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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 16
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Sangita Dasi
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58 Messaggi

Inserito il - 04/12/2019 : 11:56:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 16


nasato vidyate bhavo
nabhavo vidyate satah
ubhayor api dristo 'ntas
tv anayos tattva-darsibhih


TRADUZIONE

"Coloro che vedono la verità hanno dedotto l'eternità del reale [l'anima] e la temporaneità dell'illusorio [ il corpo materiale] dallo studio delle loro rispettive nature".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il corpo materiale, soggetto a continui cambiamenti, è temporaneo. La medicina moderna ammette che le cellule del corpo cambiano a ogni istante, provocando la crescita e l’invecchiamento. Ma l’anima continua a esistere e rimane sempre la stessa, nonostante le trasformazioni del corpo e della mente.

Ecco la grande differenza tra l’energia materiale e quella spirituale: il corpo cambia continuamente mentre l’anima è eterna. A questa conclusione sono giunti coloro che vedono la verità, sia impersonalisti sia personalisti. Il Visnu Purana (2.12.38) afferma che Visnu e i Suoi pianeti hanno un’esistenza spirituale e godono di luce propria (jytisi visnur bhuvanani visnuh). Tutti definiscono l’anima spirituale e il corpo materiale come l’una “reale“ e l’altro “illusorio“.

Questa è la versione di coloro che vedono la verità ed è questo l’inizio dell’insegnamento del Signore agli esseri sviati dall’ignoranza. Appena l’ignoranza si dissipa si ristabilisce la relazione eterna tra l’essere e Dio, che è l’oggetto della sua adorazione. Allora si capirà in un attimo ciò che distingue gli esseri viventi da Dio, la Persona Suprema, di cui essi sono particelle infinitesimali.

Si può comprendere la natura dell’Essere Supremo studiando minuziosamente la nostra natura e sapendo che siamo distinti da Lui come la parte dal tutto. Il Vedanta-sutra e lo Srimad Bhagavatam riconoscono nell’Essere Supremo l’origine di tutte le energie, inferiori e superiori. Come rivelerà il settimo capitolo di quest’opera, gli esseri viventi appartengono all’energia superiore.

Sebbene non ci sia differenza tra l’energia e la sua sorgente, si dice che la sorgente è Suprema e l’energia, o natura, Gli è subordinata. Gli esseri viventi sono dunque sempre subordinati al Signore Supremo, come i servitori al padrone o gli allievi all’insegnante. Ma è impossibile comprendere queste verità così chiare finché si vive nell’ignoranza. Il Signore enunciò la Bhagavad-gita per liberare tutti gli esseri da questa ignoranza e far loro gustare eternamente l’illuminazione spirituale".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito), il 22 Agosto 1973

nasato vidyate bhavo
nabhavo vidyate satah
ubhayor api dristo 'ntas
tv anayos tattva-darsibhih

“Coloro che vedono la verità hanno concluso che non vi è durata in ciò che non esiste (il corpo materiale) e non vi è cambiamento in ciò che è eterno (l’anima). Studiando la natura di entrambi, essi sono giunti a questa conclusione”.

"Ci sono due cose, ‘sat’ e ‘asat’. Sat significa che esiste, e asat che non esiste, temporaneo, appare e di nuovo scompare. Questo è asat. Come l’esempio del cielo e della nuvola: La nuvola appare, esiste per qualche tempo e di nuovo scompare, ma il cielo rimane. Questa è la distinzione tra sat e asat; cercate di capire.

Persino il cielo materiale non esiste, ma per quanto riguarda la nostra esperienza si può capire la distinzione tra sat e asat, permanente e temporaneo. Eppure, non possiamo dire esattamente inesistente, perché esiste: All’arrivo della nuvola ci sono attività, come la pioggia, e a causa delle piogge sul terreno cresce una nuova vegetazione e nuovi fiori e tutto sembra molto verde.

Nella stagione delle piogge abbiamo vari prodotti, non si può dire quindi che sia falso, ma si può definire temporaneo. Similmente il mondo materiale, o la materia, non è falso ma neppure permanente. ‘Bhutva bhutva praliyate’ (Bg. 8.19): “Ripetutamente, all’inizio del giorno di Brahma, tutti gli esseri tornano all'esistenza, e al sopraggiungere della notte di Brahma, sono inesorabilmente dissolti”. È tutto spiegato nella Bhagavad-gita.

