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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 4 e 5
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Sangita Dasi
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47 Messaggi

Inserito il - 05/03/2019 : 16:55:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 4


arjuna uvaca
katham bhismam aham sankhye
dronam ca madhusudana
isubhih pratiyotsyami
pujarhav ari-sudana


TRADUZIONE
"Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, degni della mia venerazione ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"In qualsiasi circostanza uomini rispettabili come Bhisma, il nonno di Arjuna, e Dronacarya, il suo maestro, rimangono degni di venerazione. Perfino se attaccano, non conviene rispondere alle loro provocazioni. Come regola generale, nessuno dovrebbe mai scontrarsi con gli anziani, neppure verbalmente; anche se manifestano una certa asprezza nel loro comportamento, non bisogna mai trattarli duramente.

Come contrattaccare quando il nemico è composto proprio dai nostri maestri? Combatterebbe Krishna contro Suo nonno Ugrasena o contro il Suo maestro, Sandipani Muni? Queste sono alcune obiezioni di Arjuna".


Verso 5

gurun ahatva hi mahanubhavan
sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke
hatvartha-kamams tu gurun ihaiva
bhunjiya bhogan rudhira-pradigdhan


TRADUZIONE
"Meglio vivere mendicando che vivere al prezzo della vita di grandi anime che sono i miei maestri. Anche se sono avidi, sono ancora i nostri superiori. Se li uccidiamo, la nostra vittoria sarà macchiata di sangue".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Secondo le Scritture, un maestro è rinnegato se commette atti abominevoli o se non è più capace di discernere il bene dal male. Bhisma e Drona si trovano proprio in questa situazione. Infatti, hanno creduto di doversi unire a Duryodhana solo perché costui provvedeva ai loro bisogni, ma non avrebbero mai dovuto accettare un tale compromesso unicamente per ragioni di denaro.

Un atto simile li ha resi indegni del rispetto che si deve portare ai maestri. Ma Arjuna, che li considera sempre suoi maestri, pensa che beneficiare di beni materiali alla loro morte significhi godere di una felicità insanguinata".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 5 Agosto 1973

"arjuna uvaca
katham bhismam aham sankhye
dronam ca madhusudana
isubhih pratiyotsyami
pujarhav ari-sudana

Arjuna disse: “O uccisore di Madhu (Krishna), come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhisma e Drona, che sono degni della mia adorazione?”

gurun ahatva hi mahanubhavan
sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke
hatvartha-kamams tu gurun ihaiva
bhujiya bhogan rudhira-pradigdhan

“Meglio vivere in questo mondo mendicando piuttosto che vivere al prezzo della vita di grandi anime che sono i nostri superiori. Se li uccidiamo, tutto ciò di cui potremo godere sarà macchiato di sangue”.

Il problema primario di Arjuna era come uccidere gli amici e i parenti; e da amico Krishna lo rimprovera, “Perché sei così debole? Non devi esserlo”. Questo è sentimentalismo. Un tale tipo di compassione è sentimentalismo. “Uttistha, alzati e combatti”. Se non voglio fare qualcosa, posso offrire tanti motivi. Vedete? Così Arjuna presenta l’argomento ‘gurun ahatva hi mahanubhavan’: “D’accordo, Krishna, Tu stai parlando dei miei parenti e io accetto che è la mia debolezza. Ma come puoi propormi di uccidere il mio guru? Dronacarya è il mio guru, e anche Bhismadeva. Vuoi che uccida il mio guru? ‘Gurun hi hatva’, non è un guru ordinario. Non sono uomini ordinari ma grandi anime, ‘mahanubhavan’. Bhisma è un grande devoto e anche Dronacarya è una grande personalità, ‘mahanubhavan’.” Perciò, ‘katham bhismam aham sankhye dronam ca madhusudana’ (Bg.2.4).

Arjuna dice ‘mahanubhavan’: “Oltre ad essere i miei maestri, sono anche grandi personalità”, e si rivolge a Krishna chiamandolo ‘madhusudana’. Madhusudana significa “l’uccisore di Madhu” – Krishna uccise il demone Madhu che era Suo nemico. Perciò, “Tu sei Madhusudana, l’uccisore dei Tuoi nemici. Puoi dar prova di aver ucciso il Tuo guru? Perché mi stai chiedendo di farlo?” Questo è il significato. Quindi, ‘isubhih pratiyotsyami pujarhav ari-sudana’. Si rivolge ancora a Lui chiamandolo Arisudana. ‘Ari’ significa nemico, e in particolare Madhusudana, “l’uccisore del demone Madhu”; ma Krishna ha ucciso così tanti demoni, ‘ari’, che sono venuti a combattere con lui come nemici, perciò il suo nome è Arisudana.

