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 RADIO KRISHNA CENTRALE
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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 8-12
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Sangita Dasi
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Inserito il - 20/05/2019 : 16:31:58  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'

      





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
sul capitolo 2, Versi 8-12, tenuta a Los Angeles, il 27 Novembre 1968

"Devoto: “Non vedo il modo di allontanare il dolore che inaridisce i miei sensi. Non riuscirò a eliminarlo nemmeno se sulla Terra ottenessi un regno senza uguali e una sovranità simile a quella dei deva sui pianeti celesti”. (Bg. 2.8)

“Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna, ‘Govinda non combatterò’, e rimane in silenzio”. (Bg 2.9)

“O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all’infelice Arjuna”. (Bg. 2.10). “Il Signore beato disse ...”

Prabhupada: In una situazione pericolosa si diventa molto turbati, come se fossimo smarriti, ma Krishna sorride. Vedete? Si chiama illusione. Lo stesso esempio dell’uomo che sogna e piange, “C’è una tigre che mi sta mangiando!”, e l’uomo che è sveglio, sorride “Dov’è la tigre?” Allo stesso modo, quando siamo molto confusi ... come i politici che sono a volte perplessi sulla situazione politica e rivendicano, “Questa è la mia terra, il mio paese”, ma anche l’altra parte reclama, “Questa è la mia terra”, e litigano molto seriamente. E Krishna sorride: “Quali nonsensi state rivendicando? Reclamate che questa è la vostra terra e combattete?” In realtà la terra appartiene a Krishna, ma coloro sotto l’illusione pensano, “È la mia terra, il mio paese”, dimenticando che non apparterranno per molto tempo a quel paese o nazione. Questa è illusione.

Questa è la situazione: Senza comprendere la nostra posizione reale, siamo perplessi di fronte ai problemi del mondo che sono tutti falsi. ‘Janasya moho yam aham mameti’ (SB 5.5.8), sotto l’illusione, l’essere vivente pensa solo in termini di “io” e “mio” (aham mameti). ‘Moha’ significa illusione; e tutti sono soggetti a essa. Chi è intelligente può capire che la condizione di questo mondo è solo illusione. Tutti i pensieri da me creati e basati sul principio di “io” e “mio”, sono soltanto illusioni. Pertanto se uno è intelligente, per uscire dall’illusione si arrende a un maestro spirituale. Come insegna Arjuna col suo esempio.

Dapprima Arjuna parla con Krishna come amico, ma quando diventa confuso, comprende che una conversazione amichevole non potrà risolvere il suo problema, e quindi accetta Krishna come guru conoscendo il Suo valore. O almeno doveva conoscerlo, essendo un amico; e sapendo che, “anche se agisce come mio amico, Krishna è accettato dalle grandi autorità come Dio, la Persona Suprema”. Arjuna ne è a conoscenza, e perciò dice: “Sono confuso, non so più qual è il mio dovere, pur accettando di essere vittorioso in battaglia, non sarò felice. Che dire di essere vittorioso su questo pianeta? Anche se diventassi il re di tutti gli altri pianeti o un essere celeste nel sistema planetario superiore, nondimeno questo dolore non potrà essere mitigato”. Vedete? Leggi verso seguente e spiegazione.

Devoto: “Il Signore beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti”. (Bg. 2.11)

Spiegazione: “Il Signore prende subito la posizione di un insegnante e rimprovera il suo allievo, chiamandolo indirettamente sciocco. Il Signore disse: ‘Tu parli con molta erudizione, ma ignori che il vero erudito—colui che conosce la natura del corpo e dell’anima—non si lamenta mai dell’involucro corporeo, che sia morto o vivo.’ I capitoli successivi svilupperanno il concetto che la vera conoscenza consiste nel conoscere la materia, l’anima e Colui che le controlla. Arjuna ha sostenuto che i princìpi religiosi sono al di sopra della politica e della diplomazia. Ma non sa che la conoscenza della materia, dell’anima e di Dio è più importante delle formule religiose. Poiché ignorava questa verità e piangeva su ciò per cui non vale la pena, non avrebbe dovuto farsi passare per un erudito. Il corpo nasce col destino di morire, un giorno o l’altro; perciò il corpo è meno importante dell’anima. Colui che lo sa è il vero saggio e nessuna delle diverse condizioni del corpo è per lui causa di lamento”.

