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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 13
 i devoti e il mondo turbolento
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mario
Utente Normale



7 Messaggi

Inserito il - 28/09/2008 : 14:10:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Nel confermarVi la mia stima e nel ringraziarVi per l’opportunità che mi date nel porre domande, Vi chiedo:
In uno scenario “materialista”, in un mondo turbolento, un devoto è catturato da una banda di delinquenti che vogliono solo fare male al prossimo e sottopongono l’uomo alle cose più brutte possibili.
Come agisce il devoto?
Come Arjiuna (...chiedo scusa se non si dovesse scrivere così) indossa i panni del guerriero e si ribella?
Oppure come Gesù Cristo è pronto a porgere l’altra guancia?
Di nuovo grazie e buone preghiere a tutti.
Mario

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1966 Messaggi

Inserito il - 29/09/2008 : 11:02:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Mario, Hare Krishna, grazie della domanda.

Il devoto agisce con la massima intelligenza in ogni diversa situazione.

Per esempio, Gesu' Cristo non ha sempre porto l'altra guancia.
Quando e' stato il momento di lottare, ha lottato, scacciando i mercanti dal tempio con la frusta, oppure sfuggendo ai vari tentativi di cattura prima della crocifissione.
Ha anche discusso veementemente con i "dotti" di quel tempo per stabilire la vera parola di Dio.

Solo in seguito, quando e' arrivato il momento di compiere l'atto finale della sua missione, si e' lasciato prendere ed ha subito senza protestare le violenze che conosciamo.

Pero' quest'ultimo comportamento non puo' (e non deve) essere imitato da chi non e' situato al suo stesso livello, o non ha la sua stessa particolare missione.

Nel nostro contesto moderno dunque, non e' il caso di subire ogni angheria a cui, se lasciati fare, gli altri ci sottopongono regolarmente (furti, inganni, soprusi, truffe e via dicendo).

Come devoti, mentre seguiamo i principi della coscienza di Krishna, dobbiamo piuttosto mantenere onestamente il nostro posto nella societa', dare prova di rettitudine e moralita', ricorrere alla Legge dello Stato per far valere i nostri diritti quando lo riteniamo necessario, e comportarci in base al buon senso comune in tutte le situazioni che si presentano.

Tutto questo, sempre per la soddisfazione di Krishna, e allo scopo di praticare il bhakti yoga in una situazione equilibrata, ben sapendo che in realta' non sono "gli altri" a provocarci eventuali problemi, bensi' le reazioni delle nostre stesse attivita' precedenti che "tornano indietro" (il famoso karma), e quindi, anche se agiamo in modo da evitare al massimo ogni disturbo, perche' e' nostro dovere vivere in una situazione equilibrata anche dal punto di vista sociale, non manteniamo pero' alcun risentimento verso nessuno, dato che in realta', la vera colpa di cio' che ci accade, in ultima analisi e' nostra: evidentemente abbiamo fatto lo stesso a qualcuno in una vita passata, e ora dobbiamo subire un identico trattamento da qualcun'altro (come si suol dire, "chi la fa, l'aspetti").

Questo concetto e' presente anche nella tradizione cristiana, che lo spiega con le espressioni "si condanna il peccato, non il peccatore" e "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso".

Un famoso esempio citato da Srila Prabhupada illustrera' meglio la differenza tra il comportamento interno e quello esterno del devoto.

Narada muni, grande saggio e maestro spirituale famoso in tutto l'universo, aveva tra i tanti altri, un serpente come suo discepolo, al quale aveva ordinato di non mordere piu' nessuno.
Come devoto, il serpente non poteva piu' fare del male agli altri.

Dopo qualche tempo Narada muni incontro' di nuovo il serpente e gli chiese come stesse procedendo la sua nuova vita da devoto: il serpente rispose che andava tutto bene, tranne il fatto che, non potendo piu' mordere nessuno, la gente del villaggio aveva preso l'abitudine di tirargli dei sassi o di picchiarlo con un bastone.
In altre parole, vedendo che il serpente non si ribellava e non mordeva, tutti ne approfittavano per divertirsi con lui.

Allora Narada muni gli disse: "Va bene, non mordere, ma non dimenticare di alzare la testa e di sibilare come se stessi per farlo".

Vedendo questo, la gente che prima lo disturbava si spavento', e da quel momento lo lascio' in pace.

Ecco, il devoto si comporta in modo simile: internamente non ce l'ha con nessuno, ben sapendo che non e' l'anima spirituale eterna che agisce in questo mondo, ma le influenze della natura materiale, in base al karma di ogni essere.
Esternamente pero', fa tutto cio' che e' in suo potere, con onesta', legalita', moralita' eccetera, per vivere in una situazione di equilibrio, eliminando il piu' possibile ogni disturbo.

Una volta fatto tutto il possibile per eliminare le situazioni di sofferenza e di disturbo, se queste comunque non se ne vanno, o se rimangono parzialmente nonostante tutti i nostri sforzi, il devoto dovrebbe accettare una tale situazione come volonta' del Signore e non rimanerne disturbato.
Ma non prima di aver tentato ogni soluzione possibile (sempre nei limiti della legalita' e del comportamento sensato, ovviamente).

Arjuna per esempio, era un guerriero, un generale, comandante in capo di molti soldati (non ne aveva ricoperto il ruolo sotto ordine di Krishna, piuttosto aveva agito nella sua specifica posizione sociale, per soddisfare Krishna), e il suo dovere consisteva nel combattere.
Durante una guerra, un generale non puo' rifiutarsi di combattere, senno' viene processato come disertore (e forse ucciso, perfino tutt'oggi).
La nostra invece e' una situazione completamente diversa: ad ognuno il suo compito.

Haribol !

Gokula Tulasi das

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