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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 46-47
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Sangita Dasi
Moderatore



73 Messaggi

Inserito il - 24/08/2021 : 16:07:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 46


yavan artha udapane
sarvatah samplutodake
tavan sarvesu vedesu
brahmanasya vijanatah


TRADUZIONE

"Come una grande riserva d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, così colui che
conosce il fine supremo dei Veda raccoglie tutti i benefici che i Veda procurano".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"I riti e i sacrifici indicati nel karma-kanda hanno lo scopo di incoraggiare l’uomo allo sviluppo graduale della realizzazione spirituale. Lo scopo della realizzazione spirituale è chiaramente
spiegato nella Bhagavad-gita (15.15): lo studio dei Veda mira a conoscere Krishna, la sorgente di tutte le cose.

La realizzazione spirituale consiste dunque nel comprendere Krishna e la relazione eterna che ci unisce a Lui. Il quindicesimo capitolo della Bhagavad-gita (15.7) spiega anche la natura della relazione che unisce il Signore agli esseri individuali.

Gli esseri fanno parte integrante di Krishna, perciò risvegliare in se stessi la coscienza di Krishna è la perfezione suprema, a cui può condurci la conoscenza dei Veda. Questo è confermato anche dallo Srimad Bhagavatam:

aho bata sva-paco 'to gariayn
yaj-jihvagre vartate nama tubhyam
tepus tapas te juhuvuh sasnur arya
brahmanucur nama grinanti ye te

“O Signore, chiunque canti il Tuo santo nome si trova sul piano più elevato della realizzazione spirituale anche se viene dalla condizione più bassa, da una famiglia di candala (mangiatori di
cani). Per giungere a questo livello ha certamente dovuto sottoporsi a ogni tipo di ascesi e compiere sacrifici secondo i riti vedici; ha dovuto anche studiare i Veda e bagnarsi in tutti i
luoghi santi di pellegrinaggio. Questa persona è considerata la migliore tra gli arya.” (S.B. 3.33.7)

Bisogna essere tanto intelligenti da capire il vero scopo dei Veda senza lasciarsi attrarre solo dai riti prescritti, e occorre anche troncare il desiderio di andare sui pianeti superiori allo
scopo di godere più intensamente dei piaceri materiali. L’uomo d’oggi non può osservare le regole necessarie all’esecuzione dei riti vedici e a quelle prescritte nel Vedanta e nelle Upanisad.

Compiere i riti vedici richiede molto tempo, energia, conoscenza e risorse, tutte cose di cui quest’età di Kali non è generosa. Si può tuttavia raggiungere il fine ultimo della cultura vedica
cantando i santi nomi del Signore, come raccomanda Sri Caitanya Mahaprabhu, il liberatore di tutte le anime cadute.

Quando Prakasananda Sarasvati, un grande erudito in materia vedica, rimproverò a Sri Caitanya di essere “sentimentale” perché cantava i santi nomi invece di studiare la filosofia del Vedanta, Sri Caitanya Mahaprabhu, che è Dio stesso, rispose che il Suo
maestro spirituale, avendoLo trovato molto ignorante, Gli aveva ordinato di cantare i santi nomi di Sri Krishna.

E così cantando Si sentì invadere da un’estasi incontenibile. Nell’era in cui viviamo, il Kali-yuga, la maggior parte della gente è ignorante e incapace di comprendere la filosofia del Vedanta; perciò il metodo raccomandato per raggiungere lo stesso scopo a cui mira lo studio del Vedanta, è quello di cantare i santi nomi del Signore evitando di commettere offese.²

Il Vedanta è la crema della saggezza vedica, e Krishna ne è l’autore e il conoscitore. Il più grande Vedantista è il mahatma, la grande anima che trae piacere dal canto dei santi nomi.
Questo è il fine supremo dello studio dei Veda".


Verso 47

karmany evadhikaras te
ma phalesu kadacana
ma karma-phala-hetur bhur
ma te sango 'stv akarmani


TRADUZIONE

"Tu hai il diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non considerarti mai la causa dei risultati delle tue attività e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Qui bisogna considerare tre fattori: il dovere prescritto, l’azione arbitraria e l’inazione. I doveri prescritti sono quelli che si devono eseguire finché si è soggetti alle influenze della natura materiale; le azioni arbitrarie sono quelle che si compiono senza tener conto delle istruzioni che ci danno le Scritture e le autorità spirituali; e l’inazione consiste nel sottrarsi ai doveri prescritti.

Il Signore consiglia ad Arjuna di non prendere la via dell’inazione, ma piuttosto di agire secondo il suo dovere senza attaccarsi al risultato. Infatti, chi si attacca al risultato dell’azione si assume la responsabilità delle proprie attività, e deve godere o soffrire delle loro conseguenze.

I doveri prescritti possono essere di tre tipi: doveri abituali, straordinari e occupazioni volontarie. I doveri abituali devono essere compiuti secondo le Scritture e senza attaccamento al risultato. Poiché si tratta di doveri imposti, la loro esecuzione è sotto l’influenza della virtù (sattva-guna).

