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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 3 Versi 8-13
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Sangita Dasi
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Inserito il - 18/12/2022 : 18:24:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a New York, Stati Uniti, il 20 Maggio 1966

Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi

"Prabhupada: Stavamo discutendo sul fatto che tutti devono agire.

Capitolo 3
Verso 8

niyatam kuru karma tvam
karma jyayo hy akarmanah
sarira-yatrapi ca te
na prasiddhyed akarmanah

“Compi il tuo dovere, perché l'azione è migliore dell'inazione. Senza agire l'uomo è incapace perfino di mantenere il proprio corpo”.

Capitolo 3
Verso 9

yajnarthat karmano 'nyatra
loko 'yam karma-bandhanah
tad-artham karma kaunteya
mukta-sangah samacara

“L'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Vishnu, altrimenti lega il suo autore a questo mondo materiale. Perciò, o figlio di Kunti, compi il tuo dovere al fine di soddisfare Vishnu e sarai per sempre libero dai legami della materia”.

Questa è la formula della realizzazione spirituale. Non dovremmo interrompere la nostra capacità lavorativa, o il dovere prescritto in cui siamo impegnati. Questo non deve essere fermato. Interrompere il lavoro per la realizzazione spirituale, rinunciare al mondo e andare nella foresta o sull’Himalaya, e là sedere e meditare al fine della realizzazione spirituale, oh, in quanti saranno pronti a farlo? No, non è per la maggior parte delle persone. Il Signore, Sri Krishna, dà una prescrizione pratica che tutti possono adottare senza alcuna distinzione. Abbiamo già discusso questo punto nel nostro ultimo incontro: In qualsiasi posizione si trovi, chiunque può realizzare la più alta perfezione della vita purché agisca secondo la regola di yajna (sacrificio). ‘Yajnarthat karma’ (l'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Vishnu). Non c'è niente di male a lavorare, ma il lavoro deve essere fatto per il Signore Supremo, Yajna, o Vishnu – perché, secondo le leggi della natura, qualsiasi azione genera una reazione a cui si è vincolati.

Inoltre i Veda dichiarano, ‘karmana baddhyate jantuh’: “Tutti gli esseri viventi sono legati nell'ingranaggio materiale a causa dei loro diversi tipi di karma, o attività”. Ma ecco il punto: non saremo vincolati dalla reazione del karma se si agisce per conto di Yajna, o Vishnu, o il Signore Supremo. Questo è il segreto. ‘Yajnarthat karmano 'nyatra’(Bg 3.9), il lavoro deve essere svolto come sacrificio per Vishnu. ‘Anyatra’ significa attività. Se non lavori per quello scopo supremo, allora sarai legato e la tua prigionia del corpo continuerà. Continuerà, se lavorerai sotto la tua responsabilità e non per lo scopo supremo del Signore Supremo, Yajna o Vishnu. Questo è il segreto. Yajna significa ‘yajno vai visnuh’ (Rig Veda) [Si raggiunge lo stesso scopo sia eseguendo gli yajna prescritti sia servendo direttamente Sri Vishnu]. Come spiegato negli Sruti, gli inni vedici, i quali dimostrano che Yajna significa Vishnu. ‘Visnuh tu sartham karma samacara’(?) Perciò si dovrebbe lavorare per la soddisfazione di Vishnu. Questo è yajna.

Capitolo 3
Verso 10

saha-yajnah prajah sristva
purovaca prajapatih
anena prasavisyadhvam
esa vo ‘stv ista-kama-dhuk

“All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature generò uomini ed esseri celesti, insieme con i sacrifici a Vishnu, e li benedisse dicendo: ‘Siate felici compiendo questi yajna [sacrifici], poiché essi vi porteranno tutto ciò che desiderate per vivere felicemente e raggiungere la liberazione”.

La prova certa del sacrificio, yajna, è menzionata nelle scritture vediche. Dopo la creazione è stato così annunciato che “Se vuoi essere felice, devi compiere sacrifici”. La letteratura vedica è creata per la guida delle anime condizionate. Ogni essere vivente nel mondo materiale è condizionato dalle leggi della natura materiale. Questa creazione, e soprattutto il corpo umano, è una possibilità per liberarsi dal coinvolgimento materiale. Tale opportunità è accessibile se si agisce per la soddisfazione di Vishnu. ‘Saha-yajnah prajah sristva’ [All’inizio il Signore creò tutte le creature insieme con i sacrifici a Vishnu]. ‘Prajah’ significa che gli esseri viventi, dopo essere stati creati, furono avvisati di eseguire yajna, o sacrifici, per la soddisfazione di Vishnu. E con ciò, ‘anena’, avrebbero accresciuto la loro illuminazione, ‘prasavisyadhvam’. Inoltre, ciò che si desidera sarà soddisfatto da quel sacrificio. E gli esseri celesti saranno soddisfatti, ‘devan yajna’.

