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 Padasevanam
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Orlando
Utente Medio


Sicilia


19 Messaggi

Inserito il - 06/12/2015 : 20:16:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna!

Vorrei cortesemente sapere in cosa consiste il quarto dei nove metodi devozionali: pada-sevanam.

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1939 Messaggi

Inserito il - 10/12/2015 : 16:37:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Orlando, Hare Krishna, ben ritrovato sul forum di RKC e grazie per la domanda.

Come ci spiega Srila Prabhupada nel suo commento al verso 7.5.23-24 dello Srimad Bhagavatam, le attivita' comprese nel servizio devozionale al Signore secondo il metodo chiamato pada-sevanam sono le seguenti:

"[...]
Pada-sevanam. Secondo il gusto e la forza manifestata da ognuno, l’ascolto, il canto e il ricordo possono essere seguiti da pada-sevanam. Pensando costantemente ai piedi di loto del Signore si raggiunge la perfezione del ricordo; questa intensa attrazione al pensiero dei piedi di loto del Signore è detta pada-sevanam.

Quando una persona aderisce in particolare al metodo del pada-sevanam, questo metodo include gradualmente altri metodi; per esempio, vedere la forma del Signore, toccare la forma del Signore, girare attorno alla forma o al tempio del Signore, visitare luoghi come Jagannatha Puri, Dvaraka e Mathura per vedere la forma del Signore e fare il bagno nel Gange o nella Yamuna.

Bagnarsi nel Gange e servire un puro vaisnava sono detti anche tadiya-upasanam e rientrano anch’essi nella categoria del pada- sevanam. La parola tadìya significa "in relazione col Signore".

Il servizio al vaisnava, il servizio a Tulasì, al Gange e alla Yamuna sono compresi nel pada-sevanam".
[...]

-----------------------

Come si puo' intuire leggendo la prima riga, e' molto importante capire che i 9 metodi del servizio devozionali sono progressivi ed iniziano con sravanam, l'ascolto delle glorie e delle attivita' del Signore, da un maestro spirituale autentico (nel nostro caso, Srila Prabhupada).

Senza sravanam, non e' possibile capire chiaramente gli altri 8 metodi del servizio devozionale.
Questo punto fondamentale e' chiarito perfettamente nel commento citato, che riportiamo per intero nel prossimo post, a beneficio di tutti i lettori.

Del resto, pada-sevanam e' gia' compreso nel programma spirituale del mattino svolto ogni giorno nei templi dell'Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna (I.S.K.CON.) e non vi e' bisogno di dedicarvicisi separatamente.

Buon proseguimento e un caro saluto, Haribol !

Gokula Tulasi das
(RKC Mayapur)


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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1939 Messaggi

Inserito il - 10/12/2015 : 17:31:16  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
DALLO SRIMAD BHAGAVATAM - CANTO 7 - CAPITOLO 5 - VERSO 23-24

sri prahrada uvaca
sravanam kirtanam visnoh
smaranam pada-sevanam
arcanam vandanam dasyam
sakhyam atma-nivedanam

TRADUZIONE

Prahlada Maharaja disse:
Ascoltare e cantare il santo nome trascendentale, la forma, le qualità, i divertimenti di Srl Vishnu e ciò che lo circonda, ricordare ogni cosa, servire i piedi di loto del Signore, offrire al Signore una rispettosa adorazione mediante sedici differenti oggetti, offrire preghiere al Signore, diventare Suo servitore, considerare il Signore come il proprio migliore amico, e sottomettere ogni cosa a Lui [in altri termini, servirLo con il corpo, la mente e le parole] —questi nove metodi sono considerati puro servizio devozionale. Colui che ha dedicato la propria vita al servizio di Krishna mediante questi nove metodi dev’essere considerato la persona piu' colta perché ha raggiunto la perfetta conoscenza.

SPIEGAZIONE di Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Quando il padre di Prahlada Maharaja gli chiese di dire quello che aveva imparato, Prahlada considerò che ciò che aveva imparato dal suo maestro spirituale era il migliore insegnamento, mentre le nozioni relative alla diplomazia apprese dai suoi maestri materiali, Sanda e Amarka, erano inutili.

Bhaktih paresànubhavo viraktir anyatra ca (5.5., 11.2.42).
Questa è la caratteristica del puro servizio di devozione. Un puro devoto s’interessa solo del puro servizio devozionale e non delle questioni materiali. Per eseguire il servizio devozionale bisogna sempre impegnarsi nell’ascolto e nel canto di ciò che si riferisce a Krishna, o Sri Vishnu.

Il metodo dell’adorazione nel tempio è chiamato arcana, e sarà spiegato nelle pagine seguenti. Bisogna avere una fede completa nelle parole di Krishna, che afferma di essere il piu grande e il piu caro amico di tutti, suhrdam sarva-bhutànàm. Il devoto considera Krishna il suo unico amico, e questa relazione è detta sakhyam.

Pumsàrpità visnau. La parola pumsà significa “da tutti gli esseri viventi”. Non ci sono distinzioni che permettano soltanto a un uomo, o soltanto a un brahmano, di offrire al Signore il servizio devozionale. Tutti possono farlo. Come conferma la bhagavad-gita (9.32), striyò vaisyas tatha sudras te 'pi yanti param gatim: sebbene le donne, i vaisya e i sudra siano considerati meno intelligenti, anche loro possono diventare devoti e tornare alla loro dimora originale.

