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 RADIO KRISHNA CENTRALE
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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Versi 1-10
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Sangita Dasi
Moderatore



49 Messaggi

Inserito il - 20/12/2018 : 17:06:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta in Germania il 16 Giugno 1974
sulla Bhagavad Gita cosi' com'e' - Capitolo 2 Versi 1-5

"Questa è una conversazione tra Krishna e Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra. Quando Arjuna rifiuta di combattere, Krishna raccomanda a tutti di seguire i propri doveri prescritti senza considerazione di perdita o guadagno personale. Secondo la società vedica esistono in modo naturale quattro divisioni sociali che sono le stesse in tutto il mondo. Come nel corpo ci sono la testa, le braccia, lo stomaco e le gambe, similmente nella società c’è una classe di uomini che è considerata il cervello, un’altra che protegge la società dal pericolo, un’altra che è esperta nel commercio, nell’agricoltura e nella protezione delle mucche, e un’altra classe che lavora per servire gli altri.

Non possiamo evitarlo. Perché un corpo sia completo, deve avere quattro dipartimenti: cervello, braccia, stomaco e gambe. Arjuna appartiene alla classe di uomini che protegge la società, e quando si rifiuta di combattere, Krishna gli raccomanda di compiere il suo dovere. Generalmente, uccidere non è una buona cosa, ma difendersi da un nemico o da un aggressore non è peccato; e sul campo di battaglia di Kurukshetra, la parte opposta è l’aggressore di Arjuna. Questo è lo studio della Bhagavad-gita, il cui vero scopo è d’istruire Arjuna sulla conoscenza spirituale.

Prima di tutto, conoscenza spirituale significa sapere che cos’è lo spirito. Le persone sono assorte nel corpo, e questo è materialismo; ma quando comprendono di essere spirito e agiscono di conseguenza, allora è spiritualismo. Così Arjuna esita a combattere perché nella parte opposta vede i suoi parenti con cui ha una relazione basata sul corpo. La discussione tra Arjuna e Krishna è una conversazione tra amici; e quando Arjuna comprende che una discussione amichevole non può risolvere il suo problema, si sottomette a Krishna e diventa Suo discepolo.

‘Sisyas te ham sadhi mam prapannam’ (Bg. 2.7): “Caro Krishna, finora abbiamo parlato come due amici ma ora io sono tuo discepolo. Ti prego, istruiscimi e salvami. Che cosa devo fare?”

Quando Arjuna arriva a questo punto, Krishna allora comincia a istruirlo, ‘sri-bhagavan uvaca’. La conversazione tra Krishna e Arjuna fu registrata da Vyasadeva, e in seguito diventò un libro. Come quando si registra un discorso che poi bisogna mettere per iscritto.

Vyasadeva, l’autore della Bhagavad-gita, scrive: ‘sri bhagavan uvaca’, “Dio, il Signore supremo disse”, e non “Io dissi”. Krishna è accettato da tutte le autorità come Bhagavan – significa che possiede le sei opulenze al completo: forza, fama, ricchezza, conoscenza, bellezza e rinuncia. Noi siamo orgogliosi di possedere alcuni acri di terra ma Bhagavan è il proprietario di tutto l’universo; perciò è considerato il più ricco. Similmente è il più forte e saggio, il più attraente e famoso, e il più rinunciato. E quand’era presente su questo pianeta, Egli dimostrò di possedere tutte queste opulenze. Perciò, ‘sri bhagavan uvaca’. La personalità più potente sta parlando, e tutto ciò che Egli dice, deve essere accettato come verità.

Nella nostra vita condizionata abbiamo quattro difetti: commettiamo errori, siamo illusi, vogliamo ingannare e abbiamo sensi imperfetti. La conoscenza, quindi, che è ricevuta da una persona contaminata da questi difetti non può essere perfetta; ma se è ricevuta da una persona che trascende tali difetti, allora è perfetta. Gli scienziati moderni teorizzano, “forse è questo, forse è quello”, ma questa conoscenza non può essere perfetta. Se speculano con i sensi imperfetti, che valore può avere la loro conoscenza? Può solo essere parziale, ma non perfetta. Il nostro metodo invece è ricevere la conoscenza da una persona perfetta, e perciò noi la riceviamo da Krishna, Bhagavan, il più perfetto.

L’esempio può essere dato da un bambino che non sa chi è suo padre. Come potrebbe trovare suo padre? Non ci riuscirebbe mai, ma se lo chiede alla madre allora lo saprà, e questo è perfetto. La conoscenza di Dio è al di là della percezione dei sensi, perciò, come potete ottenerla? Dovete riceverla da Dio stesso o dal Suo rappresentante. Qui Krishna, il Signore Supremo, è l’autorità ultima, e dice ad Arjuna, ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase gatasun agatasums ca’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti” – ‘gatasun’ significa “corpo”.

Che il corpo sia morto o vivo, la concezione corporea di vita è un’insensatezza. La persona erudita non prende seriamente in considerazione il corpo. Nella letteratura vedica è detto: “Chi è situato nella concezione corporea di vita, non è meglio di un animale”. Perciò, al momento presente, senza la conoscenza del sé, il mondo intero è sotto il concetto corporeo di vita – che esiste anche tra gli animali. Anche i cani e i gatti sono molto orgogliosi di diventare dei grandi cani o gatti. Similmente, l’uomo è orgoglioso di essere americano, indiano, o altro. Ma qual è la differenza? Qesto è ciò che sta accadendo, e perciò gli uomini stanno lottando come i cani e i gatti. Continueremo domani. Grazie molte. Hare Krishna".

Fine.




