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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 18
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Sangita Dasi
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56 Messaggi

Inserito il - 04/02/2020 : 15:55:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 18


antavanta ime deha
nityasyoktah saririnah
anasino 'prameyasya
tasmad yudhyasva bharata


TRADUZIONE

"L'anima è indistruttibile, eterna e senza dimensioni; soltanto i corpi materiali che assume sono soggetti alla distruzione. Perciò, o discendente di Bharata, combatti".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il corpo materiale è per natura temporaneo. Può morire tra un istante o tra cent’anni; è solo questione di tempo. Non possiamo mantenerlo in vita all’infinito. Ma l’anima è così minuscola che non può neppure essere vista, come potrebbe essere distrutta da un nemico? Il verso precedente la descriveva così piccola da non poter essere misurata. La perdita del corpo non è degna di pianto in nessun caso perché l’essere vivente, cioè l’anima, non può mai venire ucciso, mentre il corpo è comunque impossibile proteggerlo e conservarlo all’infinito.

Il corpo materiale nel quale l’uomo si reincarnerà sarà il frutto delle attività compiute in questa vita, perciò è fondamentale osservare i princìpi religiosi nel corso della vita terrena.
I Vedanta-sutra chiamano “luce” l’essere vivente, perché è particella della luce suprema. Come il sole mantiene in vita l’universo, la “luce” dell’anima tiene in vita il corpo materiale. Infatti, appena l’anima lo abbandona il corpo comincia a decomporsi; perciò è l’anima spirituale che mantiene in vita il corpo. Il corpo in se stesso ha poca importanza. Perciò Krishna consiglia ad Arjuna di combattere e sacrificare il corpo materiale per la causa del Supremo".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Hyderabad (India), il 23 Novembre 1972

“Il corpo materiale dell’indistruttibile, incommensurabile ed eterno essere vivente è certamente destinato alla distruzione, perciò combatti, o discendente di Bharata”.

"Così come le mani e le gambe servono tutto il corpo come sue parti integranti, similmente, essendo noi parti e frammenti di Krishna, il tutto supremo, il nostro dovere è di servirLo. La nostra posizione costituzionale è di essere un eterno servitore di Krishna, ‘jivera svarupa nitya-krishna-dasa’. (Cc. Madhya 20.108-109) Non possiamo diventare Krishna, non è possibile; ma siamo eternamente i Suoi servitori, Sue parti e frammenti.

Questa è la vera conclusione: qualitativamente uguali. Come questo dito che possiamo chiamare corpo ma che è solo una parte integrante del corpo, similmente si può chiamare “Dio” una parte e frammento del Signore Supremo nonostante non lo sia affatto – solo Krishna è il Dio Supremo. ‘Isvarah paramah krishnah sac-cid-ananda vigrahah’ (Bs. 5.1): Krishna è la causa di tutte le cause, è l’origine di tutto, la Sua forma è eterna e piena di conoscenza e felicità.

Pertanto l’anima è ‘anasinah aprameyasya’ (Bg. 2.18), non può essere distrutta, anasinah, e anche se è molto piccola, non può essere misurata, aprameyasya. Non c’è un metodo di misurazione con cui poter calcolare le dimensioni dell’anima, la lunghezza e la larghezza. Per definizione, in geometria un punto non ha lunghezza né larghezza. Tuttavia non è così: anche il punto ha le sue dimensioni ma non possiamo misurarle, ‘aprameya’.

Similmente anche l’anima ha le sue dimensioni, come menzionato nella letteratura vedica. Nei Purana è detto, ‘kesagra-sata-bhagasya satadha kalpitasya ca, jiva-bhagah sa vijneyah sa anantyaya kalpate’ (Cc. Madhya 19.140): “Se dividiamo la punta di un capello in cento parti, e poi una di queste parti la dividiamo nuovamente in cento parti, questa misura infinitesimale ci darà la dimensione di uno soltanto degli innumerevoli esseri viventi, che sono particelle di spirito e non di materia”.