I filosofi mayavadi affermano ‘brahma satyam jagan mithya’: Lo spirito è verità, e jagat, questo mondo materiale, è falsità, mithya, falso. E noi diciamo che tutto emana dal Supremo, ‘yato va imani bhutani jayante’ (Taittiriya Upanishad 3.1): Il Signore è l’origine e il riposo di tutti gli esseri. Tutto emana dal Brahman, la Suprema Verità Assoluta, perciò non può essere falso.

Come può dalla Verità Assoluta derivare il falso? Questa è la nostra filosofia. La questione può essere temporanea ma non falsa. L’ingiunzione vedica è ‘ma asatah sad gamaya’: Non rimanere impigliato con asat (ciò che è temporaneo), ma cerca di venire alla piattaforma di sat (ciò che è permanente) – sat e asat. Nel verso precedente, Krishna spiega: “Chi non è disturbato dai cambiamenti materiali...”

‘Sama-duhkha-sukham dhiram so mritatvaya kalpate’ (Bg. 2.15): “Chi non è distratto né dalle gioie né dai dolori, ma rimane sereno e risoluto in ogni circostanza, è degno della liberazione”. Quindi, ‘mritatvaya kalpate’ (è considerato degno della liberazione), la nostra missione umana è di giungere alla piattaforma di ‘amritatvam’, l’immortalità.

Abbiamo così parlato di questo punto, ‘amritatvam’, l’immortalità. La civiltà moderna, o i cosiddetti scienziati e filosofi, non può neppure immaginare che ci sia la possibilità di diventare immortali. Non possono immaginarlo, il loro cervello è così mediocre che non riescono a pensare che possiamo diventare immortali.

Ma perché Krishna parla d’immortalità? Sta dicendo qualcosa di assurdo di utopistico? No, sta parlando della verità. Altrimenti, se Krishna pronunciasse qualcosa di assurdo, o utopico, nessuno sarebbe interessato a leggere la Bhagavad-gita. Forse siamo uomini di terza classe che si accontentano della Bhagavad-gita e forse Krishna sta dicendo cose senza senso? Allora, perché i grandi acharya – Ramanujacarya, Madhvacarya – danno così tanta importanza alla lettura della Bhagavad-gita? Krishna non pronuncia mai nonsensi. È un dato di fatto, e quindi, se è un fatto che esiste la possibilità di diventare immortali ... Questo è sat.

Pertanto la nostra attività dovrebbe essere quella di rimanere coinvolti nella piattaforma di sat, e non di asat – il non permanente, o ciò che è falso secondo l’opinione di alcuni. Così la vera civiltà umana, falsa o non permanente che sia, dovrebbe essere basata sullo scopo di diventare immortali, sat, e non diventare asat. Questa è la distinzione tra l’India e gli altri paesi.

Non parlo dell’India di oggi, ma dell’India con i suoi grandi acarya, come Vyasadeva, l’acharya originale – per cui il compleanno del guru è detto vyasa-puja. Vyasa-puja si riferisce al guru originale, significa che il guru è il rappresentante di Vyasadeva. Questo trono è chiamato ‘vyasa-asana’, il luogo dove siede Vyasa, e perciò anche il rappresentante di Vyasadeva può sedervi.

Secondo il sistema parampara il guru siede sul vyasasana perché è il rappresentante, allo stesso modo, nell’alta corte di giustizia, il seggio deve essere utilizzato dal capo del potere esecutivo, il re o il presidente; ma il giudice dell’alta corte è il rappresentante del capo dell’esecutivo e perciò siede su quel seggio. Vyasadeva, il più grande studioso erudito, ha scritto molti libri: I quattro Veda, i diciotto Purana, il Vedanta-sutra, le Upanishad – tutte opere verbalizzate, non scritte.

Un così grande studioso guidava l’intera società, ma viveva molto umilmente. Anche Chanakya Pandita, che era primo ministro, viveva in una capanna. Questa è la distinzione tra civiltà vedica, o indiana, e civiltà moderna. Civiltà indiana significa che sono interessati a ‘sat’, e gli altri sono interessati ad ‘asat’. Come ho già spiegato, asat significa temporaneo, che non esisterà per sempre. Cinquemila anni fa l’India era molto opulenta anche materialmente.

