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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 9
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Sangita Dasi
Moderatore



50 Messaggi

Inserito il - 16/06/2019 : 17:20:09  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 9


sanjaya uvaca
evam uktva hrisikesam
gudakesah parantapah
na yotsya iti govindam


TRADUZIONE

Sanjaya disse:
"Avendo così parlato, Arjuna, vincitore dei nemici, dice a Krishna,Govinda: “Non combatterò”; poi tace".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Dhritarastra è certamente molto soddisfatto di sapere che Arjuna, invece di combattere, si prepara a lasciare il campo di battaglia per condurre una vita da mendicante; ma grande è la sua delusione quando sente Sañjaya che chiama Arjuna “Parantapa”, “colui che ha il potere di uccidere i suoi nemici”.

L’affetto per la famiglia ha gettato Arjuna in un’angoscia irragionevole, ma anche nello sgomento egli ha saputo abbandonarsi a Krishna, diventando così il discepolo del maestro spirituale supremo. Quest’abbandono a Krishna lascia prevedere la prossima fine dei suoi lamenti, perché la conoscenza perfetta di Dio, la coscienza di Krishna, ben presto lo riempirà di luce. Le speranze di Dhritarastra stanno per svanire perché Arjuna, illuminato da Krishna, si batterà fino all’ultimo".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 15 Agosto 1973

"Nel verso precedente (2.8) Arjuna si lamenta, “Non c’è guadagno in questa guerra, anche se ottenessi la vittoria che valore avrebbe se uccido i parenti e gli amici?” Abbiamo già spiegato che una simile rinuncia a volte avviene nell’ignoranza; in realtà non è una posizione molto intelligente. Perciò, evam uktva hrisikesam, “avendo così parlato”, a Hrisikesha, il maestro dei sensi. E in un altro verso Arjuna dice, ‘sisyas te ham prapannam’ (2.7): “Sono il tuo discepolo sottomesso”. Krishna quindi diventa guru e Arjuna Suo discepolo. Non è più una discussione tra amici perché non si può risolvere una questione seria parlando in modo amichevole. Quando l’argomento è serio, deve essere discusso con l’autorità – perciò, hrisikesham. Hrisika significa “sensi”, e ‘isha’ significa “maestro”. Similmente Gudakesha, un altro nome di Arjuna, è formato da ‘isha’ e ‘gudaka’, che significa oscurità, cioè ignoranza.

ajnana-timirandhasya
jnananjana-salakaya
caksur-unmilitam yena
tasmai sri-guruve namah

“Sono nato nelle più profonde tenebre dell’ignoranza, ma il mio maestro spirituale mi ha aperto gli occhi con la torcia della conoscenza. Offro a lui il mio rispettoso omaggio”.

Il discepolo (sisya) va dal guru per essere illuminato. Questo è il dovere del guru. Tutti sono nati nell’oscurità, anche gli esseri umani poiché vengono dal regno animale per evoluzione, e la loro nascita è la stessa, ignoranza, come gli animali. Anche se è un essere umano, quindi, deve essere istruito; ma un animale non può apprendere. Perciò negli Shastra è detto, ‘nayam deho deha-bhajam nriloke kastan kaman arhate vid-bhujam ye’ (SB 5.5.1): “Tra tutti gli esseri viventi che hanno accettato corpi materiali in questo mondo, coloro a cui è stata assegnata una forma umana non dovrebbero lavorare duramente giorno e notte solo per il piacere dei sensi, accessibile anche ai cani e ai maiali che si nutrono di escrementi”.

Ho più volte recitato questo verso. Nella condizione inferiore a quella umana si deve lavorare molto duramente solo per soddisfare le quattro necessità della vita: mangiare, dormire, accoppiarsi e difendersi. L’oggetto principale è la gratificazione dei sensi. Così ognuno deve lavorare molto duramente, ma nella forma di vita umana Krishna ci offre molte facilitazioni, l’intelligenza. Potremmo rendere il nostro tenore di vita molto confortevole ma allo scopo di raggiungere la perfezione nella coscienza di Krishna. Si può vivere comodamente, questo va bene, ma non dovremmo vivere come gli animali semplicemente aumentando la gratificazione dei sensi.

