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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 17
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Sangita Dasi
Moderatore



58 Messaggi

Inserito il - 04/01/2020 : 13:47:54  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 17


avinasi tu tad viddhi
yena sarvam idam tatam
vinasam avyayasyasya
na kascit kartum arhati


TRADUZIONE

"Sappi che non può essere annientato ciò che pervade il corpo. Nulla può distruggere l'anima eterna".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Questo verso precisa la natura dell’anima, la cui influenza si diffonde in tutto il corpo. Tutti sanno che ciò che pervade il corpo è la coscienza. Noi siamo coscienti delle gioie e dei dolori che prova il nostro corpo, ma la nostra coscienza non si estende al corpo degli altri esseri, i cui i piaceri e sofferenze ci sono estranei. Ogni corpo è dunque l’involucro di un’anima individuale, e il sintomo della presenza dell’anima è la coscienza individuale.

La Svetasvatara Upanisad (5.9) ci rivela anche la dimensione dell’anima: un decimillesimo della punta di un capello.

balagra-sata-bhagasya
satadha kalpitasya ca
bhago jivah sa vijneyah
sa canantyaya kalpate

“Dividendo la punta di un capello in cento parti e ciascuna in cento parti ancora, si ha la misura dell’anima.“ Lo Srimad Bhagavatam conferma questa descrizione:

kesagra-sata-bhagasya
satamsah sadrsatmakah
jivah suksma-svarupo 'yam
sankhyatito hi cit-kanah

“Esistono innumerevoli atomi spirituali che hanno ciascuno la dimensione di un decimillesimo della punta di un capello.“ Le anime individuali sono dunque atomi spirituali, più piccoli degli atomi materiali e il loro numero è infinito. Questa minuscola scintilla è il principio vitale del corpo materiale, e la sua influenza si diffonde in tutto il corpo come l’effetto di una medicina. La coscienza si manifesta esercitando il suo influsso in tutto il corpo, ed è il sintomo della presenza dell’anima, che è la sua sorgente.

Chiunque può capire che un corpo materiale privo di coscienza è un corpo morto, che non può essere rianimato con alcun metodo materiale. È chiaro dunque che la coscienza proviene dall’anima e non da qualche combinazione di elementi materiali. La Mundaka Upanisad (3.1.9) precisa a sua volta la dimensione dell’anima infinitesimale:

eso 'nur atma cetasa veditavyo
yasmin pranah pancadha samvivesa
pranais cittam sarvam otam prajanam
yasmin visuddhe vibhavaty esa atma

“L’anima è infinitamente piccola e può essere percepita da un’intelligenza perfetta. Essa fluttua trasportata dai cinque tipi d’aria (prana, apana, vyana, samana e udana). È situata nel cuore e diffonde la sua energia in tutto il corpo. Una volta purificata dalla contaminazione di queste cinque arie materiali, l’anima manifesta la sua potenza spirituale.”

L’hatha-yoga serve a controllare, con varie posizioni, i cinque soffi che avvolgono l’anima pura; ha lo scopo di liberare l’anima infinitesimale dalla materia che la imprigiona e non quello di procurare qualche beneficio materiale.

Tutti i Testi vedici concordano su questa definizione dell’anima infinitesimale e ogni uomo sano di mente può verificarne direttamente l’autenticità. Soltanto gli sciocchi definiscono questa scintilla spirituale come visnu-tattva, cioè infinita.

La Mundaka Upanisad afferma che l’anima infinitesimale è situata nel cuore di ogni essere, da dove il suo influsso si propaga in tutto il corpo. Ma alcuni scienziati materialisti sono convinti dell’inesistenza dell’anima per il semplice motivo che è così piccola che si sottrae al loro potere d’osservazione. Invece è certo che se l’energia necessaria al funzionamento dell’organismo proviene dal cuore è perché l’anima individuale e l’Anima Suprema sono entrambe presenti nel cuore. I globuli del sangue, che trasportano l’ossigeno immagazzinato nei polmoni, traggono la loro energia dall’anima. Ecco perché il sangue cessa di circolare e di svolgere le sue funzioni non appena l’anima lascia il corpo. La medicina “scientifica“ non è in grado di verificare che è l’anima a fornire al corpo la sua energia vitale, però accetta l’importanza dei globuli rossi e ammette che il cuore è la sede di tutte le energie del corpo.

Le anime individuali, che sono parti del Tutto spirituale, possono essere paragonate alle innumerevoli molecole luminose che formano i raggi del sole. Esse sono scintille spirituali che compongono la radiosità del Signore Supremo e costituiscono la Sua energia superiore, detta prabha. Né chi segue le Scritture vediche né chi segue la scienza moderna può negare l’esistenza dell’anima nel corpo, e Dio Stesso, la Persone Suprema, espone molto chiaramente la scienza dell’anima nella Bhagavad-gita".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta in Messico, il 17 Febbraio 1975

avinasi tu tad viddhi
yena sarvam idam tatam
vinasam avyayasyasya
na kascit kartum arhati

“Sappi che non può essere annientato ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l’anima eterna”.

