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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 4 Verso 1
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Sangita Dasi
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Inserito il - 16/04/2024 : 19:27:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
Tenuta a New York (Stati Uniti), il 13 Luglio 1966

Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi

Prabhupada: "Prima di iniziare il quarto capitolo, "La conoscenza trascendentale", faremo un riassunto dei primi tre capitoli. Nell’ultimo verso del capitolo precedente, "Il karma-yoga", è spiegato (Bg. 3.43),

evam buddheh param buddhva
samstabhyatmanam atmana
jahi satrum maha-baho
kama-rupam durasadam

"Sapendo di essere trascendentale ai sensi, alla mente e all'intelligenza materiale, o Arjuna dalle braccia potenti, si deve rendere stabile la mente con un'intelligenza spirituale risoluta [la coscienza di Krishna] e conquistare così – con la forza spirituale – questo nemico insaziabile, la lussuria".

Abbiamo discusso questo punto secondo cui la nostra schiavitù materiale è dovuta al desiderio e alla brama di dominare le risorse della materia. In sostanza, siamo pura anima, ma in modo circostanziale ora siamo caduti in questa schiavitù materiale e stiamo così subendo le tre miserie dell'esistenza materiale. E l'intero programma della Bhagavad-gita è come uscire da questo coinvolgimento materiale e situarsi nella nostra vera esistenza spirituale di beatitudine, conoscenza ed eternità. Ora, faremo un riassunto dei tre capitoli che abbiamo già terminato, poi inizieremo il quarto capitolo.

Nel primo capitolo si crea la situazione. Proprio come siamo normalmente invischiati negli affari di famiglia, 'yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke' (SB 10.84.13). [ "Colui che si identifica con il corpo inerte composto da muco, bile e aria..."] La schiavitù di accettare questo corpo materiale come me stesso, e l’estensione delle relazioni corporee dei parenti, e la terra in cui si trova il corpo che dovrebbe considerata degna di adorazione—questi sono gli studi analitici della nostra esistenza materiale. 'Yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke sva-dhih kalatradisu bhauma ijya-dhih'. (SB 10.84.13) Bhauma ijya-dhih. Si ritiene che la terra natale sia degna di culto, e ciò si estende in forma di nazionalismo. È una schiavitù materiale. Il Bhagavata ci dà la direzione: "Una persona che ha accettato questo corpo materiale composto da tre elementi ..." Tre elementi significa terra, acqua e fuoco, che nel linguaggio ayurvedico è detto 'kapha-pitta-vayu'.

Ora, chi ha accettato questo corpo materiale come se stesso e le estensioni del corpo ... Per estensioni si intende il sottoprodotto, i figli e la moglie con cui abbiamo un legame, e i parenti; e in tal modo continua ad estenderti. Perciò, 'yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke sva-dhih kalatradisu bhauma ijya-dhih' (SB 10.84.13). 'Bhauma' significa terra, 'ijya-dhih' significa degno di adorazione; quindi, 'yat-tirtha-buddhih salile', andare in un luogo di pellegrinaggio. Naturalmente nel vostro paese non esistono tante terre sante di pellegrinaggio come in India – Prayaga, Vrindavana, Gaya... Avete le acque del Giordano, dove il popolo cristiano va per fare un bagno. In India ci sono i fiumi Gange, Yamuna, Godavari, Kaveri e molti altri. Così, 'yat-tirtha-buddhih salile'. Qualcuno va in terra santa, fa un bagno e torna indietro. Yat-tirtha, salile.

'Salile' significa acqua. Significa che chi accetta la sacra terra di pellegrinaggio, cerca solo dell'acqua. 'Yat-tirtha-buddhih salile na karhicij janesv abhijnesu', "Ma non hanno alcun interesse per le persone che hanno effettivamente esperienza nella coscienza spirituale di vita". Nei luoghi santi, soprattutto in India, scoprirete che ci sono molti saggi e santi che vivono in terra santa e coltivano la conoscenza spirituale. Le persone dovrebbero andare là. Se sono interessate ad andare in terra santa, dovrebbero scoprire questi uomini, dove sono seduti e cosa fanno, e trarne beneficio. Ma non lo fanno. Vanno là solo per fare un bagno nell'acqua, comprano giocattoli per i loro figli e pensano: "Abbiamo fatto una grande cosa, siamo andati in terra santa".