Persino cinquecento o quattrocento anni fa l’India era così opulenta che gli europei furono attratti e la invasero. Anche nel periodo dell’impero Mogul era molto opulenta. Chi è andato in India, avrà visitato il Forte Rosso (Red Fort) a Delhi: Al suo interno ci sono dipinti di uccelli e alberi sulle pareti, ma gli occhi degli uccelli ora sono solo dei buchi, significa che erano decorati con gioielli.

Sulle pareti c’erano molte decorazioni simili alle odierne ma quelle decorazioni non erano solo dipinte bensì decorate con pietre preziose. Gli occhi e le altre parti degli uccelli, degli alberi e dei fiori erano decorati con vari tipi di gioielli, che furono portati via durante il governo britannico e che ora sono protetti nel museo britannico, per quanto ne so. Ma i gioielli furono portati via, questo è un fatto, chiunque può vederlo. Perciò, opulenza materiale...

Ovviamente, in India nessuno aveva mai considerato di possedere grandi macchine di latta o piatti di plastica. Opulenza materiale significa gioielli, oro, seta, burro – questa è l’opulenza materiale, e non vasi, secchi o stoffe di plastica senza alcun valore. Ad ogni modo, l’India era interessata all’opulenza di qualsiasi cosa si trovi in natura e non di prodotti industriali. E ora i leader dell’India stanno scoprendo che, a causa della negligenza verso il lato materiale della vita, siamo diventati poveri.

Questa è la differenza tra oriente e occidente: il popolo orientale, cioè dell’India, ha da sempre accentuato la parte permanente, ‘sat’, o la civiltà spirituale. Il loro obiettivo era “come rendere questa vita perfetta in modo da poter diventare immortali”. Come ho già spiegato, ‘aihistam yat tat punar janma jayaya’ – [il re Dasaratha chiese al saggio Visvamitra come vincere la ripetizione di nascita e morte; e tutto il processo della civiltà vedica si basa su questo punto] – l’intero sforzo era come conquistare la nascita e la morte.

Così le persone moderne non capiscono che sia possibile conquistare la nascita e la morte. Possono solo immaginarlo, e talvolta alcuni affermano che “Col progresso scientifico un giorno diventeremo immortali”. Anche loro si aspettano di diventare immortali; ma, prevedendo o no, ecco le informazioni della Bhagavad-gita – Krishna non sta parlando di assurdità o di utopia. È un fatto che dovremmo essere interessati alla vita permanente (sat) e non temporanea (asat).

Questa vita materiale è temporanea, possiamo vivere dieci anni o dieci ore. Ci sono esseri viventi che vivono dieci minuti e altri dieci milioni o dieci miliardi di anni – come sul pianeta Brahmaloka, dove vivono miliardi di anni. Sebbene all’interno di quest’universo materiale ci siano differenti tipi di vita di lunga durata, tuttavia non sono permanenti. Anche se vivi per dieci miliardi di anni o per dieci minuti o dieci secondi, non è permanente.

Ciò è spiegato in questo verso, ‘nasato vidyate bhavah’ (Bg.2.16): “Non vi è durata in ciò che non esiste”. ‘Asatah’ (ciò che non è eterno), questo corpo materiale non durerà, non esisterà in modo permanente. Ma l’anima esisterà permanentemente, ‘nabhavo vidyate satah’: “Non vi è cambiamento in ciò che è eterno”. Krishna spiega che l’anima non subisce cambiamento, e non sarà mai inesistente.

Quando Krishna dice, “Mio caro Arjuna, non è che tu, Io, e tutti questi re e soldati qui riuniti non esistevamo nel passato”, significa che non siamo questo corpo. Questo corpo non esisteva nel passato, o nella durata della mia vita passata, ma poiché sono un’anima, ora esisto, sono esistito in passato ed esisterò in futuro. Questo è sat. Pertanto lo spirito non subisce cambiamento.

