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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 21-22
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Sangita Dasi
Moderatore



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Inserito il - 21/04/2020 : 13:19:15  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 21


vedavinasinam nityam
ya enam ajam avyayam
katham sa purusah partha
kam ghatayati hanti kam


TRADUZIONE

"O Partha, una persona che sa che l'anima è indistruttibile, non-nata, eterna e immutabile, come può uccidere o far uccidere ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Ogni cosa ha la sua ragion d’essere, e l’uomo che ha la conoscenza perfetta sa come e quando usare ogni cosa appropriatamente. Anche la violenza ha la sua utilità, e chi possiede la conoscenza sa come applicarla. Quando un giudice condanna a morte un omicida nessuno può biasimarlo perché l’uso che fa della violenza è conforme al codice penale. La Manu-samhita, il libro delle leggi dell’umanità, decreta che un assassino venga condannato a morte perché non debba subire le conseguenze del suo delitto nella prossima vita. In questo caso la condanna a morte è un atto di pietà.

Così quando Krishna dà ordine di ricorrere alla violenza, e perché vuol far trionfare la giustizia suprema, e Arjuna deve obbedirGli sapendo bene che l’uomo, o meglio l’anima, non è soggetta alla morte e che la violenza al servizio di Krishna non è veramente violenza. Nell’esercizio della giustizia questa violenza è permessa.

Un’operazione chirurgica richiede l’uso della “violenza”, anche se lo scopo non è quello di uccidere il paziente, ma di guarirlo. Così, combattendo per ordine di Krishna e in piena coscienza, Arjuna non commetterà alcun peccato e non subirà nessuna conseguenza spiacevole.


VERSO 22

vasamsi jirnani yatha vihaya
navani grihnati naro 'parani
tatha sarirani vihaya jirnany
anyani samyati navani dehi

TRADUZIONE

"Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Che l’anima individuale cambi corpo è un fatto evidente, accettato da tutti. Anche gli scienziati moderni, che non credono nell’esistenza dell’anima ma non possono spiegare da dove proviene l’energia che emana dal cuore, devono riconoscere la continua trasformazione del corpo; il suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, poi alla maturità e infine alla vecchiaia. Quando il corpo raggiunge l’ultima fase, l’anima passa in un altro corpo, come un verso precedente ha già spiegato (2.13).

La grazia dell’Anima Suprema è ciò che permette all’anima individuale e infinitesimale di essere trasferita in un altro corpo. Come si soddisfano i desideri di un amico, così l’Anima Suprema appaga quelli della piccola anima subordinata. La Mundaka Upanisad e la Svetasvatara Upanisad paragonano queste due anime a due uccelli amici posati sullo stesso albero.

Mentre uno dei due l’anima infinitesimale) gusta i frutti dell’albero, l’Altro (Krishna, l’Anima Suprema) semplicemente l’osserva. I due uccelli partecipano della stessa natura e mentre uno dei due è attirato dai frutti dell’albero materiale, l’Altro osserva pazientemente i movimenti del Suo amico. Krishna è l’uccello “testimone”, Arjuna quello “mangiatore”. Sono due amici, ma Uno è il maestro e l’altro il Suo servitore.

Avendo dimenticato il legame che la unisce all’Anima Suprema, l’anima infinitesimale (il jiva) è costretta a svolazzare da un albero all’altro, da un corpo all’altro. il jiva posato sull’albero del corpo è costretto a una dura lotta, ma quando riconoscerà nell’Altro il maestro spirituale supremo sfuggirà a ogni pericolo e cesserà di soffrire.

Così fece Arjuna, che si abbandonò volontariamente al Signore chiedendoGli di istruirlo. La Mundaka Upanisad (3.1.2) e la Svetasvatara Upanisad (4.7) dicono letteralmente:

samane vrikse puruso nimagno
'nisaya socati muhyamanah
justam yada pasyaty anyam isam
asya mahimanam iti vita-sokah

“I due uccelli vivono sullo stesso albero, ma solo quello che ne gusta i frutti sprofonda nella tristezza e nell’angoscia. Se fortunatamente egli si volge verso il Signore, suo amico, e viene a conoscenza delle Sue glorie, smette di soffrire e sfugge a tutte le angosce.”

