RKC Forum
[ Home | Registrati | Discussioni Attive | Discussioni Recenti | Segnalibro | Msg privati | Sondaggi Attivi | Utenti | Download | Cerca | FAQ ]



                                     


Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 21
 Brahman e Paramatma (domanda di "Miky")
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Autore Discussione Precedente Discussione   

RKC Mayapur
Amministratore

RKC

Estero


1961 Messaggi

Inserito il - 16/05/2010 : 20:41:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna, di seguito pubblichiamo il messaggio inserito dall'utente "Miky" il 28/04/2010:

miky
Utente Normale



8 Messaggi

Inserito il - 19/05/2010 : 23:30:36  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ciao a tutti sono Miky, da pochissimi giorni ho scoperto il vostro sito, davvero ben impostato, molto interessante complimenti!
Vorrei un chiarimento sulle due possibilita' di liberazione, brahman impersonale e paramatma alla luce delle tecniche meditative che conducono a tali realizzazioni.
Mentre nel buddismo hinayana la realizzazione del nirvana avviene tramite lo sviluppo della meditazione vipassana, il paramatma si realizza con lo yoga mistico, quello che tutti conosciamo come raja yoga o astanga yoga. La tecnica meditativa è quella della concentrazione (dharana) che porta l'individuo al puro assorbimento con l'oggetto di meditazione, il samadhi. Il nirvikalpa samadhi è la sua massima espressione a cui segue moksa, liberazione.
Non vi è qui una unione, identificazione tra l'anima e il paramatma che coincide col purusha o brahman impersonale? Cambiano i termini ma in questo caso non si intende la stessa cosa (se non altro per Patanjali)?
Nel forum con argomento "krishna nel cuore", si parla di yoga mistico (raja yoga) come mezzo per concentrarsi sul paramatma con l'obiettivo di comunicare con lui e seguire i suoi insegnamenti. Questa è la vera realizzazione di paramatma che intendete! Ma cosa significa e come si concretizza esattamente? E' un tipo di samadhi diverso da quello menzionato precedentemente?
Un grazie di cuore per la risposta che mi vorrete dare.
Mi scuso per essermi dilungato.
Torna all'inizio della Pagina

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1961 Messaggi

Inserito il - 22/05/2010 : 10:33:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Miky, Hare Krishna, benvenuto sul forum di RKC !
Grazie delle domande e dell'apprezzamento per il nostro umile servizio.

La risposta alla domanda se anima e paramatma si identifichino, una volta raggiunta moksha, la liberazione, qualsiasi tecnica si utilizzi, e a qualunque livello si giunga (nirvana, samadhi ecc.), e' comunque no.

L'anima e l'anima suprema (paramatma, appunto) rimangono eternamente separate, in quanto questa e' la loro posizione costituzionale originale (svarupa siddhi), e lo stadio in cui l'anima individuale (atma) cerca di identificarsi, di diventare tutt'uno con l'anima suprema (paramatma) e' ancora uno stadio temporaneo di esistenza, sia che lo consideriamo vuoto (come i buddhisti) o privo di varieta' (come gli impersonalisti).

Cio' e' spiegato da Krishna in uno dei primi versi della Bhagavad-Gita (il 2.12), quando dice:

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

TRADUZIONE

"Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere".

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"I Veda, la Katha Upanisad e la Svetasvatara Upanisad, insegnano che Dio, la Persona Suprema, provvede ai bisogni di innumerevoli esseri viventi, secondo le condizioni in cui sono stati posti dalle loro attività passate. Il Signore Supremo vive anche nel cuore di ogni essere in virtù delle Sue emanazioni plenarie, ma solo le persone sante possono vedere il Signore Supremo in ogni essere e fuori di ogni essere, e raggiungere così una pace perfetta ed eterna:

nityo nityana m cetanas cetananam
eko bahunam yo vidadhati kaman
tam atma-stham ye 'nupasyanti dhiras
tesam santih sasvati netaresam
(Katha Upanisad 2.2.13)

Queste verità non sono destinate soltanto ad Arjuna, ma anche a tutti coloro che in questo mondo si reputano eruditi ma sono privi della vera conoscenza. Il Signore dichiara che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia, sono individui, eternamente distinti gli uni dagli altri; il Signore eternamente Si prende cura degli esseri individuali, sia di quelli condizionati dalla natura materiale sia di quelli liberati. Dio, la Persona Suprema, distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte le une dalle altre. La loro individualità esisteva nel passato e continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. [...]

