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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 7
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Sangita Dasi
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Inserito il - 16/04/2019 : 21:35:20  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 7


karpanya-dosopahata-svabhavah
pricchami tvam dharma-sammudha-cetah
yac chreyah syan niscitam bruhi tn me
sisyas te 'ham sadhi mam tvam prapannam


TRADUZIONE
"Ora sono confuso, non so più qual è il mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina. In questa condizione Ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono Tuo discepolo e un'anima sottomessa a Te. Istruisci, Ti prego".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Il complesso sistema delle azioni materiali, dominate dalle leggi della natura, lascia l’uomo perplesso. Ogni passo nella vita solleva nuovi interrogativi. È necessario dunque avvicinare un maestro spirituale autentico, capace di aiutarci a compiere la missione della nostra esistenza.

Tutti gli Scritti vedici consigliano di avvicinare un maestro spirituale autentico per liberarci dalla confusione che nostro malgrado ci turba, come un fuoco divampato all’improvviso in una foresta, che nessuno ha provocato o voluto. La vita in questo mondo ci opprime con ogni sorta di complicazioni in modo imprevisto e contro la nostra volontà.

Gli Scritti vedici consigliano dunque di cercare la soluzione dei nostri problemi con l’aiuto di un maestro spirituale che appartiene a una successione autentica di maestri e di comprendere perfettamente la scienza che ci presenta. Poiché il maestro spirituale può trasmettere al discepolo la conoscenza perfetta, è bene avvalersi del suo aiuto piuttosto che rimanere perplessi e confusi di fronte ai problemi dell’esistenza. Ecco l’insegnamento di questo verso.

La natura materiale rende perplessi tutti coloro che ignorano i veri problemi dell’esistenza. La Brihad-aranyaka Upanisad (3.8.10) descrive in questo modo l’uomo perplesso: yo va etad aksaram gargy aviditvasmal lokat praiti sa kripanah. “È un ’avaro’ colui che dopo aver sprecato la vita umana lascia questo mondo come farebbe un cane o un gatto, senza aver risolto i problemi della vita e senza aver compreso la scienza della realizzazione spirituale.“

In realtà, la forma umana è un vantaggio molto prezioso e vivere senza trarne beneficio significa agire come l’avaro, che non sa trarre profitto dai suoi beni. Il brahmana, invece, usa intelligentemente il suo corpo, servendosene per risolvere i problemi che deve affrontare nella vita. Ya etad aksaram gargi viditvasmal lokat praiti sa brahmanah.

I kripana, gli “avari“, hanno una visione puramente materialistica della vita e si perdono in un affetto morboso per la famiglia, la società e la patria, attaccati come sono alla moglie, ai figli e ai parenti dai legami della carne. Il kripana pensa di poter salvare i suoi dalla morte e crede che la famiglia o lo Stato possano fare altrettanto per lui. Quest’attaccamento esiste anche negli animali, che si prendono grande cura dei loro piccoli. Arjuna è intelligente perciò può comprendere che l’affetto per la famiglia e il desiderio di proteggerla dalla morte sono le vere cause della sua titubanza. Non ignora che il dovere di guerriero lo attende, ma una debolezza meschina gli impedisce di compierlo. Perciò domanda a Krishna, il maestro spirituale supremo, di trovare una soluzione definitiva.

Le parole che maestro e discepolo si scambiano sono sempre serie, perciò Arjuna si offre a Krishna come discepolo, desideroso di sostituire alle conversazioni amichevoli un colloquio più profondo col suo maestro spirituale. Così Krishna fu il primo maestro a insegnare la scienza della Bhagavad-gita e Arjuna il primo discepolo, maestro nell’arte di apprenderla. Sono descritte nella Bhagavad-gita le qualità che permettono ad Arjuna di coglierne il messaggio, eppure certi cosiddetti eruditi proclamano che è inutile abbandonarsi a Krishna come Persona e professano la sottomissione al “non nato di cui Krishna è la manifestazione esterna“. Ma nella Persona di Krishna non esiste nessuna differenza tra l’interno e l’esterno. È inutile, perciò, e privo di senso cercare di approfondire la Bhagavad-gita senza coglierne questa verità essenziale".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 7 agosto 1973

"Questo è un verso molto importante della Bhagavad-gita; è un punto di svolta nella vita. ‘Karpanya-dosa’, per una misera debolezza. ‘Dosa’ significa la mancanza di non agire secondo la propria posizione, è un difetto chiamato avarizia. Ognuno ha le sue tendenze naturali, ‘svabhava’. È un esempio comune, ‘yasya hi yah svabhavasya tasyaso duratikramah’: “L’abitudine è la seconda natura”. Le abitudini e la natura di una persona sono molto difficili da cambiare.

