Mayapur
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Inserito il - 17/11/2015 : 12:50:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
CITAZIONE NUMERO 3

Dalla Sri Caitanya Caritamrita, Madhya Lila, Capitolo 9:

VERSO 49

TRANSLATION [TRADUZIONE]

"The scriptures of the Buddhist cult are chiefly based on argument and logic, and they contain nine chief principles. Because Sri Caitanya Mahaprabhu defeated them in their argument, they could not establish their cult".

PURPORT [SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada]

"Srila Bhaktivinoda Thakura states that according to the Buddhist cult there are two ways of understanding philosophy. One is called Hinayana, and the other is called Mahayanaa. Along the Buddhist path there are nine principles: (1) The creation is eternal; therefore there is no need to accept a creator. (2) This cosmic manifestation is false. (3) "I am" is the truth. (4) There is repetition of birth and death. (5) Lord Buddha is the only source of understanding the truth. (6) The principle of nirvana, or annihilation, is the ultimate goal. (7) The philosophy of Buddha is the only philosophical path. (8) The Vedas are compiled by human beings. (9) Pious activities, showing mercy to others and so on are advised.

No one can attain the Absolute Truth by argument. One may be very expert in logic, and another person may be even more expert in the art of argument. Because there is so much word jugglery in logic, one can never come to the real conclusion about the Absolute Truth by argument. The followers of Vedic principles understand this. However, it is seen here that Sri Caitanya Mahaprabhu defeated the Buddhist philosophy by argument. Those who are preachers in ISKCON will certainly meet many people who believe in intellectual arguments. Most of these people do not believe in the authority of the Vedas. Nevertheless, they accept intellectual speculation and argument. Therefore the preachers of Krsna consciousness should be prepared to defeat others by argument, just as Sri Caitanya Mahaprabhu did. In this verse it is clearly said, tarkei khandila prabhu. Lord Sri Caitanya Mahaprabhu put forward such a strong argument that they could not counter Him to establish their cult.

Their first principle is that the creation is always existing. But if this is the case, there can be no theory of annihilation. The Buddhists maintain that annihilation, or dissolution, is the highest truth. If the creation is eternally existing, there is no question of dissolution or annihilation. This argument is not very strong because by practical experience we see that material things have a beginning, a middle and an end. The ultimate aim of the Buddhist philosophy is to dissolve the body. This is proposed because the body has a beginning. Similarly, the entire cosmic manifestation is also a gigantic body, but if we accept the fact that it is always existing, there can be no question of annihilation. Therefore the attempt to annihilate everything in order to attain zero is an absurdity. By our own practical experience we have to accept the beginning of creation, and when we accept the beginning, we must accept a creator. Such a creator must possess an all-pervasive body, as pointed out in the Bhagavad-gita (13.14):

sarvatah pani-padam tat
sarvato-'ksi-siro-mukham
sarvatah sruti-mal loke
sarvam avrtya tisthati

"Everywhere are His hands and legs, His eyes, heads and faces, and He has ears everywhere. In this way the Supersoul exists, pervading everything."

The Supreme Person must be present everywhere. His body existed before the creation; otherwise He could not be the creator. If the Supreme Person is a created being, there can be no question of a creator. The conclusion is that the cosmic manifestation is certainly created at a certain time, and the creator existed before the creation; therefore the creator is not a created being. The creator is Param Brahman, or the Supreme Spirit. Matter is not only subordinate to spirit but is actually created on the basis of spirit. When the spirit soul enters the womb of a mother, the body is created by material ingredients supplied by the mother. Everything is created in the material world, and consequently there must be a creator who is the Supreme Spirit and who is distinct from matter. It is confirmed in the Bhagavad-gita that the material energy is inferior and that the spiritual energy is the living entity. Both inferior and superior energies belong to a supreme person.

The Buddhists argue that the world is false, but this is not valid. The world is temporary, but it is not false. As long as we have the body, we must suffer the pleasures and pains of the body, even though we are not the body. We may not take these pleasures and pains very seriously, but they are factual nonetheless. We cannot actually say that they are false. If the bodily pains and pleasures were false, the creation would be false also, and consequently no one would take very much interest in it. The conclusion is that the material creation is not false or imaginary, but it is temporary.