[segue un'altra lezione sugli stessi versi e su altri]


RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


2073 Messaggi

Inserito il - 21/12/2018 : 05:45:31  Mostra Profilo  Rispondi Quotando





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
sulla Bhagavad Gita cosi' com'e' - Capitolo 2 - Versi 1-10
tenuta a Los Angeles il 25 novembre 1968

"Sanjaya disse: “Vedendo Arjuna con le lacrime agli occhi, pieno di compassione e molto triste, Madhusudana, Krishna, gli rivolge queste parole”. Il Signore Supremo disse: “Mio caro Arjuna, da dove viene questa mancanza di purezza? Non è degna di un uomo che conosce i valori della vita che conducono al progresso. Non ti porterà ai pianeti superiori ma all’infamia”. (Bg.2.1-2)

Prabhupada: Ora Arjuna è indulgente con i suoi parenti e fratelli, e si lamenta con le lacrime agli occhi ma Krishna dichiara che il suo comportamento non è degno di un Ariano. Vedete? Arjuna era pieno di compassione, ma ciò non è approvato da Krishna. Leggi la spiegazione.

Spiegazione: “Parasara Muni, padre di Vyasadeva e grande autorità, spiega il significato del termine sanscrito bhagavan: colui che possiede bellezza, ricchezza, fama, potenza, conoscenza e rinuncia senza limiti. Numerose sono le persone ricche o potenti, belle, o celebri, erudite o capaci di rinuncia, ma nessuna può dimostrare di possedere al completo tutte queste opulenze. Un tale diritto si applica solo a Krishna, Dio, la Persona Suprema.

Nessun essere vivente, incluso Brahma, può possedere una simile opulenza; neppure Siva o Narayana può possederla al completo come Krishna. Studiando in modo analitico queste potenze, Brahma stesso conclude nella Brahma-samhita che Sri Krishna è Dio, la Persona Suprema. Nessuno Gli è uguale o superiore. Egli è il Signore primordiale, o Bhagavan conosciuto anche come Govinda, la causa suprema di tutte le cause. (Bs. 5.1) Krishna è Dio, l’origine dell’Anima Suprema e del Brahman impersonale. Alla presenza della Persona Suprema, il lamento di Arjuna per i suoi parenti è certamente fuori luogo, e perciò Krishna esprime la Sua sorpresa con la parola ‘kutas’: da dove.

Mostrare simili sentimenti non è degno di un Ariano. Questo termine si applica a una persona che conosce il valore della vita e che pone la realizzazione spirituale alla base dell’esistenza. Ma coloro che sono guidati dalla concezione materiale dell’esistenza, non sanno che il fine della vita è la realizzazione della Verità Assoluta, Vishnu, o Bhagavan. Simili persone sono attratte dagli aspetti esterni del mondo materiale”.

Prabhupada: Ma al presente proclamano di appartenere alla famiglia degli Ariani, le cui qualificazioni sono qui descritte. A causa della sua debolezza, Arjuna è rimproverato da Krishna per manifestare i sintomi di un non-Ariano. Il termine “ariano” non è ordinario, e si riferisce all’essere umano perfetto, per quanto sia possibile. Questa è la civiltà ariana. Continua a leggere.

Spiegazione: “Queste persone, che sono affascinate dall’aspetto esterno del mondo e che non conoscono il significato di liberazione dalla schiavitù materiale, sono chiamate non-Ariano. Rifiutando di combattere, sebbene sia uno ksatriya, Arjuna sta deviando dal suo dovere prescritto. Questo atto di codardia non è degno di un Ariano. Allontanarsi dal proprio dovere non aiuta a progredire spiritualmente, né permette di diventare famosi in questo mondo. Sri Krishna non approva affatto la cosiddetta compassione di Arjuna per i suoi parenti”.

Prabhupada: La cosiddetta compassione. Arjuna pensa che, mostrando compassione, sarà elogiato da Krishna, ma Krishna lo biasima, esattamente l’opposto. In realtà, Krishna è molto rigoroso; e questa qualità è anche dei Suoi associati. ‘Vajrad api kathora, kusumad api kamala’: più soffice di un fiore e più duro di un fulmine – questi due aspetti. Quando è severo, Krishna è più duro di un fulmine; e quando è tenero, è più soffice di un fiore. Krishna non è indulgente col Suo amico o devoto, poiché una tale indulgenza non lo aiuterà. Non lo aiuterà. Ma quando è severo col Suo devoto, è come un padre che insegna al figlio; e ciò è positivo perché la severità di Krishna sarà la causa della sua salvezza. E alla fine Arjuna ammetterà: “Per la Tua misericordia, la mia illusione è ora svanita”. Questo tipo di rimprovero da parte di Dio per il Suo devoto è talvolta frainteso perché siamo abituati ad accettare sempre ciò che è piacevole sul momento immediato; ma non bisogna sentirsi delusi nel scoprire che non si può sempre ottenere un piacere immediato. Si deve dunque aderire all’ordine di Krishna. E questa è la posizione di Arjuna. Leggi il verso successivo.

“O figlio di Pritha, non cedere a questa umiliante impotenza, non ti si addice. Abbandona questa meschina debolezza di cuore e alzati, o vincitore del nemico”. (Bg 2.3)

Prabhupada: “Umiliante impotenza”. Krishna non vuole che il Suo devoto sia un codardo e un debole (ride). Questa cosiddetta debolezza, o inadeguatezza, non è una qualità del devoto, che invece deve essere molto esperto e qualificato. Krishna vuole vedere queste qualità nel Suo devoto e Si rivolge ad Arjuna chiamandolo ‘param-tapa’, “colui che punisce il nemico”. Non hai scuse, ora devi punire e compiere il tuo dovere; e non, “sono cosciente di Krishna e perciò sarò molto umile”. Si deve essere umili, ma se si presenta la necessità, bisogna essere come il fulmine. Questa è l’istruzione di Krishna. Leggi il verso successivo.

