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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 11
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Sangita Dasi
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47 Messaggi

Inserito il - 23/07/2019 : 12:35:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 11


sri-bhagavan uvaca
asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah


TRADUZIONE

"Dio, la Persona Suprema, disse:
Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il Signore prende immediatamente il posto di maestro e rimprovera il Suo discepolo accusandolo indirettamente d'ignoranza: "Tu parli con molta erudizione, dice, ma ignori che il vero erudito —colui che conosce la natura del corpo e dell'anima— non si lamenta mai dell'involucro corporeo, morto o vivo."

I capitoli successivi svilupperanno il concetto che la vera conoscenza consiste nel conoscere la materia, l'anima e colui che le controlla. Arjuna ha sostenuto che i princìpi religiosi sono al di sopra della politica e della diplomazia. Ma non sa che la conoscenza della materia, dell'anima e di Dio è più importante delle formule religiose.

Poiché ignorava questa verità e piangeva su ciò per cui non vale la pena, non avrebbe dovuto farsi passare per un erudito. Il corpo nasce col destino di morire, un giorno o l'altro; perciò il corpo è meno importante dell'anima. Colui che lo sa è il vero saggio e nessuna delle diverse condizioni del corpo è per lui causa di lamento".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a New York (Stati Uniti)
il 4 Marzo 1966

"asocyan anvasocas tvam
prajna-vadams ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditad

Il Signore Supremo disse: “Sebbene tu dica sagge parole, ti affiggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti”.

In questo verso è accertato che Krishna è bhagavan. Bhagavan significa che nessuno può superare la Sua conoscenza. Ho già dato la definizione di bhagavan, una personalità che possiede tutte le opulenze al completo – ricchezza, forza, fama, conoscenza, bellezza e rinuncia – Egli è Dio. Perciò, al momento presente, quando le persone sono senza Dio, penso che questa definizione sia convincente. Se scoprite una personalità che possiede tutte queste opulenze al completo, questi è Dio, e sarà molto difficile allora presentare un uomo comune come Dio. Capite?

Scoprirete nella Bhagavad-gita che Arjuna si convincerà che Krishna è Dio, la Persona Suprema; ma poiché in futuro altri avranno dei dubbi a riguardo, egli chiede a Krishna di mostrargli la Sua forma universale. E Krishna accetta di farlo. Ciò significa che in futuro una persona intelligente, di fronte a un presunto Dio, potrebbe anche chiedergli di mostrare di essere veramente Dio. Senza una rivelazione, ma solo con una falsa pubblicità, nessuno potrà dimostrare di essere Dio. Tutto l’errore quindi sta nel non sapere chi è Dio, nel ritenere che Dio possa essere come uno di noi. No. Il Dio che controlla un affare così immenso come l’amministrazione universale, non può essere un essere ordinario ma supremo. La coscienza suprema.

‘Asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’ (Bg. 2.11). Pertanto, l’intera esistenza è una cosa molto sottile. Dietro questo corpo grossolano fatto di terra, acqua, fuoco, aria, etere, c’è un altro corpo sottile fatto di mente, intelligenza ed ego; così, quando lascerò il corpo grossolano, quello sottile mi trasporterà in un altro corpo fisico. Quando questo corpo è senza vita, il corpo sottile non lo è. Proprio come di notte, quando il corpo fisico dorme, il corpo sottile funziona, e quindi sogniamo. Allo stesso modo il corpo sottile ci trasporta nella prossima vita. Nell’introduzione ho spiegato come un uomo cambia corpo. ‘Yam yam vapi smaran bhavam tyajaty ante kalevaram’ (Bg. 8.6): “Sono i ricordi che si hanno all’istante di lasciare il corpo che determinano la condizione futura dell’essere”

Quando mente, intelligenza ed ego – il corpo sottile, la vita psichica – sono assorbiti in un certo tipo di pensiero, l’uomo morente ottiene un corpo simile nella prossima vita. Arriveremo a ciò progredendo nello studio della Bhagavad-gita. Come l’aria che passa sopra un roseto porta il profumo delle rose, e l’aria che passa sopra un luogo sporco ne trasporta l’odore – l’aria è pura, ma in certe circostanze porta l’aroma del luogo su cui passa – similmente, la mente, l’intelligenza e l’ego trasportano l’essenza delle nostre attività presenti fino alla vita successiva. Questo è il sottile mistero della trasmigrazione dell’anima da un corpo all’altro.

