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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 28
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Sangita Dasi
Moderatore



64 Messaggi

Inserito il - 30/10/2020 : 14:19:08  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 28


avyaktadini bhutani
vyakta-madhyani bharata
avyakta-nidhanany eva
tatra ka paridevana


TRADUZIONE

"Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nello loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque lamentarsi ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Esistono due categorie di filosofi, quelli che credono all’esistenza dell’anima e quelli che la negano, ma né gli uni né gli altri hanno motivo di lamentarsi. Gli uomini che seguono i princìpi della saggezza vedica chiamano “atei” coloro che negano l’esistenza dell’anima.

Supponiamo per un istante di accettare la filosofia atea; che ragione avremmo di lamentarci? Prima della creazione, in assenza dell’anima, gli elementi materiali esistono già, anche se allo stato non manifestato. Da questo stato sottile si sviluppa in seguito lo stato manifestato, così come dall’etere viene l’aria, dall’aria il fuoco, dal fuoco l’acqua, dall’acqua la terra, che a sua volta dà origine a molti fenomeni.

Prendiamo un insieme di elementi terrestri, per esempio un grattacielo, che viene demolito: da manifestato che era ritorna non manifestato per decomporsi alla fine in atomi. La legge di conservazione dell’energia continua ad agire, l’unica differenza è che gli oggetti sono a volte manifestati e a volte no. Ma in un caso o nell’altro, perché lamentarci? Anche se tornati non manifestati, gli oggetti non sono perduti.

All’inizio come alla fine tutto è non manifestato; la manifestazione appare solo nella fase intermedia, e ciò anche dal punto di vista materiale non fa molta differenza.
La conclusione di tutti gli Scritti vedici, e della Bhagavad-gita in particolare, è che il corpo materiale si deteriora col tempo (antavanta ime dehah), mentre l’anima rimane eterna (nityasyoktah saririnah). Chi comprende questo deve ricordare che il corpo è come un vestito e non c’è ragione di lamentarsi per un cambiamento di vestito.

Di fronte all’eternità dell’anima, l’esistenza del corpo passa come un sogno. In sogno possiamo credere di volare nel cielo o di essere seduti su un carro come un re, ma al risveglio dobbiamo abbandonare le nostre illusioni. La saggezza delle scritture vediche c’incoraggia alla realizzazione spirituale mostrandoci la natura fugace del corpo materiale. Che si creda o no all’esistenza dell’anima, non c’è ragione di lamentarsi per la perdita del corpo".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito), il 30 Agosto 1973

Traduzione in Italiano a cura di Sangita devi dasi

avyaktadini bhutani
vyakta-madhyani bharata
avyakta-nidhanany eva
tatra ka paridevana

"Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nello stadio intermedio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque lamentarsi ?

Prabhupada: Chi crede nell’esistenza dell’anima, che è eterna, non ha alcuna ragione di lamentarsi perché l'anima rimarrà. Anche se il corpo è distrutto, non c'è motivo di lamento. E chi crede che l’anima non esiste, che all'inizio è il vuoto, nel mezzo è il manifestarsi e di nuovo è il vuoto – dal vuoto al vuoto – che motivo ha di lamentarsi? Questo è l'argomento di Krishna. In entrambi i casi non puoi lamentarti.

Pradyumna: (spiegazione) “Tuttavia, anche se, per amor di argomenti, accettiamo la teoria ateistica, non c'è ancora motivo di lamentarsi. A parte l'esistenza separata dell'anima, gli elementi materiali rimangono non manifestati prima della creazione. Da questo stato sottile si sviluppa in seguito lo stato manifestato, così come dall’etere viene l’aria, dall’aria il fuoco, dal fuoco l’acqua, dall’acqua la terra, che a sua volta dà origine a molti fenomeni…”

Prabhupada: Sì, questo è il processo della creazione. Dall'etere si manifesta il cielo, quindi l'aria, il fuoco, l'acqua e la terra.

