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 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 14
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Sangita Dasi
Moderatore



51 Messaggi

Inserito il - 11/10/2019 : 10:32:14  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 14


matra-sparsas tu kaunteya
sitosna-sukha-duhkha-dah
agamapayino 'nityas
tams titiksasva bharata


TRADUZIONE

"O figlio di Kunti, la comparsa non permanente della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel corso de tempo, sono simili all'alternarsi dell'inverno e dell'estate. Gioia e dolore sono dovuti alla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e si deve imparare a tollerarli senza esserne disturbati".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Per compiere bene il proprio dovere bisogna imparare a tollerare l’effimero manifestarsi della gioia e de dolore. I Veda, per esempio, raccomandano di fare un bagno tutte le mattine, anche durante il mese di magha (gennaio-febbraio). Benché faccia molto freddo in questo periodo, colui che obbedisce ai princìpi religiosi non esita a farlo; così come una donna non esiterà a sopportare il calore soffocante della cucina per preparare il pasto quotidiano in piena estate. Si deve compiere il proprio dovere nonostante i disagi stagionali.

Così, il principio religioso di uno ksatriya è combattere, ed egli non dovrebbe sottrarsi al suo dovere prescritto, anche se questo dovere gli ingiunge di combattere contro parenti e amici. Solo con la conoscenza e la devozione ci si può liberare dalle reti di maya (illusione), ma per elevarsi al piano della conoscenza è necessario seguire i princìpi della religione.

Due nomi sono stati dati qui ad Arjuna, entrambi significativi: “Kaunteya” e “Bharata”, che ricordano la sua discendenza materna e paterna. Egli è l’erede di una grande stirpe, e ciò lo obbliga a eseguire perfettamente i suoi doveri. Non può dunque evitare lo scontro".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito), il 20 Agosto 1973

matra-sparsas tu kaunteya
sitosna-sukha-dudkha-dad
agamapayino ‘nityas
tams titiksasva bharata

“O figlio di Kunti, la comparsa non permanente della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel corso del tempo, sono simili all’alternarsi dell’inverno e dell’estate. Gioia e dolore sono dovuti alla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e si deve imparare a tollerarli senza esserne disturbati”.

"Questo è un verso molto importante. Nel verso precedente è spiegato, ‘dehino ‘smin yatha dehe’ (Bg. 2.13): “Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza…” In realtà siamo entità viventi dentro il corpo. Il piacere e i dolori corporei non sono i piaceri e i dolori dell’anima interiore – è semplicemente ‘abhinivesa’, assorbimento (nell’energia illusoria esterna) o errata identificazione. Molte volte ho fatto l’esempio di una persona seduta in una bella automobile e di un uomo seduto su un risciò. L’ho visto in India: un risciò si fermò davanti a una bella auto, e l’autista dell’auto chiese all’uomo che lo guidava: “Tu risciò?” Significa che considerava sé stesso non differente dalla bella auto su cui sedeva, e vedeva l’uomo che guidava il risciò non differente dallo stesso risciò. Questa è la situazione.

In realtà, sia l’uomo che guida il risciò sia quello che siede in una bella Rolls Royce è un essere umano. Ma il furfante, poiché è seduto su una Rolls Royce, pensa: “Io sono la Rolls Royce, e lui è il risciò”. Questa è la concezione materiale della vita: le designazioni in base al corpo, non come anima. Cercate di capire quest’ottimo esempio. Poiché il pover’uomo sta guidando un risciò, è considerato come un risciò; e poiché lui è seduto su una bella Rolls Royce, pensa “sono la Rolls Royce”. Ma quando lasciamo la concezione corporea di vita, si giunge alla vera conoscenza e si diventa ‘pandita’. ‘Panditah sama-darsinah’ (Bg. 5.18):

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsinah

“L'umile saggio illuminato dalla vera conoscenza, vede con occhio equanime il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani [intoccabile]”.

I pandita, o uomini istruiti, sono brahmana, non sudra. I sudra non sono istruiti. ‘Mleccha, yavana, sudra, kirata-hunandhra-pulinda-pulkasa abhira’ (SB 2.4.18), così tante razze e stati sociali. Istruzione significa brahmana, colui che conosce il Brahman. L’anima spirituale, brahman, è parte integrante del Brahman Supremo. Conoscenza significa essere consapevoli che “io non sono il corpo, ma un’anima spirituale, aham brahmasmi”. La conoscenza inizia da qui. Se una persona non arriva a questo punto, aham brahmasmi, allora è a livello animale.

