Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su
La Bhagavad-gita cosi' com'e'
LEZIONE* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada tenuta a Los Angeles (Stati Uniti), il 18 Febbraio 1969
Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi
DALLA BHAGAVAD-GITA COSI' COM'E' CAPITOLO 6 (Il Dhyana-yoga)
VERSO 25
sanaih sanair uparamed buddhya dhriti-grihitaya atma-samstham manah kritva na kincid api cintayet
"Animato da una ferma convinzione, lo yogi deve elevarsi gradualmente, passo dopo passo, con l'intelligenza, fino a raggiungere la perfetta concentrazione e fissare la mente solo sull'Anima Suprema, senza pensare più ad altro".
Prabhupada: Sì, il Sé. La mente dovrebbe essere concentrata sul sé. Noi siamo il sé, e anche Krishna è il Sé. Come quando si fissa lo sguardo sul sole: in quel momento si vede sia il sole che se stessi. A volte, nell'oscurità più fitta, non riusciamo a vedere nemmeno noi stessi. Lo avete sperimentato; quindi, nella fitta oscurità non riesco a vedere il mio corpo. Sebbene il corpo sia con me—che io sia il corpo o qualunque cosa io sia—non riesco a vedere me stesso. Ne avete fatto esperienza. Quindi, se vi trovate alla luce del sole, vedete sia il sole che voi stessi. Non è così? Pertanto, vedere il sé significa innanzitutto vedere il Sé Supremo—Krishna. Nella letteratura vedica è detto, nito nityanam cetanas cetananam (Katha Upanishad 2.2.13). [Il Signore Supremo da solo provvede a tutte le necessità della vita degli innumerevoli altri esseri viventi]. Il Sé Supremo è il principale eterno fra tutti gli eterni. È il primo essere vivente fra tutti gli esseri viventi. Pertanto, questo movimento per la coscienza di Krishna ha lo scopo di concentrare la mente sul sé. Per fare lo stesso esempio: se concentri la mente su Krishna, allora potrai concentrarla su ogni altra cosa. E ancora: se hai cura del tuo stomaco, allora hai cura di ogni altra parte del tuo corpo.
Se il vostro stomaco riceve del buon cibo nutriente, allora siete liberi da ogni disturbo e vi mantenete in buona salute. Se versate acqua alle radici di un albero, allora vi prendete cura di tutti i rami, le foglie, i fiori, i ramoscelli, tutto, automaticamente. Perciò, se vi dedicate a Krishna, allora offrite il miglior servizio a tutti gli altri, automaticamente. Come questi ragazzi che andranno alla festa del kirtana. Poiché sono coscienti di Krishna, non è che stiano seduti oziosamente in questo tempio; ma stanno uscendo, predicando questa filosofia affinché altri possano trarne vantaggio. Pertanto una persona cosciente di Krishna non può starsene seduta senza far niente. Pensa: "Una filosofia così bella. Perché non dovrebbe essere divulgata?" Questa è la sua missione. Uno yogi può essere soddisfatto della propria elevazione. È seduto in un luogo appartato, pratica yoga, elevandosi alla vita trascendentale, e questa è la sua preoccupazione personale. Ma un devoto non si accontenta semplicemente di elevare se stesso, la propria vita personale. Perciò rendiamo omaggio ai vaishnava (Pranama):
vancha-kalpatarubhyash cha kripa-sindhubhya eva cha, patitanam pavanebhyo vaishnavebhyo namo namaha
"Offro i miei rispettosi omaggi a tutti i devoti vaishnava del Signore. Essi sono come alberi dei desideri che possono soddisfare i desideri di tutti e sono pieni di compassione per le anime cadute e condizionate".