Arjuna si è ora rivolto a Krishna, il suo eterno amico, e guidato da Lui penetra la saggezza della Bhagavad-gita. Ascoltando le parole di Krishna, egli potrà comprendere le Sue glorie supreme e si libererà da ogni sofferenza.

Il Signore consiglia ad Arjuna di non lasciarsi rattristare dal cambiamento di corpo che dovranno subire suo nonno e il suo maestro. Dovrebbe invece essere felice di distruggere il loro corpo in questa giusta battaglia perché in questo modo saranno subito purificati dalle conseguenze di tutte le loro azioni passate.

Infatti, chi muore sull’altare del sacrificio o sul campo di battaglia dove si combatte per una giusta causa si libera subito da tutte le conseguenze dei suoi atti e ottiene una condizione di vita migliore nella prossima esistenza. Arjuna non ha dunque nessuna ragione di lamentarsi".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra, il 26 Agosto 1973

vedavinasinam nityam
ya enam ajam avyayam
katham sa purusah partha
kam ghatayati hanti kam

“O Partha, se una persona sa che l’anima è indistruttibile, eterna, non nata e immutabile, come può uccidere o far uccidere?” (2.21)

vasamsi jirnani yatha vihaya
navani grihnati naro 'parani
tatha sarirani vihaya jirnany
anyani samyati navani dehi

“Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l’anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili”. ( 2.22)

"Questo è un altro modo convincente, una cosa molto semplice, chiunque può capire, ‘vasamsi jirnani yatha vihaya’: “Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati…” Come si gettano via indumenti vecchi, non più utilizzabili, cambiandoli con abiti nuovi, similmente l'anima cambia vestito passando dall’infanzia alla giovinezza, e così via. Come un bambino, crescendo, cambia il vestito e il corpo, allo stesso modo l’anima cambia il corpo materiale – proprio come si cambiano degli indumenti. ‘Vasamsi jirnani’. Quando è abbastanza vecchio (jirnani), non più adatto all'uso, allora, lo abbandoniamo (vasamsi), e indossiamo abiti nuovi, ‘navani’.

‘Grihnati naro aparani’, il corpo è paragonato a un vestito, proprio come una giacca o una camicia. Il sarto taglia la camicia secondo il corpo, allo stesso modo, il corpo materiale, che è simile a una camicia, è tagliato secondo il corpo spirituale – che non è ‘nirakara’, senza forma. Se fosse senza forma, allora, perché il vestito avrebbe braccia e gambe? Si tratta di buon senso. La camicia ha le braccia, e i pantaloni hanno le gambe, perché la persona che li sta usando possiede braccia e gambe.

Ciò dimostra che il corpo spirituale ha una forma – non è impersonale né tanto meno ‘zero’; ma è minuscola, ‘anor aniyan mahato mahiyan’. Ci sono due forme spirituali: ‘mahato mahiyan’, la forma del Signore Supremo, virat-rupa; e ‘anor aniyan’, la nostra forma che è più piccola dell’atomo. Come spiegato nella Katha Upanishad (1.2.20), ‘nor aniyan mahato mahiyan atmasya jantor nihito guhayam’: “L’anima Suprema (il Paramatma) e l’anima infinitesimale (il jivatma) si trovano entrambe sullo stesso albero, che rappresenta il corpo dell’essere vivente, e più precisamente nel cuore”. Entrambi sono nel cuore, ‘guhayam’.

Che la scienza moderna lo scopri! Sia l'anima che l'Anima Suprema sono situate nel cuore. ‘Isvarah sarva-bhutanam hrid-dese…’ (Bg. 18.61): “Il Signore Supremo è situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l'errare di tutti gli esseri viventi”. Non è ovunque nel corpo. No, è situato nel cuore, ‘hrid-dese’. In realtà, dalla scienza medica sappiamo che il cuore è il centro di tutte le attività del corpo – così il cuore è la sede, il cervello è il funzionario, e Krishna è il dirigente. In un altro punto Krishna dichiara apertamente ‘sarvasya caham hridi sannivistah’ (Bg. 15.15): “Sono seduto nel cuore di ogni essere vivente”. Perciò cercate di scoprire Dio, Krishna. In vari punti, in tutta la letteratura vedica, la parola ‘guhayam’ significa “nel cuore”.