Invece l’azione che mira a ottenere un risultato genera la schiavitù e deve quindi essere considerata dannosa. Ognuno ha il diritto di compiere il proprio dovere, ma nessuno deve agire per ottenere un risultato. Adempiere i propri compiti in uno spirito di distacco significa avanzare con passo sicuro sulla via della liberazione spirituale.

Il Signore consiglia dunque ad Arjuna di combattere per dovere,senza attaccarsi al risultato. Infatti ,il rifiuto di combattere non sarebbe che un'altra forma di attaccamento. Buoni o cattivi, gli attaccamenti materiali sono una schiavitù e non possono in nessun caso aiutarci a diventare liberi dalla condizione materiale. Anche l’inazione, però è condannabile. Per Arjuna l’unica via di salvezza è combattere, come il dovere gli impone".




RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


2188 Messaggi

Inserito il - 22/09/2021 : 13:17:10  Mostra Profilo  Rispondi Quotando







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a New York (Stati Uniti), il 28 Marzo 1966

Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi

Prabhupada: Il sankirtana, come abbiamo appena eseguito, è la vibrazione del suono trascendentale, che ci aiuterà a eliminare la polvere accumulata sulla superficie della nostra mente. L’intera faccenda è incompresa. In quanto anime, o pura coscienza, siamo naturalmente distaccati dalla contaminazione materiale.

Ma a causa della nostra lunga associazione con l’atmosfera materiale, abbiamo accumulato uno spesso strato di polvere nella mente. E appena la polvere è eliminata, possiamo vedere noi stessi, ciò che realmente siamo.

In questi ultimi giorni stiamo discutendo sulla nostra posizione costituzionale—l'anima pura. Abbiamo quindi analizzato che l’anima pura è distinta dal corpo materiale e che si può comprendere la costituzione dell'anima dalla presenza della coscienza.

Il Signore, Sri Krishna, spiega ‘avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam’ (Bg .17): “Sappi che non può essere annientato ciò che pervade il corpo. Nulla può distruggere l'anima eterna”.
Puoi capire quello che sei, che sei presente in tutto il tuo corpo. La prova è che pizzicandoti sentirai un po’ di dolore in qualsiasi parte del tuo corpo.

E la sensazione di dolore sarà interrotta appena la coscienza sarà portata via dal corpo. In un corpo morto non c'è coscienza. Né il cadavere sente se è fatto a pezzi, perché la coscienza se n'è andata. Pertanto, non è molto difficile capire che "io sono la coscienza, non sono il corpo materiale".

Abbiamo già discusso questo punto. Ci sono dunque diverse scritture in tutto il mondo nella società civile, ma nella Bhagavad-gita il Signore dichiara: "L'essenza di tutte le Scritture è capire la propria posizione costituzionale". È tutto. Ci sono molti rituali ... ma non dovremmo essere attaccati ai rituali o alle formule ...

Ovviamente, nella fase preliminare dobbiamo attenerci alle formule delle scritture religiose; ma si deve anche sapere che l'intera idea è mirata a comprendere la nostra posizione reale. Questo è il principio di tutte le Scritture. Nella Bhagavad-gita (2.46) è spiegato molto bene:

yavan artha udapane
sarvatah samplutodake
tavan sarvesu vedesu
brahmanasya vijanatah

“Come una grande riserva d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, così colui che conosce il fine supremo dei Veda raccoglie tutti i benefici che i Veda procurano”.

‘Brahmanasya vijanatah’: Chi conosce la costituzione dell'anima è chiamato brahmana. Perché l'anima è brahman – non è materia. Abbiamo già discusso l’argomento: il brahmana non è colui nato in un particolare paese o appartenente a una particolare classe, ma indica colui che conosce la reale posizione o costituzione dell'anima. Questi è un brahmana.

Così come una persona, che conosce la scienza medica, è chiamata medico o dottore, non importa se è nata in India o in America, se è nera o bianca, ma deve avere la qualifica di medico; similmente anche la Bhagavad-gita accetta la cultura brahminica.

La cultura brahminica indica la posizione sociale in cui tutti sono assistiti per elevarsi alla posizione più alta, che consiste nel comprendere la costituzione dell'anima e che dovrebbe essere l'obiettivo della società umana.

La differenza tra società umana e animale è che un essere umano, chiunque sia, quando è educato o addestrato, è in grado di capire la sua vera posizione, ossia, che non è il corpo ma è pura coscienza – l'anima spirituale.

Ma nella società animale, per quanto possa essere un grande animale, un leone o una tigre o un elefante, non può essere istruito sulla costituzione dell'anima sebbene anch’esso abbia l'anima. Anche un animale inferiore ha un'anima e una coscienza; ma sfortunatamente non ha l’agevolazione corporea o l'intelligenza sviluppata per poter capire chi sia veramente.

