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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 23
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Sangita Dasi
Moderatore



59 Messaggi

Inserito il - 25/05/2020 : 12:16:34  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 23


nainam chindanti sastrani
nainam dahati pavakah
na cainam kledayanty apo
na sosayati marutah


TRADUZIONE

"Nessun'arma può spezzare l'anima, né il fuoco bruciarla; l'acqua non può bagnarla né il vento seccarla".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Niente può distruggere l’anima, né il fuoco né la pioggia né il vento né alcun’arma. Oltre alle moderne armi da fuoco, questo verso indica che ai tempi di Arjuna esistevano molte altre armi a base di terra, acqua, aria, etere e altri elementi ancora. Le bombe nucleari di oggi sono considerate “armi da fuoco”, e per contrattaccarle si usavano a quei tempi armi completamente sconosciute alla scienza moderna impiegando l’acqua come principio attivo.

C’erano anche “armi-tornado”, che sono un altro mistero per gli scienziati. Ma nonostante tutte queste armi e tutte le raffinatezze della scienza attuale coi suoi ordigni distruttivi, l’anima non può essere distrutta.

È impossibile anche sciogliere il legame che unisce l’anima individuale all’Anima originale. I mayavadi sono incapaci di spiegare come l’essere individuale abbia potuto degradarsi fino a cadere nell’ignoranza e come l’energia illusoria abbia potuto ricoprirlo. Poiché eternamente infinitesimale (sanatana), l’anima individuale è soggetta a cadere sotto il velo dell’illusione (maya) allontanandosi dal Signore Supremo, come la scintilla che si spegne quando si allontana dal fuoco, sebbene sia della stessa natura del fuoco.

Oltre alla Bhagavad-gita, anche il Varaha Purana dimostra che gli esseri viventi sono sempre parti integranti del Signore, ma distinti da Lui. Krishna indica chiaramente nei Suoi insegnamenti ad Arjuna che l’anima mantiene l’individualità anche quando si è liberata dall’illusione. Arjuna raggiunse la liberazione dopo aver ricevuto gli insegnamenti di Krishna, ma non si fuse mai in Lui".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta ad Hyderabad (India), il 27 Novembre 1972

“Mai un’arma può tagliare a pezzi l’anima né il fuoco può bruciarla; l’acqua non può bagnarla né il vento inaridirla”.

Pertanto, definizione per negazione. Non possiamo apprezzare direttamente quel frammento spirituale o particella che è all'interno del corpo, perché la lunghezza e l'ampiezza dell'anima è impossibile da misurare con i nostri strumenti materiali; sebbene gli scienziati affermino il contrario. In ogni modo, anche se fosse possibile, prima di tutto devi vedere dov’è situata l'anima, allora puoi provare a misurarla; ma neppure puoi vederla perché è molto piccola, la decimillesima parte della punta di un capello.

Poiché non possiamo vedere né apprezzare con la nostra conoscenza sperimentale, di conseguenza Krishna spiega l'esistenza dell'anima, o del sé, in modo negativo, dicendo: “Non è questo”. A volte, quando non possiamo capire, ci è data la spiegazione di “ciò che non è” – vale a dire che è espresso in modo negativo, “Non è questo”. Perciò, che cos'è il “non questo”? Prima di tutto non è materiale. L'anima non è materiale.

Tuttavia, poiché abbiamo esperienza delle cose materiali, come possiamo capire che questa è la forma negativa? Ciò è spiegato nel verso successivo, ‘nainam chindanti sastrani’: Non puoi tagliare l'anima spirituale con nessun’arma, che sia coltello, spada o armi moderne Non è possibile. ‘Nainam chindanti sastrani’. La filosofia mayavada sostiene che “Anche se sono Brahman, a causa della mia illusione mi sento separato”. Ma Krishna dice ‘mamaivamso jiva-bhutah’ (Bg. 15.7): “Gli esseri viventi, nel mondo di condizioni, sono i Miei frammenti eterni”.

