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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 2
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Sangita Dasi
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50 Messaggi

Inserito il - 17/01/2019 : 16:50:26  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 2


sri-bhagavan uvaca
kutas tva kasmalam idam
visame samupasthitam
anarya-justam asvargyam
akirti-karam arjuna


TRADUZIONE

"La Persona Suprema (Bhagavan) disse:
Mio caro Arjuna, come hai potuto lasciarti prendere da una tale debolezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce i veri valori della vita. In questo modo non si raggiungono ipianeti superiori ma si guadagna l'infamia".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Krishna è Dio, la Persona Suprema, perciò nel corso della Bhagavad-gita sarà chiamato con il nome di Bhagavan, che designa l’aspetto supremo della Verità Assoluta.

Si distinguono tre stadi nella realizzazione della Verità Assoluta: Brahman, lo Spirito impersonale e onnipresente; Paramatma, l’aspetto di Dio localizzato nel cuore di ogni essere; e Bhagavan, la Persona Suprema, Sri Krishna. Lo Srimad Bhagavatam rivela questi tre aspetti della Verità Assoluta:

vadanti tat tattva-vidas
tattvam yaj jnanam advayam
brahmeti paramatmeti
bhagavan iti sabbiate

“La realizzazione della Verità Assoluta comporta tre stadi, che sono conoscibili da colui che l’ha attuata fino in fondo. Questi tre aspetti—Brahman, Paramatma e Bhagavan— formano un Essere Unico.” (S.B. 1.2.11)

Per illustrare questi tre aspetti della realizzazione della Verità Assoluta prendiamo l’esempio del sole, che possiede anch’esso tre aspetti: i raggi, la superficie e l’astro in sè. Il neofita studia solo i raggi, lo studente più istruito esamina la superficie, mentre il più avanzato riesce a entrare nell’astro stesso. Lo studente comune che si accontenta di studiare la luce del sole come presenza diffusa, cioè l’irradiamento impersonale del sole, può essere paragonato a colui che riesce a realizzare solo l’aspetto Brahman della Verità Assoluta.

Lo studente più avanzato, invece, giunge a osservare il disco solare, che corrisponde all’aspetto Paramatma della Verità Assoluta, mentre lo studente capace di entrare nel cuore dell’astro corrisponde a colui che ha realizzato l’aspetto personale della Verità Assoluta. Sebbene coloro che cercano la Verità abbiano tutti il medesimo oggetto di studio, i bhakta sono gli spiritualisti più avanzati perché conoscono Bhagavan, cioè l’aspetto supremo della Verità Assoluta. I raggi, il disco solare e la vita sull’astro sono intimamente connessi tra loro, ma costituiscono tre campi di studio differenziati secondo i tre livelli di comprensione.

Parasara Muni, padre di Vyasadeva, che ha grande autorità in materia, spiega così il significato del termine sanscrito bhagavan: colui che possiede senza limiti la bellezza, la ricchezza, la fama, la potenza, la saggezza e la rinuncia. Migliaia sono le persone ricche o potenti, belle o celebri, erudite o capaci di rinuncia, ma nessuna può dimostrare di possedere integralmente tutti questi attributi.

Solo Krishna può, perché Krishna è Dio la Suprema Persona. Nessun essere vivente, neanche Brahma, Siva o Narayana, possiede questi attributi in modo così completo come Krishna. Brahma stesso ne è consapevole quando conclude nella Brahma-samhita che Sri Krishna è Dio, la Persona Suprema. Nessuno Gli è uguale o superiore. Egli è Bhagavan, il Signore originale, chiamato anche Govinda, ed è la causa suprema di tutte le cause.

isvarah paramah krishnah
sac-cid-ananda-vigrahah
anadir adir govindah
sarva-karana-karanam

“Ci sono molte persone che possiedono le qualità di Bhagavan, ma Krishna è il Supremo e nessuno può superarLo. Egli è Govinda, il Signore originale, la causa di tutte le cause, e il Suo corpo è eterno, pieno di conoscenza e di felicità.” (Brahma-samhita 5.1)
Lo Srimad Bhagavatam, che elenca un grande numero di avatara e di emanazioni plenarie del Signore, dichiara che Krishna è la Persona Suprema e originale, da cui emanano tutti gli avatara e tutte le manifestazioni divine:

ete camsa-kalah pumsah
krishnas tu bhagava svayam
indrari-vyakulam lokam
mridayanti yuge yuge

“Ogni manifestazione divina è un’emanazione plenaria di Dio oppure un’emanazione parziale di questa emanazione plenaria, ma Krishna è Dio, la Persona Suprema.” (S.B. 1.3.28) Krishna è dunque la Persona Suprema e originale, la Verità Assoluta, fonte dell’Anima Suprema e del Brahman impersonale.