Se anche Krishna ha dei nemici, che dire di noi stessi. Questo mondo materiale è fatto in modo che dobbiamo avere dei nemici. ‘Matsarata’ significa invidia e gelosia. Questo è il mondo materiale. Ci sono anche dei nemici gelosi di Dio, che sono chiamati demoni. La gelosia ordinaria, o inimicizia, è naturale. Ma anche Dio ha dei nemici. Ieri sera qualcuno è venuto a trovarmi e il suo argomento era: “Perché Krishna dovrebbe essere accettato come Dio?” Così Krishna ha dei nemici. Ma chiunque è nel mondo materiale è nemico di Krishna. Tutti lo sono, perché vogliono competere con Lui. Ma Krishna dice ‘bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram’ (Bg. 5.29): “Sono il goditore e il proprietario supremo”.

Anche i Veda confermano, ‘isavasyam idam sarvam’ (Isopanishad, mantra 1): “Tutto è proprietà del Signore Supremo”. ‘Sarvam khalv idam brahma’: “Egli è presente internamente ed esternamente ogni cosa”. Queste sono le ingiunzioni vediche. ‘Yato va imani bhutani jayante’: “Colui da cui tutto proviene”. ‘Janmady asya yatah’ (SB 1.1.1): “La causa prima di tutte le cause”. Sono affermazioni vediche. Ma noi siamo ancora nemici: “Perché Krishna dovrebbe essere il proprietario? Io sono il proprietario. Perché Krishna dovrebbe essere l’unico Dio? Io ho un altro Dio, ecco un altro Dio”.

Così Krishna è Arisudana, ha dei nemici e deve ucciderli. Krishna ha due occupazioni, ‘paritranaya sadhunam vinasaya ca duskritam’ (Bg. 4.8): “Discendo di era in era per liberare le persone pie, annientare i miscredenti e ristabilire i princìpi della religione”. Sono dei miscredenti: I demoni che sfidano Krishna, e che vogliono competere con Krishna e spartire la proprietà di Krishna, sono tutti nemici di Krishna e dovrebbero essere uccisi. L’occupazione di uccidere i nemici è giusta qui, non è un’attività abituale. Quindi la domanda successiva è: “D’accordo, è concesso uccidere i nemici. Ma perché mi proponi di uccidere i miei guru? Gurun ahatva”.

Se è nell’interesse di Krishna, se è necessario, devi uccidere anche il tuo guru. Questa è la filosofia: soddisfare lo scopo di Krishna. Se Krishna vuole che tu uccida il guru, allora devi farlo. Questa è la coscienza di Krishna. Ovviamente, Krishna non ti chiederà di uccidere il guru; perché Guru e Krishna non sono differenti. ‘Guru-krishna-prasade paya bhakti-lata-bija’: “Per la misericordia di Krishna e del maestro spirituale, una persona riceve il seme del servizio devozionale”. (Cc. Madhya 19.151)

Riceviamo la coscienza di Krishna attraverso la misericordia del guru e di Krishna, quindi il guru autentico non deve mai essere ucciso. Ma il presunto guru deve essere “ucciso” – lo pseudo guru, o falso guru, dovrebbe essere ucciso. Proprio come nella storia di Prahlada Maharaja: mentre Prahlada guardava, Nrisimhadeva uccise suo padre. Il padre è considerato il guru. ‘Sarva-devamayo guruh’ (SB 11.17.27). Così il padre è anche il guru, perlomeno il guru ufficiale – materialmente parlando. Perché, dunque, Prahlada Maharaja permise a Nrisimhadeva di uccidere il guru, suo padre? Tutti sanno che Hiranyakasipu era il padre.