Significa che dall’intero spirito è stato separato questo frammento tagliandolo in pezzi? No, ‘nainam chindanti sastrani’. Non può essere tagliato in pezzi. Allora? La risposta è che il frammento spirituale, o anima, è eterno. Non è a causa di maya che si è separato. No, non è possibile, non può essere tagliato a pezzi. Come [i mayavadi] che presentano gli argomenti ‘ghatakasa-potakasa’ nel descrivere “il cielo all'interno e all’esterno del vaso”. Poiché è racchiuso nel vaso, il cielo all'interno è separato dal cielo esterno. Ma come può essere separato se è impossibile tagliarlo a pezzi? Tanto per parlare ...

In realtà siamo particelle infinitesimali, parti molecolari dello spirito. Lo siamo eternamente. Non è che, secondo le circostanze, a volte l’anima si separa e di nuovo si unisce. Può unirsi, ma non in modo omogeneo, bensì variegato; e anche se è unita, l'anima mantiene la sua esistenza separata. Proprio come un uccello verde che, tra il fogliame verde di un albero, sembra fondersi con l'albero; ma non è così. L'uccello mantiene la sua identità all'interno dell'albero. Questa è la conclusione.
Sebbene entrambi l’albero e l’uccello siano verdi e sembra che l'uccello si sia fuso nell'albero, tuttavia non significa che uccello e albero siano diventati uno. No. Sembra, ma non è così.

Poiché entrambi hanno lo stesso colore sembra che l'uccello non abbia più esistenza, ma non è un dato di fatto. L’uccello mantiene la sua individualità – allo stesso modo di noi, che siamo anime spirituali individuali. Essendo la qualità una, cioè verde, similmente, quando si fonde nello splendore del Brahman, l'essere vivente non perde la sua identità. Poiché non perde l'identità, e poiché l'essere vivente è per natura pieno di felicità, non può rimanere nello sfolgorio impersonale del Brahman per molto tempo – poiché deve cercare la felicità, e felicità significa varietà.

Pertanto nello splendore del Brahman, essendo ‘cin-matra’, unicamente spirito, non esistono le varietà. È semplicemente spirito. Proprio come il cielo. Anche il cielo è materia, ma nel cielo non c'è varietà. Se vuoi varietà, anche in questo mondo materiale, allora devi rifugiarti in un pianeta – su quello terrestre o sulla luna o il sole. Allo stesso modo, lo splendore del Brahman sono i raggi luminosi del corpo di Krishna. ‘Yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti prabhavato’ (Bs. 5.40): “Adoro Govinda il Signore primordiale. Il Suo splendore è il Brahman descritto nelle Upanishad: indifferenziato, infinito, assoluto, impenetrabile, completo e onnipresente, origine della creazione degli innumerevoli pianeti dell’universo materiale e di tutte le loro opulenze.”

Proprio come la luce del sole è il brillante splendore del globo solare, all'interno del quale c'è il dio-sole, similmente nel mondo spirituale c'è lo splendore del Brahman impersonale, all'interno del quale ci sono i pianeti spirituali chiamati Vaikunthaloka, tra cui il più alto è Krishnaloka. Così dal corpo di Krishna emana lo splendore del Brahman – yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti – nel quale tutto esiste. ‘Sarvam khalv idam brahma’. [Aforisma vedico: attraverso i raggi onnipresenti del Suo splendore, il bramajyoti, il Signore è presente ovunque].

Anche nella Bhagavad-gita è detto ‘mat-sthani sarva-bhutani naham tesu avasthitah’ (Bg. 9.4): “Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro”. Tutto esiste nel Suo splendore, nella luminosità del Brahman, proprio come gli innumerevoli pianeti dell'intero mondo materiale esistono nella luminosità del sole. La luce del sole è lo splendore impersonale del globo solare, e milioni di pianeti che riposano su di essa. Ogni cosa accade a causa del sole. Similmente lo splendore del Brahman sono i raggi che emanano dal corpo di Krishna, e tutto riposa su di essi.