In presenza di Dio i lamenti di Arjuna per la famiglia sono del tutto fuori luogo, e Krishna gli esprime la Sua sorpresa col termine kutah (da dove). Chi si sarebbe aspettato che un arya mostrasse sentimenti così indegni? Arya è colui che conosce il valore della vita e pone la realizzazione spirituale alla base dell’esistenza. Tutti gli altri hanno una concezione materialistica dell’esistenza e ignorano che il fine della vita è la realizzazione della Verità Assoluta — Visnu, Bhagavan.

Affascinati dal mondo materiale, non sanno neppure che cosa significhi liberarsi. Le persone che non sanno che cosa significhi liberarsi dai legami della materia sono chiamati anarya. Essendo uno ksatriya, e rifiutandosi di combattere, Arjuna manca al suo dovere, e questo atto di codardia è indegno di un’arya. Allontanarsi dal proprio dovere non aiuta a progredire spiritualmente e non permette neppure di diventare famosi in questo mondo. Krishna non approva affatto la cosiddetta compassione di Arjuna per i suoi parenti".





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 3 agosto 1973

"sri bhagavan uvaca
kutas tva kasmalam idam
visame samupasthitam
anarya-justam asvargyam
akirti-karam arjuna

“Il Signore Supremo disse: Mio caro Arjuna, da dove viene questa mancanza di purezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce il valore della vita. Non ti porterà ai pianeti spirituali ma all’inferno”. (Bg. 2.2)

Vyasadeva sta scrivendo questo verso; naturalmente parla attraverso Sanjaya, ma lo scrittore originale è Vyasadeva. In altri sloka scrive ‘arjuna uvaca’o ‘sanjaya uvaca’, allo stesso modo, potrebbe scrivere ‘krishna uvaca’. Potrebbe farlo, ma scrive ‘bhagavan uvaca’. Con queste parole è così stabilito che Krishna è Dio, la Persona Suprema: ‘sri-bhagavan uvaca’. Egli non può essere uguale ad Arjuna o a Sanjaya o a nessun altro. Il Signore Supremo, Bhagavan, è supremo a tutti. ‘Asammaurdhva’, nessuno è uguale o superiore a Lui. Bhagavan significa che tutti sono inferiori a Lui, e nessuno può rivendicare di essere Bhagavan; malgrado ciò, oggigiorno ci sono tanti mascalzoni che proclamano di essere Bhagavan.

Così Vyasadeva si sbaglia? In realtà sono i filosofi mayavadi, grandi mascalzoni, che asseriscono che talora Vyasadeva si sbaglia. Hanno l'audacia d’insultare Vyasadeva, che è accettato come un’incarnazione di Narayana, che ci ha dato la letteratura Vedica, così tanti libri, i Veda, i Purana, il Mahabharata, lo Srimad-Bhagavatam, il Vedanta-sutra. Tutto ci è stato dato da Vyasadeva per iscritto, e noi lo accetteremo. È l’incarnazione di Narayana, è Vyasa-muni ed è anche Mahamuni-krite (il grande saggio del Satya-yuga); pertanto non vi può essere alcun errore nelle sue parole.

Questa è la difficoltà: Se una persona non passa attraverso il canale della successione disciplica, può confondersi in molti modi. Vyasadeva è al di sopra di tutto questo. Non è uno scrittore ordinario, le sue descrizioni non sono materiali, così come la sua fede e il suo nome; e non può rimanere confuso. Proprio come Bhagavan Krishna non può essere confuso, allo stesso modo, neppure Vyasadeva, l’incarnazione di Bhagavan, può esserlo. Né i devoti di Krishna possono essere confusi. Il devoto di Krishna non dice mai nulla come sua opinione; ma ribadisce ciò che Krishna ha detto – lui potrebbe non essere perfetto, ma ciò che Krishna ha detto è perfetto.

