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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 LEZIONI DEL FONDATORE IN ITALIANO
 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 2 Verso 3

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Sangita Dasi Inserito il - 06/02/2019 : 18:30:58
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 2
Verso 3


klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
tyaktvottisha parantapa


TRADUZIONE

"O figlio di Pritha, non cedere a una debolezza così umiliante. Non ti si addice. Lascia questa meschina debolezza di cuore e alzati, o vincitore dei nemici".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Chiamandolo “figlio di Pritha”, Krishna vuole sottolineare il legame di parentela che Lo unisce ad Arjuna, perché Pritha è la sorella di Suo padre Vasudeva. Il figlio di un brahmana non è un brahmana se non è virtuoso, così il figlio di uno ksatriya non deve mai rifiutarsi di combattere se vuole essere riconosciuto come ksatriya; se il primo è un empio e il secondo un codardo, entrambi saranno indegni del loro padre.

Krishna non vuole che il Suo caro amico Arjuna sia considerato indegno del padre ksatriya, perciò, salito sul suo carro, è pronto a dargli i Suoi consigli. Ma se Arjuna non saprà trarre vantaggio dai consigli del Signore e abbandonerà la lotta, si macchierà di un atto infame. Krishna aggiunge quindi che questo comportamento di Arjuna non è affatto degno di lui. Per sottrarsi al combattimento può scusarsi adducendo la sua venerazione per il rispettabile Bhisma e per i suoi parenti, ma Krishna considera questa magnanimità una mera forma di debolezza.

Questa falsa magnanimità non è affatto conforme alle Scritture. La presunta non violenza di Arjuna è quindi del tutto fuori posto, e seguendo le direttive di Krishna egli dovrebbe rinunciarvi".





LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 4 agosto 1973

"klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
tyaktvottistha parantapa

“O figlio di Pritha, non cedere a questa umiliante impotenza. Non ti si addice. Abbandona questa meschina debolezza di cuore, o vincitore del nemico, e alzati”.

Così Bhagavan Krishna sta incitando Arjuna, ‘ksudram hridaya-daurbalyam’. “Per uno kshatriya, parlare in questo modo – ‘non ucciderò i miei parenti, abbandonerò le mie armi’ – è debolezza e codardia. Perché questa sciocchezza? Questo tipo di compassione, rinunciare al tuo dovere di kshatriya, è solo debolezza di cuore, non ha alcun significato, perciò, ‘ksudram hridaya-daurbalyam’ (abbandona questa meschina debolezza di cuore e combatti)”.

‘Klaibyam ma sma gamah partha naitat tvayy upapadyate’. “Soprattutto per te, che sei Mio amico. Che diranno le persone? Abbandona dunque questa debolezza di cuore e alzati, ‘uttistha’, prendi coraggio”. Guardate come Krishna stia inducendo Arjuna a combattere. Le persone sono molto ignoranti e a volte criticano: “Krishna sta provocando Arjuna, che è un vero gentiluomo, un nonviolento, e lo spinge a combattere”. Questo è detto ‘jada-darsana’ o visione materiale.

Gli shastra affermano, ‘atah sri-krishna-namadi na bhaved grahyam indriyaih’. (Cc. Madhya 17.136) ‘Sri-krishna-namadi’: entrare in contatto con Krishna pronunciando il Suo nome, Hare Krishna. Questo è l’inizio della nostra connessione con Krishna: ‘namadi’, attraverso il Suo nome. Perciò gli shastra dichiarano, ‘atah sri-krishna-namadi’. ‘Adi’ significa “inizio”.

atah sri-krishna-namadi
na bhaved grahyam indriyaih
sevonmukhe hi jihvadau
svayam eva sphuraty adah

[“Nessuno può capire la natura trascendentale del nome, la forma, le qualità e i divertimenti di Sri Krishna con i suoi sensi materialmente contaminati. Solo quando si diventa spiritualmente pervasi col servizio trascendentale al Signore, allora il nome, la forma, le qualità e i divertimenti del Signore ci sono rivelati”. (Bhakti-rasamrita-sindhu 1.2.234)].*

Non abbiamo una connessione con Krishna, ma se cantiamo il maha-mantra Hare Krishna, immediatamente inizia la nostra prima possibilità di avvicinare Krishna. Bisogna dunque praticare, non si può realizzare subito Krishna – a meno che non si è spiritualmente avanzati. Così, ‘sri-krishna-namadi’. ‘Nama’ significa nome, ma Krishna non è solo il nome – questo è l’inizio, ‘adi’. Il nome, la forma, le qualità, i divertimenti. Proprio come ‘sravanam kirtanam’ (SB 7.5.23): Ascoltare e cantare il santo nome, glorificare e descrivere le attività di Krishna.

