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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 26
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Sangita Dasi
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Inserito il - 07/09/2020 : 13:39:55  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 26


atha cainam nitya-jatam
nityam va manyase mritam
tathapi tvam maha-baho
nainam socitum arhasi


TRADUZIONE

"E anche se tu credi che l'anima nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Ci sono sempre stati dei filosofi, vicini al pensiero buddista, che rifiutano di credere nell’esistenza dell’anima al di là del corpo. Sembra che esistessero già quando Sri Krishna enunciò la filosofia della Bhagavad-gita, e a quel tempo si chiamavano Lokayatika e Vaibhasika. Secondo loro l’anima, la vita appare solo quando alcuni elementi materiali hanno raggiunto, combinandosi, un certo grado di evoluzione.

La scienza e le filosofie atee d’oggi si rifanno a queste conclusioni. Secondo queste teorie, il corpo sarebbe una sintesi di elementi chimici che a contatto gli uni con gli altri produrrebbero la vita. Tutta l’antropologia è basata su questa tesi. Non è raro, soprattutto negli Stati Uniti, vedere numerose pseudo-religioni aderire a questa filosofia, e a quella delle sette buddiste di natura nichilista.

Anche se Arjuna avesse aderito alla filosofia vaibhasika e avesse negato l’esistenza di un’anima distinta dal corpo, non avrebbe avuto alcun motivo per lamentarsi. Nessuno lamenterebbe la perdita di un’amalgama di elementi chimici e trascurerebbe per questo di compiere il proprio dovere. In una guerra, per esempio, nessuno piange sulle tonnellate di prodotti chimici sprecate per combattere il nemico!. La filosofia vaibhasika sostiene che l’atma, l’anima, perisce col corpo.

Perciò, sia che Arjuna aderisca alla conclusioni dei Veda, che affermano l’esistenza di un’anima infinitesimale, sia che non riconosca queste conclusioni, egli non ha ragione di lamentarsi.

Secondo la teoria vaibhasika, innumerevoli esseri viventi provengono a ogni istante dalla materia e altrettanti periscono; perché allora rattristarsi di un incidente così banale come la morte? E poiché non si rischia di rinascere, sempre secondo questa tesi, perché Arjuna dovrebbe temere le conseguenze dell’uccisione di suo nonno e del suo precettore?

Krishna lo chiama dunque ironicamente maha-bahu, “Arjuna dalle braccia potenti”, poiché il Signore naturalmente non accetta la teoria dei vaibhasika, che ignorano la saggezza vedica. Come ksatriya, Arjuna appartiene alla cultura vedica e deve continuare a seguire i suoi princìpi".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Hyderabad (India), il 30 Novembre 1972

atha cainam nitya-jatam
nityam va manyase mritam
tathapi tvam maha-baho
nainam socitum arhasi

“E anche se credi che l’anima [ossia i sintomi della vita] nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti”.

"L'opinione degli scienziati moderni, e secondo la filosofia del Buddha, è che l'anima non esiste separatamente ma per combinazione di materia, nella quale, a un certo stadio i sintomi viventi si manifestano. E poiché si tratta di una combinazione di diversi elementi chimici, perciò anche l’anima si dissolve non appena il corpo è finito. La loro opinione è che non esiste qualcosa come l’ “anima”.

E quindi, per fare chiarezza, Krishna dice: “Se pensi che il corpo sia tutto, che in determinate condizioni gli elementi materiali si combinino e di nuovo si separino...” Poiché Arjuna si rifiutava di combattere, Krishna chiarisce: “Se credi che il corpo sia tutto, e che comunque sarà distrutto, allora, perché hai tanta paura?”

Supponiamo di aver combinato alcune sostanze chimiche e che i loro recipienti siano in qualche modo distrutti. Perché lamentarsi? È possibile acquistarne altri; ma non è questo il punto. Se pensate che una combinazione di sostanze chimiche possa produrre la forza vitale, allora, perché non crearla in laboratorio? Le sostanze chimiche ci sono. Potete combinarle e creare facilmente una piccola formica che si muove.

Scienza significa osservazione ed esperimento, perciò, se semplicemente osservate senza poter fare alcun esperimento pratico, allora questa non è scienza ma è solo teoria. Neppure è possibile, mai uno scienziato ha creato un'entità vivente combinando dei prodotti chimici in laboratorio. Nessuno può farlo. La Bhagavad-gita (2.27) spiega:

jatasya hi dhruvo mrityur
dhruvam janma mritasya ca
tasmad apariharye 'rthe
na tvam socitum arhasi

“La morte è certa per chi nasce, e certa è la nascita per chi muore. Poiché devi compiere il tuo dovere, non dovresti lamentarti così”.

