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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 55-58
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Sangita Dasi
Moderatore



77 Messaggi

Inserito il - 19/03/2022 : 16:33:01  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2

Verso 55


sri-bhagavan uvaca
prajahati yada kaman
sarvan partha mano-gatan
atmany evatmana tustah
sthita-prajnas tadocyate


TRADUZIONE

"Il Signore Beato disse:
O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di desideri materiali generati dalla speculazione mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dall'anima, significa che è situato nella pura coscienza trascendentale".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Lo Srimad Bhagavatam afferma che la persona perfettamente cosciente di Krishna, assorta nel servizio d’amore e di devozione al Signore, possiede tutte le qualità dei grandi saggi, mentre chi non ha raggiunto questo stadio di perfezione spirituale non ha alcuna qualità, perché è costretto a rifugiarsi nella speculazione mentale.

Questo verso ci consiglia dunque di respingere tutti i desideri di piacere materiale creati dalla mente. Allontanare di forza i desideri materiali è impossibile, ma se c’impegniamo al servizio di Krishna questi desideri svaniranno facilmente. Dobbiamo dunque impegnarci nella coscienza di Krishna senza esitare, poiché il servizio di devozione ha il potere di elevare immediatamente la nostra coscienza al piano trascendentale.

La persona spiritualmente elevata è sempre soddisfatta in se stessa perché è cosciente di essere l’eterno servitore del Signore Supremo. Situata a questo livello trascendentale, non ha più desideri degradanti che derivano da una concezione materialistica della vita, ma è sempre felice di servire il Signore secondo la propria natura eterna".


VERSO 56

duhkhesv anudvigna-manah
sukhesu vigata-sriphah
vita-rag-bhaya-krodhad
sthita-dhir munir ucyate


TRADUZIONE

"Chi non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita, ed è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, è considerato un saggio dalla mente ferma".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"La parola muni designa il “filosofo” che agita la mente con un mucchio di ipotesi senza mai giungere a una conclusione concreta. Ogni muni ha un suo proprio modo di vedere le cose e per essere considerato tale deve formulare un’opinione diversa da quella di altri muni:

na casav risir yasya matam na bhinnam. (Mahabarata, Vana-parva 313.117)

Ma lo sthita-dhir muni, menzionato in questo verso dal Signore, è diverso dal muni ordinario: è sempre cosciente di Krishna perché ha esaurito ogni interesse teso a creare nuove teorie. Egli è definito prasanta-nihsesa-manorathantara (Stotra-ratna 43), cioè colui che ha superato lo stadio della speculazione mentale ed è giunto alla conclusione che non esiste nulla all’infuori di Sri Krishna, Vasudeva (vasudevah sarvam iti sa mahatma sudurlabha). Egli è un muni che ha la mente sempre ferma.

Una persona cosciente di Krishna non è per niente afflitta dalle tre forme di sofferenza,³ le accetta come una misericordia del Signore pensando di meritare maggiori sofferenze a causa delle sue azioni passate, e vede che per la grazia del Signore le sue sofferenze sono ora ridotte al minimo. Nei momenti di gioia riconosce la stessa misericordia, considerandosi indegna di essere felice; capisce che solo per la grazia del Signore si trova nelle condizioni favorevoli per servire meglio il Signore. Nel servire Krishna questa persona è sempre coraggiosa e attiva, senza attaccamento né avversione.

Attaccamento significa usare le cose per la propria gratificazione dei sensi, e distacco è l’assenza di ogni interesse per i piaceri dei sensi. Ma chi è fisso nella coscienza di Krishna non conosce né attaccamento né distacco perché la sua vita è dedicata al servizio del Signore. In questo modo non si lascia mai prendere dalla collera, neanche di fronte all’insuccesso. Chi è cosciente di Krishna possiede sempre una ferma determinazione".


VERSO 57

yah sarvatranabhisnehas
tat tat prapya subhasubham
nabhinandati na dvesti
tasya prajna pratisthita


TRADUZIONE

"Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicità e non si lamenta nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza perfetta".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Nel mondo materiale c’è sempre qualche cambiamento che può essere favorevole o sfavorevole. Non esserne turbati, né essere scossi dal bene o dal male è sintomo che una persona è cosciente di Krishna. Finché ci troviamo nel mondo materiale, pieno di dualità, dovremo sempre far fronte al bene e al male, ma chi è cosciente di Krishna non è soggetto alle dualità perché è assorto in Krishna, il bene assoluto e infinito. La persona cosciente di Krishna è in una condizione perfettamente trascendentale, chiamata tecnicamente samadhi".


VERSO 58

yada samharate cayam
kurmo 'nganiva sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita


TRADUZIONE

"Chi è in grado di ritrarre i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga ritrae le membra nel guscio, è fermamente stabilito nella perfetta conoscenza".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Ciò che caratterizza lo yogi, il devoto, l’anima realizzata, è la capacità di controllare i sensi. La maggior parte degli uomini è schiava dei sensi e agisce sotto il loro influsso. Questo è ciò che distingue lo yogi dall’uomo comune. Per agire, i sensi vogliono il campo libero e non sopportano le restrizioni. Sono paragonati a serpenti velenosi, che lo yogi, il devoto deve tenere sotto controllo con l’abilità di un incantatore di serpenti; non deve mai lasciarli agire fuori della sua volontà.

Le Scritture rivelate ci indicano numerose regole di condotta, alcune sono proibizioni, altre prescrizioni. Se non osserviamo queste regole e non controlliamo i nostri sensi, non possiamo situarci fermamente nella coscienza di Krishna.