Il devoto, vaishnava, è colui che è molto compassionevole verso le anime condizionate, kripa-sindhubhya eva ca. Kripa significa misericordia, e sindhu significa oceano. Un devoto è un oceano di misericordia: desidera distribuire la misericordia a tutti. Come il Signore Gesù Cristo, che era cosciente di Dio, cosciente di Krishna, ma non era soddisfatto con se stesso. Se avesse continuato a coltivare solo la sua coscienza di Dio, non avrebbe subito la crocifissione. Ma no. Voleva prendersi cura anche degli altri, anche gli altri dovevano essere coscienti di Dio, coscienti di Krishna. Anche se il re gli proibì di farlo, nondimeno, a rischio della propria vita, lo fece. Questa è la natura del devoto. Perciò il devoto che predica è il devoto più caro al Signore. Ciò è confermato nella Bhagavad-gita. I devoti escono, predicano, si confrontano con elementi opposti, a volte subiscono una sconfitta, o rimangono delusi, e a volte riescono a convincere qualcuno—vi sono persone di ogni tipo. E quindi, non è che tutti i devoti siano sempre ben preparati. Esistono anche tre categorie di devoti.
Ma questo impegno, "Andrò a predicare la coscienza di Krishna", è il miglior servizio che si possa rendere al Signore. Perché, pur trovandosi in una posizione di opposizione, cercano di elevare le persone al più alto livello di realizzazione spirituale. Perciò chi ha visto, chi è immerso nell'estasi della realizzazione del sé, non può stare seduto oziosamente. Deve farsi avanti. Proprio come Ramanujacarya, che proclamò il mantra pubblicamente. Come quel Maharshi che è venuto nel vostro paese: voleva dare un mantra privato a tutti. Se quel mantra ha un qualche potere, perché dovrebbe essere privato? Se ha davvero un qualche potere, perché non dovrebbe essere dichiarato pubblicamente, in modo che tutti possano trarne beneficio? Questa è la verità; altrimenti è un inganno. Capite? Pertanto, qui non c'è alcun inganno: diciamo che questo maha-mantra può salvarvi e lo diffondiamo pubblicamente. Non è vero? È gratuito, senza alcun costo, ma la gente è così sciocca che non è disposta ad accettarlo.
Pagheranno trentacinque dollari per farsi dare un mantra privato da Maharishi. Vedete? Perciò la gente vuole essere ingannata. E noi diffondiamo il mantra Hare Krishna gratuitamente, proclamandolo per strada, nei parchi, ovunque. "Venite, provatelo", ma non l'accettano. Questa è maya, si chiama illusione—è l'incantesimo di maya. E se chiedi qualcosa in cambio, se usi l'inganno e imbrogli, allora la gente ti seguirà. Sacha bole tomare lata, jagat harai dhana, kali-yuga dukha lalge haspai. Si tratta di un verso in hindi scritto da un devoto, secondo cui il Kali-yuga è talmente abominevole che se dici la verità, la gente ti verrà incontro con un bastone per picchiarti; ma se menti o imbrogli, il mondo ti apprezzerà. Il mondo vive nell'illusione, e questo è il doloroso Kali-yuga. E se dichiaro di essere Dio, la gente dirà: "Oh, ecco Swamiji, Dio". Nessuno chiederà: "In che modo sei diventato Dio? Qual è il sintomo di Dio? Hai tutti i segni distintivi?" Nessuno lo chiede. Queste cose accadono, a meno che non si sia radicati nel sé, che non si comprenda il vero sé, il Sé Superiore. Perciò yoga significa comprendere questo processo di realizzazione del sé. Questo è lo yoga.
VERSO 26
yato yato niscalati manas cancalam asthiram tatas tato niyamyaitad atmany eva vasam nayet
"Ovunque la mente vaghi a causa della sua natura agitata e instabile, dev'essere ricondotta sotto il controllo del sé spirituale".
