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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 10

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangita Dasi Inserito il - 09/07/2019 : 17:15:03
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 10


tam uvaca hrisikesah
prahasann iva bharata
senayor ybhayor madhye
visidantam idam vacah


TRADUZIONE

"O discendente di Bharata, Krishna, tra i due eserciti, sorridendo Si rivolge all'infelice Arjuna".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Questo dialogo si svolge tra due amici intimi: Hrisikesa e Gudakesa. Come amici, la loro posizione è uguale, ma uno è diventato volontariamente discepolo dell’altro. Krishna sorride vedendo che il Suo amico ha scelto di diventare Suo discepolo. Egli è il Signore di tutti, perciò occupa sempre una posizione superiore, come maestro di tutti, ma se qualcuno desidera diventare Suo amico, figlio, amante o servitore, Egli lo accetta come tale. Si sottomette perfino ai desideri di coloro che vogliono che Lui, Krishna, interpreti una di queste parti.

Arjuna Lo ha appena riconosciuto come maestro, e subito Krishna entra nella Sua parte e gli parla come un maestro parla al discepolo, con tutta la gravità richiesta dalla situazione.

Maestro e discepolo scambiano queste parole davanti ai due eserciti, affinché tutti ne ricevano beneficio. Infatti, gli insegnamenti della Bhagavad-gita non sono riservati a una persona, un gruppo, una società o una comunità particolare, ma sono destinati a tutti.

Amici o nemici, tutti hanno diritto di ascoltarli".







LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 16 Agosto 1973

“O discendente di Bharata, in quel momento Krishna, tra i due eserciti, Si rivolge sorridendo all’infelice Arjuna”.

Così, ‘hrisikeshah, prahasann iva’, sorridendo Krishna dice: “Che assurdità, Arjuna”. All’inizio Arjuna è entusiasta, ‘senayor ubhayor madhye ratham’ (Bg. 2.10): “O Krishna, conduci il mio carro tra i due eserciti”; e ora dichiara, ‘na yotsya iti govindam’ (Bg. 2.9): “O Govinda, non combatterò”. Osservate l’insensatezza. Maya è così forte che anche Arjuna, l’amico diretto di Krishna, può diventare un briccone, che dire degli altri. Krishna sorride: “È un Mio grande amico e ora dice che non combatterà”. Krishna sorride, ‘prahasann’, e il Suo sorriso è molto significativo.

Perciò, ‘tam uvaca hrisikeshah prahasann iva bharata, senayor ubhayor visidantam’ (Bg. 2.10). Prima Arjuna mostra entusiasmo nel combattere e ora si lamenta. Krishna è qui menzionato come Hrisikesha (il maestro dei sensi). Egli è Acyuta, il Signore infallibile, è stabile, immutabile. Un altro significato di ‘hrisikesha’, lo stesso nome qui menzionato, è ‘hrisikesha-sevanam’, come spiegato nel Narada-Pancaratra: ‘hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’, bhakti significa servire Hrisikesha, il maestro dei sensi. Ma alcuni mascalzoni sostengono che Krishna è immorale. È il maestro dei sensi ed è immorale. Vedete? Significa che non hanno studiato la Bhagavad-gita. Krishna è un brahmacari perfetto, com’è stato dichiarato da Bhishmadeva, il brahmacari più famoso nell’universo. Conoscete la storia.

Il padre di Bhishmadeva era attratto dalla figlia di un pescatore e voleva sposarla, ma il padre della ragazza rifiutò: “Non ti darò mia figlia, perché hai già un figlio che erediterà il tuo regno”. Bhishmadeva era il figlio della sua prima moglie, Madre Ganga (Gange), e l’unico figlio rimasto. Ganga fece un accordo con Santanu Maharaja: “Se permetti che i figli nati dalla nostra unione siano gettati nelle acque del Gange, ti sposerò, altrimenti lascerò subito la tua compagnia”. Santanu accettò, ma in seguito, addolorato nel vedere che i figli erano gettati, uno dopo l’altro, nelle acque del Gange, disse: “Che moglie sei? Stai gettando tutti i nostri figli nell’acqua. Non lo permetterò più”. Madre Ganga rispose: “Allora me ne andrò”. “Sì, puoi andare, non voglio te ma questo mio figlio”, rispose Santanu. Rimasto senza moglie, Santanu volle sposare Satyavati, ma il padre rifiutò perché un giorno Bhishmadeva sarebbe stato re: “Non posso darti mia figlia perché diventerà la tua schiava. Solo se suo figlio sarà re, potrai sposarla”. Ma Santanu rispose: “Non è possibile”.