Il Bhagavata spiega che gli uomini che accettano il corpo materiale come il sé, i sottoprodotti del corpo come i loro parenti, e l'acqua in terra santa come il solo scopo di pellegrinaggio, ma non si consultano con gli uomini di conoscenza, sono descritti come 'sa eva go-kharah' (SB 10.84.13). Tali persone sono definite 'go-kharah': 'vai' significa mucca, e 'kharah' significa asino. Significa che queste persone sono senza intelligenza. Pertanto, una simile posizione è stata manifestata da Arjuna, che si è presentato come uno di noi, altrimenti, non c’era la possibilità di parlare della Bhagavad-gita. Così Arjuna, sebbene sia un devoto e un amico confidenziale di Krishna ... Proprio come noi che cerchiamo di ottenere la coscienza di Krishna per rendere la nostra vita perfetta; ma la persona che, non solo è cosciente di Krishna ma è anche un compagno costante di Krishna, una tale persona, Arjuna, era perplesso: Come posso combattere con i miei parenti, fratelli e nipoti, cognato, suocero, nonno e tutti i miei amici?" Era una guerra familiare, e quindi aveva paura, "Non combatterò".

È abbastanza naturale. Se sei chiamato a combattere con i tuoi nemici, sarai pronto; ma se devi combattere con i tuoi parenti e amici, allora esiterai. È naturale. Così Arjuna fu posto in una posizione tale da dover combattere con i suoi parenti, perciò era perplesso. Seguì una discussione e Krishna disse: "Sei ksatriya, un combattente, è tuo dovere combattere, non dovresti esitare". Quando si tratta di combattere, non importa chi è schierato nella parte opposta. Tuttavia Arjuna non poteva essere soddisfatto con tali argomenti. Si rifiutò di combattere, ma alla fine si arrese, "O Krishna, ora stiamo parlando come amici, ma desidero seriamente imparare da Te". Perché Arjuna sapeva perfettamente che Krishna è Dio, la Persona Suprema, quindi, "Qualsiasi istruzione avrò da Krishna sarà perfetta, tutto sarà perfetto".

Abbiamo più volte discusso in questi incontri che un essere ordinario, proprio come noi, è soggetto a quattro princìpi d'imperfezione. Ma un'incarnazione di Dio o un vero rappresentante di Dio è al di sopra di tali princìpi. Perché, dunque, diamo tanta importanza alla Bhagavad-gita? Ci sono molti libri disponibili sul mercato, pieni di buone istruzioni e conoscenza, perché enfatizzare la Bhagavad-gita? Perché è enunciata da una personalità che è al di sopra di ogni imperfezione. Quali sono queste imperfezioni? Innanzitutto, un'anima condizionata, come noi, è sicura di commettere errori. Non c’è nessuno al mondo, nello stato condizionato, che possa affermare con coraggio di non aver mai commesso alcun errore nella vita. C'è qualcuno? No. Abbiamo commesso tanti errori. Perfino il Mahatma Gandhi, che doveva essere un perfetto leader, ha commesso errori. E che dire di noi. Perciò, un'anima condizionata commetterà sicuramente errori. Questa la prima imperfezione.

La seconda imperfezione è accettare una cosa al posto di un'altra. Proprio come io accetto il mio corpo come me stesso, vale a dire, ciò che io non sono. Ognuno è sotto questa illusione, nessuno escluso. 'Yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke' (SB 10.84.13). Se mi chiedete che cosa sono, risponderò che "sono indiano". Perché il mio corpo è nato in India ed è indiano. Ma io non sono questo corpo, quindi questa è un'illusione, ed è la seconda imperfezione. La prima imperfezione è che dobbiamo sicuramente commettere errori e la seconda è accettare qualcosa che non è reale. È detta illusione. Un tipico esempio dell'illusione: se improvvisamente nell'oscurità trovi una corda arrotolata, hai paura, "Oh, c’è un serpente!" Ma in realtà, non c’è il serpente. Significa accettare una corda arrotolata come un serpente. Questo è l'esempio dell’illusione.