È dato questo esempio, ‘sva yadi kriyate raja sah kim na so uparhanam’: “Se fai di un cane un re, significa che non leccherà le scarpe?” La natura del cane è di leccare le scarpe. Anche se lo vesti da re e lo fai sedere su un trono, nondimeno, appena vedrà una scarpa salterà dal trono per leccarla - questo è chiamato ‘svabhava’. Perciò, ‘karpanya-dosa’, una misera debolezza.

Nella vita animale non è possibile cambiare la natura innata, che è dispensata dall’energia materiale, ‘prakriti’. ‘Prakriteh kriyamanani’ (Bg. 3.27): In realtà, le azioni sono compiute dalle tre influenze della natura materiale. ‘Karanam guna-sangah asya sad-asad-janma-yonishu’ (Bg. 13.22): Dovuto al contatto con le tre influenze della natura, l’essere incontra gioie e dolori nei vari tipi di corpi. Perché? Tutte le entità viventi sono parti integranti di Dio, quindi in origine la qualità dell’essere non è differente da quella di Dio. È una questione di quantità, ma la qualità è la stessa, ‘mamaivamso jiva-bhutah’ (Bg. 15.7): “Gli esseri viventi sono i Miei frammenti eterni”.

Lo stesso esempio. Se si prende una goccia d’acqua di mare, la qualità o composizione chimica è la stessa del mare. Ma la quantità è diversa: è solo una goccia e il mare è un vasto oceano. Allo stesso modo, noi siamo esattamente della stessa qualità di Krishna; perciò, perché dicono che Dio è impersonale? Se (io persona) sono della stessa qualità di Dio, allora anche Dio è una persona, come può essere impersonale? Se qualitativamente io sono uno con Dio, e se individualmente mi sento una persona, perché a Dio dovrebbe essere negata l’individualità? È un’altra sciocchezza. I mascalzoni impersonalisti, non possono capire qual è la natura di Dio.

Anche nella Bibbia è detto: “L’uomo è creato a somiglianza di Dio”. Si possono studiare le qualità di Dio studiando le nostre qualità; la differenza sta solo nella diversa quantità. Abbiamo delle qualità, come la capacità produttiva. Siamo in grado di produrre e creare, ogni anima individuale crea qualcosa; ma la sua creazione non può essere paragonata a quella di Dio. Questa è la differenza. L’uomo ha creato macchine volanti ed orgoglioso di aver scoperto lo sputnik, che dovrebbe andare sul pianeta lunare, ma non è perfetto. Eppure Dio ha prodotto così tanti pianeti volanti, milioni e trilioni di pianeti molto pesanti. Come questo pianeta che trasporta grandi montagne e masse d’acqua eppure continua a volare, a fluttuare nell’aria come un batuffolo di cotone. Questo è il potere di Dio. ‘Gam avisya aham dharayamy ojasa’ (Bg. 15.13): “Io entro in tutti i pianeti, e con la Mia energia li mantengo nella loro orbita”. Chi sostiene tutti questi immensi pianeti? Stiamo spiegando il concetto di gravità: Negli shastra è detto che l’universo è sostenuto da Sankarshana.

La qualità è dunque la stessa, ma la quantità è diversa. In conseguenza abbiamo tutte le propensioni che sono in Krishna, Dio. Krishna ha inclinazioni amorevoli con la Sua potenza di piacere, Srimati Radharani; similmente, poiché siamo Sue parti e frammenti, anche noi abbiamo la tendenza all’amore – ciò è detto ‘svabhava’. Ma noi entriamo in contatto con la natura materiale, mentre Krishna la trascende. Pertanto il nome di Krishna è Acyuta, “il Signore infallibile che non cade mai”; ma noi siamo inclini a cadere sotto l’influenza della natura materiale, ‘prakriti’. ‘Prakriteh kriyamanani gunaih karmani sarvasah’ (Bg. 3.27): “L’anima sviata dal falso ego crede di essere l’autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”.

