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Sangita Dasi
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LEZIONE* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada Tenuta a New York, il 7 Settembre 1966
DALLA BHAGAVAD-GITA COSI' COM'E' CAPITOLO 6
VERSO 11
sucau dese pratisthapya sthiram sanam atmanah naty-ucchhritam nti-nicam cailajina-kusottaram
"Per praticare lo yoga occorre andare in un luogo appartato e preparare uno strato d'erba kusha sul terreno, poi coprirlo con una pelle di daino e un panno di tessuto soffice. Il seggio non dev'essere né troppo alto né troppo basso e deve trovarsi in un luogo sacro. Lo yogi deve sedersi immobile e praticare lo yoga controllando la mente e i sensi, purificando il cuore e fissando la mente su un unico punto".
Prabhupada: In India ci sono alcuni luoghi prescelti molto sacri, dove generalmente gli yogi si recano, si siedono in solitudine e si dedicano alla pratica dello yoga, come prescritto nella Bhagavad-gita. Lo yoga-asana non può essere praticato in un luogo pubblico o in assemblea. Ora, quanto riguarda il kirtana, così come lo abbiamo appena eseguito, si chiama sankirtana. Sankirtan significa: bahubhir militva kirtayati iti sankirtanam. Quando il Signore Caitanya eseguiva la cerimonia del kirtana cinquecento anni fa, aveva in ogni gruppo sedici persone che partecipavano al kirtana e molte migliaia di altri cantavano con loro. Perciò questa partecipazione al kirtana è molto facile da realizzare; ma per quanto riguarda il sistema yoga è richiesto un luogo molto appartato, sacro e silenzioso. Questo è necessario. Qui è chiaramente detto, sucau dese pratisthapya sthiram asanam atmanah (Bg. 6.11). Bisogna stabilirsi in un luogo sacro e silenzioso, allora è possibile praticare il sistema yoga. A casa propria o con altri non è possibile.
Al momento presente, se si vuole praticare lo yoga, si deve lasciare la casa, recarsi in un luogo isolato e sacro, e là eseguire la meditazione e lo yoga in modo rigoroso, secondo le regole e i regolamenti. La Bhagavad-gita, fonte autorevole, raccomanda di trovare un luogo adatto per praticare lo yoga; ma soprattutto descrive il bhakti-yoga, anche questo è yoga, sravanam kirtanam (SB 7.5.23): "Ascoltare e cantare il santo nome trascendentale, la forma, le qualità, i divertimenti di Sri Vishnu e ciò che lo circonda". Il bhakti-yoga ha nove processi diversi; tra questi, i primi due sono sravanam kirtanam, l'ascolto e il canto. Io canto e tu ascolti, tu canti ed io ascolto. Questo è il processo—il santo nome di Sri Krishna—tutti possono parteciparvi. Ma nel sistema yoga, se si è esperti e capaci e se è possibile vivere da soli in un luogo appartato, allora si può raggiungere la perfezione dello yoga; ma questa perfezione non può essere raggiunta in una città, in un'assemblea, facendo esercizi, ginnastica o praticare lo yoga a modo nostro—no, ciò non è raccomandato nella Bhagavad-gita.
VERSO 12
tatraikagram manah kritva yata-cittendriya-kriyah upavisyasane yunjyad yogam atma-visuddhaye
"Lo yogi deve sedersi immobile e praticare lo yoga controllando la mente e i sensi, purificando il cuore [atma-visuddhaye] e fissando la mente su un unico punto".
L'intero processo del sistema yoga consiste nel purificare se stessi, atma-visuddhaye [purificare il cuore]. E cos'è questa purificazione? La purificazione è che "io sono puro spirito, non sono questa materia"; ma al contatto con la materia mi identifico con essa e penso "Io sono materia, sono questo corpo". Questa è l'impurità della mia esistenza. Perciò qui è chiaramente detto che dobbiamo realizzare la propria posizione costituzionale perché non siamo materia, atma-visuddhaye. Upavisyasane yunjyad yogam atma-visuddhaye, l'intero processo consiste nel purificarsi. Ora, se qualcuno non è in grado di uscire di casa e trovare un luogo appartato, pensate che la purificazione della sua esistenza non potrà essere possibile? No, sarà possibile. Questo è il contributo del Signore Caitanya, che afferma (Cc. Adi 17.21): harer nama harer nama, harer namaiva kevalam, kalau nasty eva nasty eva, nasty eva gatir anyatha. Sri Caitanya dichiara: "Quest'era è l'era della discordia e del litigio". Afferma che in questa era in particolare... Naturalmente il canto del santo nome di Krishna, o Dio, è sempre esistito, come si troverà in tutta la storia della letteratura vedica; ma è specialmente raccomandato in questa era. Perché? Kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha. Per tre volte Egli dichiara: "Non c'è altro modo, non c'è altro modo, non c'è altro modo".