Questa è la differenza tra l’animale e l’essere umano; quindi, se nella società umana uno non si preoccupa di comprendere la reale posizione dell’anima, o la coscienza, allora non è migliore di un animale. Questa è la versione vedica:

ahara-nidra-bhaya-maithunam ca
samanyam etat pasubhir naranam
dharmo hi tesam adhiko viseso
dharmena hinah pasubhih samanah

[Mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi—questi quatto princìpi sono comuni agli umani e agli animali. La distinzione tra vita umana e vita animale è che l’uomo può cercare Dio ma l’animale non può. Questa è la differenza. Perciò l'uomo privo dello stimolo di cercare Dio non è diverso dall'animale].

Ahara significa mangiare, nidra: dormire, bhaya: temere, maithuna: rapporti sessuali. Queste quattro attività, o princìpi di vita, esistono sia nel regno animale sia nel regno umano. Ma il regno umano, o il corpo umano, è distinto da quello animale in questo aspetto: che nella società umana c'è la religione. Ciò che generalmente s'intende come religione.

Religione significa cultura dell'anima spirituale. Può essere inteso in modo diverso in diversi paesi, ma l'obiettivo è percepire l'anima spirituale. Perciò, 'dharmena hinah pasubhih samanah'. [L'uomo che non ricerca Dio non è diverso dall'animale].

Se la società umana non ha interesse a comprendere la reale posizione dell'anima o della coscienza, allora non è migliore degli animali. Questa è la versione Vedica, e in realtà è così.

La nostra esistenza progredita, o coscienza evoluta, dovrebbe essere utilizzata in questa forma di vita umana per capire "chi siamo". Tutti i problemi e le difficoltà della società umana sono dovuti alla dimenticanza della posizione costituzionale del proprio sé.

Abbiamo già discusso tutti questi punti negli incontri precedenti, ma poiché oggi abbiamo alcuni nuovi amici, signore e signori, vi ho dato un riassunto degli ultimi incontri. Pertanto, oggi dobbiamo considerare che la semplice conoscenza teorica che "Io sono coscienza" non ci aiuterà, perché la condizione della coscienza è attività.

Attività. Ora il mio corpo è attivo, io vi parlo, voi ascoltate, e insieme abbiamo cantato nel kirtana. Perché? Perché la coscienza è presente. Se non avessimo alcuna consapevolezza, né io né voi, allora nessuno di noi avrebbe potuto cantare né ascoltare. Pertanto la posizione della coscienza è attività.

Ci sono molte filosofie nel mondo. In particolare, la filosofia chiamata ateismo, crede che la coscienza sia prodotta da una combinazione della materia, e quando la coscienza se ne va, ciò significa che la disposizione materiale non può produrre né sostenere nulla. Ci sono diverse teorie come questa.

Ma per quanto ci riguarda, la letteratura vedica o la Srimad Bhagavad-gita non accetta questa teoria. La coscienza è eterna ed è il sintomo dell'anima eterna. Quando l'anima si rifugia nella materia, allora la materia si sviluppa; non che quella combinazione di materia può produrre l'anima. Non è possibile.

Se fosse stato possibile, allora ci sono molti grandi scienziati e laboratori scientifici, soprattutto nei paesi occidentali, in Europa e in America, ma nessuno potrebbe creare un singolo essere vivente in un laboratorio scientifico. Non è possibile. Possono produrre macchinari grandi e complicati, ma non possono fabbricare il guidatore.

La macchina può essere prodotta, ma non il conducente. E senza pilota, tutte le macchine sono inutili. Nel vedere una bella auto per strada passare a grande velocità, un bambino, o chi non ha alcuna esperienza di come funzioni una macchina, è colpito da meraviglia, "Come può muoversi senza un cavallo?" Proprio come in India ...

Ovviamente ho sentito questo esempio dal mio professore, il dott. Purnachandra Sena, quando ero uno studente di logica alla scuola superiore. Ricordo che quando la prima ferrovia fu iniziata da Howrah a Burdwan, quasi sessantaquattro miglia, durante il periodo britannico, circa duecento anni prima, i coltivatori su entrambi i lati della linea, guardavano la locomotiva che si muoveva con grande meraviglia: "Oh!"

Questa storia fu citata in connessione con la sezione delle ipotesi nella logica. Così qualcuno suggerì: “Deve esserci un cavallo all'interno del motore, altrimenti non può andare". Perché la loro esperienza era che “niente può essere trainato senza un cavallo”. Allo stesso modo, una macchina, per quanto meravigliosa possa essere – se non è un cavallo – perlomeno senza guidatore non può muoversi.

L'intero mondo materiale si muove per una combinazione di materia e spirito. È tutto. Così come il mio corpo si muove a causa della presenza del mio sé come anima, similmente—è molto facile da capire—l'intera manifestazione cosmica funziona a causa della presenza dell'Anima Suprema, che chiamiamo Dio o Paramatma o Bhagavan.

Qualunque nome tu possa chiamare, non importa. Ma devi capire che, senza la presenza dell'anima, il corpo non può muoversi; allo stesso modo, l'intero mondo materialistico, l'atmosfera cosmica, si muove a causa della presenza dell'Anima Suprema. Ora, nella Bhagavad-gita scoprirai che le anime individuali sono parti e frammenti dell'Anima Suprema.