Capitolo 3
Verso 11

devan bhavayatanena
te deva bhavayantu vah
parasparam bhavayantah
sreyah param avapsyatha

“Gli esseri celesti, soddisfatti dai sacrifici, a loro volta vi soddisferanno, e da questo scambio nascerà la prosperità per tutti”.

Secondo i rituali vedici, yajna, o sacrificio, è offerto ai diversi deva, o esseri celesti. Ci sono centinaia e migliaia di esseri celesti menzionati nelle letterature vediche, e l'intera sezione è chiamata Upasana-kanda, che significa adorare i vari esseri celesti. Ma chi sono gli esseri celesti? Sono come le diverse parti di tutto il corpo del Signore Supremo. Sono, per così dire, gli amministratori del re. C'è un solo re, ma ci sono molti funzionari di stato. Potete solo immaginare quanti uffici e dipartimenti ci siano per la gestione di una città come New York – il dipartimento criminale, civile e tanti altri. Perciò, anche per la gestione degli affari universali ci sono diversi dipartimenti, di cui si ha informazioni dalla letteratura vedica, e ogni dipartimento ha un proprio dirigente. Inoltre, Brahma è considerato il direttore supremo di questo universo. Pertanto, secondo i rituali vedici, yajna, i sacrifici, sono stabiliti per pagare i tributi ai differenti esseri celesti. Ma il Signore Supremo è al di sopra di tutto, quindi, se si compie un sacrificio a Lui, si è esentati da ogni altro obbligo. Come citato nello Srimad-Bhagavatam (11.5.41):

devarshi-bhutapta-nrinam pitrinam
na kinkaro nayam rini ca rajan
sarvatmana yah saranam saranyam
gato mukundam parihritya kartam

“O sovrano, chi ha abbandonato tutti i doveri materiali e ha preso completo rifugio ai piedi di loto di Mukunda, che offre rifugio a tutti, non ha più debiti verso i deva, verso i grandi saggi, gli esseri comuni, i parenti, gli amici, l'umanità o perfino verso gli antenati defunti. Poiché tutte queste categorie di esseri sono parti integranti del Signore Supremo, chi si è sottomesso al servizio del Signore non ha alcun bisogno di servire separatamente queste persone”.

Appena l’essere vivente nasce in questo mondo materiale, ha molti obblighi. Ad esempio, è debitore con i differenti esseri celesti, proprio come il sole, che è uno degli esseri celesti e che fornisce calore e luce. Se siamo in obbligo con la centrale elettrica che ci fornisce la luce di cui ora godiamo, perché non dovremmo essere in obbligo con il sole che ci fornisce una così abbondante luce? Sì, siamo debitori. La letteratura vedica conferma che siamo in debito con il sole, come pure con la luna e con l'aria, di così tante cose stiamo sfruttando il potere soprannaturale, quindi siamo debitori. Allo stesso modo siamo debitori con i rishi, i grandi saggi, per averci lasciato la conoscenza vedica da cui traiamo vantaggio. Come la Bhagavad-gita, o qualsiasi altra scrittura o libro di conoscenza.

Pertanto siamo debitori—deva, rishi e bhuta. I bhuta sono gli ordinari esseri viventi con cui generalmente abbiamo a che fare. Si suppone che se devo consultare un avvocato o un medico, devo pagare. Perciò è un obbligo. Non è un favore, è un obbligo. Similmente, siamo obbligati sotto molti aspetti: verso il potere soprannaturale, i saggi, gli esseri viventi ordinari e anche con gli animali. Poiché beviamo il latte delle mucche siamo debitori, ma invece di ripagare il nostro debito, uccidiamo. Vedete? Queste sono tutte reazioni. Stiamo creando reazioni. Se non paghiamo l’energia elettrica per molto tempo, la nostra corrente sarà interrotta, e anche il telefono. Eppure dobbiamo essere consapevoli del nostro debito per così tante cose. Devarshi-upasana-kanda. Secondo l’Upasana-kanda siamo in debito con i deva e i rishi (devarshi); e quindi, ‘pitrinam’, con la famiglia in cui siamo nati. Siamo in debito con gli antenati, quindi, secondo i riti vedici, in certi periodi dobbiamo offrire rispetto ai nostri antenati con la cerimonia dello sraddha. Durante il mese di ottobre c'è una cerimonia sraddha generale in tutta l’India. Perciò siamo in debito con gli antenati. ‘Devarsi-bhutapta-nrinam pitrinam’. (SB 11.5.41)

