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 RADIO KRISHNA CENTRALE
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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 6
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Sangita Dasi
Moderatore



44 Messaggi

Inserito il - 15/03/2019 : 12:46:04  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 6


na caitad vidmah kataran no gariyo
yad va jayema yadi va no jayeyuh
yan eva hatva na jijivisamas
te 'vasthitah pramukhe dhartarastrah


TRADUZIONE
"Non so se e' piu' giusto vincerli o esserne vinti. Ecco i figli di Dhritarastra, schierati davanti a noi su questo campo di battaglia: la loro morte ci toglierebbe la gioia di vivere".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Arjuna non sa se deve combattere e commettere inutili violenze, pur sapendo che combattere è il dovere di uno ksatriya, o se deve ritirarsi e vivere mendicando. Se non vincesse il nemico, mendicare sarebbe l’unica possibilità di sopravvivenza per lui. Non è neppure sicuro della vittoria, perché le forze dei due eserciti si equivalgono.

E anche se la vittoria attendesse i Pandava, la cui causa è perfettamente giusta, sarebbe un grande dolore vivere dopo la scomparsa dei figli di Dhritarastra. Se tutti morissero in battaglia, anche la vittoria sarebbe una sconfitta. Queste riflessioni di Arjuna provano che egli non è soltanto un grande devoto del Signore, ma anche un uomo illuminato dalla conoscenza spirituale e dotato di un perfetto controllo della mente e dei sensi.

Sebbene egli sia di sangue reale, il suo desiderio di vivere mendicando è un altro segno del suo distacco. La sua virtù è autentica ed è rafforzata dalla fiducia negli insegnamenti di Krishna, il suo maestro spirituale. Arjuna è dunque perfettamente degno di essere liberato dalla materia. Se non diventa maestro dei sensi l’uomo non può elevarsi al piano della conoscenza, e senza devozione e conoscenza non è possibile raggiungere la liberazione. Oltre a grandi meriti materiali, Arjuna possiede tutte queste qualità spirituali".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 6 agosto 1973

"na caitad vidmah kataran no gariyo
yad va jayema yadi va no jayeyuh
yan eva hatva na jijivisamas
te ‘vasthitah pramukhe dhartarastrah

Non so se sia meglio vincerli o essere vinti da loro. Se uccidessimo i figli di Dhritarastra, non avremmo più alcun desiderio di vivere; eppure essi sono schierati davanti a noi sul campo di battaglia”. (Bg. 2.6)

Questi due gruppi di cugini-fratelli – i cinque figli di Pandu e i cento di Dhritarastra – sono la stessa famiglia, e tra loro c’era l’accordo che se altri fossero venuti ad attaccarli, i centocinque fratelli si sarebbero uniti e avrebbero combattuto. Ma se c’era un conflitto fra loro, i cento fratelli sarebbero stati da una parte e i cinque dall’altra, perché s’intende che una famiglia ksatriya debba continuare a combattere. Anche nel loro matrimonio ci sarebbero stati combattimenti; senza combattere nessun matrimonio avviene nella famiglia ksatriya. Krishna aveva 16.108 mogli e quasi sempre ha dovuto combattere per ottenerle. Per lo ksatriya, combattere era una competizione. Così Arjuna è perplesso se deve o meno incoraggiare questo tipo di combattimento.

C’è un proverbio in Bengala, ‘khabo ki khabo na yadi khao tu pausa’: “Quando sei incerto se mangiare o no, meglio non mangiare”. A volte siamo a questo punto: “Non ho molta fame, dovrei mangiare oppure no?” La cosa migliore è di non mangiare; ma se mangi allora “puoi mangiare nel mese di dicembre, ‘pausa’.” Perché? Nel Bengala c’è un clima tropicale, ma nella stagione invernale, il consiglio è: “Se mangi, non è così dannoso perché verrà digerito”. La notte è lunga, la stagione è fredda e il potere digestivo è migliore. Così, quando siamo incerti sul da fare, allora, ‘jabo ki jabo na yadi jao tu sauce’: “Se pensi, ‘andrò o non andrò’, è meglio non andare; ma quando si tratta di rispondere al richiamo della natura, devi andare”.

