RKC Forum
[ Home | Registrati | Discussioni Attive | Discussioni Recenti | Segnalibro | Msg privati | Sondaggi Attivi | Utenti | Download | Cerca | FAQ ]
Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?

 Tutti i Forum
 UTILITA'
 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 20
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Autore Discussione Precedente Discussione Discussione Successiva  

Sangita Dasi
Moderatore



58 Messaggi

Inserito il - 06/04/2020 : 12:04:53  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 20


na jayate mriyate va kadacin
nayam bhutva bhavita va na bhuyah
ajo nityah sasvato 'yam purano
na hanyate hanyamane sarire


TRADUZIONE

"Per l'anima non c'è né la nascita né la morte. Esiste e non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"In qualità, l’anima individuale è uno con l’anima Suprema, di cui è parte infinitesimale. Poiché non è soggetta a cambiamenti come il corpo, è detta anche kuta-stha, “immutabile”. Il corpo è soggetto a sei tipi di trasformazioni: appare nel grembo di una madre, vi rimane per qualche tempo, poi nasce, cresce, genera una prole, s’indebolisce e infine muore per scomparire nell’oblio.

L’anima, invece, non subisce queste trasformazioni. L’anima non nasce, ma poiché deve rivestirsi di un corpo materiale, il corpo nasce. L’anima non è dunque creata nel momento in cui si forma il corpo, e non muore quando il corpo si decompone. Solo ciò che nasce deve morire. Ma poiché l’anima non nasce, non conosce né passato né presente né futuro. È eterna e originale, e niente lascia supporre che abbia avuto un inizio. Non invecchia come il corpo; perciò il vecchio si sente interiormente uguale al bambino o al giovane che è stato un tempo.

I cambiamenti del corpo non influiscono sull’anima; essa non deperisce come un albero o qualsiasi altro oggetto materiale, e nemmeno genera una discendenza. Infatti, i figli di un uomo sono anime distinte da lui; sembrano nati da lui solo a causa dei legami fisici che li uniscono. Il corpo si sviluppa solo in presenza dell’anima, ma l’anima non è soggetta a cambiamenti né genera alcuna discendenza.

Perciò l’anima è libera dalle sei trasformazioni che subisce il corpo.
Nella Katha Upanisad (1.2.18) troviamo un verso quasi identico a quello che stiamo studiando:

na jayate mriyate va vipascin
nayam kutzcin na babhuva kascit
ajo nityah sasvato 'yam purano
na hanyate hanyamane sarire

La traduzione e il significato di questo verso non sono diversi da quello della Bhagavad-gita, con la differenza che qui si trova la parola vipascit, che significa “erudito”, o “dotato di conoscenza”.

L’anima è piena di conoscenza ed è sempre pienamente cosciente. Perciò la coscienza è il sintomo dell’anima. Infatti, anche se non riusciamo a percepire la presenza dell’anima nel cuore, dov’è situata, ne avvertiamo l’esistenza per la coscienza che emana. Talvolta non vediamo il sole perché è nascosto dietro le nuvole, ma sappiamo che è giorno perché la luce che irradia ci arriva ugualmente. Quando all’alba spunta un leggero chiarore sappiamo che il sole è sorto.

Lo stesso principio è valido per l’anima: poiché la coscienza è presente in tutti i corpi, umani e animali, possiamo capire che l’anima è presente in ciascuno di essi. La coscienza dell’anima individuale differisce però dalla coscienza di Dio perché la coscienza suprema possiede la conoscenza integrale del passato, del presente e del futuro, mentre la coscienza dell’essere infinitesimale è soggetta all’oblio.