Abbiamo dunque una relazione eterna con l'Anima Suprema – qualitativamente, non quantitativamente. Siamo uno con il Supremo qualitativamente. Proprio come una goccia di acqua dell'oceano è qualitativamente uguale alla massa d'acqua nell'oceano. Come la massa d'acqua nell'oceano è salata, così anche la singola goccia dell'oceano è salata; quindi la composizione chimica dell'acqua è la stessa sia nella goccia sia nella massa,

Ma la goccia dell'oceano non è mai uguale alla vasta massa d'acqua nell'oceano. Questa è la nostra posizione: allo stesso modo, anche noi siamo uguali in qualità, chimicamente o costituzionalmente o qualitativamente, a Dio. Ma il potere di Dio e il mio potere sono diversi. Proprio come la massa d'acqua nell'oceano può fare un disastro, ma ciò non è possibile con la goccia della stessa acqua.

Similmente questa è la differenza tra Dio e noi, che siamo particelle minute – proprio come il sole e i raggi del sole. Anche il sole e i raggi solari sono una combinazione di molecole di materia brillante, così splendente ... In tal modo la luce solare non è differente dal sole, ma allo stesso tempo non è il sole – contemporaneamente uguale e differente.

Questa filosofia, acintya-bhedabheda tattva, "contemporaneamente uguale e differente", è stata enunciata da Sri Caitanya Mahaprabhu. Ora, per mantenere intatta la nostra posizione, vale a dire che in teoria abbiamo capito, o si capisce, che "non sono questo corpo, ma sono coscienza, anima pura", questo è il nostro teorico ... Non teorico, ma è pratico. Chiunque può capire.

Qualsiasi uomo sano di mente può capire che "non sono questo corpo, sono l'anima". Ora, per mantenermi fisso in tale convinzione, ho bisogno di lavorare per questo scopo. Altrimenti, come spiegavo, se si vuole fermare le attività irrequiete di un bambino, o un ragazzo, che è molto dipendente dal gioco, allora bisogna impegnarlo positivamente in altro modo.

Se semplicemente impedisci al bambino di giocare, minacciandolo o in altro modo, puoi riuscirci artificialmente per qualche tempo, ma appena avrà l'opportunità giocherà di nuovo. Devi quindi impegnarlo in qualche buon compito in modo che sviluppi attrazione e continui ad essere impegnato, affinché non sprechi tempo giocando o agendo da monello.

Allo stesso modo, la coscienza è sempre attiva. Per situarsi sul piano della coscienza bisogna impegnarla in qualche buon modo, allora la coscienza agirà naturalmente attraverso questo corpo. Si deve agire in modo tale che ... Poiché al momento sono in questo corpo, devo fare uso di un cattivo affare.

Non ho bisogno del corpo materiale. Ma in un modo o nell'altro ora vi sono intrappolato o incatenato ad esso e tutte le mie sofferenze sono dovute a questo corpo. Pertanto l'intero scopo della vita umana è di allontanarsi dal corpo materiale e situarsi nella vita spirituale.

Ora, per raggiungere questo scopo di vita, dobbiamo iniziare una vita spirituale produttiva, come è indicato nella Bhagavad-gita (2.47):

karmany evadhikaras te
ma phalesu kadacana
ma karma-phala-hetur bhur
ma te sango 'stv akarmani

“Hai il diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non considerarti mai la causa dei risultati delle tue attività e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere”.

Karma significa lavoro. Non dovresti pensare che "poiché non sono questo corpo, smetterò di lavorare". No, non puoi farlo. Se smetti di impegnarti, il cervello inattivo sarà l'officina del diavolo. Si deve agire, perciò il Signore dice 'karmany evadhikaras te’: "Hai il diritto di agire secondo la tua posizione". Questo è il metodo dell'azione sulla piattaforma spirituale.

Tuttavia, ‘ma phalesu kadacana': "Non dovresti desiderare di godere del frutto delle tue azioni". Questo è il metodo. E se desidero farlo, allora cosa accadrà? Supponiamo che io sia un uomo d'affari e che quest'anno abbia realizzato un profitto di dieci milioni di dollari. Intendi dire che non dovrei divertirmi con questa enorme quantità di denaro? Dovrei buttarlo? Oh, certo.

La Bhagavad-gita spiega ‘ma phalesu kadacana’: "Non puoi prendere il frutto del tuo lavoro". E se lo faccio, cosa accadrà? Allora, ‘ma karma-phala-hetur bhuh’: "Non considerarti mai la causa dei risultati delle tue attività”. Perché allora sarai vincolato dall'interazione delle tue azioni, ma se non ne sarai la causa, allora le conseguenze non ti toccheranno.

Perciò, ‘ma karma-phala-hetur bhur ma te sango 'stv akarmani’: “Non considerarti mai la causa dei risultati delle tue attività e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere”. E se affermi che sia "meglio non fare niente", nemmeno questo sarà permesso. Non puoi smettere di agire; e allo stesso tempo non puoi prendere il frutto delle tue attività.