Comprendendo la situazione, Bhishmadeva disse al pescatore: “Puoi offrire tua figlia a mio padre, e il figlio di tua figlia sarà re”. Ma il pescatore non fu ancora soddisfatto, pensando che il figlio di Bhishmadeva potesse diventare re. Guardate il suo calcolo materiale. Allora Bhishmadeva disse: “Giuro solennemente che non mi sposerò mai”. Fece così il voto di brahmacari a vita e perciò il suo nome è “Bhishma”, che significa “fermamente stabile”. Per il bene del padre e della sua soddisfazione dei sensi, egli rimase brahmacari. Durante il Rajasuya-yajna di Yudhistira, Bhishmadeva ammise: “Nessuno è un brahmacari migliore di Krishna. Sebbene fosse circondato dalle gopi, tutte giovani ragazze, Egli rimase un brahmacari”.

Cosi' Krishna e' il brahmacari perfetto, è Hrisikesha, il maestro dei sensi, eppure i mascalzoni sostengono che sia immorale. No, è un perfetto brahmacari, ‘dhira’. Dhira significa “colui che non è agitato neppure se c’è motivo di esserlo”. Nonostante fosse un adolescente di 15-16 anni, e tutte le ragazze del villaggio fossero molto attratte dalla Sua bellezza e danzassero con Lui, Krishna rimaneva un brahmacari. Pertanto Egli è Hrisikesha, un brahmacari perfetto – ‘vikara-hetu’, anche se c’è motivo di essere agitato, non è mai agitato. Questi è Krishna. Ha innumerevoli devoti, e se qualcuno Lo desidera come amante, Egli lo accetta, sebbene non abbia bisogno di nessun altro essendo autosufficiente. Non richiede l’aiuto di nessuno per il Suo piacere, perciò Krishna è Hrisikesha, il maestro dei sensi.

I devoti di Krishna sono quasi tutti padroni dei sensi, “gosvami”, proprio come Haridasa Thakura, Conoscete Haridasa Thakura? Era un giovane uomo, e lo zamindar del villaggio era musulmano. Tutti elogiavano Haridasa come un grande devoto, così lo zamindar divenne molto invidioso e si servì di una prostituta per corromperlo. E lei arrivò nel cuore della notte, vestita in modo attraente, ed era anche giovane e bella. Si presentò dicendo: “Sono venuta da te, attratta dalla tua bellezza”. Haridasa Thakura rispose: “D’accordo, siedi e lascia che finisca il mio canto, poi ci divertiremo”. Così sedette. Ma Haridasa Thakura recitava i santi nomi ... noi non possiamo cantare neppure sedici giri, e lui cantava tre volte sessantaquattro giri. Quanti sono?

Centonovantadue giri. Quella era la sua unica attività. Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna ... A volte, qualcuno vuole imitare Haridasa Thakura, ma non è possibile. Quando fu mattino, Haridasa disse alla prostituta: “Oggi non ho potuto finire il mio canto, torna stanotte”. Questa fu la sua richiesta. In questo modo passarono tre giorni, dopodiché la prostituta si convertì, cadde ai suoi piedi, e disse: “Ero venuta da te per corromperti, ma ora salvami, sono molto caduta”. Haridasa rispose: “Lo so, avrei potuto lasciare questo luogo subito al tuo arrivo, ma volevo che tu venissi, forse ti saresti convertita al vaisnavismo”. Così la prostituta diventò una grande devota per la misericordia di Haridasa Thakura, che allora le disse: “Siedi e canta Hare Krishna davanti a questa pianta di Tulasi. Ora io lascerò questo luogo”.

Questa è Krishna-bhakti, il pieno controllo sui sensi. Come Krishna ha il pieno controllo sui sensi, allo stesso modo anche i Suoi devoti autentici hanno il pieno controllo dei sensi, hrisikesha. Come Yamunacarya, che prega, ‘yad-avadhi mama cittah krishna-padaravinde nava-nava-dhamany udyatam rantum asit’: “Da quando ho preso rifugio ai piedi di loto di Krishna provo una felicità trascendentale” – ‘krishna-padaravinde’, ai piedi di loto di Krishna. “Da quando il mio cuore (cittah) è stato attratto dai piedi di loto di Krishna, da allora, appena penso alla vita sessuale (tad-avadhi bata nari-sangame) provo avversione e vi sputo sopra (bhavati mukha-vikarah)”. Questa è Krishna-bhakti. ‘Bhakti-paresanubhava-viraktir anyatra syat’. [Quando non si ha più interesse per l’opulenza materiale né per un regno o perfino la sovranità su tutto il pianeta, questa posizione è detta ‘viraktir anyatra syat’, ed è il risultato del servizio devozionale; allora si ottiene ‘paresanubhava’, la completa soddisfazione spirituale].

