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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 12
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Sangita Dasi
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Inserito il - 24/08/2019 : 13:59:39  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 12


na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param


TRADUZIONE

"Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re, e mai nessuno di noi cesserà di esistere".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"I Veda, la Katha Upanisad e la Svetasvatara Upanisad, insegnano che Dio, la Persona Suprema, provvede ai bisogni di innumerevoli esseri viventi, secondo le condizioni in cui sono stati posti dalle loro attività passate. Il Signore Supremo vive anche nel cuore di ogni essere in virtù delle Sue emanazioni plenarie, ma solo le persone sante possono vedere il Signore Supremo in ogni essere e fuori di ogni essere, e raggiungere così una pace perfetta ed eterna:

nityo nityana m cetanas cetananam
eko bahunam yo vidadhati kaman
tam atma-stham ye 'nupasyanti dhiras
tesam santih sasvati netaresam

(Katha Upanisad 2.2.13)

Queste verità non sono destinate soltanto ad Arjuna, ma anche a tutti coloro che in questo mondo si reputano eruditi ma sono privi della vera conoscenza. Il Signore dichiara che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia, sono individui, eternamente distinti gli uni dagli altri; il Signore eternamente Si prende cura degli esseri individuali, sia di quelli condizionati dalla natura materiale sia di quelli liberati. Dio, la Persona Suprema, distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte le une dalle altre. La loro individualità esisteva nel passato e continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. Perciò non c’è ragione di lamento per nessuno.

Il Signore, autorità suprema, contraddice qui la teoria mayavadi secondo cui l’anima individuale, una volta libera dal velo di maya (illusione), si fonde nel Brahman impersonale e perde la sua esistenza individuale. Krishna dichiara invece che la Sua individualità e quella di tutti gli esseri animati continuerà in eterno, come confermano le Upanisad. Non si può mettere in dubbio l’autorità di Krishna perché Egli non è soggetto all’illusione. Se l’individualità non fosse un fatto reale, Krishna non l’avrebbe messa in rilievo con tale evidenza affermando che continuerà anche nel futuro. I mayavadi ribattono che l’individualità di cui parla Krishna non è spirituale, bensì materiale. In questo caso, anche l’individualità di Krishna sarebbe materiale!

Egli afferma, invece che questa individualità esisteva nel passato e continuerà nel futuro. Non solo Krishna conferma la Sua individualità in vari modi, ma spiega anche che il Brahman impersonale Gli è subordinato. Fin dall’inizio Krishna ha insistito su questa individualità. Ciò nonostante, se si considera il Signore come un essere comune, condizionato dalla natura materiale, allora non si può più riconoscere alla Bhagavad-gita il valore di Scrittura autorevole. Infatti un uomo qualsiasi, limitato dalle quattro imperfezioni che gli impone la natura umana, non può insegnare nulla che meriti di essere ascoltato. La Bhagavad-gita, invece, trascende la conoscenza imperfetta.

Nessun libro profano può essere paragonato alla Bhagavad-gita. Ma se si considera Krishna un uomo comune, la Bhagavad-gita perde tutta la sua importanza. I mayavadi affermano che l’individualità degli esseri, espressa in questo verso è convenzionale e riguarda solo il corpo. Nei versi precedenti, tuttavia, l’identificazione col corpo è stata condannata. Dopo aver condannato l’errore dell’essere vivente che identifica il sé spirituale col corpo materiale, com’è possibile che Krishna ora proponga questa teoria? Le prove dell’individualità degli esseri poggiano dunque su basi spirituali, come confermano i grandi acarya, tra cui Sri Ramanuja.

È chiaramente affermato in molti punti della Bhagavad-gita che soltanto coloro che sono devoti del Signore possono comprendere l’individualità spirituale. Coloro che invidiano la divinità di Krishna non giungeranno mai a capire le Scritture vediche. Il non devoto che tenta di comprendere gli insegnamenti della Bhagavad-gita assomiglia all’ape che vedendo il miele in un barattolo si sforza invano di aspirarne il contenuto. Ma non si può gustare il sapore del miele senza aprire il barattolo. Così, non si può gustare il nettare della Bhagavad-gita senza essere devoti del Signore, come sarà confermato nel quarto capitolo. Neppure coloro che per invidia negano l’esistenza stessa di Dio possono comprendere la Bhagavad-gita.

