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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 19
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Sangita Dasi
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58 Messaggi

Inserito il - 08/03/2020 : 12:50:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 19


ya enam vetti hantaram
yas cainam manyate hatam
ubhau tau na vijanito
nayam hanti na hanyate


TRADUZIONE

"Ignorante è colui che crede che l'anima possa uccidere o essere uccisa; il saggio sa che l'anima non uccide né muore"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"L’essere vivente non è distrutto quando un’arma mortale colpisce il corpo. L’anima è così piccola che nessun’arma materiale può raggiungerla, come sarà evidente dai versi successivi. L’essere vivente è di natura spirituale, perciò non può morire. Solo il corpo muore, o perlomeno si dice che muoia. Questa conoscenza, tuttavia, non deve assolutamente incoraggiare l’omicidio.

mahimsyat sarva bhutani: i Veda c’ingiungono di non usare violenza contro nessuno. Sapere che l’essere vivente non muore mai non ci autorizza nemmeno ad abbattere gli animali. Distruggere il corpo di un essere, qualunque esso sia, è un atto abominevole, punibile dalla legge dell’uomo e dalla legge di Dio.

La situazione in cui si trova Arjuna è ben diversa: se deve uccidere è per proteggere i princìpi della religione e non per capriccio".








LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra, il 25 Agosto 1973

ya enam vetti hantaram
yas cainam manyate hatam
ubhau tau na vijanito
nayam hanti na hanyate

“Non è situato nella conoscenza colui che crede che l’anima possa uccidere o essere uccisa; l’anima infatti non uccide né muore”.

"In modi diversi Krishna sta cercando di convincerci di come l’anima sia immortale. ‘Ya enam vetti hantaram…’ (Bg. 2.19): “È ignorante chi pensa che l’anima possa uccidere o essere uccisa”. Così Krishna afferma che se pensiamo che un uomo sia ucciso quando c’è un conflitto, che “qualcuno possa uccidere quest’uomo”, allora questo tipo di conoscenza è imperfetto. Nessuno uccide nessuno.

I macellai quindi potrebbero dire: “Allora, perché ti lamenti che stiamo uccidendo?” Ma nemmeno il corpo può essere ucciso quando c’è l’ingiunzione – “Non uccidere”. Significa che, senza una sanzione, non si può uccidere il corpo. Non puoi uccidere. Sebbene l’anima non sia uccisa, tuttavia il corpo è annientato; ciò nonostante non si può uccidere il corpo senza un decreto, è peccaminoso.

Supponiamo che per qualche motivo cacciate via illegalmente qualcuno dal suo appartamento. È un fatto che l’uomo se ne andrà e troverà riparo da un’altra parte; nondimeno lo avete allontanato dalla sua abitazione ufficiale e quindi siete dei criminali, non potete giustificarvi, “Troverà un altro posto”. D’accordo, andrà altrove, ma non avete la facoltà di cacciarlo. Viveva in casa sua legittimamente; ma lo avete cacciato con la forza, perciò siete dei criminali e dovreste essere puniti.

Pertanto i macellai o gli uccisori di animali, o altri assassini, non possono dibattere su quest’argomento. Poiché la Bhagavad-gita dichiara che l’anima non è mai uccisa neppure quando il corpo muore, ‘na hanyate hanyamane sarire’ (Bg. 2.20), essi contestano: “Se l’anima non muore anche dopo aver distrutto il corpo, perché ti lamenti se stiamo uccidendo?” Perciò l’argomento è che non puoi uccidere nemmeno il corpo. Non è permesso, è peccaminoso.

“L’anima non uccide né muore”, quindi nessuno uccide nessuno, né è ucciso da altri. Questo è un punto. D’altronde, Krishna dice anche, ‘na jayate’ (Katha Upanishad 1.2.18), l’essere vivente non nasce mai. La nascita o la morte è del corpo; perciò l’essere vivente, la scintilla spirituale, parte e frammento di Krishna, non nasce né muore proprio come Krishna – ‘ajo pi sann avyayatma’ (Bg. 4.6). Nel quarto capitolo è spiegato che Krishna è aja, ‘ajo pi’. Aja significa che non nasce mai.

