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 Filosofia Vedica (Vaisnava)
 Il nome di Dio nel momento della morte
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Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


147 Messaggi

Inserito il - 18/01/2006 : 14:23:05  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna a tutti.

In questo articolo parleremo delle glorie del santo nome di Dio e di come liberarsi nel momento della morte.

CANTARE IL SANTO NOME DI DIO NEL MOMENTO DELLA MORTE

Non è possibile espiare i peccati commessi solamente sottoponendosi a cerimonie di espiazione.
Infatti, solitamente, dopo queste cerimonie si ritorna a commettere i soliti peccati, in questa ottica tale pratica perde completamente di significato.
Estirpare un azione con un'altra è del tutto inutile, perché non servirà ad estirpare i nostri desideri.
Senza aver estirpato i nostri desideri peccaminosi, inevitabilmente torneremo a peccare.
Per avvantaggiarsi dei metodi di espiazione occorre essere dotati almeno di una piccola dose di devozione.

Sri Sukadeva Gosvami dice: “Anche se non hanno completamente realizzato Krishna, le persone che anche una sola volta si sono sottomesse ai Suoi piedi di loto e hanno provato attrazione per il Suo nome, la Sua forma, le Sue qualità e i Sui divertimenti, sono completamente liberate da ogni reazione del peccato, perché in questo modo hanno accettato il vero metodo di espiazione. Queste anime sottomesse non vedono nemmeno in sogno Yamaraja o i suoi servitori, che portano delle corde per legare i peccatori”. (S.B. 6.19)

Come vedremo dalla storia del brahmana Ajamila, cantando il santo nome di Dio ci si libera da tutti i peccati che possono essere stati commessi durante l’esistenza materiale.

Il canto è l’inizio del bhakti-yoga, perciò Sri Caitanya Mahaprabhu dichiara, citando il Brihan-naradiya Purana:

harer nama harer nama
harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva
nasty eva gatir anyatha

“In questa età di discordia e di ipocrisia l’unica via per la liberazione consiste nel cantare il santo nome del Signore. Non c’è altro modo, Non c’è altro modo, Non c’è altro modo”.

Ajamila era un brahmana sposato: un giorno, tornando alla sua dimora, vide sul suo sentiero una prostituta ubriaca che si abbracciava con un uomo di quarta classe, anch’egli ubriaco.
Davanti a questo spettacolo i latenti desideri di lussuria si risvegliarono in lui, e preso dall’illusione cadde sotto il loro controllo.

Inizialmente cercò di reprimere questi desideri con l’aiuto della istruzioni rivelate negli sastra, ma poiché la forza di Cupido nel suo cuore era troppo grande, egli non riuscì a controllare la mente.
Così fu follemente attratto dalla prostituta, la prese in casa abbandonando la sua casta moglie, e iniziò a dedicarsi ad attività colpevoli.
Per mantenere la prostituta, Ajamila iniziò a rubare, perdendo poco a poco tutte le facoltà brahminiche.
Giunto il momento della morte, il povero Ajamila si trovava in una condizione pietosa poiché non si era sottoposto a nessun rito purificatore.

Certamente la sua esistenza futura sarebbe dovuta essere molto oscura.
Tuttavia, nel preciso momento della morte, Ajamila chiamò il proprio figlio, al quale era affezionatissimo ed esclamò: “Narayana”.
Grazie a questo, i seguaci di Yamaraja, il dio della morte, non poterono punirlo, infatti giunsero i Visnuduta, i devoti di Vishnu per liberarlo e condurlo nel regno eterno.

(continua)

Andrea.m
Moderatore


Emilia Romagna


147 Messaggi

Inserito il - 20/01/2006 : 13:50:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna a tutti, continuiamo a parlare della storia di Ajamila.

Ajamila, da un punto di vista superficiale, era certamente passibile di punizione, ma il suo attaccamento per il figlio gli permetteva di cantare costantemente il nome di Narayana, e di purificarsi dagli atti peccaminosi.

