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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Versi 45-46
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Sangita Dasi
Moderatore



32 Messaggi

Inserito il - 10/11/2018 : 10:01:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 45


yadi mam apratikaram
asastram sastra-panayah
dhartarastra rane hanyus
tan me ksemataram bhavet


TRADUZIONE

"Preferirei morire per mano dei figli di Dhritarastra, disarmato e senza opporre resistenza, piuttosto che lottare contro di loro".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"I princìpi militari dello ksatriya ingiungono di non attaccare un nemico disarmato o che rifiuta la lotta. Ma in questa difficile situazione Arjuna rifiuta la lotta anche se è attaccato. Egli non tiene conto dell’immenso desiderio di combattere che anima il nemico. Il suo atteggiamento nasce da una grande bontà, che è il sintomo della sua grande devozione per il Signore".


VERSO 46

sanjaya uvaca
evam ukvarjunah sankhye
rathopastha upavisat
visriya sa-saram capam
soka-samvigna-manasah


TRADUZIONE

"Sanjaya disse:
Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere l'arco e le frecce e si siede sul carro con la mente sconvolta dal dolore".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Mentre osservava l’esercito nemico, Arjuna stava in piedi sul carro, ma ora è afflitto da un dolore così grande che si siede di nuovo mettendo da parte l’arco e le frecce. Soltanto chi è un devoto del Signore e possiede la grandezza e la sensibilità d’animo di Arjuna è degno di ricevere la conoscenza spirituale.

[Così terminano gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul primo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: “Sul campo di battaglia di Kuruksetra”].





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 1° Agosto 1973

yadi mam apratikaram
asastram sastra-panayah
dhartarastra rane hanyus
tan me ksemataram bhavet

sanjaya uvaca
evam uktvarjunah sankhye
rathopastha upavisat
visrijya sa-saram capam
soka-samvigna-manasah

“Preferirei piuttosto essere ucciso sul campo di battaglia per mano dei figli di Dhritarastra, disarmato e senza opporre resistenza”.
Sanjaya disse: “Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, Arjuna lascia cadere arco e frecce e si siede nuovamente nel suo carro con la mente oppressa dal dolore”.

‘Yadi mam apratikaram asastram sastra-panayah’. La consuetudine tra gli ksatriya è che se nel combattimento la parte avversaria è disarmata, l’oppositore gli fornirà un’arma; non è che coglierà l’opportunità di ucciderlo. Questa non è tra le molte regole e regolamenti del combattimento: “È mio nemico e lo ucciderò in qualsiasi modo”. No.

Ci sono regole e regolamenti. Se il nemico ha il carro a pezzi ed è caduto a terra, anche l’opponente scenderà immediatamente dal suo carro, altrimenti sarebbe in una posizione superiore; così, anche la parte avversaria deve scendere dal carro e camminare con lui. Ciò significa che al nemico sconfitto deve essere data ogni opportunità, in modo che non pensi che sia ucciso inutilmente, in una posizione debole.

Non c’è dubbio, comunque, che Arjuna si comportò in questo modo quando uccise Karna, che era a terra e disarmato. Mentre Karna cercava di sollevare la ruota del carro sprofondata nel fango, Krishna disse ad Arjuna: “Questa è l’opportunità, uccidilo immediatamente”. In quel momento era a terra e senza armi, e in quella posizione fu ucciso da Arjuna per ordine di Krishna; ciò significa violare le leggi. È possibile dunque violare le leggi su ordine di Krishna. Questo è l’abbandono.

Quando Krishna dice, “Fai questo”, anche se è sbagliato, devi farlo senza alcuna considerazione. Proprio come in battaglia, se il comandante ordina, “Fai questo”, il tuo dovere è di farlo, senza pensare in quel momento se sia giusto o sbagliato. Proprio come Yudhisthira Maharaja, cui Krishna suggerì: “Vai da Dronacarya e informalo che suo figlio è morto”. Ma era una falsa informazione, perché Dronacarya non sarebbe potuto morire se non fosse stato colpito da un grande dolore. Così Krishna chiese a Maharaja Yudhisthira: “Devi andare tu, perché sei dichiarato uomo sincero, Dharmaraja, perché ti crederà, anche se dirai il falso”.

Ma Yudhisthira esitò: “Come posso mentire?” Volendo essere molto veritiero egli disobbedì all’ordine di Krishna e per questa ragione dovette vedere l’inferno. Nella considerazione materiale ci sono così tante cose giuste e sbagliate cui devi obbedire; ma sul piano spirituale, se qualcosa è ordinato da Krishna... poiché Krishna è assoluto, al di sopra di ogni dualità. Se Krishna chiede di fare qualcosa che può sembrare sbagliato… Ma Dio è supremamente giusto e buono, e non dirà nulla di sbagliato.