‘Jatasya hi dhruvo mrityuh’: “È un fatto che nel ciclo di nascita e morte, chi muore, deve di nuovo accettare un altro corpo, quindi, perché stai deviando dal tuo dovere?”
Le guerre degli kshatriya e quelle attuali dei politici volubili sono diverse. In passato, quando non c’era la democrazia, solo gli kshatriya avrebbero combattuto, e soprattutto l'ordine reale, il re, avrebbe dovuto farsi avanti. I politici non stavano comodamente seduti a casa, mentre la povera gente andava a combattere al fronte. No. Questo non era il sistema. Il dovere del re era di farsi avanti e combattere, allo stesso modo che dalla parte opposta. E quando il re di una fazione era ucciso, l’altra parte era vittoriosa e la lotta cessava.

Non è che il cosiddetto re, o presidente, se ne sta seduto molto comodamente mentre i poveri soldati combattono all’infinito e la guerra continua per molti anni. Proprio come nell’ultima guerra, che è andata avanti per almeno sei anni; ma la grande battaglia di Kurukshetra terminò in diciotto giorni. Non serve prolungare inutilmente la guerra. Se l’uomo più importante è ucciso, la guerra è finita.

Perciò, Krishna consiglia Arjuna: “Anche se, dalla parte opposta, tuo nonno morirà, perché dovrebbe essere causa di lamento? È un uomo vecchio e riceverà un corpo nuovo; piuttosto, dovresti essere felice che il tuo vecchio nonno riceverà un corpo nuovo. Pertanto, ‘jatasya hi dhruvo mrityuh’, tutti moriranno; e anche tu, che sia oggi o domani, o tra cinquant'anni, dovrai morire. ‘Sicuro come la morte’, quindi, perché deviare dal tuo dovere? Sei un kshatriya, combatti, perché temi di essere ucciso o di uccidere? Questo è il tuo dovere”.

avyaktadini bhutani
vyakta-madhyani bharata
avyakta-nidhanany eva
tatra ka paridevana

“Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nello loro stato transitorio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque lamentarsi?” (Bg. 2.28)

Prima il corpo non esisteva e dopo la morte non esisterà; e se nel frattempo il corpo si manifesta, allora, perché dovrebbe essere oggetto di lamento? Pertanto Krishna sta cercando di convincere Arjuna che dovrebbe agire come kshatriya e compiere il suo dovere. Lo kshatriya ottiene sempre un vantaggio, che viva o che muoia; perché in linea di principio, nella lotta, o in un combattimento con una vera causa religiosa (come questo che è voluto da Krishna), è che lo kshatriya non è responsabile di uccidere.

Proprio come in una cerimonia sacrificale, se l'animale è ucciso, il brahmana non è responsabile della sua uccisione. Pertanto, poiché è un dovere ed è ordinato dagli shastra, non si tratta di uccisioni ordinarie. ‘Avyakta-nidhanany eva tatra ka pari’ ... “Prima (il corpo) non era manifestato e di nuovo tornerà a essere non manifestato, quindi, perché dovresti lamentarti per una manifestazione temporanea?”

ascaryavat pasyati kascit enam
ascaryavad vadati tathaiva canyah
ascaryavac cainam anyah srinoti
srutvapy enam veda na caiva kascit

“Alcuni vedono l'anima come una meraviglia, altri la descrivono come una meraviglia e altri ancora ne sentono parlare come una meraviglia, ma c'è chi non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare”. (Bg. 2.29)

Ci sono molte teorie e speculazioni filosofiche in tutto il mondo sulla comprensione dell'anima. Perciò, Krishna spiega che anche parlandone e ascoltando perfettamente, rimane sempre un mistero, e una persona meno intelligente non può capire. Questo è un fatto. E poiché ci sono così tante teorie, dobbiamo accettare la verità da una fonte autorevole. Teorizzando e speculando, non è possibile prendere alcuna decisione.

Un bravo logico potrebbe sconfiggere la tua logica, o viceversa. Pertanto, qual è la conclusione? Questo tipo di parlare è detto ‘ku-tarka’, discutere inutilmente, poiché l’uno non accetterà la decisione dell’altro, e tutti saranno confusi. In tal modo non potranno capire ciò che è di là dalla percezione della nostra conoscenza. ‘Acintyah khalu ye bhava na tams tarkena yojayet’: Non dovremmo cercare di capire con la logica e la discussione ciò che va di là della nostra percezione. È inutile perdere tempo, perché nessuno può decidere qual è la teoria.