Lo sforzo umano è diretto a come vivere comodamente, ma al fine della gratificazione dei sensi. Questo è l’errore della civiltà moderna. La Bhagavad-gita insegna, ‘yuktahara-viharas ca yogo bhavati siddhih’ (Bg. 1.17): “Chi è moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo può con la pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell’esistenza materiale”. Yuktahara, “regolato nel mangiare”. Devi mangiare, dormire, soddisfare i sensi, organizzarti per la difesa – per quanto è possibile al fine di non distogliere l’attenzione dallo scopo. Devi mangiare, ‘yuktahara’, è un dato di fatto; ma non praticare ‘atyahara’, mangiare o accumulare più del necessario. Nel suo Upadeshamrita, Rupa Gosvami spiega (Nettare delle istruzioni, 2):

atyaharah prayasas ca
prajalpo niyamagrahah
laulyam jana-sangas ca
sadbhir bhaktir vinasyati

“Il servizio devozionale è rovinato se si rimane coinvolti nelle sei seguenti attività: (1) mangiare o accumulare più del necessario; (2) sforzarsi troppo per cose materiali, molto difficili da ottenere; (3) parlare senza necessità su argomenti mondani; (4) praticare le regole e le ingiunzioni scritturali tanto per seguirle e non per progredire spiritualmente, oppure rifiutarle e agire in modo indipendente o capriccioso; (5) associarsi con persone dalla mentalità mondana, senza alcun interesse per la coscienza di Krishna; e (6) desiderare conseguimenti materiali”.

Se vuoi avanzare nella coscienza spirituale – perché questo è l’unico obiettivo della vita – allora non dovresti mangiare o accumulare troppo, atyahara. ‘Atyaharam prayasas ca prajalpo niyamagrahah’. Questa è la nostra filosofia. Giorni fa a Parigi è venuto da me un giornalista della stampa socialista, così l’ho informato che la nostra filosofia è “che tutto appartiene a Dio”. Krishna dichiara ‘bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram’ (Bg. 5.29): “Io sono il beneficiario supremo”. Bhokta significa godimento. Perciò, ‘bhoktaram yajna-tapasam’.

Proprio come questo corpo che sta funzionando, come tutti che stanno lavorando per godersi la vita; ma da dove comincia il godimento? Inizia dallo stomaco. Devi dare sufficiente cibo allo stomaco, e se c’è l’energia necessaria, puoi digerire. Se l’energia è sufficiente, allora tutti gli altri sensi diventano forti e puoi godere della tua gratificazione. Altrimenti non è possibile. Se non riesci a digerire ... proprio come me che sono vecchio. Quando siamo anziani, è difficile digerire e il godimento dei sensi è fuori discussione. Così il piacere dei sensi inizia dallo stomaco.

La crescita rigogliosa dell’albero inizia dalla radice, se l’acqua è sufficiente. Pertanto gli alberi sono chiamati ‘pada-pa’. Bevono acqua dai piedi, le radici, non dalla sommità; come noi che mangiamo dalla testa. Ci sono dunque diversi sistemi. Noi mangiamo dalla bocca e gli alberi dai piedi. Ma il punto è che si deve mangiare – che sia con i piedi, la bocca o le mani. ‘Ahara-nidra-bhaya-maithuna’ (mangiare, dormire, difendersi e accoppiarsi). In quanto a Krishna, Lui può mangiare in qualsiasi modo: con le mani, i piedi, gli occhi, le orecchie, e con ogni altro Suo organo. Poiché è completamente spirituale, in Lui non c’è differenza tra la testa o i piedi o gli occhi. Ciò è confermato nella Brahma-samhita (5.32):

angani yasya sakalendriya-vrittimanti
pasyanti panti kalayanti ciram jaganti

“Ciascun organo del Suo corpo spirituale possiede la facoltà di adempiere perfettamente alle funzioni di tutte le altre membra”.

Come in questo corpo il piacere dei sensi inizia dallo stomaco, come l’albero inizia a svilupparsi in modo lussureggiante dalla radice, allo stesso modo Krishna è l’origine di tutto, ‘janmady asya yatah’ (SB 1.1.1): Egli è il principio, la causa originale. Senza la coscienza di Krishna, senza dar piacere a Krishna, quindi, non possiamo essere felici. Questo è il metodo. E in che modo Krishna sarà soddisfatto? Poiché è un fatto che siamo tutti figli di Dio, Krishna, e che tutto è proprietà di Krishna, possiamo dunque godere della Sua misericordia, ‘prasadam’, perché Lui è il proprietario e il goditore, ‘bhokta’. Perciò, bisogna prima offrire ogni cosa a Krishna e quindi prendere la Sua misericordia in forma di prasada. Questo ci renderà felici. Come affermato nella Bhagavad-gita, ‘bhunjate te tv agham papam ye pacanty atma-karanat’ (Bg. 3.13): “Coloro che preparano i cibi solo per il proprio piacere, in verità mangiano solo peccati”.