Similmente anche noi, essendo parti integranti di Krishna, non siamo mai nati. Nascita e morte appartengono a questo corpo; e noi siamo così assorti nel concetto corporeo della vita che quando c’è la nascita o la morte del corpo fisico proviamo dolore o piacere. Ovviamente non c'è piacere. Nascita e morte: è tutto molto doloroso. È già stato spiegato. Poiché la coscienza dell’anima è diffusa in tutto il corpo, in conseguenza percepiamo i dolori e i piaceri causati dal corpo.

Krishna ha già ammonito riguardo a questo tipo di dolori e piaceri – ‘matra-sparsas tu kaunteya’ (Bg. 2.14), gioie e dolori si susseguono nel corso del tempo come l’estate e l’inverno – e semplicemente toccando la pelle non si dovrebbe essere molto disturbati. In tal modo, se pensiamo alla nostra posizione, alla realizzazione del sé, a come siamo diversi dal corpo ... In realtà, questa è meditazione: pensare seriamente al nostro sé e al corpo. Realizzazione del sé significa che io non sono questo corpo, sono un’anima spirituale, ‘aham brahmasmi’. Questa è la realizzazione del sé.

Così, ‘na jayate na mriyate va kadacit’. Kadacit significa ‘in qualsiasi momento’, passato, presente e futuro. È già stato spiegato che in passato esistevamo in un altro corpo, al presente esistiamo, e anche in futuro continueremo ad esistere, forse in un altro corpo o forse no. In realtà, ‘tatha dehantara-praptih’ (Bg. 2.13) – l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte – perché dopo aver ricevuto un corpo dobbiamo accettarne un altro. Accade questo.

E privi della conoscenza del sé, rimaniamo nell’ignoranza; poiché nel cosiddetto sistema educativo in tutto il mondo non esiste una tal educazione. Sono tenuti nell’oscurità e nell’ignoranza e tuttavia molto denaro è speso per l’istruzione, soprattutto nei paesi occidentali. Hanno denaro e grandi scuole, ma qual è il risultato? Tutti pazzi e mascalzoni. È tutto. Perché non sanno, non hanno idea di cosa sia il vero sé. Sono privi di questa conoscenza ... E conoscenza significa la realizzazione che “io non sono questo corpo, sono un’anima spirituale”. Questa è conoscenza.

Sapere come mangiare, dormire, difendersi e godersi la vita sessuale, con tutti i volumi sull’argomento, non è conoscenza – anche i cani e i gatti la possiedono, non leggono la filosofia di Freud ma sanno come godersi la vita sessuale. La filosofia del cane non vi aiuterà: “Ho un corpo e so come godermi la vita sessuale”. Questa è la filosofia del cane, anche lui conosce tutte queste cose. Ma la nostra filosofia dovrebbe essere come astenersi dalla vita sessuale.

Questa è conoscenza, ‘tapo divyam’ (SB 5.5.1): “A chi è stata assegnata la forma umana non dovrebbe faticare giorno e notte solo in vista della gratificazione dei sensi, accessibile anche ai cani e ai maiali che si nutrono di escrementi. Dovrebbe invece praticare penitenza e austerità per raggiungere il livello divino della devozione (tapo diviam)”.

La vita umana è intesa per ‘tapasya’, astenersi dalla gratificazione dei sensi. Questa è conoscenza – e non come godersi la vita sessuale, o la gratificazione dei sensi, che è nota anche ai cani e ai gatti privi di educazione e filosofia. La filosofia è, ‘yatah pravrittih bhutanam, yena sarvam idam tatam’ (Bg. 18.46): “Adorando il Signore, che è la fonte di tutti gli esseri ed è onnipresente, l'uomo può raggiungere la perfezione compiendo il proprio dovere (o attività idonee alla propria natura)”.

