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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 40
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Sangita Dasi
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71 Messaggi

Inserito il - 21/06/2021 : 13:27:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 40


nehabhikrama-naso 'sti
pratyavayo na vidyate
sv-alpam asya dharmasya
trayate mahato bhayat


TRADUZIONE

"In questo sforzo non c'è perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile."


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"L’azione compiuta nella coscienza di Krishna, cioè per soddisfare il Signore e senza altro desiderio, è la più elevata attività trascendentale. Anche il minimo sforzo volto a far piacere a Krishna non è mai perduto. Sul piano materiale ogni impresa non portata a termine è un insuccesso, ma sul piano spirituale, quello della coscienza di Krishna, la minima attività genera benefici duraturi.

Perciò colui che agisce nella coscienza di Krishna non è mai un perdente, anche se la sua opera rimane incompleta. Anche solo l’uno per cento fatto in coscienza di Krishna porta risultati permanenti, e se ci si ferma si riparte dal due per cento; le attività materiali, invece, se non hanno successo al cento per cento non portano beneficio.

Lo illustra bene un episodio riportato nello Srimad-Bhagavatam: un brahmana di nome Ajamila, che nella giovinezza aveva seguito i princìpi della coscienza di Krishna ma li aveva poi abbandonati, alla fine della vita fu totalmente ricompensato per la grazia del Signore. Sempre nello Srimad Bhagavatam si trova, a questo proposito, un verso stupendo:

tyaktva sva-dharmam carananbujam harer
bhajann apakvo 'tha patet tato yadi
yatra vabhadram abhud amusya kim
ko vartha apto 'bhajatam sva-dharmatah

“Che cosa perde colui che per un momento mette fine alla ricerca dei piaceri materiali per servire Krishna, anche se non continua il suo sforzo e ritorna sulla vecchia via? Ma che cosa guadagnerà chi compie alla perfezione le sue attività materiali?” (S.B.1.5.17) Oppure, come dicono i cristiani: “A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se perde la vita eterna?”

Le attività materiali e i loro frutti scompaiono col corpo, mentre l’azione compiuta per il piacere di Krishna, anche se interrotta, finisce sempre col condurre il suo autore alla coscienza di Krishna, se non altro in una prossima vita. Agendo per il piacere di Krishna si ha almeno la sicurezza di rinascere con un corpo umano, in una famiglia di saggi brahmana o in una famiglia ricca e colta, con la possibilità di avanzare ancora sulla via della realizzazione spirituale.

Questa è l’incomparabile virtù del servizio di devozione".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito), il 13 Settembre 1973

Traduzione e trascrizione in Italiano a cura di Sangita devi dasi


"nehabhikrama-naso 'sti
pratyavayo na vidyate
sv-alpam asya dharmasya
trayate mahato bhayat

“In questo sforzo non vi è perdita o diminuzione, e un piccolo passo verso questa via ci protegge dalla paura più temibile”.

Abbiamo già spiegato che buddhi-yoga significa bhakti-yoga. Perciò, ‘svalpam apy asya dharmasya trayate mahato bhayat’. [Un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile]. Fin dall’inizio il bhakti-yoga produce comunque un grande effetto.

C'è una storia accaduta nella stanza della Divinità, dove stava bruciando una lampada. La lampada ad olio deve essere controllata, ogni tanto bisogna spingere lo stoppino. Mentre la lampada era sul punto di spegnersi, arrivò là un topo; pensando che fosse qualcosa di commestibile, con la bocca toccò lo stoppino e così facendo lo spinse fuori.

Con quest’unica azione il topo ottenne la salvezza – cercate di capire – perché offrì un servizio alla Divinità. Pertanto ci sono molti esempi, ‘svalpam apy asya dharmasya trayate mahato bhayat.’ Le attività in coscienza di Krishna sono così attraenti che qualunque cosa tu faccia sinceramente, non sarà mai persa.

Sarà permanente, che sia l'uno, il due o il cinquanta percento. E se riesci a eseguirlo al cento per cento, allora è certo che nella prossima vita andrai da Krishna. E anche se non sei in grado di terminare l'intero percorso, qualsiasi cosa tu abbia fatto, resta un credito permanente. Non sarà mai perduto.