Il direttore supremo, Krishna, è seduto nel cuore, e dirige: “Questo essere vivente ora vuole soddisfare il suo desiderio in questo modo”. E così ordina alla natura materiale: “Ora prepara un veicolo, un corpo adatto a questo mascalzone che vuole divertirsi, perciò fallo godere”. Accade questo. Siamo tutti mascalzoni, e stiamo creando diversi modi di vivere. “Io credo”, quindi stiamo pensando; ma non possiamo soddisfare i nostri desideri senza la sanzione di Dio. Non è possibile. E poiché continuiamo a insistere, “Voglio soddisfare il mio desiderio in questo modo”, Krishna dà il Suo benestare: “D’accordo”.

Proprio come un bambino che insiste nell’avere qualcosa, e il padre allora dice, “Va bene, prendilo”. E sebbene otteniamo tanti corpi con la sanzione del Signore, tuttavia Egli approva con riluttanza: “Perché ora desideri agire in questo modo?” Questa è la nostra posizione. Perciò, alla fine Krishna dice ‘sarva-dharman parityajya’ (Bg. 18.66): “Rinuncia a questa insensatezza – ‘voglio questo corpo, quel corpo, voglio godermi la vita in questo modo o in quel modo – rinuncia a tutte queste assurdità”.

Dalla letteratura vedica quindi apprendiamo che sia il Signore sia l'essere vivente sono situati nel cuore. L'essere vivente, jiva, desidera; il maestro sanziona; e prakriti, o la natura materiale, produce il corpo. “Ecco pronto il tuo corpo, signore, vieni”. Pertanto, la causa originale della nostra schiavitù o della nostra liberazione è il desiderio – perché noi desideriamo. Se vuoi liberarti dal coinvolgimento di nascita, morte, vecchiaia e malattia, ecco la soluzione; e se vuoi continuare in questo coinvolgimento, o cambiamento di corpo, allora, ‘vasamsi jirnani’ – devi cambiare gli abiti usati e indossarne di nuovi. Non puoi goderti pienamente la vita spirituale in un corpo materiale.

Se vuoi godere in questo mondo, devi avere un corpo materiale; e se vuoi godere della vita spirituale, devi farlo in un #8203;#8203;corpo spirituale. Ma poiché non abbiamo informazioni sulla vita o il piacere spirituale, desideriamo semplicemente godere di questo mondo, ‘punah punas carvita-carvananam’ (SB 7.5.30), masticando il masticato – lo stesso uomo e la stessa donna si divertono a casa con lo stesso sesso, o la stessa danza nuda. L’oggetto è sempre lo stesso: il sesso, qui o là. Ma pensano: “Se andrò a teatro a ballare nudo, sarà molto divertente”. Perciò, è detto ‘punah punas carvita-carvananam’ (SB 7.5.30), masticare il masticato.

Masticare la stessa vita sessuale a casa, e masticare la stessa danza nuda al club. Masticare il masticato. Non c'è ‘rasa’, non ci sono dolcezza né divertimento – perciò sono delusi, perché è sempre la stessa cosa. Se mastichi una canna da zucchero già masticata e ormai priva di succo, che cosa otterrai? Ma sono così ottusi e mascalzoni, e non lo sanno. Stanno cercando di ottenere un piacere che è già goduto e gustato, ‘adanta-gobhir visatam tamisram punah punas carvita-carvananam’ (SB 7.5.30): “Le persone che non controllano i sensi, che sono dedite alla vita materialistica, progrediscono verso condizioni infernali e ripetutamente masticano ciò che è già stato masticato”.

Osservando i cani che hanno una vita sessuale per strada senza vergogna, molte persone lussuriose desiderano ugualmente divertirsi, e a volte lo fanno. Sta accadendo questo, ‘punah punas carvita-carvananam’. Così vita materialistica significa vita sessuale. ‘Yan maithunadi grihamedhi sukham hi tuccham’ (SB 7.9.45): “La vita sessuale è paragonata al grattarsi di due mani che vogliono alleviare il prurito”. ‘Tuccham’, molto abominevole. Se qualcuno ha capito questo, allora è liberato. Se è ancora attratto, allora si deve capire che la sua liberazione è rinviata; ma chi ha compreso, rinunciandovi, allora è liberato anche in questo corpo. Si chiama ‘muktah sa ucyate’ (Bg. 5.11, spiegazione):

iha yasya harer dasye
karmana manasa gira
nikhilasv apy avasthasu
jivan-muktah sa ucyate