Secondo la considerazione mondana ci sono molte cose giuste e sbagliate, e finché si rimane su questa piattaforma, bisogna obbedire a queste regole; ma sul piano spirituale, gli ordini di Krishna sono al di là di ogni dualità. Egli è Assoluto e perciò in Lui tutto è bene. Se non si distingue l’ordine di Dio dalla piattaforma mondana, allora saremo sviato. Chiunque abbia una ferma fede in ciò che Dio fa o ordina – sia se può apparire giusto o sbagliato secondo il calcolo mondano – possiede la comprensione assoluta. Per chi è sulla piattaforma spirituale, la sola considerazione è sapere se Krishna è soddisfatto, e non ciò che è giusto o sbagliato. Questo è tutto.

Se Krishna m’induce a fare qualcosa di sbagliato perché questo Lo soddisfa, allora non esiterò a farlo. Lo farò, perché questo è il Suo ordine. ‘Tasmin tuste jagat tustam’. Il principio è che “se Krishna è soddisfatto, allora ogni cosa è giusta”; ma quando siamo sul piano materiale, non si deve speculare su questo principio. Non possiamo farlo, bisogna seguire le regole e le regolazioni. Né si deve inventare qualcosa o pensare di essere in diretto contatto con Krishna, perché al presente non lo siamo. Stiamo cercando di conoscere Krishna attraverso il mezzo trasparente del maestro spirituale, e non possiamo quindi inventarci che “questo è il desiderio di Krishna”. No. Deve essere confermato dal maestro spirituale. Questi sono i princìpi.

Così Arjuna dichiara, ‘yadi mam apratikaram’. ‘Pratikaram’ significa “difendersi”, e ‘apratikaram’ significa “non opporre resistenza”. Arjuna informa Krishna che preferirebbe piuttosto essere ucciso per mano dei figli di Dhritarastra in un momento in cui non è pronto a difendersi; e poiché questo non rientra nelle regole del combattimento, egli usa la parola ‘apratikaram’: “Non importa se sarò ucciso in un momento in cui non sono pronto, accetterò di essere ucciso anche se sono disarmato”.

‘Asastram’, disarmato. In combattimento si deve essere ben equipaggiati con tutte le armi, ‘sastra-panayah’, ma Arjuna non è disposto a lottare e preferisce essere ucciso mentre è disarmato, ‘asastram’. Questa è la sua decisione: “Non posso uccidere i miei parenti, perciò non mi difenderò, ‘pratikaram’; e mentre sono disarmato e pronto a non opporre resistenza, ‘yadi mam apratikaram asastram’, verranno a uccidermi con le loro armi, ‘sastra-panayah’. In questa condizione, la parte avversaria – i miei fratelli-cugini, figli di Dhritarastra – potrà uccidermi sul campo di battaglia, ‘dhritarastra rane hanyus’; e per me questo sarebbe meglio, ‘tan me ksemataram brave’; preferisco essere ucciso, non combatterò”. Così Arjuna sta parlando con Krishna, e dà la sua risposta.

‘Sanjaya uvaca’. Allora Sanjaya, il segretario di Dhritarastra, seduto in una stanza con il re, disse ‘evam uktvarjunah’. Arjuna è in caso nominativo. Sul campo di battaglia, ‘sankhye’, Arjuna salì di nuovo sul carro, ‘rathopastha upavisat’. Avete visto il dipinto in cui Krishna soffia nella Sua conchiglia e dietro di Lui Arjuna è pronto a impugnare arco e frecce per combattere; e invece ora fa cadere arco e frecce, ‘visrijya sa-saram capam’, “Non combatterò”. Perché? Perché la sua mente è sopraffatta dal lamento, ‘soka-samvigna-manasah’, “Come posso uccidere i miei parenti?” Questa è la situazione. Perciò due cose: ‘apratikaram’ e ‘pratikaram’. Pratikaram significa difesa.

In questo mondo materiale bisogna difendersi da tutto – pratikaram. Se si è malati, bisogna prendere le medicine; la malattia è causata da uno squilibrio nel corpo e per guarire bisogna riportare l’equilibrio – questo è pratikaram, difendersi, opporre resistenza con le medicine. Similmente, se qualcuno viene per ucciderci, anche noi siamo pronti a ucciderlo – pratikaram. Se qualcuno sta annegando in mare, cercheremo di aiutarlo, inviando una barca o lanciando un salvagente affinché possa salvarsi. Ci sono molte situazioni in cui dobbiamo difenderci. Questo mondo materiale sta andando avanti ed è pieno di pericoli. ‘Padam padam yad vipadam’, a ogni passo c’è un pericolo (SB 10.14.58). Questo è il mondo materiale, e noi dobbiamo trovare ‘pratikaram’, una difesa per salvarsi dal pericolo.