Pertanto, anche le affermazioni del puro devoto – che non dice nulla oltre a ciò che è stato detto da Krishna – sono senza errore. L’uomo comune in questo mondo materiale commette errori: “Errare è umano”. Anche le grandi personalità commettono errori; ma Krishna è trascendentale, ‘narayana parah’. In Lui non ci può essere alcun errore né illusione. Coloro che sono in questo mondo materiale, hanno quattro difetti: commettono errori, sono illusi, hanno i sensi imperfetti e la tendenza a ingannare – ‘bhrama pramada vipralipsa’.

Come gli scienziati e i filosofi dei nostri giorni che propongono così tanti rami della conoscenza, eppure sul punto cruciale, quando sono colti di sorpresa, dichiarano: “Non lo so del tutto, stiamo cercando di capire, in futuro potremo spiegarlo perfettamente”. Ma se la sua conoscenza è incompleta, perché dovrebbe assumere l'incarico d’insegnare? Qualsiasi cosa egli dica è imperfetta. Pertanto, con la sua conoscenza imperfetta non dovrebbe diventare un insegnante. Questo significa imbrogliare.

Perciò Vyasadeva ha esplicitamente scritto ‘sri-bhagavan uvaca’ per esprimere che non c'è imbroglio, errore, imperfezione o illusione – queste quattro cose sono assenti in Bhagavan. Perché prendiamo la Bhagavad-gita così seriamente? Ci sono tanti altri libri da leggere, tante teorie e grandi filosofi; ma non possiamo accettarli perché sono difettosi. È evidente che gli autori di tanti libri commettono errori e sono illusi. I loro sensi non sono perfetti, perciò, imperfezione.

Con tutti questi difetti, quindi, non possiamo accettare la conoscenza di nessuno. Questo è il metodo vedico: è chiamato sistema parampara, o successione disciplica. Noi riceviamo la conoscenza perfetta dal Supremo Bhagavan; e se ricevo la conoscenza da Bhagavan e trasmetto lo stesso sapere enunciato da Lui, senza interpretare con la mia politica ingannevole, allora anche la conoscenza che distribuisco è perfetta. Io potrei non essere perfetto, ma la conoscenza che ho ricevuto da Krishna, se la presento così com'è, senza interpretazioni, allora è perfetta. È molto facile da capire. Se un semplice fattorino ti porta un vaglia da migliaia di dollari e te lo consegna, tu non puoi dire: “Oh, costui è un povero uomo, come può darmi tanto denaro?”

Non è lui che te lo sta dando. Il denaro è inviato da qualcun altro, e il fattorino semplicemente te lo consegna. Perciò Caitanya Mahaprabhu dice, ‘amara ajnaya guru haya tara sarva-desa tara ei desa’ (Cc. Madhya 7.128): Sta chiedendo a tutti di diventare un maestro spirituale. Ma com’è possibile che tutti diventino maestri spirituali? Un maestro deve avere sufficiente conoscenza e tante altre qualifiche. No. Anche senza qualifiche si può diventare maestro spirituale. Come? Il metodo è dato da Caitanya Mahaprabhu, ‘amara ajnaya’: “Su mio ordine”.

Questo è il principio fondamentale. Uno non diventa maestro spirituale seguendo i suoi capricci, ma deve ricevere l’ordine da un'autorità superiore; e allora sarà maestro spirituale. ‘Amara ajnaya’. Proprio come nel nostro caso. La nostra autorità superiore, il nostro maestro spirituale, mi ha ordinato: “Cerca solo di predicare in lingua inglese questa dottrina, qualsiasi cosa tu abbia imparato da me”. Abbiamo quindi cercato di farlo. Questo è tutto. Non è che io sia molto qualificato. L'unica qualifica è che ho cercato di eseguire l'ordine dell’autorità superiore. È tutto. Questo è il segreto del successo.

vyavasayatmika-buddhir
ekeha kuru-nandana
bahu-sakha hy anantas ca
buddhir avyavasayinam
(Bg. 2.41)

“Chi si trova su questa via è risoluto nel suo sforzo e persegue un unico scopo. Invece, o amato figlio dei Kuru; l'intelligenza di chi non è risoluto si perde in molte diramazioni”.