Talvolta, dopo aver compiuto un sacrificio una persona impegnata nelle attività interessate, secondo la tradizione, ne offre i risultati a Vishnu. Ma in questo verso è affermato, bhagavaty addhà: bisogna offrire ogni cosa a Vishnu direttamente. Questo è definito sannyasa, per distinguerlo dal semplice nyasa.

Un tridandi-sannyàsi porta tre danda, che simboleggiano il corpo, la mente e le parole (kaya-mano-vakya). Solo quando tutto è offerto a Sri Vishnu, si può cominciare il servizio devozionale. I lavoratori interessati compiono dapprima qualche attività virtuosa, indi ne offrono formalmente o ufficialmente i risultati a Vishnu. Ma il vero devoto offre dapprima la sua sottomissione a Krishna col corpo, la mente e le parole, e poi usa questo corpo, questa mente e queste parole per servire Krena nel modo che Krishna desidera.

Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura dà la seguente spiegazione nel suo Tathya. La parola sravana si riferisce all’ascolto; si devono ascoltare il santo nome e le descrizioni della forma, delle qualità, dei divertimenti del Signore e di ciò che Lo circonda, cosi come essi sono presentati nello Srimad- Bhagavatam, nella Bhagavad-gìta e in altre Scritture autorizzate. Dopo avere ascoltato questo messaggio bisogna memorizzare queste vibrazioni e ripeterle (kirtanam).

Smaranam significa cercare di capire sempre meglio il Signore Supremo, e pada-sevanam significa impegnarsi nel servire i piedi di loto del Signore secondo il tempo e le circostanze. Arcanam significa adorare Srl Vishnu nel tempio, e vandanam significa offrire rispettosi omaggi. Man-mana bhava mad-bhakto mad-yajì mam namaskuru. Vandanam significa namaskuru, offrire omaggi e offrire preghiere.

Pensare di essere nitya-Krishna-dasa, eterni servitori di Krena, è detto dasyam, e sakhyam significa essere amici benevoli di Krishna. Krishna vuole che tutti si sottomettano a Lui perché tutti per natura sono Suoi servitori. Perciò, come amici sinceri di Krishna, dobbiamo predicare questa filosofia e chiedere a ogni persona di sottomettersi a Krishna. Àtma-nivedanam significa offrire tutto a Krishna, compreso il corpo, la mente, l’intelligenza e tutto ciò che possediamo.

Lo sforzo sincero di praticare questi nove metodi del servizio devozionale è detto tecnicamente bhakti. La parola addha significa “direttamente”. Non bisogna seguire l’esempio dei karmì, che compiono attività virtuose e poi ne offrono formalmente i risultati a Krishna. Questo è karma-kanda. Non si tratta di aspirare a godere dei risultati delle nostre azioni virtuose; bisogna, invece, dedicarsi completamente a Krishna e poi agire in modo virtuoso. In altre parole, dobbiamo agire per la soddisfazione di Sri Vishnu, e non per la soddisfazione dei nostri sensi. Questo è il significato del termine addha, “direttamente”.

anyabhilasita-sunyam
jnana-karmady-anavrtam
anukulyena Krishnanu
silanam bhaktir uttama

“Bisogna offrire un servizio d’amore trascendentale al Signore Supremo, Krishna, in modo favorevole, liberi dal desiderio del guadagno materiale e del frutto delle attività interessate o della speculazione filosofica. Questo è il puro servizio devozionale.”

Bisogna semplicemente soddisfare Krishna senza farsi influenzare dalla conoscenza interessata o dalle attività interessate. La Gopala-tapani Upanisad afferma che la parola bhakti indica l’impegno nel servizio devozionale offerto a Dio, la Persona Suprema, e a nessun altro. Questa Upanisad definisce la bhakti come l’offerta del servizio devozionale a Dio, la Persona Suprema. Per compiere il servizio devozionale bisogna essere liberati dal concetto della vita basato sul corpo e dall’aspirazione a trovare la felicità elevandosi ai sistemi planetari superiori. In altre parole, l’azione compiuta solo per la soddisfazione del Signore Supremo, senza alcun desiderio di benefici materiali, è detta bhakti. Bhakti è detta anche niskarma, libertà dai risultati delle attività interessate. Bhakti e niskarma sono situate al medesimo livello, sebbene il servizio devozionale e l’attività interessata possano apparire quasi identici.

I nove diversi metodi enunciati da Prahlada Maharaja, il quale li aveva appresi da Narada Muni, possono non essere tutti necessari per il compimento del servizio devozionale; se un devoto compie senza deviare uno soltanto di questi nove metodi può ottenere la misericordia di Dio, la Persona Suprema. Talvolta, nel compiere uno di questi metodi si trovano tracce degli altri metodi, il che non è contraddittorio per il devoto. Dedicarsi a uno di questi nove metodi (nava-laksana) è sufficiente, perché ogni metodo contiene gli altri otto. Ora parleremo di questi nove diversi metodi.

1. 1 ) Sravanam. Ascoltare il santo nome del Signore (sravanam) è l’inizio del servizio devozionale. Sebbene ognuno dei nove metodi sia sufficiente, nell’ ordine cronologico l’ascolto del santo nome del Signore rappresenta l’inizio. Infatti l’ascolto è essenziale.