Spiegazione: "Chi controlla la mente, e quindi anche i sensi, è chiamato gosvami o svami. Invece, colui che è controllato dalla mente è chiamato go-dasa, servitore dei sensi. Il gosvami conosce il valore effimero del piacere materiale; sa che la vera felicità, quella spirituale, si gusta quando i sensi sono impegnati al servizio di Hrisikesha, Krishna, il vero maestro dei sensi. La coscienza di Krishna consiste nel servire il Signore con i sensi purificati. Questo è il metodo per controllare perfettamente i sensi ed è anche la perfezione dello yoga".
Prabhupada: Questo è il sistema yoga. Supponiamo che stiate cercando di concentrare la mente su Krishna e che la vostra mente si distragga, vagando altrove, magari in un cinema. A quel punto dovete richiamarla: "Non là, per favore, torna qui". Questa è la pratica dello yoga: non permettere alla mente di allontanarsi da Krishna. Se solo riuscite a praticarla, non lasciate che la mente si allontani da Krishna. E, poiché non siamo in grado di fissare la mente su Krishna rimanendo seduti in un solo posto, ciò richiede un addestramento molto avanzato. Sedersi in un luogo e mantenere la mente sempre fissa su Krishna non è un compito facile. Chi non è abituato a farlo, se si limita a imitare, finirà per confondersi. Dobbiamo dedicarci costantemente alla coscienza di Krishna. Tutto ciò che facciamo deve essere inscindibile da Krishna. Le nostre attività quotidiane dovrebbero essere plasmate in modo da essere interamente dedicate a Krishna. Solo allora la nostra mente sarà fissa in Krishna.
Se non si è avanzati e si cerca di fissare artificialmente la mente in Krishna, praticando lo yoga come qui raccomandato: sedersi eretti, concentrando lo sguardo sulla punta del naso in un luogo sacro e appartato, non si può fare nulla. Ma dov'è, al momento, la possibilità di usufruire di queste risorse? Pertanto questo è l'unico metodo: cantare ad alta voce e ascoltare Hare Krishna. Se la mente è impegnata in altre cose, sarà forzata a concentrarsi sulla vibrazione sonora di "Krishna". Non si deve distogliere la mente da altro, perché automaticamente si distoglierà da sola, dato che il suono è sempre presente. [Si sente un'auto che passa]. Come quando si sente il rumore di un'auto: l'attenzione è automaticamente distratta da esso. Allo stesso modo, se recitiamo Hare Krishna, la mente si fisserà automaticamente su di esso. Altrimenti, siamo abituati a concentrare la mente su tante cose. Così, la pratica dello yoga consiste nel ritirare la mente e ri-focalizzarla su Krishna. Questa vibrazione del canto ci aiuta automaticamente nella pratica dello yoga.
Tatas tato niyamyaitad, atmany eva vasam nayet (Bg. 6. 26). Questo è il successo dello yoga; ma al presente sono controllato dalla mente, go-dasa. La mente mi suggerisce: "Perché non vai a guardare quella bella ragazza", ed io vado. "Perché non bere quel buon liquore? Perché non fumare una bella sigaretta? Perché non andare in un bel ristorante?" La mente ci impone tante cose e noi la seguiamo. Attualmente, quindi, sono controllato dalla mente. Vita materiale significa essere controllati dalla mente o dai sensi. E poiché la mente è il centro di tutti i sensi, essere controllati dalla mente significa essere controllati dai sensi. I sensi sono assistenti subordinati alla mente a loro superiore. La mente ordina: "Guarda questo, guarda quello", e i miei occhi guardano. Pertanto i miei occhi, in quanto organi sensoriali, sono sotto il controllo della mente. E le mie gambe si muovono, perciò le gambe, in quanto organi sensoriali, sono sotto il controllo della mente. Essere sotto il controllo della mente, quindi, significa essere sotto il controllo dei sensi. Ma se potete controllare la mente, allora non sarete più sotto il controllo dei sensi.