E se pensi, “Non ho intenzione di trarre un maggior profitto …” Come un amico d'affari in India che vendeva i miei libri, dicendo: “Quest’anno non vogliamo fare grandi affari per non pagare un’imposta maggiore”. Questa è la situazione: l’inclinazione della nostra mente è tale che se non possiamo godere del frutto delle nostre attività, allora diventiamo riluttanti.

Conoscete questo proverbio inglese? "La proprietà trasforma la sabbia in oro". Chi lavora per conto suo, può trasformare la sabbia in oro; ma se lavora per conto di altri, allora non è possibile. Diventerà indolente, "Perché dovrei lavorare così duramente?

Come il nostro amico in affari, che diceva: "Perché lavorare così duramente e fare enormi profitti, se sarà preso tutto dal governo?" Ma qui il Signore dichiara: "Non puoi fermare il tuo lavoro né godere il frutto delle tue attività". Questo è il metodo dell’azione sul piano spirituale. Dobbiamo capirlo con molta attenzione. Prima di tutto Egli dice ‘karmany evadhikaras te’.

Ognuno ha la sua particolare posizione e, in accordo ad essa, ha anche una particolare attività. Tale è il sistema in tutto il mondo. Ora, secondo la concezione vedica di vita, nella società umana ci sono quattro divisioni in base alla qualità del lavoro. Anche nella Bhagavad-gita è detto ‘catur-varnyam maya sristam guna-karma-vibhagasah (Bg. 4.13):

“Ho creato le quattro divisioni della società secondo le tre influenze della natura materiale e le attività che esse impongono all'uomo. Ma sappi che sebbene Io le abbia create non agisco al loro interno perché sono immutabile”.

Avete sentito parlare del sistema delle caste indiano, catur-varnyam. È un sistema naturale; ma, ovviamente, in India è diventata una cosa ereditaria. Tuttavia questo sistema di caste è in tutto l'universo, anche nella società animale, ed è fondato su qualità e lavoro.

‘Qualità’ si riferisce alle tre influenze materiali della natura, attraverso le quali si muove il mondo materiale: virtù, passione e ignoranza.

Coloro situati nella qualità della virtù sono chiamati brahmana, e i loro sintomi sono menzionati nella Bhagavad-gita. Questa qualità è presente in tutto l'universo. Chi è situato nella virtù, quindi, è chiamato brahmana.

Coloro che sono situati nella qualità della passione sono chiamati ksatriya, e coloro situati nella qualità mista di ignoranza e passione sono chiamati vaisya, o la comunità mercantile; e coloro situati nella qualità dell'ignoranza sono detti sudra, o la classe operaia. In tal modo ci sono diverse classi e caste in tutto il mondo.

Puoi chiamarla casta o divisione del lavoro o divisione della società. Queste quattro divisioni sono presenti in tutto l'universo: la classe intelligente, la classe amministrativa, la classe produttiva e la classe operaia. Perciò il Signore, Krishna, dichiara:

"Secondo la tua qualità, devi fare il tuo dovere". Che sia ereditario o per tua scelta, puoi avere il tuo dovere; ma, indubbiamente, non dovresti essere inattivo. No.

Se sei di una classe intelligente, allora devi occuparti della qualità di un lavoro intelligente, come essere scienziato, filosofo o religioso, ci sono molte classi intelligenti. Devi quindi impegnarti in quel modo Se sei davvero intelligente, se fai parte della classe intelligente, allora devi impegnarti in questo modo.

Se sei nella classe amministrativa, allora devi partecipare alla politica o alle elezioni, essere eletto sindaco o presidente o altro, e agire in tal senso. E se fai parte della comunità mercantile, allora devi condurre affari e produrre cereali agricoli e distribuirli. Questa è la tua attività.

Chi sono le classi mercantili? Nella Bhagavad-gita è detto ‘krisi-go-raksya-vanijyam vaisya-karma svabhava-jam’ (Bg. 18.44):

“La tendenza a coltivare la terra, ad allevare il bestiame e a commerciare è legata all'attività del vaisya. Invece, il sudra serve gli altri col suo lavoro”.

Vaisya significa la comunità mercantile. Sono destinati a dare protezione agli animali, a produrre cereali, distribuirli e commerciare con questi. È tutto. Poiché in passato non c'era l’industria—la gente generalmente dipendeva dal lavoro agricolo—perciò la comunità mercantile era solita produrre cereali e distribuirli, e n loro dovere era anche la protezione della mucca.

Come il re era incaricato di proteggere la vita dei cittadini, così la classe vaisya, o mercantile, era incaricata di proteggere la mucca. Perché la mucca è specialmente protetta? Poiché il latte è un alimento essenziale per l’uomo, la società umana ha il dovere di proteggere le mucche. Questo è il concetto della letteratura vedica.