Come spiega Sri Caitanya Mahaprabhu, ceto-darpana-marjanam: cantando il santo nome del Signore ci si purifica dalla concezione materiale dell’esistenza dovuta all’impura influenza della natura materiale. Quando le impurità sono spazzate via dal piu profondo del cuore, si può realizzare la forma di Dio, la Persona Suprema —isvarah paramah Krishnah sac-cid-ananda-vigrahah. Cosi, ascoltando il santo nome del Signore si arriva al livello di comprensione della forma personale del Signore.

Dopo avere realizzato la forma del Signore, si possono realizzare le trascendentali qualità del Signore, e in seguito si possono capire i compagni del Signore. In questo modo il devoto avanza progressivamente verso la completa comprensione del Signore via via che si risveglia alla realizzazione del santo nome, della forma, delle qualità trascendentali del Signore, di ciò che Gli appartiene e di tutto ciò che a Lui si riferisce.

Il metodo cronologico, quindi, è sravanam kirtanam visnoh. Questo stesso graduale metodo di comprensione vale anche per il canto e il ricordo.

Quando il canto del santo nome, della forma, delle qualità e di ciò che appartiene al Signore proviene dalla bocca di un puro devoto, l’ascolto e il canto sono molto piacevoli. Srila Sanatana Gosvami ci ha proibito di ascoltare le glorificazioni di un falso devoto o di un non-devoto.
Ascoltare lo Srimad-Bhagavatam è considerato il procedimento di ascolto piu' importante. Lo Srimad-Bhagavatam a ogni passo contiene il canto trascendentale del santo nome, perciò cantare e ascoltare lo Srimad-Bhagavatam è in sé stessa un’attività piena di gusto trascendentale.

Il nome trascendentale del Signore può essere ascoltato e cantato sulla base dell’attrazione del devoto. Si può cantare il santo nome di Sri Krishna, o il santo nome di Sri Rama, oppure il nome di Nrsimhadeva (ramadi-murtisu kala-niyamena tisthan). Il Signore ha innumerevoli forme e nomi, e i devoti possono meditare su una particolare forma e cantare il santo nome secondo la loro tendenza. La cosa migliore è ascoltare il santo nome, la descrizione della forma del Signore e tutto il resto, da un puro devoto che abbia il nostro stesso sentimento.

In altre parole, una persona attaccata a Krishna dovrebbe cantare e ascoltare da altri puri devoti che sono attaccati a Sri Krishna. Lo stesso principio si applica ai devoti attratti da Sri Rama, Sri Nrsimha e da altre forme del Signore. Poiché Krishna è la forma originale del Signore (Krishnas tu bhagavan svayam), la cosa migliore è ascoltare le glorie del nome, della forma e dei divertimenti di Sri Krishna da un devoto realizzato che è particolarmente attratto dalla forma di Sri Krishna.

Nello Srimad-Bhagavatam tanti devoti, come Sukadeva Gosvami, hanno descritto in particolare il santo nome, la forma e le qualità di Sri Krishna. Senza ascoltare il santo nome, la forma e le qualità del Signore, non è possibile capire chiaramente gli altri metodi del servizio devozionale.

Per questa ragione Sri Caitanya Mahaprabhu raccomanda di cantare il santo nome di Krishna, param vijayate sri-Krishna-sankirtanam. Se una persona è cosi fortunata da poter ascoltare le parole dei devoti realizzati, raggiungerà un facile successo sulla via del servizio devozionale. L’ascolto del santo nome, della forma e delle qualità del Signore è dunque essenziale.

Nello Srimad-Bhagavatam (1.5.11) si trova il verso seguente:

tad-vag-visargo janatagha-viplavo
yasmin prati-slokam abaddhavaty api
namany anantasya yaso-’nkitani yat
srinvanti gayanti grinanti sadhavah

“I versi che descrivono il nome, la forma e le qualità di Anantadeva, il Signore Supremo e infinito, hanno il potere di distruggere le conseguenze dei peccati dell’intero universo. Perciò, anche se la loro stesura presenta qualche irregolarità, queste Scritture sono sempre ascoltate, cantate e accolte da tutti i devoti che sono autorità in materia.”

A questo proposito Sridhara Svami osserva che il puro devoto approfitta della presenza di un altro puro devoto, cercando di ascoltare da lui ciò che si riferisce al santo nome, alla forma e alle qualità del Signore. Se un’occasione cosi favorevole non si presenta, egli canta e ascolta da solo il santo nome del Signore.

2. 2) Kìrtanam. Abbiamo già parlato dell’ascolto del santo nome, ora cerchiamo di capire che cos’è il canto del santo nome, la seconda tappa nel nostro elenco. La prima raccomandazione è quella di cantare ad alta voce. Nello Srimad-Bhagavatam Narada Muni riferisce di aver cominciato a viaggiare in tutto il mondo cantando il santo nome del Signore, libero dalla timidezza. Similmente, Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha consigliato:
trinad api sunicena taror api sahisnuna amaninà mànadena kirtaniyah sada harih

“Un devoto può cantare molto tranquillamente i santi nomi del Signore in modo umile, considerandosi inferiore a un filo d’erba, piu' tollerante di un albero ed essendo sempre pronto a offrire i propri omaggi a tutti senza aspettarsi onori in cambio. Queste qualità rendono piu facile il canto del santo nome del Signore.”