Nel Bhagavatam c’è un passo simile. Mentre istruiva Vyasadeva, che stava scrivendo lo Srimad-Bhagavatam, Narada Muni pronunciò il seguente verso (SB 1.5.17):

tyaktva sva-dharmam caranambujam harer
bhajann apakvo 'tha patet tato yadi
yatra kva vabhadram abhud amusya kim
ko vartha apto 'bhajatam sva-dharmatah

“La persona che ha messo fine alle sue occupazioni materiali per impegnarsi nella coscienza di Krishna non rischia l’insuccesso, anche se può cadere mentre è ancora allo stadio iniziale. E chi non è devoto, anche se compie alla perfezione i suoi doveri materiali, che cosa guadagna?”

‘Tyaktva sva-dharmam caranambujam harer’. Qui, dharma significa in base alla posizione sociale e spirituale, ossia brahmana, ksatriya, vaisya, sudra; brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasi. Questa è la divisione vedica della vita sociale e spirituale.

Ogni posizione ha diversi tipi di doveri occupazionali, come menzionato nel Bhagavatam. I doveri del brahmana sono ‘samah damah saucam titiksa’; e quelli dello ksatriya sono ‘sauryam viryam yuddhe capalayanam’. Ci sono così dei doveri prescritti.

Ma queste sono considerazioni materiali. Le persone non possono neppure seguire in modo sistematico l’ordinamento materiale al fine di poter vivere pacificamente per il tempo che rimane loro in questo mondo. La civiltà moderna è così condannata. Nemmeno sanno come vivere in pace.

Se queste divisioni sono presenti – ksatriya, vaisya, sudra, brahmacari, grihastha, vanaprastha – la società sarà ordinata in modo molto metodico, e le persone saranno automaticamente illuminate. Questa è la vera civiltà umana. Se la società non adotta questo sistema di vita sociale, non può esservi pace.

Ma in India, sebbene questo sistema sia decaduto a tal punto, nei villaggi dell’entroterra vediamo che le divisioni sociali sono mantenute e vivono in modo molto pacifico. Chi ha visitato un villaggio nell’entroterra ha potuto vedere.

In tal modo tutti possono elevarsi alla coscienza di Krishna. ‘Sva-karmana tam abhyarcya’ (Bg. 18.46): “Adorando il Signore, che è la fonte di tutti gli esseri ed è onnipotente, l'uomo può, compiendo il proprio dovere, raggiungere la perfezione”.

Tutti possono farlo, che siano sudra, grihastha o vanaprastha. La porta è aperta a tutti quelli che desiderano adorare Krishna; come è qui spiegato.

Anche se pensi che “accettando la coscienza di Krishna, unendomi a questo movimento internazionale, devierò dal mio vero dovere”, dovresti accettarlo. Qual è il tuo vero dovere? È un dovere temporaneo.

Immagina di essere un perfetto brahmana o ksatriya, un esperto uomo d'affari o un politico: non pensare che la tua carriera andrà persa se ti unirai al movimento per la coscienza di Krishna. Non pensare in questo modo. Sarà ancora molto vantaggioso.

Anche se rinuncerai alla tua carriera per unirti semplicemente a questo movimento, la tua vita sarà un successo. Ciò è chiaramente evidenziato, ‘svalpam apy asya dharmasya’ (Bg. 2.40): “Un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile”.

E Narada Muni dichiara, ‘tyaktva sva-dharmam…’ (SB 1.5.17): “La persona che ha messo fine alle sue occupazioni materiali per impegnarsi nella coscienza di Krishna non rischia l’insuccesso, anche se può cadere mentre è ancora allo stadio iniziale…”

Sva-dharmam: i doveri occupazionali prescritti. Finché hai questo corpo, devi fare qualcosa, senza agire non puoi vivere. Il mondo materiale non ti permetterà di provvedere alla tua vita senza fare nulla. No. Chiunque tu possa essere, il presidente Nixon o un comune uomo di strada, devi fare qualcosa.

Nel Vishnu Purana è detto ‘tritiya-saktir isyate’ (Cc. Madhya 6.154): “La terza potenza del Signore, rende ateo l’essere individuale e lo ricopre di attività interessate”. La condizione materiale è così severa che senza lavorare non puoi vivere. Morirai.

Nella Hitopadesha c'è un esempio, ‘na hi suptasya simhasya pravisanti mukhe mrigah’. Se il leone, simha, pensa: “Sono un animale molto potente, sono il re della foresta, perché dovrei lavorare?” Ma il fatto è che se non lavora, dovrà morire di fame, anche se è un leone.