Il Signore, autorità suprema, contraddice qui la teoria mayavadi secondo cui l'anima individuale, una volta libera dal velo di maya (illusione), si fonde nel Brahman impersonale e perde la sua esistenza individuale. Krishna dichiara invece che la Sua individualità e quella di tutti gli esseri animati continuerà in eterno, come affermano le Upanisad. Non si può mettere in dubbio l'autorità di Krishna perché Egli non è soggetto all'illusione. Se l'individualità non fosse un fatto reale, Krishna non l'avrebbe messa in rilievo con tale evidenza affermando che continuerà anche nel futuro. I mayavadi ribattono che l'individualità di cui parla Krishna non è spirituale, bensì materiale. In questo caso, anche l'individualità di Krishna sarebbe materiale! Egli afferma, invece che questa individualità esisteva nel passato e continuerà nel futuro. Non solo Krishna conferma la Sua individualità in vari modi, ma spiega anche che il Brahman impersonale Gli è subordinato. Fin dall'inizio Krishna ha insistito su questa individualità. Ciò nonostante, se si considera il Signore come un essere comune, condizionato dalla natura materiale, allora non si può più riconoscere alla Bhagavad-gita il valore di Scrittura autorevole. Infatti un uomo qualsiasi, limitato dalle quattro imperfezioni che gli impone la natura umana, non può insegnare nulla che meriti di essere ascoltato.

La Bhagavad-gita, invece, trascende la conoscenza imperfetta. Nessun libro profano può essere paragonato alla Bhagavad-gita. Ma se si considera Krishna un uomo comune, la Bhagavad-gita perde tutta la sua importanza. I mayavadi affermano che l'individualità degli esseri, espressa in questo verso è convenzionale e riguarda solo il corpo. Nei versi precedenti, tuttavia, l'identificazione col corpo è stata condannata. Dopo aver condannato l'errore dell'essere vivente che identifica il sé spirituale col corpo materiale, com'è possibile che Krishna ora proponga questa teoria? Le prove dell'individualità degli esseri poggiano dunque su basi spirituali, come confermano i grandi acarya, tra cui Sri Ramanuja.
[...]
Se l'individualità esistesse solo nell'universo fenomenico, gli insegnamenti del Signore non sarebbero di alcuna utilità. L'individualità distinta degli esseri del Signore è un fatto eterno, ed è confermato, come abbiamo visto, dai Veda".

-----------------------------

Esistono infatti attivita' spirituali anche dopo la liberazione dalle influenze della natura materiale, che ne' Buddha ne' Shankara hanno rivelato, a causa delle Loro rispettive missioni (ne abbiamo parlato qui: http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/topic.asp?TOPIC_ID=763 ), accennate da Krishna sempre nella Bhagavad Gita (15.6):

na tad bhasayate suryo
na sasanko na pavakah
yad gatva na nivartante
tad dhama paramam mama

TRADUZIONE

"Questa Mia suprema dimora non è illuminata né dal sole né dalla luna né dal fuoco o dall'elettricità. Coloro che la raggiungono non tornano mai più in questo mondo".

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Questo verso descrive il mondo spirituale, dove si trova Krishnaloka, o Goloka Vrindavana, la dimora di Krishna, Dio, la Persona Suprema. Nel mondo spirituale non c'è alcun bisogno della luce del sole o della luna, del fuoco o dell'elettricità, perché tutti i pianeti spirituali irradiano luce propria, al contrario dell'universo materiale, dove soltanto il sole ha questo potere. L'abbagliante sfolgorio dei pianeti spirituali, i pianeti Vaikuntha, costituisce "l'atmosfera" radiante chiamata brahmajyoti. Questa radiosità emana in origine dal pianeta di Krishna, Goloka Vrindavana. Una porzione di questa radiosità è coperta dal mahat-tattva, il mondo materiale, ma la maggior parte è occupata da innumerevoli pianeti spirituali, i Vaikunthaloka, di cui il principale è Goloka Vrindavana.

Finché l'essere rimarrà nel mondo materiale, dove regnano le tenebre, sarà condizionato dalla materia, ma appena raggiungerà "l'atmosfera" spirituale, passando attraverso l'albero distorto di questo mondo, sarà liberato. Allora non tornerà più nell'universo materiale. Quando è condizionato, l'essere si crede il padrone del mondo; ma una volta liberato entra nel regno spirituale, dove potrà vivere nella compagnia del Signore. Godrà allora della vita eterna, della felicità eterna e della perfetta conoscenza.
[...]
Le parole paramam mama in questo verso hanno una grande importanza. In realtà, ogni angolo del mondo spirituale e del mondo materiale è di proprietà del Signore, ma il mondo spirituale, dove regnano le sei perfezioni, è paramam, la Sua proprietà suprema. Anche la Katha Upanisad conferma che il mondo spirituale non ha alcun bisogno della luce del sole, della luna o delle stelle (na tatra suryo bhati na candratarakam), essendo completamente illuminato dalla potenza interna del Signore Supremo. Questa dimora suprema può essere raggiunta solo con l'abbandono al Signore Supremo e in nessun altro modo".