L’animale pensa: “Sono un gatto”, “Sono un cane”, “Sono un risciò”, “Sono un’auto”, “Sono questo”, “Sono quello”. Questo è il pensiero animale. Ma il pensiero di una persona istruita è che “Io non sono questo corpo, sono parte integrante del Supremo Brahman, aham brahmasmi”. E quando dalla comprensione del Brahman avanzi ulteriormente – poiché la conoscenza inizia da qui – quando fai ulteriori progressi, allora puoi capire che “io sono un servitore eterno di Krishna”. Questa è la conoscenza perfetta. Innanzitutto la conoscenza inizia dalla consapevolezza che “io non sono questo corpo”.

sarvopadhi-vinirmuktam
tat-paratvena nirmalam
hrisikena hrisikesa-
sevanam bhaktir ucyate

“La Bhakti, il servizio devozionale, consiste nell’impegnare tutti i sensi nel servizio del Signore Supremo, Dio. Quando l’anima spirituale offre il suo servizio al Supremo, si verificano due effetti collaterali: si libera da ogni designazione materiale e grazie all’impegno nel servizio del Signore i sensi si purificano”.
[Caitanya Caritamrita, Madhya lila, 19.170]

Da così tanto tempo siamo nel concetto corporeo di vita: “Sono una Rolls Royce”, “Sono un risciò”, “Sono americano, sono inglese”, “Sono questo, sono quello”, così a lungo siamo nell’ignoranza. Lo stesso esempio: quell’uomo non è il risciò ed io non sono l’auto, ma sto pensando in questo modo. Sto parlando a quel pover’uomo, il ‘rickshaw wala’ (guidatore di risciò), in modo sprezzante perché sono seduto in una bella auto costosa. Sta accadendo questo. Ma quando si acquisisce conoscenza, allora ‘panditah sama-darsinah’ (Bg. 5.18). Sama-darsinah (visione equanime) è riferito a colui che è istruito ed è consapevole che, “Benché il poverino stia guidando un risciò, anche lui è un essere umano, e anch’io, benché sia seduto in una costosa Rolls Royce, sono un essere umano, e come esseri umani siamo uguali”.

Perciò, ‘dehino smin yatha dehe’ (Bg. 2.13): “Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza…” Ogni essere vivente, l’anima, è dentro questo corpo – non è il corpo. Chi ha compreso che “io non sono questo corpo ma un’anima spirituale”, e che “vivendo secondo la disposizione della natura mi è stato permesso di vivere in un certo tipo di corpo”, allora è una persona istruita. Questo è l’inizio. Pertanto è dal verso precedente che Krishna sta dando un’istruzione spirituale vera e propria. Ma nel mondo continuano ad esserci spiritualisti furfanti che non conoscono la base della conoscenza spirituale, che “io non sono questo corpo”.

A causa di questo corpo stanno compiendo molti atti peccaminosi, eppure si presentano come religiosi o spiritualisti. Nessuno è spiritualista o religioso, se non comprende la propria identificazione spirituale. Perciò, nella Bhagavad-gita (18.66) l’ultima parola è: ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja', perché voi, sciocchi e furfanti, avete creato tanti sistemi religiosi semplicemente sulle differenze del corpo. Questa non è religione. La vera religione è: “Io sono l’Anima Suprema, Parambrahma, Krishna, e tu sei Mia parte e frammento, quindi abbiamo una relazione intima come padre e figlio, ed è dovere del figlio obbedire al padre”. Questa è la perfezione della vita. È tutto. “Sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja” (Bg. 18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me”.

Avete così creato tanti sistemi religiosi sul concetto corporeo di vita. Il concetto corporeo è tanto forte che persino colti e grandi cosiddetti credenti sostengono che l’animale non abbia anima – il concetto corporeo di vita. Poiché la forma umana è più progredita e ha il potere di uccidere gli animali, stanno così dicendo queste sciocchezze, che l’animale non ha l’anima. Perché l’animale non dovrebbe avere l’anima? Qual è il sintomo del possesso dell’anima? Io sono l’anima spirituale; sono dentro questo corpo. Tutti possono capire. Puoi capire o no, ma se io sono un essere umano, se ho la mia anima, perché questo povero animale non ha anima? Dov’è la differenza, per cui affermi che l’animale non ha l’anima? Dov’è la differenza? Cerchiamo di analizzare questo punto.