"Nasty eva" significa non c'è alternativa. Questo è l'unico modo: harer nama harer nama harer namaiva kevalam. "In quest'era, semplicemente cantare il nome di Dio è l'unico processo, è l'unico processo..., non c'è altra alternativa, non c'è altra alternativa..." Perché lo ripete tre volte? Per indicare che il metodo dello yoga era possibile nel Satya-yuga, krite yad dhyayato vishnum (SB 12.3.52). In quell'epoca le persone potevano meditare molto facilmente e piacevolmente su Vishnu. A volte si raccomanda che il sistema yoga sia la meditazione nel vuoto, ma nella letteratura vedica non troviamo traccia di un sistema yoga che preveda la meditazione sul vuoto. No. Si tratta di meditazione su Sri Vishnu, com'è spiegato nella Bhagavad-gita. Così, dopo essersi seduti in un luogo appartato, santificato e secondo la disposizione dell'asana, con pelle di tigre o di cervo e paglia, come raccomandato, allora si dovrebbe sedere là e mai cambiare posto. E dopo essersi seduti, cosa si deve fare? Samam kaya-siro-grivam dharayann acalam sthirah (Bg. 6.13): "Bisogna tenere il corpo, il collo, la testa dritti e lo sguardo fisso sull'estremità del naso. Così, con la mente quieta e controllata, liberi dalla paura e dal desiderio sessuale, si deve meditare su di Me nel cuore e fare di Me lo scopo ultimo della vita".
Chi pratica il sistema yoga deve sedersi eretto, in modo che la testa e tutto il corpo siano dritti. Samam kaya-grivam. Griva significa collo. Il collo, la testa e il corpo devono essere in linea retta. Samam kaya-siro-grivam dharayann acalam, deve sedersi in questo modo e non muoversi. E sampreksya nasikagram, si deve vedere l'estremità del naso; non che si debba chiudere completamente gli occhi, no, altrimenti non si può vedere. Sampreksya nasika agram, si deve vedere la parte superiore del naso; altrimenti, come si vede nelle società di yoga, chiudono gli occhi e molti sonnecchiano o dormono regolarmente. Perché, appena si chiudono gli occhi e non si ha un argomento a cui pensare, o su cui meditare, il risultato immediato è addormentarsi e nient'altro. È una questione pratica, quindi si dormirà profondamente. Una volta [ride], pensando che alcuni dei miei studenti stessero dormendo, qualcuno mi chiese con sarcasmo: "Dormono o meditano?" Risposi: "Sì, stanno meditando sdraiati". Perché a volte la meditazione continua anche mentre si dorme. Ma non è questo il processo, non si può chiudere del tutto gli occhi, perché allora inviterete la regina, la sonnolenza, e lei vi catturerà. E dormirete tutto il tempo.
Qui è detto che per mantenersi svegli bisogna sempre guardare la parte superiore del naso. Sampreksya nasikagram svam disas canavalokayan. Altrimenti non si può vedere chi sta arrivando: "Chi è là? Sta arrivando una tigre o altro?" No, nessuna paura, siete sull'Himalaya in un luogo appartato e santificato. Quindi non dovete muovere la testa per nessun motivo, ma ciò non è possibile rimanendo in società, ci sono così tanti disturbi. D'improvviso qualcosa mi disturba e devo guardare, "Chi c'è?" Questa è la situazione. Ma qui è detto che non si può muovere la testa, bisogna sedersi con il collo, la testa e il corpo in linea retta e vedere sempre la parte superiore del naso. E quindi, prasantatma vigata-bhir brahmacari-vrate sthitah (Bg. 6.14), si dovrebbe avere una mente indisturbata. Un uomo che ha la mente sempre disturbata non può praticare lo yoga, non è possibile. E vigata-bhih, deve essere libero dalla paura (bhih). Se ha paura, come può uscire di casa e andare nella giungla? Non è possibile. Questa è un'altra qualifica per praticare lo yoga. Non solo per lo yoga, ma per chiunque cerchi di elevarsi nella via spirituale deve diventare senza paura, vigata-bhih.