Il miglior esempio per illustrare questa idea è quello della tartaruga, menzionato nel verso. La tartaruga può ritrarre le membra o farle uscire dal guscio secondo le necessità del momento. Così la persona cosciente di Krishna usa i sensi solo al servizio di Krishna, chiudendosi ai piaceri materiali. Analogamente, i sensi delle persone coscienti di Krishna sono utilizzati solo per finalità particolari nell’ambito del servizio al Signore, altrimenti vengono ritratti.

Arjuna sta imparando qui a usare i sensi al servizio del Signore, invece che per la propria soddisfazione. Utilizzare i sensi al servizio del Signore è il principio stabilito con l’analogia della tartaruga che ritrae in sé i sensi".





RKC Mayapur
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Estero


2223 Messaggi

Inserito il - 30/03/2022 : 16:15:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a New York (Stati Uniti), il 15 Aprile 1966

Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi

sri-bhagavan uvaca
prajahati yada kaman
sarvan partha mano-gatan
atmany evatmana tustah
sthita-prajnas tadocyate

“Il Signore Beato disse: O Partha, quando un uomo si libera da ogni tipo di desideri materiali generati dalla speculazione mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dall'anima, significa che è situato nella pura coscienza trascendentale”. (BG 2.55)

Negli ultimi giorni abbiamo spiegato i sintomi di una persona che si trova sulla piattaforma della pura coscienza. Bisogna ricordare che tali sintomi si presentano quando si è raggiunto lo stadio della perfezione. Non siamo già arrivati a questo stadio. Ovviamente alcuni di voi potrebbero aver raggiunto tale perfezione, ma il modo di ottenerla sarà descritto nel terzo capitolo. Ora stiamo leggendo il secondo capitolo che semplicemente descrive i diversi contenuti e stiamo proseguendo.

Perciò il Signore dice ‘kaman sarvan partha mano-gatan’. [Quando un uomo si libera dai desideri materiali generati dalla speculazione mentale e quando la sua mente trae soddisfazione solo dall'anima…] Finché siamo sulla piattaforma della speculazione mentale (mano-gatan), si deve capire che siamo sul piano materiale, perché la mente è materiale, non spirituale. Perciò è qui usata la parola specifica, mano-gatan (speculazione mentale). Qualsiasi cosa creiamo nella nostra mente, ogni creazione, è materiale. La mente è la guida dei sensi, perciò le sue attività—pensare, sentire e volere—sono espresse attraverso i sensi. E tali attività sensorie sono la nostra condizione di vita.

Perciò il Signore dice: "Quando uno è libero dalla speculazione mentale, allora si deve capire che si trova nel perfetto stadio della coscienza spirituale". Con la speculazione mentale non è quindi possibile comprendere qual è la nostra posizione. Generalmente le persone indulgono nelle speculazioni mentali. Diverse filosofie del mondo sono stabilite sul principio della speculazione mentale, soprattutto in Europa, vedi Aristotele, Schopenhauer, Kant... E imitando i filosofi occidentali anche in India, di recente, alcune persone molto popolari ... Forse conoscete Sri Aurobindo, anche lui ha speculato molto bene sulla piattaforma mentale.

Tuttavia la piattaforma mentale non può darci la vera libertà o la vera felicità. Perciò il Signore spiega che si dovrebbe rinunciare a tutte le speculazioni mentali ed essere soddisfatti nella comprensione che ‘sono coscienza, sono subordinato alla coscienza suprema, e quindi desidero connettere la mia coscienza con la coscienza suprema’. Abbiamo parlato anche di questo punto, che è chiaramente manifestato negli insegnamenti all'inizio della Bhagavad-gita, quando Arjuna ipotizzò mentalmente se dovesse intraprendere questo combattimento o no? Ma alla fine abbandonò la sua speculazione mentale e concordò con il Signore: "Sì, combatterò".

Ora, tra questo "io" – “Sì, combatterò” – e il precedente "io" – "Non combatterò" – c'è una grande differenza. Il precedente "io" era il rappresentante della speculazione mentale quando Arjuna decise di non combattere: “Sono i miei parenti, i miei fratelli, non posso combatterli per la questione del regno; diventerò un mendicante, non voglio questo regno". Pronunciò queste parole; ma dopo aver ascoltato la Bhagavad-gita da Krishna, disse, ‘nasto mohah smritir labdha’ (Bg. 18.73): "La mia illusione è ora svanita. Per Tua grazia ho ritrovato la mia coscienza”.
Perciò questo è il punto: senza la misericordia del Signore non è possibile elevarsi alla piattaforma della pura coscienza, quindi si deve sempre pregare il Signore Supremo. Questa è l'istruzione di Sri Caitanya – che ci ha lasciato le Sue preghiere. Qui ne ho molte copie che distribuirò a tutti al termine di questo incontro. Egli prega: "Mio caro Krishna, in un modo o nell'altro sono caduto in questo oceano di incomprensioni …" Questa è la preghiera in sanscrito (Sikshastaka 5):

ayi nanda-tanuja patitam kinkaram
mam visame bhavambudhau
kripaya tava pada-pankaja-
sthita-dhuli-sadrisam vicintaya

Si rivolge al Signore dicendo "Oh, figlio di Nanda Maharaja" – questo è molto significativo.
"O mio Signore, figlio di Nanda Maharaja, sono il Tuo servitore eterno e, in un modo o nell'altro, sono caduto in quest’oceano di sofferenze. Prendimi gentilmente e ponimi come un granello di polvere ai Tuoi piedi di loto". Questa è la preghiera.
Dovremmo quindi essere in tal modo coscienti: "Io sono il Tuo eterno servitore, non sono il Signore". Appena facciamo l’errore di pensare, "Io sono il Signore, sono il Supremo", allora rimaniamo intrappolati nell’energia illusoria. Anche questa è illusione – è l'ultima trappola dell’energia illusoria, "Io sono Dio". C’è molto da dire su questa filosofia. Di certo c'è una classe di filosofi che proclama: "Io sono Dio".