“Arjuna disse: O uccisore di Madhu, come potrei in battaglia respingere con le mie frecce uomini come Bhishma e Drona, che sono degni della mia adorazione?” (Bg 2-4)

Prabhupada: Krishna Si rivolge ad Arjuna come “colui che punisce il nemico”, ‘param-tapa’; e Arjuna si rivolge a Krishna come Madhusudana, “l’uccisore del demone Madhu”. Arjuna è come se dicesse: “O Krishna, ti rivolgi a me come ‘param-tapa’, e pensi che mio nonno e il mio insegnante siano i miei nemici? Tu hai ucciso il demone Madhu, e ora mi stai chiedendo di uccidere mio nonno e il mio maestro?” Questa è l’allusione: “D’accordo, Tu sei Madhu-sudana, hai ucciso il demone Madhu; e ora stai chiedendo a me di essere Bhishma-sudana e Drona-sudana? L’uccisore di mio nonno Bhishma e del mio maestro Drona? Come posso farlo?” ‘Sudana’ significa “uccisore”. Nel verso successivo Arjuna dà la sua risposta:

“Meglio vivere in questo mondo mendicando piuttosto che vivere al prezzo della vita di grandi anime, quali i miei maestri. Sebbene siano avidi, sono pur sempre i nostri superiori. Se sono uccisi, la nostra vittoria sarà macchiata di sangue”. (Bg 2.5)

Questa è un’altra indicazione di come si deve mostrare rispetto ai superiori. Arjuna dice: “Anche se sono diventati avidi, sono sempre i miei superiori”. Perché avidi? “Mio nonno e il mio maestro hanno un grande affetto per me, ma Duryodhana li mantiene e quindi hanno accettato di servirlo. Hanno accettato di servire Duryodhana per denaro e perciò sono avidi; ma sono pur sempre i miei superiori”. Questo è rispetto.

La Bhagavad-gita fa un esempio, ‘api cet sudaracaro bhajate mam ananya-bhak sadhur eva sa mantavyah’ (Bg. 9.30) [Anche se commettesse l’azione più detestabile, chi è impegnato nel servizio devozionale deve essere considerato santo perché è situato con determinazione sulla giusta via]. “Perciò è un santo”, come Krishna dichiara.

Noi abbiamo delle regole – no al sesso illecito, all’intossicazione, al consumo di carne, e così via, e non si devono trasgredire intenzionalmente queste leggi. Ma se qualcuno fuma casualmente, nonostante faccia un buon servizio in coscienza di Krishna, non bisogna deriderlo ma dargli l’opportunità di cambiare; anche se ha casualmente trasgredito, non significa che debba essere immediatamente allontanato. Come ha mostrato Arjuna: “Sebbene siano avidi, sono sempre i miei superiori”. Questa è fede risoluta. Se vedo che i miei superiori commettono involontariamente un’azione detestabile, non devo annullare il mio rispetto per loro.

“Non so se sia meglio vincerli o esserne vinti. Se uccidessimo i figli di Dhritarastra, che sono schierati di fronte a noi sul campo di battaglia, non avremmo più alcun desiderio di vivere”. (Bg. 2.6)

Spiegazione: “Arjuna è confuso, non sa se deve combattere e commettere inutili violenze, pur sapendo che combattere è il suo dovere di ksatriya, o se deve ritirarsi e vivere mendicando. Se non vincesse il nemico, mendicare sarebbe l’unica possibilità di sopravvivenza per lui. Non è neppure sicuro della vittoria, perché le forze dei due eserciti si equivalgono”.

Prabhupada: Queste sono le cause della sua perplessità, ed è anche il suo modo di pensare, cui sta cercando di dare ulteriori spiegazioni. Anche se li attendesse la vittoria, sarebbe molto difficile vivere dopo la scomparsa dei figli di Dhritarastra; e se tutti morissero in battaglia, anche la vittoria sarebbe una sconfitta. Queste riflessioni provano che Arjuna non è solo un grande devoto, ma anche un uomo di conoscenza e in pieno controllo della mente e dei sensi. Anche il suo desiderio di vivere mendicando è un altro segno del suo distacco, sebbene egli sia di sangue reale. Leggi il verso successivo.

“Ora sono confuso sul mio dovere e ho perso la calma a causa di una mia debolezza. In questa condizione ti chiedo di dirmi chiaramente ciò che è meglio per me. Ora sono tuo discepolo e un’anima sottomessa. Istruiscimi, Ti prego”. (Bg. 2.7).

Spiegazione: “Il complesso sistema delle azioni materiali dominate dalle leggi della natura, lasciano l’uomo perplesso. Ogni passo nella vita solleva nuovi interrogativi, perciò è necessario avvicinare un maestro spirituale autentico, capace di aiutarci a compiere la missione della nostra esistenza”.

Prabhupada: Tutta la letteratura vedica consiglia di avvicinare un maestro spirituale autentico per liberarci dalle perplessità della vita che ci vengono incontro anche senza desiderarlo, come un incendio improvviso che nessuno ha provocato o voluto. La saggezza vedica, perciò, consiglia di avvicinare un maestro spirituale nella successione disciplica autentica, per risolvere i problemi della vita e ricevere la scienza che ci permetterà di trovare una soluzione. Nei Veda è detto, ‘acarya van purusho veda’: il maestro spirituale autentico, ‘acarya’, conosce ogni cosa. Non si deve dunque rimanere nell’ignoranza confusi dai problemi della vita.

Questo è l’insegnamento del verso. Chi non capisce i problemi della vita, cade nella confusione materiale. Nella Garga Upanishad è detto: È un avaro colui che, dopo aver sprecato la vita umana, lascia questo mondo come farebbe un cane o un gatto, senza risolvere i problemi dell’esistenza e aver compreso la scienza spirituale. È chiamato “avaro”, perché spreca la forma umana, il bene più prezioso che permette di risolvere i problemi della vita. L’avaro non usa in modo appropriato i suoi beni: se ha un milione di dollari, lo conserva, invece di utilizzarlo per trarne profitto, e perciò è privo d’intelligenza.

La Garga Upanishad descrive due categorie di persone: i ‘kripana’, o avari, e i ‘brahmana’. Tutti moriremo, e questa è una certezza; ma almeno si deve cercare di non morire come i cani e i gatti. Nessuno può sfuggire alla morte, ma prima di morire bisogna sapere che cos’è il “sé” e la realizzazione spirituale. Questa è la differenza. Colui che cerca di capire chi è, qual è la sua relazione con Dio e come dovrebbe agire, è un brahmana; e colui che vive semplicemente mangiando, dormendo e accoppiandosi, vive e muore come i cani e i gatti, senza capire chi è e perché è in questo mondo. Così la morte è inevitabile.