Quando l’essere dimentica la sua vera natura, Krishna, che non ha questo difetto, lo istruisce e lo illumina col Suo insegnamento. Se Krishna fosse uguale all’anima smemorata, l’insegnamento che Egli dà nella Bhagavad-gita sarebbe inutile. La Katha Upanisad conferma l’esistenza di due tipi di anime: l’anima individuale, infinitesimale (anu-atma), e l’Anima Suprema (vibhu-atma):

anor aniyan mahato mahiyan
atmasya jantor nihito guhavam
tam akratuh pasyati vita-soko
dhatuh prasadn mahimanam atmanah

“L’anima Suprema (il Paramatma) e l’anima infinitesimale (il jivatma) si trovano entrambe sullo stesso albero, che rappresenta il corpo dell’essere vivente, e più precisamente nel cuore. Solo colui che si è liberato da ogni desiderio materiale e da ogni lamento può comprendere, per la grazia del Signore Supremo, le glorie dell’anima.” (Katha Upanisad 1.2.20)

Come mostreranno i capitoli seguenti, Krishna è la sorgente dell’Anima Suprema, e Arjuna rappresenta l’anima infinitesimale, dimentica della sua vera natura. Egli ha dunque bisogno di essere illuminato dagli insegnamenti del Signore o del Suo rappresentante qualificato, il maestro spirituale".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta ad Hyderabad (India), il 25 Novembre 1972

na jayate mriyate va kadacin
nayam bhutva bhavita va na bhuyah
ajo nityah sasvato 'yam purano
na hanyate hanyamane sarire

“Per l’anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio né passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore”.

Pertanto l'anima non può essere uccisa, ‘na hanyate hanyamane sarire’: l'anima non ha nascita né morte; proprio come Krishna. Nel quarto capitolo Krishna dice, ‘ajo pi sann avyayatma’ (Bg 4.6): “Anche se Io sono il non nato...” Aja è un altro nome di Krishna; o vishnu-tattva. Anche noi siamo ‘aja’, che significa “non nato”. Così, entrambi Krishna, o Dio, e gli esseri viventi sono eterni. ‘Nityo nityanam cetanas cetananam’ (Katha Upanishad 2.2.13): “Tra tutti gli esseri viventi eterni, l’Uno fornisce a tutti gli altri ciò che è necessario per vivere”.

L'unica differenza è che noi siamo una minuscola particella, perciò siamo inclini ad essere coperti dall'energia materiale e diventiamo ‘cyuta’, caduti. Ma Krishna è Acyuta, non cade mai. Questa è la differenza. Proprio come la nuvola, che può coprire in parte la luce solare ma non può coprire il sole. Non è possibile. Supponiamo che il cielo sia coperto di nuvole, forse per cento o cinquecento miglia, ma cosa sono cinquecento miglia paragonate al sole, milioni e trilioni di miglia? Così la nuvola copre i nostri occhi, ma non il sole.

Similmente, maya copre gli occhi dell'essere vivente ma non può coprire la Persona Suprema. Non è possibile. La cosiddetta nascita e morte, quindi, è dovuta alla copertura di maya. Noi siamo la potenza marginale. Krishna ha molte potenze, ‘parasya saktir vividhaiva sruyate’ (Cc. Madhya 13.65, spiegazione): “Il Signore Supremo è dotato di moltepici potenze e queste agiscono in modo così perfetto che ogni coscienza, ogni forza, ogni attività è unicamente diretta dal Suo volere”. (Svetasvatara Upanishad 6.8) Questa è l'istruzione vedica. La Verità Assoluta ha molteplici energie.

‘Parasya brahmanah saktis tathedam akhilam jagat’ (Vishnu Purana): Qualunque cosa vediamo, semplicemente è la disposizione dell'energia del Supremo. Esattamente come il sole, il globo solare e il dio del sole; e non solo, vi sono anche altri esseri viventi il cui corpo è incandescente, fatto di fuoco. Come noi abbiamo un corpo di terra, che è prominente in questo pianeta, così nel pianeta sole, il fuoco è prominente. La terra e il fuoco sono due tra i cinque elementi. In relazione a ciò, sarà spiegato che l'anima non è mai bruciata dal fuoco.