Siamo dunque debitori in vari modi. Abbiamo i nostri obblighi. Ma il Bhagavatam dichiara, ‘sarvatmana yah saranam saranyam, na kinkarah, gato mukundam’ (SB 11.5.41). “Se qualcuno ha preso completo rifugio ai piedi di loto di Mukunda...” Mukunda significa Colui che può offrire la liberazione dalla schiavitù materiale. Egli è Mukunda. Pertanto, se una persona si arrende completamente a Krishna—Krishna è Mukunda—allora non è più in debito con tutti questi obblighi. Diventa immune. In un sol colpo, ha ripagato ogni obbligo. Vedremo che questa affermazione è confermata nell'ultima parte della Bhagavad-gita, dove il Signore dice ‘aham tvam sarva-papebhyo moksayisyami’: “Se ti arrendi a Me”. ‘Sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja (Bg 18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere”. Il Signore dichiara, “Non devi fare nulla, semplicemente arrenditi a Me”. Sarva-dharman parityajya. “Hai tanti obblighi, d’accordo, ma per te è impossibile ripagarli”.

Naturalmente ci sono metodi per pagare il nostro debito. Ma soprattutto in quest’era, oh, chi soddisferà gli esseri celesti e gli antenati? Chi assolverà i tanti obblighi con gli esseri viventi ordinari? Nessuno lo farà. Ma se non saldiamo i debiti allora ci saranno reazioni, e se ci arrendiamo al Signore Supremo saremo protetti da tutte le reazione. Perciò è molto facile. Con un solo pagamento si diventa liberi da ogni obbligo. ‘Sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja aham tvam sarva-papebhyah’ (Bg 18.66). ‘Papebhyah’ significa la reazione dei peccati. Ora, se non ripago il mio debito verso le persone a cui sono obbligato, allora divento un peccatore. Se ti sono debitore di cento o mille dollari, ma non ti pago, divento colpevole secondo le leggi dello stato. Sono obbligato a pagarti. Similmente tutto il debito deve essere liquidato, e se non sono in grado di farlo allora sono un peccatore. Ma posso salvarmi dalla reazione di tutti i peccati se mi arrendo al Signore Supremo. ‘Sarvatmana yah saranam saranyam gato mukundam parihritya kartam’(SB 11.5.41)]. [“Chi s’impegna seriamente sulla via della devozione, non ha più doveri nè obblighi verso gli esseri celesti, i saggi, la famiglia, gli antenati, l’umanità e gli esseri in generale”].

Ho degli obblighi, ma se rinuncio a tutti i miei doveri e semplicemente mi arrendo al Signore Supremo, allora il mio debito sarà immediatamente liquidato. Questa è la versione del Bhagavatam ed è confermata nella Bhagavad-gita da Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, ‘aham tvam sarva-papebhyo moksayisyami’ (Bg 18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni dei tuoi peccati. Non temere”. Ora, se sono protetto dalla reazione dei miei atti peccaminosi, ciò non significa che mi arrenderò al Signore Supremo e allo stesso tempo continuerò ad agire in modo peccaminoso; oppure, se continuerò ad essere debitore, Dio mi proteggerà. No. Questa è la visione. Perciò tutti dovrebbero eseguire yajna. Yajna significa agire per soddisfare il Signore Supremo. Questo si chiama yajna. Se non agiremo in tal modo, allora saremo obbligati. Altrimenti... “Altrimenti” significa che l’azione compiuta per la soddisfazione del Signore Supremo ci rende immuni da ogni reazione; ma tutto ciò che non è fatto per la Sua soddisfazione, ci costringerà in così tanti modi alla schiavitù dell’obbligo, che dovremo ripagare con la continua ripetizione di innumerevoli nascite e morti. Questo è il segreto della vita. Perciò,

devan bhavayatanena
te deva bhavayantu vah
parasparam bhavayantah
sreyah param avapsyatha

“All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature generò uomini ed esseri celesti, insieme con i sacrifici a Visnu, e li benedisse dicendo: ‘Siate felici compiendo questi yajna [sacrifici], poiché essi vi porteranno tutto ciò che desiderate per vivere felicemente e raggiungere la liberazione”. (Bg. 3.10)

E se viviamo la nostra vita per il sacrificio, eseguendo yajna, allora non saremo mai infelici. Non saremo mai nella privazione, perché l’infelicità viene per la mancanza di ciò di cui abbiamo bisogno. È qualcosa di pratico. Ne sarete sorpresi. Ecco un’informazione pratica: Nel 1942 ci fu una carestia in Bengala causata dalla manipolazione del governo di allora. Per la prima volta abbiamo vissuto questo in India ... Nella nostra infanzia, quando eravamo bambini, a quel tempo il riso di prima classe si vendeva a tre dollari, che significa settantacinque centesimi per 82 libbre. Ma nel 1940, quel riso improvvisamente era salito a dieci dollari. Potete immaginare quanto sia stato difficile per la massa di persone in generale?