Così Egli ha un nome e una forma – ‘nama rupa’. ‘Lila’ significa divertimenti; e ‘guna’ significa le Sue qualità, il Suo ambiente, i Suoi associati. ‘Atah sri-krishna-namadi na bhaved grahyam indriyaih’. Con i sensi materiali è impossibile capire il nome, la forma, le qualità e i divertimenti di Krishna. Ma quando l’anima condizionata si risveglia alla coscienza di Krishna, servendo il Signore con i sensi purificati, gradualmente giungerà a capire chi è Krishna.

Con i nostri sensi ordinari non possiamo capire. Attraverso la ricezione uditiva ascoltiamo il nome di Krishna, ma se il senso dell’udito non è purificato... Ovviamente, ascoltando, sarà purificato, ma noi dobbiamo aiutare, e ciò significa evitare i dieci tipi di offese. In tal modo aiuteremo il processo di purificazione. Se voglio accendere un fuoco, devo aiutare il processo di accensione asciugando il legno, che allora prenderà presto fuoco. Similmente, anche il semplice atto di cantare, ci aiuterà ma prenderà del tempo; al contrario, se evitiamo le offese, la purificazione avverrà rapidamente. Ci sarà presto un risultato.

Così, ‘atah sri-krishna-namadi na bhaved grahyam indriyaih’.* Gli uomini comuni, che hanno sensi ordinari e che quindi si sbagliano, come possono comprendere il comportamento di Krishna? E perché solo Krishna? Ciò vale anche per il vaisnava, il devoto di Krishna.
È anche detto: ‘vaisnavera kriya mudra vijneha na bujhaya’(Cc. Madhya 23.39). Anche l’uomo più intelligente ed esperto non può capire ciò che un acarya vaisnava sta facendo e perché lo stia facendo. Non dovremmo perciò cercare d’imitare le autorità superiori, ma dobbiamo seguire il loro ordine, o ingiunzione.

Com’è possibile che Krishna inciti Arjuna a combattere? Ciò non significa che anche noi possiamo farlo, incitare. No, sarebbe immorale. Ma per Krishna non lo è: qualunque cosa stia facendo, Dio è buono, è onnisciente, e dovremmo accettarlo. Qualunque cosa stia facendo, è assolutamente buono. D’altro lato, qualsiasi cosa noi facciamo senza l’ordine dell’autorità, è assolutamente negativo.

‘Isvarah paramah krishnah’ (Bs. 5.1): Krishna è il controllore supremo, non ha bisogno di ricevere ordini o istruzioni da nessuno; ciò che fa è perfetto. Questa è la comprensione di Krishna. Non devo studiare Krishna a modo mio. Krishna non è sottoposto all’esame o al test di nessuno. Lui è al di sopra di tutto, è trascendentale. Perciò, chi non ha la visione trascendentale Lo fraintende. Ora Krishna sta direttamente incitando Arjuna:

klaibyam ma sma gamah partha
naitat tvayy upapadyate
ksudram hridaya-daurbalyam
taktvottistha parantapa
(Bg. 2.3)

La parola ‘parantapa’ (o vincitore del nemico) è qui usata per dire: “Tu sei uno kshatriya, sei un re, il tuo compito è di punire i trafficanti della malvagità. Questa è la tua occupazione, non puoi perdonare i malviventi”. In passato il re era solito giudicare: Un criminale era portato davanti al re, e se il re lo riteneva giusto, gli avrebbe immediatamente tagliato la testa con la sua stessa spada. Questo era il dovere del re. Anche non molto tempo fa nel Kashmir, un centinaio di anni, quando era catturato un ladro, era portato davanti al re, e se le prove erano a suo sfavore, il re gli tagliava personalmente le mani. Perfino cent’anni fa accadeva. Era un avvertimento per tutti i ladri: “Questa sarà la tua punizione”.