Prabhupada: Krishna dichiara che non bisogna lamentarsi per il corpo, vivo o morto. Quando il corpo è morto, non ha nessun valore. A che serve lamentarsi? Puoi lamentarti per migliaia di anni, non tornerà in vita. Non c’è dunque motivo di lamentarsi per la morte del corpo, e in quanto all’anima spirituale, è eterna, non muore con la morte del corpo. Così, perché dovremmo essere abbattuti e piangere? “Oh, mio padre è morto, un mio parente è morto”. No, non è morto. Questo è ciò che si deve sapere. Allora saremo in ogni caso di buon umore e interessati solo alla coscienza di Krishna. Non c’è nulla di cui lamentarsi per il corpo, che sia vivo o morto. Ciò è quanto è insegnato da Krishna in questo capitolo. Continua a leggere.

Devoto: “Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re, e in futuro nessuno di noi cesserà di esistere”. (Bg. 2.12). Spiegazione: “I Veda, la Katha Upanishad e la Svetasvatara Upanishad, insegnano che Dio...”

Prabhupada: Le molte Upanishad fanno parte della letteratura vedica, in realtà sono i titoli dei Veda; proprio come il titolo di un capitolo. Tra le 108 Upanishad principali, nove sono molto importanti –Svetasvatara, Taittireya, Aitareya, Isopanishad, Isa, Mundaka, Mandukya, Kathopanishad. Queste sono molto importanti, e quando c’è una discussione su un punto, si deve fare riferimento a queste Upanishad. Se qualcuno è in grado di dare citazioni dalle Upanishad, allora la sua argomentazione diventa molto forte. ‘Sabda-pramana’. Pramana significa evidenza, testimonianza. Se vuoi ottenere una causa in tribunale, devi fornire una prova attendibile, allo stesso modo, secondo la cultura vedica questa prova è detta ‘pramana’. Sabda-pramana.

Gli studiosi eruditi nella cultura vedica accettano tre tipi di prove, tra cui la percezione diretta o ‘pratyaksha’. Proprio come io vedo te e tu vedi me, entrambi siamo qui presenti. Questa è la percezione diretta. Un’altra prova è detta ‘anumana’. Ad esempio, ora sto andando in quella stanza, non so se c’è qualcuno, ma sento dei suoni e immagino che ci sia. Questo è detto ‘anumana’. Nella logica si chiama ipotesi, ed è anche una prova. Se i miei suggerimenti sono in buona fede, allora posso testimoniare, anche questi sono accettati – le testimonianze dirette, le ipotesi e gli indizi sono considerati tutti prove; ma la prova decisiva è detta ‘sabda-pramana’.

‘Sabda-brahman’ significa Veda. Se posso dimostrare qualcosa citando le affermazioni dei Veda allora deve essere accettato. Nessuno può negare le prove vediche. Questo è il sistema. Perché? Caitanya Mahaprabhu ha dato l’esempio – tratto dai Veda – della conchiglia che è posta nella stanza della Divinità. La conchiglia è ritenuta molto pura, trascendentale; altrimenti, come possiamo tenerla vicino alla Divinità? Come possiamo soffiare nella conchiglia e usarla per offrire acqua? Eppure, cos’è una conchiglia? Non è altro che ossa di animale. Ma l’ingiunzione vedica è che se tocchi l’osso di un animale diventi impuro e devi fare subito un bagno.

Si può dire che è una contraddizione: da una parte è detto che se tocchi l’osso di un animale devi purificarti facendo un bagno, e dall’altra parte è detto che quest’osso di animale deve stare nella stanza della Divinità. Non è una contraddizione? Se l’osso di un animale è impuro, come può stare a contatto con la Divinità? E se è puro, allora che senso ha purificarsi e fare un bagno? Troverete simili contraddizioni nelle ingiunzioni vediche. Ma poiché i Veda affermano che l’osso di un animale è impuro, bisogna accettarlo. Nondimeno, quest’osso di animale, la conchiglia, è puro. A volte i nostri studenti sono perplessi quando diciamo che la cipolla non va presa, benché sia un vegetale.

Così sabda-pramana significa che le prove vediche dovrebbero essere accettate in modo indiscutibile. In realtà c’è un significato, non c’è contraddizione. Molte volte ho detto che secondo l’ingiunzione vedica lo sterco di mucca è puro. In India è usato come antisettico: soprattutto nei villaggi c’è una grande quantità di sterco che è usata ovunque in casa per renderla antisettica. In realtà, dopo aver spalmato sterco di mucca nella tua stanza, una volta asciutto, ti sentirai rinfrescato, ed è tutto sterilizzato. È un’esperienza pratica. Un certo dottor Ghosh, un grande chimico, ha esaminato lo sterco di mucca per scoprire perché è così importante nella letteratura vedica, e ha scoperto che contiene tutte le proprietà antisettiche. In Ayur-veda, lo sterco di mucca essiccato e bruciato in cenere è usato come polvere per i denti. È una polvere dentifricia molto antisettica.