Come possiamo percepire l’esistenza dell’anima nel corpo? È molto facile, poiché, yena sarvam idam ... Tutto è descritto nella Bhagavad-gita. ‘Yena sarvam idam tatam’ (Bg. 8.22): L’anima esiste diffondendo la sua influenza in tutto il corpo, proprio come il sole esiste diffondendo luce in tutto l’universo. Similmente Dio esiste, diffondendo la Sua coscienza in tutto il creato; e pertanto Egli sa tutto. Allo stesso modo, anch’io sono parte e frammento di Dio, anch’io sono anima, e come il sole diffondo il mio splendore, o la mia coscienza, in tutto il corpo – ‘yena sarvam idam tatam’. Perciò, ‘avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam’ (Bg. 2.17): “Sappi che non può essere annientato ciò che pervade il corpo. Nulla può distruggere l'anima eterna”. Più avanti leggeremo questo verso.

Ciò che si diffonde in tutto il corpo è ‘avinasi’, eterno; ma questo corpo è ‘antavat’, perituro – ‘antavanta ime dehah’ – quindi è l’anima eterna, all’interno del corpo, che diffonde la sua coscienza ovunque nel corpo. Arriveremo a questo verso: ‘Avinasi tu tad viddhi yena sarvam idam tatam’.
La prova dell’esistenza dell’anima, quindi, è che la coscienza è diffusa in tutto il corpo. Appena pizzico una parte del mio corpo, provo dolore, perciò capisco che l’anima è presente. Proprio come un uomo che sta per morire, e il medico lo sta esaminando: Controlla il polso e il cuore, che continuano a battere, e questo è il segno che l’uomo vive e l’anima è ancora presente. La prova è che posso sentire dolore e piacere sul mio corpo, ed è ciò che è spiegato in questo verso.

‘Matra-sparsas tu kaunteya’ (Bg. 2.14): “O figlio di Kunti, la comparsa della gioia e del dolore è simile all'alternarsi dell'inverno e dell'estate”. In realtà il corpo sente dolore e piacere a contatto con la coscienza, altrimenti, cos’è questo corpo se non un grumo di materia? È una massa di materia – terra, acqua, fuoco, aria – una combinazione di elementi materiali. Proprio come una bambola, una combinazione di elementi, terra, acqua, fuoco… C’è anche il fuoco, affinché la bambola possa asciugare al sole, e c’è l’aria, il cielo, ma non c’è l’anima. Questa è la differenza. Puoi produrre una bambola con tutti gli elementi materiali, ma non puoi donare l’anima. Non è possibile. Solo Krishna può farlo.

Proprio come l’uomo e la donna. In realtà la donna sta dando gli ingredienti al corpo del bambino in via di sviluppo. Ma quando ciò è possibile? Quando l’uomo dà il seme. Altrimenti, potrebbe una donna produrre un bambino senza l’aiuto di un uomo? Non è possibile. Con il seme arriva l’anima, e quando l’anima è situata nel grembo della donna, lei può aiutare fornendo gli ingredienti per sviluppare il corpo. ‘Karmana daiva-netrena jantur deha upapattaye’ (SB 3.31.1): “Sotto la direzione del Signore Supremo e secondo il frutto delle sue azioni, l’essere vivente, l’anima, è introdotto nell’utero di una donna attraverso una goccia di seme maschile per assumere una determinata forma corporea”.

Pertanto, secondo il processo della natura, quando si abbandona il corpo grossolano, il corpo sottile rimane – mente, intelligenza ed ego. È il corpo sottile che trasporta l’anima. E dove andrà l’anima? Saranno quindi calcolati i suoi meriti e le sue responsabilità nella vita, ‘daiva-netrena’, secondo una valutazione superiore. Proprio come accade a un impiegato di ufficio in un’azienda: quando gli è offerto un incremento o una promozione, sono prese in considerazione le sue attività e passività. Ovunque, quando un uomo è promosso o degradato, sono considerate e giudicate tutte le passività e le risorse. “Quest’uomo ha fatto bene, quindi diamogli la promozione”, e se non ha fatto niente di buono, allora sarà degradato o non otterrà la promozione. Allo stesso modo, stiamo ottenendo diversi tipi di corpo secondo il nostro karma.