------------------------

In questo commento troviamo descritta anche la fonte del brahmajyoti, il brahman impersonale, cioe' la radiosita' del corpo del Signore, il supremo purusha. Un'altro verso della Bhagavad-Gita (il 14.27) chiarisce infatti che la sua origine e' Krishna Stesso:

brahmano hi pratisthaham
amritasyavyayasya ca
sasvatasya ca dharmasya
sukhasyaikantikasya ca

TRADUZIONE

"Io sono la base del Brahman impersonale, che è immortale, imperituro, eterno ed è la posizione costituzionale della felicità suprema".

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Immortalità, indistruttibilità, eternità e felicità costituiscono la natura del Brahman inesauribile. La realizzazione del Brahman e' la prima tappa della realizzazione spirituale; quella del Paramatma, dell'Anima Suprema, la seconda; e quella di Bhagavan, Dio, la Persona Suprema, è la realizzazione finale della Verità Assoluta. Perciò il Signore Supremo contiene il Brahman e il Paramatma.

Il settimo capitolo affermava che la natura materiale è la manifestazione dell'energia inferiore del Signore Supremo. Il Signore impregna la natura inferiore con i frammenti della natura superiore, introducendo così l'elemento spirituale nella natura materiale. Quando l'essere condizionato dalla natura materiale comincia a coltivare la conoscenza spirituale, abbandona l'esistenza materiale e si eleva fino a concepire il Supremo come Brahman. Raggiunto questo stadio, che è il primo nella realizzazione spirituale, lo spiritualista ha già superato il livello materiale, ma non conosce ancora la realizzazione perfetta dell'Assoluto. Egli potrà rimanere a questo livello, se lo desidera, ed elevarsi poi alla realizzazione del Paramatma, e infine a quella di Bhagavan, Dio, la Persona Suprema.

Le Scritture vediche ci offrono numerosi esempi, come quello dei quattro Kumara, che erano situati prima al livello del Brahman, cioè nella concezione impersonale della Verità, e poi si elevarono al livello del servizio di devozione. Colui che non riesce a superare il livello del Brahman, cioè della concezione impersonale della Verità Assoluta, rischia di cadere dalla sua posizione. Lo Srimad-Bhagavatam afferma che la persona che giunge al livello del Brahman non ha un'intelligenza perfettamente chiara se non si eleva ulteriormente e non adotta il servizio di devozione; perciò, anche se si è elevata al piano del Brahman, corre sempre il rischio di scivolare dalla sua posizione se non s'impegna nel servizio di devozione al Signore. Nei Testi vedici è scritto, raso vai sah / rasam hy evayam labdvanandi bhavati: "Colui che giunge a conoscere Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, fonte inesauribile di piacere, prova veramente una felicità trascendentale." (Taittiria Upanisad 2.7.1) Il Signore Supremo possiede pienamente le sei perfezioni, che divide col devoto che si avvicina a Lui. Il servitore del re gode di quasi tutti i vantaggi del re. Così, la vita eterna e una gioia immortale e inesauribile accompagnano il servizio di devozione, che include quindi la realizzazione del Brahman, cioè dell'immortalità, dell'eternità. La persona assorta nel servizio di devozione possiede già queste perfezioni. [...]"

---------------------------

Naturalmente ci sarebbero numerose altre citazioni da portare, ma ci fermiamo qui per mancanza di spazio e di tempo. Ad ogni modo una lettura attenta della Bhagavad Gita cosi' com'e' di Bhaktivedanta Svami Prabhupada ti potra' chiarire tutti questi argomenti definitivamente. Puoi leggerla anche on line o scaricarla in formato .pdf da qui: www.radiokrishna.com/books_online.php

Per quanto riguarda la domanda sul raja yoga, non ho capito a quale discussione del forum ti riferisci, se gentilmente me la puoi linkare, approfondiro' la questione.

Tuttavia ne' il sistema del raja yoga, ne' lo yoga mistico di Patanjali, ne' altri metodi simili di meditazione, permettono di raggiungere il risultato piu' elevato, la perfetta realizzazione spirituale nel bhakti yoga, come spiega Krishna Stesso nel "maha vakhya" (il verso piu' importante) di tutta la Bhagavad-Gita, il 6.47:

yoginam api sarvesam
mad-gatenantar-atmana
sraddhavan bhajate yo mam
sa me yuktatamo matah

TRADUZIONE

"E tra tutti gli yogi, colui che con grande fede dimora sempre in Me, pensa a Me e Mi offre il suo servizio con amore e devozione è il più intimamente unito a Me nello yoga ed è il più elevato di tutti. Questa è la Mia opinione".


SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

La parola bhajate è piena di significato. La sua radice è il verbo bhaj, che traduce l'idea del servire. Le parole italiane "adorare", "rendere culto", "venerare", "riverire" non rendono esattamente il senso di bhaja, poiché indicano semplicemente una sfumatura di contemplazione, di offerta interessata o di affetto rispettoso verso un superiore, mentre bhaja significa servire con fede e amore e si rivolge solo al Signore Supremo. Si è considerati irriverenti se non si rispetta un essere celeste o un gentiluomo, ma si è decisamente condannati se si trascura di servire il Signore Supremo. L'essere vivente è parte integrante di Dio, perciò ha la funzione di servire il Signore; se tralascia questo dovere si degraderà, come conferma lo Srimad Bhagavatam:

ya esam purusam saksad
atma-prabhavam isvaram
na bhajanty avajananti
sthanad bhrastah patanty adhah

"Chiunque trascuri il proprio dovere verso il Signore originale, sorgente di tutti gli esseri, e rifiuti di servirLo, cadrà dalla sua posizione originale ed eterna." (S.B.11.5.3)

Anche qui si trova la parola bhajanti che viene usata per rivolgersi esclusivamente al Signore Supremo, al contrario di "venerare", o di "rendere culto", che possono essere usate per gli esseri celesti o per altre personalità comuni. Notiamo inoltre il termine avajananti, che si trova anche nella Bhagavad-gita: avajananti mam mudhah, soltanto gli sciocchi e gli invidiosi rinnegano Sri Krishna, la Persona Suprema. Gli sciocchi, che si permettono di scrivere commenti sulla Bhagavad-gita senza aver mostrato verso il Signore la minima volontà di servirLo, non possono cogliere la differenza tra bhajanti e "venerazione".
Tutti gli yoga conducono alla bhakti, che è il vero yoga. Tutte le altre forme non sono che gradini verso il bhakti-yoga. Dal karma-yoga, la strada è lunga. Si comincia col karma-yoga, cioè con l'agire senza aspirare ai frutti delle proprie azioni; poi, quando la conoscenza e la rinuncia maturano, si passa al jnana-yoga, il quale, quando è accompagnato dalla meditazione sull'Anima Suprema e dagli esercizi fisici, diventa astanga-yoga. Quando, infine, la meditazione si sposta su Krishna, la Persona Suprema, si raggiunge la perfezione dello yoga, la bhakti.

In realtà, il bhakti-yoga è il fine ultimo, ma per ben analizzarlo è necessario comprendere gli altri metodi. Lo spiritualista che avanza gradualmente sulla scala dello yoga procede dunque sulla via dell'eterna fortuna; ma se si arresta a un gradino della scala, egli non sarà più che un karma-yogi, un dhyana-yogi, un raja-yogi, un hatha-yogi e cosi via. Colui che ha l'immensa fortuna di arrivare fino al bhakti-yoga supera tutti gli altri yogi. Diventare coscienti di Krishna rappresenta dunque la perfezione dello yoga. Immaginiamo per un istante che le diverse forme di yoga siano paragonate alle montagne himalayane, le cui cime sono le più alte della Terra; si potrebbe allora paragonare il bhakti-yoga al monte Everest, la più alta di tutte le cime.

È una grande fortuna se una persona giunge alla coscienza di Krishna e si colloca in modo adeguato, secondo le direttive vediche, sul sentiero del bhakti-yoga. Lo yogi perfetto fissa la mente su Krishna, Syamasundara, sulla Sua meravigliosa carnagione che ha il colore di una nuvola carica di pioggia, il Suo volto bello come il fiore di loto, sfolgorante come il sole, i Suoi vestiti luccicanti di gioielli e il Suo corpo ornato di una ghirlanda di fiori. Il Signore illumina tutto col Suo sfolgorio (il brahmajyoti) e Si manifesta in diverse forme, come quella di Rama, Nrisimha, Varaha, e anche nella Sua forma originale di Krishna. La persona Suprema, Krishna, Govinda, Vasudeva, apparve come il figlio di Yasoda 5.000 anni fa. Egli è il bambino, lo sposo, l'amico e il maestro perfetto; Egli possiede tutte le perfezioni e tutte le qualità trascendentali. Chi rimane sempre cosciente di questi aspetti del Signore è lo yogi più elevato. La più alta perfezione dello yoga può essere raggiunta solo con la bhakti, come tutte le Scritture confermano:

yasya deve para bhaktir
yatha deve tatha gurau
tasyaite kathita hy arthah
prakasante mahatmanah