"Krishna sta offrendo un modo pratico per comprendere la presenza dell’anima, e dice, ‘yena sarvam idam tatam’: “Ciò che è diffuso in tutto il corpo è ‘avinasi’ (imperituro)”; significa che è immortale. Qual è quella cosa che si diffonde in tutto il corpo? Non è la pelle, sebbene anch’essa sia diffusa. La pelle, l’osso, il midollo, il sangue – anch’essi sono distribuiti sul corpo; ma Krishna non sta parlando di cose materiali.

Il vero principio attivo nel corpo è l’anima spirituale. Nella scienza medica, le ossa, la carne e anche il sangue possono essere sostituiti. Materialmente, tutto può essere supplito col progresso scientifico; ma quando ciò che è immortale se n’è andato, non si può rimediare. Il cuore è sostituito, ma nessuna scienza medica o altra è mai riuscita a ridare la vita; quindi Egli sta dando l’esempio che la presenza dell’anima è percepita dalla coscienza.

C’è la carne, le ossa e anche il sangue, ma quando non c’è più coscienza, allora è tutto finito. Poiché la coscienza è presente, se pizzichiamo qualsiasi parte del corpo, possiamo provare dolore o piacere. E quando la coscienza non c’è, quando la persona è morta, anche se la carne, il sangue e gli altri ingredienti ci sono, è inutile perché non c’è più vita.

Perciò Krishna dichiara: ‘avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam’. ‘Tatam’ significa “ciò che è diffuso”. La coscienza è diffusa. Se pizzico una tua qualsiasi parte, per consapevolezza sentirai dolore in un certo punto del corpo. Poiché la coscienza è presente, senti dolore o piacere. Krishna quindi evidenzia che la coscienza è immortale, ‘avyaya’. Avyaya significa che “non è mai annientato”.

‘Vyaya’ indica che da una cosa intera puoi estrarne una parte; ma ‘avyaya’ indica che non puoi estrarre alcuna parte poiché essa rimane sempre integra. Pertanto questa coscienza è ‘avyaya’, mai annientata, ed è ‘avinasi’, immortale. Quando la coscienza è trasferita da questo corpo a un altro, questa è detta trasmigrazione dell’anima.

Si deve comunque sapere che come c’è coscienza nel mio e nel tuo corpo, similmente c’è coscienza in tutto l’universo. Finché la coscienza è presente nel corpo, esso appare attraente e fresco e tutto va bene; ma appena la coscienza se ne va, quella massa di materia inizia immediatamente a decomporsi.

Allo stesso modo, la manifestazione cosmica materiale funziona correttamente – il sole e la luna sorgono, le stagioni cambiano, il vento soffia, la luce e il calore sono presenti – perché? Perché c’è una grande coscienza. Così come la piccola coscienza nel corpo lo mantiene in forma, allo stesso modo, la coscienza più grande mantiene funzionante e in buone condizioni l’universo materiale. Perciò, cos’è questa coscienza?

La coscienza è l’espansione dell’anima. Ad esempio, se poni sulla lingua un granello di acido arsenico, o cianuro di potassio, immediatamente esso si diffonde in tutto il corpo e muori. Puoi solo capire la potenza di un piccolo granello nelle cose materiali, quindi, quanta potenza può esserci nelle cose spirituali? Abbiamo già spiegato che le cose materiali sono inferiori e che l’identità spirituale è superiore.

Studiando le cose materiali possiamo capire quanto il sole o un granello di veleno siano potenti. Un piccolo granulo di veleno può uccidere il corpo e un piccolo disco, cioè il globo del sole – che non è per niente piccolo ma a noi appare tale – diffonde luce e calore in tutto l’universo.

Allo stesso modo, il potere dell’anima è così dominante che mantiene tutto il corpo, e similmente la potenza di Dio mantiene l’universo intero. Proprio come il corpo è mantenuto grazie alla presenza dell’anima, così è mantenuto l’universo intero, o manifestazione cosmica, grazie alla presenza di Dio.

Come io sono una piccola particella d’identità spirituale che mantiene questo corpo forte e in salute, allo stesso modo, la presenza dell’Anima Suprema, Krishna, o Dio, mantiene l’intera manifestazione cosmica materiale. Ognuno di noi può percepire la presenza di Dio e dell’anima.

Un’altra caratteristica è che la mia coscienza è diversa dalla tua, e quindi siamo tutti individuali. Similmente, anche Dio è individuale, com’è spiegato nel secondo capitolo della Bhagavad-gita, dove Krishna spiega ad Arjuna che “Tu, Io e tutte queste persone qui riunite sul campo di battaglia, erano individui nel passato, lo sono nel presente e continueranno ad esserlo anche dopo la morte”.