Se tuo padre fosse ucciso davanti a te, guarderesti senza protestare? È questo il tuo dovere? No. Se tuo padre è attaccato, devi almeno protestare; e se ne sei capace, devi combattere. Dovresti prima rinunciare alla tua vita: “Come posso permettere che mio #8203;#8203;padre sia ucciso di fronte a me?” Questo è il nostro dovere. Ma Prahlada Maharaja non protestò. Era devoto e poteva supplicare: “Mio caro Signore, #8203;#8203;per favore perdona mio padre”. Ma non lo fece, perché sapeva che: “Mio padre non è ucciso, è solo il corpo di mio padre”. In seguito implorò in diverso modo, affinché il padre fosse salvato. Quando Nrisimhadeva era in collera e stava uccidendo il padre, Prahlada sapeva che: “Il corpo non è mio padre. Mio padre è l’anima, perciò, che il Signore sia prima soddisfatto uccidendo il corpo; poi, io salverò mio padre”.

Quindi Nrisimhadeva fece un’offerta a Prahlada Maharaja: “Ora puoi chiedere la benedizione che desideri”. Prahlada rispose: “Mio caro Signore, noi siamo materialisti. Sono nato da un padre assolutamente materialista, perciò anch’io lo sono. Perché dovrei chiedere una benedizione? Materialmente mio padre era così potente che persino gli esseri celesti, Indra, Candra e Varuna, si sentivano minacciati dai suoi occhi rossi. Inoltre aveva acquisito il controllo sull'universo. Aveva potere, ricchezza e fama, e in un attimo Tu hai posto fine a tutto questo.

Perché dovrei chiedere simili benedizioni? Che cosa dovrei farci? Accettando tali benedizioni mi riempirei d’orgoglio e agirei contro di Te, e in un attimo Tu porresti fine a tutto questo. Perciò non chiedo il beneficio dell’opulenza materiale, ma chiedo la benedizione di essere sempre impegnato nel servizio del Tuo servitore. Desidero questa benedizione. Benedicimi affinché io sia il servitore del Tuo servitore, e non direttamente il Tuo servitore”.

Poi, dopo aver leggermente pacificato con molte preghiere il Signore, che era immensamente adirato, egli chiese: “Caro Signore, posso chiedere un’altra benedizione? Mio padre era il Tuo nemico più determinato, e ciò è stata la causa della sua morte. Ora ti chiedo cortesemente di perdonarlo e dargli la liberazione”. Questo è il figlio vaisnava. Non ha chiesto nulla per sé stesso, e sebbene sapesse che suo padre era il più grande nemico, tuttavia, chiede per lui una benedizione: “Che questo sventurato possa essere liberato”. Nrisimhadeva lo rassicurò, dicendo: “Mio caro Prahlada, non solo tuo padre, ma anche il padre di tuo padre, e suo padre, fino a quattordici generazioni, saranno tutti liberati perché tu sei nato in questa famiglia”.

Chiunque diventa un vaisnava, un devoto del Signore, sta offrendo il più grande servizio alla sua famiglia, poiché suo padre, sua madre e chiunque altro in relazione con lui, saranno liberati. Abbiamo esperienza che se una persona muore in combattimento immaturamente, il governo si prende carico della sua famiglia; allo stesso modo, diventare un devoto è la più grande qualifica perché ha ottenuto tutto. ‘Yatra yogesvaro harih yatra dhanur-dharah parthah’ (Bg. 18.78): “Ovunque si trovi Krishna, il maestro di tutti i mistici, e ovunque si trovi Arjuna, l'arciere supremo, là regnano sicuramente opulenza, vittoria, straordinaria potenza e moralità”. Quando c’è Krishna e quando c'è il devoto, tutta la vittoria e tutte le glorie sono presenti. È garantito.

Così ‘gurun ahatva’ (Bg. 2.5) – “perché uccidere i miei superiori?” Se è necessario, se il guru non è qualificato ... guru non qualificato significa che non sa come guidare il discepolo. Perché il compito del guru è di guidare. Un tale tipo di guru può essere almeno rifiutato. Jiva Gosvami spiega ‘karya-karyam ajanatah’: Un guru che non sa ciò che deve o non deve essere fatto, può essere rifiutato se per sbaglio e per errore si è accettata una simile persona come guru. Rifiutandolo, si può accettare un guru autentico. Così il guru non è ucciso, ma può essere rifiutato. Questa è l'ingiunzione degli shastra.