Appena cadiamo nelle grinfie di ‘prakriti’, la natura materiale ... Prakriti è costituita di tre qualità, virtù, passione e ignoranza, e noi siamo soggetti a una di esse. Questa è la causa, ‘karanam guna-sango sya’ (Bg. 13.22), il contatto con le influenze della natura materiale. ‘Guna-sanga’ significa associarsi con diverse qualità. ‘Asya jivasya’, da parte dell’essere vivente. Questa è la causa. Si può chiedere: “Se l’essere vivente è qualitativamente uguale a Dio, perché uno diventa cane e un altro diventa un essere celeste come Brahma?” La risposta è ‘karanam’, la causa è il contatto con le influenze della natura, ‘guna-sanga asya’. Perché l’essere (asya) si sta associando (sanga) con un particolare ‘guna’ – sattva-guna, rajo-guna, tamo-guna – virtù, passione e ignoranza. Perciò, ‘asya jivasya guna-sanga’.

Il modo in cui agisce ‘guna-sanga’, o associazione con i guna, è descritto molto vividamente nelle Upanishad, in cui è dato l’esempio delle scintille che sprizzano dal fuoco. Ci sono tre condizioni in cui la scintilla può cadere: Se cade sull’erba secca, può immediatamente incendiarla; se cade sull’erba ordinaria, brucia per un po’ e di nuovo si spegne; ma se cade sull’acqua, allora la sua qualità ignea è immediatamente estinta. Pertanto, coloro attratti dal sattva-guna sono intelligenti e hanno conoscenza, come il brahmana; quelli soggetti al rajo-guna sono impegnati in attività materiali; e quelli imprigionati nel tamo-guna, sono pigri e assopiti. È tutto. Questi sono i sintomi. Tamo-guna significa che sono molto pigri e addormentati. Rajo-guna significa molto attivi, ma come una scimmia. Le scimmie sono molto attive e ugualmente pericolose. Sono sempre in movimento e, anche quando siedono, non sono mai inattive.

Queste sono attività sciocche; ma se una persona è in virtù, allora è sobria e può capire il valore e il fine della vita, e come si dovrebbe vivere. Lo scopo della vita è capire Brahman; e il brahmana è colui che conosce il Brahman – ‘brahma janatiti brahmanah’. Perciò la buona qualità della virtù è attribuita al brahmana. Allo stesso modo, lo ksatriya – ‘guna-karma-vibhagasah’, il guna deve essere preso in considerazione. Perciò Sri Krishna spiega, ‘catur varnyam maya sristam guna-karma-vibhagasah’ (Bg. 4.13): “Io ho creato le quattro divisioni della società secondo le tre influenze della natura materiale e le attività che esse impongono all’uomo”.

Siamo così soggetti ai ‘guna’ ed è una situazione molto difficile, ma è possibile trascenderli rapidamente. Come? Con il metodo del bhakti-yoga. ‘Sa gunam samatityaitan brahma-bhuyaya kalpate’ (Bg. 14.26): Se segui il processo del bhakti-yoga, non sei più influenzato da nessuna di queste tre qualità – virtù, passione e ignoranza – ma raggiungi il livello trascendentale. Chiunque sia impegnato nel servizio di devozione di Krishna con fermezza, senza deviare, ‘avyabhiacarena’, con completa attenzione, tale persona trascende le influenze dell’energia materiale e raggiunge il livello trascendentale di Brahman, ‘sa gunan samatityaitan brahma-bhuyaya kalpate’. (Bg. 14.26)
Immediatamente egli trascende queste qualità. Pertanto il servizio di devozione non è situato nelle qualità materiali. La Bhakti è trascendentale, perciò non è possibile comprendere Krishna, o Dio, senza la bhakti. ‘Bhaktya mam abhijanati’ (Bg. 18.55): “Si può conoscere il Signore Supremo così com’è solo attraverso il servizio di devozione”. Altrimenti, non è possibile.