Chiunque può compiere facilmente questa glorificazione trascendentale, e anche chi è fisicamente inadatto, considerato inferiore ad altri, privo di qualità materiali o completamente privo di attività virtuose, può trarre beneficio dal canto del santo nome. Una nascita nobile, una grande cultura, un bell’aspetto fisico, la ricchezza e altri simili requisiti dovuti ad attività virtuose non sono affatto necessari per progredire nella vita spirituale; infatti, per avanzare basta cantare il santo nome.

Le Scritture vediche che sono fonti autentiche ci rivelano che specialmente in questa età, il kali-yuga, la gente in genere vive poco, ha abitudini deplorevoli e tende ad accettare pratiche devozionali che non sono autentiche. Inoltre, tutti sono sempre oppressi dalle condizioni materiali e sono, in maggioranza, sfortunati.

Date le circostanze, non è affatto possibile dedicarsi ad altri metodi —yajna, dama, tapah e kriyà— cioè sacrifici, carità e cosi via. Perciò è raccomandato:

harer nama harer nama harer nàmaiva kevalam
kalau nàsty eva nàsty eva nàsty eva gatir anyatha

“In quest’epoca di discordia e ipocrisia l’unico modo per liberarsi è cantare il santo nome del Signore. Non c’è altro modo, non c’è altro modo, non c’è altro modo.” Col semplice canto del santo nome del Signore si progredisce perfettamente nella vita spirituale. Questo è il metodo migliore per ottenere il successo nella vita.

Per quanto anche in altre epoche il canto del santo nome possieda la medesima potenza, esso è particolarmente efficace in quest’era di kali-yuga. Kirtanà deva Krishnasya mukta-sangah param vrajet: basta cantare il santo nome di Krishna per liberarsi e tornare a Dio, nella nostra dimora originale. Perciò, anche se una persona è capace di dedicarsi agli altri metodi del servizio devozionale, deve adottare il canto del santo nome come il metodo principale per avanzare nella vita spirituale.

Yajnaih sankirtana-pràyair yajanti hi sumedhasah: le persone dall’intelligenza molto acuta dovrebbero adottare questo metodo del canto dei santi nomi del Signore. Non bisogna però inventare forme diverse di canto, ma piuttosto aderire seriamente al canto del santo nome, cosi com’è raccomandato nelle Scritture:

hare Krishna hare Krishna Krishna Krishna hare hare
hare rama hare rama rama rama hare hare

Cantando il santo nome del Signore bisogna stare attenti a evitare le dieci offese. Sanat-kumàra spiega che anche se una persona ha una mentalità molto offensiva, si libera da tutte queste offese perché prende rifugio nel santo nome del Signore. Infatti, anche se un essere umano non è migliore di qualche altro bipede, sarà liberato se prende rifugio nel santo nome del Signore. Bisogna stare quindi molto attenti a non commettere offese ai piedi di loto del santo nome del Signore.

Elenchiamo qui le dieci offese:

1) Ingiuriare un devoto, specialmente un devoto impegnato nel diffondere le glorie del santo nome.

2) Considerare il nome di Siva o di qualche altro essere celeste uguale in potenza al santo nome di Dio, la Persona Suprema (nessuno è uguale a Dio, la Persona Suprema, e nessuno Gli è superiore).

3) Disobbedire alle istruzioni del maestro spirituale.

4) Disprezzare le Scritture vediche e le opere compilate sulla base delle conclusioni dei Veda.

5) Considerare esagerate le glorie del santo nome del Signore.

6) Interpretare il santo nome in un modo deviante.

7) Commettere attività peccaminose contando sulla potenza del santo nome.

8) Paragonare il canto del santo nome alle attività virtuose.

9) Parlare delle glorie del santo nome a una persona che non ha alcun interesse per questo canto.

10) Non sviluppare attaccamento spirituale ^r il canto del santo nome, anche dopo aver ascoltato tutti gli insegnamenti delle Scritture.

Non c’è modo di purificarsi per chi commette qualcuna di queste offese. Si raccomanda dunque a coloro che offendono i piedi del santo nome di continuare a cantare il santo nome, giorno e notte. Il canto costante del santo nome ci libererà dalle offese e allora potremo essere elevati al piano trascendentale, e a questo livello potremo cantare il santo nome in modo puro e sviluppare amore per Dio, la Persona Suprema.

La necessità di continuare a cantare il santo nome è raccomandata anche a chi commette offese. In altre parole, il canto del santo nome ci libera dalle offese stesse. Nel Nàma-kaumudì c’è una raccomandazione per chi offende i piedi di loto di un vaisnava. In seguito alle offese ci si deve sottomettere a questo vaisnava per riceverne il perdono; similmente, chi offende il canto del santo nome dovrebbe sottomettersi al santo nome per liberarsi dalle offese commesse.

A questo proposito ricordiamo l’affermazione di Daksa rivolta a Siva: “Non conoscevo le glorie della tua persona, perciò ho commesso una pubblica offesa ai tuoi piedi di loto. Ma tu sei cosi gentile che non l’hai raccolta, anzi, mentre cadevo a causa delle mie accuse verso di te, mi hai salvato col tuo sguardo misericordioso. Tu sei la persona piu grande e piu
nobile. Ti prego di scusarmi e di essere soddisfatto delle tue stesse grandi qualità.”