"Il significato e il valore del sapere vedico si rivelano immediatamente e in tutta la loro pienezza solo alle grandi anime dotate di una completa fede in Dio e nel maestro spirituale." (Svetasvatara Upanisad 6.23)

Bhaktir asya bhajanam tad ihamutropadhi-nairasyenamusmin manah-kalpanam, etad eva naiskarmyam: "La bhakti è il servizio offerto con una completa devozione al Signore, senza l'intenzione di trarne il minimo profitto materiale, in questa vita o nelle prossime. Libero da queste tendenze egoistiche, l'uomo deve fissare la mente sull'Essere Supremo. Ecco lo scopo del naiskarmmya." (Gopala-tapani Upanisad 1.15)
Questi sono alcuni aspetti della pratica della bhakti, o coscienza di Krishna, il più perfetto di tutti gli yoga".

------------------------

Al giorno d'oggi la pratica dell'efficacissimo metodo del bhakti yoga e' stata semplificata da Bhaktivedanta Svami Prabhupada, che l'ha resa disponibile anche nei Paesi occidentali, ne puoi trovare una guida qui: www.radiokrishna.com/bhaktiyoga

Rimaniamo a tua disposizione per ogni approfondimento qui a RKC Pisa, e tanti auguri per la tua realizzazione spirituale, un saluto fraterno, Haribol !

Gualberto Berti
(Gokula Tulasi das)
Torna all'inizio della Pagina

miky
Utente Normale



8 Messaggi

Inserito il - 27/05/2010 : 15:49:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna Gokula,
per prima cosa grazie per la meravigliosa risposta.

La discussione a cui mi riferisco e' la seguente:

http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/topic.asp?topic_id=824

in un'altra discussione

http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/topic.asp?topic_id=874

si parla dell'astanga yoga come mezzo per realizzare Krishna "bhagavan", concentrando la mente sui suoi divertimenti (pur menzionando il bhakti yoga come metodica ideale). Tuttavia anche la realizzazione di paramatma comporta il concentrarsi su una forma di Dio.

In cosa consiste la differenza?
Torna all'inizio della Pagina

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1961 Messaggi

Inserito il - 28/05/2010 : 13:38:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Miky, Hare Krishna, grazie della domanda e delle precise citazioni, adesso credo di aver capito cosa intendi.

La differenza tra il bhakti yoga e tutte le altre forme di yoga quali l'astanga, il raja, il kriya, il dhyana yoga eccetera, consiste nel fatto che le pratiche del primo sono corrispondenti alla piu' alta realizzazione spirituale gia' in loro stesse, e non comportano l'utilizzo di tecniche materiali, artificiali, per poi giungere al piano trascendentale in un secondo momento (molto distante, tra l'altro, nell'ordine di Migliaia di anni, e quindi praticamente irraggiungibile in Kali yuga), a patto di avere successo.

La bhakti, la devozione per Dio, la persona suprema, e' gia', l'obbiettivo da raggiungere, e chi pratica il bhakti yoga non ha bisogno di alcuna pratica materiale esterna, fisica, mentale o intellettuale che sia, per raggiungere il successo.

Il servizio devozionale alla persona suprema e' infatti completamente trascendentale fin dall'inizio, ed ogni piu' piccolo passo compiuto su questa strada porta un beneficio eterno, perfino se piu' tardi il praticante cade o devia dall'obbiettivo (in seguito riprendera' dallo stesso punto in cui aveva abbandonato).

Al contrario, tutti gli altri metodi di yoga si avvalgono di tecniche meccaniche corporee, mentali o intellettuali estremamente difficili, da praticare per lunghissimo tempo, prima di poter anche solo iniziare la meditazione sulla persona suprema, e se il praticante interrompe la pratica prima di giungere al livello spirituale, dovra' ricominciare daccapo, probabilmente in una prossima vita.

Per esempio, dopo molte Migliaia di anni trascorsi in meditazione, se siamo fortunati ed esperti (e viviamo nel Satya yuga, perche' come gia' detto, nella nostra epoca queste tecniche sono ovviamente del tutto inattuabili), seguendo tutte le regole e sottoponendoci alle ardue condizioni richieste (luogo santo, schiena dritta, occhi semi-chiusi ecc. ecc.) potremo avvicinarci alla meditazione sulla forma del Paramatma nel cuore, e cercare di fissare su di Essa la nostra coscienza. Questo livello di pratica e' chiamato "smaranam", e se lo raggiungiamo con l'astanga yoga o con qualche altro tipo di meditazione (ammesso, di avere successo), richiedera' lunghissimo tempo ed enormi difficolta'.