Altrimenti, perché tutti gli esseri viventi non hanno lo stesso merito, la stessa caratteristica del corpo, la stessa posizione, la stessa educazione? Perché ci sono differenze? Questo è buon senso. La varietà di corpo e di posizioni sono dovute ... Come lo stesso esempio: il povero ha solo un risciò, e il ricco ha una bella Rolls Royce perché ha pagato di più. Similmente, se le tue azioni sono buone, allora sei promosso a uno standard di vita più elevato, come in paradiso o su Brahma-loka – ‘abrahma-bhuvanal lokah’. Ma se le tue azioni sono peccaminose e abominevoli, allora sei degradato tra i gatti e i cani. ‘Urdhvam gacchanti sattva-sthah’ (Bg. 14.18): “Coloro che sono guidati dalla virtù si elevano fino ai pianeti superiori”.

Poiché tutto si basa sulla qualità. Se vai al mercato per fare acquisti, vedrai prodotti di prima, seconda e terza qualità. Allo stesso modo, tutti gli esseri viventi, tutte le anime, hanno un corpo qualitativo. Un corpo di prima qualità significa che puoi andare nel sistema planetario superiore, un corpo di seconda qualità significa che devi rimanere nel sistema planetario mediano, e se hai un corpo di terza qualità allora cadi. Oppure, cadere significa che diventi animale, pianta, insetto, uccello, e così via. Questo è ciò che accade.

Quindi ‘matra-sparsas tu kaunteya sitosna-sukha-duhkha-dah’ (Bg. 2.14), [O figlio di Kunti, gioie e dolori vanno e vengono come l'alternarsi dell'inverno e dell'estate], in modo che, secondo il corpo, tu abbia il piacere e i dolori di questo mondo materiale. Per un uomo ricco, che vive molto comodamente, anche una cosa poco dolorosa è per lui intollerabile, perché ha un corpo così delicato, proprio come un bambino gracile che si lamenta per un pizzicotto – tutto a causa del corpo. Ma l’anima è diversa dal corpo. Pertanto Krishna cerca di convincere Arjuna: “Perché esiti nel combattere? Fai il tuo dovere”.

Il tuo presunto nonno e il tuo guru, o insegnante, come lo consideri, non sono questo corpo. Se in questa battaglia tuo nonno o il tuo insegnante sono uccisi, perché ti lamenti? Sono eterni”. È anche spiegato: “Esistevano nel passato, esistono nel presente e continueranno a esistere nel futuro, è solo il corpo che cambierà, allora, perché ti lamenti? Piuttosto, è una grande agevolazione che tuo nonno ora abbia un corpo vecchio in cui non è molto a suo agio, ma nella prossima vita otterrà un corpo nuovo, quindi è un bene per lui se lo uccidi”. Certo, non è questo il punto. (risate) Non puoi uccidere senza ragione. Questo non è il punto. Ma qui: “È una lotta, è un dovere, sono venuti per ucciderti”.

La determinazione degli ksatriya sta nel combattere, sia che riportino la vittoria o incontrino la morte, ma non fuggono dalla lotta. Se un ksatriya è ferito sul lato anteriore, è degradato. Deve essere ferito al petto, non alla schiena. Questi è lo ksatriya. Se le ferite sono al petto significa che ha combattuto bene, e se sono alla schiena significa che stava fuggendo. Quindi la determinazione di un ksatriya è: o vinci o muori in battaglia. Questa è la spiegazione: “Se riporti la vittoria in battaglia, allora godrai del regno; ma se muori, andrai in paradiso perché hai combattuto per una giusta causa”. Uccidere è molto brutto, ma uccidere per il bene della giusta causa in combattimento, o in sacrificio, non è peccaminoso – come talvolta i Veda raccomandano.