È fuori questione dunque pensare che sul pianeta Sole non ci sia alcun essere vivente; ci sono esseri adatti a vivere in quel pianeta. La Brahma-samhita insegna, ‘yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti-kotisv asesa vasudhadi-vibhuti-bhinnam’ (Bs. 5.40): “Adoro Govinda il Signore primordiale, il cui splendore è il Brahman descritto nelle Upanishad: indifferenziato, infinito, assoluto, impenetrabile, completo e onnipresente, origine della creazione degli innumerevoli pianeti dell’universo materiale e di tutte le loro opulenze”. ‘Vasudha’ significa pianeta. In ogni singolo universo ci sono innumerevoli pianeti.

Questo è soltanto un universo, ci sono altri milioni di universi. Un devoto di Caitanya Mahaprabhu disse: “O Signore, ora che sei venuto, per favore libera tutte le anime condizionate, e se pensi che abbiano commesso orribili peccati da non poter essere liberate, allora trasferisci questi peccati su di me. Solo io soffrirò, perciò prendile con Te”. Questa è la filosofia vaisnava. Il vaisnava è ‘para-duhkha-duhkhi’, anche se è felice in ogni circostanza, prova infelicità nel vedere la sofferenza altrui. Personalmente non è scontento in nessuna condizione di vita. È sempre in contatto con Krishna, come può essere triste? Ma diventa infelice nel vedere le anime condizionate che soffrono, perciò, ‘para-duhkha-duhkhi’.

Così Vasudeva Ghosha chiese a Sri Caitanya Mahaprabhu di liberare tutte le anime condizionate infelici, e di trasferire i loro peccati su di lui affinché potessero essere liberate; solo lui avrebbe sofferto. Caitanya Mahaprabhu fu molto contento di questa proposta, e sorridendo disse: “Questo ‘brahmanda’, universo, è solo un seme di mostarda in un sacco pieno di semi”. Il punto è che ci sono così tanti universi. Basta fare il confronto: prendete un seme da un sacco di semi di mostarda; paragonato all’intero sacco, qual è il valore di quest’unico seme?

Similmente quest’universo è come un minuscolo seme di mostarda. Ci sono così tanti universi. Gli scienziati moderni stanno cercando di andare su altri pianeti, e anche se lo faranno, qual è il merito? ‘Kotisu vasudhadi-vibhuti-bhinnam’, ci sono innumerevoli pianeti, non è possibile andare su tutti. Anche secondo il loro calcolo, se vogliamo andare sul pianeta più alto in questo universo, chiamato Brahmaloka, ci’impiegheremo quarantamila anni nel calcolo di anni luce.

Nella creazione di Dio tutto è illimitato – non è limitato alla nostra prospettiva di conoscenza. Ci sono innumerevoli universi e pianeti, e innumerevoli esseri viventi, e tutti ruotano secondo il loro karma. Nascita e morte significa cambiare un corpo dopo l'altro. In questa vita faccio dei piani, perché ognuno è nel concetto corporeo di vita, e finché rimango in queste designazioni – “sono brahmana, kshatriya, sono indiano o americano” – penso di avere dei doveri come brahmana o come americano, e così via. Pertanto facciamo dei piani in questa vita. E finché tale coscienza durerà, dovremo accettare un altro corpo – questo è il processo della natura.

E anche se il mio corpo materiale e grossolano è finito, morto, tuttavia il mio pensiero nella mente, o corpo sottile, rimane; e poiché rimane nella mente, dovrò accettare un altro corpo per soddisfare il mio desiderio. Questa è la legge della trasmigrazione dell'anima. Così l'anima è trasferita con tutti i suoi desideri in un altro corpo grossolano – accompagnata dall'Anima Suprema, la Suprema Personalità di Dio.

‘Sarvasya caham hridi sannivisto mattah soritir jnanam apohanam ca’ (Bg. 15.15): “Sono nel cuore di ogni essere e da Me viene il ricordo, la conoscenza e l'oblio. Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi; in verità, Io sono Colui che ha composto il Vedanta e Colui che conosce i Veda”.