Bisogna essere molto umili per esprimere i propri desideri e per cantare preghiere composte al fine di glorificare il santo nome, quali ayi mukta-kulair upasya manam e nivritta-tarsair upagìyamanad. Bisogna cantare queste preghiere per liberarsi dalle offese ai piedi di loto del santo nome.

3. 3) Smaranam. Dopo essersi dedicati regolarmente ai metodi dell’ascolto e del canto, e dopo che il cuore si è purificato, si raccomanda smaranam, il ricordo. Nello Srimad-Bhagavatam (2.1.11), Sukadeva Gosvami dice al re Pariksit:

etan nirvidyamananam icchatam
akuto-bhayam yoginam nrpa
nirnìtam harer namanukìrtanam

“O re, per i grandi yogì che hanno completamente rinunciato a ogni legame materiale, per coloro che desiderano ogni piacere materiale e per coloro che sono soddisfatti nel sé grazie alla conoscenza trascendentale, è raccomandato il canto costante del santo nome del Signore.”

Secondo le diverse relazioni che gli esseri hanno con Dio, la Persona Suprema, esistono diverse varietà di canto del santo nome (namanukìrtanam), come pure, secondo le diverse relazioni e i diversi sentimenti, esistono cinque forme di ricordo:

1) Fare ricerche sull’adorazione di una particolare forma del Signore.

2) Concentrare la mente su un oggetto e ritrarre le attività della mente —pensare, sentire e volere— da ogni altro oggetto.

3) Concentrarsi su una particolare forma del Signore (meditazione).

4) Concentrare continuamente i pensieri sulla forma del Signore {dhruvanusmrti, perfetta meditazione).

5) Risvegliare il desiderio per concentrarsi su una particolare forma {samadhi o estasi).

La concentrazione mentale su specifici divertimenti del Signore in particolari circostanze è considerata anch’essa ricordo. Perciò il samadhi, l’estasi, può essere possibile in cinque differenti modi che corrispondono alle diverse relazioni. In particolare, l’estasi dei devoti nello stadio della neutralità è detta concentrazione mentale.

4. 4) Pada-sevanam. Secondo il gusto e la forza manifestata da ognuno, l’ascolto, il canto e il ricordo possono essere seguiti da pada-sevanam. Pensando costantemente ai piedi di loto del Signore si raggiunge la perfezione del ricordo; questa intensa attrazione al pensiero dei piedi di loto del Signore è detta pada-sevanam. Quando una persona aderisce in particolare al metodo del pada-sevanam, questo metodo include gradualmente altri metodi; per esempio, vedere la forma del Signore, toccare la forma del Signore, girare attorno alla forma o al tempio del Signore, visitare luoghi come Jagannàtha Puri, Dvaraka e Mathura per vedere la forma del Signore e fare il bagno nel Gange o nella Yamunà. Bagnarsi nel Gange e servire un puro vaisnava sono detti anche tadiya-upasanam e rientrano anch’essi nella categoria del pada-sevanam. La parola tadìya significa “in relazione col Signore”. H servizio al vaisnava, il servizio a Tulasì, al Gange e alla Yamuna sono compresi nel pada-sevanam. Tutte queste pratiche di pada-sevanam ci aiutano a fare rapidi progressi nella vita spirituale.

5. 5) Arcanam. Dopo pada-sevanam viene il metodo l'arcanam, l’adorazione della Divinità. Se una persona è interessata al metodo detto arcanam deve senza dubbio prendere rifugio in un maestro spirituale autentico e imparare da lui come agire a questo proposito. Ci sono molti libri che spiegano l'arcanam, in particolare il Narada-pancaratra. Il metodo del pancaratra è particolarmente raccomandato in quest’epoca per l'arcanam, l’adorazione della Divinità. Ci sono due sistemi di arcanam, il sistema bhagavata e il sistema pancaratriki. Nello Srimad-Bhagavatam non si raccomanda l’adorazione detta pancaratriki perché in questo kali-yuga, anche senza l’adorazione delle Divinità, tutto può essere reso perfetto grazie al semplice ascolto, al canto, al ricordo e all’adorazione dei piedi di loto del Signore.

Rupa Gosvami afferma:

sri-visnoh sravane parìksid abhavad vaiyasakih kìrtane
prahladah smarane tad-ahghri-bhajane laksmih prthuh pùjane
akruras tv abhivandane kapi-patir dasye ’tha sakhye ’rjunah
sarvasvatma-nivedane balir abhùt krsnaptir esam param

“Pariksit Maharaja raggiunse la liberazione con la semplice pratica dell’ ascolto e Sukadeva Gosvami con la semplice pratica del canto. Prahlada Maharaja raggiunse la salvezza ricordando il Signore. La dea della fortuna, Laksmìdevì, raggiunse la perfezione adorando i piedi di loto del Signore. Prithu Maharaja ottenne la salvezza adorandola Divinità del Signore, e Akrura ottenne la salvezza offrendo preghiere; Hanuman offrendo il suo servizio, Arjuna legandosi in amicizia con il Signore e Bali Maharaja offrendo ogni cosa al servizio del Signore.”