Prahlada Maharaja istruisce i suoi compagni di scuola: ‘kaumara acaret prajno dharman bhagavatan iha’ (SB 7.6.1) [Cari amici, fin dall’inizio della vita bisogna cercare di capire il bhagavata-dharma, la nostra relazione col Signore Supremo]. Benché la vita sia temporanea, è tuttavia adatta per la realizzazione spirituale. Perciò, si dovrebbe iniziare fin dall’infanzia. Proprio come nel metodo educativo moderno, che con vari giochi istruttivi insegna ai bambini le diverse attività della vita; similmente, si dovrebbe avere un’educazione cosciente di Krishna fin dall’infanzia. Questo è l’errore della civiltà moderna: diventano ingegneri, tecnologi, medici, e così via, ma non risolvono il vero problema della vita, che è conoscere il sé. Non esiste un metodo educativo in tutto il mondo che insegni la realizzazione del sé spirituale, le sue necessità, in che modo agisce, e molto altro.

Una volta, in un Istituto Tecnico del Massachusetts, chiesi: “Questo è un ottimo istituto, ma dov’è il dipartimento tecnologico per la comprensione?”; e gli studenti apprezzarono. In realtà questo è il difetto, non esiste una tecnologia per capire i veri problemi della vita. Sono molto orgogliosi del loro progresso tecnologico basato sul benessere e il mantenimento del corpo, ma si lasciano sfuggire la vera tecnologia che è insegnata nella Bhagavad-gita. Cercate di capire: la Bhagavad-gita non è la scienza per la salute del corpo ma per il benessere dell’anima spirituale, ‘dehi’, il possessore del corpo – che è all’interno del corpo, ‘deha’ e lo fa muovere e lo mantiene in forma.

Abbiamo un corpo attraente, ma per quanto? Finché l’anima spirituale è presente; ma appena se ne va, immediatamente il corpo inizia a deteriorarsi. Tutti sono attratti da una bella ragazza, ma quando l’anima spirituale se ne va, nessuno sarà più interessato a quel corpo. Immediatamente, diventerà inutile (ride). Così, chi è veramente serio riguardo a questo? Ciò è insegnato nella Bhagavad-gita. L’anima non invecchia mai, è il corpo che cambia. Questo è il processo:

dehino ‘smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantara-praptir
dhiras tatra na muhyati

“Come l’anima incarnata passa in questo corpo, dall’infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l’anima passa in un altro corpo all’istante della morte. L’anima realizzata non è turbata da questo cambiamento”. (Bg. 2.13)

L’anima è sempre fresca, è il corpo che cambia. Si deve capire questo. Nell’infanzia il corpo è diverso, e quando il bimbo diventa un giovane ragazzo, il suo corpo si trasforma; ma l’anima spirituale rimane sempre la stessa quando il corpo cambia. Questa è la prova che il corpo cambia e l’anima rimane immutabile. Ripenso alla mia infanzia e a ciò che facevo, ma quel corpo non c’è più, se n’è andato. La conclusione, dunque, è che il mio corpo è cambiato ma io sono sempre lo stesso. Non è così? È una semplice verità. Il mio corpo cambierà, ma io rimarrò; potrò entrare in un altro corpo, questo non ha importanza, ma io rimarrò – ‘tatha dehantara-praptir dhiras tatra na muhyati’. Il mio corpo cambia anche nel momento presente, similmente, nel cambiamento finale non significa che io sono morto, ma entro in un altro corpo – ‘vasamsi jirnani yatha’ (Bg. 2.22), come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli vecchi. Questo è il cambiamento. Quando non ero sannyasi, vestivo come un gentiluomo. Ora ho cambiato l’abito, ma non significa che sono morto – ho solo cambiato la veste. Continua a leggere dalla descrizione di ‘kripana’.

Spiegazione: “I ‘kripana’, gli avari, sprecano il loro tempo per essere eccessivamente attaccati alla famiglia, la società, la nazione, e così via, immersi nella concezione materialista della vita. Spesso si è attaccati alla vita di famiglia, alla moglie, ai figli e ad altri familiari sulle basi di ‘un’affezione di pelle’. Il ‘kripana’ pensa di poter proteggere i familiari dalla morte, o pensa che la famiglia o la società lo salverà dalla morte. Quest’attaccamento esiste anche negli animali inferiori, che si prendono grande cura dei loro piccoli. Arjuna è intelligente, e perciò in grado di capire che l’affetto per i parenti e il desiderio di proteggerli dalla morte sono la causa della sua incertezza. Non ignora che il dovere di guerriero lo attende, ma una debolezza meschina gli impedisce di compierlo. Perciò chiede a Sri Krishna, il maestro spirituale supremo, di trovare una soluzione definitiva. Si offre a Lui come discepolo e desidera interrompere la conversazione amichevole. I discorsi tra maestro e discepolo sono molto seri, e ora Arjuna desidera parlare molto seriamente alla presenza del maestro spirituale che ha accettato”.

Prabhupada: Ecco il metodo. Arjuna sta parlando amichevolmente con Krishna, che bisogno c’è che accetti Krishna come maestro spirituale? AccettarLo come maestro significa che non può più discutere, ma deve accettare tutto ciò che Egli dice. Questo è il metodo. Parlando amichevolmente, allo stesso livello, la discussione non avrà fine; ma accettandoLo come maestro spirituale, dovrà approvare le Sue parole senza obiezioni. Perciò è importante scegliere un maestro cui potersi sottomettere completamente. Questo è il metodo. Nessuno può negare o smentire le ingiunzioni vediche, ‘veda-vakya’. Similmente, il maestro spirituale è il rappresentante dei Veda, ‘acarya van purusho veda’.