Chi è sotto il controllo dei sensi è un go-dasa. 'Go' significa sensi e 'dasa' significa servitore. E invece, chi è padrone dei sensi è un go-svami—svami significa padrone. Il titolo di gosvami indica colui che è padrone dei sensi. Finché non si è servitori dei sensi, non si può essere chiamati gosvami o svami, che sono la stessa cosa. Perciò, fintanto non si è padroni dei sensi, accettare il titolo di svami o gosvami equivale a ingannare. Bisogna essere padroni dei sensi, come è stato stabilito da Rupa Gosvami. Quando erano ministri, Rupa e Sanatana non erano gosvami; ma quando divennero discepoli del Signore Caitanya e furono istruiti da Lui, divennero gosvami. Perciò "gosvami" non è un titolo ereditario, ma è una qualifica. Sotto la guida del maestro spirituale, chi raggiunge la perfezione nel controllo dei sensi è chiamato svami o gosvami; solo allora si può diventare maestro spirituale. Diventare maestro spirituale senza essere un svami, padrone dei sensi, è una farsa. Anche questo è stabilito da Rupa Gosvami. Nel Nettare delle Istruzioni (1), egli spiega:
vaco vegam manasah krodha-vegam jihva-vegam udaropastha-vegam etan vegan yo visaheta dhirah sarvam apimam psurithivim sa sisyat
"Una persona sobria, capace di tollerare l'impulso di parlare, le esigenze della mente, le azioni dettate dalla collera e gli impulsi della lingua, del ventre e dei genitali, è qualificata per fare discepoli in tutto il mondo".
Qui è spiegato che ci sono sei impulsi, o vegam. Si può capire: quando la natura chiama, si deve andare in bagno. Non è possibile trattenersi, si deve assecondare l'impulso—si chiama vegam. Ci sono sei impulsi. Di cosa si tratta? Vaco-vegam, l'impulso a parlare, o parlare inutilmente. Krodha-vegam, la spinta della rabbia; sono molto arrabbiato non riesco a controllarmi, faccio qualcosa che non dovrei. A volte, in preda alla rabbia, si può uccidere. Questi sono detti vegam—l'impulso a parlare, l'impulso della rabbia. Allo stesso modo, la pressione della mente. La mente impone: "Devi andare subito là". La pressione delle parole, la pressione della mente e della rabbia. Poi jihva-vegam, l'impulso della lingua. Voglio gustare cose buone, dolci o altro che mi piace moltissimo. Perciò bisogna controllare tutto questo—controllare le parole superflue, il parlare inutilmente; controllare la mente e i suoi dettami. La pratica yoga si concentra solo sulla mente, ma la nostra pratica cosciente di Krishna... Oltre alla mente, la rabbia e la lingua, c'è udara-vegam. E dalla lingua si scende leggermente fino allo stomaco, che è detto 'udara'. Lo stomaco è già pieno, eppure voglio riempirlo ancora di più. Questo si chiama udara-vegam, l'impulso dello stomaco.
Dopo il forte impulso della lingua e dello stomaco, c'è la forza dei genitali; e a quel punto si presenta il bisogno di fare sesso. Se si mangia più del necessario, se si usa la lingua senza motivo, se si lascia che la propria mente faccia qualunque cosa, allora non si può controllare nemmeno i genitali. Ci sarà un impulso sessuale che non potrà essere frenato. Ci sono così tanti impulsi. Rupa Gosvami spiega che chi ha il controllo su tutta questa serie di impulsi, può diventare un maestro spirituale. Non è che il maestro spirituale sia qualcosa di artificiale. È una cosa che bisogna imparare. Come tenere a freno queste spinte. Etan vegan yo visaheta dhirah: chi riesce a controllare queste spinte e a rimanere dhirah, stabile; psurithivim sa sisyat: costui può avere discepoli in tutto il mondo. Perciò tutto dipende dalla pratica. Questo è il sistema dello yoga. L'intero sistema yoga consiste nella pratica, nel controllare la mente, i sensi e quindi stabilirsi nel sé. Pensate che con quindici minuti di meditazione si raggiunga la realizzazione? E che si possano fare sciocchezze tutto il giorno?