Così tante persone erano in difficoltà e così tante persone sono morte per mancanza di cibo, malattie e carestia. Nella mia vita familiare di quel momento ho avuto una certa responsabilità – per me stesso, mia moglie, i miei cinque figli, il servitore e una decina di altre persone – acquistavo riso, e comunque la gestione andava avanti. Tuttavia a quel tempo così tante persone sono morte. Ma sarete sorpresi di sapere che quelli che in qualche modo erano in contatto con il servizio devozionale – mi ero personalmente informato – non si trovavano in difficoltà nemmeno in tali circostanze di carestie. Anche nei villaggi ho chiesto e hanno risposto che in qualche modo riuscivano a gestire la situazione. Così questo è pratico. Chiunque è impegnato nel servizio devozionale, la cui vita è dedicata al servizio del Supremo, in pratica vedrà che non ci sarà alcuna mancanza né infelicità. È un fatto. Perciò,

devan bhavayatanena
te deva bhavayantu vah
parasparam bhavayantah
areyah param avapsyatha

“Gli esseri celesti, soddisfatti dai sacrifici, a loro volta vi soddisferanno, e da questo scambio nascerà la prosperità per tutti”. (Bg. 3.11)

Anche questa prescrizione vedica lo conferma: Se compi sacrifici per il Supremo, non sarai mai infelice e non sarai mai nel bisogno. Ora, badate bene, che il lavoro non sia interrotto. Il lavoro in cui siete impegnati, non deve fermarsi. Come abbiamo già discusso nel verso precedente, ‘niyatam kuru karma tvam’, il lavoro che vi è stato affidato, o in cui siete ora impegnati, non deve essere annullato. Il risultato del vostro lavoro o della vostra vita deve essere impegnato in ciò che riguarda il sacrificio per il Signore Supremo. Troviamo un ottimo esempio nella vita dei Gosvami. Tutti i giorni preghiamo, ‘vande rupa-sanatanau raghu-yugau sri-jiva-gopalakau’ (Sri Sad-gosvamy-astaka): “Offro i miei rispettosi omaggi ai sei Gosvami – Sri Rupa, Sri Sanatana, Sri Raghunatha Bhatta, Sri Raghunatha dasa, Sri Jiva e Sri Gopala Bhatta – che cantano sempre il santo nome di Krishna e s'impegnano nella danza. Sono come un oceano d’amore per Dio, e sono conosciuti e apprezzati sia dai virtuosi sia dai mascalzoni perché non provano invidia per nessuno. Qualunque cosa facciano, tutti ne provano piacere. Sono pienamente benedetti da Sri Caitanya, e sempre impegnati in attività missionarie al fine di liberare tutte le anime condizionate dell'universo materiale”.

I sei Gosvami erano uomini molto importanti a quel tempo, cinquecento anni fa. Rupa e Sanatana erano grandi politici, ministri dell’allora governo musulmano del Bengala. A quell’epoca nel Bengala, prima che arrivassero i Mogul, c’era il dominio dei Pathan. Per mille anni i maomettani hanno invaso l'India, dal 1000 d.C. fino al 1947, alla fine del periodo britannico. L'India è stata soggiogata da più popoli stranieri: musulmani, greci e tanti altri. Infine, i musulmani governarono per ottocento anni, e i britannici per duecento anni. Ora l’India ha ottenuto l'indipendenza. A quel tempo il Bengala era così governato dai musulmani chiamati Pathan, e i loro ministri incaricati erano Rupa e Sanatana. In pratica erano stati convertiti in maomettani. La società indù era molto severa a quel tempo; e lo è tuttora. Chiunque sia al servizio di uno straniero, diventa subito un emarginato ed è respinto da ogni rapporto sociale. Così i due fratelli, Rupa e Sanatana, avendo accettato il servizio dei governanti maomettani come ministri, furono esclusi dalla società. In realtà erano brahmana per casta.