Allo stesso modo, ci sono molte ingiunzioni nei Veda che possono apparentemente apparire come contraddizioni, ma non lo sono. Sono sul piano dell’esperienza trascendentale. Proprio come un padre dice al figlio: “Mangia questo cibo, è molto buono”. E il figlio lo prende, perché ha fiducia nel padre, l’autorità. Ha fiducia che il padre non gli darà mai niente che sia veleno, quindi lo accetta ciecamente, senza alcun motivo, senza analizzare il cibo, che sia puro o impuro. Dovete credere in questo modo. Se vai in un albergo autorizzato dal governo, sei certo che il cibo che prendi è puro o senza batteri. Ma come lo sai? L’Autorità: perché questo hotel è autorizzato dal governo, ha una licenza, e quindi hai fiducia.

Similmente, sabda-pramana significa che bisogna accettare le prove date nella letteratura Vedica (l’autorità), è tutto. La nostra conoscenza allora è perfetta perché accettiamo le spiegazioni da una fonte perfetta. Similmente Krishna è accettato come la Suprema Personalità di Dio. Qualsiasi cosa Lui dice, va tutto bene e lo accettiamo. Infine Arjuna dichiara ‘sarvam etad ritam manye’ (Bg. 10.14): “O Krishna, accetto come verità assoluta tutto ciò che mi hai detto”. Questo dovrebbe essere il nostro principio. Perché dovremmo preoccuparci di fare ricerche quando le prove ci vengono dall’autorità? Per risparmiare tempo e problemi, bisogna accettare la vera autorità. Questo è il processo vedico. Perciò i Veda dichiarano, ‘tad vijanartham sa gurum evabhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12): “Si deve umilmente avvicinare un maestro spirituale che conosce la Verità”.

Per imparare questa scienza trascendentale, ‘tad vijanartham’, si deve certamente accettare il guru, ‘gurum eva’. Altrimenti non c’è possibilità. Perciò, Krishna qui è accettato come maestro spirituale da Arjuna. Il guru, il padre o l’insegnante ha il diritto di castigare il figlio o il discepolo; ma il figlio non è mai amareggiato quando il padre lo castiga. Ovunque questa è l’etichetta. Anche se il padre a volte è furioso, il figlio tollera. Un tipico esempio è Prahlada Maharaja, un innocente figlio cosciente di Krishna: sebbene il padre lo torturasse, non disse mai nulla. Allo stesso modo Krishna, dopo aver assunto la posizione di maestro spirituale, considera Arjuna un grande sciocco. Perfino Caitanya Mahaprabhu disse: “Anche il mio maestro spirituale Mi giudicò uno sciocco e Mi rimproverò”. (Caitanya-caritamrita, Adi-lila 7.71)

Caitanya Mahaprabhu era uno sciocco? Com’è possibile che qualcuno diventi il Suo maestro spirituale? Entrambe le cose sono impossibili. Anche non accettando Caitanya Mahaprabhu come l’incarnazione di Krishna, e ritenendoLo solo uno studioso o un uomo ordinario, non c’è paragone alla Sua erudizione. Nondimeno disse che il Suo maestro Lo aveva giudicato un grande sciocco. Che cosa significa? Che una persona, “anche nella Mia posizione”, rimane sempre uno sciocco davanti al maestro spirituale; e questo è un bene per lui. Nessuno dovrebbe imporsi, affermando di sapere più di chiunque altro – anche se una tale posizione non è contestata.

Dal punto di vista del discepolo, perché egli dovrebbe rimanere sempre uno sciocco davanti a un altro? Purché non sia veramente autorizzato… tuttavia dovrebbe scegliere un maestro spirituale e rimanere sempre uno sciocco al suo cospetto, anche se non lo è, perché questa è la posizione migliore. Così Arjuna, invece di rimanere allo stesso livello come amico, accetta volontariamente di essere uno sciocco davanti a Krishna. E Krishna dice: Tu parli come un saggio ma sei uno sciocco, perché ti lamenti su una questione per cui nessun saggio si lamenta. È come dire indirettamente ... com’è chiamato nella logica? Parentesi? O qualcosa di simile genere. Sì. Se dico, “Sembri l’uomo che mi ha rubato l’orologio”, in modo indiretto sto dicendo che “sei un ladro”. Similmente, in modo indiretto, (ride) Krishna dice: “Mio caro Arjuna, stai parlando proprio come un uomo dotto, ma ti lamenti su un argomento di cui nessun uomo colto si lamenta”. Continua a leggere.