Quindi, ‘jabo ki jabo na yadi jau tu sauce, khabo ki khabo na yadi khao tu pausa’. Questo è comune buonsenso. Allo stesso modo ora Arjuna è confuso, se combattere o no. Ciò accade ugualmente ovunque, quando c’è una dichiarazione di guerra tra politici moderni, come nella Seconda Guerra Mondiale quando Hitler si stava preparando per un nuovo conflitto. Tutti sapevano che Hitler avrebbe reagito, perché nella prima guerra erano stati sconfitti, e si stava preparando. Un nostro confratello tedesco venne in India nel 1933, informandoci che Hitler stava facendo pesanti preparativi e ci sarebbe stata un’altra guerra. A quel tempo, il Primo Ministro del vostro paese, credo il signor Chamberlain, s’incontrò con Hitler per fermare la guerra ma non ci fu l’accordo.

Similmente in questa lotta, fino all’ultimo Krishna cercò di evitare la guerra, e a Duryodhana propose: “Hai usurpato il loro regno, non importa, hai fatto questo, ma i tuoi cugini-fratelli sono ksatriya e devono avere un mezzo di sostentamento. Poiché sono cinque fratelli, dài loro cinque villaggi fuori dall’impero. Dài solo cinque villaggi”. Ma Duryodhana rispose: “Non intendo cedere un solo centimetro di terra senza combattere”. Pertanto, in tali condizioni la lotta è necessaria; e per Arjuna quindi non si tratta di considerare se combattere o no. È approvato da Krishna e di conseguenza la lotta è inevitabile.

Durante la nostra passeggiata è stata sollevata la domanda: “Perché la guerra ha luogo?” Non è un argomento molto difficile da capire perché ognuno di noi ha uno spirito combattivo. Persino i bambini combattono, i cani e i gatti, gli uccelli e le formiche combattono – l’abbiamo visto. Perché non gli esseri umani? Lo spirito combattivo è presente. Questo è uno dei sintomi della condizione di vita: combattere. Quando la lotta dovrebbe aver luogo? Naturalmente, al momento attuale, i politici ambiziosi combattono. Ma secondo la civiltà vedica, combattere significa ‘dharma-yuddha’: Secondo i princìpi religiosi (dharma), e non per i capricci di idee politiche, o di qualche “-ismo” [socialismo, capitalismo, ecc.] Come in questo momento in cui si stanno scontrando due gruppi politici, comunista e capitalista. Stanno cercando di evitare la guerra, ma i combattimenti sono in corso.

Appena l’America è in campo, anche la Russia è subito presente. Negli ultimi scontri tra India e Pakistan, il presidente Nixon inviò la Settima Flotta sull’oceano indiano, nella Baia del Bengala, quasi di fronte all’India ... Questo era illegale. Ma l’America è molto presuntuosa, così inviò la Settima Flotta, forse per mostrare simpatia al Pakistan. Ma immediatamente anche il nostro amico russo è apparso, e quindi l’America si è ritirata; altrimenti, penso che avrebbe attaccato a favore del Pakistan.

Così questo continua, non potete fermarlo. Molti pensano a come fermare la guerra, ma è impossibile, è una proposta senza senso. Non può essere. Perché lo spirito combattivo è presente in tutti. È un sintomo dell’essere vivente. Persino i bambini, che non hanno politica o nemici, combattono per alcuni minuti e di nuovo sono amici. Quindi lo spirito combattivo c’è. Ora, come dovrebbe essere utilizzato? Il nostro movimento per la coscienza di Krishna è presente. Noi parliamo di coscienza. Non diciamo “cessate la lotta” o “fate questo, fate quello”, no. Tutto dovrebbe essere fatto nella coscienza di Krishna.

Questa è la nostra propaganda: ‘Nirbandha-krishna-sambandhe’: Qualunque cosa tu faccia, deve avere qualche relazione con la soddisfazione di Krishna. Se Krishna è soddisfatto, allora agisci. Questa è la coscienza di Krishna. ‘Krishnendriya tripti vancha tara nama prema’ (Cc. Adi 4.165): “Il desiderio di gratificare i propri sensi è kama (lussuria), ma il desiderio di soddisfare i sensi di Sri Krishna è prema (amore)”. Questo è amore. Se ami qualcuno, per il bene del tuo amato puoi fare di tutto, e a volte lo facciamo. La stessa cosa dovrebbe essere trasferita su Krishna. È tutto. Cercate di praticare come amare Krishna e agire solo per Krishna. Questa è la perfezione della vita. ‘Sa vai pumsam paro dharmo yato bhaktir adhoksaje’ (SB 1.2.6): “L’occupazione suprema [dharma] per l’uomo è quella che conduce al servizio d’amore e devozione al Signore trascendentale”.