Può essere un leone, ma se pensa: “Sono il re della foresta, posso dormire, e il mio cibo verrà automaticamente nella mia bocca”, non sarà possibile. Questo è un ottimo esempio:

‘Na hi suptasya simhasya pravisanti mukhe mrigah’, il leone dorme, ma se non lavora, morirà di fame. E che dire dei cani e dei gatti. Non è dunque possibile. Di conseguenza c'è lo sva-dharma.

Sva-dharma significa che se hai qualità brahminiche questa è la tua occupazione. Se sei intelligente, dovresti studiare i Veda, comprendere la filosofia, predicare per il bene della società, istruire e guidare le persone. Questa è l’occupazione del brahmana.

Il brahmana non lavorerà in fabbrica, non è un’attività brahminica. Tuttavia, nella civiltà moderna sembra che tutti debbano andare in fabbrica, non importa se si è brahmana, sudra o altro. Questo è l'errore. Se non sei idoneo per una determinata attività e ne sei coinvolto, sarà un fallimento.

Sarà un fallimento. Per un particolare tipo di attività, o occupazione, si deve avere un particolare tipo di cervello. Questa è suddivisione. Non tutti sono dello stesso tipo. Poiché il mondo è guidato dalle tre influenze della natura, è impossibile che tutti gli uomini siano della stessa categoria.

C’è bisogno di una classe di uomini intelligenti, di amministratori, di uno spirito marziale, di uomini d'affari, e anche di sudra, che non sono istruiti e vogliono solo servire. Pertanto è necessaria una suddivisione eseguita in modo scientifico. Mukha bahu rupadebhyo (?)

Proprio come nel corpo, che è stato scientificamente progettato da Brahma su istruzioni di Dio, in cui ci sono quattro dipartimenti: cervello, braccia, stomaco e gambe. Queste suddivisioni sono necessarie, non possiamo evitarne nemmeno una. Ciò è detto sva-dharma, ossia, ognuno deve stabilirsi nella propria posizione. Questo è il vero e perfetto sistema sociale.

Qui è detto ‘tyaktva sva-dharmam’. Questa è una divisione materiale, ma lo spirituale è diverso. Sono una combinazione di materia e spirito, quindi, per quanto riguarda il mio corpo c'è divisione; ma quando vengo alla coscienza di Krishna, non ci sono divisioni – è per tutti.

Anche se esternamente si è brahmana, ksatriya, vaisya, sudra, americano, indiano, nero o bianco, non importa; questo è corporeo. Ma quando si giunge alla piattaforma spirituale, siamo la stessa cosa perché lo spirito è Uno.

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsinah
(Bg. 5.18)

“L'umile saggio illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani [intoccabile]”.

Sulla piattaforma spirituale siamo uno, la stessa cosa, una piccola particella del Brahman; pertanto anche l’attività è una: servire Krishna. Questo è spirituale.

brahma-bhutah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param
(Bg. 18.54)

“Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale verso tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con una devozione pura”.

Così, se per sentimento o propaganda, rinunci alle tue attività materiali, ‘tyaktva sva-dharmam caranambujam hareh’, e se, nel vedere persone coscienti di Krishna cantare per strada, ti unisci a loro... In un modo o nell'altro, se vieni in contatto, allora ... (indistinto).

Quando si giunge alla piattaforma della bhakti, è semplicemente per soddisfare Krishna. Ma al livello materiale ognuno è obbligato a soddisfare i propri capricci – questa è un’altra cosa. Un nostro studente ci vide ballare e cantare per strada mentre stava andando al lavoro, e si unì immediatamente.

Chi? Devaratha? Devaratha si unì subito. È molto bello. ‘Tyaktva sva-dharmam—il suo intento era fare qualcos'altro, ma si unì alla coscienza di Krishna.

‘Tyaktva sva-dharmam caranambujam’. D’accordo, ti sei unito al movimento per la coscienza di Krishna, ora pratica bene e fai progressi. Progredisci senza interruzioni – ‘tyaktva sva-dharmam caranambujam harer bhajann apakvo tha’ (SB 1.5.17):

“La persona che ha messo fine alle sue occupazioni materiali per impegnarsi nella coscienza di Krishna non rischia l’insuccesso, anche se talvolta può cadere mentre è ancora allo stadio iniziale”.