Devoto: “I Veda, la Katha Upanishad e la Svetasvatara Upanishad, insegnano che Dio, la Persona Suprema, provvede ai bisogni d’innumerevoli esseri viventi, secondo le condizioni in cui sono stati posti dalle loro attività passate. Il Signore Supremo vive anche nel cuore di ogni essere in virtù delle Sue emanazioni plenarie, ma solo le persone sante possono vedere il Signore in ogni essere e fuori di ogni essere, e raggiungere così una pace perfetta ed eterna.

nityo nityanam cetanas cetananam
eko bahunam yo vidadhati kaman
tam atma-stham ye 'nupasyanti dhiras
tesam santih sasvati netaresam
(Katha Upanisad 2.2.13)

Queste verità non sono destinate solo ad Arjuna, ma a tutti coloro che in questo mondo si atteggiano a eruditi e che in realtà sono privi della vera conoscenza. Il Signore Supremo dichiara che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia, sono individui eternamente distinti gli uni dagli altri; e che eternamente Egli Si prende cura di tutti gli esseri viventi”. (Bg 2.12 spiegazione)

Prabhupada: Leggi il verso.

Devoto: “Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere”. (Bg. 2.12)

Prabhupada: Così, “mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu e tutti questi re”. Secondo il metodo analitico sono presenti la prima, seconda e terza persona. È completo, “Io, tu e gli altri”. Quindi Krishna dice: “Mai ci fu un tempo in cui Io, tu e tutte queste persone sul campo di battaglia, non esistevamo”. Significa che “In passato, Io, tu e tutti loro esistevamo individualmente”. La teoria dei mayavadi è che lo spirito supremo è impersonale. Allora, come può Krishna dire che non c’è mai stato un tempo in cui “Io, tu e tutte queste persone non siamo mai esistiti?”

Qual è la risposta? Krishna dichiara che esistiamo come individui da sempre, non siamo mai stati amalgamati insieme, fusi in una massa uniforme. E dice anche: “Non ci sarà mai il tempo in cui non esisteremo”. Significa che in passato eravamo individui, non c’è dubbio che nel presente siamo individui, e anche in futuro continueremo a essere individui. Come si giunge quindi alla concezione impersonale, se in passato, presente e futuro, in ogni tempo, siamo individui? Qual è il momento in cui Dio e tutti noi diventiamo impersonali? Quando si presenterà questa possibilità?

Così Krishna dice: “In passato eravamo individui e non vi è dubbio che nel presente siamo individui. Tu sei mio discepolo, Io sono tuo maestro spirituale; tu hai la tua individualità, Io ho la Mia. Se non sei d’accordo con Me, puoi lasciarMi”. Questo significa individualità. Di conseguenza, se non sei attratto da Krishna non puoi diventare cosciente di Krishna – fa parte della tua individualità. Così l’individualità continua. Allo stesso modo, se tu non piaci a Krishna, Egli può rifiutare la tua coscienza di Krishna. Non è che, poiché segui le regole e i regolamenti, Krishna è obbligato ad accettarti. No. Se pensa, “è un nonsenso, non posso accettarlo”, Lui ti rifiuterà.

Così ha la Sua individualità, tu hai la tua, ognuno ha la sua. Da dove viene la questione dell’impersonalismo? Non è accettabile. E anche se non credi in Krishna e nei Veda, a prescindere da tutto, Krishna è accettato come l’autorità suprema, la Suprema Personalità di Dio. Se non crediamo in Lui, non c’è possibilità di avanzare nella conoscenza. Nessuna probabilità. Questa è la dichiarazione dell’autorità in materia. Ora, a parte le affermazioni autorevoli, dovrai applicare i tuoi argomenti e le tue motivazioni. Puoi dire che ci sia sempre un accordo tra due parti? No. Perciò cerca d’imparare. Nello Stato, nella nazione, nella comunità o in famiglia, non c’è accordo. Ad esempio, nel Senato tutti hanno interesse per il Paese, ma ciascuno ragiona in modo individuale; ognuno pensa che “il benessere del mio paese sarà su questa linea”.