Così l'Anima Suprema, Dio, dà l’intelligenza: “Volevi attuare questo piano? Ora hai un corpo adatto e puoi farlo”. In tal modo scopriamo che qualcuno è un grande scienziato o un tecnico molto esperto; significa che nell'ultima vita stava facendo un piano, e in questa vita ottiene la possibilità di soddisfare il suo desiderio. Scopre qualcosa e diventa famoso, perché i karmi vogliono tre cose, ‘labha-puja-pratistha’: profitto, adorazione e reputazione. Questa è la vita materiale.

Cercando quindi di acquisire profitto, adorazione e reputazione – uno dopo l'altro – otteniamo diversi tipi di corpi. E ciò continua. In realtà, l’accettazione del corpo non significa che io muoia; sono ancora presente ma in forma sottile. ‘Na jayate na mriyate’, perciò non si tratta di nascita o morte, è semplicemente una trasformazione del corpo. ‘Vasamsi jirnani yatha vihaya’ (Bg. 2.22), come sarà spiegato nel prossimo verso:

vasamsi jirnani yatha vihaya
navani grihnati naro 'parani
tatha sarirani vihaya jirnany
anyani samyati navani dehi

“Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili”.

‘Dehi’ significa l'essere vivente che semplicemente cambia vestito. Questo corpo è un vestito. Ora la domanda è… Si discute sul fatto che lo spirito non abbia forma. Come può essere? Se questo corpo è il mio vestito, com’è possibile che l’anima non abbia forma? Perché la mia giacca e camicia hanno forma? Perché il mio corpo ha una forma – ho due braccia e quindi anche la mia camicia ha due braccia.

Così questo corpo è un vestito, come spiegato nella Bhagavad-gita – ‘vasamsi jirnani yatha vihaya’ (Bg. 2.22): “Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati…” – e se è un vestito, allora io devo avere una forma. Altrimenti, che forma ha questo vestito? È una conclusione molto logica e facile da capire. A meno che il mio vestito non abbia la forma del mio corpo, come può avere una forma? Qual è la risposta? Qualcuno può dirlo?

Com’è possibile che l'essere vivente originale sia senza mani e gambe? Se questo corpo è il mio vestito ... Proprio come un sarto, che prende le misure del braccio, la gamba e il petto, e quindi crea una giacca o una camicia; similmente, quando si ha un particolare tipo di vestito si deve presumere di avere una propria forma, quella spirituale. Nessuno può confutare quest’argomento. In ogni caso, a parte la nostra presunta argomentazione, bisogna accettare la dichiarazione di Krishna, l’autorità suprema.

Se penso dunque di essere il cappotto, è soltanto la mia ignoranza. Questo è ciò che accade, e il cosiddetto servizio all'umanità significa per lo più “lavare il cappotto”. Ad esempio, se tu avessi fame ed io lavassi molto bene il tuo cappotto con del sapone, saresti soddisfatto? No. Non è possibile. Quindi ognuno di noi è spiritualmente affamato. Cosa faranno queste persone lavando il cappotto e la maglietta? Non può esserci pace. Il cosiddetto servizio umanitario significa che stanno lavando questo ‘vasamsi jirnani’ (un vestito vecchio). È tutto.

E morte significa ... È spiegato molto bene che quando il nostro vestito diventa troppo vecchio, lo cambiamo; allo stesso modo, “nascita e morte” significa cambiare l’abito. È spiegato molto chiaramente. ‘Vasamsi jirnani yatha vihaya’ (Bg. 2.22). ‘Jirnani’, un vestito o vecchio indumento lo gettiamo via e ne prendiamo uno nuovo; analogamente, ‘vasamsi jirnani yatha vihaya navani grihnati’: “Così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili”. In tal modo prendiamo un vestito nuovo e fresco. Allo stesso modo, io sono un vecchio, e se non sono liberato, se ho ancora tanti progetti da realizzare in questo mondo materiale, allora dovrò accettare un altro corpo.