Parliamo d’individualità… Dio è infinito perché la Sua coscienza è illimitata, Egli mantiene l’intera manifestazione cosmica. Io sono molto piccolo, la mia coscienza è limitata, e mi diffondo in questo corpo. Qualsiasi uomo ragionevole e intelligente può comprendere la presenza di Dio osservando come la manifestazione cosmica sia mantenuta in ordine.

Nel Vishnu Purana è detto: come il fuoco che rimane in un luogo diffonde calore e luce, similmente anche l’anima, essendo presente in qualche parte del corpo, il cuore, diffonde il suo calore e la sua luce, la coscienza.

Allo stesso modo anche Dio è presente, diffonde calore e luce, e pertanto troviamo una così grande varietà di manifestazioni. Un esempio perfetto: Proprio come la luce è localizzata in luogo, ma diffonde la sua illuminazione in tutta la stanza, così Dio è situato nel Suo regno o il Suo luogo, e tuttavia è presente ovunque. È presente nel tuo cuore e persino all’interno dell’atomo.

‘Andantara-stha-paramanu-cayantara-stham govindam adi-purusham tam aham bhajami’ (Brahma-samhita 5.35). È presente nella Sua dimora e ovunque, anche nell’atomo e nel nostro cuore. Ciò è detto ‘parinama-vada’, o la presenza dell’energia di Dio. Ognuno di noi è energia di Dio.

Ci sono tre tipi di energie. In realtà Egli ha molteplici energie, ‘parasya shaktir vividhaiva sruyate’ (Cc. Madhya 13.65, spiegazione) – ma sono state riassunte in tre: energia spirituale, materiale e marginale. Possiamo capire lo spirituale e il materiale, o almeno percepire se un uomo è vivo o morto. Uomo vivente significa spirito e materia uniti, e uomo morto significa solo materia; lo spirito se n’è andato. Possiamo dunque distinguere ciò che è spirito e ciò che è materia.

Similmente, dacché esiste il mondo materiale, c’è anche un altro mondo spirituale. Noi esseri viventi per natura siamo spirituali, ma poiché possiamo ugualmente vivere nel mondo sia materiale sia spirituale, siamo perciò definiti ‘marginali’. E poiché siamo spirituali, la vera posizione è che dovremmo vivere nel mondo spirituale. Al presente abbiamo perso la nostra posizione costituzionale spirituale e perciò siamo in questo cosmo materiale.

Proprio come un uomo è generalmente sano, ma a volte si ammala, così al momento presente la nostra condizione è malata. È detta ‘bhava-roga’. Bhava significa “diventare”, e roga “malattia”. Cos’è questa bhava-roga? Stiamo rinascendo nel mondo materiale, e ciò è detto bhava, “tu diventi”; e dopo qualche tempo, quando giungi alla fine, ciò significa morte. Questa è la nostra condizione di “malattia” – bhava-roga. Ebbene sì, dobbiamo curare questa malattia e raggiungere il nostro sano standard di vita. E quest’opportunità è qui, in questa forma di vita umana.

Se vuoi curare la malattia materiale e ripristinare la tua sana condizione di vita spirituale eterna, ecco l’opportunità. Pertanto la nostra unica attività nella forma di vita umana è di curare questa malattia materiale, non di aggravarla. La malattia dovrebbe essere curata, non aumentata. Ma al presente siamo follemente entusiasti di aumentate la malattia, e agiamo in modo da dover accettare un altro corpo. Ciò significa che la malattia materiale continuerà.

Vivere in modo irresponsabile come cani e gatti, dunque, è una vita molto rischiosa; perché più a lungo c’impegneremo in faccende di gratificazione sensoriale – vita materiale significa godimento dei sensi – più prolungheremo la ripetizione della nascita e della morte. Pertanto questa vita irresponsabile, spesa a mangiare, dormire, fare sesso e difendersi come i cani e i gatti, non ci aiuterà – poiché questo tipo di attività ci obbliga ad accettare un altro corpo, e appena ne riceviamo un altro, siamo soggetti alle leggi severe della natura materiale.

Le condizioni materiali miserabili sono riassunte in quattro punti: nascita, morte, vecchiaia e malattia. Chi non conosce l’anima spirituale, quindi, sta prolungando in modo irresponsabile la sua vita nelle attività materiali. La scienza materiale non è in grado di scoprire l’anima spirituale nel corpo perché la grandezza, o dimensione dell’anima spirituale, è molto, molto piccola, come affermato nel Padma Purana:

balagra-sata-bhagasya
satadha kalpitasya ca
bhago jivah sa vijneyah
sa canantyaya kalpate

‘Balagra’ significa la punta di un capello. Se dividi questa punta in diecimila parti, una di queste parti è la dimensione dell’anima ed è situata nel corpo. La scienza materiale non ha uno strumento o una perfezione di studio tali da poter vedere una particella così piccola, pertanto questi sciocchi affermano che non c’è l’anima; ma l’anima è presente e anche la coscienza, e quindi il corpo funziona regolarmente. A parte anima e coscienza, questo corpo è solo un grumo di materia.