Se vuoi veramente conoscere Dio devi adottare il metodo della bhakti, o servizio devozionale, e allora trascendi i guna. Pertanto il saggio Narada afferma, ‘tyaktva sva-dharmam caranambujam harer’ (SB 1.5.17): “Chi ha messo fine alle sue occupazioni materiali per impegnarsi nel servizio di devozione al Signore certamente non rischia l’insuccesso, anche se all’inizio può talvolta cadere. Ma il non devoto, anche se compie alla perfezione i suoi doveri materiali, non realizza alcun guadagno”. Il proprio dovere, in base alla qualità acquisita, è detto ‘svadharma’. Brahmana, ksatriya, vaisya, sudra, sono le suddivisioni di ‘guna-karma-vibhagasah’ (Bg. 4.13), “per guna e karma” (secondo le qualità e le attività)

Perciò, in questo verso Arjuna dice ‘karpanya-dosopahatah-svabhavah’: “Ora sono confuso, non so più qual è il mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina”. Egli sa che come ksatriya non può rifiutarsi di combattere, che sta sbagliando, perciò è avaro, ‘kripana’, e la sua è una debolezza meschina, ‘karpanya-dosa’. “Avaro” significa che, sebbene ne abbia la possibilità, non spende mai il suo denaro; perciò, ‘kripanata’.

Consideriamo ora due classi di uomini, i brahmana e i sudra. Brahmana significa che non è avaro, ma utilizza l’opportunità della sua preziosa forma umana. Il sudra, nonostante il grande vantaggio del corpo umano, il cui valore può essere paragonato a molti milioni di dollari, non lo utilizza correttamente e semplicemente lo ammira: “Quanto sono bello”. È tutto. Il brahmana è generoso e utilizza la bellezza della forma umana, o il suo patrimonio, il vantaggio di avere un corpo umano. Questi è il brahmana: è generoso. Perciò, ‘etad viditva prayati sa brahmanah’ (Upanishad): Chi conosce il Brahman è detto ‘brahmana’, e chi non lo conosce è detto ‘kripana’.

Pertanto Prahlada Maharaja spiega, ‘durlabham manusyam janma adhruvam arthadam’ (SB 7.6.1): “Ottenere un corpo umano è cosa molto rara, e sebbene sia temporaneo come gli altri corpi, è molto importante perché permette di compiere il servizio di devozione. Anche una minima dose di sincero servizio devozionale può conferirci la completa perfezione”. E quindi predicava ai suoi amici di scuola. Era nato in una famiglia demoniaca, suo padre era Hiranyakasipu, e anche i suoi amici di classe erano della stessa categoria. E Prahlada Maharaja consigliava loro: “Cari fratelli, coltiviamo la coscienza di Krishna”.

Prahlada era un’anima liberata fin dalla nascita; ma cosa sapevano gli altri ragazzi? Perciò chiedevano: “Cos’è la coscienza di Krishna?” Non potevano capire. Così Prahlada cercava di convincerli, ‘durlabham manusyam janma tad apy adhruvam arthadam’(SB 11.9.29): Questo corpo umano è ‘su-durlabham’, molto difficile da ottenere. ‘Labdhva sudurlabham idam bahu sambhavante’: Solo dopo molte, molte nascite e morti si ottiene la rara forma di vita umana, la quale, sebbene temporanea, offre l’opportunità di ottenere la perfezione più elevata.

La forma umana è una grande concessione offerta dalla natura materiale. Ma le persone sono così miscredenti e sciocche da non capire qual è il valore della vita umana, e impegnano questo corpo nella gratificazione dei sensi come i cani e i gatti. Perciò gli Shastra affermano: “No, la forma di vita umana non è destinata ad essere sprecata come i maiali e i cani”. ‘Nayam deho deha-bhajam nri-loke kastan kaman arhati vid-bhujam ye’ (SB 5.5.1): “Tra tutti gli esseri viventi che hanno accettato corpi materiali in questo mondo, colui cui è stata concessa la forma umana, non dovrebbe lavorare duramente giorno e notte solo per la gratificazione dei sensi che è reperibile persino tra i cani e i maiali che mangiano escrementi”.

Ogni essere vivente ha un corpo materiale, ma nella società umana questo corpo non dev’essere sprecato lavorando inutilmente e duramente giorno e notte per la gratificazione dei sensi. Questa è l’occupazione del maiale e del cane; fanno la stessa cosa tutto il giorno e la notte cercando la gratificazione dei sensi. Perciò nella società umana deve esserci un sistema di divisioni, che è chiamato varnasrama-dharma. Questa è la civiltà Vedica. È la vera Arya-samaja, la società ariana – che non significa diventare mascalzoni e pazzi e negare l’esistenza di Dio. No, quello è Anarya.