No. Ci vuole allenamento. Volete risolvere i problemi della vita e farlo a un prezzo molto basso? No, altrimenti sarete ingannati. Dovete pagare; se volete la cosa migliore, dovete pagarla. Ma per grazia del Signore Caitanya, il pagamento è stato reso molto facile. Cantate Hare Krishna e tutto diventerà molto semplice. Tutto questo sistema di controllo, la perfezione del sistema yoga, diventa molto semplice. Questa è la misericordia di Sri Caitanya. Iha haite sarva-siddhi haibe tomara (Caitanya-bhagavata, Madhya 23.78): "Così facendo, tutti raggiungeranno ogni perfezione. Canta sempre, non c'è altra prescrizione". Sri Caitanya ha assicurato che, seguendo il Suo principio, ovvero il canto, si otterrà la piena perfezione della realizzazione del sé spirituale. È un dato di fatto. Pertanto, in quest'epoca in cui le persone sono così decadute, nessun altro metodo potrà avere successo. Questo è l'unico metodo, è molto semplice, sublime, efficace e pratico, e permette di realizzare il proprio sé. Pratyaksavagamam dharmyam (Bg. 9.2):
raja-vidya raja-guhyam pavitram idam uttamam pratyaksavagamam dharmyam su-sukham kartum avyayam
"Questo sapere è il re fra tutte le scienze, il segreto tra i segreti. È la conoscenza più pura, e poiché ci fa realizzare direttamente la nostra vera identità è la perfezione della religione. È eterno e si applica con gioia".
Prabhupada: Nella Bhagavad-gita è detto che possiamo effettivamente sperimentarlo. In altri sistemi non è possibile sperimentare praticamente quanto si stia progredendo; ma nel nostro sistema, seguendolo per qualche tempo, ci si rende conto di fare progressi. Così come mangiando, ci si accorgerà di essere sazi, allo stesso modo, seguendo questo principio del movimento per la coscienza di Krishna, ci si accorgerà che stiamo progredendo sulla via verso la realizzazione spirituale. Continua.
VERSO 27
prasanta-manasam hy enam yoginam sukham uttaman upaiti santa-rajasam brahma-bhutam akalmasam
"Lo yogi la cui mente è assorta in Me conosce senza dubbio la felicità suprema. Grazie alla sua identità col Brahman, egli è liberato; la sua mente è serena, le sue passioni placate, ed egli è libero dal peccato".
"Situato nel sé spirituale, libero da ogni contaminazione materiale, lo yogi gode della felicità più alta in contatto con la Coscienza Suprema".
Prabhupada: Sì, questa è la perfezione, "Lo yogi la cui mente è fissa su di Me". "Me" significa Krishna—Krishna sta parlando. Se io dico: "Dammi un bicchiere d'acqua", non significa che l'acqua debba essere data a qualcun altro. Allo stesso modo, la Bhagavad-gita è pronunciata dal Signore Krishna e Lui dice "Me"—Krishna. Questa è una chiara comprensione. Ma ci sono molti commentatori che si allontanano da Krishna. Non so perché, ma per i loro motivi nefandi, non accettano che "Me" significa Krishna. Perciò, la persona cosciente di Krishna è sempre nella meditazione dello yoga. Continua.
"Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l'anima realizzata Mi vede ovunque".