Anche i cosiddetti scienziati moderni scrivono: “Forse, potrebbe, può essere milioni di anni”. Che valore ha, dire “forse, potrebbe…” Con decisione dovrebbero affermare che non sono in grado di stabilirlo. Gli scienziati teorizzano: “Forse, se per caso fosse così ...” Questo tipo di argomentazione non ha alcun valore. Pertanto gli Shastra affermano ‘acintyah khalu ye bhavah’ (Caitanya-caritamrita, Adi-lila 17.308): Non cercare di capire con la discussione e la logica ciò che è di là dalla tua percezione sensoriale, poiché gli argomenti mondani non possono toccare i contenuti trascendentali. E come puoi saperlo? Devi apprendere dalla persona che conosce – questa è la conoscenza.

Proprio come noi, che cerchiamo di ottenere la conoscenza dell'anima, non con la sperimentazione, ma ascoltando e comprendendo le parole di Krishna, che è l'autorità. Fin dall’inizio Krishna dichiara ‘dehino smin yatha dehe kaumaram yauvanam jara’ (Bg. 2.13): “Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall’infanzia alla giovinezza…” Krishna proferisce, e quindi, pensando e riflettendo sulle Sue parole, possiamo giungere a una conclusione. Questo è un metodo (ascendente), e l’altro, il metodo vedico (discendente), è spiegato come segue:

yasya deve para bhaktir
yatha deve tatha gurau
tasyaite kathita hy arthah
prakasante mahatmanah
(Svetasvatara Upanishad 6.23)

“Il significato e il valore del sapere vedico si rivelano immediatamente e nella loro pienezza solo alle grandi anime dotate di una completa fede in Dio e nel maestro spirituale”.

Il nostro metodo è discendente: non stiamo cercando di capire con il metodo ascendente. Che sia induttivo o deduttivo, noi accettiamo le dichiarazioni dei Veda, quindi non è necessario fare molti sforzi per capire qualcosa. ‘Veda-vacana, sruti, sruti-pramana’. Ci sono tre tipi di evidenze: la percezione diretta, la testimonianza vedica e l’analisi della storia. ‘Pratyaksa, aitihya sruti’. Tre tipi di prove, ma pratyaksha e aitihya sono trascurati. Secondo il nostro sistema vedico, o sruti-pramana, se un'affermazione è presente negli Sruti e nei Veda, allora noi l’accettiamo.

In India c’è una società chiamata Veda-pramana, il cui principio è di non accettare nulla che non sia menzionato nei Veda. Ben fatto. Tuttavia c'è un'altra categoria, che è descritta nella Bhagavad-gita da Krishna stesso come ‘veda-vada-ratah’, coloro che perpetuano inutili conflitti sulla base della conoscenza vedica. La conoscenza vedica deve essere insegnata dal guru. Questa è l’ingiunzione, sebbene molti cerchino di sfidarla. Nella Mundaka Upanishad (1.2.12) è detto: ‘Tad-vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’. [“Per capire appropriatamente si deve avvicinare umilmente un maestro spirituale che conosce i Veda ed è saldamente fedele alla Verità Assoluta”]

Per capire i Veda si deve avvicinare un guru, altrimenti non è possibile comprendere. Similmente nessuno dovrebbe leggere i Veda, sempre che non diventi un brahmana, perché non sarebbe in grado di capire. A mano che non sia un brahmana qualificato o non abbia avvicinato un altro brahmana qualificato che ha conoscenza, è fuori questione che comprenda i Veda. Proprio come Max Muller, che ha tradotto i Veda. Cosa ne sa lui dei Veda? Questo tipo di traduzione o comprensione è inutile. ‘Tad-vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12). ‘Abhigacchet’ significa che “devi” avvicinare un guru; e non che, “posso o non posso”. No, devi, se sei veramente serio.