Bhakti significa servizio, ‘bhaja-sevayam’ [rendere servizio con devozione]. Il ‘bhaj-dhatu’ (radice del verbo ‘bhaja’, adorare), è usato allo scopo di rendere servizio, ‘bhaja’. E bhaja diventa sostantivo, ‘kti-pratyaya’ nella grammatica sanscrita, sebbene sia un verbo. Ci sono quindi diversi ‘pratyaya’ (definizioni), come ‘kti pratyaya’, ‘ti pratyaya’, e molti altri. Quindi ‘bhaj-dhatu kti’, equivale alla bhakti; e bhakti significa soddisfare Krishna. La Bhakti non può essere applicata a nessun altro. Se qualcuno afferma di essere “un grande devoto della dea Kali”, non è bhakti; è un business, perché c’è sempre uno scopo dietro l’adorazione di un qualsiasi ‘deva’.

Generalmente le persone accettano di diventare devoti della dea Kali per mangiare carne. Questo è il loro scopo. Nella cultura vedica, per coloro che mangiano carne, c’è l’avviso di “non mangiare carne acquistata nel macello o nel mercato”. In realtà, il sistema di mantenere il macello non era mai esistito in nessuna parte nel mondo, ma è un’invenzione più recente. Parlando con dei gentiluomini cristiani, a volte chiediamo: “Il Signore Cristo dice di ‘non uccidere’, perché uccidi?”; e loro forniscono le prove che “anche Cristo talvolta mangiava carne”. A volte Cristo mangiava carne, d’accordo; ma Cristo ha detto che “dovete mantenere grandi macelli per continuare a mangiare carne?” Non c’è neppure del buon senso. A volte Cristo potrebbe aver mangiato ... Ma se ci fosse nient’altro da mangiare, cosa faresti? Questa è un’altra domanda.

Nel momento di grande necessità, quando non c’è altro cibo se non la carne ... Quel momento sta arrivando. In quest’era, il Kali-yuga, gradualmente i cereali alimentari saranno ridotti. È detto nello Srimad Bhagavatam, dodicesimo canto: Riso, grano, latte, zucchero non saranno disponibili, si dovrà mangiare carne. Questa sarà la condizione; e forse l’uomo arriverà anche a mangiare la carne umana. La vita peccaminosa si sta degradando così tanto che diventeranno sempre più peccaminosi. ‘Tan aham dvisatah kruran ksipamy ajasram andhe-yonisu’ (Bg. 16.19): “Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto nell’oceano dell’esistenza materiale nelle svariate forme di vita demoniaca”.

Coloro che sono peccaminosi sono posti dalla legge di natura in condizioni tali da diventare sempre più demoniaci, in modo che non potranno mai capire Dio. Questa è la legge della natura. Se vuoi dimenticare Dio, allora Dio ti metterà nella condizione in cui non potrai mai capire chi è Dio. Questa è la vita demoniaca. E anche questo tempo sta arrivando. Al presente, ci sono ancora uomini interessati a conoscere Dio. ‘Arto artharti jijnasu jnani’ (Cc. Madhya 24.95): “I devoti materialisti accettano la coscienza di Krishna quando soffrono o hanno bisogno di denaro; non sono interessati a conseguire la conoscenza”. Ma sta arrivando il tempo in cui capire Dio non avrà alcun senso.
Avverrà nell’ultimo stadio del Kali-yuga, quando ci sarà l’avatara Kalki. A quel tempo nessuno predicherà la coscienza di Dio: con la sua spada l’avatara Kalki semplicemente ucciderà. Poi di nuovo verrà il Satya-yuga, e di nuovo arriverà l’età dell’oro.

Pertanto combattere, questo è il problema. Bisogna capire che lo spirito combattivo è presente in tutti. Non potete fermarlo; e noi non diciamo di farlo. Il filosofo Mayavadi dice: “Ferma questa cosa”; ma non è possibile perché sei un’entità vivente con queste inclinazioni. Come puoi farlo? Ma puoi utilizzare ogni cosa correttamente. È tutto. Narottama dasa Thakura raccomanda, ‘krodha bhakta-dvesi-jane’: “Puoi usare la tua collera su coloro che sono invidiosi di Dio o del devoto di Dio”. Puoi utilizzarla in questo modo. Questa è la coscienza di Krishna. Noi non diciamo, “Ferma questo, ferma quello”. No, ogni cosa deve essere utilizzata. Krishna spiega, ‘yat karosi yaj juhosi, yad asnasi yat tapasyasi, kurusva tad mad-arpanam’ (Bg. 9.27): “Qualunque cosa fai, offri a Me il risultato delle tue azioni”.