Come la classe intelligente e quella amministrativa hanno doveri e dipartimenti distaccati, così la classe mercantile ha attività separate; mentre la classe dei lavoratori hanno una sola attività, cioè servire gli altri. È tutto.

Poiché non possono fare nulla indipendentemente, devono così offrire servizio alle classi superiori – amministrativa, mercantile o intelligente – e ricevere un compenso.
Queste sono le divisioni della società.

Il Signore dunque dichiara ‘karmany adhikaras te’: “Devi lavorare secondo la tua qualità e in base alla tua posizione. Non puoi smettere di agire, ma non dovresti godere dei frutti dell’azione”. In altre parole, questo è un principio del comunismo spirituale.

Il comunismo spirituale – proprio come in un paese comunista il centro è lo stato. Nessuno è proprietario privato, ma tutti sono membri dello stato e, qualunque cosa guadagni, va allo stato. Questa è l'idea comunista.

Ora, se non hai il diritto di prendere il risultato del tuo lavoro o della tua attività, allora chi lo farà? Chi ne godrà? Questo è il concetto della vita spirituale. Significa che i tuoi guadagni dovrebbero essere distribuiti al punto centrale. Il centro è Dio.

Invece di porre il centro in tutte le cose limitate, se lo poni in Dio e se lavori a Suo nome e pensi che il frutto delle tue azioni dovrebbe essere goduto dal Signore Supremo, allora la tua vita spirituale è stabilita.

Non sei scoraggiato nel produrre, ma la produzione o l'intero risultato del tuo lavoro, il risultato interessato, dovrebbe andare a qualcuno. E chi è questo qualcuno? Se non sarai tu a goderne, allora chi lo farà?

Ciò significa che tutti dovrebbero trarne beneficio attraverso il punto centrale, che è Dio. Proprio come lo stato riceve da tutti le tasse, che poi sono distribuite. L'imposta è distribuita in tutto lo stato.

Pertanto, così come depositi le tasse allo stato ed esse sono distribuite in tutto lo stato, similmente, se il risultato interessato è offerto al Signore Supremo, il punto centrale, allora esso è distribuito a tutti.

Questo è lo stato spirituale. E se chiedi: “Dov’è Dio? Come posso offrirGli i miei risultati interessati?” A quel punto, la risposta è il servizio di devozione.

Se impegni i tuoi soldi per il servizio del Signore, significa che stai offrendo al Signore, per il Suo servizio, i tuoi risultati interessati Ora, qual è il servizio del Signore? Nella Bhagavad-gita(4.7), il Signore dichiara:

yada yada hi dharmasya
glanir bhavati bharata
abhyutthanam adharmasya
tadatmanam srijamy aham

“Ogni volta che in qualche luogo dell'universo la religione declina e l'irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona”.

È un fatto. Tutta la natura materiale agisce sotto la supervisione del Signore Supremo. Ora, ogni volta che c'è qualche contrasto, solo per rettificare, a volte è imposta una punizione o talvolta il Signore viene in persona o invia il Suo rappresentante, o qualche volta lascia dei libri di conoscenza.

In tal modo l'intero processo da parte di Dio è di metterci sempre sulla retta via. Questo è il processo in corso.

Proprio come nella religione cristiana Gesù Cristo ha dichiarato che egli viene da Dio, come figlio di Dio, per riportare le anime a casa da Dio. Questa è la missione. Ogni riformatore o grande guida religiosa, oppure Dio stesso, viene su questa terra per reclamare le anime condizionate affinché ritornino a Dio, nel regno di Dio.

Questo è il principio dell’incarnazione. Non solo al momento presente ma da sempre, a causa del contatto con la materia le persone dimenticano la loro relazione con il Signore Supremo, cioè la loro posizione costituzionale.

Pertanto, qualunque cosa guadagniamo, se non tutto, almeno una parte del nostro reddito, lo impegniamo nel servizio del Signore per propagare l'insegnamento della coscienza di Dio, questo è impegnare il risultato delle nostre attività interessate al servizio del Signore.

E se vogliamo continuare la nostra vita spirituale, allora ci sono alcune formule, come il non prendere più di quello di cui abbiamo bisogno. Non dobbiamo trascurare la quota di cui abbiamo effettivamente bisogno, ma allo stesso tempo non dovremmo accumulare più del necessario.

Ci sono sei formule per la vita spirituale, che possono essere a favore e a sfavore:
Se seguiamo le sei formule a favore, allora la nostra vita spirituale si svilupperà gradualmente; e se seguiamo le sei a sfavore, la nostra vita spirituale sarà degradata.

In entrambe le direzioni ci sono sei formule. Innanzitutto descriverò le sei formule favorevoli (Il nettare delle istruzioni 3):

utsahan niscayad dhairyat
tat-tat-karma-pravartanat
sanga-tyagat sato vritteh
sadbhir bhaktih prasidhyati

Utsahan significa che in questa vita nella forma umana dovresti essere molto entusiasta di completare la tua coscienza spirituale, o coscienza di Dio, in modo che nella prossima esistenza possa non avere un corpo materiale. Questo è utsahat - significa che bisogna avere molto entusiasmo.