‘Bahu-sakha hy anantas ca’: chi si perde in illimitate diramazioni; e ‘vyavasayatmika-buddhih’: chi è situato nella coscienza di Krishna. “Qualsiasi istruzione abbia ricevuto dal mio maestro spirituale, questa è la mia vita e la mia anima” – ciò è detto ‘niscayatmika-buddhih’, ed è possibile solo se si ha una fede incrollabile in Krishna e nel guru, ‘guru-krishna-kripaya’ (Cc. Madhya 19.151). Si deve ricevere la misericordia (kripa) di entrambi, il maestro spirituale e Krishna. Non si può saltare direttamente a Krishna, questa è un'altra sciocchezza; bisogna avvicinarLo attraverso il guru, e questo è il sistema parampara. Krishna non può essere così a buon mercato. Qualcuno dice: “Oh, perché dovrei accettare il guru? Posso andare direttamente da Krishna”. No. Krishna non lo accetterà...

‘Mad-bhaktah pujabhyadhikah’. Krishna afferma: “Prima di ogni cosa devi diventare devoto del Mio devoto”. Caitanya Mahaprabhu dichiara, ‘gopi-bhartuh pada-kamalayor dasa-dasa-dasanudasah’: “Sono il servitore del servitore del servitore di Krishna” (Cc. Madhya 13.80). Questo è il sistema parampara. Devi imparare come essere servitore del servitore di Krishna. Quanto più ti situi in una posizione inferiore—servitore, servitore, servitore, servitore, servitore, centinaia di volte servitore—più sei avanzato. In questo mondo materiale tutti si sforzano di diventare maestro del maestro – esattamente l’opposto. Nel mondo spirituale, lo sforzo è di diventare servitore del servitore. Questo è il segreto.

yasya deve para bhaktir
yatha deve tatha gurau
tasyaite kathita hy arthah
prakasante mahatmanah
(Svetasvatara Upanishad 6.23)

“Solo a quelle grandi anime che hanno una fede incondizionata nel Signore e nel maestro spirituale, tutto il significato della conoscenza vedica è automaticamente rivelato”.

Questa è l'istruzione vedica. In riferimento al nostro verso, ‘vyavasayatmika-buddhir ekeha kuru-nandana, niscayatmika-buddhih... (2.41), Visvanatha Cakravarti Thakura dichiara: “L'istruzione che ho ricevuto dal mio maestro spirituale è la mia vita e la mia anima”. Ciò è detto ‘niscayatmika-buddhih’, è la promessa che: “Qualunque sia l’ordine che abbia ricevuto dal mio maestro spirituale, ciò mi porterà alla salvezza”. E anche se non sarà la mia salvezza, non importa. Un vero devoto, un servitore, non si aspetta nulla – ma dichiara, ‘karyam’, “è mio dovere”. Se si ha un tale spirito ...

‘Anasritah karma-phalam karyam karma karoti ya’(Bg. 6.1). ‘Karyam’ significa che “è mio dovere e deve essere fatto”; ma senza aspettarsi un risultato delle attività, ‘anasritah karma-phalam’. Per ogni azione c’è un risultato, buono o cattivo, non importa; ma un risultato deve esserci. Perciò, ‘anasritah karma-phalam’: Non confidare nel risultato del tuo lavoro. Generalmente tutti lavorano e si aspettano un risultato – se il risultato è buono, sono contenti di lavorare; e in caso contrario sono molto scontenti. Ma un devoto non dovrebbe aspettarsi... (pausa)

Perciò, ‘anasritah karma-phalam karyam karma karoti yah’. Non prendere rifugio nel risultato delle tue attività, ma agisci per dovere. Questa persona è un sannyasi. ‘Anasritam karma-phalam karyam karma karoti yah, sa sannyasi’. In realtà è un sannyasi. Non si diventa sannyasi semplicemente cambiando l’abito. No. Sannyasi significa che si deve lavorare per Krishna senza prendere rifugio nel risultato – questo non è importante. Ciò che conta è che “Krishna, o il rappresentante di Krishna, me l’ha ordinato e perciò devo farlo”. ‘Karyam karma karoti yah, sa sannyasi’. [Chi non è attaccato al frutto delle sue azioni e agisce con senso del dovere, è nell'ordine di rinuncia ed è il vero mistico].