Se in questa vita siamo puri come una rosa, allora nella prossima vita otterremo un corpo pieno di profumo; e se pratichiamo la devozione a Dio, nella vita successiva diventeremo associati di Dio; ‘cintamani-prakara-sadmasu’, saremo trasferiti su quel pianeta. Vedete? È una cosa semplice. Tutta la faccenda è nelle mie mani. Se voglio essere degradato, allora mi preparo per una tale degradazione nella prossima vita; e se voglio elevarmi alla più alta perfezione dell’esistenza, come diventare un associato di Dio, posso prepararmi a questo. Nei capitoli successivi troverete il seguente verso, ‘yanti deva-vrata devan pitrin yanti pitri-vratah…’ (Bg. 9.25): “Chi adora gli esseri celesti rinascerà tra gli esseri celesti; chi adora gli spettri e gli altri spiriti rinascerà tra questi esseri; chi adora gli antenati raggiungerà gli antenati, e chi adora Me vivrà con Me”.

Al presente stiamo cercando di andare sul pianeta luna. Ora, qui, in questa vita, se coltiviamo lo stesso pensiero, il pianeta lunare… il che significa ascoltare a riguardo e voler andare su quel pianeta. Se non si ascolta la descrizione di un luogo, non è possibile dimorarvi. Come il nostro amico, il signor Cohen, che è partito per la California. Per quanto mi riguarda, non ho idea della California; così, dopo essere arrivato là, mi scriverà facendo una descrizione del luogo. Ora, supponiamo che, leggendo quella descrizione, io pensi di andarvi e quindi mi preparo. Allo stesso modo, leggendo la descrizione del luogo chiamato ‘cintamani-dhama’ (Bs. 5.29) e degli alberi che si trovano là, voi eravate felici di ascoltare e avete desiderato di andarvi. Perciò bisogna ascoltare. Se non ascoltiamo riguardo a Dio, alla Sua dimora e al modo di vivere in quel luogo, come possiamo essere attratti? Non possiamo.

Perciò in questo verso è detto ‘gatasun agatasums ca’ [agatasun: vita non perduta]. Ci sono due tipi di corpi in cui ora ci troviamo. Supponiamo che il corpo grossolano sia morto e sepolto, ma dobbiamo sapere che il corpo sottile ha trasportato la persona in un altro corpo fisico. Corpo sottile significa che la vita non è perduta; la vita è presente. Qui Krishna spiega che per ottenere la liberazione si deve lasciare anche il corpo sottile, oltre a quello grossolano. Quando ottieni la liberazione, devi lasciare anche il corpo sottile, o la vita egoistica. In ogni caso il corpo deve essere lasciato, perché piangere per esso? Perciò Krishna dichiara che “l’uomo saggio non si lamenta per il corpo”. L’intera questione, ossia, che l’anima è diversa dal corpo, è risolta in un solo verso. Vedete? ‘Gatasun agatasums ca nanusocanti panditah’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione”. Chi è veramente saggio non si preoccupa del corpo ma è interessato alle attività dell’anima.