Dobbiamo quindi studiare quest’argomento in modo molto intelligente, allora capiremo che cos’è l’anima e quali sono le sue attività, perché l’anima è intrappolata nel corpo fisico materiale e perché ci sono così tante varietà di corpi. Questa è una grande scienza ed è spiegata nella Bhagavad-gita.

In verità, al momento non c’è istruzione, perché educazione significa capire la nostra vera identità. Al presente, la cosiddetta educazione è considerata un’arte, o un ramo della cultura – naturalmente sono anche usati termini come “accademico” o “dottorato in lettere”, ma stanno imparando solo un’arte, non è educazione. Proprio come l’elettricista, che conosce l’arte di usare i fili negativi e positivi per portare l’elettricità – questa è un’arte – ma non sa che cos’è la scienza della comprensione dell’anima.

L’educazione moderna consiste semplicemente nel dare lezioni su alcune arti, generalmente conosciute come tecnologia. Così, da questo progresso della conoscenza possiamo costruire un grattacielo molto alto, una bella auto, un grande aereo e ottimi macchinari. Conosciamo queste arti, ma non sappiamo cosa accadrà nella prossima vita alla nostra anima; non lo prendiamo in considerazione. Pertanto questa è la distinzione tra ‘vidya’ e ‘avidya’.

Vidya significa “conoscenza” e avidya “ignoranza”. Supponiamo che tu costruisca un bel grattacielo e nella prossima vita diventi un topo che vive in quell’edificio—pertanto, che beneficio hai ottenuto? L’anima deve accettare un corpo secondo il suo karma. Se per karma deve accettare il corpo di un topo, la natura non lo giustificherà dicendo: “Poiché hai costruito un grattacielo, ora vivrai di nuovo là”. No, questo non è possibile. Se per karma tu sei idoneo a diventare un topo o un gatto, la natura ti darà quel corpo.

In conseguenza della tua grande attrazione per il grattacielo può essere che rimarrai là come un topo o un gatto, ma non potrai più goderne. Pertanto ogni essere umano dovrebbe pensare in modo intelligente, “Che cosa accadrà nella mia prossima vita?”, e prepararsi a questo, perché è spiegato: ‘avinasi tu tad viddhi’ (non può essere annientato ciò che pervade il corpo), e quella piccola particella è ‘avinasi’, imperitura, significa che non morirà – al contrario del corpo.

Se nella mia prossima vita, quindi, il mio corpo sarà di un ratto o di un gatto, allora che beneficio otterrò da questo grattacielo che ho costruito con tanta perseveranza e duro lavoro? Questa è conoscenza. Se sei semplicemente interessato a questa breve durata di vita, diciamo cinquanta, sessanta o cent’anni al massimo, ma se trascuri la tua esistenza eterna, questa è intelligenza? Stiamo insegnando questa scienza, e la Bhagavad-gita è qui. Approfittane. Grazie mille. Hare Krishna.



Fine
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


RKC Mayapur
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RKC


Estero


2099 Messaggi

Inserito il - 07/01/2020 : 14:53:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
*Lezione di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito), il 23 Agosto 1973

"Qui è chiaramente enunciata la natura dell’anima. È un fatto pratico. Qualsiasi uomo ragionevole può capire. Tutti i versi precedenti erano in parte teorici: ‘dehino smin yatha dehe kaumaram yauvanam jara’ (Bg. 2.13). [Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte].

Questo verso può essere considerato teorico. Benché sia un fatto, tuttavia la persona meno intelligente non è in grado di capire che in questo corpo c’è l’anima. Ma qui è spiegato molto chiaramente: ‘avinasi tu tad viddhi’. ‘Tat’, quella cosa che è diffusa in tutto il corpo, è ‘avinasi’, imperitura.

Cosa si diffonde in tutto il corpo? La coscienza è diffusa nel corpo. Tutti possono capire che se pizzico qualsiasi parte del mio corpo provo dolore, o allo stesso modo piacere; quindi proviamo dolore e piacere finché c’è coscienza. Chiunque può capire. E appena la coscienza non è presente… A volte siamo resi incoscienti dalle droghe, dal cloroformio o da altre medicine anestetiche, o dalla natura, e cadiamo in uno stadio inconscio.

Ci sono tre fasi: ‘jagarti, svapna, susupti’. Tutti hanno fatto esperienza dello stadio di veglia, di sonno e d’incoscienza – il nome sanscrito è ‘jagarti, svapna, susupti’. Nella fase di risveglio (jagarti), la coscienza è perspicace e molto forte; nella fase di sonno (svapna) c’è coscienza, ma non è così attiva; e fase inconscia (susupti) significa che la coscienza è in qualche modo assoggettata, non è in funzione. Ci sono questi tre stadi – e quindi morte significa rimanere incoscienti per un lungo periodo. Questa è la morte, perché l’anima è eterna. Sarà spiegato che non c’è la nascita né la morte.