“La persona che agisce in coscienza di Krishna, cioè nel servizio a Krishna, con il corpo, la mente, l’intelligenza e le parole è una persona liberata anche in questo mondo, sebbene le sue attività sembrino materiali.” (Bhakti-rasamrita-sindhu 1.2.187)

Come possiamo quindi liberarci dai desideri? ‘Iha yasya harer dasye’, se desideri semplicemente servire Krishna, allora puoi uscire dal coinvolgimento. Altrimenti no, non è possibile. Se desideri qualsiasi altra cosa tranne il servizio del Signore, allora maya t’inciterà: “Perché non godere di questo?” Perciò il grande santo e devoto Yamunacharya dichiara:

yad-avadhi mama cetah krishna-padaravinde
nava-nava-rasa-dhamany udyatam rantum asit
tad-avadhi bata nari-sangame smaryamane
bhavati mukha-vikarah susthu nisthivanam ca

“Da quando la mia mente è impegnata nel servizio ai piedi di loto di Sri Krishna, provo una gioia trascendentale sempre nuova, e ogni volta che un pensiero sessuale s’insinua nella mia mente, vi sputo sopra e le mie labbra hanno una smorfia di disgusto”. (Bg.2.60, spiegazione)

Yamunacarya era un grande re, e i re sono generalmente licenziosi, ma in seguito divenne un devoto santo. Per la sua esperienza personale, afferma ‘yad-avadhi mama cetah krishna-padaravinde’: “Poiché ho impegnato la mia mente al servizio dei piedi di loto di Krishna...” ‘Nava-nava-rasa’, servizio spirituale significa provare a ogni istante una gioia sempre nuova. Non è qualcosa di ripetitivo e scontato. Chi è spiritualmente realizzato scopre che servire Krishna causa un’ispirazione sempre nuova. ‘Nava-nava-rasa-dhamany udyatam rantum asit’.

Qui, nel mondo materiale, il piacere che puoi provare diventa scontato e trito, ‘punah punas carvitam’, e così rimani deluso; ma se t’impegni al servizio di Krishna, allora scoprirai stimoli sempre nuovi – questo è spirituale. E se anche questo lo trovi trito e scontato, allora devi sapere che non stai servendo spiritualmente ma materialmente – una stereotipata formalità. Tuttavia, se senti un’energia sempre nuova, allora sai che stai servendo spiritualmente. Questo è il test: Il tuo entusiasmo aumenta, non diminuisce.

Così il test è nelle nostre mani. Se nel momento di andare al mangala-arati ci sentiamo pigri, significa che non siamo ancora spiritualmente avanzati. E se siamo entusiasti, “Oh, è il momento del mangala-arati, devo alzarmi”, allora è spirituale. Chiunque può verificarlo, ‘bhaktih paresanubhavo viraktir anyatra syat’ (SB 11.2.42): “La devozione, la diretta esperienza del Signore Supremo e il distacco da ogni altra cosa—questi tre si presentano simultaneamente per chi ha preso rifugio in Dio, la Persona Suprema”.

La bhakti è spirituale, quindi, appena entriamo in contatto con lo Spirito Supremo, allora, ‘viraktir anyatra syat’, non abbiamo più interessi in questo mondo materiale. Così Krishna è presente. È seduto nel mio cuore, e anch'io sono seduto là, proprio come due amici sullo stesso ramo.
Come descritto nelle Upanishad (Bg.2.22 spiegazione):

samane vrikse purusho nimagno
'nisaya socati muhyamanah
justam yada pasyaty anyam isam
asya mahimanam iti vita-sokah

“I due uccelli vivono sullo stesso albero, ma solo quello che ne gusta i frutti sprofonda nella tristezza e nell’angoscia. Se fortunatamente egli si volge verso il Signore, suo amico, e viene a conoscenza delle Sue glorie, smette di soffrire e sfugge a tutte le angosce”.