La spiegazione data dai mayavadi è dunque la più ingannevole presentazione della verità. Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha proibito la lettura dei commenti mayavadi, avvertendoci che le persone che adottano la loro interpretazione perdono ogni potere di capire il segreto della Bhagavad-gita. Se l’individualità esistesse solo nell’universo fenomenico, gli insegnamenti del Signore non sarebbero di alcuna utilità. L’individualità distinta degli esseri del Signore è un fatto eterno, ed è confermato, come abbiamo visto, dai Veda".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra, il 18 Agosto 1973

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

“Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu, e tutti questi re, e in futuro nessuno di noi cesserà mai di esistere”.

"Questo è un verso molto importante. Gli scienziati e i filosofi moderni sostengono che dopo la morte del corpo non esistiamo più, tutto è finito. Non è una novità. Anche in tempi antichi c’erano atei come Carvaka Muni, che consigliava di mangiare quanto più ghi fosse possibile finché si era in vita [in India si usa il ghi per preparare del buon cibo]. Perciò diceva, ‘bhasmi bhutasya dehasya kutah punar agamano bhavet’: Perché preoccuparsi della prossima vita? Appena questo corpo è ridotto in cenere, tutto è finito. Secondo la cerimonia rituale del funerale vedico, il corpo è bruciato. La distruzione del corpo avviene in tre modi: diventa escrementi o cenere o terra. Quando, secondo la tradizione cristiana o musulmana, il corpo è seppellito, diventa terra. Tutto ritorna alla terra: “Polveri sei e polvere tornerai”.

Questo bel corpo diventerà terra, oppure cenere se è bruciato, e se è gettato via per essere mangiato da sciacalli e corvi, diventerà escrementi. Questa è la fine del corpo. Ci stiamo prendendo così tanta cura di questo corpo, ma alla fine diventerà escrementi, terra o cenere. Le persone folli, che sono nel concetto corporeo di vita, pensano: “Dopotutto, questo corpo finirà; finché abbiamo un corpo e dei sensi cerchiamo di godere il più possibile. Perché tante restrizioni? No al sesso illecito, no al gioco d’azzardo… sono tutte sciocchezze, godiamoci la vita”. Questa è vita atea, una vita insensata. Ma non sanno che il corpo non è tutto.

La prima lezione da apprendere è: cos’è la vita spirituale, la conoscenza spirituale. Ma i mascalzoni non lo sanno. Perciò Krishna prima di tutto rimprovera Arjuna, ‘asocyan anvasocas vam prajna-vadams ca bhasase’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione – parli come un uomo erudito ma cerca solo di capire la verità”. Poi dichiara, “na tv evaham jatu nasam’ (Bg. 2.12): “Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo (nasam)”. Innanzi tutto non moriremo mai (nasam) in nessun momento (jatu). Pertanto, alle parole: “Tu sei la Persona Suprema, non puoi morire, ma noi esseri viventi ordinari moriamo”, Krishna risponde, ‘na tv evaham jatu nasam na tvam’: “Io, tu e tutti questi re non cesseremo mai di esistere”. “Può essere, perché Tu sei Krishna ed io sono Tuo amico, ma che sarà degli altri?”

No, ‘neme janadhipah’, non c’è fine per tutti i re e i soldati qui riuniti, anche loro non moriranno. Perciò, ‘na caiva na bhavisyamah’, nessuno cesserà mai di esistere. Non è che in passato non esistevamo, nel presente esistiamo e in futuro potremo non esistere. No, ‘na bhavisyamah’, nessuno cesserà di esistere. In questa frase (na caiva na bhavisyamah) ci sono due negazioni (na), ma due negazioni rendono la frase positiva, perciò significa che esisteremo anche nel futuro, tutti noi (sarve) esisteremo, non perché “Io sono Dio e tu sei l’amico di Dio”. Questa è conoscenza. Nella Katha Upanishad è detto ‘nityo nityanam’: “Sempre esistente”.