Quella parte è la dimensione dell'anima, o, in altre parole, una decimillesima parte della punta di un capello; ma poiché non abbiamo uno strumento di misura adatto, sebbene l'anima sia all'interno del corpo, non possiamo trovarla. Sebbene l'anima e l'Anima Suprema siano entrambe situate nel cuore, che è il centro di tutta la vitalità e l'energia del corpo – com’è accettato – tuttavia non abbiamo occhi per vedere, perché gli occhi materiali sono limitati e imperfetti. Così tante cose che non possiamo vedere. Non riesco a vedere nemmeno le mie palpebre, le più vicine, o a vedere ciò che è lontano, in un luogo distante.

Tutti i nostri sensi quindi sono imperfetti, e con essi non possiamo vedere l'anima spirituale. Se non siamo in grado neppure di vedere l'anima spirituale, come possiamo scoprire l'Anima Suprema, Dio? Non è possibile. Dobbiamo purificare i nostri sensi, allora possiamo vedere. ‘Atah sri-krishna-namadi na bhaved grahyam indriyaih’ (Cc. Madhya 17.136): “I sensi materiali non possono capire il santo nome di Krishna, la Sua forma, le Sue qualità, le Sue attività”.

Ma anche con questi sensi materiali, limitati e imperfetti possiamo ascoltare il nome del Signore. Chi è spiritualmente avanzato, prova piacere nel mantra Hare Krishna, nel nome di Krishna; ma chi è limitato non capirà, “Che cosa stanno cantando queste persone?”, perché non ha la capacità di ascoltare – ‘atah sri-krishna-namadi’. Ciò nonostante la realizzazione di Krishna inizia con l’ascolto.

Questo è il metodo: ‘sravanam kirtanam vishnoh’ (SB 7.5.23), ascoltare e glorificare il nome, la forma, le qualità di Sri Vishnu. Se sentiamo parlare di Krishna, se glorifichiamo Krishna, allora, gradualmente il nostro cuore sarà purificato. ‘Ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam’ (Cc. Antya 20.12): “Il santo nome di Krishna può purificare lo specchio del cuore ed estinguere il fuoco ardente dell’esistenza materiale”. Cantando e ascoltando, tutta la sporcizia nel cuore sarà purificata; allora capiremo qual è la nostra relazione con Dio, capiremo chi è Dio.

Perciò questo è il metodo, soprattutto in quest’era, Kali-yuga, in cui le persone non possono eseguire nessun’altra austerità, non sono in grado, sono così intorpidite... ‘Mandah sumanda-matayo manda-bhagya hy upadrutah’ (SB 1.1.10): “Nell’era di Kali gli uomini vivono solo pochi anni, sono sempre irascibili, pigri, disorientati, sfortunati e soprattutto continuamente turbati”.
Questa è la posizione delle persone in quest’era, ‘prayenalpayusah’ (SB 1.1.10), generalmente, la durata della loro vita è molto breve, sta diminuendo giorno dopo giorno.

Mentre i nostri antenati vivevano fino a novanta o cento anni, ora è assai raro vivere fino a un'età così avanzata. Generalmente le persone muoiono prima. In India, l'età media è di trentacinque anni; in altri paesi forse un po’ di più; ma gradualmente sta diminuendo, e diminuirà a tal punto che addirittura, se un uomo vivrà fino a venti o trenta anni, sarà considerato come un grande vecchio. Quel giorno arriverà.

Perciò gli shastra affermano, ‘prayenalpayusah’, generalmente quasi tutti hanno una breve durata di vita. ‘Prayenalpayusahkalau asmin yuge janah’. ‘Asmin yuge’, in quest’era hanno una vita molto breve. Inoltre, sono pigri e mascalzoni, ‘mandah’, uomini di terza classe; nessun uomo di prima classe. In pratica, nessuna qualificazione brahminica ma solo qualifiche sudra’. E se qualcuno si fa avanti, desiderando essere spiritualmente illuminato, accetta qualcosa di falso che non ha significato, senza alcun riferimento agli shastra. Perciò, ‘mandah sumanda-matayah’.