Come Krishna che rimproverava Arjuna, dicendo ‘anarya-justam’: “Stai parlando proprio come un anarya”. (Bg.2.2) Chi non è cosciente di Krishna è ‘anarya’, “non conosce il valore della vita”. Mentre ‘arya’ significa che sta progredendo in coscienza di Krishna. In realtà Arya-samaja significa una persona cosciente di Krishna; altrimenti ‘arya-samana’, falsamente cosciente. Pertanto in questo verso Krishna rimprovera Arjuna, che si rifiuta di combattere e non sa qual è il suo dovere. E di nuovo qui Arjuna ammette, ‘karpanya-dosopahata-svabhavah’ (Bg. 2.7): “Sì, sono diventato anarya, perché ho dimenticato il mio dovere”.

Così, Aryan-samaja in realtà significa società cosciente di Krishna – la Società Internazionale per la Coscienza di Krishna. Questo è Arya, non falso. Pertanto qui Arjuna si giustifica, dicendo: “Sì, karpanya-doso, ho perso la calma per una debolezza meschina; quindi, upahata-svabhavah, sono confuso, non so più qual è la mia inclinazione naturale (svabhava)”.
Un ksatriya dovrebbe essere sempre attivo. Quando c’è una guerra, un combattimento, egli deve essere molto entusiasta. Se un altro ksatriya lo sfida, “Voglio combattere con te”, non può rifiutare. “Sì, vieni e combatti”, immediatamente. Questo è lo ksatriya. Ma ora si rifiuta di combattere, ha dimenticato il suo dovere di ksatriya. Perciò, ammette: Sì, karpanya-dosa. ‘Karpanya-dosopahata-svabhavah’ (Bg. 2.7): “Ho dimenticato il mio naturale dovere, perciò sono diventato avaro”.

Il diventare avari, è una condizione malata. Il tuo dovere quindi è andare da una persona che può aiutarti. Quando sei malato, hai il dovere di andare dal medico per guarire dalla tua malattia; similmente quando siamo confusi sui propri doveri, o li abbiamo dimenticati, è molto utile andare da un superiore per chiedere consiglio. E chi può essere superiore a Krishna? Perciò Arjuna dice ‘pricchami tvam’: “Ti chiedo di dirmi ciò che è meglio per me, perché Tu sei il mio superiore”. Questo è il dovere vedico, ‘tad vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12): “Si deve umilmente avvicinare un maestro spirituale che conosce la Verità”.

Tutti sono confusi, e stanno soffrendo in questo mondo materiale; ma nessuno cercherà un guru autentico. Questa condizione è detta ‘karpanya-dosa’, da cui ora Arjuna sta uscendo. In che modo? Chiedendo a Krishna, ‘pricchami tvam’ (Bg. 2.7): “Mio caro Krishna, sono confuso, in realtà sto dimenticando il mio dovere, perciò ora chiedo a Te, che sei il più elevato”.
Bisogna quindi avvicinarsi alla Persona Suprema – che significa Krishna o il Suo rappresentante. Tutti gli altri sono mascalzoni e pazzi. Se avvicini un guru che non è ambasciatore di Krishna, allora stai avvicinando un furfante. Come potrai essere illuminato? È necessario avvicinare Krishna o il suo rappresentante.

tad vijnanartham sa gurum eva abhigacchet
samit-panih srotriyam brahma-nistham
(Mundaka Upanishad 1.2.12)

“Per capire correttamente si deve avvicinare con umiltà un maestro spirituale che conosce i Veda ed è fermamente devoto alla Verità Assoluta”.
Allora, chi è il guru? ‘Samit-panih srotriyam brahma-nistham’, colui che è pienamente cosciente di Krishna (brahma-nistham), che ha ascoltato e ricevuto la conoscenza (srotriyam patha) dall’autorità superiore. ‘Evam parampara-praptam imam rajarsayoh viduh’ (Bg. 4.2): “Questa scienza suprema fu trasmessa attraverso la successione di maestri”.