Proprio come Krishna, ognuno di noi è sempre esistente perché siamo Sue parti e frammenti. Pertanto, se Krishna è sempre esistente, anche noi lo siamo. Una particella d’oro è qualitativamente oro. La miniera d’oro e l’orecchino d’oro sono differenti perché l’orecchino può costare cento dollari e la miniera milioni di dollari; ma entrambi sono d’oro, non di ferro. Krishna è lo Spirito Supremo omnipervasivo che Si estende ovunque in tutta la creazione; e anche noi lo siamo ma all’interno di questo corpo. È tutto. Conosco i dolori e i piaceri del mio corpo – significa che lo pervado – e tu conosci le pene e le gioie del tuo corpo. Se mi pizzico da qualche parte, io sentirò dolore ma tu non proverai niente. Pertanto non sei onnipresente, né io lo sono. Tuttavia Krishna è onnipresente – quando provo dolore, Lui lo sa. ‘Vedaham samatitani’ (Bg. 7.26): “Io so tutto, passato, presente e futuro”. Questi è Krishna. Cercate di capire la distinzione tra Krishna e noi.

Egli è onnipresente e sempre esistente, ‘nityo nityanam cetanas cetananam’ (Katha Upanishad 2.2.13), e anche noi lo siamo. Krishna ha conoscenza e pure noi l’abbiamo; ma la conoscenza di Krishna è illimitata, e la nostra è limitata. Questa è la differenza. Krishna è cosciente e anche noi lo siamo, ‘nityo nityanam cetanas cetananam’, ma qual è la differenza tra Krishna e noi? Egli è ‘nityo nityanam’, Uno al singolare; ma noi, i jiva, siamo molti, ‘cetanas cetananam’, al plurale. La Persona Suprema è Una e i jiva sono innumerevoli. Ho più volte spiegato la dimensione del jiva, ‘kesagra-sata-bhagasya…’ (Cc. Madhya 19.140): Se dividiamo la punta di un capello in cento parti, e di nuovo dividiamo una di queste parti in altre cento parti, questa misura infinitesimale, più piccola di un atomo, ci darà la dimensione del jiva, l’essere vivente.

I jiva sono ‘anantyaya kalpate’, illimitati. Non c’è limite a quanti esseri viventi ci sono. Negli escrementi ci sono milioni di esseri viventi, i germi, e da un piccolo buco nella stanza usciranno formiche a centinaia e migliaia; similmente, nella terra, nell’aria e persino nel fuoco ci sono germi. Ma i mascalzoni non lo sanno… semplicemente pensano di ucciderli. Perché ‘nitya’ significa sempre esistente, e quindi nel fuoco gli esseri viventi non muoiono. Dicono che “è sterilizzato” – questa è una sciocchezza. “Sterilizzato” significa che il corpo viene ucciso, ma l’anima non è uccisa. Come nell’aborto, e anche nella contraccezione, il corpo è ucciso.

Se crei disagi all’anima, se uccidi il corpo di chi si è rifugiato nel grembo materno, allora questi dovrà cercare un altro corpo. Ciò è quanto sta accadendo nella civiltà dei mascalzoni. Pensano che stiano uccidendo quell’essere, ma non è così. Stanno creando disagio a quella particolare anima, e ciò è peccaminoso. Quell’anima stava prendendo rifugio, ‘karmana daiva-netrena jantur dehopapattaye’ (SB 3.31.1): “Sotto la direzione del Signore Supremo e secondo il frutto delle sue azioni, l’essere vivente, l’anima, è introdotto nell’utero per assumere una determinata forma corporea”. Secondo il suo karma gli è stato dato rifugio per sviluppare un corpo, e se uccidi quel corpo, significa che vai contro l’ordine del Supremo. Daiva-netrena, “sotto la direzione del Signore”.

Supponi che tu sia destinato a occupare un’abitazione e che qualcuno non ti permetta di entrarvi, questo non è un crimine? È un’azione criminosa, detenzione illegale… è illegale anche per lo Stato. Similmente, se uccidi un essere vivente che sta sviluppando un corpo, diventi immediatamente un criminale e sei punibile; e anche quell’essere che è posto nel disagio, che è ostacolato nello sviluppare un corpo, è peccaminoso: anche lui è un peccatore, quindi, è probabile che stia semplicemente vagando da un grembo all’altro, da un utero all’altro, perché lui stesso ha commesso quest’attività peccaminosa, l’aborto. E anche la persona che causa il suo aborto, è punita: “Non vedrai mai la luce di questo mondo, dovrai semplicemente vivere spostandoti da un utero all’altro”. Così questa è la punizione della natura, ma le persone sciocche non lo sanno.