Pur commettendo tanti peccati, il solo fatto di pronunciare le 4 sillabe sacre na-ra-ya-na, era più che sufficiente per mantenerlo in uno stato di coscienza puro.
Ajamila non pronunciava la parola Narayana per chiamare Krishna, Dio, piuttosto la utilizzava per chiamare il figlio.
Ma la potenza di tale nome è talmente tanta che porta ugualmente i suoi effetti purificatori.
Non ha importanza che Ajamila chiamasse suo figlio, è il nome in se' stesso che aveva un effetto portentoso.

I rituali vedici destinati all’espiazione, possono liberare l’uomo dalle attività più peccaminose, ma come gia detto non possono eliminare il desiderio di compiere tali attività, e ciò che più conta è che non possono assolutamente elevare una persona al piano della pura devozione per Dio.
Vediamo invece che per liberarsi dalle reazioni dei peccati più gravi ed elevarsi al livello del servizio devozionale, basta pronunciare il nome del Signore anche una sola volta.

Cantare il santo nome del Signore e danzare in estasi è così facile e sublime che dedicarsi a questa attività significa ottenere tutti i benefici della vita spirituale.

Anche se non comprendiamo il significato del santo nome del Signore, saremo purificati semplicemente ascoltandolo o ripetendolo, questa purificazione è detta sativa-bhavana.

Lo Srimad Bhagavatam si esprime con queste parole: “una persona che canta il santo nome del Signore è certamente liberata dalle reazioni di innumerevoli peccati, anche nel caso che canti indirettamente, per scherzo, per fare musica e perfino in modo distratto. Questo è confermato da tutti gli eruditi studiosi delle scritture”. (S.B.6.2.14)

Nella Sua misericordia incondizionata, il Signore, appena vede che una persona sta glorificando il Suo nome, l’aiuta personalmente a rimuovere ogni sporcizia dal cuore.

Se una persona pratica il canto del maha mantra Hare Krishna dovrebbe a maggior ragione cantare Hare Krishna quando affronta qualche incidente.
Infatti, se dopo aver pronunciato il nome del Signore, si muore accidentalmente, si viene elevati fino al mondo spirituale.

Le glorie del santo nome di Dio, e in particolare del Maha mantra Hare Krishna, sono molto evidenti.
Per esempio, il dottor J.Stillson Judah, un grande studioso, è rimasto molto attratto da questo movimento per la coscienza di Krishna, perché ha potuto constatare personalmente che numerosi hippy e tossico-dipendenti si sono trasformati in puri vaisnava.
Questa è la dimostrazione pratica dell’efficacia del mantra Hare Krishna.

Al momento della morte l’essere è certamente confuso, perché tutte le funzioni del suo corpo sono disorganizzate.
in quel momento anche una persona che per tutta la vita ha praticato il canto del mantra Hare Krishna, può trovarsi nell’impossibilità di cantare Hare Krishna in modo chiaro.
Questa persona comunque riceve tutti i benefici del canto del santo nome.
Finche' il corpo è sano, quindi, perché non dovremmo cantare il santo nome in modo chiaro e a voce alta ?

In questo modo sarà possibile cantare bene, con fede e amore anche nel momento della morte.

Per concludere, colui che canta sempre il santo nome del Signore ha la garanzia di tornare a Dio nella sua dimora originale.

È bene ricordare, che sebbene tutti i nomi di Dio abbiano la stessa potenza, il mantra da cantare per questa era è il maha mantra: HARE KRISHNA HARE KRISHNA KRISHNA KRISHNA HARE HARE / HARE RAMA HARE RAMA RAMA RAMA HARE HARE.

(fine)
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RKC Mayapur
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RKC


Estero


2137 Messaggi

Inserito il - 30/10/2019 : 10:49:42  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
N.B.

Potete leggere l'intera storia di Ajamila seguendo questo link allo Srimad Bhagavatam, Canto 6° (Capitoli 1, 2 e 3).

www.radiokrishna.com/fclick/fclick.php?fid=206#page=12


Buona lettura, Hare Krishna !
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