Anche la nostra vaisnava-parampara è chiaramente vedica. Rupa Gosvami raccomanda ‘adau gurvasrayam’: “Per entrare nella vita spirituale, bisogna prima di tutto accettare un guru”. Un maestro spirituale autentico, un grande devoto, una persona risoluta, proprio come Vyasadeva con la sua meravigliosa letteratura. Anche la Bhagavad-gita, che stiamo leggendo, è un’opera letteraria di Vyasadeva, che ascoltò la conoscenza da Krishna e la compilò in una scrittura. E non solo, ha scritto il Mahabharata, i Purana, il Vedanta-sutra e lo Srimad-Bhagavatam. Tutte opere meravigliose. Non c'è possibilità di produrre una simile letteratura da parte di qualsiasi studioso moderno. Non è possibile.

Tuttavia accettò un guru, Narada Muni. Quando, dopo aver compilato i Veda, i Purana e il Vedanta-sutra, Vyasadeva non era soddisfatto e appariva molto cupo, in quel momento arrivò il suo maestro spirituale, Narada, che gli chiese: “Perché sei triste? Hai fatto un ottimo lavoro letterario, perché non sei felice?” Vyasadeva rispose: “È vero, ma non posso capire perché. Tu che sai tutto, spiegami perché non sono felice”. Allora Narada disse: “Le letterature che hai compilato finora sono riferite al corpo e alla mente, non hai descritto molto bene l'Anima Suprema, quindi, ora prova a descrivere qualcosa riguardo al Signore Supremo, all'Anima Suprema, e ciò ti renderà felice”.

Fu così che compilò lo Srimad-Bhagavatam. E questa è la storia dello Srimad-Bhagavatam: dal Vedanta-sutra, il suo ultimo contributo, il frutto maturo della sua conoscenza, scaturì lo Srimad-Bhagavatam, ‘janmady asya yatah’ (SB 1.1.1): “Medito su Sri Krishna, la Verità Assoluta”. All’inizio del Vedanta-sutra è detto, ‘athato brahma jijnasa’: “Ci si deve interrogare sulla Verità Assoluta”. E nello Srimad-Bhagavatam (1.2.10), in un diverso linguaggio, afferma ‘jivasya tattva-jijnasa’: “La forma umana deve guidare alla ricerca della Verità Assoluta”.

Pertanto la vita umana dovrebbe essere impegnata a indagare sulla Verità Assoluta, e dovrebbe essere fatto da una persona che ha sentito parlare della Verità da un maestro realizzato – questo è chiamato ‘sruti’, ascoltare attraverso la successione disciplica, o parampara. Così come Vyasadeva ha ascoltato da Narada, un maestro autorizzato perché ha ascoltato da Brahma, che a sua volta ha ascoltato da Krishna. Questo è il sistema parampara, la successione disciplica.

Ci sono così quattro sistemi parampara, conosciuti come Brahma-sampradaya (o Madhva-sampradaya), Rudra-sampradaya, Sri-sampradaya (o Ramanuja-sampradaya) e Kumara-sampradaya. Dovremmo quindi ascoltare dalla sampradaya-acarya per successione disciplica. Come Krishna raccomanda nella Bhagavad-gita (Bg. 4.1-2):

imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave 'bravit

“Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, padre dell'umanità, e Manu a sua volta l'ha insegnata a Iksvaku”.

evam paramparm-praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

“Questa scienza suprema fu trasmessa attraverso la successione di maestri, e i re santi l'hanno ricevuta in questo modo. Ma col tempo la successione dei maestri si è interrotta e questa scienza così com'è sembra ora perduta”.

Questo è il metodo. Dovremmo ricevere la conoscenza dal sistema parampara autentico. altrimenti potrebbe essere contraffatta, perché senza il sistema parampara, non possiamo capire il fatto reale. Dovremmo quindi rimanere nella successione disciplica, accettando un guru. ‘Tasmad gurum prapadyeta jijnasuh sreya uttamam’ (SB 11.3.21): “Una persona che desidera seriamente ottenere la vera felicità deve cercare un maestro spirituale autentico e prendere rifugio in lui con l’iniziazione”.
Se sei veramente desideroso, o ansioso, di comprendere la scienza spirituale, allora devi avvicinarti a un guru. ‘Tasmad gurum prapadyeta jijnasuh sreya uttamam’.

Uttama significa ‘argomento trascendentale’. Non puoi impararlo – così come non puoi imparare la medicina o la farmacologia acquistando un libro da un venditore. No. Devi andare all'università, imparare la materia da un professore esperto e sperimentarla nella pratica. Allora potrai imparare. Non è acquistando un libro che si diventa un medico o un avvocato. Non è possibile.
Pertanto la regola è ‘tad-vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12): “Devi avvicinare umilmente un maestro spirituale che conosce la verità”.