Qui la posizione di Arjuna non è quella di combattere per sé stesso; ma lui sta pensando solo in termini di sé stesso. E dice, ‘te avasthitah pramukhe dhartarastrah, yan eva hatva na jijivisamas’ (Bg. 2.6): “Non so se sia meglio vincerli o essere vinti. Sono i miei fratelli, i miei parenti, se muoiono non avrò più desiderio di vivere; eppure sono schierati davanti a me sul campo di battaglia. Devo ucciderli?” Pertanto, continua a pensare in termini di soddisfazione personale.
Sta preparando il contesto – come le persone materialiste pensino in termini di soddisfazione personale. Questo deve essere abbandonato. Non la soddisfazione personale ma la soddisfazione di Krishna. Questa è la coscienza di Krishna. Qualunque cosa tu faccia, non importa; devi metterti alla prova, se lo stai facendo per Krishna o per te stesso. Questa è la tua perfezione, e non solo, è la perfezione della missione nella tua forma di vita umana. La vita umana è destinata a questo scopo. Perché nella vita animale, inferiore alla forma umana, obbediscono a una personale soddisfazione dei sensi; non hanno la sensazione che “anche altri animali...”

Quando c’è del cibo, un cane penserà, “come posso ottenerlo?”; non penserà mai a come gli altri cani saranno in grado di prenderlo – questo non è nella natura dell’animale. Natura animale significa “la propria soddisfazione”. Non si tratta di “il mio amico, i miei familiari”; non condividono nemmeno con i propri figli. Avete mai visto un cane e i suoi cuccioli davanti a del cibo? Cercano tutti di prendere e tirare dalla propria parte – vita animale. Quando si cambiano queste cose per Krishna, allora è vita umana. Questa è la distinzione tra vita umana e animale. Pertanto, anche questo è molto difficile.

L’insegnamento al completo è dunque presente, la Bhagavad-gita, come insegnare alle persone: “Agisci per Krishna, agisci per Dio, non per il tuo interesse personale; altrimenti rimarrai intrappolato”. ‘Yajnarthat karmanah anyatra loko ‘yam karma-bandhanah’ (Bg. 3.9): Qualsiasi cosa fai, produrrà una reazione, e tu dovrai godere o soffrire di questa reazione. Qualunque cosa tu faccia. Ma se lo fai per Krishna, non c’è più reazione. Questa è la tua libertà. Nella Bhagavad-gita è detto, ‘yogah karmasu kausalam’ (2.50): Yoga significa rimanere in contatto con Krishna, e questo è il segreto del successo nel mondo materiale. Altrimenti, ogni cosa che fai, attività e lavoro, produrrà una reazione di cui dovrai soffrire o godere.

Così, di nuovo la stessa cosa: Arjuna sta pensando in termini di “na caitad vidmah kataran no gariyo” (Bg. 2.6) – “Non so se é più giusto vincerli o esserne vinti”. Quindi è perplesso: “Quale decisione sarà più gloriosa? Combattere o non combattere?” Lo vedremo nei prossimi versi. Quando sei incerto su “cosa fare e cosa non fare”, per ottenere la giusta direzione devi avvicinare il maestro spirituale. Ciò sarà fatto nel prossimo verso, quando Arjuna dirà: “So che combattere è il mio dovere di ksatriya, ma ora sono confuso e indeciso, perciò, o Krishna, mi sottometto a Te”. Mentre prima parlava come amico, ora sarà pronto a prendere lezioni da Krishna.

L’insegnamento della Bhagavad-gita è questo: non dovresti agire per te stesso ma agire solo per Krishna. Così, anche combattendo per Krishna o facendo qualcosa di apparentemente detestabile per Krishna... Proprio come le gopi. Le gopi erano affascinate da Krishna, che era un ragazzo molto bello e anche le gopi erano giovani e belle. Questa è la spiegazione apparente, ma in realtà le gopi sono associate eterne di Krishna. ‘Ananda-cinmaya-rasa-pratibhavitabhih’: Sono espansioni della potenza di piacere di Krishna. Sono destinate a dare piacere a Krishna, non sono donne comuni; ma esternamente, il loro modo di agire è solo per insegnarci come amare Krishna a rischio di ogni cosa.

