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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 1-11
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Sangita Dasi
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Inserito il - 31/12/2018 : 18:18:17  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'

            





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Johannesburg, il 17 Ottobre 1975
sulla Bhagavad Gita cosi' com'e' - Capitolo 2 Versi 1-11

"Oggi spiegherò alcuni versi della Bhagavad-gita, secondo capitolo, in cui la Persona Suprema, Krishna, inizia a dare istruzioni. Arjuna, che rappresenta tutti noi, in quanto anima condizionate, coperte dal corpo materiale e assorte nella concezione corporea di vita, doveva combattere con i fratelli, i nipoti, il nonno Bishmadeva e anche col suo insegnante nell'arte militare, Dronacarya. La situazione quindi non era molto gradevole. Anche se era stato costretto a combattere dalla parte opposta, i cui membri erano a lui molto vicini, gente che doveva uccidere nel bene o nel male, non poteva accettarlo. Perciò negò categoricamente: “O Krishna, non combatterò”, e lasciò cadere l’arma. Krishna fu sorpreso che il Suo caro amico, Arjuna, negasse di combattere in Sua presenza.

Intanto Sanjaya, il segretario di Maharaja Dhritarastra, trasmetteva il messaggio – che era enunciato nella battaglia di Kurukshetra – tramite un processo più elevato. Oggi abbiamo esperienza della televisione, ma anche l’altro processo, detto ‘antar-dristi’ (visione interiore), è simile alla televisione: Vedere il riflesso delle attività esterne nel proprio cuore e descriverle. Sanjaya dunque spiegò al re Dhritarastra che Arjuna stava rifiutando di combattere:

tam tatha kripayavistam
aru-purnakuleksanam
visidantam idam vakyam
uvaca madhusudanah
(Bg 2.1)

“Sanjaya disse: Vedendo Arjuna con le lacrime agli occhi, pieno di compassione e molto triste, Madhusudana – Krishna – gli rivolge queste parole”.

Un altro nome di Krishna è Madhusudana. Krishna quindi osserva Arjuna, che è disturbato senza motivo, ‘tam tatha kripayavistam asru-purnakuleksanam’. ‘Asru-purna’, i suoi occhi erano pieni di lacrime, e si lamentava: “Krishna, devo combattere i miei parenti, non è un buon affare”. Perché stava piangendo? ‘Kripayavistam’, era sopraffatto dalla compassione. Si mostrava misericordioso con loro, che erano stati così crudeli con i Pandava tanto da insultare la loro sposa e ingannarli per appropriarsi del regno.

Sebbene avessero subito gravi ingiustizie, nondimeno Arjuna, essendo un vaisnava, un devoto, era indulgente: “No, no, qualsiasi cosa abbiano fatto, io non li ucciderò”. Vedendo Arjuna pieno di compassione e con le lacrime agli occhi (kripayavistam asru-purnakuleksanam), e lamentandosi, (visidantam), il Signore Supremo parlò, ‘bhagavan uvaca’. Quando Arjuna rimase in silenzio, deciso a non combattere, allora Bhagavan… Krishna è Bhagavan – Dio, il Signore Supremo, pieno di tutte le opulenze. Questi è Bhagavan.

Generalmente, in India si dice ‘bhagyavan’ per indicare una persona che possiede opulenze; ma il termine ‘bhagavan’ significa colui che possiede tutte le opulenze al completo – ricchezza, forza, fama, bellezza, conoscenza, rinuncia. Se qualcuno è opulento in questi sei aspetti, anche parzialmente, può essere chiamato Bhagavan; ma il vero Bhagavan, secondo gli shastra, è Krishna. ‘Krishnas tu bhagavan svayam’. Altri possono possedere alcune tra le opulenze, in modo parziale, proprio come Narada Muni, Brahma o Siva, che a volte sono chiamati Bhagavan; ma il vero Bhagavan è Krishna. ‘Ete camsa-kalah pumsah krishnas tu bhagavan svayam’ (SB 1.3.28). [“Tutti gli avatara sono emanazioni plenarie del Signore o emanazioni di queste emanazioni plenarie. Ma Sri Krishna è Dio, il Signore Supremo, nella Sua forma primordiale”].

Quindi Bhagavan, la Persona Suprema, Krishna. Krishna significa, come Egli stesso spiega nella Bhagavad-gita, ‘mattah parataram nanyat kincid asti dhananjaya’ (Bg. 7.7): “Non esiste persona o elemento superiore a Me”. E quando Arjuna capì Krishna, anche lui ammise, ‘param brahma param dhama pavitram paramam bhavan’ (Bg. 10.12): “Tu sei Dio, la Personalità Suprema, la suprema dimora, il più puro, la Verità Assoluta”.

