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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita così com'e' Cap. 2 Verso 11 ('72)
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Sangita Dasi
Moderatore



50 Messaggi

Inserito il - 07/08/2019 : 12:57:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 11


sri-bhagavan uvaca
asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah


TRADUZIONE

"Dio, la Persona Suprema, disse:
Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il Signore prende immediatamente il posto di maestro e rimprovera il Suo discepolo accusandolo indirettamente d'ignoranza: "Tu parli con molta erudizione, dice, ma ignori che il vero erudito —colui che conosce la natura del corpo e dell'anima— non si lamenta mai dell'involucro corporeo, morto o vivo."

I capitoli successivi svilupperanno il concetto che la vera conoscenza consiste nel conoscere la materia, l'anima e colui che le controlla. Arjuna ha sostenuto che i princìpi religiosi sono al di sopra della politica e della diplomazia. Ma non sa che la conoscenza della materia, dell'anima e di Dio è più importante delle formule religiose.

Poiché ignorava questa verità e piangeva su ciò per cui non vale la pena, non avrebbe dovuto farsi passare per un erudito. Il corpo nasce col destino di morire, un giorno o l'altro; perciò il corpo è meno importante dell'anima. Colui che lo sa è il vero saggio e nessuna delle diverse condizioni del corpo è per lui causa di lamento".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Edinburgo (Scozia)
il 16 Luglio 1972

“Il Signore Beato, disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione. Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti”.

La filosofia del movimento per la coscienza di Krishna è per insegnare alle persone a capire qual è la posizione costituzionale dell'essere vivente. È qui detto che la persona di conoscenza non si lamenta né per i vivi né per i morti. L'attuale civiltà si basa sul concetto corporeo della vita: “Sono questo corpo, sono indiano, americano, indù, musulmano, nero, bianco”, e così via. L'intera civiltà sta procedendo su questo concetto corporeo di esistenza. Sebbene lo studio sia progredito in molte università e istituzioni educative, tuttavia in nessun luogo s’insegna o si discute questo tema, “Chi sono?” Piuttosto sono ancora più fuorviati nel ricevere l’educazione che “poiché sei nato in questa terra devi amare la tua nazione e agire per essa”. Insegnano la nazionalità, ma nessuno insegna ciò che siamo veramente.

Arjuna era nella stessa posizione sul campo di battaglia di Kurukshetra, dove la lotta stava per iniziare. Questa è la storia della grande India, chiamata Mahabharata, di cui la Bhagavad-gita fa parte. In questa storia della grande India ci fu una lotta tra fratelli-cugini, i Pandava e i Kuru, che appartenevano alla stessa famiglia, la dinastia Kuru; a quel tempo, 5.000 anni fa, la dinastia dei Kuru governava il mondo intero. Precedentemente tutto il pianeta era Bharata-varsa, e prima di allora, migliaia di anni prima, era chiamato Ilavrita-varsa. Poi ci fu il grande imperatore Bharata da cui il pianeta prese il nome, Bharata-varsa; tuttavia, gradualmente, nel corso del tempo, le nazioni si disgregarono da una sola unità; e quella che oggi conosciamo come Bharata-varsa (India) è solo una frazione. Abbiamo avuto la stessa esperienza con la nuova divisione del Pakistan, che prima non esisteva ma era territorio indiano.

Moltissimi anni fa dunque il pianeta non era diviso, c’era un solo governo e un solo re, e c’era un’unica cultura, quella vedica. I re della dinastia Kuru hanno così governato il mondo. C’era la monarchia, e ci fu una lotta tra fratelli-cugini della stessa famiglia: questo è il tema da cui inizia la Bhagavad-gita, che fu enunciata sul campo di battaglia. In quella situazione c’era pochissimo tempo, eppure la Bhagavad-gita fu enunciata quando gli eserciti erano schierati sul campo di battaglia. E Arjuna, nel vedere che dall’altra parte c’erano tutti i membri della famiglia, perché era una lotta tra fratelli-cugini, provò compassione e disse a Krishna: “Non voglio combattere, che i miei cugini si godano il regno, non posso ucciderli in questa guerra”. Questo è l'argomento della Bhagavad-gita. Ma Krishna lo provocò, dicendo: “Tu sei un ksatriya, è tuo dovere combattere, perché stai deviando dal tuo dovere?”