Come un uomo è entusiasta di accumulare dieci milioni di dollari in banca in questa vita e lavora con grande dedizione; allo stesso modo anche noi dovremmo avere un simile entusiasmo:

"In questa stessa vita, nella forma umana, devo rendere perfetta la mia vita spirituale così che, dopo aver lasciato il corpo, non possa più tornare in questo mondo materiale".

Questa è la definizione di utsaha, entusiasmo. ‘Utsahad dhairyat’. Dhairya significa pazienza. Ci possono essere tanti ostacoli nel perseguire la nostra vita spirituale, ma dovremmo pazientemente andare avanti con fiducia e convinzione, senza esitare – perché sto seguendo la Bhagavad-gita. ‘Utsahad dhairyat niscayat’.

La Bhagavad-gita è un libro standard; ma se non è la Bhagavad-gita, allora prendi la Bibbia o il Corano, qualunque cosa tu voglia. Ci sono dunque alcune formule per conseguire la vita spirituale.

Pertanto si deve avere la certezza che "poiché sto seguendo il metodo standard, quindi la mia vita spirituale sarà davvero perfetta". Dobbiamo avere questa fiducia. E questo è un fatto.

Per prima cosa, l’entusiasmo, utsahat; poi la pazienza, dhairyat; e quindi la fiducia, niscayat. ‘Dhairyat, utsahad dhairyat niscayat tat-tat-karma-pravartanat’.

Il semplice entusiasmo non sarà sufficiente, ma dobbiamo seguire le formule che sono state prescritte ed effettivamente applicarle nella nostra vita.

‘Utsahad dhairyat niscayat tat-tat-karma-pravartanat sato vritteh’.

E quindi ‘vritti’, la professione, o l’occupazione, deve essere molto pura. Le attività impure non possono portare all'emancipazione spirituale. Nella Bhagavad-gita, Dio è descritto come segue, ‘param brahma param dhama pavitram’ (Bg. 10.12):

“Tu sei Dio, la Personalità Suprema, la suprema dimora, il più puro, la Verità Assoluta, sei la Persona originale, eterna e trascendentale, il non nato e il più grande”.

Pavitram significa ‘il più puro’ – Dio è il più puro. Quindi, se non siamo puri, non possiamo avvicinarci a Dio. Pertanto è detto ‘sato vritteh’ (Nettare delle istruzioni 3): La nostra occupazione, o ‘vritti’, dovrebbe essere molto trasparente, pia.

Pertanto,‘sato vritteh’, le attività pie, e ‘sadhu-sanga’ (Cc. Madhya 22.83), la compagnia dei devoti elevati. Quest’ultima parola (sadhu-sanga) è molto importante.

E' possibile eseguire tutte queste cose nella compagnia di persone che sono sulla via della realizzazione nella perfezione spirituale. La loro compagnia è necessaria. Bisogna rimanere in questa associazione in modo da poter rendere servizio … Proprio come ora stiamo tenendo questa lezione, ciò è detto sat-sanga; non stiamo discutendo di politica o di qualcosa per il godimento dei sensi.

Stiamo discutendo dalla Bhagavad-gita sulla costituzione dell'anima, su chi è Dio, sulla nostra relazione con Dio. Ciò è chiamato sato-vritti, sat-sanga. Sat-sanga è l’associazione con persone buone che sono impegnate, se non al cento per cento, almeno in una certa parte della loro vita per la realizzazione spirituale.

Queste sei cose sono necessarie per fare progressi nella vita spirituale. Allo stesso modo ce ne sono altre sei che ci degraderanno dalla vita spirituale (Nettare delle istruzioni 2):

atyaharah prayasas ca
prajalpo niyamagrahah
jana-sangas ca laulyam ca
sadbhir bhaktir pranasyati

[Il proprio servizio devozionale è rovinato se si rimane coinvolti in queste sei attività: 1) mangiare più del necessario o raccogliere più denaro del necessario; 2) sforzarsi troppo per cose materiali molto difficili da ottenere; 3) parlare senza necessità di argomenti materiali; 4) seguire le regole delle scritture solo per il gusto di seguirle e non per progredire nella vita spirituale, o trascurare le regole e agire a capriccio, in modo indipendente; 5) frequentare persone dalla mentalità materialista che non sono interessate alla coscienza di Krishna; e 6) essere troppo avidi di successi materiali].

Pranasyati significa ‘è perduta’: La via spirituale è persa se seguiamo questi ultimi sei principi. E quali sono? 1) Atyahara significa mangiare più del necessario o accumulare più del necessario – atya: mangiare; ahara: accumulare.

Naturalmente ogni capofamiglia richiede un deposito in banca per qualsiasi emergenza. Ciò è permesso ai capifamiglia, ma per noi sannyasi è proibito - l'ordine è di non accumulare denaro. Questo è il sistema della filosofia indiana.