In qualche modo, Rupa e Sanatana contattarono il Signore, Sri Caitanya Mahaprabhu, si ritirarono dal loro servizio e si unirono a Lui. E, nonnostante tutto, sono diventati le guide più importanti di questo movimento. Quando Rupa e Sanatana si ritirarono dal servizio, portarono a casa molte monete d'oro – a quel tempo non c'erano banconote – il cui peso era di circa due once e mezzo, vale a dire alcuni milioni di rupie. E così suddivisero il denaro. Qualunque cosa abbiano accumulato, destinarono il cinquanta per cento per il servizio a Dio. Dio non vuole il nostro denaro, è abbastanza competente per guadagnarlo (ride). Non ha bisogno di nulla. Ma se diamo a Lui, è nel nostro interesse. Perciò spartirono il cinquanta per cento del loro denaro accumulato per Dio, il venticinque per cento per i parenti e i membri della famiglia, e il venticinque per cento per le emergenze personali. Questo era il sistema, come ci è dato dall’esempio dei grandi saggi e acarya. Secondo la Bhagavad-gita è detto, ‘yajnarthat karmano nyatra’, qualunque cosa guadagni, ‘yat karosi yaj juhosi’, il risultato del tuo lavoro deve essere offerto al Supremo. Se non è possibile offrire l'intera somma al Supremo, si dovrebbe offrire almeno il cinquanta per cento delle nostre entrate per lo scopo di Dio. Questo è l'esempio degli acarya.

Certamente i parenti e altri si aspettano di ricevere una donazione dal padre o dal capofamiglia, ma in base alle decisioni degli acarya, la donazione è solo del venticinque per cento. Non lascio tutto alla mia famiglia e niente a Dio. ‘Ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham’ (Bg. 4.11): “Tutti seguono la Mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e come si abbandonano a Me in proporzione Io li ricompenso”. Se Dio ti chiede: “Hai sacrificato qualcosa per Me?” “No Signore, ho sacrificato tutto per la mia famiglia”. Non va bene, non hai compiuto nessun yajna. Se non puoi risparmiare denaro separatamente per il servizio di Dio, allora puoi impegnarti nel Suo servizio spendendo ciò che puoi. Non offrire il tuo denaro nelle mani di altri, ma spendilo per la causa di Dio. Ciò ti renderà perfetto. Come spiegato nel prossimo sloka.

Capitolo 3
Verso 12

istan bhogan hi vo deva
dasyante yajna-bhavitah
tair dattan apradayaibhyo
yo bhunkte stena eva sah

“Soddisfatti dal compimento degli yajna [sacrifici], gli esseri celesti, incaricati delle varie necessità della vita, provvedono a tutte le necessità dell'uomo. Ma colui che gode dei loro doni senza offrirli in cambio agli esseri celesti è certamente un ladro”.

‘Istan bhogan’ (le necessità della vita). Si dovrebbe sapere che tutto ciò che abbiamo per la nostra sussistenza, ci è data da Dio. Per esempio, questi cereali ci sono dati da Dio per il nostro cibo. Non possiamo produrre grano nelle fabbriche. Ci sono tante fabbriche per la produzione di utensili, macchinari, automobili e tante altre cose per il nostro comfort; ma non c'è una sola fabbrica al mondo in grado di produrre grano, riso, cereali, verdure e così via. Dovremmo considerare che questi alimenti che mangiamo ogni giorno, sono prodotti dalla misericordia di Dio, o ci sono dati da Dio, ‘istan bhogan hi vo deva’, o da un agente di Dio, chiunque sia. ‘Tair dattan’ (i doni da loro ricevuti). Anche produrre dalla propria terra dipende dalla misericordia di Dio, perché nell’agricoltura, ad esempio, se non c'è pioggia, non si produce nulla. Né abbiamo il controllo sulla pioggia. Parleremo di questo nel verso successivo.

Ma se eseguiamo yajna correttamente, avremo piogge sufficienti per produrre tutto il necessario. Nel suo regno Maharaja Yudhisthira governava in modo tale che la natura produceva profusamente. Quanto abbondantemente egli avesse beneficiato del dono della natura, è descritto nel Bhagavatam. Perciò, ‘istan bhogan hi vo deva dasyante yajna-bhavitah’ (Bg. 3.12), se eseguiamo sacrifici, le nostre necessità saranno fornite profusamente dagli agenti del Signore Supremo. Percio, tenete sempre presente che non saremo inoperosi e continueremo il nostro lavoro, come stiamo facendo; ma allo stesso tempo dovremo compiere yajna, o sacrifici per il Supremo. Allora avremo quanto basta per le nostre necessità. E, dopo aver ricevuto sufficientemente, se non riconosciamo il nostro debito, allora, come Krishna dichiara, ‘tair dattan apradayaibhyah’ (colui che gode dei loro doni)... Così Dio, o l’agente di Dio, ci fornisce così tante cose, e se non riconosciamo o ripaghiamo con il sacrificio, allora, qual è la nostra posizione? ‘Yo bhunkte stena eva sah’: “Chi gode dei loro doni senza offrirli in sacrificio, è certamente un ladro”.