Ma se non c'è progresso—‘tyaktva sva-dharmam caranambujam harer bhajann apakvo tha’—se non puoi seguire correttamente, cantare sedici giri, osservare le regole e i regolamenti, oppure, se a volte puoi e di nuovo rallenti... proprio come talvolta vediamo alcuni dei nostri studenti cadere.

Come Narada Muni dice, ‘bhajann apakvo tha’ (SB 1.5.17), “a uno stadio immaturo”.
Il loro compimento del servizio devozionale non è stato completato; ma in qualche modo è stato interrotto, ostacolato, e di nuovo cadono nelle grinfie di maya. C'è questa possibilità.

Maya è molto forte, molto forte. In qualsiasi momento possiamo cadere e dobbiamo mantenerci molto vigili e forti. La forza spirituale è il canto del mantra Hare Krishna e il rispetto delle regole e dei regolamenti. Allora maya non può entrare.

‘Mam eva ye prapadyante mayam etam taranti te’ (Bg. 7.14): “Ma chi s'abbandona a Me ne varca facilmente i limiti”. Se segui strettamente i princìpi del bhakti-yoga, neppure maya potrà fare qualcosa. No.

Perciò è detto, ‘bhajann apakvo tha patet tato yadi’. Yadi, significa “non sempre”. Se a volte uno cade, allora, ‘yatra kva va abhadram abhud amusya kim’, qual è la perdita? Non è un perdente, ma ancora un vincitore:

Perché qualunque cosa abbia fatto sinceramente servendo Krishna, è accreditato per sempre, è un credito eterno, non sarà mai perso. Tienilo in mente. Se agisci sinceramente, non sarai mai un perdente.

Krishna dichiara, ‘kaunteya pratijanihi na me bhaktah pranasyati’ (Bg. 9.31): “Proclamalo pure con forza, o figlio di Kunti, il Mio devoto non sarà mai sconfitto. Io lo proteggerò”.

‘Aham tvam sarva-papebhyo moksayisyami’ (Bg. 18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere”.

Agisci con sincerità, non pensare, “anche se cado, non c’è perdita”. Non pensare a questo. “Perché dovrei cadere? Ho preso rifugio in Krishna, perché dovrei abbandonarlo? Questa è la mia vita”.

Ma anche se cadessi, o avessi conseguito solo il cinquanta percento, non ci sarebbe perdita. Poiché è detto, ‘sucinam srimatam gehe yoga-bhrasto bhijayate’ (Bg. 6.41):

“Dopo innumerevoli anni di godimento sui pianeti dei virtuosi, chi ha fallito nella via dello yoga nasce in una famiglia pia o in una famiglia ricca e aristocratica”.

Yoga-bhrasta, cadendo dal servizio di devozione si ha ancora una possibilità. Si rinasce così in una famiglia ricca, virtuosa e di brahmana, e di nuovo c’è data un’altra possibilità. “Ora, puoi ricominciare”. È tutto spiegato.

Pertanto Narada Muni insegna che, sebbene al momento ci sia un insuccesso, non ci sarà perdita. Ma d’altra parte, ‘ko va artha aptah abhajatam sva-dharmatah’ (SB 1.5.17): “Chi non è devoto, anche se compie alla perfezione i suoi doveri materiali, che cosa guadagna?”

Supponiamo che esegua molto bene la sua professione in un’attività di routine, affari e profitto, e che tutti apprezzino il suo lavoro. Anche se esegue perfettamente, o anche se è un eccellente brahmana o un ottimo ksatriya, ma non accetta la coscienza di Krishna, che cosa ha guadagnato?

Ciò è confermato in vari punti degli Shastra. Nello Srimad-Bhagavatam (1.2.13) è detto:

atah pumbhir dvija-srestha
varnasrama-vibhagasah
svanusthitasya dharmasya
samsiddhir hari-tosanam

“O migliori tra i nati-due-volte, è stato concluso dunque che la più alta perfezione che si possa raggiungere adempiendo i propri doveri nell’istituzione del varnasrama è soddisfare il Signore, Sri Hari”.

Accettare la coscienza di Krishna è la via per soddisfare il Signore Supremo. Tuttavia, se non esegui il tuo cosiddetto dovere professionale legato al corpo, se non ti preoccupi di accettare la coscienza di Krishna o di far piacere al Signore, allora non hai alcun guadagno.