La caratteristica più attraente in questo mondo materiale è il sesso – il fondamento della vita materiale. Tutti lavorano duramente giorno e notte solo per il godimento sessuale. ‘Yan maithunadi-griha’... Stanno correndo tanti rischi, lavorano duramente, questi karmi, e qual è il loro piacere nella vita? Il piacere del sesso. ‘Yan maitunadi-grihamedhi-sukhah hi tuccham’. Sono attività molto abominevoli, ma questo è il loro piacere. Questa è la vita materiale. Perciò Krishna non è così; ma i mascalzoni dipingono un certo tipo d’immagini che sono molto apprezzate, come quelle di Krishna che abbraccia le gopi. Non dipingeranno Krishna che uccide Putana o Kamsa, o ... ci sono innumerevoli immagini di Krishna ma questi artisti dipingeranno solo quelle che illustrano i Suoi scambi confidenziali con le gopi.

Questi mascalzoni, che non possono capire Krishna, né la Sua Persona né le Sue attività – descritte da Vyasadeva nello Srimad-Bhagavatam – saltano subito ai divertimenti rasa-lila. Innanzitutto bisogna capire Krishna. Se diventi amico di un grande uomo, prima di tutto cerca di comprendere la sua persona, allora potrai capire i suoi affari di famiglia e altri aspetti confidenziali. Ma questa gente va direttamente ai rasa-lila e fraintendono, e poi dicono che “Krishna è immorale”. Com’è possibile che sia immorale? Accettando Krishna e cantando il nome di Krishna, le persone immorali diventano morali; ciò nonostante sostengono che Krishna è immorale. Guardate che follia. Semplicemente cantando il nome di Krishna tutte le persone immorali stanno diventando morali, eppure i mascalzoni, sebbene siano dei professori, insegnano che Krishna è immorale.

È molto difficile capire Krishna. Nessuno può farlo senza diventare un puro devoto di Krishna, poiché Krishna dice, ‘bhaktya mam abhijanati yavan yas casmi tattvatah’ (Bg. 18.55): “Si può conoscere il Signore Supremo così com'è solo attraverso il servizio di devozione”. ‘Tattvatah’, in verità. Se qualcuno desidera capire Krishna così com’è, allora deve seguire questo processo del servizio devozionale, bhakti. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam bhaktir ucyate’ (Cc. Madhya 19.170): “Bhakti significa impegnare tutti i nostri sensi (hrisika) nel servizio di Hrisikesha, il maestro dei sensi”. Quando impegni i tuoi sensi nel servizio di Hrisikesha (il maestro dei sensi), allora anche tu diventi maestro dei sensi. Poiché sono impegnati nel servizio di Hrisikesha, essi non hanno l’opportunità di essere coinvolti in altre cose. Sono protetti.

‘Sa vai manah krishna-padaravindayoh’ (SB 9.4.18): “(Maharaja Ambarisha) Impegnava sempre la mente nel meditare sui piedi di loto di Krishna”. Così questo è il metodo del servizio devozionale. Se vuoi diventare maestro dei sensi, gosvami, svami, allora dovresti impegnare sempre i tuoi sensi nel servizio di Hrisikesha. Questo è l’unico modo, altrimenti non è possibile. Appena sei un po’ negligente nell’impegnare i sensi nel servizio del maestro dei sensi, subito maya si presenta. Questo è il processo: ‘krishna bhuliya jiva bhoga vancha kare, pasate maya tare japatiya dhare’ (Se vuoi portare Krishna alla posizione di essere goduto, allora sei sconfitto).

Appena dimentichi Krishna, anche per un attimo, immediatamente maya si presenta: “Vieni, mio caro amico”. Pertanto dobbiamo essere molto cauti; non possiamo dimenticare Krishna nemmeno per un istante. Perciò questo metodo di canto, Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama ... ci aiuta a ricordare sempre Krishna, e allora maya non potrà toccarci. ‘Mam eva ye prapadyante mayam etan taranti…’ (Bg. 7.14): “Questa Mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura materiale, è difficile da superare. Ma chi s'abbandona a Me ne varca facilmente i limiti”. Allora maya non ci potrà toccare. Come Haridasa Thakura, che era impegnato nel servizio di Hrisikesha; e quando maya si presentò palesemente davanti a lui, fu lei ad essere sconfitta e non Haridasa Thakura.