È un ladro, e quindi punibile. Come un ladro è punibile dalla legge dello stato, similmente chi approfitta delle strutture naturali né offre sacrifici al Supremo, allora è considerato un ladro. Nella Bhagavad-gita (3.12) è detto, ‘stena eva sah’, è certamente un ladro. Pertanto, ‘yajna-sisthasinah santo mucyante sarva-kilbisaih’, stiamo accumulando debiti su debiti, vita dopo vita, e l'unico modo per saldare i nostri tanti obblighi è di eseguire yajna. Ci sono diversi rituali di yajna, in cui si sacrificano burro chiarificato (ghi), cereali e molto altro, così tanti tipi diversi di yajna che non sono possibili in quest’era. Il particolare tipo di sacrificio che è raccomandato in questa epoca – ne abbiamo avuto un prova ieri nel nostro alloggio – è ‘yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi su-medhasah’ (SB 11.5.32). [“Nell'era di Kali le persone intelligenti partecipano al canto congregazionale per adorare l'incarnazione di Dio che canta costantemente i nomi di Krishna. Sebbene la Sua carnagione non sia nera, Egli è Krishna stesso, ed è accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e compagni confidenziali”].

Nell’era attuale è molto complicato eseguire questi rituali. Innanzitutto è difficile ottenere tutti gli ingredienti per il metodo di sacrificio, né ci sono persone esperte che possano garantirne l’efficacia. Sono anche descritti i sintomi delle persone di questa età, ‘prayenalpayusah sabhya kalav asmin yuge janah’ (SB 1.1.10). [“In questa età di ferro, età di Kali, gli uomini vivono solo pochi anni, sono sempre irascibili, pigri, disorientati, sfortunati e soprattutto continuamente turbati]. ‘Prayena’, in quest’era le persone hanno generalmente vita breve, non vivono più di sessanta o settanta anni. In precedenza vivevano più di cento anni, ma a poco a poco la loro durata di vita sta diminuendo. Ed è anche detto che diminuirà a tal punto che ogni uomo che vive dai venti ai trenta anni, sarà considerato un uomo molto vecchio. Ciò è confermato anche nel Bhagavatam. Naturalmente, non siamo ancora giunti a questo punto, ma arriverà in questa età. Sono così descritti i sintomi delle persone di quest’era che hanno una vita molto breve.

‘Prayenalpayusah sabhya kalav asmin yuge janah mandah’ (SB 1.1.10). Sono molto pigri e lenti. ‘Lento e pigro’ significa che non sanno che questa vita è destinata alla realizzazione spirituale. Sono molto pigri: “Bene, alla realizzazione spirituale ci penseremo dopo. Ora godiamoci la vita. Tutto qui”. Una grande squalifica dell’essere umano è che non è sveglio per la realizzazione spirituale, ed è pigro, mandah, manda-bhagyah. Mandah sumanda-matayah. E se qualcuno è interessato a un chiarimento spirituale, allora, sfortunatamente, ‘mandah sumanda-matayah’, adotta un metodo spirituale che non è riconosciuto. La realizzazione spirituale che non è in relazione con Dio, non è realizzazione spirituale. L’intera realizzazione spirituale significa che bisogna comprendere la propria relazione con il Signore Supremo. Ma generalmente in quest’epoca vogliono evitare l’idea di Dio e allo stesso tempo essere spiritualmente avanzati. Perciò sono chiamati sumanda-matayah, cioè, seguono una forma molto degradata di realizzazione spirituale senza il concetto di Dio. Sumanda-matayah, mandah, sono molto pigri. E se sono interessati a un processo di realizzazione spirituale, cercano di evitare l’idea di Dio.

E ‘manda-bhagyah’. Manda-bhagyah significa sfortunato. Per lo più le persone di quest’era, in qualsiasi parte del mondo, non sono molto fortunate. Non ottengono tanto facilmente le cose desiderabili al fine della vita, cioè, ahara-nidra-bhaya-maithunam ca – mangiare, dormire, difendersi e accoppiarsi – che sono comuni a tutti per quanto riguarda il nostro corpo. Neppure queste cose sono facilmente reperibili, quindi, ‘mandah sumanda-matayo manda-bhagya upadrutah’ (SB 1.1.10). E allo stesso tempo, nonostante tutte queste squalifiche, la loro mente è sempre disturbata. Perché? ‘Roga-sokadibhih’, per qualche lamento o per qualche malattia. Perciò tale è la condizione delle persone di quest’epoca, ed è molto difficile per loro seguire il metodo di sacrificio che veniva eseguito nei giorni più antichi.