La terza imperfezione è l'inganno. Tutti si credono molto intelligenti e ingannano gli altri. Ognuno pensa: "Oh, sono così intelligente, lo farò, lo imbroglierò". Questo accade continuamente nei nostri affari; proprio come il cliente e il negoziante. Il negoziante pensa, "Gli sto dando cose senza valore e ne traggo profitto", e il cliente pensa, "Oh, le sto comprando a buon mercato". Ciò accade anche nei rapporti ordinari; si chiama il sistema dell'inganno. Scoprirete che accade anche negli animali: cercano qualcosa da mangiare e pensano, "Ingannerò il mio padrone e prenderò questo cibo". Significa che nella vita condizionata la propensione all'inganno è sempre presente.

La quarta imperfezione è che i nostri sensi sono imperfetti. Acquisiamo conoscenza dai nostri sensi, così come acquisiamo conoscenza guardando. Tutti dicono: "Puoi mostrarmi Dio?" Ma la risposta è, "Riesci a vedere Dio?" Come puoi vedere Dio? Non hai occhi per vedere Dio. Anche se ti mostro Dio, non puoi vedere. I nostri sensi sono imperfetti. Ad esempio, gli occhi vedono in determinate condizioni; ma appena spegni la luce, non puoi più vedere. Allora, a che serve avere occhi? Così, abbiamo sensi imperfetti, una propensione all’inganno, l’inclinazione a commettere errori e ad accettare cose illusorie. Questi quattro princìpi d'imperfezione si trovano nell'anima condizionata. Ma un'anima liberata non si trova in queste condizioni. Perciò Krishna è ritenuto la personalità più elevata e perfetta, e Arjuna Lo ha scelto come maestro spirituale. 'Sisyas te ham sadhi mam prapannam' (Bg. 2.7): "Ora sono tuo discepolo e un'anima arresa. Ti prego, istruiscimi".
Prima di questo, Krishna e Arjuna parlavano sul piano dell’amicizia, ma questa non era la soluzione. A volte, i discorsi amichevoli non sono presi sul serio; ma quando si parla tra maestro e discepolo c'è una certa disciplina e una certa gravità. Così Arjuna creò quella gravità e disciplina accettando Krishna come maestro spirituale. E appena Arjuna accettò Krishna come maestro spirituale, allora, in quanto maestro, Krishna subito lo punì con queste parole (Bg. 2.11),

asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah

"Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti".

Così Krishna disse: "Mio caro Arjuna, ti atteggi a un grande uomo molto colto, ma vedo che sei lo sciocco numero uno". Perché? "Perché ora ti lamenti inutilmente". Questa fu la prima risposta di Krishna. Arjuna non era una persona ordinaria, tuttavia, agli occhi di una personalità perfetta era uno sciocco. Se qualcuno è molto orgoglioso della sua conoscenza materiale … Come Sanatana Gosvami, un grande devoto di Sri Caitanya; quando si avvicinò a Lui, semplicemente chiese: "Caro Signore, la gente dice che sono un uomo molto istruito, ma sono così istruito che non so da dove vengo e dove devo andare. Sono un uomo molto colto, il che significa che sono lo sciocco numero uno. Sono venuto in questo mondo e rimarrò qui, forse, per cinquanta, ottanta o al massimo cento anni; ma poi, dopo aver terminato la mia vita, dove andrò? Non so da dove vengo e dove devo andare. Sebbene mi atteggi a uomo molto colto, non conosco né il mio passato né il mio futuro e la situazione presente mi preoccupa. Questo è tutto".

Perciò Krishna consigliò ad Arjuna, 'avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam': "Mio caro Arjuna, hai parlato e discusso con Me a lungo e in tanti modi, ma questo argomento non è per intrattenere un circolo di eruditi, ora, cerca solo di essere un uomo istruito". Che significa? 'Avinasi tu tad viddhi yena sarvam ida#7745; tatam' (Bg. 2.17): "Cerca solo di capire. C’è qualcosa che si diffonde in tutto il tuo corpo ed è eterna. Cos’è che pervade tutto il corpo? È la tua coscienza". Come una lampadina elettrica diffonde la luce in tutta la stanza, e possiamo vedere, così l’anima spirituale è situata nel cuore. Si trova lì. Ma è così potente che la sua luce si diffonde in tutto il corpo in modo che ovunque si pizzichi, si sente dolore per consapevolezza. E appena la coscienza se ne va dal corpo, se si taglia la testa o una gamba, non si sente più nulla.