E brahmacari-vrate sthitah. Brahmacari-vrata significa celibato, nessuna vita sessuale. È completamente vietato. Brahmacari-vrate. Vrata significa il voto che "non avrò vita sessuale". Una persona di questo tipo può eseguire il sistema yoga. Prasantatma vigata-bhir brahmacari-vrate sthitah, manah samyamya. Quando non ci sono richieste, la mente diventa naturalmente controllata, manah samyamya mac-cittah. Fatte queste cose, il punto successivo è mac-cittah, "con la mente concentrata su di Me". Krishna dice 'mat' (a Me), per trasferire l'intero pensiero su di Lui, Krishna o Vishnu—non sul vuoto. Perciò, manah samyamya mac-citto yukta asita mat-parah. (Bg 6.14): "Si deve meditare su di Me nel cuore e fare di Me lo scopo ultimo della vita". Si deve pensare sempre a Krishna, o a Vishnu; quindi chi è nella coscienza di Krishna ha l'opportunità di praticare il più alto sistema di yoga senza affrontare le difficoltà del processo. Questo è il vantaggio della coscienza di Krishna. Il Signore dice "mac-cittah". Si deve impegnare la mente in Vishnu. Il vero yogi, che va nella foresta, in un luogo appartato, pensa a Vishnu catur-bhuja. Come sarà qui spiegato.
VERSO 15
yunjann evam sadatmanam yogi niyata-manasah santim nirvana-paramam mat-samstham adhigacchati
"Così, praticando il controllo del corpo, della mente e dell'azione, lo spiritualista raggiunge il regno di Dio [la dimora di Krishna] ponendo fine alla sua esistenza materiale".
Yunjyann evam: praticare in questo modo il processo dello yoga, considerando il luogo in cui si siede, la posizione del corpo, il brahmacariato, il celibato, il luogo appartato, la posizione eretta e lo sguardo rivolto alla parte superiore del naso. Queste sono le procedure di seduta, e la mente deve essere concentrata su Vishnu. Questo è il processo di meditazione. Evam sadatmanam yogi niyata-manasah. Niyata-manasah significa "colui che controlla la mente". L'intero processo dello yoga consiste semplicemente nel controllare la mente. Non solo la mente, ma tutti i sensi devono essere controllati, yoga indriya-samyamya. E controllando i sensi, la mente può impegnarsi su Vishnu all'interno come Paramatma, l'Anima Suprema, e concentrarsi in questo. Allora, santim nirvana-paramam mat-samstham adhigacchati, diventa pacifico dopo aver terminato con la vita materiale. La vita materiale è proprio come il fuoco; è stata paragonata a un incendio nella foresta. Come l'incendio della foresta si verifica automaticamente, nessuno appicca il fuoco, allo stesso modo nel mondo materiale, anche se si cerca di vivere in modo molto pacifico e senza litigare con altri, il luogo è talmente fastidioso che non si riuscirà a vivere in pace ovunque si vada, in nessun luogo dell'universo. Questo è il processo.
Ma chi è situato nella trascendenza, sia attraverso il processo dello yoga o della conoscenza empirica o del bhakti-yoga—sebbene ci sia differenza nel fine ultimo questi tre metodi sono destinati alla vita trascendentale—o di qualsiasi altro processo, se lo si rende perfetto allora si ottiene davvero la pace. L'unica differenza è che non è possibile eseguire in quest'epoca il sistema yoga così come descritto nella Bhagavad-gita. Perciò, l'altra alternativa è hari-kirtana, come Sri Caitanya raccomanda e concepisce. Praticamente vedrete che anche eseguendo il kirtana per molte ore, non sarete stanchi. Ma se vi è chiesto di sedervi nella posizione yoga raccomandata nella Bhagavad-gita, difficilmente potrete dedicarvi qualche minuto. Vedete? Perciò, santim nirvana-paramam mat-samstham adhigacchati, egli troverà la pace, porrà fine alla vita materiale e raggiungerà il cielo spirituale. E dopo aver estinto questa esistenza materiale, cosa c'è dopo? Il dopo non è il vuoto, o vuoto impersonale, com'è chiamato. La Bhagavad-gita non lo conferma, ma dichiara, mat-samstham adhigacchati: "Egli entra nella Mia dimora". Samstham significa "dimora". Quando si parla di dimora, non significa che è vuota; piuttosto che c'è una varietà di impegni—a meno che non sia samstham.