Vyasadeva qui dice ‘bhagavan uvaca’, e non ‘krishna uvaca’. Se avesse detto “krishna”, allora la gente avrebbe frainteso. Ma Lui sta parlando direttamente, ‘bhagavan uvaca’: Dio, la Persona Suprema disse”. Come può dunque l’impersonalista capire la Bhagavad-gita? Bhagavan significa persona; non è impersonale. La Verità Assoluta si manifesta in tre aspetti: Brahman, Paramatma, Bhagavan. Brahman è l'inizio, impersonale, ‘sarvam khalv idam brahma’ – come il fuoco che sta bruciando da qualche parte, ma il suo calore e la sua luce sono impersonali.

Proprio come un fuoco acceso nel camino: è in un angolo, ma il suo calore è percepito in tutta la stanza. Il calore è impersonale, ma il camino, dove il fuoco arde, è personale. La concezione impersonale quindi è un’emanazione della persona. Ciò sarà spiegato nel nono capitolo: ‘maya tatam idam sarvam’ (Bg. 9.4)*. Krishna dice: “Io pervado ogni cosa, Mi espando ovunque”. In che modo Egli esiste? Attraverso la Sua energia. Questa energia è impersonale; ma Lui, la Persona Suprema, è una persona, non è impersonale.

*[Questo intero universo è pervaso da Me, nella Mia forma non manifestata. Tutti gli esseri sono in Me, ma Io non sono in loro].

Perciò, ‘sri-bhagavan uvaca’. Bhagavan significa che possiede al completo i sei tipi di opulenza, ‘aisvarya’: il più ricco, il più famoso, il più erudito, il più bello, il più forte e il più rinunciato. Egli è Bhagavan. Bhagavan quindi è la comprensione ultima della Verità Assoluta. Proprio come percepiamo il calore e la luce del sole; il sole ci sta dando calore e luce, e noi godiamo di essi. Ma se indaghiamo da dove provengono questo calore e questa luce, allora scopriremo che vengono dal pianeta sole – che è localizzato, non è impersonale. E ancora, se entri nel pianeta sole, allora vedrai il dio del sole, Vivasvan. La conclusione finale, quindi, non può essere determinata semplicemente col calore e la luce. La conoscenza del Brahman, o la comprensione impersonale della Verità Assoluta, è imperfetta e parziale – non è completa. La comprensione completa è rappresentata da Bhagavan. Perciò è qui detto ‘sri-bhagavan uvaca’. Non ci può essere alcun errore. Questo è definitivo.

Così Bhagavan sta disapprovando Arjuna, che è diventato un uomo molto buono: “Non posso uccidere i miei parenti, perché dovrei farlo?” Dal punto di vista materiale, le persone apprezzeranno molto: “Oh, Arjuna è così gentile, non violento, ha rinunciato alla sua rivendicazione, ha abbandonato le armi, non combatterà più”. Dal punto di vista materiale, quindi, si suppone che Arjuna sia un uomo molto buono. Ma la Persona Suprema, Krishna, che cosa dice? ‘Anarya-justam’: “Sei un furfante, stai parlando come un ‘anaria’.” In seguito lo chiamerà “mascalzone”.

Egli si atteggia a brav'uomo, ma Dio, la Persona Suprema, lo mette alla prova e Si rifiuta di accettarlo come tale, definendolo ‘anarya’. Ci sono due tipi di uomini: arya e anarya – ariani e non ariani. ‘Arya’ significa “progredito nella conoscenza”, e ‘anarya’ significa “incivile”. Immediatamente Egli lo rimprovera, ‘anarya-justam’: “Stai parlando come una persona non ariana, incivile”. Oggi, la gente è molto impaziente di fermare la guerra. Ma Krishna dice ... (pausa). A volte la guerra è necessaria. Come in questa situazione, in cui Krishna sta cercando di convincere Arjuna. Secondo la civiltà Vedica, ciò è ‘dharma-yuddha’, una giusta lotta. [‘adharma-yuddha’: lotta politica]