“Stai parlando in relazione al corpo, presentandoti come un uomo molto istruito, ma sei un perfetto sciocco perché la tua concezione è interamente basata sul corpo”; e chiunque s’identifichi con questo corpo, non può essere una uomo dotto. È un pazzo. Può avere una formazione accademica, un dottorato in lettere, in medicina o altro, ma se s’identifica col corpo, non è un uomo erudito secondo la Bhagavad-gita, e non solo, secondo tutta la letteratura vedica. Questo è il primo insegnamento. Se vogliamo progredire nella conoscenza spirituale, è doverosa la conoscenza preliminare che “io non sono questo corpo” – questa è la posizione preliminare della conoscenza spirituale. Non è un avanzamento ma è semplicemente l’abc della vita spirituale.

Nel Bhagavata c’è un verso molto bello a riguardo che dice, ‘yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke sva-dhih kalatradisu bhauma-ijya-dhih’ (SB 10.84.13): “Chi s’identifica col corpo inerte costituito di muco, bile e aria, che dà per scontato che moglie e figli siano permanentemente di sua proprietà …. o che non rispetta coloro che sono saggi nella verità spirituale—tale persona non è migliore di un asino o di una mucca”. ‘Kunape’ si riferisce a questo “sacco” (corpo) costituito – secondo la medicina ayurvedica – dei seguenti tre elementi: kapha, pitta, vayu (muco, bile, aria). Kapha [pron. Kafa] significa freddo, o freddezza. Kapha, pitta, vayu: freddezza, calore e aria. Questi tre elementi compongono il corpo, che perciò è chiamato “un sacco pieno di freddo, fuoco e aria”.

Donna: Che cosa significa “freddo”?

Prabhupada: Freddezza, può essere riferito all’acqua o alle secrezioni. Nel Bhagavata è detto ‘yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke sva-dhih kalatradisu bhauma-ijya-dhih’ (SB 10.84.13): “Colui che s’identifica col corpo inerte costituito di muco, bile e aria, che dà per scontato che la moglie e la famiglia siano permanentemente di sua proprietà, e ritiene che un’immagine della terra in cui è nato sia degna di venerazione, o vede un luogo di pellegrinaggio come semplice acqua, e che non rispetta o visita coloro che sono saggi nella verità spirituale—tale persona non è migliore di un asino o di una mucca”.

Così, ‘sva-dhih kalatradisu’: “Colui che considera i sottoprodotti del corpo come suoi parenti ...”, come i miei figli, mia moglie, mio #8203;#8203;padre, mia madre, mio fratello, la mia nazione, la mia società – tutto è dovuto alla relazione corporea. Ci sono migliaia di donne che vagano per le strade di New York… supponiano che abbia una relazione fisica con te e ti consideri mia moglie. E poiché ho una relazione con te, tutti i bambini nati da te sono i miei figli. Vedete? Tutto è basato sul corpo. Pertanto il principio di base – che “io sono questo corpo” – è erroneo. L’intera faccenda dell’espansione del corpo è falsa, perché io non sono questo corpo; quindi, anche l’espansione del corpo non è “ciò che io sono”. Eppure il mondo intero sta andando avanti con questa falsa impressione che genera lotte tra nazioni – a causa di questo corpo. Perciò, ‘yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke’ (SB 10.84.13): “Colui che s’identifica con questo corpo fatto di acqua, fuoco e aria, e dà per scontato che la moglie e i figli siano permanentemente di sua proprietà…”

Così, ‘sva-dhih kalatradisu’, l’attaccamento per tali questioni, e ‘bhauma-ijya-dhi’, considerare la terra in cui si è nati come degna di venerazione. Ora tutti stanno combattendo per la propria terra – “siamo indiani”, “siamo pakistani”, “siamo americani”, “siamo tedeschi”. I combattimenti continuano. La terra per la terra; la terra è diventata così degna di venerazione tanto da sacrificare la propria vita preziosa. Vedete? Perché la terra è così cara? Il corpo si è sviluppato da questa terra e quindi c’è una connessione fisica. Perciò, ‘yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke sva-dhih kalatradisu bhauma-ijya-dhih’ (SB 10.84.13). Non hanno interesse in Dio ma per la terra. La filosofia russa non ha alcun interesse in Dio, ma ha ogni interesse per la sua terra. Pertanto la terra è stata identificata come degna di adorazione, e sono pronti a sacrificare qualsiasi cosa per essa. Così, ‘yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke..’: “Colui che s’identifica con questo corpo, che considera di sua proprietà i figli nati dal suo corpo, e ritiene venerabile la terra in cui è nato il suo corpo…”