Così, quando il corpo è annientato, l’anima rimane incosciente… Per un periodo di sette mesi, nell’essere umano, l’anima rimane in fase inconscia nel grembo della madre, dopodiché la coscienza si risveglia. È come avere un’esperienza d’incoscienza sotto cloroformio in un’operazione chirurgica: non si capisce cosa accade, non si percepisce dolore o piacere, ma si rimane per alcune ore senza conoscenza.

Poi, gradualmente, dall’incoscienza arriva il sogno; e col sogno segue il risveglio. Come dallo stadio di veglia si cade nella fase di sogno, e dal sogno si cade nell’incoscienza, similmente avviene il processo inverso: dall’incoscienza al sogno, e dal sogno al risveglio dello stadio cosciente.

Quindi morte significa che il corpo grossolano è perduto e che l’anima rimane nel corpo sottile – costituito d’intelligenza, mente ed ego; e quel corpo sottile la trasporta in un altro corpo. Ma chi non è intelligente non riesce a capire che cos’è il corpo sottile, sebbene sia chiaramente spiegato: corpo sottile significa mente e intelligenza.

Tutti sanno che abbiamo una mente e un’intelligenza, ma quei furfanti che non possono vederle, o percepirle, pensano che quell’uomo sia morto. Tutti sanno che egli ha una mente e un’intelligenza, proprio come ognuno di noi, ma non possono vederle perché sono sottili – così come non possiamo vedere l’aria che ci circonda. Più le cose sono sottili, più i sensi grossolani sono incapaci di farne esperienza.

L’anima è così sottile da non poter percepire la sua presenza con i sensi materiali, perciò i mascalzoni semplicemente sostengono: “No, non posso vedere l’anima”. Come puoi vedere? È impossibile. È così minuta e sottile che non può essere vista da occhio grossolano. ‘Acintyah khalu ye bhava na tams tarkena yojayet’ (SB 6.9.36, spiegazione). [Il Signore Supremo e la Sua forma, nome e parafernalia sono inconcepibili ai non devoti, e non si dovrebbe cercare di capire tali realtà solo con argomenti logici].

Così Krishna dice: ‘Yena sarvam idam tatam’; cerca d’immaginare quello, ‘tat’, che è diffuso in tutto il corpo. ‘Idam’ indica il corpo; e ‘tatam’ significa diffuso. Posso percepire la coscienza se premo o pizzico una parte del mio corpo. Questa è la coscienza; e Krishna dichiara apertamente che è ‘avinasi’, imperitura. Quando Krishna dichiara che “Io, tu e tutti gli altri siamo esistiti nel passato”, significa che siamo tutti individui. In passato eravamo individui, lo siamo al momento presente e continueremo a esserlo in futuro.

Non esiste ciò che i filosofi mayavadi o i mascalzoni affermano, e cioè, che dopo la liberazione tutti si mescolano diventando una massa uniforme. No. Anche dopo la liberazione rimaniamo particelle individuali, non ci mescoliamo in modo omogeneo. Anche nella materia ciò accade, che dire nello spirito. Sarà spiegato che lo spirito non può essere tagliato in pezzi, e ciò significa che tutti noi siamo anime spirituali.

Non è che siamo stati uniti insieme nello stesso momento, che ora siamo stati divisi e quindi siamo diventati individuali – questa è la filosofia mayavadi. Non è questo. Noi siamo individui eternamente, ‘sanatana’. Ciò sarà spiegato in un verso successivo, ‘mamaivamso jiva-bhutah jiva-loke sanatanah’ (Bg. 15.7): “Gli esseri viventi, nel mondo di condizioni, sono i Miei frammenti eterni”. Siamo eternamente individui.

‘Nityo nityanam cetanas cetananam’ (Katha Upanishad 2.2.13). [“Tra tutti gli esseri viventi eterni, l’Uno fornisce a tutti gli altri ciò che è necessario per vivere”]. Il Supremo Signore è il supremo ‘cetana’, cosciente. Consultando il dizionario troviamo la definizione di “essere supremo”; e pertanto anche la sua coscienza è suprema. Come ciascuno di noi è un essere vivente – non supremo ma subordinato – similmente anche Dio è un essere, ma Lui è il supremo. Questa è la differenza. È molto semplice.

Non puoi dire di essere “il supremo”. Come quei mascalzoni che dichiarano: “Io sono Dio”. Com’è possibile che tu sia Dio? Sei supremo? Dovremmo quindi fare questa domanda: “Se sei supremo, allora spiega come sei diventato Dio”. Il dizionario chiarisce che “supremo” significa “massima autorità”.