Ma se non ho più piani in questo mondo, allora è detto ‘niskincana’ (completamente distaccato dal godimento materiale). ‘Niskincanasya bhagavad-bhajanonmukhasya’ (Cc. Madhya 11.8). Caitanya Mahaprabhu conferma: niskincana, bisogna essere completamente liberi dal mondo materiale, bisogna esserne disgustati, allora c’è la possibilità di essere trasferiti nel mondo spirituale. Se manterrò tanto a lungo un desiderio, “Vorrei essere come Brahma, come il re, come Jawaharlal Nehru…”, allora dovrò accettare un altro corpo. Il desiderio – Krishna è così generoso e gentile che provvederà a qualsiasi cosa si desidera. ‘Ye yatha mam prapadyante’ (Bg. 4.11): “Come si abbandonano a Me, in proporzione Io li ricompenso”.

Ricevere qualcosa da Krishna ... Come i cristiani, che pregano: “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano”. È così difficile per Krishna darci il pane quotidiano? Lo sta già facendo, sta già dando il pane quotidiano a tutti; perciò questo non è il modo di pregare. Come disse Caitanya Mahaprabhu, ‘mama janmani janmanisvare bhavatad bhaktir ahaituki tvayi’ (Cc. Antya 20.29, Siksastaka 4): “Ambisco solo al Tuo servizio devozionale incondizionato nascita dopo nascita”. Questa è la preghiera. Non dobbiamo chiedere nient’altro. Krishna, Dio, ha già fatto un ampio accordo per il nostro mantenimento. ‘Purnasya purnam adaya purnam eva avasisyate’ (Isopanishad Invocazione): “Egli rimane il Tutto completo, anche se innumerevoli unità, anch’esse complete emanano da Lui”.

Ma questo è limitato dalla natura, se diventiamo peccatori. Quando diventiamo atei e demoni, allora la distribuzione è limitata, e così ci lamentiamo: “Oh, non c'è pioggia, non c'è questo, non c’è quello…” Questa è la restrizione della natura. Tuttavia, per disposizione di Dio, c'è cibo sufficiente per tutti. Egli provvede, ‘eko bahunam vidadhati kaman’ (Katha Upanishad 2.2.13): “L’Uno fornisce a tutti gli altri ciò che è necessario per vivere”.

Finché avremo un pizzico di desiderio materiale per eseguire il nostro piano, dovremo accettare un corpo materiale, e ciò è detto ‘janma’ (nascita); altrimenti, l'essere vivente non ha nascita né morte – janma-mrityu. Gli esseri viventi sono paragonati a scintille, e il Signore Supremo è paragonato a un grande incendio. Questo è l’esempio: sia le fiamme sia le minuscole scintille sono fuoco, ma a volte le scintille cadono lontano dalle fiamme e questa è la nostra caduta. Caduta significa che entriamo nel mondo materiale. Perché?

Soltanto per godere, per imitare Krishna. Krishna è il supremo goditore e noi siamo servitori. A volte è naturale che il servitore desideri, “Se potessi godere come il mio padrone ...” Quando questo sentimento o affermazione si presenta, allora si tratta di maya; perché non possiamo essere il goditore, sarebbe falso. Se penso di poter diventare il goditore anche in questo mondo materiale… In realtà, tutti stanno cercando di esserlo. E l'ultima trappola di chi aspira ad essere il goditore è pensare che “Ora diventerò Dio”.