Narottama dasa Thakura canta, ‘sat-sanga chadi kainu asate vilasa te karana lagila mora karma-bandha-phansa’ (Prarthana, canto 1): “Sempre bevo il pericoloso veleno della gratificazione dei sensi, e quindi non posso assorbirmi nella nettarea felicità che deriva dal canto delle glorie di Sri Chaitanya”. Karma-bandha-phansa significa “impigliato”. Secondo la nostra esperienza, se i fili sono ingarbugliati, è molto difficile trovarne l’inizio, e a volte sono rovinati.

Così, a causa del nostro attaccamento per il corpo materiale, stiamo diventando sempre più impigliati. ‘Sat-sanga chadi kainu asate vilasa’. Questi incontri, che stiamo tenendo, sono detti sat-sanga, perché qui non parliamo di sciocchezze, di cose o affari materiali, ma parliamo solo dell’anima spirituale, di Krishna, della relazione con Krishna, di come agire per soddisfare Krishna. Questa è la nostra occupazione. Questo è il riferimento.

In precedenza, questo luogo, il Manor (il tempio di Londra), era conosciuto come ‘Manor di Piggot’, e ora lo abbiamo battezzato Bhaktivedanta Manor. Qual è la differenza? Prima era inteso per la gratificazione dei sensi e ora per l’elevazione a uno standard spirituale di vita; quindi tutto può essere cambiato a favore del sat-sanga, associazione spirituale. ‘Sat-sangan mukta-duh-sangah’, più ci associamo con i devoti (sat) più diventiamo liberati.

[‘Duh-sanga’ è la cattiva compagnia nel mondo materiale; se volete liberarvene, dovete rimanere in compagnia dei devoti]. Se continuate a rimanere in sat, ossia nel sat-sanga, allora avanzate nella vita spirituale; e se rimanete nell’associazione di asat allora diventate degradati. Questa è la linea di condotta. ‘Sat-sanga chadi kainu asate vilasa te karane lagila mora karma-bandha-phansa’: Non rimanere coinvolto, cerca di liberarti da simili complicazioni. Questa è la missione della vita.

Finché rimaniamo nell’oscurità, non possiamo comprendere – oscurità significa vita peccaminosa. Più siamo impegnati in una vita scellerata, meno possiamo capire cosa sia sat-sanga e asat-sanga. Dovremmo quindi essere purificati; tutta la vita umana è destinata alla purificazione. ‘Sattvam suddhyet yasmat’ (SB 5.5.1) – sattvam significa “esistenza”, e suddhyet significa “diventa purificata”. Proprio come un uomo infetto da malattia che segue un trattamento medico per purificarsi dal contagio, similmente, in questa esistenza materiale si è impuri, dovuto alla contaminazione delle tre influenze della natura materiale: sattva-guna, rajo-guna, tamo-guna—virtù, passione e ignoranza.

In questo mondo materiale pure l’influenza della virtù è considerata una contaminazione, ed è anche causa del nostro coinvolgimento. Se un brahmana pensa di avere le qualificazioni braminiche, come istruzione, pulizia, controllo e conoscenza, ‘jnana e vijnana’, ma non cerca di diventare immortale, allora anche questa forma di pensiero – “sono questo, sono quello” – è una forma di schiavitù.

Sebbene sia molto istruito e abbia ogni buona qualità, ‘sattva samo damas titiksha suci’, tuttavia, se non cerca di progredire ulteriormente su come diventare immortale, allora anche questo coinvolgimento di tipo superiore (in virtù) è una trappola. Chi è in passione, pensa: “Sono ricco, potente, ho tanti buoni affari, il conto in banca, una grande famiglia, una bella moglie” – la concezione di vita nella passione. E coloro in ignoranza non conoscono il valore della vita, sono pigri, addormentati e impuri. Questi tre tipi di persone sono saldamente collegati.

Così liberazione significa che più si è illuminati sul valore della vita, più si diventa liberati. Più si diventa liberi, più si avanza nella conoscenza spirituale, sat, o sat-sanga. Pertanto, questi incontri che teniamo ogni giorno, servono per avanzare nella vita spirituale. Qui non esiste un programma su come diventare molto ricchi, possedere più automobili, avere un buon conto in banca o un bel vestito – tutte cose materiali – oppure, come vivere in ignoranza e dormire trentaquattro ore al giorno, anche se abbiamo solo ventiquattro ore.