Naturalmente, è a causa della conoscenza imperfetta del Signore Supremo che alcuni dichiarano: "Io sono Dio". Com’è possibile che io sia Dio? Qual è la qualifica di Dio? Quali sono i sintomi di Dio? Questi sintomi sono presenti in me? Tutte queste cose ... ci sono molti punti da considerare – sono descritti molto bene nello Srimad-Bhagavatam e nella Srimad Bhagavad-gita. E, progredendo, capiremo che siamo parti infinitesimali del Signore Supremo; qualitativamente abbiamo tutte le qualità di Dio ma quantitativamente siamo minuti, semplicemente minuscoli.
Proprio come l'oro e una sua particella. Anche la particella d'oro è oro; ma tra una particella d'oro e una pepita d'oro, quantitativamente c'è differenza. Proprio come il fuoco e la scintilla: anch’essa è fuoco, ma la sua capacità di bruciare è irrilevante rispetto al fuoco. Queste sono le loro posizioni.

Dovremmo sempre capire che siamo destinati a servire il tutto supremo, questa è la nostra posizione; al contrario, mantenere l’attitudine della speculazione mentale che "io sono il Signore", con dispute e giochi di parole, deve essere abbandonata. Il Signore, Krishna, dichiara che dovresti rinunciare a tutte queste cose. ‘Mano-gatan’. Nello Srimad-Bhagavatam (5.18.12) c’è la seguente istruzione:

yasyasti bhaktir bhagavaty akincana
sarvair gunais tatra samasate surah
harav abhaktasya kuto mahad-guna
manorathenasati dhavato bahih

“Tutti i deva e le loro qualità elevate, come la religione, la conoscenza e la rinuncia, si manifestano nel corpo di chi ha sviluppato una devozione pura per Dio, la Persona Suprema, Vasudeva. Invece, la persona priva di devozione e impegnata in attività materiali, non possiede alcuna qualità. Anche se è esperta nella pratica dello yoga mistico o nel mantenere onestamente la famiglia e i parenti, in realtà è solo guidata dalle proprie elucubrazioni mentali e si dedica al servizio dell’energia esterna del Signore. Com’è possibile che buone qualità siano presenti in un uomo simile?”

‘Yasyasti bhaktir bhagavaty akincana sarvair gunais tatra samasate surah’: "Se uno è situato nel puro servizio devozionale del Signore, allora, chiunque egli sia, tutte le buone qualità del Signore si svilupperanno in lui”. E ‘harav abhaktasya kuto mahad-gunah’: "E chi non è devoto del Signore, per quanto accademicamente possa essere educato, la sua qualifica non ha valore”. Perché? ‘Manorathena’: "Poiché è sul piano della speculazione mentale, e a causa delle sue elucubrazioni mentali è certamente influenzato dalla natura materiale”. Non vi è alcun dubbio. Pertanto, se vogliamo essere liberi dall'influenza della natura materiale, allora dobbiamo abbandonare la nostra abitudine alla speculazione mentale. Tale è l'istruzione di questo verso. E il seguente è il livello successivo (BG 2.56):

duhkhesv anudvigna-manah
sukhesu vigata-sprihah
vita-raga-bhaya-krodhah
sthita-dhir munir ucyate

“Chi non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita, ed è libero da attaccamento, paura e collera, è considerato un saggio dalla mente ferma”.

Perciò, finché si ha questo corpo materiale… abbiamo più volte discusso questo punto, che tutte le nostre miserie e sofferenze sono dovute al corpo. Ci sono tre tipi di sofferenze: adhyatmika, adhibhautika e adhidaivika—le sofferenze causate dal corpo e la mente; le sofferenze dovute ad altri esseri viventi; e le sofferenze naturali, adhidaivika, che sono al di là del nostro controllo, causate dal potere soprannaturale (o celeste). Soffriamo sempre di questi tre tipi di miserie. Non c'è salvezza da questi tre, o almeno da uno o due; succede sempre qualcosa. Ma chi è situato al livello della pura coscienza ha i seguenti sintomi, ‘duhkhesv anudvigna-manah’: "Non è disturbato da questi tre tipi di miserie"— causate dal corpo e la mente, da altri esseri viventi, e da perturbazioni naturali come un'inondazione improvvisa, una forte nevicata, una carestia; così tante cose impreviste su cui non abbiamo controllo. Questi sono i disturbi soprannaturali, e quindi i disturbi offerti da altri esseri viventi. Stiamo vivendo in una società con molti altri esseri viventi, uomini e animali, e c’è la possibilità di disturbi causati dal loro comportamento verso. Inoltre, dovuto alla mia costituzione corporea talvolta provo sofferenza fisica o mentale, o molte altre cose.

Ma la persona situata nella pura coscienza, non è disturbata da tutte queste miserie. Questo è il sintomo: non è disturbato. Quando saremo al puro livello di coscienza, capiremo personalmente che "non sono disturbato da tutte queste miserie". Le persone diventano molto disturbate, condizionate (non coscienti di Krishna)*, ma chi è effettivamente situato nella posizione di pura coscienza—‘brahma-bhutah prasannatma na socati na kanksati’ (Bg. 18.54) [“Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai, non aspira mai a niente ed è equanime verso tutti gli esseri viventi”]—non ha difficoltà. E, ‘sukhesu vigata-sprihah’: “Chi non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita… è considerato un saggio dalla mente ferma”. (BG 2.56)
*[Nota: Srila Prabhupada usa il termine “a-krishnated”].