Pradyumna: (continua spiegazione) “Prendiamo un insieme di elementi terrestri, per esempio un grattacielo, che viene demolito: da manifestato che era, ritorna non manifestato per decomporsi alla fine in atomi. La legge di conservazione dell’energia continua ad agire, l’unica differenza è che nel corso del tempo le cose sono a volte manifestate e a volte no. Ma in un caso o nell’altro [nella fase di manifestazione o di non manifestazione] non c’è motivo di lamentarsi. Ad ogni modo, anche nella fase non manifestata, le cose non si perdono. All’inizio come alla fine tutti gli elementi rimangono non manifestati; la manifestazione appare solo nella fase intermedia, e ciò anche dal punto di vista materiale non fa molta differenza. La conclusione vedica, come affermato nella Bhagavad-gita, è che il corpo materiale si deteriora col tempo (antavanta ime dehah), mentre l’anima rimane eterna (nityasyoktah saririnah). Chi comprende questo deve ricordare che il corpo è come un vestito e non c’è ragione di lamentarsi per un cambiamento di vestito. Di fronte all’eternità dell’anima, l’esistenza del corpo passa come un sogno. In sogno possiamo credere di volare nel cielo o di essere seduti su un carro come un re, ma al risveglio dobbiamo abbandonare le nostre illusioni. La saggezza delle scritture vediche c’incoraggia alla realizzazione spirituale mostrandoci la natura fugace del corpo materiale. Che si creda o no all’esistenza dell’anima, non c’è ragione di lamentarsi per la perdita del corpo”.

Prabhupada: Un punto, in tal senso, è che di notte quando sto sognando dimentico questo corpo. In sogno vedo che sto andando in luoghi diversi, sto parlando con persone diverse e sono in situazioni diverse. Ma in quel momento non ricordo che in realtà il mio corpo è disteso sul letto nel mio appartamento. Non ricordiamo questo corpo. È l'esperienza di tutti.

Similmente, nella fase del risveglio al mattino, dopo essermi alzato dal letto, di nuovo dimentico il corpo che ho creato in sogno. Qual è il vero corpo, questo o l’altro? Perché di notte dimentico questo corpo disteso sul letto e di giorno dimentico l'altro nel sogno. Entrambi non sono reali. Soltanto un'illusione.

Ma poiché vedo di notte e vedo di giorno, quindi, ho ragione di affermare che io sono eterno e il corpo non lo è. Questo è un fatto. ‘Antavanta ime deha nityasyoktah saririnah’ (Bg. 2.18): “L'anima è indistruttibile, eterna e senza dimensioni; solo i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti”.

‘Saririnah’, il proprietario del corpo è eterno, ma non il corpo. In molti modi, Krishna sta spiegando le condizioni materiali di questo corpo. Ma per coloro che non sono molto intelligenti, con una scarsa conoscenza, è molto difficili da capire. Altrimenti, le cose sono molto chiare. Questo punto è chiaro: Che di notte dimentico questo corpo e di giorno dimentico il corpo della notte. È un fatto.

Allo stesso modo, potrei dimenticare il corpo della mia ultima comparsa, l’ultima vita, o potrei non conoscere il corpo futuro. Il corpo cambia, ma io continuerò ad esistere e dovrò accettare un altro corpo temporaneo. Ma poiché esisto, significa che ho un corpo – un corpo spirituale. Così esiste un corpo spirituale; e progresso spirituale significa prima di tutto conoscere l'identificazione spirituale di me stesso.

Proprio come Sanatana Gosvami che, dopo essersi ritirato dal suo ministero, andò da Sri Caitanya Mahaprabhu e disse ‘ke ami, kene amaya jare tapa-traya’: “In realtà, non so cosa sono e perché sono sottoposto a una condizione miserevole di vita”. Perciò la condizione di miseria è questo corpo, perché ottengo un corpo… Anche in sogno, quando ho un corpo diverso, a volte vedo che sto cadendo da una montagna molto alta, ho paura e piango, credendo di appartenere a questo corpo materiale… In realtà non appartengo a nessuno di questi corpi, ma possiedo un corpo spirituale separato.

La vita umana è dunque destinata alla realizzazione che “non sono questo corpo materiale, ho un corpo spirituale”. La prossima domanda sarà: “Allora qual è la mia funzione?” Nel presente corpo, in una situazione materiale, penso che “questo è il mio corpo”; e il corpo è prodotto secondo le determinate condizioni di un paese o di una famiglia, perciò, “questa è la mia famiglia, questo è il mio paese, la mia nazione” – tutto nel concetto corporeo di vita.

Se non sono questo corpo, allora, in relazione ad esso, anche la mia famiglia, il mio paese, la mia società o le mie altre relazioni sono false perché il corpo è falso. Perciò Sankaracarya formulò questa teoria: ‘brahma satyam jagan mithya’. ‘Brahman’ significa che l'anima è la vera realtà, non la manifestazione materiale; la quale, ovviamente, egli considera falsa. Noi non diciamo che è falsa, ma è temporanea.