Secondo il sistema vedico ci sono quattro classi di uomini nella società. ‘Catur-varnyam maya sristam guna-karma-vibhagasah’ (Bg. 4.13): “Io ho creato le quattro divisioni della società secondo le tre influenze della natura materiale”. La società umana deve essere divisa in quattro classi di uomini. Proprio come nel nostro corpo ci sono quattro dipartimenti diversi: i settori del cervello, delle braccia, dello stomaco e delle gambe. Abbiamo bisogno di tutto questo. Se il corpo deve essere mantenuto, allora bisogna mantenere correttamente la testa, le braccia, lo stomaco e le gambe – cooperazione. Conoscete il sistema di caste in India: brahmana, ksatriya, vaisya, sudra. Non è artificiale, è naturale. In ogni società, non solo in India ma in qualsiasi altro paese, ci sono queste quattro classi di uomini: la classe intelligente, amministrativa, produttiva e operaia. Possiamo chiamarli con diversi nomi, ma deve esistere una tale divisione.

Come ho già detto, ci sono divisioni nel nostro stesso corpo – il cervello, le braccia, lo stomaco e le gambe. Tutti i re quindi appartengono al dipartimento delle armi per la protezione del popolo; e ksatriya significa “colui che protegge i cittadini dai nemici”. Questa è la definizione di ksatriya.
Questo è il punto. Così Krishna avverte Arjuna: “Perché stai deviando dal tuo dovere? Pensi che tuo fratello o tuo zio o tuo nonno dall’altra parte saranno morti dopo aver combattuto? No. Non è la verità”. Il punto è che Krishna voleva insegnare ad Arjuna che il corpo è diverso dalla persona. Come noi siamo diversi dalla camicia e dal cappotto, similmente, noi esseri viventi, siamo diversi dai corpi grossolano e sottile. Questa è la filosofia della Bhagavad-gita, ma le persone non comprendono – capiscono solo di essere il corpo. E gli Shastra disapprovano:

yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke
sva-dhih kalatradisu bhauma ijya-dhih
yat-tirtha-buddhih salile na karhicij
janesv abhijnesu sa eva go-kharah
(SB 10.84.13)

“Colui che s’identifica col corpo inerte costituito di muco, bile e aria, che dà per scontato che la moglie e la famiglia siano permanentemente di sua proprietà, che un’immagine della terra in cui è nato sia degna di venerazione, o vede un luogo di pellegrinaggio come semplice acqua, e che non s’identifica mai né prova affinità, né rispetta o visita coloro che sono saggi nella verità spirituale—una simile persona non è migliore di un asino o di una mucca”.

‘Go’ significa mucca e ‘khara’ significa asino. Chiunque stia vivendo nel concetto corporeo di vita, yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke... il concetto corporeo di vita è destinato agli animali. Il cane non sa di non essere il corpo ma un’anima pura. Tuttavia l’uomo, se è educato, può capire di essere diverso dal corpo. Come può comprendere di non essere il corpo? Con un semplice metodo spiegato nella Bhagavad-gita (2.13):

dehino ‘smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantara-praptir
dhiras tatra na muhyati

“Come l’anima incarnata passa in questo corpo, dall’infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l’anima passa in un altro corpo all’istante della morte. La persona saggia non è turbata da questo cambiamento”.

‘Dehinah asmin yatha dehe’. ‘Dehi’ significa “il possessore” del corpo – io sono il corpo. Se chiedo a un bambino, “Cos'è questo?” Lui dirà: “È la mia testa”. Similmente, chiunque altro dirà la stessa cosa, “è la mia testa”, nessuno dirà “io sono la testa”. Così, se analizziamo attentamente ogni parte del corpo, diremo: “È la mia testa, la mia mano, il mio dito, la mia gamba”, ma dov'è il soggetto “io”? La parola “mio” implica il soggetto “io”, eppure non diciamo “io”, ma semplicemente “mio”. Questa è definita ignoranza. Così il mondo intero è sotto l’impressione di accettare il corpo come il proprio sé.