Questa è l'ultima trappola. Prima vuole diventare manager o proprietario, quindi primo ministro, poi questo e quello, e quando tutto è confuso, allora pensa: “Ora diventerò Dio”. Significa che la stessa tendenza a diventare il padrone, a imitare Krishna, è presente. Ma questo desiderio, che mi fonderò nell'esistenza di Dio, diventerò Dio ... Come l’esempio dato dai filosofi mayavadi, “Sono una goccia d'acqua, ora mi fonderò nel grande oceano, diventerò l’oceano”, se una goccia d'acqua è mescolata all'oceano, allora i due diventano una cosa sola. Ma è soltanto immaginazione, perché ogni molecola d’acqua è separata – ci sono così tante singole parti molecolari.

D’altra parte, se pensi di mescolarti all'acqua del mare o dell'oceano (samudra) – o fonderti nell'esistenza del Brahman – devi sapere che allora evaporerai nuovamente, perché l'acqua evapora dall'oceano e diventa nuvola, e di nuovo cade sulla terra e scende verso l'oceano. Questo è ciò che sta accadendo, è detto ‘agamana-gamana’, che evapora e di nuovo si mescola. Perciò, qual è il vantaggio? Ma secondo la filosofia vaisnava non vogliamo unirci all'acqua bensì diventare un pesce nell'oceano. Ben fatto! Se si diventa un pesce, grande o piccolo non importa… Se andiamo in profondità nell'acqua, allora non c'è più evaporazione – e rimaniamo.

La stessa cosa è fondersi nello splendore del Brahman, ‘nirbheda-brahma-nusandhi’ [la filosofia mayavada di Sankaracarya, o fondersi nella Verità Assoluta]. Coloro che cercano di fondersi nell'esistenza del Brahman non sono molto al sicuro, com’è spiegato nello Srimad-Bhagavatam: ‘vimukta-maninah’, si considerano falsamente liberi dalla contaminazione materiale. Pensano: “Mi sono fuso nello splendore del Brahman e sono al sicuro”.

No, non siete al sicuro. Perché è detto, ‘aruhya kricchrena param padam tatah patanty’ (SB 10.2.32): “O Signore dagli occhi di loto, anche se i non-devoti che compiono rigide austerità e penitenze per conseguire la posizione più elevata credono di essere liberati, la loro intelligenza è impura. Cadono dalla loro posizione di presunta superiorità perché non hanno considerazione per i Tuoi piedi di loto”.

Anche dopo grandi austerità e penitenze uno può elevarsi alla più alta posizione, ‘param padam’, [secondo la sua immaginazione e speculazione] e fondersi nel fulgore del Brahman. Eppure, da quella posizione cade. Cade, perché Brahman, l'anima spirituale, è ‘anandamaya’. Perché Krishna, o l'Assoluto, la Suprema Personalità di Dio, è ‘anandamayo bhyasat’ (Vedanta-sutra 1.1.12) [possiede al completo felicità e piacere]; ed è ‘sac-cid-ananda-vigrahah’ (Bs. 5.1) [ha una forma eterna, piena di felicità e conoscenza]. Pertanto, semplicemente fondendosi nell'esistenza del Brahman, non potremo essere ‘anandamaya’.

Andare in alto nel cielo e rimanere là, non è molto ‘anandamaya’. A meno che non troviamo rifugio in qualche pianeta, saremo costretti a tornare di nuovo su questa Terra. Senza varietà (nirvisesa), quindi, non può esserci alcuna felicità (ananda). La varietà è la madre del divertimento. E poiché sono disgustati dalle varietà materiali, alcuni cercano di renderle “zero” (nirvisesa) e altri di renderle impersonali (mayavadi); ma questo non darà il vero piacere trascendentale. Se puoi elevarti allo splendore del Brahman e prendere rifugio in Krishna o in Narayana... Ci sono innumerevoli pianeti nello splendore del Brahman, si chiamano Vaikunthaloka; e tra questi, il pianeta più in alto è Goloka Vrindavana.