Vediamo così grandi uomini che dormono fino alle due. Alzarsi presto al mattino significa svegliarsi alle due, ma non del pomeriggio, pensando che “più dormiamo, più ci godiamo la vita”. Perciò sono ‘sunyavadi’, vogliono diventare zero (sunya), dormire sempre. Sunyavada, la filosofia del vuoto e dell’inazione, “come rendere tutto zero”. Ma questa non è vita. Vita significa attività.

‘Kirtaniyah sada harih’ (Cc. Adi 17.31). Chaitanya Mahaprabhu insegna: “Non diventare zero, ma sii sempre impegnato nel canto del maha-mantra Hare Krishna”. Questo è il culto di Chaitanya Mahaprabhu. Noi non diventeremo zero – vogliamo essere molto attivi, non per la gratificazione dei sensi ma per il servizio di Krishna. Qual è il servizio di Krishna? Insegnare a tutti come adorare Krishna.

sravanam kirtanam vishnoh
smaranam pada-sevanam
arcanam vandanam dasyam
sakhyam atma-nivedanam
(SB 7.5.23)

“Ascoltare e cantare il santo nome trascendentale, la forma, le qualità, la parafernalia, i divertimenti di Sri Vishnu, e ricordarli, servire i piedi di loto del Signore, offrire al Signore una rispettosa adorazione con sedici diversi oggetti, offrire preghiere al Signore, diventare Suo servitore, considerare il Signore come il proprio migliore amico, e sottomettere ogni cosa a Lui [o servirLo col corpo, la mente e le parole]. Questi nove metodi sono considerati puro servizio devozionale. Colui che ha dedicato la propria vita al servizio di Krishna mediante questi nove metodi dev’essere considerato la persona più colta perché ha raggiunto la perfetta conoscenza”.

Questi nove metodi di servizio devozionale sono ‘sat’ (eterni e immutabili). Più siamo impegnati in essi, più siamo elevati; e più siamo impegnati in attività di gratificazione dei sensi materiali, più siamo degradati. ‘Srama eva hi kevalam’ (SB 1.2.8): “Le occupazioni che ogni uomo svolge secondo la propria posizione sono sforzi inutili se non suscitano attrazione per il messaggio del Signore Supremo Hari”.

Se lavori in un bell’ufficio, fai buoni affari, esegui perfettamente i tuoi doveri, ma non hai la coscienza di Krishna, allora gli shastra affermano: ‘srama eva hi kevalam’, stai semplicemente perdendo tempo e fatica. Krishna dichiara che questa è la distinzione tra sat e asat. Pertanto non dovremmo essere molto interessati ad asat, perché sarà la rovina della nostra vita; ma dovremmo essere interessati a sat, perché ciò renderà la nostra vita un successo. E allora faremo progressi verso l’immortalità, ‘amritatva’.

Sfortunatamente, le persone ora non sanno, né possono nemmeno concepire che ci sia la possibilità di diventare immortali. Questo è un punto molto importante. Non è una questione di possibilità, ma è un fatto reale. E il krishna-kirtana (il canto sei santi nomi) è essenziale. Negli shastra, in vari punti, è detto, ‘krishnasya mukta-sangah param vrajet’ (SB 12.3.51): “Semplicemente cantando il maha-mantra Hare Krishna, una persona può liberarsi dalla schiavitù materiale ed essere promossa al regno trascendentale”. Param significa ‘spirituale’.

Ci sono due tipi di energia: para e apara-prakriti. ‘Apareyam itas tv anyam prakritim viddhi me param’ (Bg. 7.5): Oltre a questa prakriti inferiore, ‘apara’, c'è un’altra natura superiore e spirituale, ‘para’. Quindi dovremmo essere interessati a ‘para’ e non ad ‘apara’. Perché? Questa è la vita reale. Qui è detto ‘senayor ubhayor api’ (Bg. 1.26): “Allora Arjuna vide tra i due eserciti…”

‘Tattva-darsibhih’, (Bg. 2.16), “coloro che vedono la verità” contemplano queste due energie, para e apara, superiore e inferiore. Chi studierà quest’argomento? I ‘tattva-darsi’, coloro che hanno realizzato la verità. Troviamo la parola ‘tattvatah’ in vari punti:

manusyanam sahasresu
kascid yatati siddhaye
yatatam api siddhanam
kascin mam vetti tattvatah
(Bg. 7.3)

“Tra migliaia di uomini, forse uno cercherà la perfezione, e tra coloro che la raggiungono, raro è colui che Mi conosce veramente”.