Un altro esempio: Supponiamo che mio padre sia morto, e io sto piangendo, “Oh, mio padre se n'è andato”. Ma se qualcuno chiede: “Come puoi dire che tuo padre se n'è andato? È sdraiato qui, perché piangi?” “No, è solo il suo corpo, mio padre se n'è andato”. Perciò, secondo il calcolo attuale, io vedo il tuo corpo e tu vedi il mio – nessuno vede la persona reale. Ma con la morte si giunge a percepire che “questo non è mio padre, è il corpo di mio padre”. Vedete? Di fronte alla morte si diventa intelligenti, e durante la vita si rimane nell'ignoranza. Nella civiltà moderna, quando sono in vita le persone fanno una polizza assicurativa per ottenere del denaro, ma quel denaro è ricevuto dopo la morte, non durante la vita. A volte anche durante la vita.

Il mio punto è che finché viviamo, siamo nell'ignoranza. Non sappiamo “chi è mio padre, chi è mio fratello, chi sono io”. Ma tutti hanno l'impressione che “questo corpo è mio padre, questo corpo è mio figlio o mia moglie”. Questa è chiamato ignoranza. Se studiamo il mondo intero, durante il tempo di vita tutti diranno che “sono inglese”, “sono indiano”, “sono indù”, “sono musulmano”. Ma “sei veramente questo?” Poiché il corpo è indù, musulmano o cristiano, poiché per caso il corpo è prodotto in una società indiana o musulmana o è nato in un particolare paese, allora diciamo “sono indiano, sono europeo, sono questo, sono quello”. Ma quando il corpo è morto, in quel momento diciamo: “No, la persona che era nel corpo è sparita; ora è qualcosa di diverso”.

“Cercate solo di capire quanto siamo ignoranti. Siamo tutti nell'ignoranza, e l’educazione è necessaria affinché le persone nell’ignoranza non combattano l'una con l'altra. Una nazione combatte con un'altra, un religioso è in lotta con un altro religioso, ma tutto è basato sull'ignoranza. Il non sapere che io non sono questo corpo. Perciò gli shastra dichiarano: ‘Yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke’ (SB 10.84.13). ‘Atma-buddhih kunape’, è un sacco di ossa e muscoli, un prodotto dei tre ‘dhatu’. Dhatu significa “elementi”. Secondo il sistema Ayurvedico il corpo è fatto di kapha [kafa] pitta, vayu, elementi materiali. Ma io sono un'anima spirituale, sono parte e frammento di Dio. Aham brahmasmi. Questa è l'educazione vedica. Cerca di capire che non appartieni a questo mondo materiale ma al mondo spirituale, perché sei parte integrante di Dio.

Nella Bhagavad-gita (15.7), Dio dice ‘mamaivamso jiva-bhutah’: “Gli esseri viventi, nel mondo di condizioni, sono i Miei frammenti eterni”. ‘Manah sasthanindriyani prakriti-sthani karsati’: “Ma essendo condizionati, lottano duramente con i sei sensi, tra cui la mente”. Stanno vivendo una grande lotta per la vita sotto l'impressione fisica di essere questo corpo, ma questo tipo di impressione, o comprensione, è della civiltà animale – perché anche gli animali mangiano, dormono, hanno rapporti sessuali e si difendono a modo loro. Così, se anche noi esseri umani siamo semplicemente impegnati in queste attività, ossia mangiare, dormire, fare sesso e difenderci, allora non siamo migliori degli animali. La particolare prerogativa dell'essere umano è capire: “Chi sono? Sono questo corpo o qualcos'altro?”

In realtà non sono questo corpo. Ho dato molti esempi, sono un'anima spirituale. Ma al presente ognuno di noi è impegnato nella comprensione che “io sono questo corpo”. Nessuno si sta impegnando nel capire che non è un corpo ma un'anima spirituale. Pertanto cercate di comprendere questo movimento per la coscienza di Krishna: Stiamo provando a educare ogni uomo senza alcuna distinzione, senza considerare il corpo. Il corpo può essere indù, musulmano, europeo, americano o avere uno stile di vita diverso. Così come abbiamo un vestito: perché io vesto in zafferano e tu in nero non significa che combatteremo insieme. Perché?