Qui è chiaramente detto che si raggiunge il regno di Dio dove esiste la varietà spirituale, mat-samstham adhigacchati,. Quel regno non è privo di varietà, altrimenti, il Signore non avrebbe detto "samstham". E in quel regno esiste un ordine regolare. Proprio come voi avete un ordine regolare nelle vostre faccende quotidiane, allo stesso modo il Signore ha un ordine regolarmente stabilito nel mondo spirituale—mat-samstham adhigacchati. Perciò, semplicemente questi processi servono a qualificarsi per entrare in quella dimora. Tutto qui. Noi apparteniamo a quel luogo; ma essendo smemorati ora ci troviamo in questo mondo materiale. Come a volte qualcuno impazzisce e va in manicomio, allo stesso modo le identità spirituali che impazziscono, sono poste in questo manicomio che è il mondo materiale—una sorta di casa di cura, dove tutto viene fatto in modo non molto sano. [Ride] Vedete? Perciò dobbiamo uscire da questo manicomio ed entrare nel regno di Dio, Sri Krishna. E Krishna insegna personalmente cos'è il Suo regno, chi è Lui, chi siete voi e qual è la vostra relazione con Lui. È tutto insegnato nella Bhagavad-gita e chi è intelligente e sano di mente dovrebbe trarne vantaggio. Così Krishna insegna: "Chi mangia più del necessario non può praticare lo yoga".
Natyasnatas yogo 'sti na ca ekantam anasnatah (Bg. 6.16): "Nessuno può diventare uno yogi, o Arjuna, se mangia troppo o troppo poco, se dorme troppo o troppo poco". Vale a dire: Chi cerca volontariamente di mantenersi in uno stato di denutrizione, non può praticare lo yoga, né può praticarlo chi mangia più del necessario. Il consumo di cibo dovrebbe essere moderato, solo per mantenere insieme il corpo e l'anima, non per il piacere del palato. Così questo è il vero processo yoga: non si può mangiare cose molto gustose. Perché appena si presenta qualcosa di gradevole, naturalmente se ne prende una o più. Vedete? Pertanto gli yogi non possono mangiare cose appetibili o desiderabili, ma devono prendere solo il necessario. A Calcutta, ho visto uno yogi—naturalmente in un tempio, un luogo santificato—che ogni giorno prendeva solo una piccola quantità di riso bollito, alle tre del pomeriggio, e quello era il suo cibo e nient'altro. Inoltre, na caikantam anasnatah na cati svapna-silasya: "Nemmeno chi sogna troppo, può eseguire correttamente lo yoga". Qui Krishna non dice che esiste un sonno senza sogni. Il sonno senza sogni non è possibile.