‘Yajnarthat karmano nyatra loko yam karma’ (Bg. 3.9): Tutto dovrebbe essere fatto per Krishna, anche per quanto riguarda il mangiare, ogni cosa. Puoi godere del piacere dei sensi ma solo dopo che Krishna ha goduto. Allora puoi mangiare. Perciò il nome di Krishna è Hrisikesha, il maestro dei sensi. Non puoi godere con i tuoi sensi in modo indipendente. Proprio come i cuoco che cucina ottime preparazioni e che non può assaggiare altrimenti sarà licenziato. Il proprietario deve assaggiare prima di tutti, dopodiché anche gli altri potranno godere di quelle buone preparazioni. Perciò Krishna è il maestro dei sensi.

Il mondo intero sta lottando per la gratificazione dei sensi. Ecco la semplice la verità, la nostra filosofia: Prima di tutto lascia che Krishna ne goda, poiché è il proprietario, e allora anche tu potrai goderne. ‘Tena tyaktena bhunjitha’. La Sri Isopanishad (mantra 1) dichiara che tutto appartiene a Krishna, eppure pensiamo che “ogni cosa ci appartenga”. Questo è l’errore. Questa è l’illusione. ‘Aham mameti’ (SB 5.5.8), pensare in funzione di “io” e “mio”. ‘Janasya moho yam aham mameti’. Il concetto di “io” e “mio” accresce l’illusione dell’essere vivente. Tutti pensano: “Io sono questo corpo e ogni cosa nel mondo è destinata al mio piacere”. Questo è l’errore della civiltà.

La vera conoscenza è che “tutto appartiene a Dio”. Posso prendere solo ciò che Lui che mi dà e gentilmente mi permette di usare”. ‘Tena tyaktena bhunjitha’ (Isopanishad 1): “Dobbiamo quindi usare solo il necessario e prendere solo ciò che ci è stato assegnato”. Questa non è la filosofia vaisnava ma è un dato di fatto. Nessuno è il proprietario. ‘Isavasyam idam sarvam’ (Isopanishad 1): Il Signore è il maestro e il proprietario di tutto ciò che esiste nell’universo. ‘Sarva-loka-mahesvaram, suhridam sarva-bhutanam’ (Bg. 5.29): È il Signore Supremo di tutti i pianeti, l’amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi. Maha-isvaram, maha significa grande. Possiamo proclamarci controllori, isvaram, ma Krishna è maha-isvaram, “il controllore dei controllori”. Questi è Krishna. Nessuno è un controllore indipendente.

Pertanto Krishna è descritto come Hrisikesha. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170): Bhakti significa impegnare tutti i nostri sensi (hrisika) nel servizio di Hrisikesha, il maestro dei sensi. Krishna è il maestro e il proprietario di qualsiasi senso possediamo, perciò, se impegniamo i nostri sensi nella soddisfazione del maestro dei sensi, ciò è chiamato bhakti. Questa è la definizione di bhakti, servizio devozionale. E quando i sensi non sono impegnati per la soddisfazione del maestro ma per la propria gratificazione, allora questo è chiamato ‘kama’.

Kama e prema. Prema significa amare Krishna e agire per la soddisfazione di Krishna. Questo è prema, amore. E kama significa agire per la soddisfazione dei propri sensi. Questa è la differenza. I sensi sono il mezzo, sia che accontenti i tuoi sensi o che soddisfi i sensi di Krishna. Ma se soddisfi i sensi di Krishna, diventi perfetto; e se soddisfi i tuoi sensi, diventi illuso, perché non puoi soddisfare i tuoi sensi – non è possibile senza Krishna. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19. 170). Pertanto è necessario purificare i sensi.

Al momento, tutti cercano di soddisfare i propri sensi. L’attrazione tra maschio e femmina costituisce il principio fondamentale dell’esistenza materiale, ‘pumsah striya maithuni-bhavam etat’ (SB 5.5.8). Sulla base di questo legame, che incatena i cuori, l’essere sviluppa attrazione per il corpo, la casa e i beni materiali; e così, pensando in funzione di “io” e “mio” accresce l’illusione nella sua vita, ‘janasya moho yam aham mameti’ (SB 5.5.8). L’intero mondo materiale si basa su questa concezione erronea. Sia il maschio sia la femmina cercano di soddisfare i propri sensi; ma non vi è amore in questo. Non può essere amore. Nessuno dei due sta cercando di soddisfare i sensi dell’altro, bensì i propri sensi. La donna ama un uomo per soddisfare i suoi sensi, e l’uomo ama una donna per soddisfare i suoi sensi. Pertanto, non appena vi è qualche disturbo nella gratificazione dei sensi, divorziano. Perché il punto centrale è la personale gratificazione dei sensi.