Perciò il nostro interesse principale è che io non sono temporaneo, il mio corpo soltanto è transitorio. E poiché ora sto lavorando per il corpo, questa è illusione. ‘Aham mameti…’ (SB 5.5.8): Una persona, essendo attratta al corpo, alla casa, alla proprietà, alla ricchezza e ai parenti, accresce le illusioni della vita e pensa in termini di “io” e “mio” (aham mameti). Allora qual è il fatto reale? La realtà è che sono una particella spirituale e che lo spirito completo e assoluto è Krishna, Dio.

Pertanto, come parte integrante di Dio, è mio dovere servire Dio. Questa è la vita spirituale, bhakti-yoga, ed è definita ‘svarupa’ (la perfezione della propria posizione costituzionale). La Bhagavad-gita lo conferma, ‘samatityaitan gunan brahma-bhuyaya kalpate’ (Bg. 14.26): “Colui che s’impegna completamente nel servizio di devozione, senza mai deviare, trascende subito le tre influenze della natura materiale e raggiunge così il livello del Brahman”.

Quando realizzo di non essere questo corpo, immediatamente trascendo le tre influenze della natura materiale: sattva-guna, rajo-guna, tamo-guna. Nel concetto corporeo di vita sono condizionato dalle influenze materiali e dalle mie azioni. Anche nel Bhagavata è detto, ‘yaya sammohito jiva atmanam tri-gunatmakam manute anartham’ (SB 1.7.5): “Sotto l’influenza di questa energia esterna, l’essere individuale, sebbene sia trascendentale alle tre influenze della natura materiale, crede di essere un prodotto della materia e deve quindi conoscere le sofferenze di questo mondo”.

Poiché ho accettato questo corpo costituito dalle tre influenze della natura materiale, identificandomi, ho creato tanti ‘anartha’. Anartha significa “cose indesiderate”. ‘Tat-kritam cabhipadyate’ (SB 1.7.5), devo quindi conoscere le sofferenze di questo mondo. E dopo aver creato nelle relazioni corporee tante cose indesiderate, sono assorto nel pensiero che “appartengo a questa o quella nazione e pertanto ho il dovere di lavorare per la nazione, la società, la famiglia o per me stesso Secondo la concezione vedica, questa è illusione. ‘Janasya moho yam aham mameti’ (SB 5.5.8). ‘Moha’ significa illusione.

Sto creando circostanze illusorie e vi rimango intrappolato. Questa è la mia posizione ed è il mio problema. Ma il mio vero obiettivo è come uscire dall’illusione e giungere alla mia coscienza originale, la coscienza di Krishna, e allora tornerò a Dio. Coscienza di Krishna significa ritrovare il mio corpo spirituale; e quando agisco sulla base del mio corpo spirituale, allora, questa è detta liberazione. Questo è richiesto. E allora vivrò beato nella vita eterna della conoscenza.

Essendo educate nel concetto corporeo di vita, le persone creano molti problemi, e quindi, al fine di risolverli, rimangono impigliate in attività peccaminose. Proprio stamani discutevamo sull'uccisione fisica del bambino nel grembo materno, l'aborto – ma non sanno che l'anima, nel corpo del bambino, non può essere uccisa. Anche se è spiegato che l'anima non è uccisa né colui che conosce l'eternità dell'anima non uccide, stiamo comunque creando problemi.

Poiché l'anima si è rifugiata in un corpo e poiché la cosiddetta scienza medica consiglia di distruggere quel corpo, ciò significa che l’anima è intrappolata. La situazione del mondo è dovuta all'ignoranza dell'anima, che crea tante attività peccaminose e vi rimane così impigliata. Ma nessuno ne è a conoscenza e non sa perché rimane intrappolato. Queste sono le due fasi dell’attività di maya, chiamate ‘praksepatmika’, che significa “coprire”, e ‘avaranatmika’, che significa “tirare verso il basso”. Sebbene siano intrappolati, pensano tuttavia che stanno progredendo nella conoscenza scientifica. Tale è la loro presunta conoscenza.

Stamani quel signore diceva di essere un ingegnere minerario, quindi, la sua attività è di rendere confortevole l'atmosfera all'interno della miniera. Immaginate, è sceso nella terra, in un tunnel simile alla tana di un topo, cercando di migliorare quel buco. Dopo essere stato istruito e aver conseguito la laurea, la sua posizione è quella di entrare nel buio, nel buco della terra, e cercare di progredire scientificamente purificando l'aria all'interno della miniera.
È una condanna: essere costretti a rinunciare allo spazio esterno, all'aria aperta. È stato condannato a entrare nella terra ed è orgoglioso del suo progresso scientifico. È ciò che accade. Tale è il progresso scientifico.