Tutti questi grandi devoti servirono il Signore seguendo un metodo particolare, ma tutti raggiunsero la liberazione e diventarono degni di tornare a Dio, nella loro dimora originale, com’è spiegato nello Srimad-Bhagavatam.

Si raccomanda dunque che i devoti iniziati seguano i principi del Narada- pancaratra adorando la Divinità nel tempio. La via dell’adorazione delle Divinità è molto raccomandata, specialmente per i devoti che vivono in famiglia e sono in possesso di numerosi beni materiali. Un devoto sposato che possiede denaro e non impegna il frutto delle sue dure fatiche al servizio del Signore è considerato avaro. Non si deve chiedere un servizio retribuito a brahmano professionisti per adorare la Divinità. Chi non adora personalmente la Divinità, ma paga dei servitori per farlo, è considerato pigro e questa sua adorazione alla Divinità è detta artificiale. Un ricco capofamiglia può procurarsi dei sontuosi oggetti di culto per l’adorazione della Divinità; questa adorazione diventa quindi obbligatoria per lui.

Il nostro Movimento per la Coscienza di Krishna è composto di brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasi, ma l’adorazione della Divinità nel tempio dovrebbe essere praticata in particolare dai devoti sposati. I brahmacari possono andare a predicare con i sannyasi, e i vanaprastha dovrebbero prepararsi per lo stadio successivo, il sannyàsa. I devoti grihastha, invece, s’impegnano generalmente in attività materiali, quindi, se non si impegnano nell’adorazione delle Divinità, rischieranno di cadere. Adorazione della Divinità significa seguire con precisione tutte le regole, e questo ci manterrà fissi nel servizio devozionale. Poiché generalmente gli uomini sposati hanno dei figli, le mogli possono impegnarsi nella cura dei bambini, cosi' com’è abitudine che le donne si occupino dell’insegnamento nelle scuole materne.

I devoti grihastha devono adottare l'arcana-vidhi, ossia l’adorazione della Divinità, secondo le istruzioni ricevute dal maestro spirituale. A proposito di coloro che non si possono impegnare direttamente nell’adorazione della Divinità nel tempio, troviamo questa affermazione nell’Agni Purana: ogni devoto sposato che per forza di circostanze non possa adorare la Divinità, deve almeno assistere a questa adorazione e in questo modo può ottenere ugualmente il successo. Il fine particolare nell’adorazione della Divinità è quello di tenersi sempre puri e puliti. I devoti grihastha dovrebbero essere dei veri modelli di pulizia.

L’adorazione della Divinità deve continuare insieme all’ascolto e al canto. Per questo, ogni mantra è preceduto dalla parola namah. Ogni mantra contiene in sé potenze specifiche delle quali il devoto grhastha deve approfittare. Sono molti i mantra preceduti dalla parola namah, ma cantando i santi nomi del Signore si ottiene l’effetto di cantare namah molte volte. Cantando il santo nome del Signore si può raggiungere il livello dell’amore per Dio. Ci si può chiedere allora a che cosa serva prendere l’iniziazione. In realtà, anche se il canto del santo nome è sufficiente a permetterci di progredire nella vita spirituale fino al livello dell’amore per Dio, siamo comunque sempre soggetti alla contaminazione per il fatto di possedere un corpo materiale; l'arcana-vidhi ha quindi una particolare importanza. Bisogna dunque approfittare regolarmente del metodo bhagavata e del metodo pàhcaratriki.

L’adorazione della Divinità può essere suddivisa in adorazione pura e in adorazione mista alle attività interessate. Per una persona stabile l’adorazione della Divinità è obbligatoria. Il metodo dell’adorazione della Divinità comprende anche l’osservanza di vari tipi di feste, come Sri Janmastami, Ràma-navamì e Nrishimha-caturdasi. In altre parole, i devoti sposati devono assolutamente osservare queste feste.

Ora parleremo delle offese nell’adorazione della Divinità:
1) entrare nel tempio con le scarpe o su una portantina;
2) non osservare le feste prescritte;
3) evitare di offrire omaggi davanti alla Divinità;
4) offrire preghiere in uno stato contaminato, senza essersi lavati le mani dopo aver mangiato;
5) offrire omaggi con una mano sola;
6) girare intorno a qualcuno direttamente davanti alla Divinità;
7) allungare le gambe davanti alla Divinità;
8) sedersi davanti alla Divinità tenendo le mani sulle caviglie;
9) sdraiarsi davanti alla Divinità;
10) mangiare davanti alla Divinità;
11) mentire davanti alla Divinità;
12) parlare ad alta voce davanti alla Divinità;
13) dire sciocchezze davanti alla Divinità;
14) gridare davanti alla Divinità;
15) litigare davanti alla Divinità;
16) rimproverare qualcuno davanti alla Divinità;
17) mostrare il proprio favore a qualcuno davanti alla Divinità;
18) usare parole dure davanti alla Divinità;
19) indossare una coperta di lana davanti alla Divinità;
20) ingiuriare qualcuno davanti alla Divinità;
21) adorare qualcuno davanti alla Divinità;
22) usare un linguaggio volgare davanti alla Divinità;
23) passare aria davanti alla Divinità;
24) evitare un’adorazione molto ricca alla Divinità anche se si hanno i mezzi per compierla;
25) mangiare qualcosa che non sia stata offerta alla Divinità;
26) evitare di offrire frutta fresca di stagione alla Divinità;
27) offrire alla Divinità del cibo che è già stato usato o che è già stato offerto prima ad altri (in altre parole, non bisogna distribuire cibo a nessun altro finché non è stato offerto alla Divinità);
28) sedersi voltando la schiena alla Divinità;
29) offrire omaggi a qualcuno davanti alla Divinità;
30) non recitare le preghiere adeguate offrendo omaggi al maestro spirituale;
31) glorificare sé stesso davanti alla Divinità;
32) ingiuriare gli esseri celesti.