Krishna dunque è la Persona Suprema, l’origine del Brahman e del Paramatma – ‘brahmeti paramatmeti bhagavan iti sabdyate’ (SB 1.2.11). La Verità Assoluta è sperimentata in tre modi: Brahman, Paramatma e Bhagavan. Bhagavan è l'ultima parola della Verità Assoluta, la Persona Suprema. Perciò Vyasadeva ha esplicitamente scritto ‘sri bhagavan uvaca’ – a significare che non è possibile essere superiori alla Persona Suprema. Nessuno può uguagliare o superare la Persona Suprema; ma tutti sono sotto di Lui. Questo è il significato di Bhagavan. Così Bhagavan disse:

kutas tva kasmalam idam
visame samupasthitam
anarya-justam asvargyam
akirti-karam arjuna
(Bg 2.2)

“Mio caro Arjuna, come hai potuto lasciarti prendere da una tale debolezza? Non è affatto degna di un uomo che conosce i veri valori della vita. In questo modo non si raggiungono i pianeti superiori ma si guadagna l’infamia”.

Krishna dice: “Mio caro Arjuna, tu sei Mio amico e Mi stai proponendo ciò che non si addice a un ‘arya’.” ‘Anarya-justam’: “Questo non è degno di un Ariano, tu sei kshatriya, sei destinato a lottare per la giustizia, e stai negando di combattere? Non va bene”. Anarya-justam: “Questo tipo di proposta, o codardia, può essere suggerito solo da un ‘anarya’.” Ariano (arya) significa colui che è avanzato. Coloro che sono progrediti in civiltà e conoscenza, sono chiamati Ariani. Nella civiltà ariana ci sono quattro divisioni per mantenere la società nel giusto equilibrio. Come confermato nella Bhagavad-gita (4.13): ‘Catur-varnyam maya sristam guna-karma-vibhagasah’. [“Io ho creato le quattro divisioni della società umana sulla base delle tre influenze della natura materiale e delle attività ad esse collegate (guna e karma)”
].

La società deve essere divisa in quattro classi di uomini. La prima è la classe di uomini più intelligenti che dovrebbe essere addestrata come brahmana – ‘samo damah satyam saucam
titiksha arjavam jnanam vijnanam astikyam brahma-karma’ [tranquillità, autocontrollo, veridicità, purezza, tolleranza, onestà, conoscenza, saggezza, religiosità, dovere]. Questo è l'inizio della civiltà, quando non erano tutti ‘sudra’ come in quest’era, ‘kalau sudra-sambhavah’. In kali-yuga non c’è una formazione per qualificare una sezione di persone a essere brahmana di prima categoria; e neppure per la classe kshatriya né per la pura classe dei vaisya.

Siamo orgogliosi della nostra attività vaisya, ma vaisya significa ‘krisi-go-raksya-vanijyam vaisya-karma svabhava-jam’ (Bg. 18.44): “La coltivazione della terra, la protezione della mucca e il commercio sono le attività naturali del vaisya”. Vaisya significa che devono proteggere le mucche, ‘go-rakshya’. Perché go-rakshya e non la protezione di altri animali? Krishna non ha detto “jantuh-rakshya”, ma “go-rakshya”. La mucca è un animale molto, molto importante. [go: mucca; rakshya: protezione; jantuh: animali]

Se vuoi far progredire la tua coscienza spirituale, allora devi avere cereali e latte a sufficienza. Questa è civiltà. È dovere quindi dei vaisya produrre i cereali per l’alimentazione umana – ‘annad bhavanti bhutani’ (Bg. 3.14): “Il corpo di tutti gli esseri viventi trova sostentamento nei cereali, che sono prodotti dalle piogge”. ‘Annad’. Se nella società c’è abbastanza ‘anna’, sia gli animali che l'uomo saranno felici. Queste sono le istruzioni della Bhagavad-gita; tutto molto pratico. Se seguiamo la Bhagavad-gita da ogni punto di vista – sociale, politico, economico, religioso, culturale – diventeremo perfetti. Questa è la Bhagavad-gita. Pertanto abbiamo intrapreso la missione di predicare la Bhagavad-gita così com’è per risolvere tutti i problemi del mondo. Questa è la civiltà ariana. Civiltà ariana significa seguire i principi della Bhagavad-gita.