Bhismadeva o Dronacarya erano certamente guru, ma indirettamente Krishna suggerisce ad Arjuna: “Sebbene siano nella posizione di guru, puoi rifiutarli”. ‘Karya-karyam ajanatah’: “La loro conoscenza è imparziale”. Bhismadeva considerava la sua posizione materialmente. Sapeva tutto dal principio, che i Pandava erano figli senza padre; li aveva allevati fin dall'inizio, e non solo, era così affezionato ai Pandava che quando furono esiliati nella foresta, egli pianse: “Questi cinque ragazzi sono così puri e onesti, e guerrieri molto potenti, Arjuna e Bhima; in realtà Draupadi è la dea della fortuna, e il loro caro amico è Dio, la Persona Suprema, Krishna; e nonostante ciò stanno soffrendo?” Così piangeva, essendo molto affezionato. Perciò Arjuna stava considerando: “Come potrei uccidere Bhisma?”

Ma il dovere è molto forte, e Krishna consiglia: “Deve essere ucciso perché si è schierato dalla parte opposta. Dovrebbe essere tuo alleato ma ha dimenticato il suo dovere, quindi, non è più nella posizione di guru e devi ucciderlo. Si è unito all'altro partito ingiustamente, pertanto non c'è danno uccidendolo, e ciò vale anche per Dronacarya. Sono grandi personalità e hanno un grande affetto per voi, ma si sono schierati dalla parte opposta solo per una considerazione materiale”. Qual è questa considerazione materiale?

Bhisma pensava: “Sono mantenuto dal denaro di Duryodhana. Mi ha mantenuto per molto tempo, e se ora, nel momento del pericolo, mi alleassi col nemico, sarei un ingrato”. Considerò in questo modo. Non pensava che: “Duryodhana mi mantiene, ma ha usurpato la proprietà dei Pandava”. Comunque, questa era la sua grandezza: Sapeva che Arjuna non sarebbe mai stato ucciso perché Krishna era presente; perciò, “dal punto di vista materiale, devo essere grato a Duryodhana”. Dronacarya era nella stessa posizione, entrambi erano mantenuti.

Perciò Caitanya Mahaprabhu dichiara ‘visayira anna khaile malina haya mana’ (Cc. Antya 6.278): “Quando una persona mangia il cibo offerto da un materialista, la sua mente diventa contaminata, e quando la mente è contaminata, non è in grado di pensare adeguatamente a Krishna”. Tali grandi personalità si sono oscurate perché hanno accettato da loro del denaro, ‘anna’. Se sono mantenuto da qualcuno che è troppo materialista, questo mi condizionerà. Anch’io diventerò materialista. Pertanto Caitanya Mahaprabhu ci ha avvertito di “non accettare nulla da coloro che sono ‘visayi’, che non sono devoti, perché questo renderà la nostra mente impura”.

Un brahmana e un vaisnava, quindi, non accettano direttamente denaro; ma accettano ‘bhiksha’ (la carità). Proprio come qui è detto ‘bhaiksyam’. ‘Sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke’ (Bg 2.5): “Meglio vivere mendicando”. Comunque, a volte è vietato anche chiedere ‘bhiksa’ a una persona troppo materialista. Il ‘bhiksa’ è permesso a un sannyasi, al brahmana, ma non allo kshatriya e al vaisya. Perciò Arjuna, essendo kshatriya, dichiara: “Meglio accettare la professione di un brahmana ed elemosinare di porta in porta piuttosto che uccidere i miei guru, grandi personalità, e godere del regno”. Questa era la sua proposta.

Nel complesso Arjuna è illuso – illuso nel senso che sta dimenticando il suo dovere. È uno kshatriya e il suo dovere è combattere senza preoccuparsi della parte opposta. Lo kshatriya non esiterà a uccidere anche il proprio figlio se è un nemico; similmente se il padre è ostile, il figlio non esiterà a ucciderlo. Questo è il rigido dovere degli kshatriya: nessuna considerazione. Uno kshatriya non può fare tali considerazioni. Perciò Krishna dice, ‘klaibyam’ (Bg. 2.3): “Perché ti comporti come un codardo? Non cedere a una meschina debolezza”. Questi argomenti continuano, è una conversazione ordinaria tra amici. Ma più avanti Krishna impartirà ad Arjuna la vera istruzione spirituale. D’accordo. Grazie molte".



Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





























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