Il maestro spirituale ha il grande dovere d’istruire il discepolo affinché non sia sviato. E ciò è possibile perché il maestro parla da fonti autorevoli – come la Bhagavad-gita e il Bhagavatam, o secondo gli insegnamenti di Narada o di Vyasa, che sono le sue autorità – e non secondo la sua opinione. È perfetto perché discende da una successione disciplica; e anche colui che segue le sue istruzioni sta perfettamente progredendo. Non è difficile da capire. Perciò Arjuna dice: “Ora Ti accetto come maestro spirituale. Istruiscimi, Ti prego”.
Continua a leggere la spiegazione e i versi successivi.

Spiegazione (verso 2.7): “Arjuna si offre a Krishna come discepolo, desiderando interrompere la conversazione amichevole. Perciò Krishna è il maestro spirituale originale sulla scienza della Bhagavad-gita, e Arjuna è il discepolo originale nella comprensione della Gita. In che modo Arjuna comprende il messaggio della Bhagavad-gita è stabilito nella Gita stessa, eppure certi eruditi mondani e sciocchi spiegano che è inutile sottomettersi a Krishna come persona ma bisogna sottomettersi ‘al non nato di cui Krishna è la manifestazione esterna’. Ma non c’è differenza tra il dentro e il fuori, l’interno e l’esterno di Krishna, e chi non ha il senso di questa comprensione, è il più grande sciocco e il più grande simulatore”.

“Non vedo il modo di allontanare il dolore che inaridisce i miei sensi. Non riuscirò ad eliminarlo nemmeno se ottenessi un regno senza pari sulla Terra e una sovranità simile a quella dei deva sui pianeti celesti”. (Bg 2.8). “Sanjaya disse: Avendo così parlato, Arjuna, il vincitore dei nemici, dice a Krishna: ‘Govinda, non combatterò’, e rimane in silenzio. O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all’infelice Arjuna”. (Bg 2.9-10)

Prabhupada: Arjuna è molto serio, ma Krishna sorride e pensa: “Vediamo che cosa farà ora lo sciocco”. (ride) Pertanto ora si presenta la necessità d’insegnare la Bhagavad-gita. Lo sciocco deve essere istruito. Krishna sorride, proprio come un padre che osserva il figlio pensieroso. Arjuna ha accettato Krishna come maestro spirituale, e pertanto sarà enunciata la Bhagavad-gita. Che cosa insegna? Nei versi successivi c’è il primo insegnamento di Krishna:

“Il Signore beato disse: Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi per ciò che non è degno di afflizione. I saggi non si lamentano né per i vivi né per i morti. Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io, tu, e tutti questi re, e in futuro nessuno di noi cesserà di esistere”. (Bg. 2.11-12)

Così, ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’ (2.11): Benché tu dica sagge parole, il tuo comportamento dimostra che non sei saggio, perché ti affliggi per qualcosa di cui nessun saggio si affliggerebbe. Cortesemente Egli dice: “Non sei saggio, anche se pronunci sagge parole”. Come il famoso “Dottor Rana”, che parla come un grande filosofo [riferendosi alla storia della rana nel pozzo], o come il dottor Radhakrishnan, che dice: “Non a Krishna come persona, ma a ciò che è dentro Krishna”. Lo sciocco non sa che in Krishna non c’è il dentro e il fuori – piuttosto, Krishna è all’esterno e all’interno di ogni cosa. Non lo sa, eppure è accettato come un grande erudito, il “Dottor Rana” o il dottor Radhakrishnan. Vedete? Questo è ciò che accade nel mondo. Si atteggiano a grandi saggi ma sono subito smascherati dai devoti, che sanno distinguere il vero saggio dal simulatore, e gli altri saranno sviati. Con la loro visione i devoti possono vedere e discriminare il saggio e lo sciocco. ‘Ajnana-timirandhasya jnananjana-salakaya’: “Sono nato nell’oscurità dell’ignoranza, ma il mio maestro spirituale mi ha aperto gli occhi con la torcia luminosa della conoscenza”.

Domanda: Anche quelli che vivono nell’asrama sono puri devoti?

Prabhupada: Sì, perché seguono le mie istruzioni. Come un tecnico esperto e i suoi assistenti – poiché seguono le istruzioni dell’esperto, anche il loro lavoro è completo. Tuttavia non si diventa immediatamente puri. Anche noi seguiamo le istruzioni del nostro maestro spirituale. Io non proclamo di essere un puro devoto né di essere perfetto, la mia unica qualificazione è che sto cercando di seguire le istruzioni della persona perfetta. Questa è la successione disciplica. Similmente, Krishna è il maestro spirituale originale, e Arjuna, che è lo studente originale, dice, ‘sarvam etad ritam manye yad vadasi kesava’ (Bg. 10.14): “Mio caro Krishna, accetterò tutto ciò che mi dirai”.

Arjuna dichiara: “Accetto tutto ciò che dici. Tu dici che sei il Supremo ed io l’accetto. In Te niente è separato, il Supremo e Tu come persona”. Ma il dottor Radhakrishnan dice: “Non mi sottometto a Krishna, ma a qualcosa che è dentro di Lui”. Questo è impersonalismo: Non sa che in Krishna non c’è differenza tra dentro e fuori, come per l’anima condizionata, per cui “io sono” significa “io sono il corpo” o “io sono l’anima”. In Krishna non c’è questa differenza. Ma lui non lo sa perché non segue Krishna, il maestro spirituale perfetto. Questo è il suo errore.

Se seguiamo Arjuna e Krishna, allora otterremo la conoscenza perfetta – non al cento per cento ma per quanto ci è possibile. Se seguiremo l’insegnamento così com’è, gradualmente otterremo la perfezione. Bisogna solo seguire. Lo stesso esempio: se lavoriamo rigorosamente sotto le istruzioni di un meccanico esperto anche noi diventeremo esperti; non al cento per cento, ma il nostro lavoro sarà come quello di un esperto. Riuscite a capire? Se seguite le istruzioni del puro devoto, allora anche voi siete puri devoti, ma non al cento per cento, perché state cercando di sollevarvi dall’esistenza condizionata.