Si deve dunque imparare da Arjuna. Quando siamo perplessi, quando dimentichiamo il nostro vero dovere e siamo confusi, allora bisogna avvicinare Krishna come sta facendo Arjuna. E se chiedi, “Dov’è Krishna?”, forse non potrai vedere Krishna, ma puoi vedere il rappresentante di Krishna. Così dovresti avvicinarti a lui. Questa è l’ingiunzione Vedica. ‘Tad-vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12).

Si deve dunque avvicinare il guru. Originariamente “guru” significa Krishna. ‘Tene brahma hrida ya adi-kavaye muhyanti yat surayah’ (SB 1.1.1): “In origine, Lui e nessun altro impartì la conoscenza vedica al primo essere creato, Brahmaji, nel suo cuore”. ‘Janmadyasya yatah anvayat itaratas ca arthesu abhijnah svarat’(SB 1.1.1): “Egli è la causa prima di tutte le cause della creazione, mantenimento e distruzione di tutti gli universi manifestati”.

Poiché Brahma è la prima creatura in questo universo, è accettato come guru. Noi apparteniamo alla
Brahma-sampradaya. Ci sono quattro sampradaya, Brahma-sampradaya, Sri-sampradaya, Rudra-sampradaya e Kumara-samapradaya; e i loro rappresentanti sono tutti mahajana (le autorità più elevate in campo spirituale). Perciò, ‘mahajano yena gatah sa panthah’ (Cc. Madhya 17.186): “Bisogna accettare la via del progresso raccomandata dai mahajana”.

Dobbiamo dunque accettare la linea di azione che è data dai mahajana. Brahma è un mahajana. Avete visto l’immagine di Brahma con i Veda nella sua mano; è lui che ha dato la prima istruzione dei Veda. Ma da chi ha ricevuto la conoscenza vedica? Quindi la conoscenza vedica è ‘apauruseya’ – non è stata scritta da nessun uomo o deva, né dal primo essere creato, Brahma. Non è fatta dall’uomo ma da Dio.

‘Dharmam tu saksad bhagavat-pranitam’ (SB 6.3.19): “I veri princìpi religiosi sono stabiliti da Dio, la Persona Suprema”. In che modo Dio, Krishna, ha dato la conoscenza a Brahma? ‘Tene brahma hrida’, ha trasmesso la conoscenza vedica a Brahma nel suo cuore, dall’interno (tene hrida) – poiché Dio è situato nel cuore di ognuno. ‘Sabda-brahma’ è la conoscenza vedica.

‘Tesam satata-yuktanam bhajatam priti-purvakam’ (Bg. 10.10): “A coloro che Mi servono sempre con devozione e amore, dò l’intelligenza necessaria per venire a Me”. Quando Brahma fu creato, era confuso: “Tutto è buio. Qual è il mio dovere?” Così meditò, e Krishna gli diede la consapevolezza: “Il tuo dovere è questo”. ‘Tene brahma hrida ya adi-kavaye’ (SB 1.1.1). Brahma è ‘adi-kavaye’, il primo essere creato. Il vero guru quindi è Krishna, che nella Bhagavad-gita dà i Suoi insegnamenti. I mascalzoni e gli sciocchi non accetteranno Krishna come guru. Andranno da qualche furfante, pazzo, miscredente e peccatore, e lo accetteranno come guru.

Ma come può essere guru? Perciò il guru è Krishna. Ecco l’esempio dato da Arjuna, ‘pricchami tvam’: “Io chiedo a Te (tvam)”. Chi è questo “tvam”? È Krishna. Perché sta chiedendo? Poiché ‘dharma-sammudha-cetah’ (Bg. 2.7): “Sono confuso, non so più qual è il mio dovere, dharma”. Dharma significa dovere. ‘Dharmam tu saksad bhagavat-pranitam’ (SB 6.3.19).
Perciò, sammudha-cetah: “Cosa devo fare?” Yac chreyah: “Cos’è meglio per me (sreya)?” Due cose: sreya e preya. Preya significa “il bene immediato”, qualcosa di molto bello che dà immediatamente piacere; e sreya significa “scopo ultimo”. Questi due diversi aspetti.