Questa è la piattaforma della sofferenza, anche se a volte c’è qualche felicità. Supponiamo di ricevere del buon cibo o un elogio da qualcuno, e così via. A volte c’è offerto un certo plauso da parte delle istituzioni. Questi sono i segni della nostra felicità; ma chi è situato nella pura coscienza, non è per nulla turbato da tutte quelle sofferenze, né è realmente felice per tutte queste offerte e designazioni. Capite? Supponiamo che abbia superato l’esame di dottorato in lettere e nell’assemblea all'università ottengo la laurea e tutti mi applaudono; ma se sono situato nella pura coscienza capirò, "Cos'è questo titolo? È dovuto al mio corpo; e appena esso finirà, anche tutti i titoli finiranno. Perché, se è un fatto che devo prendere un altro corpo dopo aver lasciato questo, ‘vasamsi jirnani yatha vihaya’ (Bg. 2.22) – “Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali…” – allora ogni cosa riguardo al corpo fisico finirà, non appena lascerò questo corpo e ne prenderò un altro. Questa è la mia posizione.

Perciò, chi è convinto, chi sa veramente che "io non sono il corpo, sono pura coscienza", allora questi titoli… o un buon cibo gustoso che mi è offerto da un amico e mentre mangio, penso: "Oh, quanto sono felice!" Ma cos’è quella felicità? Quella felicità è dovuta solo alla mia lingua, ma io non sono questa lingua. Questi pensieri si manifestano in una persona che è puramente cosciente. Capite? Ma non significa che non dovrà mangiare o rimanere in società. No. Sarà tutto ciò che sarà, ma dovrà sempre sapere di essere distaccato da tutto questo. La sua posizione è di essere subordinato alla coscienza suprema e deve agire di conseguenza. Nondimeno è distaccato da queste cose e ciò lo renderà completamente felice. ‘Vita-raga-bhaya-krodhah sthita-dhir munir ucyate’ (Bg. 2.56): “Chi è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, è considerato un saggio dalla mente ferma”. E poiché tale coscienza prevale, non ha attaccamenti – ‘raga’ significa attaccamento e ‘bhaya’ significa paura. Ora, supponiamo che qualcuno dica a un altro: "Oh, ti ucciderò!" Quest’ultimo sarà molto spaventato; ma una persona che si trova nella pura coscienza non ha paura.

Abbiamo un esempio molto pratico nella vita di un grande filosofo greco, Socrate, che credeva nell'immortalità dell'anima, e gli fu offerto del veleno, la cicuta: "Se credi nell'immortalità dell'anima, allora bevi questo veleno". "Sì, lo berrò". Così lo bevve, e naturalmente sapeva che il suo corpo avrebbe smesso di funzionare perché il veleno avrebbe agito, ma non ebbe paura di bere veleno perché era completamente situato in quella piattaforma. Pertanto non c'è paura.
Finché si è assorti nella concezione corporea della vita, la paura sarà maggiore e sempre presente; e quando si è liberi da tale concezione, allora anche la paura diminuisce in proporzione. Perciò, ‘vita-raga-bhaya-krodhah’ (Bg. 2.56), è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera; ‘sthita dhir munir ucyate’, ed è considerato un saggio dalla mente ferma.
Il verso che segue (Bg. 2.57) descrive la posizione successiva:

yah sarvatranabhisnehas
tat tat prapya subhasubham
nabhinandati na dvesti
tasya prajna pratisthita

“Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicità e non si lamenta nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza perfetta”.
Le richieste e le funzioni riguardanti il corpo sono quattro: ‘ahara nidra bhaya maithuna’. Mangiare (ahara), dormire (nidra), difendersi (bhaya) e accoppiarsi (maithuna). Per chi è libero dalla concezione basata sul corpo, anche le sue richieste – mangiare, dormire, aver paura e provare desiderio sessuale – diminuiranno automaticamente. Questa è la caratteristica della pura coscienza.
‘Vita-raga-bhaya-krodhah sthita-dhir munir ucyate’ (Bg. 2.56). ‘Sthita dhir munir ucyate’, se non è influenzato nemmeno dalle più grandi attrattive, la posizione successiva è ‘yah sarvatranabhisnehas…’ (Bg. 2.57).

L’affetto che proviamo è dovuto al corpo. Poiché sono indiano, se incontro un gentiluomo indiano per strada a New York, sono molto ansioso di chiedergli: "Oh, lei è indiano? Da quale provincia viene?" C'è un certo affetto, ed è dovuto al corpo. È tutto. Penso che il mio corpo sia indiano e quindi desidero parlare con un’altra persona, anche lei con un corpo indiano. È attaccamento. Similmente, anche se milioni di donne girano per strada, c’è una sola donna con la quale sono intimamente connesso perché ho una relazione corporea. Tra tutte le donne ce n’è una in particolare che chiamo "mia moglie”; e lo stesso è per la donna, "mio marito". Perché? È una relazione basata sul corpo. Così anche l’attaccamento o l’affetto per il corpo diminuisce per colui che non s’identifica con questo corpo.