Così Krishna si rivolge ad Arjuna col termine ‘anarya’, non ariano. “Tu sei kshatriya, e ora il tuo servizio è necessario per combattere coloro che hanno creato tante ingiustizie, quindi, perché rifiuti di lottare?” ‘Anarya justam’ e ‘asvargyam’. ‘Asvargyam’ significa: “Negando il tuo dovere non potrai essere elevato ai pianeti superiori nella tua prossima vita”. Il dovere dello kshatriya è combattere e dare la propria vita; allora e promosso al sistema planetario superiore. Questa è l'ingiunzione degli shastra. Se è vittorioso, allora gode di questo mondo materiale, e se muore, è promosso al cielo. Queste cose esistono. Perciò Krishna consiglia ad Arjuna, ‘asvargyam’: “Se neghi di combattere, ti sarà negato di entrare nel sistema planetario superiore”. E ‘akirti-karam’: “Sei conosciuto come un grande guerriero, un grande soldato e il Mio amico, e ciò andrà contro la tua reputazione. Non agire in questo modo”. Quindi dice,

klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
tvaktvottistha parantapa
(Bg. 2.3)

“Non cedere a questa umiliante impotenza. Non ti si addice. Abbandona questa meschina debolezza di cuore e alzati, o vincitore del nemico”.

‘Parantapa’ significa colui che crea problemi ai nemici. Questo è il mondo materiale. Lo kshatriya non può comportarsi come un brahmana, perdonando. L’occupazione del brahmana è perdonare – ‘ksama-rupa-tapasvinah’ (praticare tolleranza e austerità). Quelli che sono ‘tapasvi’ (persone sante impegnate in austerità) possono perdonare; ma per chi è al governo e amministrare la giustizia, il perdono è fuori discussione. Vita per vita. “Hai ucciso un uomo e devi essere ucciso”. Questa è giustizia. Un brahmana può scusare: “Va bene, hai ucciso il mio amico, non importa, ti perdono”. Questa è l’attività del brahmana. Ma un kshatriya, che è al governo e ha il potere dominante, non può farlo. È la sua misericordia. È la misericordia del governo quando un assassino viene impiccato. Questa è l'ingiunzione della Manu-samhita. Perciò, ‘parantapa’. “Tu sei kshatriya e la tua occupazione è punire l'ingiusto”. ‘Ksudram hridaya-daurbalyam’: “Allo kshatriya non si addice questa meschina debolezza di cuore, rifiutarsi di combattere. Lascia perdere, non indulgere in questo”. Così Arjuna risponde:

katham bhismam aham sankhye
dronam ca madhusudana
isubhih pratiyotsyami
pujarhav arisudana
(Bg. 2.4)

“O uccisore dei nemici, o uccisore di Madhu, come potrei nel corso della battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhishma e Drona, degni della mia venerazione?”

Arjuna si rivolge a Krishna come ‘arisudana’, l’uccisore dei nemici, e dice: “Nel mio caso devo combattere con Bhisma e Dronacarya, che sono i miei migliori benefattori. Come posso ucciderli? È mio dovere offrire il mio rispetto, toccando i loro piedi, e Tu mi stai incitando a colpire il loro corpo con frecce? Indubbiamente Tu hai ucciso molti rivali, ma erano dei nemici. Perché mi stai inducendo a uccidere mio nonno e il mio insegnante?” Di certo Arjuna è intelligente, e risponde: “Non puoi accusarmi di essere ‘anarya’, questa è la mia considerazione e perciò esito a combattere”. Poi dichiara:

gurun ahatva hi mahanubhavan
sreyo bhoktum bhaiksyam apiha loke
hatvartha-kamams tu gurun ihaiva
bhunjiya bhogan rudhira-pradigdhan
(Bg. 2.5)

“Meglio vivere in questo mondo mendicando piuttosto che vivere al prezzo della vita di grandi anime, quali i miei maestri. Sebbene avidi di guadagni materiali, essi sono pur sempre i nostri superiori. Se li uccidiamo, tutto ciò di cui potremo godere sarà macchiato di sangue”.

Arjuna dice: “Non si tratta soltanto di mio nonno, ma sono anche i miei maestri e grandi personalità, ‘mahanubhavan’, Bishmadeva e Dronacarya. Se li uccido e vivo prosperosamente conquistando il regno, pensi che sia giusto che io sopravviva sul sangue dei miei guru e i miei superiori?” Ovviamente, dice anche:

na caitad vidmah kataran no gariyo
yad va jayema yadi va no jayeyuh
yan eva hatva na jijivisamas
te ‘vasthitah pramukhe dhritarastrah
(Bg. 2.6)

“Non so se sia meglio vincerli o esserne vinti. Se uccidessimo i figli di Dhritarastra, non avremmo alcun desiderio di vivere; eppure essi sono qui, schierati di fronte a noi sul campo di battaglia”.