Perciò nel Kashmir non c’erano ladri, né furti con scasso. Addirittura, se qualcuno lasciava qualcosa per strada, nessuno la toccava. L’ordine del re era: “Se vedi qualcosa abbandonata, non puoi toccarla; l’uomo che l’ha lasciata, verrà a riprendersela”. Anche cent’anni fa. La pena capitale è quindi necessaria; ma oggigiorno è giustificata e gli assassini non sono impiccati. È un errore, è la supremazia dei mascalzoni. Un assassino deve essere ucciso. Nessuna pietà. Perché uccidere un killer di uomini? Anche un killer di animali dovrebbe essere impiccato? Questo è il regno: il re deve essere molto severo.

Questa compassione è simile a quella di Arjuna: attualmente la situazione è di simpatizzare con l’assassino perché non sia ucciso. Questa è anche la situazione di Arjuna. Questo è ‘hridaya-daurbalyam’ (debolezza di cuore), non è un dovere. Si deve assolvere il dovere ordinato dall’autorità superiore in modo molto rigoroso, senza alcuna interpretazione. Questo tipo di compassione, quindi, è solo debolezza di cuore; ma la persona comune non capirà. Per comprendere Krishna, perciò, sono richiesti dei sensi speciali, non ordinari.

Avere “sensi speciali” significa che devi rimuovere gli occhi e metterne altri? No. Devi purificarli. ‘Tat-paratvena nirmalam’ (Cc. Madhya 19.170): Impegnarsi nel servizio del Signore con i sensi purificati. Se soffri di una malattia agli occhi, applichi la medicina e quando la vista ritorna, allora puoi vedere chiaramente ogni cosa; similmente, con questi sensi ottusi, non possiamo capire chi è Krishna. ‘Sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adah’ (Brs. 1.2.234).*

Poiché ‘sri-krishnasya namadau’ [il nome di Krishna, la Sua forma, ecc.] non può essere compreso con questi sensi ottusi, come deve essere fatto? ‘Sevonmukhe hi jihvadau: iniziando dalla lingua, controllando la lingua, ‘jihvadau’. Che strana cosa: devo capire Krishna controllando la lingua? Questo è qualcosa di meraviglioso. Come? Devo controllare la mia lingua per capire Krishna? Ma l’ingiunzione degli shastra è: ‘sevonmukhe hi jihvadau’. ‘Jihva’ significa lingua.

Per conoscere Krishna il primo passo è controllare la lingua, e perciò noi diciamo: non mangiare carne, non bere liquori, sforzati di controllare la tua lingua. Tra i sensi, la lingua è il nemico più potente, il senso più perverso, e deve essere controllata. E questi furfanti dicono: “No, puoi mangiare quello che vuoi, non ha niente a che fare con la religione”. Ma la letteratura vedica dichiara: “Mascalzone, prima di tutto controlla la tua lingua, quindi potrai capire chi è Dio”.
Questa è definita “ingiunzione vedica” – è perfetta. Se controlli la lingua, allora controlli lo stomaco e quindi i genitali. Rupa Gosvami insegna (Upadeshamrita – Il nettare delle istruzioni 1):

vaco-vegam manaso krodha-vegam
jihvavegam udaropastha-vegam
etan vegan yo visaheta dhirah
sarvam apimam sa prithivim sa sisyat

“Una persona sobria capace di tollerare l’impulso a parlare, le richieste della mente, l’impeto della collera e i desideri della lingua, dello stomaco e dei genitali, è qualificata per fare discepoli in tutto il mondo”.

Questa è l’istruzione: chiunque sia in grado di controllare la lingua, la mente, la collera, gli impulsi dello stomaco e dei genitali – ci sono sei tipi di controllo – è qualificato per essere maestro spirituale e fare discepoli in tutto il mondo. Ma se non riesci a controllare la tua lingua, la tua rabbia, la tua speculazione mentale, come puoi diventare maestro spirituale? Non è possibile. ‘Prithivim sa sisyat’: colui che può fare discepoli in tutto il mondo è chiamato gosvami, o svami, può controllare i sei tipi d’impulsi, iniziando dalla lingua, ‘jihva’. ‘Sevonmukhe hi jihvadau svayam eva sphuraty adah’ (Brs. 1.2.234).*

‘Seva’ (servizio). La lingua può essere impegnata nel servizio del Signore. Come? Cantando Hare Krishna e glorificando sempre Krishna. ‘Vacamsi vaikuntha-gunanuvarnane’ (SB 9.18): “Usava le sue parole per descrivere le glorie di Krishna”.'Vacamsi', parlare è l’occupazione della lingua, come pure il gustare. Perciò impegna la tua lingua al servizio del Signore, glorificandoLo. Fai questo voto: “Ogni volta che parlo, parlerò di Krishna, glorificherò Krishna e nient’altro”.