Ogni essere vivente ha questa ‘pravritti’, o propensione. Che cos’è? La gratificazione dei sensi. ‘Loke vyavayamisa mada-seva nityas tu jantuh’ (SB 11.5.11): “In questo mondo materiale l’anima condizionata è sempre incline al sesso, al mangiare carne e all’intossicazione”.
‘Jantuh’ significa essere vivente; ‘nitya’, sempre; ‘vyavaya’, vita sessuale; ‘amisa’, mangiare carne; e ‘mada-seva’, intossicazione.

Questi sono gli istinti naturali di tutti gli esseri viventi; anche le formiche hanno tali propensioni. Alle formiche piace molto intossicarsi e quindi sono sempre alla ricerca del dolce e dello zucchero. Forse sapete che lo zucchero è una droga. Il liquore si produce dallo zucchero, fatto fermentare con acido solforico e poi distillato. Questo è il liquore, così è sconsigliato mangiare cibi dolci in eccesso.

Così, ‘loke vyavayamisa mada-seva nityas hi jantuh’ (SB 11.5.11): “In questo mondo materiale l’anima condizionata è sempre incline al sesso, al consumo di carne e all’intossicazione”.
Questa è la tendenza. Vita materiale significa che ogni essere vivente ha queste inclinazioni, ma devono essere contenute. Sono istinti naturali; ma se puoi fermarli, allora questa è la tua perfezione. Ciò è detto ‘tapasya’. Significa che la mia propensione naturale non va bene – nel senso che, se continuo con tale inclinazione, allora devo accettare un corpo materiale. È la legge della natura. Lo Srimad-Bhagavatam (5.5.4 ) spiega:

nunam pramattah kurute vikarma
yad indriya-pritaya aprinoti
na sadhu manye yata atmano ‘yam
asann api klesa-da asa dehah

“L’uomo è avido di piaceri materiali, e ignora che il suo corpo pieno di miserie è il risultato delle azioni interessate che ha compiuto in passato. Questo corpo, benché temporaneo, è fonte di continue sofferenze. A che serve, dunque, agire soltanto per il proprio piacere? Vive invano chi non cerca di conoscere la sua vera identità”.

Significa che tutti impazziscono per la gratificazione dei sensi, e per quanto continueranno in questa tendenza, dovranno accettare un corpo materiale – così a lungo – in questo consistono la nascita e la morte. Pertanto, il processo dovrebbe essere come annullare tali inclinazioni – questa è la perfezione – e non come migliorarle. ‘Nunam pramattah kurute vikarma yad indriya-pritaya aprinoti’ (SB 5.5.4): Ahimé (nunam), in realtà sono tutti pazzi (pramattah).

Sono pazzi coloro che ricercano queste inclinazioni, ‘vyavaya amisa mada-seva’ – il sesso, l’intossicazione e il consumo di carne. Sono tutti pazzi, ‘pramattah’. ‘Nunam pramattah kurute vikarma’ (SB 5.5.4). ‘Vikarma’ significa “le attività che sono proibite”. Vediamo che le persone lavorano per queste tre cose, ‘amisa mada-seva’ – la vita sessuale, il consumo di carne e il bere. E non solo, lavorano pure disonestamente: Come ottenere denaro col mercato nero, con questo, con quello, e tutto soltanto per queste tre cose: ‘amisa mada-seva’.

Perché tanto lavoro? Semplicemente per fare sesso, mangiare carne e bere, ‘amisa mada-seva’. La letteratura vedica è stata studiata analiticamente da molto tempo; ma non ora. Vedete? Questa è la tendenza naturale. La creazione non è nuova, sono avvenute molte creazioni, è tutto documentato – non è qualcosa di nuovo. Pertanto, ‘nunam pramattah kurute vikarma yad indriya-pritaya aprinoti’ (SB 5.5.4). Questa è l’istruzione di Rishabhadeva ai Suoi figli: “Miei cari figli, non lasciatevi ingannare dagli imbroglioni che impazziscono per queste tre cose – mangiare carne, intossicarsi e godersi la vita sessuale”.