Per le persone di quest’era, Sri Caitanya ha raccomandato il sacrificio del sankirtana-yajna, che stiamo cercando di compiere qui. Sankirtana. ‘Yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi su-medhasah’ (SB 11.5.32). [“Nell'era di Kali le persone intelligenti partecipano al canto congregazionale per adorare l'incarnazione di Dio che canta costantemente i nomi di Krishna”]. Coloro che hanno un cervello migliore, adotteranno il metodo del sankirtana-yajna per la soddisfazione del Signore Supremo. Ciò sarà utile per gli uomini di questa età, come raccomandato nel Bhagavatam. Potete quindi adottare questo yajna o quell’altro yajna, secondo le vostre capacità, ma dovete eseguire yajna. Senza yajna non si può essere felici.

Capitolo 3
Verso 13

yajna-sistasinah santo
mucyante sarva-kilbisaih
bhunjate te tv agham papa
ye pacanty atma-karanat

“I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché mangiano solo cibo offerto in sacrificio. Gli altri, che preparano i cibi solo per il proprio piacere, in verità mangiano solo peccati”.

‘Pacanty atma-karanat’, significa cucinare [per il proprio piacere]. Cucinare è l'attività più importante nella nostra vita. Non siamo cani e gatti. Ogni essere umano deve cucinare il proprio cibo. Ora, in questo processo... Il Signore dichiara: chi mangia il cibo dopo averlo offerto in sacrificio, si libera da ogni tipo di reazione peccaminosa; e chi cucina per se stesso, per il proprio piacere, mangia ogni tipo di peccato. ‘Yajna-sistasinah santah’[i devoti mangiano solo cibo offerto in sacrificio]. ‘Santa’, i santi e i saggi non prendono nulla che non sia offerto in sacrificio, yajna. Ogni volta che si prende qualcosa, anche offrendo la stessa cosa al Signore, questo è yajna: “O Signore, è per tua grazia che ho avuto questo cibo. Per favore accettalo ed io prenderò gli avanzi”. Anche questo è yajna

Proprio ieri abbiamo preparato del cibo in tutti insieme, lo abbiamo offerto al Signore e abbiamo eseguito il sankirtana. Questo è il metodo più semplice per compiere yajna. Poiché abbiamo bisogno di cibo, abbiamo eseguito questo metodo qui, nel nostro alloggio, ma potete farlo anche a casa vostra, perché cucinate per i vostri figli, per voi stessi e i vostri familiari. E se cucinate bene i cibi che devono essere offerti al Signore ... Di certo, dobbiamo preparare il cibo con attenzione, perché lo offriremo al Signore e si dovrà almeno offrire cose che Egli accetta. Chiaramente il Signore può accettare qualsiasi cosa. È abbastanza competente, possiede illimitati poteri, è onnipotente. Tuttavia, nella Bhagavad-gita (9.26) il Signore dichiara, ‘patram puspam phalam toyam yo me bhaktya prayacchati’. [Se uno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell'acqua, lo accetterò]. Se queste quattro cose, patram, puspam, phalam, toyam – che significa grani, verdure, frutti, fiori, e altro del genere – sono offerte al Signore con devozione, ‘tad aham bhakty-upahritam’, Egli le accetterà.

Non che Dio abbia fame e quindi desidera ardentemente la nostra offerta di cibo. Non è così. È supremamente esperto e ha molte cose da mangiare. In realtà, ciò che mangiamo, appartiene a Lui. Nondimeno, se prepariamo il cibo con cura, lo offriamo al Signore Supremo, e poi, se prendiamo i Suoi avanzi, allora si diventa liberi da tutte le reazioni peccaminose. Come è qui affermato, ‘yajna-sistasinah santo mucyante’. ‘Mucyante’ significa che si diventa liberati. Da che cosa? ‘Sarva-kilbisaih’, da ogni tipo di reazione peccaminosa. È tutto. Ma chi non lo fa, ‘bhunjate agham papah’, deve mangiare solo peccati. Solo peccati, quindi, ‘ye pacanty atma-karanat’ [chi prepara il cibo per il proprio piacere], deve subire la reazione peccaminosa. È un lavoro molto semplice, basta andare al negozio. Così come l'altro ieri il signor Carl e il signor Paul sono andati in negozio, “Oh, domani si eseguirà yajna”, e hanno comprato il necessario per compiere lo yajna. La stessa cosa, andiamo al negozio e compriamo cose; ma pensiamo: “Domani mangerò”. Se solo cambiamo la finalità, “Stiamo acquistando per il cibo di Dio”, allora non c'è perdita da parte nostra ma stiamo eseguendo yajna.