Questa istruzione fu data per la prima volta ad Arjuna: "O Arjuna! Parli come una persona molto colta, ma sei uno sciocco numero uno. Innanzitutto, cerca di capire ciò che pervade il corpo ..." 'Avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam' (Bg. 2.17). [Sappi che ciò che pervade l'intero corpo è indistruttibile. Nessuno è in grado di distruggere l'anima imperitura]. Yena sarvam idam – 'sarvam' significa tutto il corpo, 'idam'. Ma devi sapere che la tua coscienza non si diffonde nei corpi degli altri. E se affermi che "la mia coscienza è diffusa in tutto l'universo", anche questo è un altro errore. La tua coscienza è limitata al tuo corpo, così come la mia coscienza è limitata al mio corpo. Siamo tutti esseri viventi e siamo tutti coscienti, ma la nostra coscienza è limitata. Non dovremmo falsamente affermare che "Io sono la coscienza suprema". È un altro errore; non sono la coscienza suprema. Coscienza suprema significa ...

Proprio come, mediante la mia coscienza, posso sentire ciò che accade nel mio corpo ma non ciò che accade nel vostro corpo, così voi non potete sentire ciò che accade nel mio corpo. Tuttavia, la coscienza suprema sa cosa accade nel mio e nel vostro corpo, cosa accade universalmente nel corpo di tutti. Perciò Egli, la coscienza suprema, ha innanzitutto chiarito questo sul campo di battaglia: "O Arjuna, Io, tu, e tutte queste persone, o esseri viventi, qui riuniti per combattere, esistevamo, esistiamo ora e continueremo ad esistere in futuro". Significa che l'anima è eterna. Pertanto, ha descritto molto bene la natura dell'anima e del corpo e ha concluso che l'anima è eterna, ma non il corpo. 'Antavanta ime deha nityasyoktah saririnah' (Bg. 2.18): "L'anima è indistruttibile, eterna e incommensurabile; solo i corpi materiali che assume sono soggetti a distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti". 'Saririnah' significa colui che possiede il corpo. Ne abbiamo già parlato nel secondo capitolo.
Nel terzo capitolo si consiglia ad Arjuna di adottare i mezzi del karma-yoga. Per il progresso spirituale dobbiamo agire sulla piattaforma della coscienza e, poiché ora siamo impegnati nei doveri materiali, non è possibile liberarsi subito da questa coscienza materiale; ma dobbiamo uscirne gradualmente. Questo è il karma-yoga. Significa che si deve adottare questo processo, il karma-yoga, in modo tale che anche all'interno del proprio corpo materiale si è in grado di agire sulla piattaforma della coscienza spirituale. Di questo ne abbiamo già parlato. E l'ultimo sloka del terzo capitolo dichiara: "Con l'intelligenza si deve conquistare il formidabile nemico che ha acquisito le tre posizioni strategiche". I sensi, la mente e l'intelligenza sono le tre posizioni strategiche – un formidabile nemico.

Significa che si sta cercando di dominare la natura materiale. Questa è ignoranza, poiché non si può avere il sopravvento sulla natura materiale. È impossibile. Non si è così potenti da poter diventare il padrone della natura materiale. L'intera attività mondiale si svolge sotto l'impressione che "saremo in grado di conquistare la natura materiale". Il moderno progresso scientifico della conoscenza mira a questo scopo. Ma non è possibile, perché in realtà non siamo i padroni della natura materiale. Questa è ignoranza, cerchiamo di sfruttare per quanto possiamo le risorse materiali, ma non è possibile. Si chiama illusione. Così Krishna ha spiegato ad Arjuna: "Questo senso di dominio sulla natura materiale è kama...". Kama significa godere. "Questo tuo formidabile nemico risiede in tre luoghi, cioè la mente, l'intelligenza e i sensi". Ora, dovete affrontare il nemico con molto tatto. In che modo? Sostituendo il nemico con la coscienza di Krishna.