Perciò, quando a mezzanotte le gopi, attratte dal flauto di Krishna, lasciarono la casa, alcune furono rinchiuse e in tal modo rinunciarono anche alla loro vita. Erano profondamente attratte. Questo tipo di comportamento non si addice a giovani ragazze; secondo la civiltà vedica non possono uscire dalla protezione del padre, del marito o del fratello; no, non possono andare, soprattutto a mezzanotte. Pertanto ciò era contro i principi vedici. È apertamente ritenuta una sorta di prostituzione. Ma poiché agivano per Krishna, Sri Caitanya Mahaprabhu insegna, ‘ramya kacid upasana vraja-vadhubhih kalpita’: “Non esiste un’adorazione migliore di quella che è stata concepito dalle vraja-gopi”.

Secondo la cultura vedica è molto riprovevole che una ragazza lasci la cura del marito o del padre per andare da un altro ragazzo nel cuore della notte; ma poiché il centro è Krishna (e le gopi le devote più elevate), è accettata come la più alta forma di adorazione. Questa è la coscienza di Krishna. Si deve imparare come agire solo per Krishna, come amare solo Krishna, e allora la nostra vita avrà successo. Perché anche noi siamo discesi da Vaikuntha milioni e milioni di anni fa. ‘Anadi karama-phale’. ‘Anadi’ significa prima della creazione. Noi esseri viventi siamo eterni. Anche la creazione è annientata dopo milioni e trilioni di anni, ma gli esseri viventi non sono annientati. Loro rimangono.

‘Na hanyate hanyamane sarire’ (Bg. 2.20): “Per l’anima non c’è né la nascita né la morte. Esiste e non smette mai di esistere. Non nasce, non muore, è eterna, originale, non ebbe mai inizio e non avrà mai fine. Non muore quando il corpo muore”. Quando l’intera manifestazione cosmica sarà annientata, gli esseri viventi rimarranno nel corpo di Vishnu. Poi, quando un’altra creazione avrà luogo, usciranno di nuovo per soddisfare i loro desideri. Ma il vero desiderio è come tornare a casa da Dio. Pertanto c’è data un’opportunità, e perdere tale occasione, usando malamente la forma di vita umana, è molto pericoloso: Dovremo di nuovo accettare il ciclo di nascita e morte, e non solo, se non adempiremo la missione della vita, allora di nuovo ci sarà l’annientamento dell’intera creazione e dovremo rimanere nel corpo di Vishnu per milioni di trilioni di anni, e quindi ritornare.

Perciò è detto ‘anadi karama-phale’. Anadi, “prima della creazione”. Significa che il corso delle azioni e le reazioni delle proprie attività non può essere tracciato perché esso può proseguire dal millennio dopo la nascita di Brahma fino al successivo. [La durata di un giorno di Brahma è 4.320.000.000 di anni ed è chiamato ‘kalpa’]. Questo sta continuando. E per insegnare agli esseri viventi illusi, Krishna viene personalmente ed è molto ansioso di riportarci a casa da Lui perché siamo Sue parti integranti. Supponi che tuo figlio stia gironzolando per strada, non sei ansioso? Potrebbe accadere un incidente e il povero ragazzo potrebbe essere ucciso, perciò vai a cercarlo. Similmente, questa è la posizione di Krishna. Siamo in questo mondo materiale semplicemente soffrendo vita dopo vita. ‘Duhkhalayam asasvatam’ (Bg. 8.15): Questo mondo è temporaneo e pieno di sofferenza. È un luogo miserabile. Ma sotto l’illusione di maya, accettiamo questa miserevole condizione di vita come felicità.