Vediamo che all'inizio Krishna sta parlando con Arjuna come tra amici; ma quando Arjuna comprende, dichiara che “conversando amichevolmente non è possibile arrivare alla conclusione”. Gli amici parlano e discutono usando la logica, ma in tal modo non possiamo capire. ‘Na tams tarkena yojayet’ [Il Signore Supremo e la Sua forma, nome, divertimenti e parafernalia sono inconcepibili ai non devoti, e non bisogna cercare di capire tali realtà semplicemente con argomenti logici].

Quindi? ‘Tad-vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’, si deve avvicinare un guru autentico. E allora Arjuna si arrende: ‘sisyas te ham sadhi mam prapannam’ (Bg. 2.7) [Ora sono Tuo discepolo e un'anima sottomessa. Istruiscimi, Ti prego].
‘Karpanya-dosopahata-svabhavah’: “Capisco che sono kshatriya ed è mio dovere combattere, ma di fronte a mio nonno e ai miei parenti, mi rifiuto e quindi sono affetto da ‘karpanya-dosa’ (una debolezza meschina), sto deviando dal mio dovere, perciò mi arrendo a Te”. In una posizione di perplessità, bisogna avvicinare un maestro spirituale autentico. Questo è il metodo Vedico. Altrimenti, non è possibile capire.

Sanatana Gosvami, nostro predecessore e discepolo diretto di Caitanya Mahaprabhu, impartisce questa istruzione, ‘avaisnava-mukhodgirna-puta-hari-kathamritam, sravanam na kartavyam’: “Non ascoltare da una persona che non è un vaisnava”. Deve essere un vaisnava, altrimenti le sue cosiddette idee e interpretazioni non hanno valore. Proprio come nell'India del Sud, il dottor Radhakrishnan ha compilato molte opere; ma, parlando francamente, è un lavoro inutile, dacché in uno dei suoi scritti ha dichiarato che la Bhagavad-gita è una speculazione mentale.

Scavalcando così i grandi acarya che sono apparsi nel sud dell'India, come Ramanuja, Madhva, Nimbarka, Vishnu Svami e Shankaracarya. L'India del Sud è stata benedetta da grandi acarya, anche lui è nato nel sud dell'India e tuttavia sta denigrando tutti questi acarya. È sufficiente considerare la sua posizione: Afferma che la Bhagavad-gita è una speculazione mentale e quindi interpreta in un modo diverso. Krishna dice ‘man-mana bhava mad-bhakto mad-yaji mam namaskuru’ (Bg. 18.65): “Pensa sempre a Me e diventa Mio devoto. AdoraMi e offriMi i tuoi omaggi…”

Eppure, nella sua traduzione della Bhagavad-gita, il dottor Radhakrishnan afferma che queste parole non sono riferite a Krishna; sebbene Krishna dichiari direttamente ‘man-mana bhava mad-bhaktah’. Una simile imperfezione potrebbe presentarsi ancora, a meno che non sia ‘sadacara-sampanna-vaisnava’, una persona spiritualmente realizzata. Pertanto, Sanatana Gosvami insegna: ‘avaisnava-mukhodgirna-puta-hari-kathamritam’. Il nostro primo guru è Krishna. Ed è direttamente da Krishna che Arjuna comprende la Bhagavad-gita.

Dopo aver compreso la Bhagavad-gita egli accetta Krishna come Dio, la Persona Suprema. ‘Param brahma param dhama pavitram paramam bhavan, purusham sasvatam adyam’ (Bg. 10.12): “Arjuna disse: Tu sei Dio, la Persona Suprema, la dimora suprema, il più puro, la Verità Assoluta. Tu sei la Persona originale, eterna e trascendentale, il non nato e il più grande”.
Queste sono le sue parole. Perciò anche Arjuna accetta: “È molto difficile capire la Tua Persona, e ora Tu stesso me lo confermi”.

Possiamo quindi affermare che Arjuna era amico di Krishna; e per soddisfare il suo amico, Lo ha accettato come param brahma. Inoltre Arjuna evidenzia: “Non solo io, ma anche le grandi autorità come Vyasa, Narada, Asita, Devala, Ti hanno accettato come Dio, la Persona Suprema”.