Pertanto, ‘manute anartham’ (SB 1.7.5), ‘dà per scontato di essere un prodotto della materia e subisce così le sofferenze di questo mondo.’ Questi è Vyasadeva. Prima di scrivere lo Srimad-Bhagavatam, su istruzione di Narada, Vyasadeva meditò sulla situazione. ‘Bhakti-yogena manasi samyak pranihite amale apasyat purusam purnam mayam ca tad-apasrayam’ (SB 1.7.4). [“Con la mente perfettamente fissa nella pratica del servizio di devozione e puro da ogni contaminazione materiale, egli vide il Signore Supremo e Assoluto, insieme con la Sua energia esterna, completamente controllata da Lui”].

Avendo ottenuto la realizzazione, egli vide due cose: maya e Krishna. Tuttavia, ‘mayam ca tad-apasrayam’ (SB 1.7.4): “La Sua energia esterna era completamente controllata da Lui”. Perciò prendiamo rifugio in Krishna. Sebbene maya non possa agire senza Krishna, Krishna non è mai influenzato da maya. Gli esseri viventi, ‘yaya sammohito jiva’ (SB 1.7.5), sono influenzati dalla presenza di maya, ma non Krishna. Proprio come il sole e la luce del sole.
La luce del sole è una combinazione di particelle luminose. È scientificamente provato che la luce solare è composta da minuscole scintille atomiche lucenti. Similmente, anche noi siamo le scintille luminose di Krishna, che è paragonato al sole. Krishna—‘surya-sama, maya haya andhakara’. Quando ci sono le nuvole, maya, il sole non è influenzato; ma le piccole particelle, la luce del sole, ne sono colpite. Cercate di capire.

Il sole è situato a molti milioni di miglia al di sopra delle nuvole, le quali coprono parzialmente la luce solare, la quale è una combinazione di particelle luminose. Perciò le nuvole (maya) non possono coprire il sole (Krishna), ma sono in grado di coprire le minuscole particelle lucenti. Pertanto, noi particelle di Krishna siamo influenzati, ma Krishna non è influenzato.

In tal modo, Vyasadeva vide ‘apasyat purusam purnam’ (SB 1.7.4). “Egli vide il Signore Supremo e Assoluto, insieme con la Sua energia esterna, completamente dominata da Lui”. Come quando sull’aereo volate al di sopra delle nuvole: Il sole non è affatto influenzato dalle nuvole, anche se al di sotto vedrete una grande massa nuvolosa, similmente, maya non può influenzare Krishna. Pertanto la Bhagavad-gita insegna: ‘daivi hy esa gunamayi mama maya’. (Bg. 7.14). Krishna dice, ‘mama maya’: “La mia energia illusoria”. L’energia illusoria non può mai influenzare Krishna, esattamente come le nuvole non possono influenzare il sole.

I filosofi mayavadi affermano che anch’essi accettano l'incarnazione quando la Verità Assoluta impersonale appare. Ma la loro filosofia è che la Verità Assoluta ultima è impersonale – quando appare come una persona Egli accetta il corpo di maya. Questa è la filosofia mayavada: Krishna può essere accettato come il Dio Supremo, ma Lui ha accettato un corpo materiale. Significa che paragonano Krishna a un normale essere vivente, e ciò è condannato nella Bhagavad-gita (9.11):

‘Avajananti mam mudha manusim tanum asritam’ (9.11): “Gli stolti Mi denigrano quando scendo in questo mondo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale né la Mia supremazia su tutto ciò che esiste”.

Poiché Krishna viene nella Sua forma originale a due braccia... Anche nella Bibbia è accettato che “L’uomo è fatto a immagine di Dio”. Così Dio ha due braccia. Neppure la forma a quattro braccia di Vishnu non è la forma originale. La forma di Vishnu è una manifestazione secondaria di Sankarshana. Pertanto Krishna non è mai influenzato da maya. Questo è il punto. Leggi il verso successivo.

Pradyumna:
ascarya-vat pasyati kascid enam
ascarya-vad vadati tathaiva canyah
ascarya-vac cainam anyah srinoti

“Alcuni vedono l'anima come una meraviglia, altri la descrivono come una meraviglia e altri ancora ne sentono parlare come una meraviglia, ma c'è chi non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare”. (Bg. 2.29)

Prabhupada: Così domani discuteremo questo verso. Hare Krishna".






Fine
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Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.

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