Altrimenti, perché c’è competizione durante le elezioni del presidente? Tutti dicono che “l’America ha bisogno di Nixon”; ma qualcun altro dice che “l’America ha bisogno di me”. Perché due opinioni? Se siete entrambi Americani... no. C’è individualità. Il signor Nixon ha un’opinione e un altro candidato ne ha un’altra. Nelle assemblee, nel Senato, nel Congresso, nelle Nazioni Unite, tutti lottano per una loro visione individuale. Altrimenti perché ci sono tante bandiere nel mondo? In nessun luogo si può affermare che ci sia impersonalismo. La personalità predomina ovunque. In qualsiasi luogo l’individualità è predominante; quindi dobbiamo accettare. Dobbiamo applicare i nostri argomenti e motivazioni, e accettare l’autorità. Allora la questione è risolta. Altrimenti è molto difficile. Leggi.

Devoto: “La Persona Suprema, individuale e distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte le une dalle altre. La loro individualità esisteva nel passato e continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. Perciò non c’è ragione di lamento per nessuno. Il Signore, Sri Krishna, autorità suprema, contraddice qui la teoria mayavadi secondo cui l’anima individuale, una volta libera dal velo di maya (illusione), si fonde nel Brahman impersonale e perde la sua esistenza individuale”.

Prabhupada: I mayavadi sostengono che l’individualità sia maya, illusione, e lo spirito nella sua completezza sia una massa impersonale. La loro teoria è detta ‘ghadakash podakash’. Secondo questa teoria il cielo è un’espansione impersonale. Così all’interno di un vaso, anche se chiuso, c’è una porzione di cielo; quando il vaso si rompe, la parte di cielo all’interno si unisce al cielo esterno mescolandosi (similmente l’essere vivente diventa uno col Supremo). Questa è la teoria mayavadi. Ma quest’analogia non può essere applicata. Analogia significa “somiglianze e punti in comune tra elementi”, e il piccolo cielo all’interno del vaso non può essere paragonato all’essere vivente. Il cielo è materia e l’essere è spirito. Come si può pensare che siano simili?

Ad esempio, una piccola formica è un’anima spirituale con la sua individualità; ma una grande pietra morta, collina o montagna, non ha individualità. Lo spirito è caratterizzato dall’individualità, ma la materia ne è priva. Se i punti di somiglianza differiscono, allora non c’è analogia. Questa è la legge della similitudine. Non si può dunque stabilire un’analogia tra materia e spirito, poiché sarebbe ingannevole. Ghadakash podakash. La Bhagavad-gita fornisce un’altra prova, quando Krishna dice ‘mamaivamso jiva-loke jiva-bhutah sanatanah’ (Bg. 15.7): “Gli esseri viventi, in questo mondo di condizioni, sono Miei frammenti eterni”.

Le anime individuali sono Sue parti e frammenti eternamente, sanatanah. Com’è possibile sostenere la teoria mayavada, secondo cui, essendo coperti da maya, ora gli esseri viventi appaiono come individui separati? e quando la copertura di maya sarà sollevata si mescoleranno, così come il piccolo cielo nel vaso e il grande cielo all’esterno? Questa similitudine è ingannevole, sia da un punto di vista logico sia da un punto di vista vedico autentico. Gli esseri viventi sono eternamente parti e frammenti.

La Bhagavad-gita fornisce altre prove: lo spirito (l’anima) non può essere frammentato quando è ricoperto da maya, né può essere tagliato. È possibile tagliare un pezzo di carta in piccoli frammenti perché è materia, ma spiritualmente non è possibile. Spiritualmente ed eternamente, siamo già parti e frammenti del Supremo. Krishna è il Supremo e noi siamo Suoi frammenti per l’eternità. Tutto questo è spiegato molto bene nella Bhagavad-gita in diversi punti. Chiedo a ognuno di voi di avere una copia della Bhagavad-gita così com’è e di leggerla attentamente. Ci sarà un esame nel prossimo settembre, certamente è volontario, ma vi chiedo di prepararvi, e chi supererà l’esame otterrà il titolo di Bhakti-sastri. Leggi.

Devoto: “Krishna dichiara invece che la Sua individualità e quella di tutti gli esseri animati continuerà in eterno, come confermano le Upanishad…”

Prabhupada: Nella Bhagavad-gita, Krishna non afferma mai che, dopo la liberazione, le anime individuali si mescoleranno con l’Anima Suprema. Nelle Upanishad è detto ‘nityo nityanam’. Il Signore Supremo è l’eterno supremo, e anche noi, anime individuali, siamo eterni (nitya). L’Essere Supremo è la guida eterna di tutti gli esseri viventi, ‘eko bahunam vidadhati kaman’. (Katha Upanishad 2.2.13) Quell’unico Supremo, eterno e individuale provvede a tutte le necessità degli altri individui eterni. Tutto è chiaramente spiegato nei Veda; e in realtà lo stiamo vivendo. Come nella teologia cristiana, l’individuo va in chiesa e prega Dio, “dacci il nostro pane quotidiano”.