Dovete semplicemente sostituirlo. Ad esempio, se avete un bicchiere d'acqua e volete riempirlo di latte, dovete gettare via l'acqua e versarvi il latte. Similmente, se la vostra mente è piena della brama di godere del mondo materiale, se sostituite Krishna nella vostra mente, scoprirete che il nemico che occupa la posizione strategica della mente sarà sconfitto. Fin qui abbiamo fatto una revisione dei primi tre capitoli; ora inizieremo il quarto capitolo, ciò che il Signore insegna ad Arjuna, "sri-bhagavan uvaca".

Capitolo 4 Verso 1

imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave 'bravit

"Il Signore Beato disse: Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, padre dell’umanità, e Manu a sua volta l'ha insegnata a Iksvaku".

Questo è molto importante. Nel quarto capitolo, il Signore dichiara: "Dapprima, in tempi lontani, ho enunciato questo karma-yoga a Vivasvan". Vivasvan è Surya, il dio del sole. Secondo i nostri calcoli, il sole è un pianeta troppo caldo e nessuno può andarvi. E, in effetti, per quanto riguarda il nostro corpo attuale, non è possibile tollerare nemmeno la luce del sole da una distanza di novantatré milioni o ... non so esattamente... È un luogo molto lontano, tuttavia, dalla letteratura vedica sappiamo che il pianeta del sole è dominato dal fuoco, mentre questo è dominato dalla terra. Allo stesso modo, esiste una grande varietà di pianeti nell'universo: alcuni sono dominati dall'aria, altri dall'acqua e altri ancora dal fuoco, proprio come il sole. E ci sono anche degli esseri viventi, tra i quali il principale che è il deva del sole, Surya Narayana, che nella Bhagavad-gita è chiamato Vivasvan.

Così, Krishna dice: "Questa scienza del karma-yoga non è una cosa nuova, ma in passato, prima l’ho insegnata al dio del sole, Vivasvan. E Vivasvan l’ha insegnata a Manu, il padre dell’umanità, e Manu a sua volta l’ha insegnata a Iksvsaku". 'Vivasvan manave praha manur iksvakave bravit'. (Bg. 4.1) L'idea è che il metodo per comprendere la Bhagavad-gita non è una cosa ordinaria. Se si vuole imparare la Bhagavad-gita e trarne profitto, allora si deve seguire molto seriamente questo metodo; così come fu enunciata per la prima volta da Sri Krishna al dio del sole molto tempo fa. Volendo fare una stima del tempo, nella letteratura vedica si parla di circa quattrocento milioni di anni fa. Finora, per quanto riguarda le informazioni sulla Bhagavad-gita, dal Mahabharata, comprendiamo che la Bhagavad-gita è stata enunciata ad Arjuna circa cinquemila anni prima. Ma si deve calcolare che nel quarto capitolo il Signore dice: "Ho parlato al dio-sole, e il dio-sole ha parlato a Manu, e Manu ha parlato a Iksvaku".

E il verso successivo dichiara 'evam parampara-praptam imam rajarsayo viduh' (Bg. 4.2), "La conoscenza confidenziale della Bhagavad-gita fu trasmessa attraverso la successione disciplica", proprio come Sri Krishna la trasmise al dio del sole, e il dio del sole la trasmise a Manu, che a sua volta la trasmise a Iksvaku, 'evam parampara-praptam'. Quindi, 'sa kaleneha mahata yogo nastah parantapa', questa scienza suprema della Bhagavad-gita è chiamata anche yoga – karma-yoga, jnana-yoga e bhakti-yoga – ed è stata trasmessa dalla successione di maestri e re santi. Tuttavia, col tempo, la successione dei maestri si è interrotta e questa scienza così com'è sembra ora perduta. Considerate questo. Perché è andata perduta? Non c’era uno dotto studioso in quel periodo, quando Krishna era presente? Oh, c'erano molti saggi eruditi, non solo uno.