Potresti avere qualche opinione, d’accordo; ma ciò che accade è che tutti hanno una propria opinione – è la follia di quest’era. ‘Mandah sumanda-matayah’, sono pigri, disorientati, turbati, e molto sfortunati, ‘manda-bhagyah’. In pratica, sono tutti sfortunati. Nessuno ha la certezza di cosa mangerà domani o stasera. Ciò accade ovunque, non solo in India. Quando sono arrivato in America ho pensato che tutti fossero molto ricchi, ma c’erano così tanti poveri sdraiati per strada.

La popolazione di strada è ovunque, in India, in America o in Inghilterra. L’ho visto. Ma gli uomini di prima, seconda e terza classe rimarranno. Anche provando a rendere tutti di prima classe, tuttavia questa divisione – prima, seconda e terza classe – continuerà ad esistere, perché questa è la disposizione della natura. ‘Mandah sumanda-matayo manda-bhagya hy upadrutah’. (SB 1.1.10) E sono sempre disturbati, ‘upadrutah’. C’è sempre un disturbo, come questo inutile sciopero di oggi.

Così tanti disturbi ovunque, in tutto il mondo, perché la popolazione si è degradata. Questo è l’ordine naturale. Perciò, chiunque sia interessato al progresso spirituale, dovrebbe accettare questo movimento per la coscienza di Krishna la cui attività principale è cantare il santo nome. ‘Harer nama harer nama harer namaiva kevalam, kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha’ (Cc. Adi 17.21):

“In quest’era di Kali non c’è altro mezzo, non c’è altro mezzo, non c’è altro mezzo per la realizzazione spirituale se non cantare il santo nome, cantare il santo nome, cantare il santo nome di Sri Hari.”

In quest’era è molto difficile, se non impossibile, praticare la meditazione dello yoga mistico o eseguire grandi sacrifici; perciò è ripetuto tre volte: ‘nasty eva nasty eva...’ (non c’è altro mezzo). Non è possibile seguire perfettamente i princìpi dello yoga, le cerimonie rituali e persino il culto nel tempio. È molto difficile in quest’era di Kali.

krite yad dhyayato vishnum
tretayam yajato makhaih
dvapare paricharyayam
kalau tad dhari-kirtanat
(SB 12.3.52)

“Qualsiasi risultato era ottenuto nel Satya-yuga con la meditazione su Vishnu, nel Treta-yuga col compimento di sacrifici, e nel Dvapara-yuga servendo i piedi di loto del Signore, può essere ottenuto in Kali-yuga semplicemente cantando il maha-mantra Hare Krishna”.

Questa è l'ingiunzione degli shastra. In Satya-yuga, quando le persone vivevano per centomila anni, era possibile praticare la meditazione secondo i princìpi dello yoga; in Treta-yuga era possibile l'esecuzione di grandi sacrifici, poiché erano disponibili tutti gli ingredienti necessari e c'erano gli yajnika-brahmana (esperti nei rituali); ma in quest’era il compimento di grandi sacrifici è praticamente impossibile per la mancanza di yajnika-brahmana, esperti nell’eseguire yajna. Non ci sono brahmana competenti.

L'unica attività di sacrificio è questa, come noi stiamo eseguendo—il festival Hare Krishna—e com’è affermato negli shastra, ‘yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi su-medhasah’ (SB 11.5.32): “Nell’era di Kali, le persone intelligenti eseguono il canto congregazionale per adorare l’incarnazione di Dio che canta costantemente i nomi di Krishna. Sebbene la Sua carnagione non sia scura, Egli è Krishna Stesso, accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e amici confidenziali”.

Yajnaih sankirtana – in questa’era, il Kali-yuga, nessun altro sacrificio (yajna) è possibile. Questo è il sacrificio, ‘yajnaih sankirtana’, come noi stiamo facendo in piccola scala; nondimeno può essere fatto su larga scala, ma le persone non sono interessate. Hanno perso la ragione. Gli shastra usano due parole: su-medhasah (intelligenti) e alpa-medhasa (di scarsa intelligenza).