Questo è il metodo che si deve praticare. ‘Yajna-sistasinah santo mucyante sarva-kilbisaih’ (Bg. 3.13). Praticando questa semplice cosa, una persona si libera da ogni reazione peccaminosa. E se non lo fa, che succede? Allora, ‘bhunjate te tv agham papah’. Se non lo fa, mangia solo reazioni peccaminose e deve pagarle. Deve soffrire per questo, poiché, ‘pacanty atma-karanat’, non ha nessuna relazione con Yajna o Vishnu, ma pensa: “Io mangerò”. Pertanto, iniziare il metodo yajna in quest’epoca può essere fatto facilmente da tutti, che sia un capofamiglia, una persona sola o chiunque altro. Ognuno deve cucinare per se stesso, quindi, se cucina per il Signore Supremo, e, dopo aver cucinato, se offre il cibo al Signore, allora sta eseguendo yajna e sankirtana:

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare,
Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

[O Signore, o energia spirituale del Signore, gentilmente impegnatemi nel Vostro servizio. Ora sono confuso servendo l’energia materiale. Vi prego, impegnatemi nel Vostro servizio]. Allora si libera da tutti i peccati. Dopotutto, qualunque cosa facciamo, stiamo commettendo qualche tipo di peccato, anche se inconsapevolmente.

Nei Panca-yajna vedici, ci sono alcune raccomandazioni. Panca-yajna significa che inconsapevolmente uccidiamo molti esseri viventi. Come quando, camminando per strada, molte formiche sono uccise per la pressione delle nostre scarpe. Anche questo è considerato peccato. Proprio come qui, secondo le leggi dello stato, devi pagare con la tua vita se uccidi un uomo. Se commetti omicidio devi pagare il peccato di omicida con la tua stessa vita. Si tratta, naturalmente, di una legge imperfetta, creata dall’uomo. Similmente, anche nella legge di Dio, se uccidi un essere vivente, devi soffrire per questo, perché agli occhi di Dio non si tratta di uomo, animale, formica o mosca o altro—ogni essere vivente è figlio di Dio. Supponiamo che un padre abbia cinque figli. Uno dei quali non vale nulla, non è in grado di fare niente. E se un altro figlio dice: “Caro padre, tuo figlio più giovane, o questo figlio, è una nullità, uccidiamolo”, il padre approverà? Perché è inutile, il padre sarà d'accordo? Dirà: “No, non è un tuo problema, non ti sta danneggiando. Io mi occupo del suo sostentamento, perché dovresti ucciderlo?”

Allo stesso modo, nella natura materiale, tutti questi esseri viventi in forme diverse sono venuti per il piacere materiale e ogni cosa è fornita dal Signore Supremo... Non abbiamo il diritto di ucciderli. Non abbiamo alcun diritto. Secondo la legge di Dio, se uno è cosciente ... La stessa cosa: proprio come un padre che non accetterà mai di uccidere un figlio senza valore, su richiesta del figlio competente. No. Pertanto, consapevolmente o no, siamo coinvolti. Supponiamo che io non stia uccidendo nessun animale di proposito, tuttavia, senza rendermi conto sto uccidendo così tanti esseri viventi camminando e facendo altre cose. Nei Veda ciò è detto panca-yajna [il sistema dei cinque sacrifici]. Per cui, anche se non uccido animali e mangio solo verdure, anch’esse hanno vita. Non significa che i vegetariani non stiano uccidendo; anche loro uccidono. La legge è che un essere vivente resta in vita uccidendo un altro essere vivente. Questa è la legge. Chi ha le mani, uccide chi ha le gambe. Come l'uomo che uccide gli animali. E l'animale mangia l’erba, esseri viventi che non hanno gambe [i fili d’erba]. Perciò questa è la legge.

Ma il punto è che dobbiamo offrire yajna. L’uccisione di animali non significa che se un uomo uccide una mucca o una capra per mangiare, sta uccidendo, e coloro che sono vegetariani non stanno uccidendo. Anche loro uccidono, anche un vegetale ha vita. Pertanto non si tratta di uccidere, si tratta di offrire yajna. Anche per i mangiatori di animali e di carne c’è un metodo per offrire yajna. Nel sistema vedico, anche ai mangiatori di carne è prescritto che “Puoi eseguire yajna in questo modo”. Questo yajna è necessario, deve esserci. Ma per noi che siamo in coscienza di Krishna, dobbiamo seguire le istruzioni di Krishna, come Egli raccomanda nella Bhagavad-gita (9.26): ‘patram puspam phalam toyam’.[Se uno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell'acqua, lo accetterò.] Sta chiedendo del cibo preparato con ingredienti dal regno vegetale, perciò bisogna cucinare cibi dal regno vegetale in modo soddisfacente e gradevole, offrirle a Krishna e quindi prenderle per noi stessi. Questo yajna ci libererà da tutti i tipi di peccati e la nostra vita sarà sublime. Grazie mille. Ci sono domande?



Fine
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