Ognuno di noi quindi è la massima autorità? No, nessuno è la massima autorità; tutti sono sotto il controllo della natura materiale. Com’è possibile che tu sia la massima autorità? Tuttavia immaginano di essere un’alta autorità, e meditano: “Io ho il dominio supremo, sto spostando il sole e la luna…” – ma è semplicemente una caratteristica dei mascalzoni.

Falsamente pensano che “Io sono il supremo, sto controllando tutto, il sole, i mari, ogni cosa si muove sotto la mia direzione”. Questa è la loro meditazione impersonalista. Cercate solo di capire quanto siano sciocchi. Un uomo sano di mente direbbe che sta muovendo il sole, spostando la luna e il mare? C’è nessuno qui che potrebbe dirlo? Potete affermare che state spostando il sole e la luna? Eppure quei mascalzoni sostengono di essere diventati Dio: “Siamo tutti Dio”.

Questa filosofia spregevole ha ucciso il mondo intero. Ateismo: incarnazioni, esseri celesti, solo false teorie. Sta accadendo questo. Ci sono così tanti guru, tutti mascalzoni. Datelo per scontato, chiunque parla contro i principi della Bhagavad-gita è un furfante numero uno. È tutto. Non date alcun merito, ma chiedete direttamente: “Accetti Krishna, il Signore Supremo?” Se risponde “No”, allora è un furfante. È tutto. Non c’è alcuna esenzione. Almeno saprete che qui c’è un briccone; perché Krishna è Dio, il Signore Supremo, ‘isvarah paramah krishnah sac-cid-ananda-vigrahah’ (Bs. 5.1), com’è accettato da tutti gli acarya e da tutte le scritture vediche.

E quand’era personalmente presente Egli stesso dimostrò di essere Dio; nessuno era uguale o più grande di Lui, come confermato in tutta la storia del Mahabharata. Molti demoni vennero per combattere e ucciderLo. Anche quand’era un bambino, la demonessa Putana venne per ucciderlo; ma Krishna è così gentile che succhiò il suo seno spalmato di veleno e insieme ad esso anche la sua vita; tuttavia le fu data la liberazione avendo ottenuto la posizione di madre. Krishna è così gentile. Questa è la coscienza suprema.

“Nonostante la demonessa Putana sia venuta per ucciderMi, senza sapere che Io non posso essere ucciso, e questa è la sua ignoranza, tuttavia ho toccato il suo seno come a una madre, e perciò dovrebbe avere la posizione di madre, come Yasoda Ma”. Questi è Krishna: Si è sentito obbligato, considerandolo un servizio, così come una mamma rende servizio al bambino senza aspettarsi nulla in cambio. È la madre che nutre il bambino fin dall’inizio della sua vita nel grembo materno. Il processo è dato dalla natura, ma la madre nutre.

Pertanto, durante la gravidanza, la madre dovrebbe mangiare solo cose semplici e non cibi pungenti che fanno male alla pelle tenera e al cuore del bambino; ma spesso non ne ha coscienza. Ora stanno uccidendo, che dire di mantenere il bambino molto bene con tutti i confort nel grembo materno. In Kali-yuga non c’è neppure l’affetto materno.

Nel mondo materiale, l’affetto materno è considerato la più alta forma d’amore; ma il Kali-yuga è così contaminato che anche la madre rinuncerà al suo amore per i figli. Pensate solo quali sono le premesse, ‘mandah sumanda-matayo manda-bhagya hy upadrutah’ (SB 1.1.10): “Nell’era di Kali gli uomini vivono solo pochi anni, sono sempre irascibili, pigri, disorientati, sfortunati e soprattutto continuamente turbati”.

Il Kali-yuga è così forte da attaccare anche i presunti devoti, perciò Caitanya Mahaprabhu ha raccomandato che se vuoi salvarti, se desideri ottenere la posizione di ‘amritatvaya’ (liberazione)… In Kali-yuga nessuno è interessato, ma Krishna dice ‘sa amritatvaya kalpate’ (Bg. 2.15): “Chi non è distratto né delle gioie né dai dolori, ma rimane sereno e risoluto in ogni circostanza, è degno della liberazione”.

Questo è lo scopo della vita: Come diventare immortali, come non essere più soggetti ai quattro principi della nostra condizione di sofferenza – nascita, morte, malattia e vecchiaia. Ma nessuno è veramente serio; sono così pigri, perciò sono stati descritti come ‘manda’. ‘Manda’ significa sfortunati, mascalzoni che non hanno ambizione nella vita né conoscono lo scopo della vita.

‘Manda’ significa “pigri”; e ‘sumanda-matayah’, “disorientati e sfortunati”. E se alcuni di loro, al solo scopo di essere riconosciuti come religiosi, accetteranno un furfante come guru, o chiaroveggente, mangeranno e faranno di tutto e diventeranno spiritualisti. E il loro guru mascalzone dirà: “Puoi mangiare e fare qualsiasi cosa, la religione non ha nulla a che fare con il mangiare”. Sta accadendo questo.