Tuttavia, Krishna dice: "Questa stessa conoscenza, che trasmisi prima al dio del sole, ora è persa". Dimostra che il vero significato della Bhagavad-gita è andato perduto, poiché gli studiosi possono interpretare a modo loro; ma questa non è la Bhagavad-gita. Ed è ciò che Krishna vuole sottolineare. Perciò, ogni studente dovrebbe notare che chi commenta la Bhagavad-gita può essere una persona molto erudita in senso materiale, ma tale erudizione non aiuterà. Per comprendere la Bhagavad-gita, dobbiamo accettare il principio della successione disciplica, come Krishna istruisce Arjuna: "Questa scienza è rivelata per successione disciplica". Dobbiamo quindi accettare con questo spirito, altrimenti, se vogliamo capire la Bhagavad-gita con la nostra sola erudizione, fraintenderemo il significato. Questo è lo scopo delle Sue parole.

Perciò, Egli chiarisce di nuovo l'argomento. 'Sa evayam maya te dya yogah proktah puratanah' (Bg. 4.3): "Ora, t'insegno questa antichissima scienza della relazione con il Supremo ". E Arjuna risponde: “Perché hai scelto me? Ci sono molti uomini colti, c’è Vyasadeva, Vasistha, e altri saggi. Ma io sono un militare, un padre di famiglia, so solo combattere. Perché vuoi parlarmi della Bhagavad-gita? Non sono un vedantista, sono un uomo comune. Allora, perché?" E la risposta è, 'bhakto si me sakha ceti rahasyam hy etad uttamam' (Bg. 4.3): "O Arjuna, parlo con te della Bhagavad-gita perché hai una qualifica eccezionale che gli altri non hanno". E qual è questa straordinaria qualifica? Qui è chiaramente spiegato, 'bhakto si me sakha ceti', "Perché tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi dunque capire il mistero trascendentale di questa scienza".

Così Krishna dice: "Tu sei Mio devoto, sai che Io sono Dio, la Persona Suprema, e quindi ti sei arreso a Me e Mi hai accettato come maestro spirituale". Ora dobbiamo capire che, se non si è devoti di Krishna, non è possibile comprendere la Bhagavad-gita. Non è possibile. Nessuno può capire la Bhagavad-gita se non è un devoto di Krishna. Questa è la prima qualifica, e qui è detto chiaramente. Non si può scavalcare la Bhagavad-gita. Se si vuole comprendere la Bhagavad-gita, non si può ricorrere ad altri metodi. Dovete accettare il metodo qui menzionato. Egli dice chiaramente 'bhakto si': "Non sei solo Mio amico, posso avere molti amici. Non sei solo un amico, ma sei un grande devoto e puoi capire qual è il vero senso della Bhagavad-gita. Perciò sto parlando con te". Pertanto, se qualcuno vuole capire la Bhagavad-gita, ...

"Come la successione disciplica iniziò da Vivasvan, il dio del sole, che insegnò il mistero della Bhagavad-gita a suo figlio Manu, che lo insegnò a Iksvaku, che lo insegnò al suo discepolo o figlio – e che ora, nel corso del tempo, è andata perduta – così ora stabilisco nuovamente questa successione disciplica attraverso di te". Pertanto, chiunque voglia comprendere la Bhagavad-gita deve seguire l’esempio di Arjuna e capire come egli ha capito. E se si cerca di capire in modo diverso, dando un'interpretazione diversa, ciò potrebbe essere una manifestazione della vostra erudizione, ma non è la Bhagavad-gita. Con la vostra erudizione, potete solo fabbricare qualche idea. Come il Mahatma Gandhi, anche lui ha scritto una sua interpretazione, volendo dimostrare la nonviolenza dalla Bhagavad-gita. Come si può dimostrare la nonviolenza dalla Bhagavad-gita? Il tema della Bhagavad-gita è che Arjuna si rifiuta di lottare e Krishna cerca di convincerlo, "Devi combattere".