Arjuna continua: “O Krishna, in realtà sono smarrito, è mio dovere combattere, ma ora sono confuso perché, dopotutto, sono i miei parenti e familiari, ‘dhritarastrah’. Dhritarastra è l’anziano fratello di mio padre, e i suoi figli sono i miei cugini-fratelli, perciò esito a combattere”. Ha spiegato chiaramente la sua posizione: “Non è che io sia diventato ‘anarya’, ho abbastanza forza per combattere, ma sono perplesso se in questo caso devo combattere oppure no”. Infine si sottomette:

karpanya-dosopahata-svabhavah
pricchami tvam dharma-sammudha-cetah
yac chreyah syan niscitam bruhi tan me
sisyas te ‘ham sadhi mam tvam prapannam
(Bg. 2.7)

“Ora sono confuso sul mio dovere e ho perso la calma a causa di una debolezza meschina. In questa condizione ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un’anima sottomessa a Te. Istruiscimi, Ti prego”.

Arjuna quindi decide di accettare Krishna come guru: ‘sisyas te ham’, “ora sono Tuo discepolo”. Diventare discepolo significa non avere più discussioni. Quando parliamo amichevolmente ci sono argomenti e obiezioni; ma quando c'è un ordine dal guru, non c’è più polemica. Perciò Arjuna dice ‘karpanya-dosopahata-svabhavah’: “In realtà il mio comportamento dovrebbe essere esattamente come un kshatriya, combattere per la giusta causa, ma in questo caso sto negando, quindi sono ‘kripana’.” Kripana significa colui che non usa correttamente la propria posizione.

Un uomo molto ricco che non usa il suo denaro, ma semplicemente lo guarda, è detto ‘kripana’, avaro. Allo stesso modo, Arjuna è potente, può combattere, è un kshatriya, ma sta negando la sua abilità; pertanto pensa di essere diventato kripana, avaro, poiché, anche se ha la forza, rifiuta di combattere. “Anche se ho denaro, non lo spendo”. Queste persone sono dette kripana. Perciò, ‘karpanya-dosopahata’: “Ora sono influenzato da una meschina debolezza, ‘karpanya-dosa’.” ‘Karpanya-dosopahata-svabhavah’.

Così, quando siamo confusi su come agire in queste faccende materiali – fare o non fare, questo è l'esempio – in quel momento dobbiamo avvicinare un guru. Questa è l'istruzione qui data: ‘pricchami tvam dharma-sammudha-cetah’ [“In questa condizione dimmi chiaramente che cosa è meglio per me”]. Quando siamo confusi, non distinguiamo ciò che è religioso da ciò che non lo è, e non usiamo correttamente la nostra posizione. Ciò è detto ‘karpanya-dosopahata-svabhavah’. In tal caso c'è bisogno di un guru. Questo è l’insegnamento vedico: ‘tad-vijnanartham sa gurum evabhigacchet srotriyam brahma-nistham’ (Mundaka Upanishad 1.2.12): “Bisogna avvicinare un maestro spirituale che conosce i Veda ed è devoto alla Verità Assoluta”.

Questo è il dovere. In questa civiltà incontriamo tanti problemi, è naturale che in questo mondo materiale ci siano sempre problemi. ‘Padam padam yad vipadam’ (SB 10.14.58): Mondo materiale significa che a ogni passo c'è un pericolo. Perciò dovremmo accettare di essere guidati dal guru, dall'insegnante o dal maestro spirituale su come avanzare. Più avanti sarà spiegato che lo scopo della vita – per lo meno nella forma umana, nella civiltà ariana – è capire la nostra posizione costituzionale, “Chi sono?”. Se non capisco “chi sono”, allora non sono differente dai cani e i gatti. I cani e i gatti non lo sanno, pensano di essere il corpo. Questo sarà spiegato in seguito. Pertanto, simili condizioni di vita, quando siamo confusi ...

In realtà siamo sempre confusi, perciò è necessario avvicinare un guru autentico. Arjuna ora si sta avvicinando a Krishna, il guru di prima classe. Guru di prima classe significa il Signore Supremo. Egli è il guru di tutti, parama-guru; di conseguenza, anche colui che rappresenta Krishna, è un guru. Ciò sarà spiegato nel quarto capitolo – ‘evam parampara-praptam imam rajarsayo viduh’ (Bg. 4.2): “Questa scienza suprema fu trasmessa in successione da maestro a discepolo”. Krishna sta mostrando un esempio di come dovremmo offrire la nostra resa e accettare un guru. Ecco qui Krishna – perciò accetta Krishna o il suo rappresentante come guru, e tutti i tuoi problemi saranno risolti. Altrimenti non è possibile, poiché lui può dire ciò che è bene o male per te. Così, ora Arjuna sta chiedendo, ‘yac chreyah syan niscitam bruhi tat’ [Ti prego di dirmi ciò che è meglio per me].