‘Yat-tirtha-buddhih salile’. Anche nel mondo cristiano l’acqua del fiume Giordano è sacra; similmente gli indù vanno in pellegrinaggio e fanno il bagno in un fiume sacro, ma si deve sapere che andare in un luogo santo non significa semplicemente fare un bagno in quell’acqua. Il vero significato di visitare un luogo santo è d’incontrare gli studiosi intelligenti nella conoscenza spirituale che vivono là, per associarsi con loro e ricevere da loro la conoscenza – questo è lo scopo di andare in pellegrinaggio nei luoghi sacri. Proprio come a Vrindavana, dove vivono grandi studiosi e persone sante; quindi si dovrebbe andare in questi luoghi non solo per fare un bagno, ma bisogna essere abbastanza intelligenti da scoprire un uomo spiritualmente avanzato, che vive là, e prendere istruzioni da lui e trarne beneficio.

Ma solitamente vanno solo per fare un bagno, acquistare alcuni articoli e far mostra di essere andati in quel luogo di pellegrinaggio. ‘Yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke’ e ‘yat-tirtha-buddhih salile na karhicij janesv abhijnesu’: “Sono interessati al pellegrinaggio solo per fare un bagno, e non hanno attrazione per la persona saggia che vive in quel luogo”. Vedete? Una tale persona dunque è considerata non differente da un asino. ‘Sa eva go-kharah’ (SB 10.84.13). Go-khara – ‘go’ significa mucca e ‘khara’ significa asino. Praticamente il mondo si muove come una civiltà di mucche e di asini perché l’intero punto è l’identificazione col corpo. Il centro è il corpo e le sue espansioni, questa è l’attrazione totale.

Donna: Non è un fatto che nei luoghi sacri indiani ci sia più magnetismo, non solo per le persone che possiamo incontrare?

Prabhupada: Certamente, il posto in sé ha un certo magnetismo, proprio come Vrindavana. È un’esperienza pratica. Ora sono qui a New York, una grande città, la più grande nel mondo, una città magnifica, ma il mio cuore anela sempre per Vrindavana. Qui non sono felice. Sarei molto felice di tornare nella mia Vrindavana, in quel luogo santo. Allora, perché sono qui? Perché questo è il mio dovere. Ho portato un messaggio per tutti voi, poiché il mio maestro spirituale mi ha dato questo ordine: “Dovresti andare nei paesi occidentali e distribuire questa conoscenza, qualunque cosa tu abbia imparato”. Così, nonostante tutte le mie difficoltà e i miei disagi, sono qui perché sono in servizio. La mia convenienza personale è rimanere a Vrindavana, dove sarei molto a mio agio, felice e privo di ansia. Capite? Ma nella mia vecchiaia mi sono preso tutti i rischi perché sono in obbligo, devo quindi eseguire il mio dovere nonostante tutti i disagi. Questa è l’idea. È tutto, è l’intero principio di base del progresso spirituale nella conoscenza. Prima una persona deve convincersi di non essere questo corpo; e allora inizierà la conoscenza spirituale. Questo è il principio di base. Leggerete nella Bhagavad-gita che questa condizione di vita spirituale è detta ‘brahma-bhutah’. Brahman. Perciò è detto:

brahma-bhutah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param
(Bg. 18.54)

“Colui che ha così raggiunto la Trascendenza realizza subito il Brahman Supremo e diventa felice. Non si lamenta, non ha desideri di possesso ed è equanime verso tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con una devozione pura”.