Questo è il controllo della lingua. Se non permetti alla tua lingua di dire nonsensi, ‘gramya-katha’... A volte ci sediamo e parliamo di tante sciocchezze. Questo dovrebbe essere controllato: “Ho impegnato la mia lingua nel servizio del Signore e non parlerò di gratificazione dei sensi”. Questo è il controllo della lingua. “Non mangerò nulla che non sia offerto a Krishna”. Il processo inizia (adi) dal controllo della lingua.

Sono tecniche modeste, ma hanno un grandissimo valore affinché Krishna sia soddisfatto. Bisogna dunque compiere austerità, come Lui stesso rivelerà. Non puoi capire Krishna, non puoi vederLo, né darGli ordini: “Krishna, per favore vieni, danza col Tuo flauto, ed io Ti vedrò”. Krishna non è sottoposto ai tuoi ordini. Perciò Caitanya Mahaprabhu istruisce, ‘aslisya va pada-ratam pinastu mam marma-hatam karotu va adarsanam’ (Sikshastaka 8): “Krishna è e sarà sempre il mio unico Signore, anche se mi schiacciasse nel Suo abbraccio o mi spezzasse il cuore nella Sua assenza”.

‘Adarsanam’ (assenza). Tutti i devoti vogliono vedere Krishna, ma il puro devoto dice:
“Se non vuoi vedermi, va tutto bene; puoi spezzarmi il cuore, e anche questo lo accetto, ma non smetterò mai di adorarTi e pregherò sempre di vederTi”. Questa è pura devozione. Non è che “ho chiesto a Krishna di apparire davanti a me, ma Lui non è venuto e perciò rinuncio a queste assurdità, il movimento per la coscienza di Krishna non ha valore”. Non è così.

Questa è l’attitudine di Radharani. Quando Krishna lasciò Vrindavana, tutte le gopi trascorsero i loro giorni piangendo per Krishna ma non Lo condannarono mai, e ogni volta che qualcuno arrivava a Vraja... Ma anche Krishna pensava a loro, perché le gopi sono i più grandi devoti, i più elevati. Non c’è paragone con la devozione delle gopi. Perciò Krishna fu sempre debitore verso di loro. Krishna disse alle gopi: “Dovete essere soddisfatte delle vostre attività, Io non posso restituirvi nulla per il vostro amore”.

Krishna, il Supremo, l’onnipotente, non era in grado di ripagare il Suo debito con le gopi. Caitanya Mahaprabhu disse, ‘ramya kacid upasana vraja-vadhu-vargena ya kalpita’. “Non c’è adorazione migliore di quella concepita dalle gopi”. Le gopi sono i devoti più elevati. E tra le gopi, Srimati Radharani è la più elevata. Perciò Radharani è più grande di Krishna.

Questa è la filosofia Gaudiya-vaisnava. Richiede tempo. Riguardo alle attività di Krishna, se i mascalzoni vedono semplicemente che “Krishna sta incitando Arjuna a combattere e perciò è immorale”, significa che la loro visione è sbagliata. Bisogna vedere Krishna con occhi diversi. Perciò Krishna dice nella Bhagavad-gita (4.9):

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so kaunteya

[“Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività non dovrà più rinascere nel mondo materiale quando lascia il corpo, ma raggiunge la Mia dimora eterna, o figlio di Kunti”].