Quel tanto che riuscite a fare, comunque, è considerato puro, se seguite strettamente le istruzioni del puro devoto. Perciò non significa che diventate immediatamente puri al cento per cento. Ma se aderite rigorosamente al principio di seguire il puro devoto, allora le vostre azioni saranno come quelle di un puro devoto.

Il devoto non dice, “secondo la mia opinione”, ma si attiene agli insegnamenti del Bhagavata – ‘mahajano yena gatah sa panthah’ (Cc. Madhya 17.186): Si devono seguire le orme dei devoti puri e santi, i mahajana, Non è possibile diventare puri usando la logica e la discussione. Inoltre, si può essere sconfitti da chi è più forte ed esperto di noi. Non è discutendo che si diventa puri devoti.

‘Tarkah apratisthah smritayo vibhinnah na casav risir yasya matam na bhinnam’ (Cc. Madhya 17.186): gli argomenti aridi sono inutili e inconcludenti, ‘tarkah apratisthah’; e le scritture sono di diversi tipi, ‘smritayo vibhinnah’. Anche seguendo un particolare tipo di filosofo, o saggio, non si diventa puri, perché tale filosofo potrebbe essere un “Dottor Rana”. Perciò diventare puri, o capire l’essenza della purezza, è qualcosa di molto confidenziale che non può essere acquisito con lo sforzo o la logica, con l’erudizione o la filosofia. In che modo allora?

‘Mahajano yena gatah sa panthah’, seguendo le orme del puro devoto, che è riconosciuto come un mahajana. Similmente, se seguiamo Arjuna nella Bhagavad-gita, allora capiremo la Bhagavad-gita così com’è; ma se seguiamo qualcun altro, un “Dottor Rana”, o inventiamo la nostra interpretazione, allora rimarremo impuri. Perciò, ‘mahajano yena gatah sa panthah’, dobbiamo seguire le orme dei mahajana, grandi anime. Ora stiamo direttamente incontrando una grande anima, Arjuna, cui il maestro originale sta insegnando la Bhagavad-gita. Quale altra autorità può essere superiore ad Arjuna?

Se accettiamo la Bhagavad-gita come fa Arjuna, allora studieremo la Bhagavad-gita in modo perfetto. È molto semplice. Perciò dichiaro che Krishna è il maestro originale e Arjuna è lo studente originale, e se seguirete lo studente originale, capirete la Bhagavad-gita, anche se Krishna non è presente davanti a voi. Egli è presente con le Sue parole. Questo è il metodo: seguire ciò che è puro.

Domanda: Potremo ricordare un giorno ogni tua parola? Per quanto mi riguarda, dimentico sempre tutto.

Prabhupada: La memoria può essere scarsa, ma tutto dipende dalla dedizione. Se ti applichi in qualcosa, la tua memoria migliorerà. Non si diventa esperti in un giorno, ma con la pratica e la coltivazione – se ti eserciti a ricordare, la memoria ti aiuterà. Non è difficile. Nella Bhagavad-gita è detto che si deve cercare di ricordare Krishna, la Sua bellezza e i Suoi insegnamenti così attraenti. Semplicemente ricordare Krishna. Questa è la perfezione approvata da Sri Caitanya. Penso di aver già narrato questa storia.

Quando Sri Caitanya entrò nel tempio di Ranganatha, nell’India del sud, per vedere la Divinità, vide un brahmana che stava leggendo la Bhagavad-gita. Sapendo che era analfabeta, alcuni lo deridevano; ma il brahmana non se ne curava, prendeva il libro e a modo suo leggeva. Notandolo, Caitanya Mahaprabhu Si avvicinò e chiese: “Caro brahmana, che cosa stai leggendo?” Vedendo che quella persona gli parlava seriamente e non si prendeva gioco di lui, l’uomo rispose: “Sto leggendo la Bhagavad-gita, ma sfortunatamente non so leggere e non conosco neppure le lettere dell’alfabeto”. “Perché leggi la Bhagavad-gita?”, chiese il Signore. “Perché il mio maestro spirituale, pur sapendo che sono analfabeta, mi ha ordinato di leggere la Bhagavad-gita. Che posso fare? Devo seguire il suo ordine, così ogni giorno prendo il libro e lo guardo”.

Il Signore disse: “Sei analfabeta, ma Io vedo che stai piangendo. Come puoi piangere, se non sai leggere?” “Perché quando vedo la Bhagavad-gita, mi ricordo di Krishna che siede sul carro come conducente, e di Arjuna che sta ascoltando. Conosco la storia e alcuni insegnamenti. Non so leggere, ma appena prendo il libro, ho questa visione e penso, ‘Oh, che meraviglia, Krishna guida il carro del Suo devoto, Egli è così grande, eppure ha accettato un umile servizio per il Suo devoto.’ Ciò mi procura tanta gioia, e piango”. Caitanya Mahaprabhu lo abbracciò: “Il tuo studio della Bhagavad-gita è perfetto, perché hai colto l’essenza”.

Questo è il punto. Semplicemente ricordare Krishna che insegna e Arjuna che ascolta. È sufficiente che tu ricordi questa immagine, anche se non puoi leggere; perché, dopotutto, devi diventare cosciente di Krishna e non un erudito che discute con altri eruditi. Devi farlo per quanto ti è possibile – non fa differenza se non puoi discutere con altri o insegnare la Bhagavad-gita ad altri. Se solo puoi ricordare questa immagine, allora è la perfezione – poiché devi diventare cosciente di Krishna e semplicemente pensare a Krishna. Pensare è un’attività naturale, pertanto, pensa sempre a Krishna. Questa sarà la tua perfezione.