In realtà, queste sono diversi tipi di energie. Proprio come dal sole ci sono diversi tipi di colori, o energie. Questo crea il mondo materiale; così come in pratica lo sperimentiamo. Quando nei paesi occidentali non c'è sole, o c'è neve, le foglie cadono velocemente dagli alberi e rimane soltanto il legno; ma quando arriva la stagione primaverile e il sole è disponibile, allora tornano di nuovo ad essere tutti verdi. Così come il sole sta lavorando in questo mondo materiale, allo stesso modo i divini raggi corporei della Personalità Suprema di Dio sono l'origine di tutta la creazione – ‘yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti’ (Brahma-samhita 5.40).

Dallo splendore del Brahman emanano milioni e milioni di brahmanda, o universi, come spiegato nella Brahma-samhita (5.48):

yasyaika-nisvasita-kalam athavalambya
jivanti loma-vilaja jagad-anda-nathah
visnur mahan sa iha yasya kala-viseso
govindam adi-purusam tam aham bhajami

“Tutti i Brahma che governano i vari universi, dopo che questi mondi sono emanati dai pori del Suo corpo spirituale, appaiono anch’essi dai pori del corpo di Maha-Vishnu, e vivono solo per una durata delle Sue espirazioni. Adoro il Signore primordiale, Govinda, del quale Maha-Vishnu è un’emanazione di un’emanazione”.

Pertanto questo è l’inizio della comprensione spirituale: lo Spirito Supremo non può essere tagliato in pezzi. ‘Nainam chindanti shastrani mainam dahati pavakah’ (Bg. 2.23). Ora cercate di capire. Sappiamo che gli scienziati moderni non credono che possa esserci la vita nel globo solare; ma dalla letteratura vedica riceviamo l’informazione che la vita c'è, ci sono pure esseri umani come noi, la differenza è che sono fatti di fuoco. Secondo la nostra esperienza limitata pensiamo: “Com’è possibile che nel fuoco possa vivere un'entità vivente?

Per rispondere a questo quesito, Krishna dice ‘nainam dahati pavakah’: L'anima spirituale non può essere bruciata. Se potesse bruciare, dato che nel sistema indù il corpo è bruciato, allora anche l'anima brucerebbe; in realtà è ciò che pensano gli atei, che quando il corpo è bruciato, tutto è finito. Persino grandi e famosi professori pensano in questo modo. Ma qui, Krishna dice ‘nainam dahati pavakah’: “L’anima non può essere bruciata”. Altrimenti, come può esistere? ‘Na hanyate hanyamane sarire…’ (Bg. 2.20): “Per l'anima non c'è né la nascita né la morte. Esiste e non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore”.

Tutto è spiegato molto chiaramente. L'anima non brucia, né può essere tagliata in pezzi, ‘na cainam kledayanty apah’, non può inumidirsi, né bagnarsi al contatto con l'acqua. Nel mondo materiale vediamo che qualsiasi cosa, per quanto sia dura come la pietra o il ferro, può essere tagliata a pezzi. Con una macchina o uno strumento tutto può essere tagliato, e può anche essere liquefatto; richiede solo un diverso tipo di temperatura, ma tutto può essere bruciato e sciolto, e quindi inumidito e bagnato. Ma qui è detto ‘na cainam kledayanty apo na sosayati marutah’: l’anima non può evaporare. Questa è l'eternità. Significa che qualsiasi condizione materiale non può influenzare l'anima. ‘Asango yam purushah’. [Aforisma vedico: Il Signore e l’essere vivente non hanno niente a che fare col mondo materiale].

Nei Veda è detto che l’essere vivente non ha mai nessun contatto con questo mondo di materia, che è solo una copertura. Non è in contatto, proprio come il mio presente corpo che, sebbene sia coperto da un vestito, non si confonde con esso e si mantiene distaccato. Il corpo è sempre separato dal vestito, similmente l'anima è sempre separata dalla copertura materiale. Ed è solo a causa dei suoi piani e desideri se aspira a dominare sulla natura materiale. Tutti possono capire che ogni essere vivente sta cercando di dominare sulla natura materiale. Questa è la sua malattia: voler dominare.