Perché sta chiedendo a Dio? Ovviamente la classe di uomini atei insegna, “Vai in chiesa a pregare per il pane? Vieni da noi, ti forniremo il pane”. Pertanto, anche questo concetto vedico esiste. I Veda affermano, ‘eko bahunam vidadhati kaman’, quell’unico Supremo eterno mantiene tutti gli altri individui eterni. E anche la Bibbia comanda, “chiedi il pane a Dio”. Se Dio non fosse colui che mantiene e provvede, perché esiste questa ingiunzione? Perciò Lui è la guida, Colui che mantiene. E i Veda spiegano chiaramente che questa è la Sua posizione: Egli è il Supremo. Nel sapere ciò, troviamo la nostra pace. Questa è l’ingiunzione Vedica. Leggi.

Devoto: “Non si può mettere in dubbio l’autorità di Krishna perché Egli non è soggetto all’illusione”.

Prabhupada: Sì. Secondo il filosofo mayavadi l’affermazione di Krishna, che “ognuno di noi esisteva in passato come individuo”, è maya o illusione. Sostiene che nel passato eravamo tutti una massa o insieme omogeneo e che sotto l’influenza di maya siamo diventati individui. Secondo questa teoria anche Krishna diventa una tra le anime condizionate e perde la Sua autorità – l’anima condizionata non può rivelare la verità né parlare dell’assoluto. Krishna è accettato come l’Assoluto. Ma se uno approva la teoria dei mayavadi, deve respingere la teoria di Krishna. Se Krishna è rifiutato, non c’è bisogno di leggere il Libro di Krishna e la Bhagavad-gita. È inutile, una perdita di tempo. Se è un’anima condizionata come noi, che insegnamenti possiamo ricevere?

Quindi il maestro spirituale, anche se è considerato un’anima condizionata, deve trasmettere gli insegnamenti di Krishna e non le proprie idee. In realtà, il principio vedico è che nessuno può impartire una conoscenza perfetta se non è liberato dalle condizioni materiali. Ma l’anima condizionata, benché sia progredita nella conoscenza accademica, non può dare la conoscenza perfetta – solo chi è al di sopra delle condizioni delle leggi materiali può farlo. Similmente Sankaracarya, anche se è un impersonalista, accetta Krishna come l’autorità suprema. ‘Sa bhagavan svayam krishnah’ (Krishna è Dio, la Persona Suprema).

Per ingannare le persone, i moderni filosofi Mayavadi non rivelano quest’affermazione di Sankaracarya. Nondimeno questa è la sua dichiarazione, e possiamo dimostrarlo. Accetta Krishna come l’autorità suprema e ha scritto tanti bei poemi in cui glorifica e adora Krishna. Infine, il suo ultimo insegnamento è, ‘bhaja govindam, bhaja govindam, bhaja govindam mudha-mate: “O sciocchi mascalzoni che dipendete dalla grammatica, sono tutte sciocchezze, bhaja govindam, adorate Govinda”. Bhaja govindam, bhaja govindam… Ripete tre volte “adorate Govinda”. Proprio come Caitanya Mahaprabhu, che ripete tre volte, ‘harer nama, harer nama, harer nama kevalam’, (Caitanya-caritamrita, Adi-lila 17.21): “In quest’era di Kali non c’è altro modo, non c’è altro modo, non c’è altro modo per la realizzazione spirituale se non cantare il santo nome, cantare il santo nome, cantare il santo nome di Sri Hari”.

Ripetere tre volte significa mettere in evidenza, come quando si dice: “Fai questo, fai questo, fai questo”. Significa che non può più essere negato. L’ultima sollecitazione. Appena si sottolinea tre volte qualcosa, significa che è inappellabile, definitivo. Sankaracarya quindi dice, bhaja govindam, bhaja govindam, bhaja govindam mudha-mate. Ho più volte spiegato che ‘mudha’ significa mascalzone, asino, e quindi dipendi dalla tua comprensione grammaticale, ‘dukrin karane’. Dukrin significa affissi e prefissi grammaticali, o ‘pratya prakarana’. Dipendi da questa o quella radice verbale, creando e interpretando in diversi modi il tuo significato.