Perciò, ‘nityo nityanam’, ogni essere vivente è nitya, proprio come Krishna. Ma Lui è un numero singolare e noi siamo un numero plurale. Questa è la differenza. Krishna è Uno e noi siamo molti. Non ci possono essere molti Krishna, ma ci sono molti esseri viventi. Qual è dunque la differenza tra singolare e plurale? Anche questo è spiegato: ‘eko bahunam yo vidadhati kaman’. (Katha Upanishad 2.2.13) Il numero singolare fornisce tutte le necessità al numero plurale. Non è un fatto? Siamo molto disturbati dalla sovrappopolazione – è una sciocchezza. Krishna è abbastanza abile e non può esserci sovrappopolazione, perché gli esseri viventi già esistono e sono innumerevoli, ‘ananta’, che dire della sovrappopolazione? È già presente – non puoi contarli tutti, non c’è limite. Non c’è dubbio che la sovrappopolazione già esiste; e Krishna fornisce tutto il necessario, ‘eko bahunam yo vidadhati kaman’. Krishna è illimitato e può provvedere alle necessità degli esseri viventi illimitati, non c’è scarsità di cibo, e pertanto la teoria della sovrappopolazione non ha senso. È un’assurdità.

Non può esserci sovrappopolazione, ma c’è una restrizione da parte della natura; quando i demoni aumentano, la natura limiterà la produzione di cibo. La natura non provvederà ai demoni. Nello Srimad-Bhagavatam, quarto Canto, è detto che la natura è abbastanza preparata da fornire ogni tipo di cibo, ma quando ci sono molti demoni c’è restrizione da parte sua, perché l’intero programma è di correggere – così come i criminali sono messi in prigione per essere corretti affinché non possano commettere altri crimini. Questo è lo scopo. Similmente tutti quelli che si trovano in questo mondo materiale sono dei criminali e devono essere corretti. Lo scopo è di essere corretti. Volevamo imitare Krishna, diventare Krishna, e così abbiamo violato gli ordini di Krishna, e questa mentalità criminale significa vita materiale.

krishna-bahirmukha hana bhoga vancha kare
nikata-stha maya tare japatiya dhare
(Prema-vivarta)

[Nel Prema-vivarta è detto che quando un essere vivente desidera godere della natura materiale, diventa immediatamente vittima della stessa energia materiale. L’essere individuale non è costretto a venire nel mondo materiale, ma lo fa per sua scelta, essendo libero di essere attratto dalla natura materiale o di resistervi (SB 4.25.25, spiegazione)].

Questo mondo materiale è maya, questo corpo è falso, maya, e dobbiamo accettarlo perché volevamo godere – quindi divertiti con questo corpo, che sia umano, animale o di essere celeste. Secondo il tuo desiderio ottieni un corpo materiale con cui godere – questa è la vita materiale, e ciò nonostante Krishna fornisce tutte le necessità. Invero è per i cambiamenti stagionali che ottieni frutti di stagione, fiori, cereali e tutto il necessario; ma in ogni caso sarà data la possibilità, soprattutto all’essere umano, di soddisfare ogni necessità. ‘Eko bahunam yo vidadhati kaman’, tutte le necessità ti sono rifornite, ma devi far rivivere di nuovo la tua coscienza di Krishna.

Questo è il piano. E se non rianimi la tua coscienza di Krishna e semplicemente godi dei tuoi sensi, allora ci sarà una restrizione dell’offerta. Questa è la legge. Questa è la restrizione dell’offerta. Pertanto non ci sarà pioggia, e senza la pioggia, che potrai fare, o mascalzone? Potrai fabbricare forbici, coltelli e secchi di plastica, ma non potrai produrre riso e grano – non è possibile, caro signore – perché questo dipenderà dalle piogge, che saranno così limitate, e allora masticherai sabbia. Quando non ci sarà pioggia, potrai mangiare la sabbia. Anche questa è commestibile, i pavoni e i piccioni possono mangiarla. Li avete visti mangiare la sabbia? Molte cose sono commestibili, quindi, non è un problema di sovrappopolazione.