Fanno delle foto, si mettono in mostra, “Oh, ti amo così tanto”, ma non c’è amore. È tutta kama, lussuria. Nel mondo materiale, non può esserci possibilità di amore. Non è possibile. Il cosiddetto amore è solo un inganno. “Ti amo perché sei bella, sei giovane, e ciò soddisferà i miei sensi”. Questo è il mondo. Mondo materiale significa ‘pumsah striya maithuni-bhavam etat’. L’intero principio di base del mondo materiale è la gratificazione dei sensi. ‘Yan maithunadi-grihamedhi-sukham hi tuccham kanduyanena karayor iva duhkha-duhkham’ (SB 7.9.45): “La vita sessuale è paragonata al grattarsi di due mani al fine di alleviare il prurito. I grihamedhi – i cosiddetti grihastha che non hanno conoscenza spirituale – pensano che questo prurito sia la più alta forma di felicità, sebbene non porti altro che sofferenza”.

Nel mondo materiale, il cosiddetto amore, società e amicizia – tutto dipende dalla gratificazione dei sensi iniziando dal sesso, ‘maithunadi’. ‘Yan maithunadi-grihamedhi-sukham hi tuccham’, la vita sessuale è come lo sfregamento di due mani per alleviarne il prurito. Quando una persona diventa libera da questo ‘maithunadi-sukham’ (la felicità che deriva dalla vita sessuale), è liberata, diventa svami, o gosvami; ma finché è attaccata a ‘maithunadi’, o l’impulso sessuale, non è un svami. Svami significa “maestro dei sensi”. Poiché Krishna è il maestro dei sensi, quando uno diventa cosciente di Krishna, gradualmente diventa anche maestro dei sensi. Non è che i sensi devono essere fermati. No, devono essere controllati. “Li userò nel momento di bisogno, altrimenti no”.

Questo significa essere maestro dei sensi. “Non agirò spinto dai sensi; al contrario, i sensi devono agire sotto la mia direzione”. Questa è la definizione di svami. Perciò Arjuna è chiamato anche Gudakesha, maestro dell’ignoranza. Non è un codardo ma è compassionevole perché è un devoto. Chiunque diventi devoto di Krishna, nel suo corpo si manifestano tutte le buone qualità. ‘Yasyasti bhaktir bhagavaty akincana sarvair gunais tatra samasate surah’ (S.B. 5.18.12): “Chi ha una ferma devozione per il Signore possiede tutte le qualità degli esseri celesti”. Arjuna è dotato di qualità divine, altrimenti, come può essere un amico intimo di Krishna se non è nella stessa posizione?

L’amicizia è molto forte quando entrambi gli amici hanno le stesse qualità, la stessa età, educazione, bellezza, lo stesso prestigio. Più c’è somiglianza, più l’amicizia è forte. E Arjuna è allo stesso livello di Krishna. Se qualcuno è amico del presidente, del re o della regina, non può essere un uomo ordinario ma allo stesso livello. Proprio come i sei Gosvami, che abbandonarono la vita di famiglia, come descritto da Srinivasa acarya, ‘tyaktva turnam asesa-mandala-pati-srenim sada tucchavat’: Per compassione verso le povere anime cadute, i sei Gosvami rinunciarono alle loro posizioni elevate come ministri per seguire i voti di un mendicante. ‘Mandala-pati’, significa grandi leader, zamindar, ministri, uomini di rilievo.

Chi potrebbe diventare loro amico a meno che non sia un grand’uomo? Così Rupa e Sanatana Gosvami rinunciarono alla compagnia di queste persone e quando incontrarono Sri Caitanya Mahaprabhu immediatamente decisero di ritirarsi dalla loro posizione di ministro e unirsi a Sri Caitanya per aiutarLo. Non per aiutarLo, ma per servirLo. Caitanya Mahaprabhu non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Ma se cerchiamo di servirLo, di rimanere in Sua compagnia, allora la nostra vita sarà un successo. Proprio come Krishna insegna nella Bhagavad-gita (18.66), ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’: “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me”.