Milleduecento anni fa anche l’impersonalista Shankaracarya ha accettato Krishna come Dio, la Persona Suprema – ‘sa bhagavan svayam krishnah’. Nel suo commentario sulla Bhagavad-gita egli ha scritto ‘narayanah para avyaktat’: “Narayana non è una creazione di questo mondo materiale. È trascendentale”. Anch’egli ha accettato. E che dire dei Vaisnava acarya, come Ramanujacarya, Madhvacarya e altri, che hanno scritto tanti bei commenti sulla Bhagavad-gita, il Brahma-sutra, stabilendo che la Verità Suprema Assoluta è Dio, la Persona Suprema.

Krishna dunque sta parlando come una persona, e sta mettendo in guardia i furfanti: ‘avajananti mam mudha manusim tanum asritam’ (Bg. 9.11): “Gli stolti Mi denigrano quando scendo in questo mondo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale né la Mia supremazia su tutto ciò che esiste”. Questa è la Persona di Dio ... È un fatto. ‘Brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate’ (SB 1.2.11): “I saggi trascendentalisti che conoscono la Verità Assoluta chiamano questa sostanza unica, al di là di ogni dualità, col nome di Brahman, Paramatma o Bhagavan”.

L'ultima parola è Bhagavan, la cui espansione è il Paramatma, l’aspetto localizzato. ‘Isvarah sarva-bhutanam hrid-dese arjuna tisthati’ (Bg. 18.61): “Il Signore Supremo è situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l'errare di tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come in una macchina, costituita di energia materiale”. E con un solo frammento della Sua persona, un’espansione plenaria, ‘vistabhyaham idam kritsnam, ekamsena sthito jagat’ (Bg 10.42), Egli pervade e sostiene l’universo intero. Entra in quest’universo e così esso si manifesta.

Proprio come io, anima, ‘dehino smin yatha dehe’ (Bg. 2.13), entro in questo corpo, e il corpo si sviluppa, similmente la Persona Suprema entra come Garbhodakasayi Vishnu all'interno di ogni singolo universo, che quindi diventa manifestato. Pertanto, l’impersonalità è fuori discussione. La fonte originale è una persona. Krishna dichiara (Bg. 10.8):

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matva bhajante mam
budha bhava-samanvitah

“Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali, Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il loro cuore”.

Qui si parla di ‘budha’, i saggi esperti, e non di ‘abudha’, i meno intelligenti. Coloro che sono intelligenti – budha bhava-samanvitah – grazie alla loro attitudine spirituale (bhava) possono capire che Krishna è la Persona originale – ‘aham sarvasya prabhavah’ (la fonte di tutti i mondi spirituali e materiali). Sarvasya significa ‘tutti’, compresi Brahma, Vishnu, Mahesvara e i devata. ‘Aham adir hi devanam’ (Bg. 10.2), Egli è la fonte originale di tutti gli esseri celesti e i grandi saggi. Come anche Krishna dichiara personalmente.

Pertanto Arjuna accettò: “Sull'autorità di Vyasadeva, Narada, Devala, Asita, accetto che Tu sei Dio, la Persona Suprema, come anche Tu mi hai direttamente spiegato.” Allora, dov'è il mio dubbio?
Dovremmo quindi seguire la parampara. Se capiamo la Bhagavad-gita così come Arjuna l’ha compresa, allora diventiamo perfetti. Potrei essere imperfetto, ma poiché capisco la Bhagavad-gita così com’è stata intesa da Arjuna, sono perfetto: Poiché la conoscenza che sto distribuendo, non è imperfetta.

Proprio come un impiegato delle poste che consegna un vaglia di mille dollari. Questi può essere un uomo povero, ma i mille dollari che egli sta consegnando, è un dato di fatto. Non è una cosa fasulla o un inganno, perché il vaglia è stato ricevuto dall’ufficio postale, il cui dovere è consegnarlo al destinatario. La sua onestà è di consegnare l'ordine di pagamento così come lo è per la persona in buona fede. Questa è la sua perfezione. Poiché sta consegnando mille dollari, non c’è bisogno che sia un uomo ricco, potrebbe essere povero.

Similmente un guru è perfetto quando consegna la parola dell'autorità superiore così com'è. Perciò è perfetto, anche se potrebbe essere imperfetto secondo la vostra stima; ma la sua perfezione è che non inganna gli altri, diventando un cosiddetto erudito mascalzone, interpretando in modi diversi e ingannando l'intera popolazione. Così questa è la perfezione.

La gente parla tanto di me, dice che ho fatto qualcosa di meraviglioso; ma io dico che non sono un mago. Non sono un mago. Il mio unico merito è che sto presentando Krishna così com'è. È tutto. Non sto adulterando Krishna. Non è la mia occupazione. E poiché il ghi è puro, tutti lo accettano; ma se il ghi è adulterato con qualcos’altro, nessuno lo accetterà.