Perdi semplicemente tempo, pensando: “Sto facendo bene il mio dovere di brahmana; sono un uomo d'affari che fa il suo dovere; sono uno scienziato; sono ...” In realtà non stai facendo il tuo dovere, perché il tuo vero dovere è accettare la coscienza di Krishna – che hai dimenticato.

Perciò Narada Muni dice ‘ko va artha aptah abhajatam’. Chi non accetta la coscienza di Krishna e non s’impegna nel servizio di devozione, abhajatam, che cosa guadagna? In un altro verso, il Bhagavatam (SB 1.2.8) spiega:

dharmah svanusthitah pumsam
visvaksena-kathasu yah
notpadayed yadi ratim
srama eva hi kevalam

“Le occupazioni che ogni uomo svolge secondo la propria posizione sono sforzi inutili se non suscitano attrazione per il messaggio del Signore Supremo”.

‘Srama eva hi kevalam’ (sono sforzi inutili se non suscitano attrazione). Chiunque esegua il proprio dovere occupazionale come brahmana, ksatriya, uomo d'affari, studente o altro, sta agendo molto bene; ma se queste attività non possono risvegliare la sua dormiente coscienza di Krishna, sono sforzi inutili , ‘dharmah svanusthitah pumsam visvaksena-kathasu yah’.

‘Visvaksena-kathasu yah’ (l’attrazione per il messaggio del Signore Supremo), proprio come voi che siete venuti qui per ascoltare la coscienza di Krishna. Altrimenti, perché sareste venuti? Siete qui per ascoltare qualcuno che parli degli shastra. Pertanto ciò è necessario.

Puoi eseguire qualsiasi cosa come tuo dovere occupazionale, ma la vera vita è risvegliare la tua coscienza di Krishna dormiente, desiderare di conoscere Krishna. Questa è l’attività principale.

È così spiegato che, pur svolgendo molto bene i tuoi doveri, se non provi attrazione per il messaggio (khatasu) di Krishna, ‘visvaksena...’ (la Persona Suprema o le Sue emanazioni plenarie) un altro nome di Krishna è Visvaksa.

Se non risvegli il tuo interesse per ascoltare ciò che riguarda Krishna, krishna-katha ... ‘dharmah svanusthitah pumsam visvaksena-kathasu, notpadayed yadi ratim’ (SB 1.2.8). In effetti, come spiegato da Caitanya Mahaprabhu, questa è la nostra attività principale: krishna-katha.

‘Yare dekha tare kaha krishna-upadesa’ (Cc. Madhya 7.128). Questa è la nostra missione: semplicemente parlare di Krishna in tutto il mondo. Ma se uno non è interessato a krishna-katha, agli argomenti di Krishna, allora gli shastra affermano: ‘srama eva hi kevalam’.

Qualunque cosa, giusta o sincera, che tu stia facendo e che si basi sul concetto corporeo materiale di vita, è ‘srama eva hi kevalam’, “uno sforzo inutile”, stai solo perdendo tempo. Non è facile capire questa filosofia.

Se chiedo a un uomo d'affari, un politico o uno scienziato, tutti molto esperti, se abbiano qualche interesse per la coscienza di Krishna, risponderanno: “No, perché dovrei? Non voglio”.

Se dicessi loro che stanno sprecando tempo, credete che accetteranno? In realtà, questa è la loro posizione. Stanno semplicemente perdendo tempo, ‘srama eva hi kevalam’ (SB 1.2.8).

Pertanto la conclusione è cercare in qualche modo di eseguire la coscienza di Krishna. Qualsiasi cosa tu abbia completato, sarà un credito duraturo. Perciò non essere negligente. ‘Tyaktva sva-dharmam… svalpam apy asya’.

‘Svalpam apy asya dharmasya’ (un piccolo passo su questa via)—questa è la linea più importante nella coscienza di Krishna. In questo dovere occupazionale, o coscienza di Krishna, ci sono molti esempi. Proprio come Ajamila.

La storia di Ajamila è un ottimo esempio negli shastra. Ajamila era figlio di brahmana, era stato ben educato come brahmacari, da giovane si era anche sposato, era fedele alla moglie, al padre, alla madre ed adempiva ai suoi doveri di brahmana.

Ma un giorno, mentre aiutava il suo vecchio padre, raccogliendo fiori nella foresta per adorare la divinità, vide un uomo e una donna che si abbracciavano, e così diventò sessualmente agitato. Di conseguenza, per evitare questa possibilità, c'è una restrizione alla promiscuità tra uomo e donna.