Quando il conflitto è una necessità imminente, si deve combattere; non si diventa non violenti quando c'è l’esigenza di lottare. Come ieri sera, quando parlavamo col dottor Shoemaker, e lui sosteneva: “Se sei determinato a non uccidere, perché dovresti uccidere un animale che sta per attaccare?” No. In tal caso, uccidere è necessario; ma non dovresti andare nella foresta per cercare esseri viventi da uccidere. Questa è ‘himsa’ (violenza), non è la nostra occupazione. Ma se una tigre sta per attaccarti, devi uccidere – questa è autodifesa, non è ‘himsa’.

Quindi un devoto, una persona cosciente di Krishna, sa quando uccidere e quando non uccidere. Ma non è che l'uccisione dovrebbe essere fermata in ogni caso perché abbiamo scelto di non uccidere. No. Se è necessario, l'uccisione deve essere accettata. Arjuna quindi decide di non uccidere, di non combattere. Ma Krishna dichiara: “Questo è ‘anarya-justam’, questo tipo di decisione viene presa da un mascalzone incivile”. ‘Anarya-justam asvargyam akirti-karam’ (2.2). Dice molte cose, tra cui ‘asvargyam’: ciò non conduce ai pianeti superiori. Perché lo scopo della vita umana dovrebbe essere quello di progredire – e ciò è definito ‘arya’, un graduale avanzamento.

Ora abbiamo ottenuto questo corpo di forma umana, progredendo dalle più basse specie di vita acquatiche, e poi alberi, piante, insetti, uccelli, animali, 8.400.000 specie... Ora ho questo corpo di forma civilizzata, quindi, il mio impegno dovrebbe essere come fare ulteriori progressi. L'ulteriore progresso è descritto nella Bhagavad-gita, ossia, che puoi andare sul sistema planetario superiore. ‘Urdhvam gacchanti sattva-sthah’ (Bg. 14.18)*. ‘Urdhvam’, il sistema planetario superiore.

*[Chi è guidato dalla virtù si eleva fino ai pianeti superiori, chi è dominato dalla passione rimane sui pianeti intermedi, terrestri, e chi è avvolto nell'ignoranza scivola nei mondi infernali].

‘Madhye tisthanti rajasah’. Coloro che sono contaminati dalla qualità della passione rimangono nel sistema planetario mediano, ‘madhye’. E coloro che sono miscredenti, ‘jaghanya-guna-vritti-sthah adho gacchanti tamasah’, ostilmente abituati al sesso illecito, al consumo di carne, al gioco d'azzardo, all'intossicazione... abitudini di natura detestabile, si degradano; o diventano animali o ...


Esistono sette tipi di sistemi planetari inferiori: tala, atala, nitala, patala, talatala, rasatala. Così ‘arya’ significa fare progressi, e ‘anarya’ significa colui che non sa che cos’è il progresso nella vita, e pensa che non ci sia vita dopo la morte. “Ora che ho avuto questa forma vita, lasciatemi godere dei miei sensi al meglio delle mie capacità”. Costui è ‘anarya’, demone. “Mangia, bevi, stai allegro e divertiti, perché appena questo corpo sarà finito, anche i sensi saranno finiti. Perciò, lasciatemi godere dei miei sensi”.

Così, ‘anarya’, non sanno che c'è vita dopo la morte. Grandi professori nel mondo pensano che dopo la morte sia tutto finito. Questa è la teoria atea di Carvaka Muni – che fu ascoltata moltissimo tempo fa, ma che non fu mai accettata nella cultura vedica perché è una filosofia atea. Basandosi sul concetto corporeo di vita, Carvaka era solito dire ‘bhasmi bhutasya dehasya kuto punar agamah’. Riferendosi a questo corpo, ‘deha’, diceva: “Quando il corpo è bruciato e ridotto in cenere, com’è possibile tornare?” Ciò significa che non aveva informazioni sull'anima. Ma la teoria ariana si basa sul concetto di una prossima vita e di un avanzamento progressivo. Questo è l’uomo civilizzato, ‘arya’.