Queste trentadue offese devono essere evitate mentre si adora la Divinità.
Nel Varaha Purana si parla anche di queste altre offese:

1) mangiare nella casa di un ricco;
2) entrare nella stanza della Divinità al buio;
3) adorare la Divinità senza seguire i principi regolatori;
4) entrare nel tempio senza emettere qualche suono;
5) raccogliere del cibo che è stato visto da un cane;
6) rompere il silenzio durante l’adorazione della Divinità;
7) andare in bagno mentre si sta adorando la Divinità;
8) offrire incenso senza offrire fiori;
9) adorare la Divinità con fiori proibiti;
10) cominciare l’adorazione senza essersi lavati i denti;
11) cominciare l’adorazione dopo un rapporto sessuale;
12) toccare una lampada, un cadavere o una donna durante il periodo mestruale o indossare abiti rossi o blu, abiti sporchi, abiti di altri o abiti macchiati.

Altre offese consistono nell’adorare la Divinità dopo aver visto un cadavere, passare aria davanti alla Divinità, mostrare la propria collera davanti alla Divinità e adorare la Divinità subito dopo essere tornati da un crematorio.

Dopo il pasto non bisogna adorare la Divinità finché non si è completamente digerito; inoltre non bisogna toccare la Divinità o impegnarsi nell’adorazione della Divinità dopo aver mangiato olio di girasole o assafetida. Anche queste sono offese.

In altri passi delle Scritture sono elencate anche queste altre offese:

1) essere contrari alle regole prescritte nelle Scritture vediche o mancare di rispetto nel proprio cuore allo Srimad-Bhagavatam fingendo di accettarne i principi;
2) introdurre altri sàstra che differiscono dalle Scritture vediche;
3)masticare pan o betel davanti alla Divinità;
4) tenere il fiore destinato all’ adorazione su una foglia di ricino;
5) adorare la Divinità nel pomeriggio;
6) sedersi sull’altare o sul pavimento per adorare la Divinità (senza una stuoia);
7) toccare la Divinità con la sinistra mentre le si offre il bagno;
8) adorare la Divinità con fiori vecchi o usati;
9) sputare mentre si adora la Divinità;
10) glorificare sé stesso mentre si adora la Divinità;
11) farsi il tilaka di traverso sulla fronte;
12) entrare nel tempio senza essersi lavati i piedi;
13) offrire alla Divinità del cibo cucinato da una persona non iniziata o da un non-vaisnava;
14) offrire l’adorazione alla Divinità senza adorare le Divinità di Vaikuntha, come Ganesa;
15) sudare mentre si adora la Divinità;
16) rifiutare i fiori offerti alla Divinità;
17) giurare o fare voti sul santo nome del Signore.

Chi commette qualcuna di queste offese deve leggere almeno un capitolo della Bhagavad-gita, com’è confermato nell'vanti-khanda dello Skanda- Purana. Inoltre, un’altra regola afferma che ci si può liberare da ogni offesa leggendo i mille nomi di Vishnu. Nel Reva-khanda dello stesso Skanda-Purana è detto che recitando preghiere a tulasì o seminando un seme di tulasì ci si libera da ogni offesa. Similmente, anche adorando la salagrama-sila ci si può liberare da ogni offesa.

Nel Brahmanda Purana è detto che può liberarsi da ogni offesa la persona che adora Sri Vishnu, le cui quattro mani reggono una conchiglia, un disco, un fiore di loto e una mazza. L'Àdi-varaha Purana afferma che se una persona adorando la Divinità ha commesso offese, potrà digiunare per un giorno nel luogo santo conosciuto come Saukarava e poi fare il bagno nel Gange. A proposito dell’adorazione della Divinità è talvolta raccomandato di adorare la Divinità nella propria mente. Nell'Uttara-khanda del Padma Purana è affermato: “Tutti, generalmente, possono offrire l’adorazione nella propria mente.” Il Gautamìya Tantra affema: “Per un sannyasì che non ha casa è raccomandata l’adorazione della Divinità nella mente.”

Nel Narada-pancaratra il Signore Narayana afferma che l’adorazione della Divinità nella mente è definita mànasa-pujà e ha il potere di liberarci dalle quattro sofferenze. Talvolta, l’adorazione nella mente può essere eseguita in modo indipendente. Secondo le istruzioni di Àvirhotra Muni, uno dei nava-yogendra menzionati nello Srimad-Bhagavatam, la Divinità può essere adorata col canto di tutti i mantra. Gli sastra parlano di otto tipi di Divinità e tra esse è compresa la Divinità che si ha presente nella mente.