Nel complesso, dunque, bisogna capire di non essere il corpo. “Io non sono questo corpo”. E se proviamo dolori e piaceri corporei, sono solo fisici, non sono le gioie e le pene dell’anima, le quali saranno poste in un altro corpo. Ma poiché, per ignoranza, l’anima si sta identificando col corpo, in conseguenza è posta nel dolore e nel piacere, altrimenti l’anima non ha né dolore né piacere fisico. L’aforisma vedico, ‘asango hy yam purushah’, spiega che “L’anima non ha niente a che fare con questo corpo”. ‘Asanga’ significa che “non è toccata”. Ma per ignoranza sta pensando ... Lo stesso esempio: per ignoranza, il furfante pensa di essere la Rolls Royce identificandosi con essa, e se la Rolls Royce è distrutta in un incidente, allora è sopraffatto, “Oh, sono perduto”.

Perché? Solo la tua auto è perduta. Sta accadendo questo. Pertanto, quando si diventa ‘brahma-bhuta’ (SB 4.30.20), un’anima realizzata – autorealizzazione – che significa ‘tan-na socati na kanksati’ (Bg. 18.54). [Chi raggiunge la trascendenza realizza il Brahman Supremo, non si lamenta mai e non aspira mai a niente]. Allora non c’è più lamento né desiderio. “Poiché non sono questo corpo, perché dovrei desiderare il confort fisico? Qualunque cosa Krishna abbia dato, va bene. Ma sono tutti assorti nel concetto corporeo e semplicemente cercano il godimento fisico e sensuale. È tutto.

Così è il mondo materiale, tutti pazzi e mascalzoni. I materialisti sono sciocchi e furfanti, mudha. Sono chiamati mudha. ‘Na mam duskritino mudhah prapadyante naradhamah’ (Bg. 7.15): “Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è rubata dall'illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca: questi miscredenti non s'abbandonano a Me”. Poiché sono pazzi e mascalzoni s’impegnano in una vita peccaminosa, rimanendo intrappolati nella trasmigrazione dell’anima in diversi tipi di corpi e perennemente sofferenti. Perché, appena prendi un corpo, soffrirai, che sia un bianco, nero o giallo non importa. Che sia in forma di uomo o di animale, appena ottieni questo corpo, dovrai soffrire. Questa è la punizione della natura, devi soffrire.

Nessun sovrano può affermare che “Poiché ho il corpo di un re o di una regina, non c’è sofferenza”. È un nonsenso. Devi soffrire. ‘Janma-mrityu-jara-vyadhi’ (Bg. 13.9): “La percezione che nascita, malattia, vecchiaia e morte sono mali da combattere”. Almeno queste sofferenze devono esserci: la sofferenza della nascita, della morte, della malattia e della vecchiaia. Devono esserci, sia che diventi un re, un cane o un gatto, non importa, anche se diventi Brahma. ‘Abrahma-bhuvanal lokah punar avartino rjuna’ (Bg. 8.16): “Tutti i pianeti del mondo materiale, dal più alto al più basso, sono luoghi di sofferenza dove nascita e morte si susseguono”. Questa è la filosofia.

Il problema quindi è come uscire da questa trappola corporea. Sono un’anima spirituale ma in qualche modo sono caduto in questo groviglio di trasformazioni corporee. Bhaktivinoda Thakura dice, ‘anadi karama-phale, pori bhavarnava-jale, toribare na dekhi upay’: “In un modo o nell’altro sono caduto in questo oceano di nascita e morte, e non so come uscirne”. Ad esempio, se tu fossi gettato nell’oceano, per quanto nuotatore esperto tu possa essere, non è questa la tua vita confortevole, devi nuotare tutto il tempo, altrimenti annegherai subito; allo stesso modo, appena entri in questo mondo materiale devi lottare per l’esistenza, sei obbligato a farlo. Se vuoi fermare la lotta per l’esistenza, allora devi uscire dall’esistenza materiale. Questo è il problema della vita. ‘Anadi karama-phale, pori bhavarnava-jale, toribare na dekhi upay’.