‘Divyam’, trascendentale. Se qualcuno può capire le attività trascendentali di Krishna, allora si libera immediatamente. È liberato. Non liberato nel senso ordinario, ma ritorna a casa da Dio – la più grande liberazione. ‘Tyaktva deham punar janma naiti mam eti kaunteya’. Ci sono altri tipi di liberazione: sayujya, sarupya, salokya, samipya, sarsthi. (Cc. Madhya 6.266)

‘Sayujya’ significa unirsi all’esistenza del Brahman, ‘brahma-laya’ (fusione nell’impersonale). Anche questa è liberazione, ‘mukti’. I Mayavadi o i jnani sampradaya, vogliono fondersi nell’esistenza del Brahman. Questo tipo di liberazione è detto sayujya-mukti; ma per il devoto è proprio come l’inferno, ‘kaivalyam narakayate’. ‘Kaivalyam’, il monismo o il fondersi nell’esistenza del Supremo, è paragonato all’inferno per il vaisnava. ‘Kaivalyam narakayate tri-dasa-pur akasa-puspayate’.(Caitanya-candramrita 5)

[Caitanya-candramrita (5), di Srila Prabhodananda Sarasvati): “Per chi ha ottenuto lo sguardo misericordioso di Sri Gaura, la liberazione impersonale è gradevole quanto andare all’inferno, le città celesti dei deva sono reali quanto l’immagine di fiori sospesi nel cielo”. [SB 5.17 spiegazione]

I jnani sono ansiosi di fondersi nell’esistenza dello splendore del Brahman, e lo scopo più alto dei karmi è di essere elevati al sistema planetario superiore, Svarga-loka, dove vivono Indra e Brahma. Questa è l’ambizione dei karmi: andare in paradiso. Tranne che per la filosofia vaisnava, in tutte le altre scritture, cristiane o musulmane, lo scopo è di essere elevati al cielo.

Nella letteratura vedica il paradiso è descritto come ‘tri-dasa-pur’ – il che significa che ci sono 33.000.000 di esseri celesti e tutti hanno un loro pianeta separato. Questo è detto ‘tri-dasa-pur’ – tri significa “tre”, e dasa significa “dieci”. Perciò trentatré o trenta...

Ad ogni modo, ‘tri-dasa-pur akasa-puspayate’. Akasa-puspa significa qualcosa d’immaginario, come un fiore nel cielo. Un fiore dovrebbe essere nel giardino, ma se qualcuno lo vede nel cielo, è qualcosa d’immaginario. Similmente, per il devoto la promozione ai pianeti celesti è proprio come un fiore nel cielo. ‘Tri-dasa-pur akasa-puspayate’.

Così, ‘kaivalyam narakayate’, per i jnani e i karmi; e ‘durdantendriya-kala-sarpa-patali protkhata-damstrayate’, per gli yogi. (Caitanya-candramrita 5) Gli yogi cercano il controllo dei sensi. Yogi significa che controlla i sensi, ‘yoga indriya-samyama’. Questa è la pratica yoga. I sensi sono molto forti. Proprio come noi, vaisnava, proviamo prima di tutto a controllare la lingua, così anche gli yogi cercano di controllare i sensi, non solo la lingua ma tutti gli altri – dieci tipi di sensi, secondo il metodo mistico dello yoga. Perché cercano di controllare? Perché i sensi sono come serpenti. Proprio come un serpente che, muovendosi ovunque e toccando ogni cosa, provoca lesioni fino alla morte.

Questo è un esempio per spiegare l’impulso sessuale. Appena c’è il sesso illecito, ci sono così tante difficoltà. Ovviamente, ai giorni nostri è diventato tutto molto facile; ma in passato era molto difficile, soprattutto in India. Perciò una ragazza è sempre protetta, perché, mescolandosi con i ragazzi, in un modo o nell’altro, appena c’è sesso lei rimane incinta – e non sarà più possibile farla sposare. Toccata dal serpente. Questa è la civiltà vedica, è molto severa, perché l’intero scopo è come tornare a casa da Dio, e non gratificarsi i sensi, mangiare, bere, stare allegri e divertirsi. Questo non è lo scopo della vita umana. Pertanto, tutto è stato pianificato col seguente obiettivo: ‘visnur aradhyate’, adorare Sri Vishnu.

varnasramacaravata
purushena parah puman
vishnur aradhyate pantha
nanyat tat-tosa-karanam
(Cc. Madhya 8.58)

“Il Signore Sri Vishnu, è adorato compiendo appropriatamente i doveri prescritti all’interno dei quattro varna e asrama. Non c’è altro modo per soddisfare la Suprema Persona di Dio”. (dal Vishnu Purana 3.8.9)