È servitore, ma artificialmente vuole diventare Signore. Questa è la malattia. Infine, quando non riesce a dominare sul mondo materiale, allora dice: “Oh, questo mondo è falso, perciò diventerò uno col Supremo” – brahma satyam jagan mithya. Ma essendo parte integrante di Krishna, l'anima spirituale è per natura gioiosa e cerca la gioia. Ognuno sta lavorando duramente per scoprire qualche piacere nella vita – questo piacere non può essere ottenuto nello splendore spirituale [brahman impersonale]. Perciò nello Srimad-Bhagavatam troviamo questa informazione:

‘Aruhya kricchrena param padam…’ (SB 10.2.32): “Anche dopo aver raggiunto la più alta posizione (secondo la loro immaginazione e speculazione), sottoponendosi a grandi austerità, penitenze e fatiche, tuttavia di nuovo cadono nell’esistenza materiale”.
‘Kricchrena’, dopo essersi sottoposti a severe austerità possono fondersi nella luminosità del Brahman, e ciò è detto sayujya-mukti. Sayujya significa “fondersi”. Perciò, ‘aruhya kricchrena param padam’. Anche se riescono a fondersi nell'esistenza del Brahman dopo severe penitenze e fatica, tuttavia cadono, ‘patanty adhah’.

‘Adhah’ significa che cadono di nuovo in questo mondo materiale. ‘Aruhya kricchrena param padam tatah patanty adhah’ (SB 10.2.32). Perché cadono? ‘Anadrita-yusmad-anghrayah’: “Non hanno considerazione per i Tuoi piedi di loto”. Non accetteranno mai che Dio è una persona. Non saranno mai d'accordo. Il loro cervello adolescenziale non può conformarsi all’idea che Dio, il Supremo, possa essere una persona, perché hanno esperienza della loro stessa persona o di altri. Se Dio è una persona come me e voi, allora, come può creare innumerevoli universi?

Pertanto, l'atto di comprendere la Suprema Personalità di Dio richiede sufficienti attività pie. Nella Bhagavad-gita è detto ‘bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate’ (Bg. 7.19): “Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me”. Dopo aver speculato col metodo della filosofia impersonale… in realtà, quando diventa maturo e saggio, ‘jnanavan mam prapadyate’, quando è in grado di capire che la Suprema Verità Assoluta è una persona, sac-cid-ananda-vigraha, con una forma spirituale eterna piena di conoscenza e felicità… (allora si sottomette).

‘Va vadanti tat tattva-vidas, tattvam yaj jnanam advayam’. Quest’affermazione si trova nello Srimad-Bhagavatam (1.2.11):
“Coloro che conoscono la Verità Assoluta, sanno che Brahman, Paramatma e Bhagavan sono una cosa sola. Sono solo diverse fasi della comprensione”.
Se guardi una collina da un luogo distante, vedrai qualcosa di indistinto, sfocato, impersonale; se ti avvicini, allora vedrai del verde, e se vai effettivamente sulla collina, vedrai tanti alberi, animali, uomini. Similmente coloro che cercano di capire l'Assoluto da un luogo distante, o da lontano, realizzano per speculazione il Brahman impersonale; e coloro che sono più vicini, gli yogi, possono vedere l'aspetto localizzato.

‘Dhyanavasthita-tad-gatena manasa pasyanti yam yoginah’ (SB 12.13.1): “Offro i miei rispettosi omaggi a Dio, la Persona Suprema… che i perfetti yogi vedono nella loro mente dopo essere entrati nel rapimento estatico, rimanendo assorti in Lui”.
‘Dhyana avasthita’, situati nella trance meditativa, gli yogi vedono all’interno del proprio sé l'aspetto localizzato: il Paramatma. E coloro che sono devoti, vedono la persona di Krishna, la Suprema Personalità di Dio, da persona a persona.