‘Niscitam’. Se vuoi consigli e istruzioni che siano privi di dubbio, illusione, errore e inganno – ciò è detto ‘niscitam’ – puoi ottenerli da Krishna o dal suo rappresentante. Non è possibile ottenere informazioni corrette da una persona imperfetta o da un imbroglione. Oggi è diventata una moda, tutti diventano guru e danno la loro opinione, “io penso”, “secondo me” – ma non sono guru. Guru significa che deve parlare secondo gli shastra. ‘Yah sastra-vidhim utsrjya vartate kama-karatah (Bg. 16.23). Coloro che rifiutano le ingiunzioni delle scritture e le loro testimonianze, allora ‘na siddhim sa avapnoti’, non ottengono mai il successo né alcuna felicità, ‘na sukham’, in questo mondo materiale, ‘na param gatim’, e che dire dell'elevazione nella prossima vita. Queste sono le ingiunzioni. Bisogna quindi scegliere il guru. E qui c’è l’esempio di Arjuna, che accetta Krishna come guru. Perché? Arjuna risponde:

na hi prapasyami mamapanudyad
yac chokam ucchosanam indriyanam
avapya bhumav asapatnam rddham
rajyam suranam api cadhipatyam
(Bg. 2.8)

“Non vedo il modo di allontanare il dolore che inaridisce i miei sensi. Non riuscirò a eliminarlo nemmeno se sulla Terra ottenessi un regno prospero e senza uguali e una sovranità simile a quella dei deva sui pianeti celesti”.

Arjuna ha scelto la persona giusta, il guru, e dice: “Finché non ascolto da te ciò che è giusto e sbagliato, non posso decidere se combattere o no. Non posso capire quale via è migliore per me”. Il verso successivo (Bg 2.9):

evam uktva hrsikesam
gudakesah parantapah
na yotsya iti govindam
uktva tusnim babhuva ha
(Bg. 2.9)

“Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna, ‘Govinda, non combatterò’, e rimane in silenzio”.

Dopo aver chiesto a Krishna di indicargli la giusta direzione, altrimenti non avrebbe combattuto,. Arjuna lasciò cadere l’arma e tacque.

tam uvaca hrsikesah
prahasann iva bharata
senayor ubhayor madhye
visidantam idam vacah
(Bg. 2.10)

“O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all’infelice Arjuna”.

Krishna ora assume la posizione del guru e inizia a dare istruzioni, ‘tam uvaca hrsikesah’. Un altro nome di Krishna è Hrisikesha, che significa ‘hrika-isha’. Hrika sono i sensi e isha è il maestro. Krishna quindi è il maestro dei nostri sensi, i sensi di tutti. Ciò sarà spiegato nel capitolo tredicesimo, con ‘kshetra-jnam capi mam viddhi sarva-kshetresu bharata’ (Bg. 13.3). In questo corpo ci sono due entità viventi: me stesso, l'anima individuale, ‘atma’; e Krishna, nella forma di Paramatma. ‘Isvarah sarva-bhutanam hrid-dese arjuna tisthati’ (Bg. 18.61). In realtà, il proprietario è il Paramatma.

Mi è stata data la possibilità di usare i miei sensi; ma i cosiddetti “miei sensi” non sono miei, non sono io che ho creato la mia mano. La mano è creata da Dio, o Krishna, attraverso l'azione della natura materiale, e mi è data per usarla nei miei scopi – per il cibo, per afferrare le cose. Ma in realtà non è la mia mano.

Altrimenti, quando questa mano rimane paralizzata – anche se proclamo che è “la mia mano” – non posso usarla perché il potere della mano è ritirato dal proprietario. Proprio come nella casa in affitto in cui stai vivendo; se il proprietario della casa ti sfratta, non puoi viverci né usarla. Allo stesso modo, possiamo usare questo corpo finché il vero proprietario del corpo, Hrisikesha, ci permette di rimanervi.