Medha significa “sostanza cerebrale”; quindi, alpa-medhasah indica coloro che sono meno intelligenti. ‘Antavat tu phalam tesam tad bhavaty alpa-medhasam’ (Bg. 7.23): “Gli uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono frutti limitati e temporanei. Chi adora gli esseri celesti raggiunge i loro pianeti, ma i Miei devoti certamente raggiungono il Mio pianeta supremo”.

Alpa-medhasah, i meno intelligenti, con meno sostanza cerebrale – queste persone adorano i diversi esseri celesti. ‘Kamais tais tair hrita-jnanah yajante anya-devatah’ (Bg. 7.20): “Coloro che hanno la mente distorta dai desideri materiali si sottomettono ai vari esseri celesti”. Gli ‘anya-devata’ esistono; ma chi è attratto al culto degli esseri celesti? Le persone lussuriose, ‘kamais tais tair hrita-jnanah’. Queste sono le affermazioni della Bhagavad-gita. Poiché sono lussuriosi, hanno perduto la ragione e sono privi di conoscenza, ‘hrita-jnanah’.

Srila Visvanatha Cakravarti Thakura scrive: ‘hrita-jnanah nasta-buddhayah’, non hanno conoscenza né intelligenza. Perciò, ‘kamais tais tair hrita-jnanah prapadyante anya-devatah’ (Bg. 7.20), avendo la mente distorta dai desideri materiali, si sottomettono agli esseri celesti; e ‘antavat tu phalam tesam tad bhavaty alpa-medhasam’ (Bg. 7.23), gli uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti per ottenere solo dei risultati limitati e temporanei. Pertanto, nell’era di Kali, questa è semplicemente una perdita di tempo.

Se sei veramente interessato al progresso spirituale nella vita, ma non distogli la tua attenzione dalla cosiddetta adorazione dei diversi esseri celesti, allora, semplicemente perderai il tuo tempo. Non ci saranno progressi. E anche se diventerai perfetto nel culto degli esseri celesti, allora, quale sarà il tuo profitto? Il profitto sarà: ‘yanti deva-vrata devan’ (Bg. 9.25), raggiungerai i pianeti degli esseri celesti ma otterrai solo frutti limitati e temporanei, poiché, ‘antavat tu phalam tesam’ (Bg. 7.23), l’universo materiale, i pianeti e ogni altra cosa saranno annientati (antavat).

Supponiamo che tu sia promosso a Brahmaloka; ma anche questo è ‘antavat’, destinato a perire, perché entro la fine della durata della vita di Brahma, tutto in questo universo sarà finito. Perciò, ‘antavat’, non è permanente. Tuttavia, se riesci a tornare a casa da Dio, allora, ‘yad gatva na nivartante tad dhama paramam mama’ (Bg. 15.6), “Chi raggiunge la Mia dimora non torna mai più in questo mondo”, e allora avrà una vita perfetta.

Chiunque non sia interessato alla vita perfetta, sarà sedotto dalla cosiddetta adorazione degli esseri celesti, ‘antavat tu phalam’, ottenendo solo frutti temporanei e limitati. Queste sono le attività alpa-medhasah, ma chi è intelligente, su-medhasah, con una buona sostanza cerebrale, per lui, in quest’era è raccomandato:

krishna-varnam tvisakrishnam
sangopangastra-parsadam
yajnaih sankirtana-prayair
yajanti hi su-medhasah
(SB 11.5.32)

“Nell’era di Kali, le persone intelligenti eseguono il canto congregazionale per adorare l’incarnazione di Dio che costantemente canta i nomi di Krishna. Sebbene la Sua carnagione non sia scura, Egli è Krishna Stesso, accompagnato dai Suoi associati, servitori, armi e amici confidenziali.”