Lo stadio del sannyasa, come abbiamo adottato, è un esempio pratico di quanto uno sia riuscito a liberarsi dall'attaccamento corporeo. Ci è data questa possibilità. Anche se a casa ho moglie, figli, nipoti e tutti i parenti, ho pensato, "Che cosa sono queste relazioni?", perciò sono stato in grado di vivere in disparte da queste relazioni corporee, i parenti. In realtà, in vecchiaia si dovrebbe desiderare di vivere all'interno della famiglia con la moglie i figli e tante comodità. Eppure no. Evoluzione della coscienza significa che si dovrebbe volontariamente tentare di liberarsi da quest’attaccamento. Perché? Un tale affetto non è malsano, ma mi porterà ancora ad avere un altro corpo. Tutto il processo è come uscire dalle relazioni corporee, ‘janma-mrityu-jara-vyadhi’ (Bg. 13.9). [“La percezione che nascita, malattia, vecchiaia e morte sono mali da combattere”]

L'intera attività umana dovrebbe essere concentrata per liberarsi da questo legame corporeo e materiale. Allora sarò davvero felice. Vera felicità e libertà. Questa è la vera libertà. Per mancanza di una tale conoscenza spirituale non sappiamo quanto siamo liberi.
Anche in questo mondo materiale, in quest’universo, nei pianeti superiori, che sono chiamati pianeti celesti o paradiso… naturalmente nel linguaggio vedico sono chiamati pianeti celesti, o anche paradiso in altre lingue; ma ci sono molti pianeti, oltre al paradiso. Esistono sette sistemi planetari: Questo in cui siamo, è chiamato Bhurloka, e al di sopra ci sono Bhuvarloka, Svargaloka, Tapoloka e Maharloka, quindi Satyaloka e Siddhaloka. Semplicemente ci sono tanti sistemi planetari, e sono così perfetti che anche da questo mondo con questo corpo materiale è possibile viaggiare da un luogo all’altro o da un pianeta all'altro. Ovviamente ciò non sta accadendo, ma non sarebbe difficile per gli esseri viventi raggiungere quel successo, perché si ha informazioni dal Bhagavatam che gli abitanti di Siddhaloka si spostano con il loro stesso corpo da un pianeta all'altro senza alcun mezzo, senza sputnik, senza aereo, senza niente. (risate)

Abbiamo questa informazione, si divertono a spostarsi nel cielo. Come a volte noi passeggiamo all’aperto, allo stesso modo loro si divertono viaggiando nel cielo. Vedete? Perciò è possibile; ma hanno un corpo materiale e quindi sono ancora mortali. E quando otterremo il corpo spirituale, quanta libertà avremo. Quanta libertà. Perciò dovremmo essere molto intelligenti per capire la vita spirituale, e non essere trascinati nella concezione materiale di vita a causa di questo falso affetto. L’attaccamento fisico è un falso affetto, perché il corpo non perdurerà. Supponiamo che mia moglie, i miei figli ed io siamo tutti molto felici, ma nel Bhagavatam (2.1.4) è detto, ‘tesam nidhanam pramattah pasyann api na pasyati’: “Essendo troppo attaccati (ai soldati fallibili che il corpo, la moglie e i figli rappresentano), non vedono la loro inevitabile distruzione, nonostante abbiano sufficiente esperienza”.

Ad esempio, supponiamo che io stia preparando una bella casa. E qualcuno mi chiede: "Bene, signore, perché sta costruendo una casa così bella?" Se rispondessi, "Solo per incendiarla", che cosa penserebbe la gente? Penserà che io sia un pazzo per costruire una bella casa solo per dargli fuoco. “Pperché crearsi tanti problemi?" In realtà la nostra posizione è come questa. In tutta la vita lavoro duramente per mantenere questo mio corpo temporaneo, il corpo di mio #8203;#8203;figlio, di mio #8203;#8203;padre o di mia madre, e quindi gli do fuoco. Alla fine do fuoco a questo corpo. Dopo la morte, voi portate il corpo al cimitero, ma specialmente in India gli indù bruciano il corpo morto. Pertanto, tutto ciò che stiamo creando alla fine sarà incendiato. Il Bhagavatam dice ‘pasyann api na pasyati, tesam pramatto nidhanam’, nessuno vede l’inevitabile distruzione. Tutto sarà distrutto, e tuttavia, anche se le cose saranno distrutte, noi le ricerchiamo. Eppure di quella cosa che esiste e non smetterà mai di esistere—hanyate hanyamane sarire (Bg. 2.20)—che continuerà ad esistere anche dopo la distruzione del corpo, non abbiamo alcuna informazione.

Non abbiamo informazioni, né proviamo nulla per quella cosa. L'insegnamento di Krishna nella Bhagavad-gita è sublime poiché dà istruzioni pratiche per l’anima spirituale. L'educazione e il progresso materiale della civiltà è come costruire qualcosa per incendiarla. Andrà perduta. Tanti imperi sono stati costruiti e altrettanti sono stati demoliti. È la storia del mondo. Anche da punto di vista storico, questo stesso mondo in cui ci troviamo, questa stessa piattaforma, tutto sarà sconfitto. Questa è la legge della natura materiale. Niente sopravvivrà, niente continuerà. Tutto avrà fine—proprio come il nostro bel corpo. Ora ho un corpo di settanta anni, la mia età. Settanta anni fa il mio corpo non esisteva, e fra qualche anno non esisterà, perciò, che cos’è la manifestazione di questo corpo nel corso dell’esistenza materiale, dove così tante cose si succedono, come bolle di schiuma nell'oceano? Viaggiando sui mari, vedremo tante onde infrangersi l’una contro l’altra, e così tante bolle che si sono formate e di nuovo sommerse—non c’è più traccia di esse.