Caitanya Mahaprabhu ci insegna, ‘ayi nanda-tanuja patitam kiìkaram mam visame bhavambudhau’: “Mio caro Signore, Nanda-tanuja, figlio di Nanda Maharaja, Krishna, Io sono il Tuo servitore eterno, ma in un modo o nell’altro, ora sono caduto in questo oceano materiale”. ‘Ayi nanda-tanuja patitam kinkaram mam visame bhavambudhau’: “Sono caduto in uno spaventoso pericolo, nell’oceano di questa esistenza materiale. Sebbene Io sia il Tuo servitore, in un modo o nell’altro, ho dimenticato e sono caduto”. Così, ‘ayi nanda-tanuja patitam kinkaram mam visame bhava, kripaya’: “Ora cerco la Tua misericordia”. ‘Kripaya tava pada-pankaja-sthita-dhuli-sadrisam vicintaya’: “Ora accettami di nuovo e rendimi una particella di polvere ai tuoi piedi di loto”. Questa dovrebbe essere la nostra unica preghiera, come insegna Caitanya Mahaprabhu.

‘Na dhanam na janam na sundarim kavitam va jagad-isa kamaye’ (Cc. Antya 20.29, Siksastaka 4): Le persone generalmente pregano per benefici materiali, “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano, dammi una buona posizione, una bella moglie, un bel seguito o la vittoria”, e così via, solo per un godimento materiale. Il mio Guru Maharaja soleva dire che se preghiamo Dio per queste cose insensate, siamo come un uomo che va dal re, e quando il re dice: “Chiedi qualsiasi cosa desideri”, lui risponde: “Per favore dammi un pizzico di cenere”. Allo stesso modo, se chiediamo a Dio un beneficio materiale, significa che stiamo chiedendo al re un pizzico di cenere.

Quando il re dice “chiedi ciò che vuoi”, l’uomo potrebbe chiedere: “Dammi metà del regno”. Questa dovrebbe essere la preghiera. Perché un pizzico di cenere? Similmente è la nostra follia quando chiediamo: “O Dio, dacci il nostro pane quotidiano”. Significa che sto chiedendo qualcosa che già abbiamo, perché Dio ha già dato il pane a tutti gli esseri viventi. ‘Eko yo bahunam vidadhati kaman’ (Katha Upanishad 2.2.13): “Tra tutti gli esseri viventi eterni, l’Uno fornisce a tutti gli altri ciò che è necessario per vivere”. L’elefante non va in chiesa per pregare, “dammi del cibo”, è già soddisfatto col cibo della giungla.

Alla tigre è fornito il cibo, e anche la formica è alimentata nel suo buco. Chi sta fornendo il cibo? Che cosa mangiano? In che modo vivono e generano figli? La stessa cosa, ‘ahara-nidra-bhaya-maithuna’ (mangiare, dormire, accoppiarsi, difendersi) – tutto è presente nella formica e nell’elefante. Chi sta fornendo le loro necessità? Pertanto questo non è il problema, sebbene i mascalzoni siano semplicemente perplessi su come poter mangiare, dormire e difendersi. Questo è già stato stabilito secondo il tuo karma. Cerca solo di risparmiare tempo e di avanzare nella coscienza di Krishna. Questa è la tua attività, altrimenti sei rovinato.

E riguardo a come mangiare, dormire, avere una vita sessuale e difendersi, è già organizzato. Non puoi migliorare, è già stato stabilito. ‘Prakriteh kriyamanani gunaih karmani sarvasah’ (Bg. 3.27): “L'anima sviata dal falso ego crede di essere l'autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”. Secondo il tuo destino, o il tuo karma, è già stato stabilito, “Mangerai e dormirai in questo modo, avrai una vita sessuale come questa, e sarai in grado di difenderti in questo modo”. Non avrai più di questo, non è possibile. Ciò è chiamato destino. Tutto è già stabilito dal destino, non rovinare la tua vita per queste cose.

Ma le persone si preoccupano di simili cose – è chiamata ignoranza. Perciò negli shastra è detto, ‘tasyaiva hetoh prayateta kovidah’ [L’ingiunzione dei Veda è che non ci si dovrebbe sforzare di accrescere la felicità e diminuire la sofferenza perché sarebbe inutile]. Stai trasmigrando da così tanti corpi, da questo a quel corpo; e ora, nel corpo umano, hai la possibilità di cambiare, puoi leggere la Bhagavad-gita, puoi imparare da Krishna qual è il problema della vita. Utilizzala per questo scopo, non confonderti con il problema del corpo. Perciò Krishna dice, ‘matra-sparsas tu kaunteya sitosna-sukha-duhkha-dah’ (Bg. 2.14). [Gioie e dolori vanno e vengono come l’estate e l’inverno]. Dovresti saperlo, proprio come arriva la stagione estiva, “come è arrivata, se ne andrà”, la stessa cosa per la stagione invernale.