Con il bhakti yoga invece, tale livello e' raggiunto immediatamente, dopo breve tempo che ascoltiamo e ripetiamo il nome e le glorie del Signore: sravanam (l'ascolto) e kirtanam (il canto, la recita) di cio' che riguarda Bhagavan, Dio, la persona suprema portano automaticamente "smaranam", il ricordo o la meditazione su di Lui, senza alcun bisogno di sottostare a discipline esterne, come le posizioni yoga (asana), la ginnastica o il controllo mentale preventivo.

Anche da un punto di vista logico e di buon senso, si comprende facilmente come Krishna, Dio, la persona suprema, sia certamente piu' soddisfatto di chi canti il Suo nome o ascolti le Sue glorie cercando di sviluppare una relazione personale con Lui, in un'atteggiamento di servizio favorevole, piuttosto che da qualcuno che tenti di fissare la mente su di Lui con i propri sforzi (modalita' tipica degli yogi), ma senza offrirGli un servizio significativo.

Poiche' in origine l'anima individuale e' un compagno del Signore, legato a Lui da una relazione d'amore e devozione (bhakti), l'obbiettivo finale di ogni metodo yoga e' risvegliare quella relazione, ma cio' non puo' essere fatto senza soddisfare Bhagavan a livello personale: anche pensare soltanto, alla forma di Dio, come fanno gli yogi, e' certamente un servizio, ma non comporta una sufficiente soddisfazione del Signore, e quindi la relazione con Lui non si sviluppera' adeguatamente.

Le pratiche degli yogi in meditazione sono paragonati agli sforzi infantili di un bambino che cerchi di soddisfare il padre facendo qualcosa di "sorprendente", per il suo livello (per esempio, con delle smorfie o stando in equilibrio su una gamba), ma per quanto il padre possa essere in qualche modo divertito dai maldestri tentativi di soddisfarlo del piccolo figlio, la relazione con lui rimarra' comunque ancora incompleta, a causa dell'immaturita' del bambino.

Soltanto il bhakti yoga permette di riprendere la nostra posizione costituzionale al fianco di Dio, la persona suprema, come Suoi figli maturi, capaci di interagire con Lui al Suo stesso livello, che sia come servitori, amici, parenti o amanti.

Questo e' l'obbiettivo finale, il piu' elevato e definitivo a cui l'anima individuale puo' aspirare, ed e' raggiungibile solo con la pratica del bhakti yoga: altri metodi di realizzazione spirituale che non portino, alla fine, a tale risultato (cioe' a instaurare una profonda ed intima relazione personale con Bhagavan, la persona di Dio), rimarranno insoddisfacenti ed i loro risultati saranno senza dubbio incompleti e temporanei.

Ti invito a leggere un'altra discussione, che affronta argomenti simili, dove abbiamo spiegato perche' neppure il metodo yoga di Patanjali sia sufficiente a raggiungere la piu' alta realizzazione spirituale (non si attiene alla successione disciplica di maestri spirituali autentici) : http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1448


Haribol !

Gokula Tulasi das
Torna all'inizio della Pagina

miky
Utente Normale



8 Messaggi

Inserito il - 31/05/2010 : 11:47:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare krishna Gokula,
perdonami ma sono un pò confuso anche se ho compreso i concetti molto importanti e interessanti espressi nelle tue spiegazioni.
Riprendo testualmente una parte della tua risposta.
" La risposta alla domanda se anima e paramatma si identifichino, una volta raggiunta moksha, la liberazione, qualsiasi tecnica si utilizzi, e a qualunque livello si giunga (nirvana, samadhi ecc.), e' comunque no.
L'anima e l'anima suprema (paramatma, appunto) rimangono eternamente separate, in quanto questa e' la loro posizione costituzionale originale (svarupa siddhi), e lo stadio in cui l'anima individuale (atma) cerca di identificarsi, di diventare tutt'uno con l'anima suprema (paramatma) e' ancora uno stadio temporaneo di esistenza, sia che lo consideriamo vuoto (come i buddhisti) o privo di varieta' (come gli impersonalisti)."

Benissimo, quindi se non vi è identificazione o assorbimento cosa accade? Come vive l'individuo questa esperienza di moksa seppur parziale con Krishna?
Che tipo di relazione nasce? Che sensazioni percepisce?
E' un'esperienza simile alla realizzazione di "Bhagavan" ma meno intensa, completa?
Torna all'inizio della Pagina

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1961 Messaggi

Inserito il - 01/06/2010 : 13:22:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna Miky, se non si arriva a praticare il bhakti yoga non nasce alcuna relazione con Krishna, qualunque sia la tecnica utilizzata.