Perciò Krishna è chiamato Hrisikesha. Questo movimento della coscienza di Krishna significa che abbiamo accettato i sensi da Krishna, e che i sensi dovrebbero essere usati per Krishna, invece di usarli per la propria gratificazione. Questa è la nostra miserevole condizione di vita. Come quando si sta vivendo in un luogo per cui bisogna pagare l’affitto, ma se non si paghi – pensando che sia di nostra proprietà – allora avremo dei problemi. Similmente, Hrisikesha significa che il vero proprietario è Krishna – questa proprietà mi è stata data. La Bhagavad-gita spiega:

isvarah sarva-bhutanam
hrd-dese 'rjuna tisthati
bhramayan sarva-bhutani
yantrarudhani mayaya
(Bg. 18.61)

“Il Signore Supremo è presente nel cuore di ognuno, o Arjuna, e dirige l’errare di ogni essere vivente che è situato nel corpo, simile a una macchina costituita di energia materiale”.

‘Yantra’ significa macchina. Questa macchina mi è stata data da Krishna per mio desiderio: “Se ottengo una macchina simile a un corpo umano, allora potrò godere in un certo modo”. Krishna soddisfa: “D’accordo”. E se penso, “vorrei una macchina in cui posso succhiare direttamente il sangue di altri animali”, Krishna dice: “D’accordo, prendi il corpo di una tigre e usalo”. Questo è ciò che sta accadendo. Perciò il suo nome è Hrisikesha.

Quando capisco che “io non sono il proprietario di questo corpo, che volevo un certo tipo di corpo per la mia gratificazione dei sensi; ma ora che Krishna, il vero proprietario, me l'ha dato, non sono felice”, allora imparerò come usare questa macchina per far piacere al proprietario – questa è chiamata bhakti. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170). Poiché Krishna è il proprietario dei sensi—e di questo corpo—quando questo corpo sarà utilizzato per il servizio di Krishna, allora si raggiunge la perfezione della vita. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’: “Bhakti, il servizio devozionale, significa impegnare i nostri sensi nel servizio del Signore Supremo, il maestro di tutti i sensi”.

sarvopadhi-vinirmuktam
tat-paratvena nirmalam
hrisikena hrisikesha -
sevanam bhaktir ucyate
(Cc. Madhya 19.170)

La definizione di bhakti è “usare ogni cosa per il proprietario”. Questo è l’uso corretto delle cose, e se qualcuno le usa per altri scopi, è un uso improprio. Usare ogni cosa correttamente, questo è il significato di bhakti. Ora stiamo pensando che, “poiché è nata in India, questa macchina, il corpo, è indiana e dovrebbe essere utilizzata per il profitto dell'India”; e un’altra persona pensa che “questa macchina viene dall'America e dovrebbe essere usata per l'America”.

Questo sta succedendo nel nome della nazionalità o del comunismo o della società o dell'amicizia, e così via. Abbiamo inventato tanti “ismi”, ma sono tutti abusi perché in realtà la macchina non appartiene all’America o all'India o all'Africa – appartiene a Krishna – perciò questo è un uso improprio. E quando comprendiamo che stiamo abusando erroneamente di questa macchina, allora ciò è detto pura comprensione, o coscienza di Krishna. ‘Sarvopadhi-vinirmuktam’ (Cc. Madhya 19.170): Saremo liberi da ogni tipo di designazioni materiali, o liberi da tutti i desideri tranne che rendere servizio al Signore Supremo.

“Non sono americano, non sono indiano, non sono brahmana, non sono kshatriya, non sono un essere umano”. ‘Aham brahmasmi’: “Io sono Brahman”. Non il Brahman Supremo, ma una Sua particella. Il Brahman Supremo è Krishna, a cui ci si rivolge come Parabrahman. Essendo parti integranti del Brahman, anche noi siamo Brahman e dobbiamo quindi realizzare questa posizione. ‘Aham brahmasmi’: “Io sono Brahman”. Non sono questa macchina, ma vi sono situato, e poiché è stata ottenuta dall'America o dall'India o dal paradiso o dall'inferno, attribuisco a questa macchina la designazione di americana o indiana; ma in realtà appartiene a Krishna e dovrebbe essere usata per Krishna. La definizione di bhakti quindi è ‘hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170). Questa è la bhakti.

Pertanto Krishna ha assunto la posizione d’insegnante. Ora che Arjuna Lo ha accettato come tale, non ci saranno più conversazioni amichevoli, perché è compito dell'insegnante punire o castigare il discepolo quando sta agendo erroneamente. Questo è il suo dovere. La prima istruzione di Krishna – poiché Arjuna ha accettato la Sua guida, il Suo insegnamento e seguire le Sue istruzioni – è la seguente ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’ (2.11): Sei un mascalzone, parli come un uomo molto erudito, ma sei nel concetto corporeo di vita, “Come potrei uccidere mio nonno, i miei fratelli…?” Stai parlando come se tu fossi situato sulla piattaforma del corpo. Cos'è allora questo corpo? Deve essere trascurato? ‘Asocyan anvasocas tvam’: “Non è qualcosa di cui lamentarsi”.

sri-bhagavan uvaca
asocyan anvasocas tvam
prajna-vadas ca bhasase
gatasun agatasums ca
nanusocanti panditah
(Bg 2.11)

“Dio, la persona Suprema, disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano mai né per i vivi né per i morti”.