Questa era la Sua missione. Quei mascalzoni sono diventati servitori di così tante cose, società, amicizia, amore, religione, nazionalità, comunità. Perciò, sarva-dharman parityajya: “Ferma tutti quei nonsensi, abbandona ogni altro tipo di religione e semplicemente abbandonati a Me”. Questa è la vera religione come Krishna consiglia nella Bhagavad-gita (18.66). Egli è venuto per ristabilire i princìpi della religione, ‘dharma-sasthapanarthaya’, e ora dichiara, ‘sarva-dharman parityajya’: “Abbandona tutto”. Significa che qualsiasi cosa priva di coscienza di Krishna, o coscienza di Dio, cade nella categoria delle religioni ingannatrici. Non è religione. Vera religione significa seguire l’ordine del Signore Supremo, ‘dharmam tu saksat bhagavat-pranitam’. Ma se non conosciamo Dio e l’ordine di Dio, allora dov’è la religione? Non è religione. Potrebbe prosperare in nome della religione, ma è un inganno. Pertanto la Bhagavad-gita termina con le parole, ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’ (18.66). E da questo punto inizia lo Srimad-Bhagavatam.

La Bhagavad-gita è lo studio preliminare dello Srimad-Bhagavatam, che inizia con ‘dharmah projjhita-kaitavah atra’ (1.1.2): In questo Bhagavatam, tutte le religioni ingannatrici sono completamente rifiutate, ‘projjhita’. C’è quindi un collegamento. Vera religione significa amare Dio. Questa è la vera religione. Perciò nel Bhagavatam è detto, ‘sa vai pumsam paro dharmo yato bhaktir adhoksaje’: (1.2.6): “L’occupazione suprema [dharma] per l’uomo è quella che conduce al servizio d’amore e devozione al Signore trascendentale”. Questa è la religione di prima classe. Ciò non significa che devi seguire questa o quella religione. Puoi seguire la religione che vuoi, non importa se è indù o cristiana o maomettana, ma devi metterla alla prova, esaminarla attentamente.

Proprio come uno studente che ha superato l’esame in dottorato di lettere. A nessuno interessa in quale collegio ha superato l’esame; ciò che importa è che ora è laureato. È tutto. Nessuno chiede: “In quale università, paese o religione hai superato il tuo esame in lettere?” No. Similmente, nessuno dovrebbe chiedere: “A quale religione appartieni?” L’importante è vedere se hai imparato l’arte di come amare Dio. È tutto. Questa è la religione. Poiché vera religione significa ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’ (Bg. 18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me”. Questa è la religione.

Il Bhagavatam dichiara, ‘dharmah projjhita-kaitavah atra’: “Tutti i tipi di religioni ingannatrici sono rifiutati”. Solo coloro che non sono invidiosi di Dio, ‘nirmatsaranam’ (i devoti dal cuore puro), sono accettati. Quelli che dicono, “Perché dovrei amare Dio? Perché dovrei accettare Dio?”, sono tutti demoni. Ma lo Srimad-Bhagavatam è solo per coloro che sono veramente seri nell’amare. ‘Ahaituki apratihata yenatma samprasidati’ (SB 1.2.6): “Questo servizio di devozione deve essere ininterrotto e incondizionato per soddisfare completamente l’anima”. Il vero successo della vita è quando impari ad amare Dio, allora il tuo cuore sarà soddisfatto.

‘Yam labdhva caparam labham manyate nadhikam tatah’ (SB 1.2.22): “Raggiunta questa perfezione non ci si allontana più dalla verità e si comprende che non esiste beneficio più grande”. Se ottieni Krishna o Dio ... Krishna significa Dio, ma se hai un altro nome di Dio, anche questo è accettato. Ma deve essere Dio, il Signore Supremo, la Persona Suprema. Quando si ottiene l’amore per Dio ... perché noi amiamo qualcuno, la tendenza ad amare è presente in tutti, ma è mal riposta. Perciò Krishna dice “Allontana ogni altro oggetto d’amore e prova ad amare Me”. ‘Sarva-dharman parityajya mam ekam’ (Bg. 18.66). Altrimenti, il tuo amore non potrà mai soddisfarti. ‘Ahaituki apratihata yenatma samprasidati’, ma l’amore per Dio soddisfa completamente l’anima.