Se sei abbastanza fortunato da prendere rifugio in uno di questi pianeti, allora sarai eternamente felice in una beata condizione di conoscenza. Altrimenti, semplicemente fondersi nello splendore del Brahman, nella sua effulgenza, non è una posizione molto sicura, perché noi vogliamo ‘ananda’, e nello standard “zero-impersonale” non può esserci alcuna ‘ananda’. Ma poiché non hanno informazioni sui pianeti Vaikuntha, i filosofi mayavadi tornano di nuovo su questi pianeti materiali. ‘Aruhya kricchrena param padam tatah patanty adhah’ (SB 10.2.32).

‘Adhah’ significa “in questo mondo materiale”. Ho spiegato molte volte che ci sono tanti grandi sannyasi che abbandonano il mondo materiale come ‘jagan mithya’ e prendono l’ordine del sannyasa, e poi di nuovo, dopo non molto tempo, tornano al servizio sociale e alla politica. Poiché non sono riusciti a realizzare che cos’è il Brahman, nella loro ricerca di ‘ananda’ sono costretti a partecipare a queste attività materiali.

Tutti desideriamo ‘anandamayo bhyasat’ (Vedanta-sutra 1.1.12), pertanto, in assenza di un’ananda spirituale, siamo costretti a rivolgersi a una qualità inferiore. Questo mondo materiale è di qualità inferiore, ‘apara’. Se non possiamo ottenere una felicità spirituale o un piacere superiore (‘para’), siamo costretti ad accettare il piacere materiale – perché vogliamo il piacere. Tutti sono alla ricerca del piacere. Perciò, ‘aruhya kricchrena param padam tatah patanty adhah’ (SB 10.2.32).

È solo per questo piacere che tutti stanno facendo tanti piani. Secondo la nostra intelligenza, il nostro cervello adolescente, stiamo facendo dei progetti. Anche nello Stato fanno molti piani; personalmente, individualmente e commercialmente, tutti stanno pianificando. Realizzare un progetto significa rimanere intrappolati; e quindi si deve rinascere per portare a termine questi piani. Ciò è detto ‘vasana’, o desiderio. Bisogna così purificare il desiderio – ciò è richiesto. Se non lo purifichiamo, allora bisogna nascere e morire, cioè, rimanere intrappolati nella ripetizione di nascita e morte.

Come può essere purificato il desiderio? ‘Sarvopadhi-vinirmuktam tat-paratvena nirmalam’ (Cc. Madhya 19.170), impegnando tutti i sensi al servizio del Signore e rinunciando a ogni designazione – “sono brahmana, sudra, americano, indiano… ”, così tante denominazioni. Perché sono un'anima spirituale, e questa copertura è la mia designazione; e se m’identifico con essa, allora dovrò ripetere il ciclo di nascita e morte. In che modo potrò purificarmi? Col servizio di devozione.

Quando comprendo di essere parte integrante di Krishna, che “sono eternamente collegato a Krishna, Lui è il Supremo ed io il servitore”, e quando m’impegno nel Suo servizio, allora questa è la purificazione dei desideri. Senza la coscienza di Krishna, ognuno agisce secondo una diversa coscienza materiale. “Sono americano, devo agire in questo modo e combattere i russi”, oppure, “Sono russo e devo combattere gli americani”. Così tante designazioni. Questa è chiamata maya, illusione.

Dobbiamo quindi purificarci. Purificazione significa sapere che “non sono questo corpo, sono un'anima spirituale”. In qualunque cosa io sia impegnato al momento presente, sono nel concetto corporeo di vita ... Ma cosa sto facendo come anima spirituale? È richiesta questa conoscenza; e tale conoscenza viene quando siamo purificati.

brahma-bhutah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param
(Bg. 18.54)

“Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra equanime verso tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con devozione pura”.

‘Mad-bhaktim labhate param’: “Ottiene il Mio servizio trascendentale”. Quando? Dopo essere stato liberato da ogni designazione materiale e giunge alla realizzazione del Brahman Supremo, o ‘brahma-bhutah’. Solo dopo essere stato liberato, non prima. Pertanto la bhakti non è sentimentalismo. Alcuni dicono: “Chi non è molto istruito, e perciò incapace di studiare la letteratura vedica, si dedica alla bhakti”. Niente affatto. La vera bhakti inizia quando siamo pienamente situati nel ‘brahma-bhutah’.