Prabhupada: Sì. "Un vero yogi Mi vede in tutti gli esseri". Come può vedere? Molti interpretano che tutti gli esseri siano Krishna, pertanto non serve adorare Krishna separatamente; per questo motivo si dedicano alle attività umanitarie, dicono che sia meglio così. "Perché si dovrebbe adorare Krishna? Krishna dice che si dovrebbe vederLo in ogni essere, quindi serviamoLo". Ma non conoscono le tecniche. Ciò richiede una formazione sotto la guida di un maestro spirituale autentico. Perciò, "Un vero yogi Mi vede in tutti gli esseri". Un vero yogi, un devoto. Come questi devoti che vanno fuori a predicare la coscienza di Krishna. Perché? Perché vedono Krishna in tutti gli esseri. In che modo? Vedono che tutti gli esseri sono parte integrante di Krishna. E poiché sono caduti nell'oblio di Krishna, cercano di risvegliarli alla coscienza di Krishna. Un devoto vede gli altri che non sono coscienti di Krishna. Proprio come ci sono attività missionarie al fine di dare istruzione alle comunità analfabete. Perché? Perché vedono che sono esseri umani, che dovrebbero ricevere un'istruzione e conoscere il valore della vita. Questa è la loro compassione. x
Anche qui vale lo stesso principio: tutti dovrebbero sapere di essere parte integrante di Krishna—dimenticando questa consapevolezza, si soffre. Significa vedere Krishna in ogni cosa; non che ogni cosa sia diventata Krishna. Non vedetela in questo modo, altrimenti vi sbaglierete. Come quando vedo qualcuno e penso: "Quel ragazzo è il figlio di tale signore". Ciò significa che vedo quel signore in questo ragazzo. È chiaro? Se vedo che ogni essere vivente è figlio di Dio o Krishna, allora significa che vedo Dio in ogni essere. C'è qualche difficoltà a capire? [Qualcuno chiede: Si tratta di associazione o di una visione?] [Prabhupada risponde] No, è un dato di fatto. (risate) Non è un'associazione o una visione, è un fatto. Quando vedete un gatto, o un cane, vedete Krishna in lui. Perché? Sapete che quel gatto è un essere vivente, e che, con le sue azioni passate, ha ottenuto un corpo di gatto—l'oblio. "Perciò aiutiamo questo gatto, diamogli del prasada di Krishna affinché un giorno possa giungere alla coscienza di Krishna".
Si tratta di vedere Krishna in lui; non nel senso di, "Oh, ecco Krishna, vado ad abbracciare questo gatto". È una sciocchezza. È come se, vedendo una tigre, dicessi: "Oh, ecco Krishna, per favore vieni, mangiami". È un nonsenso. Dovreste provare compassione per ogni essere vivente, riconoscendo che è parte integrante di Krishna. Perciò, vancha-kalpa-tarubhyas ca kripa-sindhubhya eva ca, offriamo i nostri rispetti. Non è che dovremmo abbracciarlo, dicendo: "Vieni, Krishna". Perciò, "Il vero yogi Mi vede in tutti gli esseri". Questo è il concetto. Perché accogliamo questi bambini? Perché sono parte integrante di Krishna e diamo loro l'opportunità, per quanto possibile, di partecipare al kirtana e di gustare prasada. Quel bambino che viene—e imita in questo modo—non pensate che sia invano. Qualunque cosa sia fatta nella coscienza di Krishna—consapevolmente o inconsapevolmente—avrà il suo effetto. Questi bambini che s'inchinano, cercano di pronunciare il nome di Krishna o battono le mani: tutte queste azioni si accumulano nel conto bancario della coscienza di Krishna. Come quando un bambino tocca il fuoco: il fuoco agirà.
Non ci sarà alcuna scusa del tipo: "Oh, è solo un bambino, non lo sa". Il fuoco agirà. Allo stesso modo, se Krishna è lo Spirito Supremo, agirà nel bambino che vi prende parte; che ne siate consapevoli o meno. Non importa. Perché Krishna è presente. È davvero meraviglioso. Pertanto, a ogni essere vivente dovrebbe essere data un'opportunità. Questi ragazzi invitano gli estranei a partecipare alla "festa dell'amore" [la festa della domenica]. Qual è l'idea? L'idea è che vengano e prendano prasada, e un giorno agiranno nella coscienza di Krishna. Questa è la propaganda: vedere Krishna in tutti. Non che tutti siano Krishna; non commettete questo errore. Krishna è onnipresente. Perché solo in un essere umano? È presente anche nell'atomo. Andantara-stha-paramanu-cayantara-stham (Brahma-samhita 5.35): "Egli è presente, nella Sua pienezza, in ogni atomo sparso nell'universo". Paramanu significa atomo. Se è presente all'interno dell'atomo, perché non in ogni essere vivente? Dovreste avere questa consapevolezza. Perciò, "Il vero yogi Mi vede in tutti gli esseri; e vede anche ogni essere in Me". In che senso "in Me"? Perché tutto ciò che vedete è in Krishna.