L’ingiunzione è ‘smartavyah satatam visnuh’, pensa sempre a Vishnu. Questo è il samadhi, la meditazione; è lo yoga-siddhi, la perfezione dello yoga. Chi ha imparato a pensare sempre a Krishna, ha già raggiunto lo stadio della perfezione – ‘aradhito yadi haris tapasa tatah kim’ (Narada-pancaratra). Se una persona è giunta allo stadio di ricordare sempre Krishna, il Signore Supremo onnipotente, ed è un’anima arresa – “O Krishna, qualsiasi cosa dici, io mi sottometto” – allora questo è ‘aradhana’. Non ha bisogno di sottoporsi ad austerità o penitenze, per lei ogni altra cosa è terminata; ma se non giunge a questo stadio, allora il suo cosiddetto sapere e i suoi discorsi eruditi, sono tutti inutili, senza senso.

Si deve giungere allo stadio di pensare sempre a Krishna, e perciò Sri Caitanya abbracciò il brahmana: “Sì, il tuo studio della Bhagavad-gita è perfetto”. Chi non ha raggiunto questo stadio e semplicemente interpreta usando la sua istruzione accademica, sta solo perdendo tempo. È un filosofo “Dottor Rana”. Nel Narada-pancaratra è detto:

aradhito yadi haris tapasa tatah kim
naradhito yadi haris tapasa tatah kim
antar bahir yadi haris tapasa tatah kim
nantar bahir yadi haris tapasa tatah kim

“Se adori Sri Hari, che bisogno hai di compiere penitenze separate? E se non adori Sri Hari, nessuna penitenza ti salverà. Se comprendi che Sri Hari è onnipresente, all’interno e all’esterno, a che ti serve compiere penitenze? E se non puoi capire che Sri Hari è onnipresente, tutte le tue penitenze saranno inutili”.

Questa è la perfezione. Krishna e le gopi. Erano giovani pastorelle, i cui genitori erano semplici pastori di villaggio che sorvegliavano le mucche. Che istruzione avevano? Non erano dei vedantisti, ma sapevano come amare Krishna. Questa era la loro qualificazione. E Caitanya Mahaprabhu lo conferma, ‘ramyad upasana vraja-vadhu-vargena va kalpita’: “Non esiste adorazione superiore a quella contemplata dalle gopi” – perché non sapevano chi era Krishna e semplicemente Lo amavano. Non amavano Krishna perché era Dio o una grande personalità, ma provavano per Lui un amore spontaneo e soffrivano se non potevano vederLo anche per un solo istante. Questa era la loro qualificazione. Questa è la coscienza di Krishna.

Si deve dunque giungere allo stadio della perfetta coscienza di Krishna, perché questa è la perfezione, ed è tutto. Colui che pensa sempre a Krishna è un devoto perfetto – non bisogna dimenticare Krishna. Perché abbiamo presentato così tante formule? Le formule in sé non sono importanti, la loro importanza sta nel fatto che ci aiutano a ricordare sempre Krishna. Come i miei studenti che vanno a vendere le nostre riviste: La nostra occupazione non è di vendere o di ricevere un contributo, ma è di diffondere la coscienza di Krishna, affinché tutti possano ascoltare riguardo a Krishna. E mentre aiutiamo gli altri, anche noi ascoltiamo e ne traiamo beneficio. ‘Sravanam kirtanam’ (SB 7.5.23).

Il primo passo è cantare e ascoltare, e perciò dovremmo cogliere ogni opportunità nelle ventiquattro ore, sia nella veglia sia nel sonno, di pensare sempre a Krishna. Questa è la perfezione. Cantare (kirtanam), significa ricordare sempre Krishna – Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna… Hare Rama, Hare Rama … Cucino per Krishna, batto a macchina per Krishna, predico per Krishna, distribuisco le riviste ‘Back to Godhead’ per Krishna. In questo modo ci ricordiamo sempre di Krishna (ride), e questo ci renderà perfetti.

Devoto: Quando si è impegnati a diffondere la coscienza di Krishna, vendere riviste o parlare con le persone, talvolta i sensi ci distraggono… Come si può ritornare al punto di ricordare Krishna quando i sensi ci trascinano, distraendo la mente?

Prabhupada: No, vendere le riviste ‘Back to Godhead’ ti fa ricordare Krishna, perché stai lavorando per Krishna. Potresti vendere un’altra rivista più popolare che ti farà guadagnare molto denaro; ma tu non sei un venditore ordinario e la tua motivazione è di far conoscere Krishna a tutti. Se la tua occupazione fosse di vendere riviste, allora potresti vendere migliaia di copie di altre riviste considerate più gratificanti. Si deve perciò modellare la propria vita in modo da poter sempre ricordare Krishna – l’attività principale – e di non dimenticarLo mai. Questo è il principio, e questo è il segreto. In tal modo possiamo impegnare tutti nell’occupazione di Krishna. Qualcun altro può semplicemente pulire il tempio di Krishna, e questo gli farà ricordare Krishna. Ma quest’attività non è differente dal pubblicare la rivista ‘Back to Godhead’.

Devoto: Come può una persona praticare la coscienza di Krishna mentre dorme?

Prabhupada: Dormire significa che i tuoi sensi grossolani sono inattivi, ma la mente continua a lavorare e perciò tu sogni. Se impegni sempre la mente nella coscienza di Krishna, anche in sogno potrai cucinare del buon cibo per Krishna, o andrai a vendere la rivista ‘Back to Godhead’. A volte, quando ho fame, sogno di mangiare un sontuoso prasada di Krishna. (risate) Se continuerete a praticare, imparerete questa tecnica. Bisogna praticare in modo che al momento della morte, quando tutte le funzioni del corpo sono interrotte, potremo in qualche modo ricordare Krishna. E allora otterremo un immediato successo. Questa è il processo. Perciò Kulasekhara prega, ‘krishna tvadiya-pada-pankaja-panjarantam’: “Mio caro Krishna, prego che il cigno della mia mente possa immergersi immediatamente tra gli steli dei Tuoi piedi di loto; altrimenti, al momento del mio ultimo respiro, quando la mia gola sarà soffocata dal muco, come potrò pensare a Te?”