Se vuoi la vera soddisfazione, allora devi amare Krishna, o Dio. Questa è la completa filosofia vedica. O qualsiasi filosofia accetti … perché, dopo tutto, ricerchi la piena soddisfazione della mente. Questo può essere raggiunto solo quando ami Dio, e perciò la religione che insegna al candidato come amare Dio è la religione di prima classe. ‘Sa vai pumsam paro dharmo yato bhaktih’ (SB 1.2.6): Il servizio d’amore a Dio è l’occupazione suprema dell’uomo. Questo amore deve essere immotivato. Ma nel mondo materiale, “Io ti amo, tu mi ami”, in fondo c’è sempre una motivazione. ‘Ahaituky apratihata’. Ahaituki, significa “senza alcun motivo”. ‘Anyabhilasita-sunyam’: “Si deve rendere un servizio d’amore al Signore Supremo, Krishna, in modo favorevole e senza desiderio per il guadagno materiale attraverso le attività interessate o la speculazione filosofica. Questo è la definizione del puro servizio devozionale”. (Bhakti-rasamrita-sindhu 1.1.11)

Tutti gli altri desideri fanno zero. Zero – come sarà insegnato nella Bhagavad-gita. Nella Caitanya-caritamrita (19.167) c’è il seguente verso: ‘Anyabhilasita-sunyam jnana-karmady-anavritam’ (Brs 1.1.11). Tutti lavorano, alcuni per la conoscenza e altri per la gratificazione dei sensi. Questo è il mondo materiale. Alcuni cercano di diventare grandi studiosi, acquisendo conoscenza, “Cos’è questo? Cos’è quello?” Non per capire Dio, ma per ottenere una conoscenza superflua. Ciò è chiamato jnana; e karma significa lavorare giorno e notte per la gratificazione dei sensi. Ma la bhakti è trascendentale – ‘anyabhilasita-sunyam jnana-karmady-anavritam’ (Brs.1.1.11) – senza l’ombra di queste contaminazioni, jnana-kanda e karma-kanda [conoscenza speculativa e attività interessate].

O sei impegnato nelle attività del karma (karma-kanda) o sei impegnato nella conoscenza speculativa, o acquisizione di conoscenza (jnana-kanda). Perciò Narottama dasa Thakura canta, ‘jnana-kanda, karma-kanda, kevali vishera bhanda’: “L’attività interessata del karma-kanda e la speculazione del jnana-kanda sono due vasi pieni di veleno, che tu beva l’uno o l’altro non ha importanza”. Karma-kanda significa che secondo il karma otterrai un corpo diverso, e jnana-kanda significa che se sei molto avanzato nella conoscenza, potrai ottenere un corpo in una famiglia di brahmana molto istruiti. Ma dovrai passare attraverso la trasmigrazione dell’anima, la ripetizione di nascita e morte. Il rischio c’è. Non so cosa otterrò. Non è garantito.

Un piccolo errore ... come Bharata Maharaja, che commise l’errore di pensare a un cervo (a cui era molto affezionato) nel momento della morte; e nella nascita successiva ottenne la vita di un cervo. Un piccolo errore. ‘Yam yam vapi smaran loke tyajanty ante kalevaram’ (Bg. 8.6): “Senza dubbio, sono i ricordi che si hanno all’istante di lasciare il corpo che determinano la condizione futura dell’essere”. Perché la natura è talmente perfetta che al momento della morte, secondo la condizione mentale, si otterrà un corpo simile nella prossima vita. ‘Karmana daiva-netrena’ (SB 3.31.1): “Sotto la direzione del Signore Supremo e secondo il frutto delle sue opere, l’essere vivente, l’anima, è introdotto nell’utero di una madre per assumere una determinata forma corporea”.

Poiché Krishna è con te, ‘deva netrena’ (sei sotto la Sua direzione), Egli vedrà se stai pensando di diventare un re o di diventare un cane, e subito ti concederà il corpo di un re o di un cane. Prendi questo corpo. Similmente, se stai pensando a Krishna, allora otterrai Krishna. ‘Tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9): Non dovrai più nascere in questo mondo materiale, quando lasci il corpo, ma raggiungerai la Sua dimora eterna.

Questa è la coscienza di Krishna: come addestrare la mente a morire pensando a Krishna. Allora la tua vita avrà successo. Perciò dobbiamo cantare Hare Krishna, pensare sempre a Krishna. ‘Man-mana bhava mad-bhakto mad-yaji mam namaskuru’ (Bg. 18.65): “Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, adoraMi e offriMi i tuoi omaggi. Così, certamente, verrai a Me. Te lo prometto perché tu sei un amico che Mi è molto caro” Allora la nostra vita sarà perfetta. Grazie molte".




Fine

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.



































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