[Krishna continua:] “Altri possono pensare in questo modo – che è causa d’infamia, ‘akirti-karam’ – ma tu fai parte della famiglia Ariana, la famiglia Pandava. Sei famoso come amico di Krishna, e la gente dirà che l'amico di Krishna non sta combattendo. Perciò, ‘akirti-karam’, la tua reputazione sarà diffamata. Non farlo”. Dice anche, ‘kutah-kasmalam idam visame samupasthitam’ (Da dove viene questa mancanza di purezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce il valore della vita). “La lotta è imminente, devi combattere; eppure, in questo momento di pericolo sei talmente confuso che hai abbandonato le armi e rifiuti la lotta”. Così Arjuna fu immediatamente condannato.

Perciò le opere di carità dei cosiddetti uomini buoni in questo mondo, che sono impegnati in così tante attività umanitarie per mezzo di speculazioni mentali, possono sembrare tutte attività sciocche secondo la valutazione di Dio, la Persona Suprema. Eppure sono molto orgogliosi: “Stiamo facendo questo, aprendo ospedali e scuole, filantropismo, nazionalismo”. C'è qualcosa di simile nella Bhagavad-gita? C'è qualche consiglio su come aprire un ospedale, una scuola, svolgere attività filantropiche? No. Se hai qualcosa da dare in beneficenza, sei caritatevolmente disposto, allora Krishna dichiara: “Se sei così ricco e hai la buona intenzione di dare in carità, offrilo a Me”.

‘Yat karosi yaj juhosi yad asnasi yat tapasyasi dadasi yat’ (Bg. 9.27): “Qualsiasi cosa fai, mangi, sacrifichi e dai in carità, così come le austerità che pratichi, offri tutto a Me, o figlio di Kunti”. “Tutto ciò che dai in carità (dadasi yat), offrilo a Me, vieni, sto espandendo la Mia mano (kurusva tad mad-arpanam)”. Ma hanno dimenticato Krishna e il Suo consiglio, e rimangono pieni d’orgoglio: “Sono impegnato in quest’attività, in questa e in questa…”. Milioni di simili attività possono essere molto buone secondo la valutazione degli sciocchi e dei furfanti ma Krishna potrebbe non accettarle.

Questo è il punto cruciale. Ma la nostra idea è: se non è accettato da Krishna è semplicemente uno spreco di tempo, ‘srama eva hi kevalam’ (SB 1.2.8). La nostra filosofia sostiene che dobbiamo soddisfare Krishna, e non convincerci che stiamo facendo un ottimo lavoro. Tutte queste persone, quindi, stanno fabbricando idee inventate, ‘mano-rathena asato dhavato bahih’, usando la speculazione mentale nel mondo materiale temporaneo. ‘Harav abhaktasya kuto mahad-guna mano-rathena asato dhavato bahih’ (SB 5.18.12). Chi non è cosciente di Krishna, non è devoto di Krishna, che è privo di devozione ed è impegnato in attività materiali, non possiede alcuna qualità.

“No, è un grande uomo, ha aperto molti ospedali e scuole…” Sì, questo può essere considerevole per la stima materiale, ma poiché non è un devoto di Krishna, queste non sono buone qualifiche. Una sola parola: ‘harav abhaktasya’, colui che non è devoto a Dio, la Persona Suprema. Se non ha devozione per Dio, non può avere buone qualità. In realtà è proprio così. Supponiamo che tu apra una scuola, in questo modo, secondo il ‘karma-kanda vicara’,* nella prossima vita avrai una buona educazione. Sono attività pie dal punto di vista materiale; e il beneficio sarà che avrai una buona educazione nella prossima vita.

*[‘karma-kanda vicara’ significa compiere attività interessate per una felicità futura].

Accettando che sia una bella cosa, la prossima vita egli sarà uno studioso molto colto, tuttavia, per diventare quel dotto erudito dovrà accettare un’altra nascita; ma non sa quante difficoltà ci siano per nascere. Krishna dice, ‘janma-mrityu-jara-vyadhi-duhkha-dosanu-darsanam’ (Bg. 13.9): “La percezione che nascita, malattia, vecchiaia e morte sono mali da combattere”. Si dovrebbe considerare l'infelicità, ‘duhkha’, in conseguenza alla nascita e alla morte. Supponi di ottenere nella prossima vita la residenza sui pianeti celesti, o diventare un uomo molto ricco o molto istruito, tuttavia devi passare attraverso queste sofferenze – nascita, malattia, vecchiaia e morte.