‘Na sadhu manye’: “Non è buono, per niente favorevole”. “Perché non va bene? Mi sto godendo la vita”. Sì, ora stai godendo, tuttavia, ‘yata atmano yam asann api klesada asa dehah’ (SB 5.5.4): Finché continuerai con queste cose dovrai accettare un corpo, e se accetterai questo corpo, per te ci sarà la nascita, la morte, la malattia, la vecchiaia, e soffrirai. Soffrirai, ma la tua posizione reale è ‘na jayate’ – ‘na jayate mriyate va kadacin’ (Bg. 2.20): “Per l’anima non c’è la nascita né la morte”.

Non nasci, ma sei condizionato a nascere. In realtà, la tua posizione non è la nascita ma la vita eterna. Come Krishna è eterno, allo stesso modo, ognuno di noi è eterno perché siamo Sue parti integranti – della stessa qualità. Come Krishna è ‘sac-cid-ananda-vigrahah’ (Brahma-samhita 5.1), ha una forma trascendentale, eterna, piena di conoscenza e felicità, allo stesso modo anche noi, benché Sue particelle, siamo della stessa qualità. Perciò è detto, ‘na jayate’, non si nasce mai.

Questo è il problema: una civiltà di mascalzoni che non riesce a capire che “sono eterno, ma sono stato posto in questa condizione di nascita e morte”. Nessuno comprende. I cosiddetti filosofi e scienziati sono tutti mascalzoni e pazzi. Rifiutali immediatamente. Rifiuta tutto quel duro lavoro. È la stessa cosa, ‘nunam pramattah kurute vikarma’ (SB 5.5.4). Proprio come il lavoro di un pazzo: Che valore ha il suo lavoro, se è molto occupato di giorno e di notte? Allora, chi sei caro signore? Sei un pazzo, il tuo cervello è andato in frantumi, è frenetico. Pertanto, qual è il valore del tuo lavoro? Ma questo è ciò che sta accadendo.

Così potete solo immaginare quanto sia importante il movimento per la coscienza di Krishna – le migliori attività per il benessere della società umana. Sono tutti sciocchi e mascalzoni, non hanno conoscenza, ignorano la loro posizione costituzionale, lavorano inutilmente giorno e notte, e perciò sono chiamati ‘mudha’, che significa “asino”. L’asino lavora giorno e notte per poca erba, che è disponibile ovunque; e tuttavia pensa che “se non lavoro duramente, non avrò quest’erba”. Questo è l’asino. Pertanto, coltivando la conoscenza, in poco tempo si diventa intelligenti. Prima di tutto brahmacari, quindi, se non si può rimanere tali, si prende moglie e si diventa grihastha; in seguito si rinuncia alla vita di famiglia come vanaprastha e poi come sannyasa. Questo è il processo.

I mudha lavorano giorno e notte soltanto per la gratificazione dei sensi, perciò, almeno in un certo periodo della vita, dovrebbero abbandonare la loro stupidità e prendere sannyasa. Allora tutto il lavoro inutile finirà, questo è il sannyasa, ora questa parte della vita dovrebbe essere completamente dedicata al servizio di Krishna. Questo è il vero significato di sannyasa, ‘anasritah karma-phalam karyam karma karoti yah’ (Bg. 6.1):

“Colui che non è attaccato al frutto delle sue azioni e agisce con senso del dovere, è nell'ordine di rinuncia ed è il vero mistico – non colui che non accende il fuoco e non compie alcuna azione”. Sono un eterno servitore di Krishna ed è mio dovere servire Krishna. Devo servire Krishna: questa è la mia posizione. Questo è il sannyasa.

‘Anasritah karma-phalam karyam karma karoti yah’, non si dovrebbe essere attaccati ai frutti delle proprie azioni. I karmi, i lavoratori interessati, si aspettano qualche buon risultato per la gratificazione dei sensi. Questi sono i ‘karmi’. Anche il sannyasi lavora molto duramente, ma non per la gratificazione dei sensi bensì per la soddisfazione di Krishna. Questo è il significato di sannyasa.