In un altro punto è detto, ‘janma karma ca me divyam yo janati tattvatah’ (Bg. 4.9): “Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale”. E ancora, ‘tato mam jnatva visate tad-anantaram’ (Bg. 18.55): “Si può conoscere il Signore Supremo così com'è solo attraverso il servizio di devozione”. Questa parola, ‘tattvatah’, è molto importante, significa “verità assoluta”. Tattva, la verità.

E nel Bhagavata troviamo, ‘vadanti tat tattva-vidas tattvam’ (SB 1.2.11): “I saggi trascendentalisti che conoscono la Verità Assoluta”. Tattva-vidah – coloro che sono consapevoli della verità, parlano di tattva. Cos’è tattva? ‘Brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate’: “Chiamano questa sostanza unica, al di là di ogni dualità, col nome di Brahman, Paramatma, o Bhagavan”.

Questo tattva è chiamato a volte Brahman, a volte Paramatma, o a volte Bhagavan. Bhagavan è l’ultima parola di tattva. Pertanto vediamo che nei suoi versi Vyasadeva scrive ‘sri bhagavan uvaca’. Vyasadeva spiega: “Anche se scrivo questi versi, io non sono l’oratore. L’oratore è Dio, la Persona Suprema”. Sri bhagavan uvaca. “L’autorità è Dio, la Persona Suprema, non io”.

I cosiddetti filosofi, scienziati e studiosi moderni dicono: “Io penso…”. Che valore ha? Le grandi personalità non diranno mai “io penso”. Perciò Krishna dice anche, ‘tattva-darsibhih’: “È stato concluso dalle autorità superiori”. Egli stesso è l’autorità, e tuttavia non afferma “io penso”. A volte dice ‘matam mama’: “Questa è la Mia opinione”. Inoltre Egli segue il principio autorevole di ‘tattva-darsibhih’, o la conclusione di coloro che hanno visto la verità.

Benché Krishna stia spiegando ciò che è sat e asat, il permanente e il non permanente, ciò nonostante fa riferimento alla testimonianza di tattva-darsibhih, di coloro che hanno visto la verità e sono giunti alla stessa conclusione. Ciò significa autorità: “Anche i saggi autorevoli hanno così concluso, non pensate che Io stia inventando qualcosa”. Tattva-darsibhih, questo è il modo di comprendere. Anche nell’era moderna talvolta fanno riferimento al professore tal dei tali per confermare una tesi; ma sono tutti speculatori, non sono tattva-darsibhih. Pertanto bisogna consultare le persone ‘tattva-darsi’.

tad viddhi pranipatena
pariprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darsinah
(Bg. 4.34)

“Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità”.

Perciò tattva-darsi. Dovreste imparare molto bene questa parola, tattva, che si riferisce a ciò che è autorevole – gli altri non sono autorevoli ma semplicemente speculano. Speculazione significa ‘piattaforma mentale’; non ha valore. Poiché questo corpo non è permanente, anche la mente è vacillante, sempre impegnata ad accettare e rifiutare qualcosa. La stessa cosa che ora accetta, in seguito la respinge. Questa è l’attività della mente, quindi non può essere tattva-darsi. Certo, dobbiamo pensare con la mente, ma sotto la direzione dell’autorità; allora possiamo giungere al vero tattva.

vadanti tat tattva-vidas
tattvam yaj jnanam advayam
brahmeti paramatmeti
bhagavan iti sabdyate
(SB 1.2.11)

“I saggi trascendentalisti che conoscono la Verità Assoluta chiamano questa sostanza unica, al di là di ogni dualità, col nome di Brahman, Paramatma o Bhagavan”.

E Bhagavan è l’ultima parola di tattva. Grazie mille. Hare Krishna".




Fine

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