Tutto ciò è una sciocchezza. Questo ‘dukrin karane’, il tuo gioco grammaticale di parole, non ti salverà al momento della morte. Sei un mascalzone, perciò adora Govinda, Govinda, Govinda. Questa è l’istruzione di Sankaracarya perché era un grande devoto, ma fingeva di essere ateo dovendo trattare con gli atei. Se non si fosse presentato in quel modo, i seguaci atei non lo avrebbero ascoltato. Così ha presentato la filosofia mayavada “sul momento”, poiché non può essere accettata per l’eternità. La filosofia eterna è la Bhagavad-gita. Questo è il verdetto. Leggi.

Devoto: “Se l’individualità non fosse un fatto reale, Krishna non l’avrebbe messa in rilievo con tale evidenza affermando che continuerà anche nel futuro”.

Prabhupada: Sì. Afferma che non c’è stato mai un tempo in cui non eravamo individui, né ci sarà un tempo futuro in cui non lo saremo, e per quanto riguarda il presente sappiamo tutti di essere individui. Esiste così la possibilità di perdere l’individualità e diventare impersonali? No. Non vi è alcuna probabilità. Il voidismo e l’impersonalismo sono metodi artificiali per negare la variegata perplessità dell’esistenza materiale. Significa guardare solo il lato negativo, non il positivo. Il lato positivo è che, come dice Krishna, ‘tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9): “Dopo aver lasciato questo tabernacolo materiale, egli viene a Me”.

Così come usciamo da una stanza per entrare in un’altra stanza, allo stesso modo, se dopo aver lasciato questo corpo andiamo da Krishna nel regno spirituale, la nostra individualità è presente ma in un corpo spirituale; e in questo corpo allora non avremo più incertezze. Come gli acquatici vivono tranquillamente nell’acqua perché hanno un corpo adatto, e noi non possiamo avendo un corpo diverso, e ugualmente i pesci non possono vivere fuori dall’acqua; allo stesso modo, in quanto anime spirituali, non possiamo vivere tranquillamente in questo mondo materiale che ci è estraneo. Ma appena entriamo nel mondo spirituale, la nostra vita diventa eterna, beata, piena di conoscenza e troviamo la vera pace. ‘Tyaktva deham punar janma naiti mam eti’ (Bg. 4.9).

Krishna afferma, “dopo aver lasciato questo corpo, si libera dalle incertezze del mondo materiale e viene a Me”. ‘Mam eti’ (a Me) significa il Suo regno spirituale, la Sua parafernalia, i Suoi associati, ogni cosa. Se un re dice, “vieni da me”, significa il suo palazzo, il suo segretario, il suo bell’appartamento, e ogni cosa. Come può essere impersonale? Così, semplicemente dice ‘mam eti’, “vieni a Me” – ma questo “Me” include tutto, non è impersonale. E la Brahma-samhita c’informa, ‘laksmi-sahasra-sata-sambhrama-sevyamanam surabhir abhipalayantam’ (Bs. 5.29): “Nei Suoi palazzi costruiti con pietre cintamani, e circondati da milioni di alberi dei desideri, innumerevoli gopi e lakshmi Lo servono con amore e devozione”. Pertanto non è impersonale: Alleva le mucche ed è sempre in compagnia d’illimitate dee della fortuna e dei Suoi amici, ha un regno, una casa e la Sua parafernalia, ogni cosa. Non si tratta di impersonalismo. Leggi.

Devoto: “I Mayavadi ribattono che l’individualità di cui parla Krishna non è spirituale bensì materiale. In questo caso, anche l’individualità di Krishna sarebbe materiale!”

Prabhupada: Pensano che anche Krishna sia materiale. E Krishna disapprova, ‘avajananti mam mudha manusanam tanum asritam’ (Bg. 9.11): “Poiché sono apparso come un essere umano, questi mascalzoni mi denigrano, pensando che Io sia uno di loro”. ‘Mudha’ significa mascalzone. Proprio come il Dott. Radhakrishnan, che dice: “Non è rivolto a Krishna, ma all’anima all’interno di Krishna”. Ciò significa che identifica Krishna come uno di noi, pensa che il Suo corpo e la Sua anima siano diversi. Ma Krishna dichiara, ‘sambhavamy atma-mayaya’ (Bg. 4.6): “Grazie alla Mia energia interna, Io discendo nella Mia forma originale e trascendentale”. La Sua forma non cambia, mentre noi cambiamo continuamente corpo.