Sono seduti ugualmente allo stesso livello, ‘nimagnah’; ma un uccello, l’anima o l’essere vivente, jiva, mangia il frutto dell'albero, compiendo la sua azione interessata. ‘Kshetra-jna’. È tutto descritto. ‘Kshetra-jnam capi mam viddhi sarva-kshetresu bharata’ (Bg. 13.3): “Sappi, o discendente di Bharata, che anch'Io sono il conoscitore in tutti i corpi”. Kshetra è il campo d’azione (il corpo); e kshetra-jnam è il conoscitore del campo. Il proprietario e l'occupante.

Io sono l'occupante di questo corpo e Krishna è il proprietario, perciò un altro nome di Krishna è Hrisikesha (il maestro dei sensi). In realtà Egli è il proprietario delle mie mani, delle mie gambe e dei miei occhi, di tutto il mio corpo e i miei sensi. Io sono solo un occupante, non sono il proprietario; ma l’ho dimenticato.

Ad esempio, se vivi in un appartamento in affitto, tu sei l’occupante: sei stato autorizzato a occupare quelle stanze, non sei il proprietario. Ma se pensi di essere il proprietario, allora, ‘stena eva sa ucyate (Bg. 3.12), “sei certamente un ladro”, e sei mal guidato. Pertanto accettalo: il tuo corpo, il paese, la nazione, il mondo o l'universo, nulla ti appartiene. Il proprietario è Krishna. Il proprietario è ‘sarva-loka-mahesvaram’ (Bg. 5.29). Krishna dichiara: “Io sono il proprietario”.

Questo è l'errore: poiché non conosciamo il proprietario, ci consideriamo tali, anche se siamo occupanti che usano impropriamente la loro residenza. Questa è la condizione materiale – inappropriata. In alternativa, le direttive sono presenti, il dirigente è seduto nel nostro cuore e ci sta aiutando. Tuttavia, la malattia è che rivendichiamo di essere i proprietari e vogliamo agire secondo i nostri capricci, e questa è la condizione materiale.

La mia attività è di lavorare per il proprietario, non per me. Pertanto questa è la mia posizione. È detto che Krishna ci ha creato, ma in realtà noi esistiamo con Krishna; siamo servitori eterni. Proprio come accade in questo corpo: con esso è nato anche il dito – non diversamente (non è nato dopo, ma insieme). Quando sono nato, anche le mie dita sono nate. Allo stesso modo Krishna era presente, non era mai nato, quindi anche noi non siamo mai nati. ‘Na hanyate hanyamane sarire’ (Bg. 2.20): “L’anima non muore quando il corpo muore”. È una filosofia molto semplice, siamo parte integrante di Krishna. Se Krishna è nato, allora io sono nato; se Krishna non è nato, allora io sono non nato.

Krishna è ‘aja’ (non nato), e così anche noi siamo ‘aja’. ‘Ajam avyayam’ (Bg. 2.21), Krishna è imperituro, immutabile – e anche noi lo siamo, essendo Sue parti integranti. E perché esistono parti e frammenti di Dio? perché esiste la mia mano? Perché ho bisogno dell'aiuto della mia mano e delle mie dita; è necessario. I mascalzoni chiedono: “Come mai Dio ci ha creati?” Perché è necessario. Perché Dio desidera il nostro servizio. Come un grande uomo che ha tanti servitori, e se un furfante chiede “perché hai tanti servitori?” Lui risponde “perché sono un grande uomo e lo desidero!” Una filosofia semplice. Similmente, se Dio è l'autorità suprema, allora deve avere molti assistenti. Altrimenti, come gestirà la Sua creazione?

Secondo Brahma, l'assistente più potente, l'intero universo è gestito dai molti aiutanti di Dio. ‘Tene brahma hrida ya adi-kavaye muhyanti yat surayah’ (SB 1.1.1): “In origine, Lui e nessun altro insegnò la conoscenza vedica al primo essere creato, Brahmaji, nel suo cuore”. Così il Signore entrò anche nel cuore di Brahma, ‘tene brahma hrida’. Brahma era solo, non sapeva che fare, ed era perplesso ma Krishna lo istruì: “Crea l’universo in questo modo”. Perciò, ‘buddhi-yogam dadami tam’ (Bg. 10.10): “Io do l'intelligenza”. Il Signore dà al devoto l’intelligenza sufficiente che lo condurrà a Lui, nel Suo regno spirituale.