I cristiani dichiarano apertamente: “Non uccidere”. Tuttavia stanno uccidendo, e sono anche molto orgogliosi, “Sono cristiano”. Che tipo di cristiano sei? Stai regolarmente disobbedendo all’ordine di Cristo, eppure ti consideri cristiano? Sta accadendo questo, che sia cristiano, maomettano o cosiddetto indù. Sono diventati tutti mascalzoni. Questo è il Kali-yuga. ‘Mandah sumanda-matayah’ (SB 1.1.10). Hanno creato un principio religioso immaginario e così sono condannati; ma non lo sanno.

‘Adanta-gobhir visatam tamisram punah punas carvita-carvananam’ (SB 7.5.30): “Poiché non riescono a dominare i propri sensi, le persone troppo attaccate all’esistenza materiale avanzano verso condizioni di vita infermale e continuano a masticare ciò che è già stato masticato”.
Lo scopo della vita è realizzare Dio. Questa è la vita umana. Ma sono così confusi dai loro sensi incontrollabili che stanno andando nella regione più oscura dell’esistenza materiale, ‘adanta-gobhih’ – ‘adanta’ significa incontrollato. Non possono controllare i sensi.

Sono diventati così sfortunati che sono incapaci di fare un semplice sforzo, una piccola austerità per controllare i sensi. Il metodo yoga significa controllare i sensi, e non mostrare un po’ di magia. Anche un mago può fare magie, come creare all’istante tante monete – ‘ting ting ting’ – e il momento successivo è tutto finito. Perciò stanno perdendo lo scopo della vita. ‘Mandah sumanda-matayah’ (SB 1.1.10): In quest’era di Kali sono sempre irascibili, pigri, disorientati e continuamente turbati. Perché? ‘Manda-bhagyah’, perché sono sfortunati.

E così lo diamo per scontato. Tuttavia ci stiamo provando: il fine della nostra missione per la coscienza di Krishna è esattamente quello di risvegliare la coscienza. Ciò nonostante sono così sfortunati da non poter rinunciare alla gratificazione dei sensi. Così sfortunati, condannati. Ripetutamente stiamo consumando litri del nostro sangue – “Non farlo” – e tuttavia lo stanno facendo, e sono condannati. Questo è il Kali-yuga. ‘Mandah sumanda-matayah’.

È molto difficile trattare con questi furfanti. Molto difficile. Perciò il Guru del mio Guru Maharaja, Gaura Kishora dasa Babaji Maharaja, e altri, non predicavano, erano disgustati: “Non ho il potere di riformare questi mascalzoni, meglio non disturbarli”. Ciò nonostante, il mio Guru Maharaja (Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati) predicava. Era così benevolo. E anche a noi ha chiesto di fare la stessa cosa, ma è un compito molto arduo. Le persone sono così peccaminose e condannate; sono per lo più dei furfanti ed è molto difficile elevarli.

Molto difficile. ‘Mandah sumanda-matayo manda-bhagya hy upadrutah’ (SB 1.1.10). Solo coloro molto fortunati capiranno che “io sono eterno” (avinasi). “Sono imperituro, ma sono posto in questa deperibile condizione a causa del mio corpo materiale”. Così, come uscirne? Non hanno ambizioni elevate. Proprio come i cani e i gatti: semplicemente gratificazione dei sensi. Ma Krishna è così gentile, spiega molto chiaramente; quindi cercate di capire che cos’è l’anima.

Con’è possibile non capire che nel corpo c’è la coscienza? – ‘avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam’ (Bg. 2.17). Eppure scavalcheranno questo punto: “Sì, io sono il Dio Supremo”. Anche la coscienza di Dio è diffusa ovunque, d’accordo, ma la tua coscienza è diffusa in tutto l’universo? Siamo entrambi coscienti ma Lui è la coscienza suprema; e perciò la Sua coscienza è diffusa in tutto l’universo, in tutto il creato.

Nel tredicesimo capitolo, Krishna spiegherà, ‘kshetra-jnam capi mam viddhi sarva-ksetresu bharata’ (Bg. 13.3): “Sappi, o discendente di Bharata, che anch'Io sono il conoscitore in tutti i corpi”. ‘Kshetra-jnam’, l’Anima Suprema. Qual è la differenza tra Anima Suprema e anima? L’anima, la coscienza, è diffusa nel corpo. Tu sei l’anima e la tua coscienza è diffusa in tutto il tuo corpo; io sono l’anima e la mia coscienza è diffusa in tutto il mio corpo.

Tuttavia la mia coscienza non è diffusa nel tuo corpo, né la tua coscienza è diffusa nel mio corpo; ma la coscienza di Dio, Krishna, è diffusa in tutti i corpi. Pertanto Krishna è il Supremo perché la Sua coscienza si diffonde in tutto l’universo. Non puoi nascondere nulla a Krishna. Non è possibile. Non puoi nasconderti. ‘Sarvasya caham hridi sannivistah’ (Bg. 15.15): “Sono nel cuore di ogni essere e da Me viene il ricordo, la conoscenza e l'oblio”.