Perciò tanti svami sono venuti nei paesi occidentali prima di me, ma poiché hanno presentato qualcosa di adulterato, nessuno è diventato krishna-bhakta. E ora lo stanno diventando a migliaia. Perché? Perché abbiamo presentato qualcosa di puro; e ciò che è puro sarà accettato ovunque. Faccio un esempio: A Delhi c'è una pasticceria che prepara rigorosamente in puro ghi tutti i dolciumi, e là vedrete sempre centinaia di clienti. Le persone sono ancora disposte a pagare a sufficienza se diamo una cosa pura.

Perciò il nostro movimento per la coscienza di Krishna presenta la Bhagavad-gita così com'è, senza inventare nulla. Quando ho iniziato questo movimento in America, alcuni amici hanno suggerito: “Hai scritto ‘Società Internazionale per la Coscienza di Krishna. Perché non scrivere “coscienza di Dio”? In questo modo sarà accettata facilmente da tutti”.

Ma Dio è Krishna, perciò deve essere chiaramente affermato: “Coscienza di Krishna”. Non m’importa se nessuno l’accetterà, ma deve esserci “Krishna”. In realtà è un caso molto fortunato che l’occidente accetti Krishna. E perché no? Krishna è per tutti. Krishna è il Signore Supremo. Egli dichiara ‘aham bija-pradah pita, sarva-yonisu kaunteya’ (Bg. 14.4):

“Sappi, o figlio di Kunti, che tutte le specie di vita hanno origine nella natura materiale, e Io ne sono il padre che dà il seme”.
‘Bija-pradah pita’, in ogni forma di vita gli esseri viventi sono Suoi parti e frammenti, sono i Suoi figli e Lui è il padre originale. Così, perché Krishna non sarà accettato?

E in realtà sta accadendo. Provengono da ceti diversi, ma poiché ognuno di noi è figlio di Krishna, Sua parte e frammento, perciò richiede solo un po’ di ascolto attento riguardo a Krishna. Nella Caitanya-caritamrita è detto: ‘Sravanadi-suddha-citte karaye udaya’ (Madhya, 22.107). L’amore di Dio è dormiente in tutti, e se a qualcuno è data l’opportunità di ascoltare riguardo al Signore, certamente quest’amore si svilupperà.

Nel Bhakti-rasamrita-sindhu (1.2.234) si legge: ‘Sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adhah’. La forma, il nome, le qualità e i divertimenti trascendentali del Signore sono rivelati solo a chi è impegnato nel servizio di devozione al Signore.

Krishna è nel cuore di tutti, ‘isvarah sarva-bhutanam’ (Bg. 18.61), ma nessuno lo sa. Tuttavia la coscienza di Krishna può essere risvegliata semplicemente ascoltando dalla persona realizzata. ‘Satam prasangan mama virya-samvido bhavanti hrit-karna-rasayanah kathah’ (SB 3.25.25): “Nella compagnia dei puri devoti è molto piacevole e soddisfacente per l’orecchio e il cuore conversare sui divertimenti e le attività del Signore Supremo”.

‘Satam prasangat’, quando sono ascoltati dalle labbra dei devoti, questi discorsi diventano ‘hrit-karna-rasayana’, un dolce nettare per l'orecchio e il cuore. ‘Taj-josanat’, coltivando questa conoscenza, ci si libera dal condizionamento materiale e si progredisce fermamente sulla via della ferma fede, ‘asu apavarga-vartmani sraddha bhaktir ratir anukramishyati’, allora nasce la vera devozione e inizia il servizio devozionale. Questa è la formula.

Il processo quindi è quello di ricevere la conoscenza per successione disciplica, non ascoltando sporadicamente da questo o quello studioso, che interpreta secondo la propria dottrina. No. Questo non si dovrà fare. Il nostro processo, come indicato da Sanatana Gosvami, è ‘avaisnava-mukhodgirna-puta-hari-kathamritam’. Hari-katha, i discorsi che riguardano Hari, sono amrita, pieni di nettare; ma non dovrebbero essere ascoltati se sono pronunciati da un non devoto, un ‘avaisnava’.