Pertanto c’è tutto, e Krishna è sempre con te. Se vuoi tornare a casa da Dio, allora Krishna è pronto a darti tutte le istruzioni. Sì, ‘yena mam upayanti te’ (Bg. 10.10): “Ti do l’intelligenza necessaria per venire da Me”. Egli dà istruzioni: “Se agirai in questo modo, rinunciando a ogni attività materiale, dopo che avrai lasciato il corpo, verrai da Me”. Ma se vuoi continuare quest’esistenza materiale, allora ‘vasamsi jirnani yatha vihaya’ [“Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati…”], devi accettare un corpo, e quando non è più utilizzabile, allora devi abbandonarlo e accettarne un altro. Questa è la continuazione dell'esistenza materiale. Ma se vuoi farla finita, se sei davvero disgustato da questo tipo di affare, ‘bhutva bhutva praliyate’ (Bg. 8.19), nascere e morire ripetutamente, allora devi seguire le istruzioni di Krishna; ma siamo così spudorati e insensati, tanto da non essere molto disgustati da questa situazione. Vogliamo continuare, e perciò anche Krishna dice: “D’accordo, continua”. Ciò è spiegato nella Bhagavad-gita (18.61):

isvarah sarva-bhutanam
hrid-dese 'rjuna tisthati
bhramayan sarva-bhutani
yantrarudhani mayaya

“Il Signore Supremo è situato nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l'errare di tutti gli esseri viventi, che si trovano, ciascuno, come in una macchina, costituita di energia materiale”.

È molto chiaro. Krishna conosce il tuo desiderio, e se vuoi ancora godere in questo mondo materiale, allora, “D’accordo, goditelo”. E poiché, per godersi diversi tipi di divertimento abbiamo bisogno di diversi tipi di strumenti, Krishna è così gentile che fornisce il necessario; proprio come un padre procura il giocattolo che il figlio desidera – “vuoi una macchinina, un trenino?”

Allo stesso modo Krishna fornisce questi “corpi giocattolo”, o yantra, che significa macchina. Il corpo è una macchina – tutti conoscono il significato di questa parola. E chi ha fornito questa macchina? È fornita dalla natura, con ingredienti materiali; ma è preparata secondo l'ordine di Krishna. ‘Mayadhyaksena prakritih suyate sa-caracaram’ (Bg. 9.10): “Prakriti, la natura materiale, agisce secondo la Mia direzione”.

Qual è dunque la difficoltà di comprendere la coscienza di Krishna? È tutto nella Bhagavad-gita. Se studiate con diligenza, cercando di capire, rimarrete sempre pienamente coscienti di Krishna. È tutto spiegato: qual è la nostra posizione, come si deve agire, perché si nasce, si muore, si prende un corpo, e stiamo vagando negli universi. È tutto spiegato nei particolari.

È necessario solo un po’ d’intelligenza; eppure continuiamo a essere poco intelligenti e anche mascalzoni, perché ci associamo con altri mascalzoni di ogni tipo: filosofi, religiosi fanatici, falsi avatara, bhagavan, swami, yogi e karmi – così siamo diventati mascalzoni. Narottama dasa Thakura si rammarica: ‘Sat-sanga chadi kainu asate vilasa’, “ho abbandonato la compagnia dei devoti (sat-sanga), solo per rimanere con questi furfanti” (asat-sanga).
‘Te karane lagile mora karma-bandha-phansa’, “perciò sono rimasto intrappolato nella ripetizione di nascita e morte”; e quindi, ‘te karane’, “devo lasciar perdere”.

Anche Canakya Pandita esorta, ‘bhaja sadhu-samagamam’: “Abbandona la compagnia di questi furfanti e semplicemente rimani con i devoti”. Questa è la cosa giusta. Stiamo stabilendo vari centri nel mondo, non per la gratificazione dei sensi ma per la buona associazione dei devoti. E in mancanza di ciò, i dirigenti di questa istituzione devono sempre sapere che non possiamo rendere i nostri centri simili a una casa di tolleranza. La gestione e l’organizzazione devono essere tali da assicurare sempre la buona associazione per il progresso spirituale. Questo è richiesto. Grazie molte".




Fine
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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.



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