Similmente tutte queste manifestazioni [il corpo] vanno e vengono, e, imprigionata in quest’andirivieni, c'è l'anima spirituale, ‘na hanyate hanyamane sarire’ (Bg. 2.20), che non muore quando il corpo muore, che sempre esiste; e noi siamo quell’anima permanentemente esistente. Siamo quella forma permanente—non siamo senza forma. Abbiamo una forma, ma è molto minuta,
impossibile da vedere con questi occhi. I nostri occhi sono sempre imperfetti. Che cosa possiamo vedere? Non possiamo vedere ben poco di ciò che è lontano e distante. Nemmeno possiamo vedere le nostre palpebre, questi occhi sono così limitati. Perciò, come posso vedere qual è la mia costituzione? Queste cose devono essere considerate. Si dovrebbe tener conto dello spirituale, e ciò inizia dalla coscienza. "Chi sono? Sono la coscienza, non sono il corpo". Inizia da questo, e tutta la pratica, l'intera idea, dovrebbe essere quella di distaccarmi da una tale concezione errata della vita. Pertanto uno dei sintomi è ‘tasya prajna pratisthita’ (Bg. 2.57):

yah sarvatranabhisnehas
tat tat prapya subhasubham
nabhinandati na dvesti
tasya prajna pratisthita

“Colui che non ha attaccamenti, che non si rallegra nella felicità e non si lamenta nel dolore, è fermamente situato nella conoscenza perfetta”.

Nabhinandati. Se qualcuno fa un lavoro eccezionale, non dovremmo essere troppo entusiasti di elogiare ciò che ha fatto. Quel tipo di lavoro è materiale e svanirà. ‘Nabhinandati na dvesti’, neppure quando è svanito, si dovrebbe essere dispiaciuti per questo. Tali sintomi sono per una persona che è situata sulla piattaforma della pura coscienza, ‘tasya prajna pratisthita’. Prajna, la sua intelligenza è superiore alla mente. Lo stadio comune a tutti nella vita sono le attività dei sensi. Le persone ordinarie, senza alcuna conoscenza, agiscono tutto il giorno e la notte per soddisfare i sensi. È tutto. Questa è la vita ordinaria; per lo più le persone lavorano per questo scopo. E se una persona è intelligente, lavora usando la mente nella filosofia, la poesia, la psicologia, nell’ideare romanzi o commedie, e così via e pertanto è leggermente migliore di quelli che lavorano giorno e notte per la gratificazione dei sensi.

I filosofi, i poeti e i pensatori sono un poco più al di sopra. Pertanto, ‘indriyani parany ahur indriyebhyah param manah’ (Bg. 3.42): “I sensi attivi sono superiori alla materia inerte ma superiore ai sensi è la mente, e superiore alla mente è l'intelligenza”. Ancora più elevata dell'intelligenza è l'anima. Così, ‘manasas tu para buddhih’, la mente è superiore ai sensi.
Superioi a coloro che usano la mente, sono quelli che agiscono in modo molto intelligente, sapientemente alle leggi della natura, come ad esempio lo scienziato, ‘manasas tu para buddhih’.
L’ambito del calcolo scientifico è lo stadio in cui c’è un apprezzamento della coscienza. La perfezione della scienza è quando gli scienziati ricercano la verità oltre le cose: “Qual è la verità oltre a questo? E questo?” E se arrivano al punto della pura coscienza, questo è il livello superiore di conoscenza scientifica. Il più alto grado di conoscenza scientifica è quando si giunge a comprendere che "non sono questo corpo, sono questa coscienza".

Per quanto riguarda i miei sensi, quindi, essi dovrebbero essere sotto il mio controllo. Non devo diventare il servitore dei miei sensi. E ciò è possibile quando sono situato sulla piattaforma spirituale della coscienza, altrimenti è inattuabile se sono sul piano materiale. Nondimeno il controllo dei sensi è possibile, non è un fatto irrealizzabile.
Siamo conosciuti come svami. Che cosa significa? Svami significa il maestro dei sensi. Colui che ha raggiunto lo stadio perfezionale del controllo dei sensi, è chiamato svami o gosvami, padrone dei sensi. Ciò può essere raggiunto con la pratica e la conoscenza. Anch'io ero giovane ed ero anche sposato, mia moglie vive ancora e anche la mia famiglia, ma, in un modo o nell'altro, praticando con una certa conoscenza, sono sfuggito alla presa.

Tutti possono attuarlo, non è la veste che fa lo svami. In realtà potete essere svami anche nel vostro vestito attuale. L’abbigliamento non è importante. Il fatto reale è che uno dovrebbe, attraverso lo sviluppo spirituale della coscienza, arrivare allo stadio di diventare il maestro dei sensi. Anche nel metodo yoga c’è il controllo dei sensi. Le posizioni del corpo, o asana, sono meccaniche. In parte è eseguito meccanicamente e in parte è compiuta per pura conoscenza. Nella Bhagavad-gita quindi Krishna insegna sulla piattaforma della pura conoscenza. Naturalmente anche il metodo yoga è raccomandato, ma soprattutto per le persone che non possono concentrarsi sulla piattaforma della conoscenza. La pratica yoga è raccomandata specialmente per coloro che sono troppo dipendenti dalla concezione corporea della vita. In seguito lo vedremo. Perciò qui è detto (Bg. 2.58):

yada samharate cayam
kurmo 'nganiva sarvasah
indriyanindriyarthebhyas
tasya prajna pratisthita

“Chi è in grado di ritrarre i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga ritrae le membra nel guscio, è fermamente stabilito nella perfetta conoscenza”.