‘Prakriteh kriyamanani…’ (Bg. 3.27): “L’anima sviata dal falso ego crede di essere l’autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”. L’essere individuale è condizionato dalla natura materiale, prakriti, che lo guida; ma Lui non è influenzato dalla natura perché discende grazie alla Sua energia interna, ‘sambavamy atma-mayaya’ (Bg. 4.6). Questa è la differenza, perciò Egli non cambia corpo; ma quando io vengo, cambio molti corpi. Questa volta potrei avere un certo tipo di corpo, e la prossima potrei averne un altro. È materiale, e quindi dimentico. Nel quarto capitolo Krishna dichiara: “Entrambi, tu ed Io, siamo venuti molte volte. Io posso ricordarle tutte, ma tu hai dimenticato”. (Bg. 4.5) Io dimentico, perché cambio il corpo materiale. Leggi.

Devoto: “Egli afferma, invece, che questa individualità esisteva nel passato e continuerà nel futuro. Non solo Krishna conferma la Sua individualità in vari modi, ma spiega anche che il Brahman impersonale Gli è subordinato. Fin dall’inizio Krishna ha insistito su questa individualità. Ciò nonostante, se si considera il Signore come un essere comune, condizionato dalla natura materiale, allora non si può più riconoscere alla Bhagavad-gita il valore di Scrittura autorevole. Infatti, un uomo qualsiasi, limitato dalle quattro imperfezioni che gli impone la natura umana, non può insegnare nulla che meriti di essere ascoltato. La Bhagavad-gita, invece, trascende la conoscenza imperfetta. Nessun libro profano può essere paragonato alla Bhagavad-gita. Ma se si considera Krishna un uomo comune, la Bhagavad-gita perde tutta la sua importanza.
I mayavadi affermano che l’individualità degli esseri, espressa in questo verso è convenzionale e riguarda solo il corpo. Nei versi precedenti, tuttavia, l’identificazione col corpo è stata condannata. Dopo aver condannato l’errore dell’essere vivente che identifica il sé spirituale col corpo materiale, com’è possibile che Krishna ora proponga questa teoria? Le prove dell’individualità degli esseri poggiano dunque su basi spirituali, come confermano i grandi acarya, tra cui Sri Ramanuja.
È chiaramente affermato in molti punti della Bhagavad-gita che soltanto coloro che sono devoti del Signore possono comprendere l’individualità spirituale. Coloro che invidiano la divinità di Krishna non giungeranno mai a capire le Scritture vediche. Il non devoto che tenta di comprendere gli insegnamenti della Bhagavad-gita assomiglia all’ape che vedendo il miele in un barattolo si sforza invano di aspirarne il contenuto. Ma non si può gustare il sapore del miele senza aprire il barattolo.
Così, non si può gustare il nettare della Bhagavad-gita senza essere devoti del Signore, come sarà confermato nel quarto capitolo. Neppure coloro che per invidia negano l’esistenza stessa di Dio possono comprendere la Bhagavad-gita. La spiegazione data dai mayavadi è dunque la più ingannevole presentazione della verità. Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha proibito la lettura dei commenti mayavadi…”

Prabhupada: Sì. Sri Caitanya ha chiaramente detto, ‘mayavadi-bhashya sunile haya sarva-nasha’ (Cc. Madhya-lila 6.169): “Se si ascolta il commento degli impersonalisti, mayavadi, ogni cosa è perduta”. S’incontra il disastro, se si ascolta un filosofo mayavadi per capire la letteratura vedica. Questa è la prescrizione: ‘mayavadi-bhashya sunile haya sarva-nasha’. Sarva-nasha significa “disastro”. Una vera calamità. ‘Mayavadi-bhashya’, nei loro commenti i mayavadi cercano solo di convincere la minuscola scintilla individuale, dicendo “tu sei il Supremo”. Proprio come la storia del “Dottor Rana”. Capite? Nel voler dimostrare che il suo pozzo era più vasto dell’oceano, la rana del pozzo, il Dottor Rana, si gonfiò tanto da scoppiare. Perciò è un disastro. ‘Mayavadi-bhashya sunile haya sarva-nasha’. Leggi tutta la spiegazione.

Devoto: “La spiegazione data dai mayavadi è dunque la più ingannevole presentazione della verità. Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha proibito la lettura dei commenti mayavadi, avvertendoci che le persone che adottano la loro interpretazione perdono ogni potere di capire il segreto della Bhagavad-gita. Se l’individualità esistesse solo nell’universo fenomenico, gli insegnamenti del Signore non sarebbero di alcuna utilità. L’individualità distinta degli esseri del Signore è un fatto eterno, ed è confermato dai Veda”.

Prabhupada: Perciò dovete leggere attentamente la Bhagavad-gita. Incontrerete molti elementi avversi, quindi dovrete discutere e convincerli".




Fine

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