Cerca solo di proteggerti il più possibile, ma non essere influenzato dalla stagione estiva o invernale, non dovresti esserlo. Proprio come in India, dove la temperatura a volte è di 50 gradi in estate ... Significa che le persone smetteranno di lavorare? Oppure, in occidente, dove l’inverno è così rigido che a volte è 30 gradi sotto zero. Significa che il lavoro e tutto il resto sarà fermato? No, devi fare il tuo dovere. Similmente Arjuna riceve la stessa informazione: “Anche se devi uccidere i tuoi parenti – provando una piccola sofferenza – anche questo dolore va e viene. Devi fare il tuo dovere perché si tratta di una vera battaglia, ed è sotto la Mia guida.

Devi combattere perché questo è il tuo dovere, non rimanere disturbato da ‘matra-sparsah’ (percezione sensoriale). ‘Matra’ significa “pelle”, il tatto. Eppure le persone inseguono la malattia della pelle, come la vita sessuale. Che cos’è la vita sessuale? Anche questa è un’altra malattia cutanea, un prurito della pelle che si soddisfa sfregandolo. È tutto. Perciò gli shastra consigliano, ‘visaheta dhirah’: Chi tollera questo prurito diventa una persona perfetta e sobria. ‘Yan maithunadi-grihamedhi-sukham hi tuccham’ (SB 7.9.45): “La vita sessuale è paragonata al grattarsi di due mani che vogliono alleviare il prurito. I grihamedi – i grihastha che non hanno una vera conoscenza spirituale – pensano che questo prurito sia la più alta forma di felicità, sebbene non porti altro che sofferenza”.

I grihamedhi sono dei mascalzoni molto attaccati alla cosiddetta vita familiare, ma il grihastha è differente. Grihastha significa che ha conoscenza, ma non è così avanzato, preferisce vivere con moglie e figli piuttosto che per la coscienza di Krishna. Questi è il grihastha. E quelli che non sono coscienti di Krishna vivono semplicemente come animali, hanno moglie e figli ma sono animali, sono grihamedhi. Grihastha significa che sta facendo il miglior uso di un pessimo affare; e grihamedhi significa che è simile a un animale. Perciò qui si sta parlando del grihamedhi.

Per lo più le persone ora desiderano mostrare di essere uomini molto attraenti con la loro attraente famiglia, ma sono grihamedhi. Così, qual è la felicità del grihamedhi? ‘Yan maithunadi’, il piacere sessuale – è tutto. Altrimenti non hanno altra felicità, lavorando giorno e notte come un asino. La loro unica speranza è che di notte godranno del sesso. È tutto. ‘Yan maithunadi-grihamedhi’. Che cos’è questo sesso, questo prurito? ‘Matra-sparsas tu kaunteya sitosna-sukha-duhkha-dah’ (Bg. 2.14): La gioia e il dolore vanno e vengono come l'alternarsi dell'inverno e dell'estate, proprio come quella sensazione di prurito. Perciò gli shastra insegnano: “Tollera quel prurito, non rimanere implicato nella ripetizione di nascita e morte”.

Per prima cosa, brahmacari – “Tollera il prurito, eviterai così tanto dispiacere e infelicità nella vita. Sii prudente”. Questa è la vita del brahmacari. ‘Matra-sparsas tu kaunteya’, è semplicemente un prurito; soddisfare la sensazione di prurito è ben poca felicità. Cos’è questa felicità? Se hai prurito nel corpo, grattandoti, proverai un certo piacere. È questa la felicità? Quindi, ‘visaheta dhirah’ (Upadeshamrita 1): “La persona sobria può tollerare”. Dhira è una persona sobria e progredita che tollererà la sensazione di prurito e sarà felice, perché questa non è la sua necessità – è solo della pelle. Questa è una malattia della pelle, ma io non sono la pelle, sono un’anima, e il mio compito è come servire Krishna. Grazie molte".




Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Altre opere: www.radiokrishna.com/books_online.php

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Lezioni del maestro S.G. Tridandi Prabhu dal tempio ISKCON di Terni:




Hare Krishna !

La redazione di Radio Krishna Centrale

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DISCLAIMER *
Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




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