Questo è il puro stadio trascendentale nel compimento del servizio devozionale dopo essere stati liberati da ogni designazione materiale. ‘Sarvopadhi-vinirmuktam tat-paratvena nirmalam’ (Cc. Madhya 19.170): “Quando l’anima spirituale rende servizio al Supremo si producono due effetti collaterali: si libera da ogni designazione nateriale, e, grazie all’impegno nel servizio del Signore, i sensi si purificano”. Questo è detto ‘nirmalam’: incontaminato dagli effetti della ricerca filosofica speculativa o dell’attività interessata. E questa è la liberazione, ‘mukti’.

Poiché l'anima spirituale è eterna, deve essere purificata da tutta la contaminazione materiale. E quando è purificata, allora, ‘hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170), impegnerà tutti i suoi esnsi nel servizio del Signore Supremo, il maestro dei sensi. E quando i sensi sono purificati, allora le nostre mani non sono americane o indiane, ma appartengono a Krishna e devono essere impegnate nel servizio di Krishna, nel pulire il tempio.

Se una persona pensa in questo modo, è di gran lunga superiore a qualsiasi vedantista. Se semplicemente sa che “queste mani appartengono a Krishna”, allora è superiore a qualunque studioso del Vedanta. Ovviamente, tutti i devoti sono dei vedantisti, ma qualcuno crede di avere l’esclusivo monopolio sul Vedanta. ‘Veda’ significa conoscenza e ‘anta’ significa ultima – perciò il Vedanta è “la conoscenza ultima”. E la conoscenza finale è Krishna. ‘Vedais ca sarvair aham eva vedyah’ (Bg. 15.15): “Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi”.

Se il cosiddetto vedantista non può capire chi è Krishna, allora, a che serve essere un vedantista? Non ha alcun valore. Il perfetto vedantista sa che “Krishna è il Signore Supremo, ed io il Suo eterno servitore”. Questa è la conoscenza del Vedanta. Grazie Molte. Hare Krishna".





Fine
------------------

Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
www.radiokrishna.com/vsp_online.php

Altre opere: www.radiokrishna.com/books_online.php

Lezioni Audio: www.radiokrishna.com/rkc_archive_new/index.php?q=s&sm=fi&s=lezioni+di+srila+prabhupada&x=8&y=6

Canzoni, Bhajans ecc.: www.radiokrishna.com/rkc_archive_new/index.php?q=f&f=%2FMusica+-+Music+A-K%2FBhaktivedanta+Swami+Prabhupada

------------------

Vuoi continuare la lettura o approfondire la tua conoscenza della Bhagavad Gita cosi' com'e' ?
Visualizzala o scaricala gratuitamente !

Presentazione: www.facebook.com/note.php?note_id=169564179697

Lettura/download PDF: www.radiokrishna.com/fclick/fclick.php?fid=1

Download come APP per Android: www.radiokrishna.com/fclick/fclick.php?fid=604

Puoi anche seguire il

Corso di studio sul forum di RKC:
http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/forum.asp?FORUM_ID=27

oppure le

Lezioni del maestro S.G. Tridandi Prabhu dal tempio ISKCON di Terni su Youtube:




o su Facebook (anche in diretta il Sabato pomeriggio):

www.facebook.com/pg/iskconITAnews/videos/


Hare Krishna !

La redazione di Radio Krishna Centrale

------------------

DISCLAIMER *
Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


  Discussione Precedente Discussione Discussione Successiva  
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:
RKC Forum © RKC - tutti i diritti riservati Torna all'inizio della Pagina
Questa pagina è stata generata in 0,26 secondi. radiokrishna | TRKN | Snitz Forum