Potremmo anche avere un vestito diverso, ma perché combattere? Al momento presente questa comprensione è necessaria, altrimenti saremo solo una civiltà di animali, proprio come nella giungla – sciacalli e tigri, cani e gatti, combattono sempre. Perciò, se vogliamo veramente la pace, shanti, allora dobbiamo cercare di capire “chi sono”. Questo è il nostro movimento per la coscienza di Krishna. Stiamo insegnando a tutti ciò che siamo in realtà. La posizione di tutti, non solo la mia o la tua, ma anche degli animali – anche loro sono scintille spirituali. Perciò Krishna dichiara (Bg 14.4):

sarva-yonisu kaunteya
murtayah sambhavanti yah
tasam brahma mahad yonir
aham bija-pradah pita

“Io sono il padre che dà il seme di tutti gli esseri viventi”. In realtà, questo è un fatto. Se vogliamo studiare l'origine della creazione, tutto è spiegato nella Bhagavad-gita. Come il padre dà il seme nel grembo della madre, e il seme cresce in un particolare tipo di corpo, allo stesso modo, noi esseri viventi, siamo tutti parti integranti di Dio, così Dio impregna questa natura materiale, e noi veniamo fuori con un corpo materiale sotto forme diverse. Ci sono 8.400.000 di forme viventi. ‘Jalaja nava-laksani sthavara laksa-vimsati’.

C'è una lista completa, è tutto spiegato. [900.000 forme nell’acqua; 2.000.000 forme di alberi e piante; 1.100.000 forme di insetti; 1.000.000 forme di volatili, e 3.000.000 forme di bestie]. La situazione attuale è che l'intera civiltà sta andando avanti con la concezione errata che tutti siano il corpo; ma è sbagliato. Pertanto questo krishna-kirtana, questo movimento Hare Krishna, ha un effetto speciale. Non pensate che il movimento Hare Krishna sia una normale vibrazione sonora. È una vibrazione spirituale, si chiama maha-mantra. Non so nel vostro paese, ma tuttora in India ci sono molti incantatori di serpenti, i quali, recitando dei mantra, sono in grado di rianimare un uomo morso da un serpente. Tutti gli indiani qui presenti lo sanno. Soprattutto nel Punjab ci sono incantatori di serpenti molto esperti nel cantare i mantra.

Quindi se è fisicamente possibile che un uomo morto ... ovviamente quando un uomo viene morso da un serpente non è morto, diventa incosciente. Ma recitando questi mantra, può tornare cosciente. Pertanto, il sistema in India e che se un uomo è morso da un serpente non viene bruciato sulla pira funebre, ossia, non è considerato un cadavere ma è fatto galleggiare sull’acqua legato a una barca, perché c’è la possibilità che possa tornare di nuovo cosciente. Allo stesso modo, al momento presente, a causa dell'ignoranza noi stiamo dormendo e perciò è necessario il maha-mantra per risvegliarci. ‘Ceto-darpana-marjanam’ (Cc. Antya 20.12): “Il canto dei santi nomi del Signore purifica lo specchio del cuore e mette fine alle sofferenze della foresta in fiamme dell’esistenza materiale”.

Proprio come questi ragazzi e ragazze europei che sono con me ... ho più di quattromila discepoli tutti similmente giovani che cantano Hare Krishna. Non stanno cantando in modo stravagante ma sono pienamente convinti e parlano molto bene della filosofia come persone sane di mente. Perciò stanno tutti bene. Quattro anni fa, non conoscevano il nome di Krishna, o forse l’hanno visto nel dizionario inglese, dove Krishna è descritto come “un dio indù”. Ma non è la realtà.
Krishna è il nome di Dio che significa “supremamente attraente”. Supremamente attraente significa che deve essere buono, altrimenti, come può essere attraente? Una persona cattiva non può essere attraente. Perciò, la parola stessa, Krishna, significa ‘supremamente attraente’ – possiede tutte le buone qualità e tutte le opulenze al completo che Lo rendono attraente. Questa è la giusta descrizione o la giusta nomenclatura di Dio. Tra tutti i nomi di Dio, in particolare il nome Krishna indica che Egli è supremamente completo in tutto. Krishna è una parola sanscrita, ma significa Dio.