Proprio come un bambino che vuole giocare tutto il giorno: questa è la sua natura infantile, questo è il suo ‘preya’. Mentre ‘sreya’ significa che deve essere istruito per progredire nella sua vita futura. Preya e sreya. Ora Arjuna non sta chiedendo riguardo a preya. Chiede istruzioni a Krishna, e non per confermare la sua preya immediata, che è quella di non combattere, di non uccidere i suoi parenti. Qui Arjuna stava pensando proprio come un bambino, preya; ma quando ritrova la sua consapevolezza, perché è intelligente, allora chiede riguardo a sreya. Yac chreyah syat: “Qual è, in realtà, l’obiettivo finale della mia vita?” ‘Niscitam bruhi tan me’: “Ciò che è meglio per me”.

‘Niscitam’ significa “prescritto”, senza alcun errore. Il Bhagavata spiega che ‘niscitam’ significa che non si deve più cercare perché è già tutto stabilito. “Questa è la decisione”. Perché, con il nostro cervello adolescente, non possiamo scoprire qual è il vero ‘niscitam’, lo ‘sreya’ stabilito. Non possiamo saperlo, perciò dobbiamo chiedere a Krishna o al suo rappresentante. Questo è lo stato delle cose. ‘Yac chreya syat’: “Gentilmente parlami”; poiché, ‘sisyas te ham’: “Ora sono tuo discepolo”. “Ora ti accetto come mio guru, divento il tuo sisya”. Sisya significa che “qualsiasi cosa tu possa dire, io accetterò”. Questo è sisya, discepolo. La parola ‘sisya’ deriva da ‘sas-dhatu’ – la radice verbale di shastra, sasana sisya. Sas-dhatu significa “regnare, governare”.

Possiamo governare in vari modi e possiamo essere governati diventando lo ‘sisya’ di un vero guru. Questo è ‘sas-dhatu’. Oppure possiamo essere governati da shastra, che significa anche “arma”. Il re, o il governo, ha le armi; e per chi non segue le leggi del governo, allora c’è la polizia o la forza militare – questo è chiamato “shastra”. Ma shastra significa anche libro, scrittura, come la Bhagavad-gita, che contiene ogni cosa. Quindi dobbiamo essere governati da shastra e guru, diventando sisya. Perciò è detto, ‘sisyas te ham’ (Bg. 2.7): “Mi sottometto volontariamente a Te”. “Qual è la prova che sei diventato Mio discepolo?” ‘Sadhi mam tvam prapannam’: “Ora sono completamente arreso a Te”. Prapannam, un’anima sottomessa.

Questa conoscenza richiede di scoprire il guru autentico e imparare ad arrendersi a Lui. Ottenere il guru non significa mantenere una relazione del tipo “consumatore-fornitore”. “Mio caro guru, sto soffrendo, puoi prescrivermi una medicina?” Se soffri di una malattia, vai dal medico. Non è compito del guru darti una medicina, il suo impegno è di darti Krishna. Bhaktivinoda Thakura canta, ‘krishna sei tomara, krishna dite para’: “Sei un devoto di Krishna, puoi darmi Krishna se vuoi”. Questa è la posizione del discepolo (sisya); mentre il compito del guru è di darti Krishna, non cose materiali. Per queste cose ci sono tante istituzioni. Ma se vuoi Krishna, allora il guru è necessario. Chi ha bisogno del guru?

tasmad gurum prapadyeta
jijnasu sreya uttamam
sabde pare ca nisnatam
brahmany upasamasrayam
(SB 11.3.21)

“Chi seriamente desidera la vera felicità deve ricercare un maestro spirituale autentico e prendere rifugio in lui con l’iniziazione. La qualifica di un maestro autentico è che ha realizzato le conclusioni delle scritture dopo dovuta riflessione e può convincere altri su tali conclusioni. È detto che queste grandi personalità, che hanno preso rifugio nel Signore Supremo trascurando ogni considerazione materiale, sono maestri spirituali autentici”.

Chi ha bisogno del guru? Il guru non è una moda. “Oh, ho accettato un guru, nominerò un guru”. Guru significa “colui che è serio”. ‘Tasmad gurum prapadyeta’ (SB 11.3.21), una persona deve ricercare un maestro spirituale autentico. Perché? ‘Jijnasu sreya uttamam’, perché è assetato di sapere riguardo al Supremo e allo scopo più elevato. Il guru non fa moda. Com’è di moda mantenere un cane; allo stesso modo non si può mantenere un guru, pensando che “il guru agirà secondo la mia decisione”. No. Guru significa che può darti Krishna. Questo è il guru. ‘Krishna sei tomara’. Perché Krishna è il guru supremo. La Brahma-samhita (5.33) conferma, ‘vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau’: “Il Signore, che è inaccessibile con lo studio dei Veda, può essere facilmente raggiunto dall’anima che Lo serve con devozione pura e incondizionata”. ‘Veda’ significa “conoscenza”, e la conoscenza ultima è capire Krishna.