Infine, Egli disse: "Il programma è già stato stabilito da Me. Queste persone che sono qui riunite, non torneranno mai più, sono destinate a morire. Questo è il mio piano. Ora, se vuoi, puoi prenderti il merito di averli conquistati". Se la Bhagavad-gita istruisce chiaramente che in questo caso è necessario combattere, come si può dimostrare che insegni la nonviolenza? È una interpretazione errata, non si può interpretare diversamente il vero tema. L’autore della Bhagavad-gita dice molto chiaramente che il vero scopo è ormai perduto, perciò, ora cercate di capire. Il significato della Bhagavad-gita è andato perduto perché è stato interpretato in molti modi diversi da uomini ed eruditi con una conoscenza materiale.

Nel decimo capitolo vedrete come Arjuna comprese la Bhagavad-gita; perciò dovete seguire le sue orme. Vi ho ripetuto più volte che, 'mahajano yena gatah sa panthah' (Cc. Madhya 17.186), "Come confermano gli sastra, si dovrebbe accettare qualsiasi percorso sostenuto dai mah#257;jana". I mahajana. 'Dharmasya tattvam nihitam guhayam mahajano yena gatah sa panthah... tarko pratisthah srutayo vibhinnah': Non è possibile raggiungere la giusta conclusione della letteratura vedica usando la sola argomentazione o la logica. Non è possibile. Tarko pratisthah. Ci sono molte cose che non rientrano nella nostra argomentazione o nel nostro senso della logica. Non è possibile comprendere la Verità Suprema semplicemente discutendo. Perciò, 'tarko pratisthah srutayo vibhinnah', di conseguenza, come gli sastra confermano, si deve accettare la via progressiva sostenuta dai mahajana.

Per quanto riguarda le diverse scritture, fino ad ora, scoprirete che interpretano in modi diversi. E questo vi confonderà. 'Nasav risir yasya matam na bhinnam', ci sono sempre diversi filosofi che sono contraddittori. Un filosofo sta deviando e non è d'accordo con un altro filosofo; ognuno ha una teoria diversa. Perciò anche i filosofi non possono darvi la verità, nessuno di loro può comprendere la vera verità semplicemente leggendo molte scritture diverse o usando la logica o la discussione. Pertanto, 'dharmasya tattvam nihitam guhayam', il mistero della Verità Assoluta è molto confidenziale. Allora, come si può capire? 'Mahajano yena gatah sa panthah' (Cc. Madhya 17.186): "Se segui i mahajana, le autorità competenti, allora potete capire". Perciò, le autorità e la successione disciplica ...

Per quanto ci riguarda, seguiamo la successione disciplica – Ramanujacarya, Madhvacarya, Nimbarka e Vishnu svami – quindi cerchiamo di capire le letterature vediche secondo l'autorità superiore del maestro spirituale. Questo è il processo. Così come Arjuna cerca di capire la Bhagavad-gita da Krishna, allo stesso modo, se vogliamo comprendere la Bhagavad-gita, allora dobbiamo capirla da Arjuna e non da una qualsiasi altra persona. Se avete una qualche conoscenza della Bhagavad-gita, dovete verificare se si accorda con la comprensione di Arjuna – come troverete nel decimo capitolo. Se avete compreso la Bhagavad-gita nello stesso modo in cui l'ha compresa Arjuna, allora la vostra comprensione è corretta. Altrimenti, se avete capito in un modo diverso, che non è corroborato dalla comprensione di Arjuna, allora la vostra comprensione è diversa dalla Bhagavad-gita così com'è. Questo dovrebbe essere il criterio di studio.

Pertanto, se vogliamo veramente trarre qualche beneficio dalla Bhagavad-gita, dobbiamo seguire questi princìpi. Senza seguire alcun principio, cioè, regole e regolamenti, come si può capire la Bhagavad-gita? Non è un ordinario libro di conoscenza che si può acquistare al mercato, leggerlo, consultare il dizionario e poi capire. No. Non è possibile. Altrimenti, Krishna non avrebbe detto ad Arjuna: "La Bhagavad-gita è andata perduta e perciò ti sto istruendo". Perché? "Perché tu sei il Mio devoto". Si deve quindi diventare un devoto come Arjuna, prendere istruzioni da lui ed essere pronti a comprendere la Bhagavad-gita come egli l’ha compresa. Allora, lo spirito della Bhagavad-gita può essere capito. Ci sono domande?



Fine
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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.

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