Negli shastra è detto, ‘isvarah paramah krishnah’ (Brahma-samhita 5.1): “Krishna è il controllore supremo”. Isvarah significa “controllore”, e paramah “supremo”. Questo è l’insegnamento della letteratura vedica, quindi il nostro movimento per la coscienza di Krishna non è un movimento religioso settario, ma è filosofico e scientifico. Cercate di comprendere. Il metodo è molto semplice: serve solo cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Non siamo dei maghi, ma chiediamo ai nostri studenti semplicemente di cantare questa vibrazione trascendentale, e gradualmente si purificheranno da tutta la sporcizia accumulata nel cuore. Questo è il nostro processo. Come Caitanya Mahaprabhu ha spiegato con l’istruzione di ‘ceto-darpana-marjanam’ (Cc. Antya 20.12), pulire lo specchio del cuore.

Tutto il nostro problema in questo mondo materiale è causato da incomprensioni. Il primo fraintendimento è che “io sono questo corpo”. Invero, tutti noi siamo sulla piattaforma del concetto corporeo della vita. E poiché il fondamento di base è sbagliato, di conseguenza qualsiasi cosa stiamo creando o comprendendo è sbagliato – perché la piattaforma di base è sbagliata. Prima di tutto dobbiamo scacciare l’idea errata che “io sono questo corpo”. E ciò significa ‘ceto-darpana-marjanam (Cc. Antya 20.12), la purificazione del cuore.
Sto pensando “io sono questo corpo”, ma in realtà non lo sono. Devo quindi purificarmi da questa idea sbagliata, e ciò è attuato molto facilmente col semplice canto del maha-mantra Hare Krishna. È pratico. Pertanto la nostra richiesta è che ognuno di voi, gentilmente accettiate di recitare il maha-mantra Hare Krishna. Non perderete nulla, ma otterrete solo un grande il guadagno. Non facciamo pagare niente – come altri, che chiedono ricompense per i mantra – noi stiamo distribuendo liberamente. Tutti possono prendervi parte, anche un bambino. Nella nostra società ci sono molti bambini che cantano e ballano. Ciò non richiede alcuna istruzione né un prezzo. Se semplicemente cantate... perché non fate un esperimento? Cantando Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Questa è la nostra richiesta.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Perché dovrei recitare il nome del tuo dio indù Krishna?” Noi accettiamo che Dio è illimitato, perciò Egli deve avere illimitati nomi. Ma questo nome, Krishna, è il più perfetto perché significa supremamente attraente. Potresti contestare che “Dio è grande”. D’accordo. Ma in che modo è grande? Questo è un altro tipo di comprensione. Se pensi: Krishna è il nome di un dio indù, perché dovrei cantarlo? Allora Caitanya Mahaprabhu risponde: Se hai un altro nome di Dio, allora cantalo. La nostra unica richiesta è che tu canti il santo nome di Dio. Se hai un nome di Dio, puoi cantare quello; e sarai purificato. Questa è la nostra propaganda:

namnam akari bahudha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrisi tava kripa bhagavan mamapi
durdaivam idrisam ihajani nanuragah

“O Signore, solo il Tuo santo nome è in grado di dare ogni benedizione agli esseri viventi, perciò Tu possiedi centinaia e migliaia di nomi, come Krishna e Govinda, e in questi nomi trascendentali hai investito tutte le Tue potenze trascendentali. Non ci sono rigide regole per cantare questi nomi. O Signore, nella Tua infinita misericordia, ci permetti di avvicinarTi facilmente col canto dei Tuoi santi nomi, ma io sono così sfortunato che non ho alcuna attrazione per essi”.