C'è un altro insegnamento: ‘avaisnavo gurur na sa syat’. Chi non è un vaisnava, o chi non è un rappresentante di Krishna, non può essere guru, anche se fosse il brahmana più qualificato.
‘Sat-karma-nipuno vipro mantra-tantra-visaradah’ (Padma Purana): Un brahmana erudito, esperto in tutti i soggetti della conoscenza vedica, non è idoneo a essere maestro spirituale se non è un vaisnava esperto nella scienza della coscienza di Krishna; tuttavia una persona di bassa nascita, o di umili origini, può diventare maestro spirituale se è un vaisnava cosciente di Krishna.

L’occupazione del brahmana è di essere uno studioso erudito, esperto nell’adorazione e nell’insegnare ad altri. ‘Pathana pathana, yajana yajana, pratigraha, dana’: Il brahmana deve essere uno studioso (pathana) e un insegnante qualificato (pathana), deve essere esperto nell’adorazione del Signore o degli esseri celesti (yajana) e insegnarla ad altri (yajana), deve essere qualificato per ricevere la carità (pratigraha) e distribuire la carità (dana). Questi sono i doveri occupazionali del brahmana.

‘Sat-karma-nipunah’, un brahmana è molto esperto nella sua occupazione, sat-karma. ‘Sat-karma-nipuno mantra-tantra-visaradah’, ha letto molto bene la letteratura vedica e i tantra, di cui è competente, visarada. Tuttavia, se non è un vaisnava, allora, ‘avaisnava gurur na sa syat’: Con la sola qualifica di brahmana, senza essere un vaisnava, non può diventare guru. D’altra parte, ‘sad-vaisnavah sva-pacah guru’. Anche se una persona è sva-pacah – viene da una famiglia di mangiatori di cani o di candala – se diventa un vaisnava, allora, ‘sadacara-sampanna-vaisnava, sa guruh syat’, può essere accettato come guru.

Ci sono molti esempi. Il guru di Sriman Ramanujacarya non veniva da una famiglia di brahmana, e tuttavia fu accettato come guru. Nella letteratura vaisnava ci sono molti esempi, come Haridasa Thakura. Noi proclamiamo: “Haridasa Thakura ki jaya!”
Haridasa Thakura nacque in una famiglia musulmana, e Caitanya Mahaprabhu lo nominò namacarya. Ogni giorno cantava trecentomila volte il mantra Hare Krishna, e così Caitanya Mahaprabhu lo scelse come l’acarya del santo nome.

Caitanya Mahaprabhu stesso venne per trasmettere le gloria del maha-mantra Hare Krishna. E invece di diventare Egli stesso l'acarya, designò Haridasa Thakura. Similmente, anche Sanatana e Rupa Gosvami divennero musulmani. Nacquero in una famiglia indù, sarasvata-brahmana, ma a causa della loro associazione come ministri dell’allora governo musulmano, furono respinti dalla società dei brahmana. In precedenza, la società brahmana era molto severa e chiunque diventava un servitore di altri, era immediatamente rifiutato. “Oh, stai servendo, non puoi essere brahmana”.

Nello Srimad-Bhagavatam, Narada pronuncia le seguenti parole: Anche se un brahmana è in difficoltà, non dovrebbe accettare l’occupazione di un cane, quella di servire. Non dovrebbe accettare il servizio. Potrebbe adottare la professione di un kshatriya o perfino di un vaisya, ma non quella di un sudra. Queste sono le ingiunzioni, quindi ci furono rigorose conseguenze. Rupa e Sanatana Gosvami erano studiosi molto colti nel sanscrito, nella lingua araba, nella lingua persiana, ma poiché accettarono il ministero di Nawab Hussain Shah, furono immediatamente ripudiati. Cambiarono i loro nomi in Sakara Mallika e Dabhir Kasa e divennero quasi musulmani.

Adottarono dei nomi musulmani e vissero in questo modo, ma quando ricevettero le benedizioni di Caitanya Mahaprabhu, divennero dei gosvami di prima classe. Questa è la misericordia di Caitanya Mahaprabhu. Pertanto Egli disse: ‘prithivite ache yata nagaradi-grama’ – chiese di diffondere il movimento per la coscienza di Krishna in tutto il mondo, in ogni villaggio, in ogni città. Intendeva dire che tutti devono rimanere sudra? “Che rimangano sudra e che diventino coscienti di Krishna”? No. Non intendeva questo. Il Suo desiderio era che ovunque ci fossero dei vaisnava; e vaisnava significa essere al di sopra dei brahmana. Questo è il movimento per la coscienza di Krishna. Grazie molte. Hare Krishna".






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