Se qualcuno afferma di avere un sonno senza sogni, è un'altra follia. I sogni devono esserci, più o meno. Non appena ci si addormenta, i sogni devono esserci. Possono essere sogni belli, brutti, lunghi o brevi, ma devono esserci. Ora, Krishna dice, na ca ati svapna-silasya, che significa: "Chi sogna molto mentre dorme, non può praticare lo yoga". Na jagrato naiva carjuna. "E chi non riesce a dormire di notte..." Ho un amico che non riesce a dormire, e quindi per lui il processo dello yoga non è possibile. Perciò anche il sonno è necessario, non si può rimanere senza dormire. Significa che in qualche modo dovresti mantenere il tuo corpo in forma: non mangiare troppo, né dormire troppo. Anche questo è necessario. Mantenerti in forma significa che non dovresti mangiare di più, digiunare volontariamente o rimanere sveglio volontariamente; e se mantieni la calma non dormirai né sognerai troppo. Perché, quando la bile è irritata, allora vediamo tanti sogni a causa dell'aria che esce dalla bile agitata. Ma se si mantiene la calma, la mente lucida e lo stomaco leggero, allora avremo un sonno normale. Perciò, na ca ati svapna-silasya jagrato naiva carjuna (Bg. 6.16). E di nuovo ripete (Bg. 6.17),
yuktahara-viharasya yukta-cestasya karmasu yukta-svapnavabodhasya yogo bhavati duhkha-ha
"Chi è moderato nel mangiare e nel dormire, nel lavoro e nel riposo può con la pratica dello yoga, alleviare le sofferenze dell'esistenza materiale". Yukta-cestasya karmasu, se qualcuno vuole praticare il sistema yoga a casa, allora dovrebbe essere moderato negli altri suoi impegni. Non può impegnarsi troppo nel guadagnarsi da vivere e allo stesso tempo paticare per diventare uno yogi. No, non è possibile. Yuktahara-viharasya, dovrebbe mangiare e gratificare i suoi sensi con molta moderazione, il suo lavoro dovrebbe essere privo di ansia, non dovrebbe sognare troppo né stare sveglio troppo a lungo. Queste sono le regole, allora il processo yoga avrà successo. E quindi (Bg. 6.18),
yada viniyatam cittam atmany evavatisthate nisprihah sarva-kamebhyo yukta ity ucyate tada
"Quando lo yogi giunge, con la pratica dello yoga, a regolare le attività della mente e, libero da ogni desiderio materiale, si situa nella Trascendenza, si dice che ha raggiunto la perfezione dello yoga".
Qual è il segno che si è raggiunta la perfezione nello yoga? Il Signore dice: yada viniyatam cittam. Cittam significa il vostro cuore o la vostra coscienza. Se è auto controllata, la coscienza è pienamente sotto controllo—non dipendete dai dettami della mente, ma la mente è sotto il vostro controllo. Yada viniyatam cittam atmany evavatisthate. E quindi la mente non si distrae, perché l'attività principale dello yogi è pensare sempre a Krishna o Vishnu. Così lo yogi non può permettere alla sua mente di distrarsi, e ciò è possibile nella coscienza di Krishna. Quando si è sempre impegnati nella coscienza di Krishna, al servizio di Krishna, ovviamente la mente non può distrarsi da Krishna—non va oltre. La mente è controllata automaticamente. Nisprihah sarva-kamebhyah. E non si avrà alcun desiderio di gratificazione dei sensi materiali, sarva kamebhyah—sarva significa 'di tutti i tipi di', e kama 'desideri materiali'. Ciò significa che se siete nella coscienza di Krishna, allora non avete altri desideri. I vostri desideri—non potete essere privi di desideri, non è possibile. Privo di desideri significa, come qui è chiaramente detto, sarva-kamebhyah. Kamebhyah significa desiderio di gratificazione dei sensi, e questo deve essere purificato. Ma il desiderio di servire Krishna è una cosa molto buona, molto bella. Si deve quindi trasferire il desiderio—ciò si chiama coscienza di Krishna.
Questo è tutto. Il desiderio non può essere eliminato, non è possibile. Sono un essere vivente e il desiderio è il mio compagno costante. Perciò, coscienza di Krishna significa purificare il desiderio. Come si fa? Senza desiderare la gratificazione dei sensi materiali, sarva-kamebhyah, possiamo desiderare tante cose per il servizio di Krishna. Prendiamo ad esempio il mangiare. Mangiando, si desidera piatti gustosi. Molto bene, allora prepariamo cibi gustosi per Krishna. Posso preparate centinaia di piatti gustosi per Krishna—non penso che "è stato preparato per me". Pertanto, nel preparare il cibo per Krishna si deve prestare molta attenzione: Che sia preparato per Krishna. Capite? A volte chiedo agli studenti: "Non toccatevi la bocca, siate molto puliti, molto puri". Poiché è preparato per Krishna, ora il desiderio è che "Krishna mangerà questo torta molto buona". Così tutto è preparato nella coscienza di Krishna. Quando è offerto a Krishna, voi lo gustate e il vostro kama, desiderio, è così purificato—perché fin dall'inizio pensate che "è preparato per Krishna". Non ne avete alcun desiderio, perché il vostro desiderio è già soddisfatto: Krishna è così misericordioso che vi dà il cibo da mangiare. Anche se non lo desiderate, la misericordia di Krishna fa sì che Egli possa soddisfare il vostro desiderio. Nisprihah sarva-kamebhyo yukta ity ucyate tada (Bg. 6.18).