‘Nityo nityanam cetanas cetananam’ (Katha Upanishad 2.2.13): “Tra tutti gli esseri viventi eterni, l’Uno fornisce a tutti gli altri ciò che è necessario per vivere”. La conclusione quindi è che la Verità Assoluta è una persona. Ma sfortunatamente, ‘avajananti mam mudha manusim tanum asritam’ (Bg. 9.11): “Gli stolti Mi denigrano quando scendo in questo mondo nella forma umana”.
I mudha, i meno intelligenti, pensano: “Krishna? Potrebbe essere Dio, ma è diventato una persona con l'aiuto di Maya”. Questa è la filosofia mayavada.

Questi filosofi studiano maya, ponendo anche Dio all’interno di maya; ma Dio non è maya, né è mai coperto da essa. Nella Bhagavad-gita (7.14) Krishna dice ‘that mam eva ye prapadyante mayam etam taranti te’: “Chiunque si arrende a Me, si libera dalle grinfie di maya”. Come potrebbe Krishna rimanere influenzato da maya? Non è questa una buona filosofia – ma semplicemente arrendendosi a Krishna, si diventa liberi da maya. Come può Krishna, la Persona Suprema, essere nella presa di maya? Perciò Egli dice ‘avajananti mam mudha manusim tanum asritam, param bhavam ajanantah’. (Bg. 9.11): “Gli stolti Mi denigrano quando scendo in questo mondo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale né la Mia supremazia su tutto ciò che esiste”.

Non sanno quanto il Signore Supremo sia potente, e confrontano il Suo potere con il proprio: questa è la filosofia del dottor Frog. Il dottor Frog (una rana) sta considerando: “L'oceano Atlantico potrebbe essere un po’ più grande di questo pozzo”; perché non è mai uscita dal pozzo. In Sanscrito questa filosofia è chiamata ‘kupa-manduka-nyaya’. Kupa significa “pozzo” e manduka significa “rana”. La rana vive sempre all'interno del pozzo, e se qualcuno la informa che c'è un'altra grande distesa d'acqua, l'oceano Atlantico, essa semplicemente calcola che “Potrebbe essere un po’ più grande del pozzo, solo un po’ di più”; ma non è in grado di capire quanto sia grande.

Pertanto Dio è grande. Non possiamo capire quanto sia grande! Questa è la nostra follia: semplicemente stiamo calcolando che “potrebbe essere un po’ più grande di me…” Solo una speculazione mentale. Perciò Krishna dice ‘manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye’ (Bg. 7.3): “Tra migliaia di uomini, forse uno cercherà la perfezione, e tra coloro che la raggiungono, raro
è colui che Mi conosce veramente”. Tra milioni di uomini qualcuno cercherà di rendere la propria vita un successo comprendendo la Verità Assoluta, ma tale persona è molto rara – ‘yatatam api siddhanam kascin mam vetti tattvatah’.

Con la speculazione mentale non possiamo capire Dio né quale siano le dimensioni dell'anima. Non è possibile Dobbiamo quindi prendere informazioni dalla massima autorità, Krishna, per sapere qual è la natura di Dio, della Verità Assoluta e dell'anima. Bisogna ascoltare, perciò la letteratura vedica è detta ‘Sruti’ [ascolto]. Non è possibile fare esperimenti, anche se sfortunatamente c'è un settore di persone che pensa di poter conoscere l'Assoluto con la sperimentazione e la speculazione mentale. La Brahma-samhita (5.34) insegna:

panthas tu koti-sata-vatsara-sampragamyo
vayor athapi manaso muni-pungavanam
so 'py asti yat prapada-simny avicintya-tattve
govindam adi-purusam tam aham bhajami

“Adoro Govinda, il Signore originale. Gli yogi che aspirano alla trascendenza e si dedicano al pranayama controllando il respiro, e i jnani che si sforzano di scoprire il Brahman non-differenziato rifiutando ciecamente la materia, possono solo sfiorare le dita dei suoi piedi di loto, dopo migliaia e milioni di anni di sforzi incessanti”.