Nell’istituzione del varnasrama tutti questi brahmana, kshatriya e vaisya dovevano seguire rigorosamente le regole e le regolazioni di una particolare divisione. Un brahmana deve agire come un brahmana, e così via. Perciò Krishna dice: “Tu sei kshatriya, perché stai dicendo tante sciocchezze? Devi agire come kshatriya! ‘Naitat tvayy upapadyate’, questo non è degno di te. Per due motivi non dovresti agire in questo modo, in quanto kshatriya e in quanto Mio amico – questa è la tua debolezza”. Questa è la civiltà Vedica. Lo kshatriya deve combattere, ma non il brahmana: ‘satyah samo damah’, il brahmana pratica come diventare pacifico, pulito e semplice, come controllare i sensi e la mente, conoscere la letteratura Vedica e applicarla praticamente nella vita, ed esserne fermamente convinto. Questi è il brahmana.

Similmente, è necessario che lo kshatriya combatta, e che il vaisya coltivi la terra, protegga le mucche e faccia commercio – ‘krisi-go-rakshya-vanijyam’ (Bg. 18.44). Questi sono i doveri da seguire rigorosamente. Ieri abbiamo letto di quando Vaivasvatu Manu andò da Kardama Muni, che allora disse: “Signore, so che lo scopo del tuo viaggio è di verificare se i doveri del varnasrama siano eseguiti appropriatamente”. La spedizione che il re intraprendeva, non era un viaggio di piacere alle spese dello Stato. No. A volte, sotto mentite spoglie, il re era solito controllare se era mantenuto il varnasrama-dharma, se era osservato correttamente o se qualcuno stava solo perdendo tempo come gli hippy – questo non poteva accadere.

Nel vostro governo ci sono ispezioni per controllare che tutti siano impiegati, che nessuno sia disoccupato; tuttavia, benché il dovere del governo sia controllare tutto, molte cose sono tralasciate Nell’istituzione del varnasrama – ‘varnasramacaravata’ – non c’è posto per i falsi brahmana o i falsi kshatriya — no. Tutti devono compiere il loro dovere. Così questo era il dovere del re e del governo. Ma ora tutto è sottosopra, non c’è più un valore pratico. Perciò Caitanya Mahaprabhu disse (Cc. Adi 17.21):

harer nama harer nama
harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva nasty eva
gatir anyatha

[“In quest’era di conflitto e ipocrisia il solo mezzo per la liberazione è cantare il santo nome del Signore. Non c’è altro modo, non c’è altro modo, non c’è altro modo”].

È molto difficile portare la civiltà al processo originale. Perciò, come già spiegato, il vaisnava segue il metodo di ‘tri-dasa-pur akasa-puspayate durdantendriya-kala-sarpa-patali’ (Caitanya-candramrita 5). ‘Durdanta’ significa formidabile, riferendosi ai sensi – è molto, molto difficile controllare i sensi. Pertanto il processo mistico dello yoga è solo per esercitarsi su come controllare i sensi. Ma il devoto può diventare un perfetto yogi semplicemente impegnando la lingua nel cantare il mantra Hare Krishna e nel mangiare solo Krishna prasada – ed è tutto compiuto. Uno yogi perfetto.

Il bhakta, quindi, non ha alcun problema con i sensi perché sa come coinvolgere ognuno dei sensi nel servizio del Signore. ‘Hrisikena hrisikesha-sevanam’ (Cc. Madhya 19.170). Questa è la bhakti. Quando i sensi (hrisi) sono impegnati esclusivamente nel servizio di Krishna, Hrisikesha (il maestro dei sensi), non c’è bisogno di praticare lo yoga poiché i sensi sono automaticamente vincolati al servizio di Krishna, non hanno altro impegno – questo è il più elevato. Perciò Krishna spiega:

yoginam api sarvesam
mad-gatenantaratmana
sraddhavan bhajate yo mam
sa me yuktatamo matah
(Bg 6.47)

“Lo yogi di prima classe è colui che pensa sempre a Me”. Se semplicemente cantiamo e ascoltiamo il canto del mantra Hare Krishna, si diventa yogi di prima classe. Questo è il processo. Pertanto Krishna dice ad Arjuna: “Perché indulgi in questa debolezza di mente? Sei sotto la Mia protezione ed Io ti ordino di combattere, perché stai negando?”
Questo è il significato. Grazie mille".



Fine

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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