Krishna Si lascia conoscere ed avvicinare soltanto dai devoti, come Egli stesso spiega nella Bhagavad Gita (18.55):

bhaktya mam abhijanati
yavan yas casmi tattvatah
tato mam tattvato jnatva
visate tad-anantaram

TRADUZIONE

"Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, così come sono. E quando si diventa pienamente coscienti di Me grazie a questa devozione si può entrare nel regno di Dio".

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, e le Sue emanazioni plenarie non possono essere conosciuti né dai non devoti né dagli speculatori intellettuali. Chi desidera conoscere e comprendere il Signore Supremo deve adottare il servizio di devozione puro e compierlo sotto la guida di un puro devoto. Altrimenti, la verità sulla Persona Suprema rimarrà sempre nascosta. La Bhagavad-gita (7.25) spiegava già che il Signore non si manifesta a tutti (naham prakasah sarvasya). Coloro che tentano di conoscerLo soltanto con l'erudizione e la speculazione intellettuale, falliscono. Soltanto chi è veramente impegnato nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, potrà comprendere Krishna così com'è. Nessun aiuto potranno darci i diplomi e le lauree.

Soltanto chi è in pieno possesso della scienza di Krishna è qualificato per entrare nel regno spirituale, nella dimora di Krishna. Raggiungere la liberazione, il livello del Brahman, non vuol dire perdere la propria identità. Il servizio di devozione è presente nel regno spirituale, e là dove c'è il servizio di devozione dev'esserci Dio, il devoto di Dio e il servizio di devozione. La conoscenza di questa verità non muore mai, neanche dopo la liberazione. Per liberazione si deve piuttosto intendere la libertà da ogni concetto materiale dell'esistenza, poiché nell'esistenza spirituale, come in quella materiale, si ritrova la stessa distinzione tra Dio e gli esseri, la stessa individualità, ma sullo sfondo della pura coscienza di Krishna. Non bisogna fraintendere il significato del termine visate, "egli entra in Me", e vedervi un argomento a sostegno del monismo, secondo cui si giunge a fondersi nel Brahman impersonale. No. La parola visate significa che si entra nel regno del Signore Supremo mantenendo sempre la propria individualità, per vivere in Sua compagnia e servirLo. Per esempio, un uccello dalle piume verdi che penetra nelle fronde verdi di un albero non cerca di fondersi in esso, ma di godere dei suoi frutti. Per giustificare la loro tesi, gli impersonalisti fanno spesso l'esempio del fiume che si getta nell'oceano e si perde in esso. Fondersi così nell'oceano dell'Assoluto può portare forse una certa felicità all'impersonalista, ma il personalista preferisce mantenere la propria individualità, come un pesce che si diverte tra le onde. Osservando le profondità dell'oceano vi troviamo innumerevoli esseri viventi. Non basta conoscere la superficie dell'oceano, bisogna anche avere piena conoscenza degli esseri acquatici che vivono nelle sue profondità.

Grazie al suo puro servizio di devozione, il devoto può conoscere realmente le qualità e le glorie trascendentali del Signore Supremo. Come spiegava già l'undicesimo capitolo, è soltanto col servizio di devozione che si può conoscere il Signore. La stessa verità è confermata qui: solo col servizio di devozione si potrà conoscere Dio, la Persona Suprema, ed entrare nel Suo regno.

Una volta raggiunto il livello in cui si è liberi dalle concezioni materiali, il livello del brahma-bhuta, ha inizio il servizio di devozione, che comincia con l'ascolto di ciò che riguarda il Signore. Quando ascoltiamo le glorie del Signore Supremo raggiungiamo automaticamente il livello del brahma-bhuta, e la contaminazione materiale, cioè l'avidità e la cupidigia verso il piacere dei sensi, scompare. Più il desiderio e la cupidigia scompaiono dal cuore del devoto, più questi si attacca al servizio del Signore, attaccamento che lo purifica da ogni contaminazione materiale. Allora, egli può conoscere il Signore (come afferma anche lo Srimad-Bhagavatam). E la bhakti, il sublime servizio di devozione, continua anche dopo la liberazione. Il Vedanta-sutra (4.1.12) lo conferma: a-prayanat tatrapi hi dristam, il servizio di devozione continua dopo la liberazione. Lo Srimad-Bhagavatam definisce la vera liberazione devozionale come il ristabilirsi dell'essere vivente nella sua posizione originale, naturale ed eterna. La natura di questa posizione è già stata chiarita: ogni essere vivente è un frammento infinitesimale, una parte integrante del Signore Supremo, ed è dunque il Suo servitore. Mai dopo la liberazione, questo servizio offerto al Signore si arresta. La vera liberazione significa spogliarsi dei falsi concetti dell'esistenza".