Poiché, appena uno cade in preda al desiderio sessuale, tutta la sua carriera potrebbe essere rovinata; ma se è saldamente situato nella coscienza di Krishna, non c'è una tale possibilità. Tuttavia il brahmana Ajamila li vide, era un giovane uomo e rimase naturalmente attratto a quella donna.

Successivamente diventò vittima di quella stessa donna, una prostituta; e così dimenticò il padre, la madre, la moglie, la casa – ogni cosa dimenticata. Dipese in tutto da quella prostituta, e per mantenerla diventò un ladro, un truffatore, uno scassinatore, un ubriacone, qualsiasi cosa gli avrebbe procurato denaro.

Vedete? Fece tutto questo, la sua vita fu rovinata e generò dieci figli nel grembo di quella prostituta. Ovviamente l'ultimo figlio, il più giovane, era il prediletto del padre, che lo chiamò Narayana. Questo è il sistema vedico. Narayana dasa. Proprio come noi, che diamo un nome spirituale.

Quando fu abbastanza vecchio, tanto che sarebbe morto per malattia, la sua cosiddetta moglie prostituta l’ho trascurò e se ne andò via. Al che gli Yamadhuta, i servitori di Yamaraja, vennero per prenderlo perché era il più grande peccatore.

Doveva andare da Yamaraja per la punizione ed era molto spaventato. Nel vedere le forme ostili degli Yamadhuta, egli piangeva. Pensando che suo figlio minore, il giovane Narayana, lo avrebbe salvato, chiamò più volte il suo nome: “Narayana!”

Immediatamente il nome di Narayana gli diede la consapevolezza: “Come può Narayana dasa aiutarmi? Ma Narayana, Colui che ho adorato nella mia giovinezza, può salvarmi”. E in quello stesso istante arrivarono i servitori di Narayana (narayana-sena).

Vedete? ‘Svalpam apy asya’ (un piccolo passo su questa via). Poiché nell’infanzia aveva servito Narayana per alcuni giorni o anni, si ricordò: “Quel Narayana può salvarmi”. In realtà Narayana lo salvò. ‘Ante narayana-smritih’ (SB 2.1.6): “La più alta perfezione per l’uomo consiste nel ricordare il Signore Supremo (narayana) alla fine della vita”.

Se al momento della morte, in un modo o nell'altro puoi ricordare Narayana, Krishna, la tua vita è un successo. Perciò, mentre sei ancora forte e hai una buona vita, dovresti sempre praticare come ricordare Narayana, Krishna.

Pertanto Maharaja Kulasekhara ha scritto il suo stotra-mala, una “collana di versi” molto importante. Nel suo Mukunda-mala-stotra (33) egli scrive:

krishna tvadiya-pada-pankaja-panjarantam
adyaiva visatu me manasa-raja-hamsah
prana-prayana-samaye kapha-vata-pittaih
kanthavarodhana-vidhau smaranam kutas te

Egli sta pensando: “O Signore, Krishna, ora sono forte, per favore dammi la possibilità di morire immediatamente, perché ora posso ricordare. Ma se muoio in modo naturale, quando sono troppo vecchio, la mia gola potrebbe essere soffocata dal muco – perché questo corpo è tri-dhatuka: costituito di kapha, pitta, vayu – e al momento della morte potrei essere incosciente, non in grado di cantare il tuo nome. Perciò, ora che sono forte, per favore dammi immediatamente la morte”.

Questo è il segreto del successo: poter ricordare in qualche modo Krishna, ‘ante narayana-smritih’ (SB 2.1.6). Nella Bhagavad-gita (8.6) è detto ‘yam yam vapi smaran loke’: “Sono i ricordi che si hanno all'istante di lasciare il corpo che determinano la condizione futura dell'essere”.

Questo è il metodo, quindi c'è possibilità. Se eseguite sinceramente la coscienza di Krishna fino alla fine, allora immediatamente, tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya (Bg. 4.9):

“Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna”.

E se non è così, anche se hai praticato solo parzialmente, c'è ancora la possibilità di perfezione. Ciò è molto bello, ‘svalpam apy asya dharmasya trayate mahato bhayat’ (Bg. 2.40):
“In questo sforzo non c'è perdita o diminuzione, e un piccolo passo su questa via ci protegge dalla paura più temibile”.

Grazie molte, Hare Krishna.



Fine
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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.



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