‘Tasya prajna pratisthita’. La persona cosciente di Krishna, fermamente stabilita nella conoscenza, usa i sensi solo al servizio di Krishna chiudendosi ai piaceri materiali. Qui è dato l’ottimo esempio della tartaruga. Quando la tartaruga vuole ritrarre le membra nel guscio, il suo corpo diventa una massa unica. Vedete? Allo stesso modo, dobbiamo sapere che i nostri sensi sono destinati a uno scopo particolare, che, come ho già spiegato, è ‘hrisikena hrisikesa-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170), impegnare i propri sensi nel servizio di Dio, il Signore Supremo, il maestro di tutti i sensi. In realtà, come già spiegato, questi sensi di cui siamo molto orgogliosi non ci appartengono ma sono dati dal Signore. Ci sono dati proprio come un padre da un giocattolo al figlio per farlo divertire. Allo stesso modo volevamo godere in questo mondo materiale perciò siamo stati retribuiti di questi sensi: "D’accordo, divertiti, semplicemente fai esperienza di questo mondo; e quando comprenderai di non essere felice, allora tornerai da Me".

In realtà i sensi sono intesi per rendere servizio al Signore Supremo, poiché i sensi appartengono al Signore. Come questa stanza in cui siamo seduti non appartiene a noi ma al suo proprietario, similmente i nostri sensi in realtà non ci appartengono. Dovremmo essere sempre consapevoli di ciò. Non c'è nulla di male se usiamo a lungo questo locale con tale coscienza; ma se penso: "Oh, questa è casa mia, non devo pagare l'affitto, sono il proprietario", allora iniziano i guai. È l’inizio di tutti i problemi. Dovrei invece essere cosciente che quest’abitazione non mi appartiene, mi è stata data in affitto per il mio uso, ma non ne sono il proprietario. Allo stesso modo ogni cosa, il mondo intero… nulla ci appartiene. La Sri Isopanishad (mantra 1) insegna 'isavasyam idam sarvam': "Nulla vi appartiene, tutto è proprietà di Dio".

C’è una storia in cui si narra che Dio sorride quando due fazioni combattono per il territorio. In effetti, abbiamo visto in India nel giorno della scissione indù e musulmani combattere, e quando in entrambe le parti sono morti, giacendo disseminati per strada, chiesero loro: "Ora, di chi è la terra?", ma nessuno rispose. Nessuno rispose. La terra di Dio rimarrà; e semplicemente entriamo in guerra, "questa è la mia terra, questa è la mia terra". Tale è la nostra illusione. Perciò, qui il Signore dice: ‘Yada samharate cayam kurmo ‘nganiva sarvasah'. La persona che è in grado di usare i sensi sotto il suo controllo, così come la tartaruga chiude i sensi secondo il suo desiderio, allora si deve capire che è situata sulla piattaforma spirituale. L’utilizzo dei sensi non è immorale, ma dovremmo usarli quando è necessario, non secondo l’imposizione dei sensi.

In seguito, nella Bhagavad-gita (7.11) il Signore dichiara: “Sono l'unione che non è contraria ai princìpi della religione”. Dio dice “Io sono”. Tuttavia, dice anche che, oltre all’unione sessuale per generare un figlio, non ha nulla a che fare con tutto il resto. Pertanto, in nessun modo ci proibisce di usare i nostri sensi. No. Useremo i nostri sensi quando è richiesto, non secondo il comando dei sensi. Dovremmo rimanere su questo piano, altrimenti, se seguo l’ordine dei miei sensi, allora non sono il maestro dei sensi ma il loro servitore. Così, in realtà, questa è la nostra posizione.
Poiché abbiamo dimenticato il nostro vero maestro, il Signore Supremo, l'energia illusoria ci ha imposto di essere i servi dei sensi. Invece di essere servitori del Supremo, siamo diventati i servitori dei sensi. Tutta la vita materiale non è nient’altro che servire i sensi. Servitori dei sensi.
Le persone lavorano con fatica tutto il giorno, e il Bhagavatam ha accertato il motivo per cui sono così entusiasti di lavorare tanto duramente. Pertanto è spiegato, ‘yan maithunadi-grihamedhi-sukham hi tuccham’ (SB 7.9.45): “La vita sessuale è paragonata al grattarsi di due mani per alleviare il prurito. Pensano che questo prurito sia la più alta felicità, sebbene non porti altro che sofferenza”. Ogni tipo di felicità materiale basato sull’attaccamento alla famiglia, la società, l’amicizia è davvero insignificante. L'unico stimolo è che avranno del divertimento sessuale. È tutto. Questa è la fine di tutte le attività. Il mondo intero, non solo nell'essere umano, anche nel regno degli uccelli e delle bestie, tutti lavorano, tutti sono impegnati. Perché? Perché il finale sarà la vita sessuale. Ciò significa che in questa concezione materiale della vita ognuno è diventato il servitore dei sensi.