Nelle nostre passeggiate vediamo su molte porte il cartello “pericolo” o “attenti al cane”, e così stiamo attenti a non entrare. A ogni passo c’è un pericolo e c’è un modo per difendersi. Questo è chiamato “lotta per l’esistenza”. Il mondo materiale è pieno di pericoli e difese. Sono infelice, e per diventare felice devo lavorare e guadagnare denaro per avere ciò che desidero. Così questo persiste, ‘vipadam-pratikaram’, pericolo e difesa. ‘Padam padam yad vipadam na tesam’.
Perciò lo Srimad-Bhagavatam (10.14.58) spiega:

samasrita ye pada-pallavam plavam
mahat-padam punya-yaso murareh
bhavambudhir vatsa-padam param padam
padam padam yad vipadam na tesam

“Per chi ha preso rifugio nel vascello dei piedi di loto del Signore – che è il rifugio della manifestazione cosmica ed è famoso come Murari, il nemico del demone Mura – l’oceano dell’esistenza materiale è simile all’acqua contenuta nell’orma dello zoccolo di un vitello. La loro destinazione è ‘param padam’, Vaikuntha, il luogo dove non esistono le miserie materiali, e non il luogo dove a ogni passo c’è un pericolo”.

Chi ha preso rifugio ai piedi di loto di Murari, Krishna, che è glorificato per le Sue attività virtuose, ‘punya-yaso murareh’… In Krishna non c’è traccia d’immoralità, Egli è puro e ogni Sua azione è pura; ma i mascalzoni non lo sanno e pensano che sia immorale. Questi professori e studiosi eruditi non sanno chi è Krishna eppure parlano di Lui. Vedete quanto sono disonesti? Non conoscono la materia e pensano d’insegnarla. Ma chi è Krishna? Krishna dichiara, ‘bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate’: “Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me”. (Bg 7.19).

Dovete sapere chi è Krishna, perché, appena Lo conoscerete, sarete subito liberati; ma conoscere Krishna non è così facile. Perciò Egli dichiara, ‘manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye’ (Bg 7.3): “Tra migliaia di uomini forse uno cercherà la perfezione”. Prima di tutto dovete diventare perfetti, siddha. Perfetto significa possedere la conoscenza perfetta. Questa è una definizione di siddha; e un altro significato è “un potente maestro delle otto perfezioni mistiche dello yoga” (SB 11.15.4):

anima-laghima-praptih
prakamyam mahima yatha
isitvam ca vasitvam ca
tatha kamavasayita

Chi ottiene gli otto tipi di siddhi è chiamato siddha. Dal punto di vista materiale, un siddha-yogi può neutralizzare qualsiasi cosa e fare ciò che desidera. Questo siddha, comunque, sebbene abbia raggiunto la perfezione dello yoga, non è perfetto come Krishna, perché Krishna è Yogesvara, il maestro di tutti gli yogi. ‘Yatra yogesvarah krishnah’ (Bg 18.78): “Ovunque si trovi Krishna, il maestro di tutti i mistici”.

Anche i perfetti yogi non hanno il potere di Krishna, eppure alcuni mascalzoni privi di qualsiasi yoga-siddhi proclamano di “essere Dio”. Un mascalzone proclama di essere diventato Dio, e un altro mascalzone lo accetta come Dio; ma sono entrambi degli animali. ‘Sva-vit-varahostra-kharaih samstutah purusah pasuh’ (SB 2.3.19): “Gli uomini che sono simili ai cani, ai maiali, ai cammelli e agli asini glorificano coloro che non ascoltano mai le narrazioni dei divertimenti trascendentali di Krishna, Colui che ci libera da tutti i mali”.

Chi non conosce Krishna e accetta un mascalzone come Dio, allora è un animale; e chi dichiara di non essere diverso da Krishna è certamente un animale pazzo. Non conosce il potere di Krishna, Yogesvara, e proclama falsamente di essere diventato Krishna – e anche chi lo accetta come Krishna è un folle. Perciò, prima di tutto si deve conoscere Krishna. Se qualcuno pensa che Krishna sia un essere umano ordinario, allora, ‘avajananti mam mudhah manusam tanum asritam’ (Bg 9.11) – “Gli sciocchi Mi deridono quando discendo nella forma umana” – questa è l’occupazione degli uomini stolti (mudha) e dei mascalzoni.

Come può un bambino di sei o sette anni sollevare la collina Govardhana? Perciò, prima di tutto cercate di capire quanto sia potente Krishna. Come può un infante di tre mesi uccidere un gigantesco demone come Putana? I divertimenti di Krishna sono narrati nel Bhagavatam. Come può qualcuno proclamare di essere uguale a Krishna? È una follia. È animalismo.