L'incarnazione di Dio che canterà sempre “Krishna” è Caitanya Mahaprabhu, che ha predicato il mantra Hare Krishna. Perciò, ‘krishna-varnam tvisakrishnam’, sebbene non abbia la carnagione (tvisa) scura di Krishna (akrishnam), Egli è Krishna. La carnagione di Krishna è scura, nerastra; ma non come immaginiamo. ‘Kandarpa-koti-kamaniya’: anche se è nero, Krishna è attraente più di milioni di Cupidi. ‘Kandarpa-koti-kamaniya-visesa-sobham govindam adi-purusam tam aham bhajami’. (Brahma-samhita 5.30)

A ogni modo, Krishna appare in quattro colori: rosso, nero, giallo e bianco, in epoche diverse. In quest’era, Kali-yuga, Krishna appare come Caitanya Mahaprabhu dalla carnagione dorata. ‘Krishna-varnam tvisakrishnam’. Akrishna significa che potrebbe essere rosso o bianco; tuttavia questo akrishna è giallo (pita) – poiché è stato rosso e bianco rispettamente nel Satya-yuga e nel Treta-yuga, quindi, qui akrishna significa giallo. ‘Krishna-varnam tvisakrishnam sangopastramgastra-parsadam’ (SB 11.5.32).

Caitanya Mahaprabhu era sempre circondato dai suoi devoti confidenziali e da molti altri. Ovunque Egli andasse, migliaia e migliaia di persone seguivano il Suo sankirtana; ma in particolar modo era sempre circondato da cinque devoti speciali. ‘Sri-krishna-caitanya prabhu nityananda, sri-advaita gadadhara, srivasadi-gaura-bhakta-vrinda’: Sri Krishna Caitanya, Egli Stesso; Nityananda la Sua espansione; Sri Advaita Prabhu, la Sua incarnazione; Gadadhara, la Sua energia interna; e Srivasa, la Sua energia marginale esterna.

Comunque, Egli ha anche un'altra energia, detta “energia esterna” o maya, che non può stare di fronte a Dio, Krishna, proprio come l'oscurità non può stare di fronte al sole. Nella Caitanya-caritamrita (Madhya Lila, 22.31) è detto:

krishna-surya-sama; maya haya andhakara
yahan krishna, tahan nahi mayara adhikara

“Krishna è paragonato alla luce del sole, e maya alle tenebre. Ovunque ci sia la luce del sole, le tenebre non possono essere presenti. Appena ci si volge alla coscienza di Krishna, l’oscurità delle tenebre (l’illusione dell’energia esterna) immediatamente svanirà”.

Questo mondo materiale è oscuro ed è chiamato ‘tamah’. Tuttavia l'insegnamento vedico è ‘tamaso ma jyotir gamaya’: “Non rimanere nell’oscurità, vieni alla luce”. Il che significa: “Non rimanere in questo mondo materiale, vieni nel mondo spirituale”.

yasya prabha prabhavato jagad-anda-koti-kotisv
asesa-vasudhadi-vibhuti-bhinnam
tad brahma niskalam anantam asesa-bhutam…
(Brahma-samhita 5.40)

“Adoro Govinda il Signore primordiale. Il Suo splendore è il Brahman descritto nelle Upanishad: indifferenziato, infinito, assoluto, impenetrabile, completo e onnipresente, origine della creazione degli innumerevoli pianeti dell’universo materiale e di tutte le loro opulenze”.

Pertanto venite alla piattaforma del Brahman, brahmajyoti, non rimanete in quest’oscurità. Così quest’era, il metodo è il seguente:

krishna-varnam tvisakrishnam
sangopangastra-parsadam
yajnaih sankirtana-prayair
yajanti hi su-medhasah
(SB 11.5.32)

“Nell’era di Kali, le persone intelligenti eseguono il canto congregazionale per adorare l’incarnazione di Dio che costantemente canta i nomi di Krishna…”

Questa è intelligenza: compiere il sankirtana. ‘Bahubhir militva kirtayati’, unitevi in una grande assemblea – questo è il metodo che stiamo cercando d’introdurre. È molto facile: migliaia di persone che cantano, non importa se sono eruditi o sciocchi, ricchi o poveri, bianchi o neri, brahmana o sudra. Nessuna considerazione. Venite e cantate il mantra Hare Krishna – ‘yajnaih sankirtana-prayair yajanti hi su-medhasah’ – e la vostra intelligenza sarà purificata.