Pandita significa colui che sa che “io non sono questo corpo”. Questo è il pandita. Il corpo è una massa di materia, quindi, qual è il suo valore? Che sia in movimento o non si muova, è sempre un grumo di materia. Supponiamo che ora ci stiamo muovendo con questo bel soprabito, pantaloni e cappello. Va tutto bene. Ma cos'è? È una massa di materia. Sia soprabito e pantaloni, o queste ossa, pelle, sangue, feci e urina, qualsiasi cosa di cui questo corpo è composto, è tutto materiale. E quando l'essere vivente lascia questo corpo, lo stesso grumo di materia, ... cambia? Non lamentiamoci quindi al momento presente perché si sta muovendo; e non appena il movimento è interrotto, allora soffriamo: “Oh, mio #8203;#8203;padre se n'è andato, mio #8203;#8203;figlio se n'è andato”.

In realtà, il corpo è lo stesso. Lo stesso corpo che ora giace come un corpo morto e che noi stiamo piangendo, “mio padre”. Ma non hai mai visto tuo padre, hai visto solo i soprabiti, i pantaloni e il corpo. Questa è la tua educazione. Perciò Krishna dice: “Arjuna, tu stai pensando in termini di abiti, ossa, muscoli, urina e feci, quindi sei un mascalzone numero uno”. Questa è la prima istruzione, ‘asocyan anvasocas tvam prajna...’ (2.11). “Qualcuno si lamenta per quest’abito strappato, ossa, pelle, urina e feci? Si lamenta un uomo sano di mente?” Questa è la prima istruzione. Perciò, ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’: “Stai parlando proprio come un uomo molto istruito per discutere con me, ma sei uno sciocco numero uno, perché” – ‘gatasun agatasums ca nanusocanti panditah’ – “questa non è l’occupazione del pandita”.

Questa posizione non è di Arjuna soltanto; tutta la civiltà materiale, l'intera popolazione del
mondo, sono nella stessa situazione, ‘asocyan anvasocas tvam’ (2.11). Quando il corpo vive e si muove, sono tutti impegnati a renderlo confortevole; e quando non si muove, allora si lamentano. Questa è l’occupazione. Perciò, ‘brahma-bhutah prasannatma na socati na kanksati’. La nostra occupazione nella civiltà materiale è ‘socati kanksati’, due attività. Kanksati significa desiderare. [socati significa lamentarsi].

Mentre il corpo si sta muovendo, desideriamo e pianifichiamo: “Voglio questo, voglio quello, mio figlio ha bisogno di questo, la mia nazione o la mia comunità lo richiede”. Questo significa ‘kanksati’, desiderare di possedere ... E quando il corpo è perduto, allora ‘socati’, si lamenta: “Oh, mio #8203;#8203;padre se n’è andato, mio #8203;#8203;figlio se n’è andato”. Due attività. Essendo da molto tempo privi di conoscenza spirituale, siamo progrediti nella concezione materiale del corpo, due attività – ‘socati, kanksati’: desiderare ciò che non possediamo e lamentarci per ciò che abbiamo perso. Queste sono le nostre due occupazioni. Ma se diventi realizzato nel sé, se diventi consapevole di ciò che realmente sei, allora ‘na socati na kanksati’, non c’è più lamento, né desiderio di possesso.

brahma-butah prasannatma
na socati na kanksati
samah sarvesu bhutesu
mad-bhaktim labhate param
(Bg. 18.54)

“Colui che raggiunge la Trascendenza realizza subito il Brahman Supremo e diventa felice. Non si lamenta, non ha desideri di possesso ed è equanime verso tutti gli esseri viventi. In questa condizione può servirMi con una devozione pura”.

Questa è l’occupazione. Il nostro movimento per la coscienza di Krishna, quindi, sta cercando di educare le persone a rinunciare al concetto corporeo di vita. Questa è la somma e la sostanza del nostro movimento. E a meno che non si arrivi a capire che “non sono questo corpo ma un'anima spirituale, e che l’obiettivo della mia vita è assente”, allora si rimane gatti e cani.

yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke
sva-dhih kalatradisu bhauma ijya-dhih
yat-tirtha-buddhih salile na karhicij
janesv abhijnesu sa eva go-kharah
(SB 10.84.13)

“Chi identifica il proprio sé col corpo inerte costituito di muco, bile e aria, chi ritiene che moglie e famiglia siano permanentemente di sua proprietà, chi pensa che la terra in cui è nato sia degna di adorazione, o che in un luogo di pellegrinaggio vede della semplice acqua, ma che non fa amicizia non rispetta né fa visita a coloro che sono saggi nella verità spirituale—una simile persona non è migliore di una mucca o di un asino”.