Il grande devoto, re Kulasekhara, scrisse il Mukunda-mala-stotra, che ho iniziato a tradurre e a commentare a Vrindavana. Nel primo verso egli paragona la sua mente a un cigno. Avete visto nel parco di Seattle un laghetto pieno di cigni che nuotano tra gli steli del loto o dei gigli acquatici? Il cigno si diverte a nuotare tra gli steli e a rimanervi impigliato. Così egli dice: “Possa la mia mente, come un cigno, rimanere impigliata tra gli steli dei Tuoi piedi di loto. Immediatamente, ora che sono in salute. Altrimenti, al momento della morte, quando ‘kapha-vata-pittah’, aria, muco e bile, e ogni altra funzione del mio corpo sarà sconvolta e la mia gola soffocata e non sarò in grado di parlare. Perché dovrei aspettare quel momento? Ora sono in salute, perciò, lascia che la mia mente si assorbi nel pensiero di Te e che io muoia”.

Questo è il metodo. Che la nostra mente sia sempre assorta nel pensiero di Krishna, in modo che al momento della morte, quando ogni funzione corporea sarà sconvolta, per la Sua grazia, potremo ricordarLo, e allora la nostra vita sarà un successo. Questo è il metodo da praticare. Ogni cosa che facciamo è una pratica che ci prepara per il momento finale. Un proverbio bengalese dice: Il momento della tua morte sarà la prova del tuo progresso. La prova sarà in quel momento. Se perfezioniamo questo metodo, allora la nostra vita sarà perfetta e saremo subito trasferiti a Krishna-loka. ‘Tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’ (Bg. 4.9): ‘Mio caro Kaunteya, o Arjuna, dopo aver lasciato il corpo egli non nascerà più in questo mondo ma ritornerà a Me’. Questa è la perfezione. Le persone non hanno conoscenza di Dio e di ciò che Lo riguarda, ma semplicemente mangiano, bevono, si divertono e muoiono come i cani e i gatti. Questo è tutto.

Nella Bhagavad-gita così com’è abbiamo cercato di spiegare tutto questo. Leggetela ripetutamente e otterrete ogni informazione e ogni metodo. Questa vita non può essere usata in modo improprio; ma deve essere adeguatamente impiegata in coscienza di Krishna. La coscienza è presente, immergetela in Krishna. La coscienza deve essere sempre assorta in qualche pensiero, perciò fate in modo che sia sempre assorta in Krishna. Programmate la vostra vita in modo che possiate pensare sempre a Krishna – come un uomo d’affari che pensa sempre al profitto, al conto in banca e all’andamento della sua azienda, o come un uomo che sta dietro a una donna e pensa sempre a lei. Tutti pensano continuamente a qualcosa; perciò, cercate di dirigere il pensiero su Krishna. Il metodo è trasferire il pensiero o la coscienza su Krishna. Fatelo nel modo che più preferite, ma esiste uno standard, e se lo seguirete, sarà tutto più facile.

Ognuno accetta un’idea di Dio; nondimeno, semplicemente avere un’idea di Dio non aiuterà a pensare a Lui. Ma qui c’è Dio, Krishna, che suona il flauto e ha due braccia, cui possiamo facilmente pensare – ‘premanjana-cchurita-bhakti-vilocanena santah sadaiva hridayesu vilokayanti yam syamasundaram’ (Bs. 5.38). Pensiamo a Syamasundara, che è dotato di qualità trascendentali, e la cui carnagione è scura, ‘syama’, ma molto attraente. ‘Govindam adi-purusham tam aham bhajami’. Si deve dunque modellare la propria vita in modo da pensare sempre a Krishna. Questa è la coscienza di Krishna. Cantate Hare Krishna.

Segue una conversazione:

Prabhupada: Hai trovato un buon aiutante? La responsabilità del gruppo del sankirtana sta aumentando. Trova qualcuno che contribuisca a comprare un tempio o che ce ne regali uno. (ride)

Tamala Krishna: Ho trovato un uomo d’affari, che ha iniziato a cantare Hare Krishna e che si è offerto spontaneamente a darci un grande garage, dove possono entrare cinquanta persone.

Prabhupada: D’accordo, sederemo in quel garage e lo trasformeremo in un tempio. Questa è la misericordia di Krishna. Non importa se è un garage. Trasformeremo l’inferno in paradiso. ‘Narayana-parah sarve, svargapavarga-narakesv’ (SB 6.17.28). Per il devoto i pianeti celesti o la radiosità del Brahman, ‘svargapavarga’, o l’inferno, ‘narakesv’, si equivalgono. Il devoto non fa nessuna distinzione perché porta sempre Krishna nel suo cuore. Se è all’inferno o in paradiso, non ha importanza. Vedete? Se Krishna è con lui, allora non è più un inferno. (ride)

‘Isvarah sarva-bhutanam hrid-dese ‘rjuna tisthati’ (Bg. 18.61) – il Signore è nel cuore di ognuno come Anima Suprema, anche nel cuore di un maiale o di un verme negli escrementi. Significa che Egli vive negli escrementi? No. Ovunque si trovi, là è Vrindavana. Questa è la Sua inconcepibile potenza. Può vivere in qualsiasi luogo, eppure non ci vive, perché è sempre a Vrindavana. ‘Goloka eva nivasaty akhilatma-bhutah’, Egli risiede in Goloka come l’anima di tutti. (Bs. 5.37). Perciò, non importa se è un garage o qualcos’altro. Se qualcuno te lo offre spontaneamente, accettalo subito.

Tamala Krishna: Quest’uomo prima fumava due pacchetti e mezzo di sigarette al giorno, e ora fuma solo tre o quattro sigarette, e presto smetterà completamente.

Prabhupada: (ride) Vedete quanto sia pratico? Uno dei miei confratelli mi ha raccontato che nella sua vita prima distillava vino e che era esperto in tutti i tipi d’intossicazione. (ride) Ma quando incontrò Guru Maharaja abbandonò ogni cosa, alcol e fumo. ‘Papi tapi yata chilo, hari-name uddharilo, tara sakshi jagai madhai’. La testimonianza di questo sono Jagai e Madhai.
Ora cantate Hare Krishna".





Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





















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