Ora sedete su questo tappeto, quindi siete seduti in Krishna. Dovreste saperlo. In che senso questo tappeto è Krishna? Perché il tappeto è fatto dell'energia di Krishna. Esistono diversi tipi di energia—parasya saktir vividhaiva sruyate (Cc. Madhya 13.65, commento). Il Signore Supremo possiede varie energie. Tra queste, tre sono principali: materiale, spirituale e marginale. Noi esseri viventi siamo energia marginale. Questo mondo è energia materiale; e il mondo spirituale è energia spirituale. Così noi, essendo marginali, ora ci troviamo nell'energia materiale... "Marginale" significa che possiamo orientarci in un senso o nell'altro. Si può diventare spirituali oppure materiali. Non c'è una terza alternativa. O si diventa materialisti o si diventa spiritualisti. Finché siamo nel mondo materiale, siamo seduti sull'energia materiale, quindi siamo seduti in Krishna; perché l'energia non è separata da Krishna. Proprio come questa luce, o questa fiamma, c'è calore e illuminazione—due energie. Sia il calore sia l'illuminazione non sono separati dal fuoco.
Pertanto, in un certo senso, anche il calore è fuoco, e anche la luce è fuoco. Allo stesso modo, anche questa energia materiale è Krishna. Così pensiamo di essere seduti su questo pavimento, ma in realtà siamo seduti in Krishna. Questa è la filosofia. Perciò, "Egli Mi vede in ogni essere. In effetti, chi ha raggiunto la realizzazione del sé spirituale, Mi vede ovunque". Questo è il significato di vedere ovunque'. Vedere ogni essere e ogni cosa in relazione con Krishna, significa vedere Krishna ovunque. Come è insegnato nella Bhagavad-gita, raso 'ham apsu kaunteya (Bg. 7.8): "Io sono il sapore dell'acqua". Perché tutti gli esseri viventi bevono acqua: uccelli, animali, esseri umani. Pertanto l'acqua è indispensabile. E Krishna ne ha fatto una scorta enorme. L'acqua è necessaria: per l'agricoltura, per lavarsi, per bere. Quindi, se qualcuno non riceve un bicchiere d'acqua al momento giusto, muore. È un'esperienza che si acquisisce sul campo di battaglia, dove si comprende quanto sia preziosa l'acqua. In battaglia, quando si ha sete e non c'è acqua, si muore.
Perché l'acqua è così preziosa? Perché ha un buon sapore. Quando si ha molta sete, si beve un sorso d'acqua, e si apprezza: "Oh, grazie a Dio". Capite? Così Krishna dice: "Io sono quel sapore. Sono il sapore vivificante dell'acqua". Pertanto, se avete compreso la filosofia, ogni volta che bevete dell'acqua, allora vedete Krishna. E quando mai non bevete acqua? Questa è la coscienza di Krishna. Raso 'ham apsu kaunteya prabhasmi sasi-suryayoh. "Io sono la luce del sole e della luna". Sia di notte che di giorno, quindi, vedete la luce del sole o quella della luna. Come potete dimenticare Krishna? Bisogna vedere Krishna in questo modo, allora raggiungerete la perfezione dello yoga. Come è qui affermato: "Un vero yogi Mi vede in tutti gli esseri e vede anche ogni essere in Me. In verità, l'uomo realizzato Mi vede ovunque".
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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
DISCLAIMER * Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna. Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.
Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.