A questo proposito il Brahma-vaivarta Purana ci offre la seguente descrizione: “Nella città di Pratisthana-pura, molto tempo fa, viveva un brahmano molto povero ma innocente e sempre soddisfatto. Un giorno, trovandosi in compagnia di alcuni brahmana, senti un discorso che si riferiva al modo di adorare la Divinità nel tempio. In questa occasione apprese anche che la Divinità può essere adorata nella mente. Dopo questo avvenimento il brahmano fece il bagno nel fiume Godavarl e cominciò ad adorare mentalmente la Divinità. Lavava il tempio nella propria mente e poi nella sua immaginazione portava l’acqua da tutti i fiumi sacri in vasi d’oro e d’argento. Raccoglieva ogni tipo di oggetti preziosi per l’adorazione e adorava la Divinità in un modo molto sfarzoso; quest’adorazione aveva inizio col bagno della Divinità e terminava con l’offerta dell'arati.

In questo modo egli cominciò a sentirsi molto felice. Dopo aver passato molti anni in questo modo, un giorno, nella sua mente stava preparando del buon riso dolce con il ghi per offrirlo alla Divinità. Mise il riso dolce su un piatto d’oro e lo offri a Krishna, ma pensando che il riso dolce fosse troppo caldo lo toccò col dito. Immediatamente senti' sul dito la bruciatura provocata dal riso dolce che era troppo caldo; cominciò quindi a lamentarsi. Mentre il brahmana, stava soffrendo per questo dolore, Sri Vishnu a Vaikuntha cominciò a sorridere e la dea della fortuna chiese al Signore perché ridesse. Sri Vishnu allora ordinò ai Suoi compagni di portare a Vaikuntha il brahmana. Cosi il brahmano raggiunse la liberazione detta samipya, che concede di vivere accanto a Dio, la Persona Suprema.

6. 6) Vandanam. Sebbene le preghiere facciano parte dell’adorazione della Divinità possono essere considerate un metodo separato, come il canto e l’ascolto; perciò ne parliamo qui separatamente. Il Signore possiede illimitate qualità e opulenze trascendentali e una persona che si sente influenzata dalle qualità del Signore nel corso delle sue diverse attività, offre preghiere al Signore. In questo modo ottiene il successo.

A questo proposito si devono evitare alcune offese:
1) offrire omaggi con una mano sola;
2) offrire omaggi col corpo coperto;
3) voltare la schiena alla Divinità;
4) offrire omaggi rivolti verso la parte sinistra della Divinità;
5) offrire omaggi stando troppo vicini alla Divinità.

7. 7) Dasyam. La seguente affermazione si riferisce al fatto di assistere il Signore come un servitore. Dopo molte migliaia di vite, quando una persona capisce di essere un eterno servitore di Krishna, può liberare altri esseri di questo universo. Chi continua semplicemente a pensare di essere un eterno servitore di Krishna, pur senza compiere altri metodi di servizio devozionale, può raggiungere la perfezione perché, grazie a questo sentimento, anche tutti gli altri nove metodi del servizio devozionale sono implicitamente compiuti.

8. 8) Sakhyam. A proposito dell’adorazione del Signore nel rapporto di amicizia, la Agastya-samhita afferma che un devoto, impegnato nel compimento del servizio devozionale con le pratiche di sravanam e kirtanam, talvolta desidera vedere personalmente il Signore, e a questo scopo sceglie di vivere nel tempio. In altre opere c’è anche la seguente affermazione: “O mio Signore, o Persona Suprema e amico eterno, sebbene Tu sia pieno di felicità e conoscenza, sei diventato l’amico degli abitanti di Vrndavana. Quanto sono fortunati questi devoti !”

In questa affermazione l’uso della parola “amico” indica un amore intenso. Il sentimento di amicizia è dunque superiore all’attitudine di servizio. Nello stadio che si trova al di sopra del dasya-rasa, il devoto accetta Dio, la Persona Suprema, come suo amico. Questo non è affatto sorprendente, perché quando un devoto ha il cuore puro, l’opulenza
della sua adorazione offerta alla Divinità diminuisce a mano a mano che si manifesta in lui l’amore spontaneo per Dio, la Persona Suprema.

A questo proposito Sridhara Svami fa l’esempio di Sridama Vipra che esprimeva tra sé e sé i suoi sentimenti di riconoscenza pensando: “Che vita dopo vita io possa essere legato a Krishna da questo sentimento di amicizia.”

9. 9) Àtma-nivedanam. Il termine àtma-nivedanam si riferisce allo stadio in cui non si hanno altre motivazioni che quella di servire ti Signore, sottomettendo a Lui ogni cosa e compiendo soltanto attività che possano soddisfare Dio, la Persona Suprema. Un devoto che si comporta cosi è paragonabile a una mucca curata dal suo padrone. Una mucca ben curata dal suo padrone non si preoccupa del proprio mantenimento, e poiché è sempre dedicata al suo padrone, non agisce mai in modo indipendente, ma solo per il bene del padrone.

Alcuni devoti pensano che dedicare il proprio corpo al Signore costituisca l'àtma-nivedanam, mentre, come afferma il Bhakti-viveka, altri pensano che àtma-nivedanam consista nell’abbandonare la propria anima al Signore. I migliori esempi di àtma-nivedanam sono rappresentati da Bali Maharaja e Ambarisa Maharaja. Quest’attitudine si riscontra talvolta anche nel comportamento di Rukminidevì a Dvaraka.

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