Caitanya Mahaprabhu insegna che ogni nome di Dio è potente quanto Dio. Poiché Dio è Assoluto, non c'è differenza tra il Suo nome, la Sua forma, le Sue attività. Allo stato assoluto non c’è differenza tra una cosa e l’altra. Questa è Advaya-jnana, la conoscenza assoluta. Pertanto, cantare il
santo nome di Dio significa essere direttamente in contatto con Dio, perché il santo nome non è diverso da Dio. Cercate di capire. Se tocco il fuoco, esso agirà; non importa se conosco o no la qualità del fuoco. Similmente, se effettivamente recito il santo nome di Dio, esso agirà. Ad esempio, se pongo un’asta di ferro nel fuoco, gradualmente questa diventerà rovente; a contatto col fuoco diventerà non differente dal fuoco. L’asta di ferro non è fuoco, ma per associazione diventa come il fuoco tanto da bruciare qualsiasi cosa tocchi.

Allo stesso modo, se mi mantengo sempre in contatto con Dio, gradualmente diventerò divino. Non divento Dio, ma divino – in me si manifesteranno tutte le qualità divine. Questa è scienza. Cercate di capire. Noi esseri viventi siamo parti integranti di Dio. Posso studiare che cos’è Dio, studiando me stesso perché sono Sua parte e frammento. Proprio come vedendo alcuni grani di riso possiamo capire la qualità del riso contenuto in un intero sacco, e come esaminando una goccia d'acqua dell'oceano possiamo capire la composizione chimica di tutto l'oceano; allo stesso modo, anche se Dio è grande, se semplicemente studiamo noi stessi, possiamo capire chi è Dio. Anche questa è meditazione.

Nello Srimad-Bhagavatam (7.6.1) perciò è detto ‘durlabham manusam janma’: Molto raramente otteniamo questa forma di vita umana. ‘Durlabham’, molto raramente. Se non cerchiamo di capire in questa forma di vita “chi sono, chi è Dio, e qual è la nostra relazione”, allora stiamo commettendo suicidio. Perché dopo questa vita, appena rinuncio a questo corpo, dovrò accettare un altro corpo; e non so quale tipo di corpo sarà. Non è nelle mie mani. Non posso dare l’ordine di diventare re nella prossima vita. Non è possibile. Se sono effettivamente idoneo ad essere un re, allora la natura mi offrirà un corpo in una dinastia di re, altrimenti non è possibile. Perciò devo lavorare per ottenere nella prossima vita un corpo migliore. Come affermato nella Bhagavad-gita (9.25):

yanti deva-vrata devan
pitin yanti pitri-vratah
bhutani yanti bhutejya
yanti mad-yajino ‘pi mam

“Coloro che adorano gli esseri celesti nasceranno tra gli esseri celesti; coloro che adorano gli spettri e gli altri spiriti rinascerà tra questi esseri; coloro che adorano gli antenati raggiungeranno gli antenati, e coloro che adorano Me vivranno con Me”.

Se dobbiamo dunque prepararci in questa vita per il prossimo corpo, perché non prepararci per un corpo adatto a tornare a casa da Dio? Questo è il movimento per la coscienza di Krishna. Stiamo insegnando a ognuno come può prepararsi affinché, dopo aver lasciato questo corpo, possa andare direttamente a Dio, di nuovo a casa da Dio. Ciò è spiegato nella Bhagavad-gita (4.9), ‘tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’: “O Arjuna, colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna”.

‘Così, “tyaktva deham’, dopo aver rinunciato a questo corpo… dobbiamo dunque arrenderci. Forse non mi piacerà rinunciare a questo corpo, ma dovrò farlo. È la legge della natura, “sicuro come la morte”. Prima della morte dobbiamo prepararci al nostro prossimo corpo, e se non lo facciamo, allora ci stiamo uccidendo, stiamo commettendo un suicidio. Perciò lo scopo del movimento per la coscienza di Krishna è quello di salvare il genere umano dal rimanere fatalmente ferito dall’idea errata del concetto corporeo della vita. E il semplice metodo è cantare le sedici parole [del maha-mantra Hare Krishna], oppure, se sei un filosofo o uno scienziato, se vuoi conoscere tutto filosoficamente o scientificamente, allora puoi leggere i nostri numerosi libri. Puoi leggere libri o semplicemente unirti a noi e cantare il mantra Hare Krishna. Grazie molte.




Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.


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