Dopotutto, facciamo piani con il cuore, l’anima e la mente. Stiamo pianificando, ma non possiamo nascondere niente alla coscienza suprema di Krishna. Egli è seduto nel nostro cuore – questa è la supercoscienza. Chi conosce Aurobindo sa che stava cercando di ottenere la supercoscienza – questa è la sua filosofia. Ma non puoi ottenere la supercoscienza, non è possibile. La supercoscienza è per Krishna, il Signore Supremo. ‘Vedaham samatitani’ (Bg. 7.26): “Io conosco passato, presente e futuro”. Krishna afferma: “Io so tutto”.

Nel Bhagavatam è detto, ‘janmady asya yato nvayad itaratas carthesv abhijnah’ (SB 1.1.1): “Medito su Sri Krishna, la Verità Assoluta, la causa prima di tutte le cause della creazione, mantenimento e distruzione di tutti gli universi manifestati”. La Verità Assoluta è quella da cui tutto emana. Egli conosce tutto, è direttamente e indirettamente cosciente di tutte le cose manifestate – ‘anvayad itaratas carthesu’ – l’abbiamo spiegato molte volte. ‘Arthesu’. Sono cosciente, ma in realtà non so cosa ci sia nel mio corpo, com’è composto, quante vene ci sono, perché il sangue è rosso ...

In realtà non abbiamo informazioni. Non so cosa ci sia dentro questo dito; affermo che è il mio dito, ma non ne conosco veramente la composizione, e pertanto non sono ‘abhijnah’, pienamente cosciente. Anche se la mia coscienza è presente, io non sono ‘abhijnah’, che significa molto esperto nella conoscenza. Ma Krishna è ‘abhijnah’, come spiegato all’inizio dello Srimad-Bhagavatam (1.1.1): ‘Janmady asya yatah, anvayat itaratas ca’ – direttamente (anvayat) e indirettamente (itaratas ca) cosciente di ogni cosa manifestata.

Posso direttamente sapere che questo è il mio dito; ma indirettamente non so ciò che lo fa muovere e funzionare. Direttamente so che questi sono i miei capelli, ma indirettamente non so in che modo essi ricrescano dopo essere tagliati. Perciò sono consapevole solo in una certa misura, non completamente. Non sono molto esperto, ‘abhijnah’.

Queste sono semplici verità, ma i furfanti affermano che “io sono Dio”. E Dio significa che è completamente cosciente, e non solo, è ‘abhijnah’, molto esperto, conosce tutto; ed è ‘svarat’, completamente indipendente. ‘Itaratas carthesv abhijnah svarat’.

Per essere esperti (abhijnah), o conseguire esperienza (abhijnata), dobbiamo consultare qualcuno; ma Dio è ‘svarat’, così indipendente da non aver bisogno di apprendere conoscenza da qualcun altro. Questi è Dio. ‘Svarat’ significa completamente indipendente. In che modo? Ciò è descritto nei Veda. ‘Svabhaviki jnana-bala-kriya ca’ (Svetasvatara Upanishad 6.7-8): Poiché i Suoi poteri sono infiniti, anche le Sue infinite gesta sono compiute in un susseguirsi naturale.

‘Svabhaviki’, significa che la Sua conoscenza è completamente naturale. Appena Dio desidera: “Che sia creato”, immediatamente la creazione avviene. Non deve fare un piano, pensare come eseguirlo e dove trovare gli ingredienti. No. Le Sue energie sono così perfette che, appena Egli desidera, ogni cosa avviene. Questi è Dio. Ed è questo che accade. ‘Mayadhyaksena prakritih suyate sa-caracaram’ (Bg. 9.10): “La natura materiale agisce sotto la Mia direzione e genera tutti gli esseri, mobili e immobili”.

Egli desidera, e la natura, ‘prakriti’, produce all'istante un fiore come la rosa. La natura agisce prontamente: ecco il colore, la bellezza e ogni altra cosa. I mascalzoni affermano che ciò avviene automaticamente. No, c’è una conoscenza esperta dietro tutto questo—c’è Dio. Cerchiamo dunque di usare questa coscienza, la capacità di comprendere la coscienza suprema, il Dio Supremo.

Sebbene io sia cosciente, tuttavia, poiché non sono supremo, non sono supremamente cosciente. Non sono esperto, ‘abhijna’; ma Dio è il supremo esperto. Ci sarà sempre differenza tra Dio e noi – non potremo mai essere uguali a Dio, non è possibile. Questo è buonsenso; e affermare il contrario è la prerogativa dei mascalzoni. Non siate vittime di questi furfanti. Grazie molte".


Fine


DISCLAIMER *
Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.
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