Nessuno considera ‘janma-mrityu-jara-vyadhi-duhkha-dosanu-darsanam’. Chi è effettivamente istruito, dovrebbe chiedersi: “Perché dovrei tornare di nuovo nel processo di nascita e morte?” Abbiamo dimenticato quante difficoltà ci siano, quanto sia sgradevole, quanta sofferenza ci sia a rimanere nel grembo di una madre per rinascere. Lo abbiamo dimenticato. Questo tipo di conclusione quindi non è molto intelligente. La conclusione intelligente è ‘tyaktva deham punar janma naiti’ (Bg. 4.9): Dopo aver lasciato il corpo, non rinascerai più nel mondo materiale. Questa è intelligenza. Ma quante persone capiscono questa intelligenza? E dov'è l'insegnamento? Perciò, chi non è devoto non ha buone qualità. Subire di nuovo le sofferenze del mondo materiale: non è una proposta intelligente.

Perciò Krishna dice, ‘bahunam janmanam ante jnanavan’ (Bg. 7.19). ‘Jnanavan’ significa intelligente, saggio. Che cosa fa? ‘Bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate’: Si arrende a Krishna. Questa è intelligenza, è saggezza. Anche qui, la stessa cosa. Krishna ha già dichiarato che “Devi combattere”. Ma Arjuna si sta dimostrando un uomo molto buono, non violento: “Non ucciderò, non lo farò”. Allora Krishna lo critica con forza, “stai parlando proprio come un anarya, un uomo non civilizzato”. Tuttavia Krishna non ha ancora usato parole molto forti; ha solo rimproverato moderatamente l’azione di Arjuna, dicendo: “Non stai parlando come un uomo intelligente o civilmente progredito. Stai parlando come un uomo incivile”. ‘Anarya-justam’.

Tutte queste cose si trovano nella Bhagavad-gita. Potremmo essere molto orgogliosi della nostra speculazione mentale, “Sto facendo un ottimo lavoro”, ma potrebbe non essere accettato da Dio, Krishna. Puoi inventare e speculare; e naturalmente, chi non è guidato da Krishna o dal rappresentante di Krishna, è uno sciocco ed è sicuramente fuorviato. Deve essere così. Arya e anarya. Perciò dobbiamo prendere rifugio in Krishna attraverso il Suo rappresentante in modo che possiamo diventare ariani. Civiltà ariana significa essere guidati dalla Persona Suprema, questa è la cultura vedica – è chiamata civiltà ariana.

E qual è lo scopo dei Veda? ‘Vedais ca sarvair aham eva vedyam’ (Bg. 15.15). Così il fine ultimo della civiltà dovrebbe essere la civiltà ariana, la civiltà progressista – come capire Krishna. Questa è la civiltà perfetta. Ogni altra cosa, se non è collegata a Krishna, non è civiltà, è una perdita di tempo. ‘Anarya-justam asvargyam akirti-karam’ (Bg. 2.2). Non dovremmo sprecare il nostro tempo in cose del genere, prive della coscienza di Krishna. Questa è la civiltà di prima classe. Grazie molte."


Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
www.radiokrishna.com/vsp_online.php

Altre opere: www.radiokrishna.com/books_online.php

Lezioni Audio: www.radiokrishna.com/rkc_archive_new/index.php?q=s&sm=fi&s=lezioni+di+srila+prabhupada&x=8&y=6

Canzoni, Bhajans ecc.: www.radiokrishna.com/rkc_archive_new/index.php?q=f&f=%2FMusica+-+Music+A-K%2FBhaktivedanta+Swami+Prabhupada

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http://padasevanam.mediarama.com/rkcforum/forum/forum.asp?FORUM_ID=27

oppure le

Lezioni del maestro S.G. Tridandi Prabhu dal tempio ISKCON di Terni:




Hare Krishna !

La redazione di Radio Krishna Centrale

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DISCLAIMER *
Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





















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