Se continuate a scrutare il cielo per scoprire dov'è Dio, allora, ‘panthas tu koti-sata-vatsara-sampragamyah’, impiegherete molti milioni di anni – non solo sul piano ordinario ma anche sul piano della velocità dell'aria o della mente. Avete idea di quanto sia veloce la mente? Siete qui seduti, e immediatamente la vostra mente può andare a milioni di miglia di distanza; quindi, anche viaggiando per milioni di anni, sul piano mentale o sul piano aereo, non sarete in grado di scoprirlo. ‘Panthas tu koti-sata-vatsara-sampragamyo vayor athapi manaso muni-punga...’ (Bs. 5.34). ‘Muni-pungavanam’, non solo le persone comuni ma anche i grandi santi e saggi non possono farlo.

In un altro verso della Brahma-samhita (5.33) è detto ‘vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau’: “(Adoro Govinda, il Signore primordiale) che è inaccessibile con lo studio dei Veda, ma può essere facilmente raggiunto dall’anima che lo serve con devozione pura e incondizionata”. Vedesu. Anche se studi sinceramente i Veda, tuttavia, se studi col metodo speculativo, Krishna rimarrà sempre irraggiungibile – sebbene lo scopo ultimo dello studio dei Veda sia conoscerLo. Ma se ti avvicini a un devoto del Signore, egli può liberarti.

‘Naisam matis tavad urukramanghrim, mahiyasam pada-rajo-bhisekam’ (SB 7.5.32): “Finché non cospargono il corpo con la polvere dei piedi di un vaisnava, che è completamente libero dalla contaminazione materiale, le persone non possono attaccarsi ai piedi di loto del Signore, che è glorificato per le Sue attività sublimi”. Prahlada Maharaja dice:
“Non puoi ottenere facilmente la coscienza di Krishna, non puoi, se non ti arrendi” – ‘mahiyasam pada-rajo-bhisekam niskincananam na vrinita yavat’. Se non prendi la polvere dei piedi di loto di un devoto, niskincananam, che non ha nulla a che fare con questo mondo materiale – ma è solo interessato al servizio del Signore – a meno che tu non sia in contatto con una tale persona, è impossibile giungere alla coscienza di Krishna. Queste sono le dichiarazioni degli Shastra.

Così Krishna è la Suprema Verità Assoluta. Ed è una persona; ma non possiamo capirLo se non incontriamo un krishna-bhakta. Pertanto, per far conoscere Krishna, Krishna stesso è sceso come un bhakta, Sri Caitanya Mahaprabhu. ‘Sri-krishna-caitanya prabhu nityananda sri-advaita gadadhara srivasadi-gaura-bhakta-vrinda’. Bisogna dunque capire Krishna attraverso Sri Caitanya, perché Krishna stesso è venuto… ‘krishnaya krishna-caitanya-namne gaura-tvise namah’ (Caitanya-caritamrita, Madhya 19.53): “Tu sei Krishna stesso apparso come Sri Caitanya Mahaprabhu, hai assunto il colore dorato di Srimati Radharani e distribuisci liberamente il puro amore per Krishna”.

Quando Rupa Gosvami incontrò Caitanya Mahaprabhu per la seconda volta ... La prima volta Lo incontrò quando lui e suo fratello erano ministri nel governo di Nawab Hussein Shah. In seguito Caitanya Mahaprabhu ordinò loro di compiere la Sua missione, così decisero di dimettersi dal servizio governativo e di unirsi a Sri Caitanya per diffondere il movimento per la coscienza di Krishna. Perciò. quando Rupa Gosvami incontrò Caitanya Mahaprabhu ad Allahabad, Prayaga, in quell'occasione compose il primo verso, ‘namo maha-vadanyaya krishna-prema-pradaya te’. (Cc. Madhya 19.53)

“O Signore, Tu sei l’avatara più generoso”. Perché? “Perché distribuisci krishna-prema. Le persone non possono capire chi è Krishna, e che dire di krishna-prema. Ma Tu distribuisci liberamente questo krishna-prema, perciò sei la persona più munifica e caritatevole”. Namo maha-vadanyaya. Vadanya significa “molto caritatevole”, che dà liberamente in carità.