Questa è chiamata maya, non c’è felicità in questo mondo materiale. Tutto è infelice. Quanto prima lo capiamo, tanto prima ci prepareremo a lasciarlo e a ritrovare il senno. Altrimenti, qualunque cosa facciamo, saremo semplicemente sconfitti perché manchiamo lo scopo. ‘Na te viduh svartha-gatim hi vishnum durasaya’ (SB 7.5.31): Chi è fortemente intrappolato nella concezione materiale di vita, non può capire che lo scopo ultimo è tornare a Dio e impegnarsi nel Suo servizio. ‘Durasaya’: essendo ambiziosi di godere di questo mondo materiale. Stiamo sperando contro ogni speranza. Cerchiamo di aggiustare le cose qui per essere felici senza la coscienza di Dio; ma questo non si realizzerà mai. ‘Na te viduh svartha-gatim hi vishnum durasaya’. Durasaya, “la speranza che non si realizzerà mai”.

Tutti questi individui materialisti, sono così sciocchi, mascalzoni, furfanti, stanno solo incrementando le attività materiali. Credono che l’aumento di tali attività li renderà felici. No, non è possibile. ‘Durasaya’, non si realizzerà mai. E i loro capi sono similmente ciechi. ‘Andha yathandhair upaniyamanas te ‘pisa-tantryam uru-damni baddhah’ (SB 7.5.31): Come un uomo cieco guidato da un altro cieco perde la via e cade in un fossato, così l’uomo materialmente attaccato conduce una vita piena di sofferenze. Tutti noi siamo legati molto strettamente, mani e gambe, e pensiamo di essere liberi. Siamo sottoposti alle leggi della natura materiale, eppure crediamo di essere indipendenti. Lo scienziato cerca di evitare Dio, cerca l’indipendenza con la scienza; ma non è possibile, siamo nella stretta della natura materiale. Natura materiale significa l’agente di Krishna.

‘Mayadhyaksena prakritih suyate sa-caracaram’ (Bg. 9.10): “La natura materiale agisce sotto la Mia direzione”. ‘Prakriteh kriyamanani gunair karmani sarvasah’ (Bg. 3.27): “L’anima sviata dal falso ego crede di essere l’autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale”. Così siamo sempre confusi come Arjuna, “cosa fare, cosa non fare”. Ma se seguiamo il principio che dobbiamo agire per Krishna e accettare la guida di Krishna e del Suo rappresentante, allora non c’è ‘karma-bandhanah’ (Bg. 3.9), la prigionia dovuta all’azione, ma saremo liberi dai legami della materia. ‘Karmani nirdaheti kintu ca bhakti-bhajam’ (Brahma-samhita 5.54): “Govinda, il Signore primordiale, annienta alla radice le attività interessate di coloro che sono pieni di devozione per Lui”.

Altrimenti siamo legati dalle reazioni dei nostri atti, a cui non possiamo sottrarci. Questa incertezza, quindi, “se combattere o non combattere”, sarà così spiegata: “Devi combattere per Krishna, allora tutto andrà bene”. ‘Kamah krishna-karmarpane’. Proprio come Hanuman, che non combatté per sé stesso ma per Sri Ramacandra. Anche la bandiera di Arjuna è ‘kapi-dhvaja’, segnata con l’effige di Hanuman: egli sapeva che Hanuman era un grande combattente che lottò per Ravana, non per il suo interesse personale. L’interesse era come liberare Sita dalle grinfie di Ravana e uccidere la famiglia del demone, e quindi far sedere Sita accanto a Ramacandra. Questa è la linea di condotta di Hanuman e dei devoti. La politica di Ravana è: “Porta via Sita dalla stretta di Rama e divertiti”. E la politica di Hanuman è: “Prendi Sita dalle stretta di Ravana e falla sedere al lato di Rama”. Sita significa Lakshmi, e Lakshmi significa che è la proprietà di Narayana, Dio.

Dovremmo quindi conoscere la “politica” secondo cui tutte queste persone materialiste, i numerosi Ravana, stanno cercando di godere della proprietà di Dio. Ovviamente non possiamo combattere con l’uomo della classe Ravana, non siamo così forti, perciò abbiamo intrapreso la “politica” di diventare mendicanti: “Signore, sei un uomo così gentile, per favore, dacci qualcosa. Perché stai rovinando la tua vita trattenendo le proprietà di Dio, andrai all’inferno. Ma se diventi membro della nostra società, sarai salvato”. Questa è la nostra “politica”. Non siamo mendicanti, è soltanto un metodo. Ora non siamo molto forti per combattere con i numerosi Ravana, altrimenti avremmo combattuto. Ma non è possibile. Non siamo così forti e perciò abbiamo intrapreso la “politica del mendicante”. Grazie mille. Hare Krishna".




Fine

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.






























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