E nella concezione spirituale della vita non sarà più il servitore dei sensi, ma sarà il maestro dei sensi. Questa è la differenza. E diventando il maestro dei sensi, come sono usati i sensi? Proprio come ‘kurma’, la tartaruga, che palesa i suoi sensi ogni volta che lo desidera. Lo stesso esempio. Questo è chiamato studio della natura. Dobbiamo studiare così tante cose da animali inferiori. Pertanto questo è un ottimo esempio: ‘yada samharate cayam kurmah anganiva sarvasah’ (Bg. 2.58). [Chi è in grado di ritrarre i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga ritrae le membra nel guscio …]

Come la tartaruga è esperta a ritrarre i sensi all'interno del corpo secondo la sua volontà, ‘indriyani indriyarthebhyah’, allo stesso modo, quando uno comprende come usare i sensi e per quale scopo, allora si trova nella coscienza spirituale. Semplicemente accettate l’esempio di Arjuna. All’inizio Arjuna dichiara che non combatterà con i suoi parenti e fratelli solo per ottenere un regno; per l'uomo comune questa attitudine è molto positiva: "Oh, Arjuna è un uomo buono, non violento, rinuncia a tutto per i suoi parenti, che grande uomo”. Questo è un calcolo ordinario.
Ma Krishna lo ritiene un grande sciocco. Vedete? Abbiamo già discusso questo punto. ‘Asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’ (Bg. 2.11): “Il Signore Beato, disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti”.

Così Krishna dice: "Mio caro Arjuna, stai parlando come un uomo molto istruito ma sei un grande sciocco". Sì. Questa è la ricompensa data. "Ti rifiuti di combattere? È solo la tua assurda idea". Cercate di capire. Le cose che agli occhi del pubblico sono considerate belle e buone, le stesse sono condannate da Dio. Abbiamo tanti esempi ed esperienze nella vita: Ciò che è elogiato da alcuni dei nostri amici, è condannato da altri. Pertanto, la perfezione di ogni nostro atto dovrebbe essere approvata dal Signore Supremo. ‘Dharmah svanusthitah pumsam...’ (SB 1.2.8). [Le occupazioni che ogni uomo svolge secondo la propria posizione sono sforzi inutili se non suscitano attrazione per il messaggio del Signore Supremo] ‘Svanusthitasya dharmasya samsiddhir hari-tosanam’ (SB 1.2.13). Hari-tosanam: La più alta perfezione è soddisfare il Signore, Sri Hari. Dovremmo sapere se le nostre azioni soddisfano la coscienza suprema.

Così l'azione di Arjuna non fu approvata da Sri Krishna; ma lo stesso Arjuna, dopo aver ascoltato le istruzioni della Bhagavad-gita, combatté fino all'ultimo impegnandosi nella lotta. In combattimento abbiamo bisogno di usare i sensi. Ora, possiamo ritirare i sensi o usarli per la propria soddisfazione. L'affermazione di Arjuna, "non combatterò", era per appagare i suoi sensi. Poiché pensava in base al corpo, questo suo stato mentale era per compiacere i sensi; e quando accettò di combattere, era per la soddisfazione del Signore. Perciò bisogna purificare i sensi, non usarli per il proprio piacere ma per la soddisfazione del Supremo. È tutto. Questa è la nostra perfezione.
Dopo essersi situati nella coscienza spirituale, i sensi si annullano? Dobbiamo rinunciamo ai nostri sensi? No. I sensi non possono inaridirsi né essere annullati, perché ‘vita’ significa ‘sensi’. Senza sensi non c'è vita. Questo è il processo di purificazione dei sensi. È tutto.

Nella nostra memoria ci sono due grandi guerre che abbiamo vissuto, la prima e la seconda guerra mondiale. Penso che molti di voi non abbiano vissuto la prima guerra nel 1914, non credo che qualcuno di voi sia nato nel 1900... (ride) La guerra fu dichiarata nel 1914, e a quel tempo io ero un bambino. Oltre a queste due, ci furono altre due grandi guerre mondiali, menzionate nell’epopea dell’India, Ramayana e Mahabharata: la guerra tra Rama e Ravana, e la guerra tra i due fratelli-cugini, Kuru e Pandava. Ma sarete sorpresi di sapere che in sostanza Dio è l'eroe in queste due guerre. Anche Rama è Dio, la Persona Suprema; e anche Krishna è presente nella guerra tra i Kuru e i Pandava. Dio è presente in guerra. Vedete? E per soddisfare il Signore, Hanuman appiccò il fuoco all'impero di Ravana; e qui vediamo che Arjuna combatté per il bene del Signore Supremo, Krishna.
Pertanto combattere non è male, purché si combatta per soddisfare il Signore. E a volte è anche necessario combattere. Perciò non possiamo rendere il mondo nonviolento. Nelle leggi della natura, tutto rimarrà. La vita sessuale rimarrà, i combattimenti rimarranno, e qualunque cosa vediamo nella nostra esperienza, tutto rimarrà, continuerà a rimanere. Non possiamo sopprimere una sola goccia; ma l'intero processo è che dobbiamo purificare ogni cosa.

Questa mattina abbiamo discusso un verso dello Srimad Bhagavatam che spiega un punto molto interessante: quando la causa della malattia, ‘yasya amayam’ (infezione), è trattata adeguatamente, può curare la malattia. Come nell’esempio del latte: se prendere troppo latte causa un disturbo dell’intestino, una preparazione dello stesso latte, yogurt o cagliata, miscelata con polvere carminativa, o semi di cumino, guarirà immediatamente la diarrea o l’indigestione.
Perciò il latte è la causa del disturbo e una preparazione del latte stesso, quando è trattata, diventa la medicina. Similmente l'intera situazione mondiale sta causando disturbo perché non è trattata con un processo spirituale. È tutto. Non appena c'è un trattamento spirituale e le persone sono spiritualmente consapevoli, o almeno i loro leader si situano sulla piattaforma della coscienza, la situazione mondiale cambierà. La Bhagavad-gita insegna tutto questo. Dovremmo prendere molto seriamente questa conoscenza, cercando di assimilarla per noi stessi e distribuirla a beneficio di tutti gli altri, amici e..."



Fine
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