Anche il karmi lavora molto duramente, sempre più, ma solo per ‘amisa-mada-seva’, la vita sessuale, il consumo di carne e l’intossicazione. ‘Vyavaya’. Pure il devoto lavora duramente allo stesso modo, ma soltanto per la soddisfazione di Krishna. Questa è la differenza. E se ormai nella tua vita non c’è più gratificazione dei sensi, e semplicemente sei dedito a Krishna, allora giungi alla posizione di ‘na jayate’ – non più morte, non più nascita – perché questa è la tua posizione reale.

Ma poiché sei nell’ignoranza, ‘pramatta’, sei diventato pazzo; e quindi hai intrapreso questo processo della gratificazione dei sensi, e sei rimasto intrappolato in un corpo materiale cambiando continuamente forma. Questo si chiama “nascita e morte”. Se vuoi fermare questa ripetizione, allora non indulgere nella gratificazione dei sensi per non rimanervi di nuovo intrappolato.

nunam pramattah kurute vikarma
yad indriya-pritaya aprinoti
na sadhu manye yata atmano 'yam
asann api klesada asa dehah
(SB 5.5.4)

Questo corpo dura qualche tempo, poi finirà. D’accordo, il corpo finirà, ma dovrai accettarne un altro, e un altro, finché manterrai il desiderio per la gratificazione dei sensi. Significa che per gratificare i tuoi sensi, devi avere un corpo e dei sensi materiali. Perciò Krishna è molto misericordioso, “Se questo furfante lo desidera, gli sarà data ogni facilitazione; se desidera mangiare escrementi, che abbia un corpo di maiale”. Questo è ciò che accade, è la legge della natura.

Così questa conoscenza è perfetta per la società umana – la conoscenza della Bhagavad-gita. E Krishna desidera che sia diffusa, poiché, ‘sarva-yonisu kaunteya sambhavanti murtayah’ (Bg. 14.4), “Io ne sono il padre che dà il seme”. Il padre è naturalmente benevolo: “Questi furfanti stanno soffrendo”. ‘Manah-sasthanindriyani prakriti-sthani karsati’ (Bg. 15.7): “Gli esseri viventi, nel mondo di condizioni, sono i Miei frammenti eterni. Ma essendo condizionati lottano duramente con i sei sensi, tra cui la mente”.

Semplicemente sono guidati dalla speculazione mentale, ‘manah’, e con l’aiuto dei sensi stanno lottando duramente – “Ma se tornano a Me potranno vivere molto felicemente, come il Mio amico, il Mio amante, Mio padre o Mia madre, a Vrindavana; perciò li reclamo, e di nuovo li esorto a venire da Me”. Così Krishna viene, ‘yada yada hi dharmasya’ (Bg. 4.7): “Ogni volta che in qualche luogo dell'universo la religione declina e l'irreligione avanza, Io vengo in persona”.

Poiché il mondo intero scorre sotto la falsa impressione del godimento dei sensi, Egli viene e consiglia, ‘sarva-dharman parityajya’ (Bg. 18.66): ‘Rinunciate a tutti questi impegni, non siate orgogliosi per il vostro progresso scientifico. Siete tutti dei furfanti, rinunciate a questi nonsensi, venite a Me, ed Io vi proteggerò’. Questi è Krishna, è molto misericordioso.

Il servitore di Krishna dovrebbe compiere la stessa attività, e non diventare un grande yogi o esibire trucchi magici. No, non è richiesto. Semplicemente ripeti ciò che Krishna dice e diventa maestro spirituale, non pronunciare parole senza senso. Anche Caitanya Mahaprabhu ordinò, ‘yare dekha tare kaha krishna-upadesha’ (Cc. Madhya 7.128): ‘Semplicemente predica le istruzioni di Krishna a chiunque incontri e diventa così maestro spirituale. È tutto, è molto semplice. Grazie mille".




Fine
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


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