È così facile, attraente e perfetto, ed è secondo le istruzioni dei Veda: ‘Harer nama harer nama harer namaiva kevalam’. (Cc. Adi 17.21) Ciò è ripetutamente affermato in ogni letteratura vedica, e Caitanya Mahaprabhu ha introdotto questo metodo nella pratica; inoltre, ha chiesto a ogni indiano di uscire dall'India per predicare questa pratica devozionale, il mantra Hare Krishna. Ma non lo stanno facendo, stanno andando fuori dal paese per chiedere l'elemosina, e non per offrire questo regalo di prima necessità che possiamo donare a tutto il mondo. ‘Prithivite ache yata nagaradi grama’ (Caitanya-Bhagavata, Antya 4.126): “Il Mio nome sarà cantato in ogni città e villaggio”.

Questa è la predizione di Caitanya Mahaprabhu: “In tutte le città e i villaggi presenti sulla superficie del globo, ovunque, questo mantra Hare Krishna sarà celebrato”. Ed è stato fatto. C'è un’immensa campagna per introdurre il culto Hare Krishna in tutto il mondo. È un fatto pratico. Sfortunatamente, anche se Caitanya Mahaprabhu affidò la missione a ogni indiano, e non solo ai Bengalesi – essendo Egli apparso in Bengala – tuttavia non lo stanno facendo. Egli disse, ‘bharata-bhumite manusya-janma haila yara’ (Cc. Adi 9.41):

“Chiunque abbia preso nascita come essere umano su questa terra santa di Bharata-varsa (India) dovrebbe rendere perfetta la sua vita”. ‘Janma sarthaka kari janma sarthaka kari kara para-upakara’: “E lavorare per il beneficio di tutti gli altri popoli”. Non si può predicare senza, prima di tutto, rendere la propria vita perfetta. Se rimango imperfetto, non posso predicare. Rendere perfetta la propria vita non è molto difficile; abbiamo le istruzioni di grandi saggi e persone sante, e di Dio Stesso, Krishna.

Rendere perfetta la nostra vita non è difficile, Stiamo solo trascurando, questa è la nostra sfortuna: ‘mandah sumanda-matayo manda-bhagyah’. (SB 1.1.10) Poiché siamo ‘manda-matah’, abbiamo accettato una logica fasulla, un falso “ismo”, sprecando il nostro tempo. Dovremmo seguire la via autentica che è descritta negli shastra; allora diventeremo intelligenti, su-medhasah. ‘Ajnaih sankirtana-prayair yajanti hi su-medhasah’ (SB 11.5.32). Il metodo più rapido.

La classe intelligente di uomini aderirà al movimento del sankirtana per la sua elevazione spirituale nella vita. È un dato di fatto, è scientifico e autorizzato, perciò non trascurarlo. Accetta questo canto Hare Krishna col cuore e l’anima, e ovunque ti trovi... ‘Niyamitah smarane na kalah’, non ci sono regole ferree, non devi cantare in questo o in quel momento, in questa o in quella posizione. No. Poiché è particolarmente inteso per le anime condizionate cadute, non ci sono rigide regole. ‘Namnam akari bahudha nija-sarva-saktis tatrarpita niyamitah smarane na kalah’ (Siksastaka 2):

“O Signore, solo il Tuo santo nome è in grado di conferire tutte le benedizioni agli esseri viventi. Tu possiedi centinaia e migliaia di nomi, come Krishna e Govinda. In questi nomi trascendentali hai investito tutte le Tue energie trascendentali, inoltre non ci sono rigide regole per cantare questi nomi. O Signore, nella Tua infinita misericordia ci permetti di avvicinarTi facilmente col canto dei Tuoi santi nomi, ma io sono così sfortunato che non ho alcuna attrazione per essi”.

Il santo nome di Krishna è potente quanto Krishna Stesso. Non c'è differenza tra Krishna e il Suo nome. Krishna è assoluto, pertanto non c'è distinzione tra il nome, la forma, le qualità, i divertimenti di Krishna, e ciò che Lo circonda, da Krishna Stesso. Tutto è Krishna. Se senti parlare di Krishna, allora dovresti sapere che sei in contatto con Krishna tramite la percezione uditiva. Se vedi la Divinità di Krishna, allora significa che stai vedendo personalmente Krishna. Perché Krishna è assoluto. Può accettare il tuo servizio, in qualsiasi modo, perché Lui è tutto.