Cercate quindi di capire Krishna come Hrisikesha, il maestro dei sensi. Così Hrisikesha, Krishna, cominciò a ridere, dicendo che “Lui è mio amico, un costante collaboratore e ora manifesta una tale debolezza. Con entusiasmo prima mi chiede di portare il carro tra i due eserciti, ‘senayor ubhayor madhye, e ora ‘visidantan’, si lamenta”. Siamo tutti dei simili sciocchi. Ma Arjuna è chiamato Gudakesha, com’è possibile che sia uno sciocco? Eppure interpreta la parte di uno sciocco. Se non interpretasse questo ruolo, in che modo la Bhagavad-gita sarebbe scaturire dalla bocca di Srì Krishna? E poiché è un devoto, interpreta perfettamente in modo che Krishna dia le Sue istruzioni.

Pertanto, ecco l’insegnante perfetto e il discepolo perfetto, Arjuna, dal cui esempio bisogna imparare qual è la nostra posizione. Arjuna sta interpretando il ruolo di un uomo ordinario come noi, e Krishna è Hrisikesha, che dà il Suo consiglio perfetto. Se leggiamo la Bhagavad-gita nello spirito di comprendere Arjuna, il discepolo perfetto, e se accettiamo il consiglio e l’istruzione di Krishna, l’insegnante perfetto, allora dovremmo sapere che abbiamo compreso la Bhagavad-gita. Con la mia speculazione mentale, o scellerata interpretazione, mostrando la mia erudizione, non posso capire la Bhagavad-gita. Non è possibile. La sottomissione è necessaria.

Perciò nella Bhagavad-gita è detto, ‘tad viddhi pranipatena pariprasnena sevaya’ (Bg. 4.34): “Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo”. Dobbiamo quindi arrenderci come Arjuna, lui si arrese. ‘Sisyas te ham sadhi mam prapannam’: (Bg. 2.7): “Ora sono Tuo discepolo e un'anima sottomessa. Istruiscimi, Ti prego”. Diventare discepolo significa arrendersi, accettare volontariamente le istruzioni, i consigli, l’ordine del maestro spirituale. Arjuna ha già accettato, anche se sta dicendo ‘na yotsye’, “non combatterò”; ma dopo le perfette spiegazioni del suo maestro, egli combatterà. Seguirà l’ordine del maestro. Non combattere, è la sua gratificazione dei sensi; e combattere, nonostante non lo desideri, è la soddisfazione del maestro. Questa è l’essenza della Bhagavad-gita.

Così Krishna, vedendo che Arjuna è molto afflitto, ‘visidantam’, che si lamenta e non è pronto a fare il suo dovere, nel verso successivo dice ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione”. E quindi inizia a istruirlo: “Caro Arjuna, tu sei Mio amico, ma maya è molto forte. Sebbene tu sia il Mio amico confidenziale, sei sopraffatto dalla falsa compassione. Perciò ora ascoltaMi”. E quindi dice ‘asocyan’: “Non è degno di te lamentarti”. ‘Socya’ significa lamento, e ‘asocya’ significa che non bisogna lamentarsi. Perciò, ‘asocyan anvasocas tvam prajna-vadams ca bhasase’: “Sebbene tu stia parlando come uno studioso molto colto, ti affliggi senza motivo.”

Quindi Arjuna ha parlato; ma i suoi argomenti sono giusti. Ciò che ha detto riguardo al varna-sankara, che quando le donne sono corrotte nasce una popolazione indesiderata (varna-sankara), è un dato di fatto. Qualunque cosa Arjuna abbia detto a Krishna per evitare il combattimento, è corretto. Ma dal punto di vista spirituale, che sia corretto o scorretto, ciò non deve essere considerato troppo seriamente, poiché, ‘asocyan anvasochas tvam’: Perché il suo lamento è nel concetto corporeo di vita. Questo concetto corporeo è condannato da Krishna fin dall’inizio delle Sue istruzioni. ‘Asocyan anvasochas tvam’ (Bg. 2.11): “Sebbene tu dica sagge parole, ti affliggi senza ragione – il tuo lamento è dovuto al concetto corporeo di vita”. Perché chiunque sia nel concetto corporeo di vita, non è migliore di un animale. Tutta la nostra moralità, lo status sociale, la politica, la filosofia, ogni cosa quindi è nel concetto corporeo di vita: Vogliamo godere dei sensi. “Sensi” si riferisce alle diverse parti del corpo. Pertanto, chi è nel concetto corporeo di vita, è interessato al corpo – cioè ai sensi – e questa è la sua unica attività".




Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




































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