--------------------

Quindi vivere "un'esperienza di moksha", di liberazione, come dici tu, senza aver sviluppato una piena relazione con Krishna come Suoi servitori eterni, corrisponde ancora ad un falso concetto di esistenza, temporaneo, contaminato dalle influenze materiali, forse elevato come la virtu', ma pur sempre materiale.

Per esempio, un astanga-yogi puo' meditare sulla forma del Paramatma nel cuore fino alla Sua piena realizzazione, ma se alla fine non risveglia la propria intima relazione con Krishna, e non comincia ad agire nell'ambito del bhakti yoga, non avra' fatto altro che sfruttare la meditazione sul Signore per carpirNe qualche potere, dopodiche' abbandonera' la pratica yoga per godere dei poteri mistici cosi' acquisiti, allo scopo di gratificare meglio i sensi del proprio od altrui corpo materiale, eccetera eccetera.

Non si giunge in alcun modo alla realizzazione di Bhagavan senza servizio devozionale, neppure parzialmente, e tutte le esperienze che si possono provare al di fuori del bhakti yoga, rimangono temporanee, non definitive.

L'obbiettivo finale della realizzazione spirituale e' ristabilire la nostra relazione eterna con la persona suprema, Bhagavan, e cio', corrisponde alla nostra vera posizione originale, costituzionale.

Fin dall'inizio della pratica del bhakti yoga, tale relazione comincia a svilupparsi e porta risultati evidenti.

Qualunque altra pratica invece, sebbene portata a termine con successo, non permette alcuna relazione significativa con la persona suprema, a meno che non sfoci nella bhakti.

Nel caso degli astanga ed altri yogi, o dei jnani, quindi, non si puo' parlare di "relazione" con Bhagavan, ne' tantomeno di realizzazione della persona suprema, perche' nessuna pratica al di fuori del bhakti yoga permette di giungere a tale livello, neppure parzialmente.


Haribol !

Gokula Tulasi das

Torna all'inizio della Pagina

miky
Utente Normale



8 Messaggi

Inserito il - 02/06/2010 : 00:31:40  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ti ringrazio Gokula per la risposta e la tua grande disponibilita'!
Posso ritenere la discussione conclusa.
Ciao, alla prossima!
Miky.
Torna all'inizio della Pagina

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1961 Messaggi

Inserito il - 02/06/2010 : 13:20:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna Miky, grazie a te delle domande.

Certi argomenti possono sembrare un po' "ostici", perche' questa scienza non e' materiale, e la sua comprensione non dipende tanto dalla quantita' di nozioni che immettiamo nella nostra memoria (come avviene con il metodo classico accademico, scolastico, a cui siamo abituati fin da piccoli nella societa' moderna), quanto dalla purificazione della nostra coscienza.

Poiche' l'intera conoscenza trascendentale e' gia' presente nel cuore di ogni essere vivente, ma e' ora coperta dalla contaminazione materiale, e' sufficiente purificare la coscienza, cioe' liberare il cuore da tale contaminazione, affinche' questa conoscenza si manifesti automaticamente.

A questo proposito Bhaktivedanta Svami Prabhupada spiega, nel riassunto del cap. 4 del 6° canto dello Srimad Bhagavatam (riportando un'antica preghiera sanscrita, chiamata Hamsa-guhya):

"[...] Poiche' un essere comune e' contaminato dalla materia, ne consegue che le sue parole e la sua intelligenza sono anch'esse materiali, percio' egli non puo' conoscere Dio, la persona suprema, servendosi dei suoi sensi materiali. La concezione di Dio che si ricava dai sensi materiali non e' precisa, perche' il Signore supremo e' situato al di la' di questi sensi materiali.
Impegnando invece i sensi nel servizio di devozione, Dio, la persona suprema ed eterna, ci sara' rivelato a livello dell'anima. [...]"

----------------

Percio' a chi desideri ottenere una chiara comprensione della scienza spirituale contenuta nei libri di Bhaktivedanta Svami Prabhupada, si suggerisce di praticare anche gli altri principi del bhakti yoga (descritti qui: www.radiokrishna.com/bhaktiyoga ), in particolare il canto del maha mantra Hare Krishna, almeno parzialmente, affinche' possa purificarsi rapidamente da ogni concetto materiale che ne ostacoli la ricezione.

Buona esperienza, Haribol !

Gokula Tulasi das
Torna all'inizio della Pagina
  Discussione Precedente Discussione   
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:
RKC Forum © RKC - tutti i diritti riservati Torna all'inizio della Pagina
Questa pagina è stata generata in 0,27 secondi. radiokrishna | TRKN | Snitz Forum