‘Vedais ca sarvair aham eva vedyam’ (Bg. 15.15): “Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi”. Questa è l’istruzione. Così, se vuoi studiare in modo indipendente i Veda… Come alcuni mascalzoni, che affermano: “Noi comprendiamo solo i Veda”. Che cosa hai capito dei Veda? Come potrai capire i Veda? Perciò nei Veda è detto: ‘tad vijnanartham sa gurum eva abhigacchet’ (Mundaka Upanishad 1.2.12): “Per capire correttamente si deve avvicinare con umiltà un maestro spirituale che conosce i Veda ed è fermamente devoto alla Verità Assoluta”.

Acquistando un libro potrai capire i Veda? Il Vedanta [filosofia dei Veda e delle Upanishad] non è a buon mercato. Senza essere brahmana, nessuno può capire i Veda e le loro conclusioni; quindi è riservato a una cerchia ristretta. Se non è un brahmana, non è autorizzato a studiare i Veda. La materia dei Veda è molto difficile, perciò Vyasadeva, dopo aver compilato i quattro Veda, scrisse il Mahabharata. ‘Stri-sudra-dvija-bandhunam trayi na sruti-gocarah’ (SB 1.4.25): Nella sua grande compassione, l’illustre saggio pensò di compilare il grande racconto storico del Mahabharata per permettere a chi non è in grado di studiare i Veda di raggiungere il fine ultimo dell’esistenza.

Non tutti possono capire i Veda, non è possibile. Una persona deve prima ottenere la qualificazione brahminica, ‘satyam samo damas titiksva arjavam jnanam vijnanam astikyam brahma karma sva-bhava’ (Bg. 18.42): “Serenità, controllo di sé, austerità, purezza, tolleranza, onestà, saggezza, conoscenza e pietà sono le qualità che accompagnano l’attività del brahmana”. Allora sarà a contatto con i Veda, altrimenti, cosa potrà capire? Cose senza senso. Pertanto, i Veda dicono: ‘tad vijnanartham sa gurum’ (Mundaka Upanishad 1.2.12), devi avvicinare un guru per capire i Veda.

E cosa sono i Veda? Krishna dichiara, ‘vedais ca sarvair aham eva vedyam’ (Bg. 15.15): “Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi. In verità, Io sono Colui che ha composto il Vedanta e Colui che conosce i Veda”. Studiare i Veda significa capire Krishna e arrendersi a Lui. Questa è la conoscenza vedica. Quindi Arjuna dice, ‘prapannam’: “Ora sono un’anima arresa, non mi considero più al Tuo stesso livello”. Prima di questo egli pensava, ‘pradusyanti kula-striyah’ (Bg. 1.40): “Quando l'irreligione predomina in una famiglia, le donne si corrompono e dalla degradazione delle donne nasce una prole indesiderata”. Aveva ragione; ma stava pensando sul piano materiale.

Questa è una considerazione materiale, ma la conoscenza vedica è spirituale, ‘sreya uttamam’, è il bene più elevato. ‘Tasmad gurum prapadyeta jijnasu sreya uttamam’ (SB 11.3.21): “Chi realmente desidera la vera felicità, deve ricercare un maestro spirituale autentico e prendere rifugio in lui”. ‘Sreya uttamam’. Perciò Arjuna dice, ‘yac chreya syat niacitam: “Ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me”. (Bg. 2.7). È stabilito, non si deve cambiare nulla.

Questa istruzione sarà data da Krishna alla fine della Bhagavad-gita, ‘sarva-dharman parityaja mam ekam saranam vraja’ (18.66): “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato. Non temere”. E ciò avviene quando, ‘bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate (Bg. 7.19): “Dopo numerose nascite e morti, colui che ha la vera conoscenza si sottomette a Me”.

Per raggiungere il più alto obiettivo della vita, quindi, ci si dovrebbe arrendere completamente a Krishna o al Suo rappresentante, allora la propria vita avrà successo. Grazie mille".




Fine

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