Ora, quello che insegna il dottor Mishra è molto bello, perché spiega che “prima di tutto devi conoscere te stesso”. “Chi sono?” Se una persona non comprende sé stessa, quindi, non può comprendere neppure Dio, e rimane nella sua posizione d’incomprensione. È un ottimo punto. Ma “ciò che sono” è spiegato anche nella Bhagavad-gita, e cioè, che “non sono questo corpo”. Si deve accettare, almeno teoricamente, questa conoscenza, che “non sono un corpo”.
E Krishna sta descrivendo questo punto, che “io non sono il corpo”. D’accordo, non siamo un corpo, allora, chi siamo in realtà? Bisogna sempre sapere che Krishna è Bhagavan, Dio, la Persona Suprema, e qui è detto ‘bhagavan uvaca’. Significa che la Sua conoscenza è supremamente vasta e non può esserci alcun errore. Lui è la suprema autorità, e ciò che dice è giusto. Questa è la definizione di bhagavan.

Qui non è detto ‘krishnah uvaca’, poiché qualcuno potrebbe dubitare di Krishna considerandoLo una personalità storica. Questa è la visione generale. Ma è detto ‘bhagavan uvaca’ [per sottolineare che Krishna è Bhagavan], e nelle parole di Bhagavan non può esserci alcun errore. Per le persone comuni ci sono quattro imperfezioni, tra cui, la prima è che l’uomo ordinario certamente commette errori. La nostra posizione costituzionale, al momento presente, è tale che siamo sicuri di commettere errori. Persino il più grande politico come Gandhi ha commesso un errore, e tanti altri grandi uomini hanno commesso errori. “Errare è umano”, perciò è detto che chiunque, per quanto possa essere grande nella stima di questo mondo, è sicuro di commettere errori. E la seconda imperfezione è che è soggetto all’illusione.

Illusione significa accettare una cosa per un’altra. Proprio come nel deserto, dove si accetta la sabbia come acqua (il miraggio). Questa è chiamata illusione. Allo stesso modo, chiunque s’identifichi con questo corpo è nell’illusione. Tale identificazione è falsa, ma non ha conoscenza. Persino il presidente Johnson e anche il più grande scienziato sono soggetti all’illusione. È quindi certo che l’uomo ordinario commette errori ed è nell’illusione. Così, ‘bhrama’, commette errori; ‘pramada’, è soggetto all’illusione; e ‘vipralambhana’, ha la tendenza a ingannare. Questa è la terza imperfezione. Ognuno è imperfetto ma vuole dare la conoscenza ad altri – ciò significa imbrogliare. Così potreste chiedere se anch’io voglio darvi la conoscenza. No, non sto facendo questo, sto parlando della Bhagavad-gita. Vi sto dando la conoscenza così com’è stata data da Sri Krishna. Non è la mia conoscenza.

Donna: Ma può essere un’interpretazione.
Prabhupada: No, nessuna interpretazione, stiamo leggendo la Bhagavad-gita così com’è.
Donna: Ma chiunque può imbrogliare.

Prabhupada: No. Questa imperfezione è inclusa nella definizione di anima condizionata. Questi quattro principi esistono, non è una mia invenzione. Sono informazioni provenienti dalle scritture autorevoli, che un’anima condizionata abbia quattro imperfezioni: è sicura di commettere errori, è illusa, ha la tendenza a imbrogliare e, soprattutto, i suoi sensi sono imperfetti. Colui che è al di sopra di queste quattro imperfezioni – che non commette mai errori, non s’illude mai, non inganna mai gli altri, e ha i sensi perfetti – questi è Dio. Questa è un’altra definizione di Dio. Dio è il Supremo, ma chiunque arrivi a un tale stadio di vita, significa che è liberato e che partecipa della stessa natura di Dio".




Fine

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.



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