L’ordine di Krishna deve essere definitivo; e ciò che Egli afferma è tutto giusto. La posizione di Arjuna è questa: Egli sa che Krishna vuole la battaglia e che è stato Lui a organizzarla, eppure decide a modo suo, ‘yadi mam apratikaram’ (preferirei piuttosto essere ucciso). Questa è maya. Sebbene conosca il desiderio di Krishna, tuttavia Arjuna enuncia la sua filosofia personale. Ciò significa che si pone nella posizione di un uomo ordinario, perché l’uomo comune non conosce Krishna e il Suo desiderio, e così inventa un proprio pensiero filosofico. Questo è l’uomo comune.

Ma Arjuna è l’amico costante di Krishna, è al di sopra di ogni oscurità e il suo nome è Gudakesa. Deve certamente essere così. Come può un diretto amico di Krishna essere nell’ignoranza? Non può essere. Allora, perché Arjuna interpreta questo ruolo? Egli conosce il desiderio di Krishna, eppure dichiara ‘yadi mam apratikaram asastram sastra-panayah’ (preferirei essere ucciso sul campo di battaglia per mano dei figli di Dhritarastra). Conosce il desiderio di Krishna; tuttavia, ‘tan me ksemataram bhavet’ (meglio essere ucciso che opporre resistenza).

Sta interpretando questo ruolo, altrimenti, come potrebbe essere enunciata la Bhagavad-gita? È come se recitasse sul palcoscenico. È come se un uomo molto ricco interpretasse il ruolo di un pover’uomo, ma in realtà non è per niente povero. Similmente, Arjuna non è confuso ma sembra confuso sotto l’influenza della maya di Krishna, perché Krishna vuole enunciare la Bhagavad-gita per recare beneficio al mondo intero con la conoscenza spirituale. Perciò questa è una rappresentazione drammatica.

Apratikaram e pratikaram. Anche creando una situazione di controffensiva (pratikaram), ci sarà il fallimento se Krishna non darà la Sua approvazione. Questa è la realizzazione di Prahlada Maharaja, che dichiara: “O Signore, chi ha accettato questo corpo materiale ha creato molti rimedi (pratikaram) per neutralizzare i pericoli, ma senza la Tua approvazione sarà tutto inutile” – ‘tavad vibho tanu-bhritam tvad-upekritanam’. (SB 7.9.19)

Similmente, anche se Arjuna fosse disarmato (apratikaram), sarebbe comunque salvato perché è protetto da Krishna, che è presente; ma se qualcuno non è protetto da Krishna, non sarà salvato, anche se fosse fornito di tutte le armi. Perciò, si deve sempre ricordare questo: ‘rakshe krishna mare ke, mare krishna rakshe ke’, se Krishna vuole ucciderti, nessuno può salvarti; e se Krishna vuole salvarti, nessuno può ucciderti. Questa è la situazione.

L’esempio è dato da Prahlada Maharaja, che dichiara, ‘balasya neha saranam pitarau nrisimha’: “O Nrisimhadeva, in realtà i genitori non sono i protettori dei loro figli”. Di solito pensiamo che un bambino, che ha un padre e una madre, sia ben protetto; ma non è così, perché, nonostante la protezione dei genitori, il figlio incontra un pericolo e muore. Vi sono molti esempi. I genitori dovrebbero essere la soluzione ai pericoli per il figlio ma Prahlada Maharaja lo nega. Non è possibile che un padre, benché sia molto ricco e forte, possa proteggere il figlio da ogni pericolo.

Similmente, ‘nartasya cagadam’, una persona che soffre di una malattia letale non può essere guarita da una medicina. Anche se è molto ricca e consulta i medici più esperti, tuttavia, non è usando questi ‘pratikaram’ che potrà essere salvata. Ci sono molti esempi. Perciò la conclusione è ‘tavad vibho tanu-bhritam tvad-upeksitanam’ (SB 7.9.19): “O Signore, se Tu trascuri questa persona, o se decidi che questo bambino non può essere salvato, allora nessun ‘pratikaram’ potrà aiutare”.

Il vero ‘pratikaram’ è Krishna, Colui che neutralizza ogni pericolo. La cosa migliore è prendere rifugio in Krishna, come Egli dichiara, ‘sarva-dharman parityajya mam ekam saranam vraja’ (Bg 18.66). Dovete dunque sapere che nessun ‘pratikaram’, o rimedio, può essere benefico se non si ha la protezione di Krishna. La nostra occupazione è di abbandonarsi completamente a Krishna e di ricercare la Sua protezione. Krishna dichiara, ‘aham tvam sarva-papebhyo mokshayisyami’, “Io ti proteggerò, non temere”. Questa è la filosofia della Bhagavad-gita. Bisogna aver fede nelle parole di Krishna: “Egli è pronto a darmi ogni protezione, a condizione che io mi abbandoni completamente ai Suoi piedi di loto”. Grazie molte. Hare Krishna".



Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.





















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