Chiunque viva secondo il concetto corporeo di vita, non è migliore dei cani e dei maiali. Quindi, per fermare questa civiltà di cani e maiali, il movimento per la coscienza di Krishna è essenziale. Coscienza di Krishna significa prendere istruzioni da Krishna. Questa è la Sua prima istruzione, ‘socyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’; e gradualmente ne darà molte altre.
La nostra richiesta è che studiate la Bhagavad-gita così com'è, senza cercare di alterarla con la vostra presunta istruzione. Cercate di capire Krishna mentre Egli sta parlando, allora ne trarrete vantaggi e benefici, e la vostra vita avrà successo. Grazie mille. Hare Krishna.

Pusta-krishna dasa: Che cosa significa ‘sac-cid-ananda’?

Prabhupada: L'anima spirituale è ‘sac-cid-ananda’. ‘Sat’ significa eterno, ‘cit’ è la conoscenza, e ‘ananda’ la beatitudine. Studiando sé stessi, si comprenderà che questo corpo non è eterno. E se studiamo il corpo ... Nella Bhagavad-gita (2.18) è detto, ‘antavanta ime deha nityasyoktah saririnah’. Questo corpo è ‘antavat’, destinato a perire. Sat significa eterno, ma il corpo non è eterno. Pertanto, non avendo conoscenza né esperienza, è molto difficile capire ciò che è sat, eterno. Tutto ciò che è materiale viene distrutto, annientato, e pertanto non abbiamo veramente esperienza di ciò che è sat.

Ma l'insegnamento vedico è ‘sad gama asato ma’: “Non rimanere in ‘asat’, in ciò che non è eterno, vieni sulla piattaforma dell'eternità”. ‘Sad gama asato ma’. Questa è la nostra missione di vita. La forma di vita umana si distingue da quella dei cani e dei gatti, perché, se insegni ai cani e ai gatti ciò che è ‘sat’ e ciò che è ‘asat’, è impossibile che capiscano. Pertanto l'istruzione vedica è: “Non rimanete nella “forma umana semplicemente come cani e gatti, ma giungete alla piattaforma dell'eternità” – ‘asato ma sad gama’. Bisogna quindi cercare ciò che è eterno. Finora nella condizione presente, in quanto condizione materiale, non sappiamo cosa sia realmente eterno perché il nostro corpo non è eterno.

Perciò il primo insegnamento è: “Ti stai lamentando del corpo che non è eterno, ma tu sei eterno e il tuo compito è comprendere l'eterno”. Questo si chiama ‘sat’; mentre ‘cit’ significa conoscenza. Al momento siamo tutti nell'ignoranza. Non sappiamo quale sia il prossimo passo, “se sto per vivere o morire”. Tutto è nell'ignoranza, e anche questo corpo è pieno di ignoranza – non è ‘cit’. Abbiamo così esperienza di ‘sad cit’ e ‘ananda’. Dove si trova ananda? Ananda significa beatitudine, gioia; e non ci può essere alcuna gioia in questo corpo.

Nella vita materiale ci sono tre tipi di condizioni miserabili: adhyatmika, adhibhautika, adhidaivika [Le sofferenze causate da: il corpo e la mente, le condizioni esterne e atmosferiche, e gli altri esseri viventi]. Sia una, due o tre, queste condizioni miserevoli ci sono sempre. ‘Adhyatmika’ significa la sofferenza causata dal corpo e dalla mente; ovunque andiamo, il corpo è sempre presente. Anche se molti possiedono ricchezza e opulenza, vediamo che persino l'uomo più ricco nella società può commettere suicidio. Perché? Ha tutte le risorse per godere la vita, perché commette suicidio? Ciò significa che, sebbene sia materialmente molto ricco, non trova ‘ananda’, la felicità. Pertanto, in questa condizione materiale di vita, ‘sac-cid-ananda’ è fuori discussione. Se comprendiamo che cos’è la vita spirituale e se pratichiamo per giungere alla piattaforma spirituale, dove Si trova Krishna, allora possiamo diventare uguali (in qualità) a Krishna, ossia, ‘sac-cid-ananda’. Altrimenti rimaniamo nell'ignoranza – nella concezione corporea di vita. Questo corpo non è ‘sac-cid-ananda’".





Fine.

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Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





















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