‘Isavasyam idam sarvam’: “Il Signore è Maestro e Possessore di tutto ciò che esiste in quest’universo, dell’animato come dell’inanimato”. (Isopanishad mantra 1)
E ‘parasya brahmanah saktis tathedam akhilam jagat’ (Svetasvatara Upanishad 6.8): “Il Signore Supremo è dotato di molteplici potenze, le quali agiscono in modo così perfetto che ogni coscienza, ogni forza e attività è direttamente diretta dal Suo volere”. (Cc Madhya 13.65)

Tutto è energia di Krishna. Pertanto, se siamo in contatto con l'energia di Krishna, con un po’ di conoscenza, si comprende che siamo direttamente in contatto con Krishna. Questo è il processo. Quando sei costantemente in contatto con Krishna, allora sei in coscienza di Krishna e diventi purificato. Come una barra di ferro che, posta nel fuoco, si riscalda sempre più fino a diventare rovente, e allora anch’essa è fuoco, non è più una barra di ferro.

Similmente, se ti mantieni sempre nella coscienza di Krishna, allora diventi “krishnaizzato”. Questo è il processo. Allora tutto si purifica, e la tua vita spirituale si manifesta. E allora la tua vita ha successo. Pertanto il primo inizio, com’è spiegato da Krishna, è ‘antavanta ime dehah’: non essere attaccato a questo corpo materiale. Tuttavia, sebbene sia materiale, anche questo corpo può essere spiritualizzato con lo stesso processo della coscienza di Krishna.

‘Spiritualizzato’, significa quando il corpo avrà dimenticato le attività di una vita materialistica, ossia, essere utilizzato per la gratificazione dei sensi, come solitamente le persone fanno: mangiare, dormire, accoppiarsi, difendersi, e così via. Questo è materiale. Ma se impegnate il corpo nel servizio del Signore, allora esso sarà spiritualizzato. Come ho già spiegato: la barra di ferro, costantemente in contatto col fuoco, alla fine diventa incandescente, e allora è come il fuoco, e come il fuoco si comporta, bruciando qualsiasi cosa tocca. Similmente, sebbene sia materiale, questo corpo può essere spiritualizzato. Come?

Poiché, ‘sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adah’ (Bhakti-rasamrita-sindu 1.2.234), con i sensi contaminati dalla materia, nessuno può comprendere la natura trascendentale del nome, della forma, delle qualità e dei divertimenti di Sri Krishna, perciò la Bhagavad-gita insegna:

mam ca yo vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunan samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate
(Bg. 14.26)

“Colui che s’impegna completamente nel servizio di devozione, senza mai deviare, trascende subito le tre influenze della natura materiale e raggiunge così il livello del Brahman”.

Diventa subito Brahman, ‘brahma-bhuyaya kalpate’. In che modo? ‘Avyabhicarena bhakti-yogena yah sevate’, impegnandosi completamente nel servizio devozionale senza mai deviare. Pertanto questo è il processo, arcana-viddhi. Tutti sono impegnati solo nel servizio di Krishna, fin dall'inizio del giorno, alle quattro di mattina, si alzano e offrono il mangala-aratika. Potete vedere in pratica come si è in grado diventare perfettamente coscienti di Krishna. Perciò abbiamo introdotto l’adorazione della Divinità, che chiunque può praticare a casa. Dov'è la difficoltà?

Se Europei e Americani possono farlo, perché noi Indiani, che siamo nati in questa terra di Bharatavarsa, e questa è la nostra eredità, non possiamo farlo? Tuttavia stiamo trascurando il nostro dovere, siamo così caduti. ‘Mandah sumanda-matayo manda-bhagyah’ (SB 1.1.10). Siamo così sfortunati che non possiamo intraprendere questo processo. Qualsiasi cosa è stata fatta, va bene; ma ora questo movimento per la coscienza di Krishna è qui. Tutti dovrebbero accettarlo molto seriamente e rendere la loro vita perfetta. Grazie mille. Hare Krishna".




Fine
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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


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