La sovrappopolazione c’è già, ‘anantyaya kalpate’ [non c’è limite agli esseri viventi], perché proclamare che ci sarà? Quando il fuoco già esiste, perché dire che ci sarà il fuoco? È già presente. Ma c’è restrizione, poiché, ‘eko bahunam yo vidadhati kaman’ (“Tra tutti gli esseri viventi, Uno fornisce agli altri ciò che è necessario per vivere”). Quell’Uno (eka), Krishna, ordina… In realtà non ordina: come la polizia non ha bisogno ogni volta di ricevere l’ordine dall’autorità superiore per punire un criminale perché sa come farlo, così la natura sa come punire questi criminali. Pertanto gli scienziati stanno scoprendo scarsità di petrolio, la mancanza di questo e di quello. Che cosa fare? Questa è la situazione, altrimenti non si tratta di sovrappopolazione. Il problema è che la fornitura è limitata. ‘Eko yo bahunam’, poiché Egli fornisce tutte le necessità, l’offerta può essere limitata.

Man mano che diventiamo sempre più peccatori e senza coscienza di Krishna, saremo messi in difficoltà, moriremo nel grembo materno, saremo uccisi nel grembo materno, ci saranno guerra, pestilenza, carestia e terremoto. In così tanti modi… si deve morire e quindi nascere ripetutamente, ‘bhutva bhutva praliyate’ (Bg. 8.19). Nascere, quest’attività andrà avanti; e alla fine, quando l’universo intero è annientato, allora ci rifugiamo nel corpo di Maha-Vishnu e viviamo in questo modo, senza un corpo, per molti milioni di anni. Poi di nuovo la creazione e ancora un’altra possibilità di diventare cosciente di Krishna.

Così questa è la creazione materiale: ‘bhutva bhutva praliyate’, nascere ripetutamente. Dato che ho questo corpo, ho la possibilità di diventare cosciente di Krishna, ma se fallisco, allora, chissà dove andrò la prossima vita. Ma non ho intenzione di morire, è un dato di fatto; e questo sarà spiegato nel prossimo verso. Non ho intenzione di morire perché sono esistito nel passato, esisto nel presente e continuerò ad esistere nel futuro. Questa è la posizione. Ma come dovrei esistere? Il tipo di corpo – di un essere celeste o di un cane o di un albero o di un pesce – dipenderà dalle mie azioni. Pertanto potrò tornare a casa da Dio, Krishna, e prendere un corpo spirituale come quello di Krishna. Tutto è possibile.

È compito nostro considerare quale tipo di corpo avremo nella prossima vita. ‘Tyaktva deham punar janma janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9): “O Arjuna, colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna”. In realtà, se diventiamo coscienti di Krishna, dopo aver lasciato questo corpo, non accetteremo più un corpo materiale, perché il corpo spirituale è già lì, ed è eterno. L’anima spirituale, o corpo spirituale, non è mai distrutta. Esisteva in passato, esiste ora e continuerà a esistere in futuro.

La gente potrebbe dire: “Com’è possibile? Che strana cosa Krishna sta dicendo, ‘na tv evaham jatu nasam na tvam neme janadhipah’. [Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, e mai nessuno cesserà di esistere]. Perché, in realtà moriamo. Forse siamo nati di nuovo, ma tutti muoiono. Come non moriamo mai?” No. Krishna non sta parlando del corpo ma dell’anima. E l’anima è sempre esistente: esisteva nel passato, esiste nel presente ed esisterà in futuro – la spiegazione di Krishna è che prendiamo diversi tipi di corpo. Al contrario, i filosofi mayavadi sostengono che siamo una cosa sola: non c’è “tu” e “io”. Tutto è uno, e perciò Krishna è imperfetto quando dice: “Io, tu e tutti gli altri, affermando che siamo individui e non un tutto uniforme”. Ma la realtà è che noi siamo tutti individui: tu, io, e tutti i re e i soldati sul campo di battaglia. Ciò di cui Krishna sta parlando, è un fatto. Altrimenti, perché è data così tanta importanza alla Bhagavad-gita? Pertanto i filosofi mayavadi tentano d’interpretare in diverso modo".




Fine

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




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