Poiché la gente fraintende Krishna, quando nella Bhagavad-gita dice: “Arrenditi a Me”. Che fare? Egli è Dio, Krishna, e ti ordina: “Arrenditi a Me, Io ti proteggerò” ‘Aham tvam sarva-papebyo’, ma la gente fraintende: “Perché dovrei arrendermi a Krishna? Anche Lui è un uomo, forse un po’ più importante di me, ma perché dovrei arrendermi a Lui?” Difatti, la malattia materiale è non è arrendersi: sono gonfi d’orgoglio e pensano di essere molto importanti. Così questa è la malattia materiale, e per guarire bisogna arrendersi.

tad viddhi pranipatena
pariprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darsinah

“Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità”. (Bhagavad-gita 4.34)

Finché non si è disposti ad arrendersi ... è un lavoro molto difficile per la persona materialista. Nessuno vuole arrendersi, ma competere. Individualmente – da persona a persona, da famiglia a famiglia, da nazione a nazione – ognuno sta cercando di diventare il maestro. Perché arrendersi? Non accettano l’idea, e questa è la malattia. Perciò, per curare questa prerogativa da mascalzoni, o malattia cronica, Krishna esige che ci arrendiamo, ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’ (Bg. 18.66).

“E poi? Se mi arrendo, avrò fallito in tutto? I miei affari, i miei piani, le mie tante cose ...?”
No, Krishna dice: “Io Mi prenderò cura di te, non preoccuparti” – ‘aham tvam sarva-papebhyo moksayisyami ma sucah’. Abbiamo molte garanzie e tuttavia non siamo pronti ad arrenderci, questa è la nostra malattia materiale. Perciò Krishna è di nuovo venuto come un devoto, Caitanya Mahaprabhu, solo per mostrare come arrendersi a Krishna. ‘Krishna-varnam tvisakrishnam sangopangastra-parsadam’ (SB 11.5.32):

“Nell’era di Kali, le persone intelligenti eseguono il canto congregazionale per adorare l’incarnazione di Dio che costantemente canta i nomi di Krishna. Sebbene la Sua carnagione non sia scura, Egli è Krishna Stesso, accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e amici confidenziali.”

Questo movimento per la coscienza di Krishna è scientifico e autorizzato. Non è qualcosa di falso, fabbricato dalla speculazione della mente. È autorizzato, basato sull’insegnamento vedico, come Krishna insegna, ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’ (Bg. 18.66). Noi insegniamo solo questa filosofia. Ecco Krishna, Dio, la Persona Suprema. Stai cercando Dio, non sai chi è Dio? Ecco Dio, Krishna, il Suo nome e le Sue attività, è tutto nella Bhagavad-gita. Accettalo e arrenditi a Lui. Come Krishna suggerisce, ‘man-mana bhava mad-bhakto mad-yaji mam namaskuru’ (Bg. 18.65): “Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, adoraMi e offriMi i tuoi omaggi. Così verrai a Me senza alcun dubbio. Te lo prometto perché tu sei un amico che Mi è molto caro”.

Stiamo insegnando la stessa cosa, così com’è spiegato nel Bhagavad-gita. Non fraintendiamo, non alteriamo la Bhagavad-gita, non commettiamo questa offesa. A volte, le persone dicono, “Svamiji, hai fatto qualcosa di meraviglioso”. Ma quale meraviglia, non sono un mago. Il mio unico merito è che non ho alterato la Bhagavad-gita ma l’ho presentata così com'è, e perciò è un successo. Grazie mille. Hare Krishna".





Fine
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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


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