Un capofamiglia quindi può avere un deposito per l'emergenza; ma per chi è nell'ordine di rinuncia, o è brahmacari, non è permesso tenere del denaro separatamente per il proprio mantenimento o per accumulare un conto bancario.

Similmente non bisogna mangiare più del necessario,ahara, ma solo per mantenere il proprio corpo in salute.

Ad esempio, gli alimenti destinati all’essere umano sono: cereali, verdure, frutta, latte e tanti altri che sono dati da Dio per il consumo umano.

Dovremmo così rimanere soddisfatti con ciò che è destinato all'umanità; e non semplicemente mangiare per il piacere della lingua. Questo è chiamato atyahara. Poi c’è prayasa.

2) Prayasa significa lavorare molto duramente per ottenere qualcosa. La vita dovrebbe essere condotta in modo tale che le nostre necessità vitali ci vengano facilmente, senza un grande sforzo.

Non dovremmo gravare noi stessi e il nostro sistema di vita con un gravoso lavoro, altrimenti il nostro progresso spirituale sarà ostacolato.

In pratica la società moderna ha gravato su tutte le attività umane e perciò non c’è tempo per la cultura spirituale. Vedete? Tuttavia il concetto della civiltà vedica era che la gente era soddisfatta dei prodotti agricoli che otteneva lavorando per tre mesi durante la stagione delle piogge.

La quantità di prodotti agricoli così accumulata era sufficiente per tutto l'anno, e quindi avevano nove mesi liberi per progredire nella cultura spirituale.Capite? Pertanto, ‘atyaharah prayasas ca prajalpa’.

3) Prajalpa significa parlare di sciocchezze. Ci riuniamo e seguitiamo a parlare per niente di utile, né per questa vita, né per la prossima. Se credi che tu stia guadagnando qualcosa di materiale o acquisendo un po’ di spiritualità, e continui a parlare …

Ma se non c'è guadagno, è una semplice perdita tempo, non dovrebbe essere fatto. Parlare senza necessità di argomenti materiali. Quindi, ‘atyaharah prayasas ca prajalpo niyamagrahah’.

4) Niyamagraha significa semplicemente attenersi ai rituali. In ogni religione si osservano rituali e cerimonie – gli indù vanno al tempio, i cristiani in chiesa e i maomettani in moschea. E similmente ci sono metodi diversi.

Ma se semplicemente ci attacchiamo al metodo senza considerare il progresso che stiamo facendo nella nostra vita, allora è una perdita di tempo. Questo è chiamato niyamagraha.

Significa che non si dovrebbe semplicemente osservare le regole per il gusto di seguirle e non per progredire nella vita spirituale.

Significa anche che non si dovrebbero trascurare le regole e i regolamenti, e non agire in modo indipendente secondo il proprio capriccio.

Quindi, ‘atyaharah prayasas ca prajalpo niyamagrahah jana-sangas ca laulyam ca’.

5) Jana-sangas significa che non si dovrebbe frequentare persone dalla mentalità materialista che non sono interessate agli argomenti spirituali.

6) Laulyam significa essere avidi. Non dovresti essere avido: "Voglio questo, voglio quello, voglio tanto". No, non è così. Queste sono le sei attività che fanno regredire il proprio progresso nella vita spirituale; mentre le altre sei, che ho già brevemente descritto, ci aiutano a progredire sul sentiero spirituale.

In tal modo, secondo la posizione e la qualità, bisogna eseguire il proprio lavoro, ma non si dovrebbe accettare il frutto del risultato. Se lo accetto, allora devo essere responsabile per la reazione delle mie attività.

Ora, quest’argomento è stato spiegato da Krishna ad Arjuna, perché Arjuna era un militare, apparteneva alla classe amministrativa, e la Bhagavad-gita è stata descritta sul campo di battaglia.

Pertanto esitava nel suo dovere: "Non combatterò. Se uccido i miei parenti, il mio maestro spirituale, il mio insegnante, mio nonno, sarò un peccatore". Questa era la sua conclusione.

Ma Krishna spiega: "Se pensi in questo modo, cioè, di poter godere del frutto della tua azione, allora, naturalmente non agirai nell’ambito spirituale. Non pensare così, perché questa guerra è un dovere e perché Io desidero che tu combatta".

Questo è l'ordine dell'autorità, Krishna, che è accettato come Dio, la Persona Suprema. “Perciò, dovresti combattere. Se combatti per la causa del Supremo, ciò non ti condizionerà”.

Può essere fatto il seguente esempio: Se uno combatte per il paese e uccide i nemici, ciò è tenuto in buona considerazione; ma se combatte o uccide un uomo per una causa personale, allora è impiccato dalle leggi dello stato.

Similmente combattere non è riprovevole se è fatto per la causa suprema. Tutto ciò che è fatto per la causa suprema, è trascendentale. Questo è al di sopra del nostro calcolo mondano, perciò Sri Krishna afferma:

"Non dovresti smettere di agire, ma devi agire con accortezza per la causa suprema, questo è il modo di agire sulla piattaforma spirituale". Grazie molte".





Fine
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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





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