The Buddhists maintain that the principle "I am" is the Ultimate Truth, but this excludes the individuality of "I" and "you." If there is no "I" and "you," or individuality, there is no possibility of argument. The Buddhist philosophy depends on argument, but there can be no argument if one simply depends on "I am." There must be a "you," or another person also. The philosophy of duality--the existence of the individual soul and the Supersoul--must be there. This is confirmed in the Second Chapter of the Bhagavad-gita (2.12), wherein the Lord says:

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

"Never was there a time when I did not exist, nor you, nor all these kings; nor in the future shall any of us cease to be."

We existed in the past in different bodies, and after the annihilation of this body we shall exist in another body. The principle of the soul is eternal, and it exists in this body or in another body. Even in this lifetime we experience existence in a child's body, a youth's body, a man's body and an old body. After the annihilation of the body, we acquire another body. The Buddhist cult also accepts the philosophy of transmigration, but the Buddhists do not properly explain the next birth. There are 8,400,000 species of life, and our next birth may be in any one of them; therefore this human body is not guaranteed.

According to the Buddhist's fifth principle, Lord Buddha is the only source for the attainment of knowledge. We cannot accept this, for Lord Buddha rejected the principles of Vedic knowledge. One must accept a principle of standard knowledge because one cannot attain the Absolute Truth simply by intellectual speculation. If everyone is an authority, or if everyone accepts his own intelligence as the ultimate criterion--as is presently fashionable--the scriptures will be interpreted in many different ways, and everyone will claim that his own philosophy is supreme. This has become a very great problem, and everyone is interpreting scripture in his own way and setting up his own basis of authority. Yata mata tata patha. Now everybody and anybody is trying to establish his own theory as the ultimate truth. The Buddhists theorize that annihilation, or nirvana, is the ultimate goal. Annihilation applies to the body, but the spirit soul transmigrates from one body to another. If this were not the case, how can so many multifarious bodies come into existence? If the next birth is a fact, the next bodily form is also a fact. As soon as we accept a material body, we must accept the fact that that body will be annihilated and that we will have to accept another body. If all material bodies are doomed to annihilation, we must obtain a nonmaterial body, or a spiritual body, if we wish the next birth to be anything but false. How the spiritual body is attained is explained by Lord Krsna in the Bhagavad-gita (4.9):

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so 'rjuna

"One who knows the transcendental nature of My appearance and activities does not, upon leaving the body, take his birth again in this material world, but attains My eternal abode, O Arjuna."

This is the highest perfection--to give up one's material body and not accept another but to return home, back to Godhead. It is not that perfection means one's existence becomes void or zero. Existence continues, but if we positively want to annihilate the material body, we have to accept a spiritual body; otherwise there can be no eternality for the soul.

We cannot accept the theory that the Buddhist philosophy is the only way, for there are so many defects in that philosophy. A perfect philosophy is one that has no defects, and that is Vedanta philosophy. No one can point out any defects in Vedanta philosophy, and therefore we can conclude that Vedanta is the supreme philosophical way of understanding the truth. According to the Buddhist cult, the Vedas are compiled by ordinary human beings. If this were the case, they would not be authoritative. From the Vedic literature we understand that shortly after the creation Lord Brahma was instructed in the Vedas.

It is not that the Vedas were created by Brahma, although Brahma is the original person in the universe. If Brahma did not create the Vedas but he is acknowledged as the first created being, wherefrom did Vedic knowledge come to Brahma? Obviously the Vedas did not come from an ordinary person born in this material world. According to Srimad-Bhagavatam, tene brahma hrda ya adi-kavaye: after the creation, the Supreme Person imparted Vedic knowledge within the heart of Brahma. There was no person in the beginning of the creation other than Brahma, yet he did not compile the Vedas; therefore the conclusion is that the Vedas were not compiled by any created being. Vedic knowledge was given by the Supreme Personality of Godhead, who created this material world. This is also accepted by Sankaracarya, although he is not a Vaisnava.

It is stated that mercy is one of the qualities of a Buddhist, but mercy is a relative thing. We show our mercy to a subordinate or to one who is suffering more than ourselves. However, if there is a superior person present, the superior person cannot be the object of our mercy. Rather, we are objects for the mercy of the superior person. Therefore showing compassion and mercy is a relative activity. It is not the Absolute Truth. Apart from this, we also must know what actual mercy is. To give a sick man something forbidden for him to eat is not mercy. Rather, it is cruelty. Unless we know what mercy really is, we may create an undesirable situation. If we wish to show real mercy, we will preach Krsna consciousness in order to revive the lost consciousness of human beings, the living entity's original consciousness. Since the Buddhist philosophy does not admit the existence of the spirit soul, the so-called mercy of the Buddhists is defective".
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