A quel punto, quando una persona ha modellato la propria vita in questo modo, si può ritenere che abbia raggiunto la perfezione nel sistema yoga. Il semplice lavoro di routine, fare un po' di esercizio fisico, non è il sistema yoga secondo la Bhagavad-gita. Perciò, yatha dipo nivatastho, yogino yata-cittasya, yogam atmanah (Bg. 6.19): "Come una fiamma al riparo dal vento non oscilla, così lo spiritualista che controlla la mente rimane sempre fermo nella sua meditazione sull'Anima Suprema". Come la fiamma che non è agitata dal vento, allo stesso modo, la mente non dovrebbe essere agitata. Quella fiamma è molto bella se non è mossa dal vento. Qui è riportato questo esempio. La fiamma è così sensibile al vento che basta un piccolo movimento per spegnerla. Allo stesso modo, anche la nostra mente è così sensibile ai desideri materiali che una piccola agitazione può cambiare tutto. Balavan indriya-gramo vidvamsam api karsati (SB 9.19.17) [Non si dovrebbe sedere sullo stesso seggio nemmeno con la propria madre, figlia o sorella, perché i sensi sono così forti che anche una persona molto elevata nella conoscenza può essere attratta dal sesso]. Basta una piccola agitazione. Nella terminologia vedica è proibito per gli yogi, o per coloro che sono trascendentalisti, perché si deve rimanere 'brahmacari-vrate sthitah' (Bg. 6.14) [situati nel voto del celibato].
Ci sono due tipi di brahmacari. Colui che conduce una vita di completo celibato, pienamente libero dalla vita sessuale, è chiamato brahmacari. Un altro brahmacari è il grihastha-brahmacari. Ha una moglie, ma non ha rapporti con nessun'altra donna. E se il rapporto con la moglie è regolato, è anche lui un brahmacari. Chi ha una relazione con la moglie secondo le regole e le norme e non conosce nessun'altra donna, è anche lui un brahmacari. Anche questo è brahmacari-vrata. Perciò il brahmacari-vrata è essenziale per lo yogi—egli vive una vita di completo celibato ed è un brahmacari. Pertanto, yata-cittasya, yogam atmanah, la mente non dovrebbe essere agitata. Supponiamo che io sia brahmacari, che abbia fatto voto, brahmacari-vrate sthitah, di "non avere rapporti sessuali per tutta la vita". Allora la mente a volte potrebbe agitarsi, quindi ci sono delle precauzioni da prendere. Nella letteratura vedica si dice che bisogna stare molto attenti alle donne. Matra svasra duhitra va naviviktasano bhave (SB 9.19.17). La prescrizione è che "Non si dovrebbe sedere da soli nemmeno con la propria madre, la propria sorella e la propria figlia". Balavan indriya-gramo vidvamsam api karsati. La mente è così fragile che anche delle piccole cose possono creare scompiglio. Vedete? Quindi queste sono prescrizioni per gli yogi. Lo yogi deve seguire le prescrizioni del sistema yoga.
yatroparamate cittam niruddham yoga-sevaya yatra caivatmanatmanam pasyann atmani tusyati
"La perfezione dello yoga, o samadhi, si raggiunge quando si sottrae la mente a ogni attività materiale con la pratica dello yoga. Così con la mente pura, lo yogi è in grado di vedere il suo vero sé e gustare la gioia interiore". (Bg. 6.20)
Pertanto lo yogi dovrebbe controllare la sua mente in modo tale che, non appena la mente si allontana dalla posizione di meditazione su Vishnu, dovrebbe subito riportarla indietro. Ciò richiede una certa pratica. Quindi Krishna dice, sukham atyantikam yat tad buddhi-grahyam atindriyam vetti yatra na caivayam sthitas calati tattvatah (Bg. 6.21-22): "In questo stato sereno gode di una felicità trascendentale illimitata e gioisce attraverso i sensi spirituali. Raggiunta questa perfezione, non si allontana più dalla verità e comprende che non c'è nulla di più prezioso". E, tam vidyad duhkha-samyoga viyogam yoga-samjnitam (Bg. 6.23): "In questa posizione non è più turbato neppure nelle peggiori difficoltà. Questa è la vera libertà da tutte le sofferenze sorte dal contatto con la materia".
Si deve sapere che la vera felicità può essere sperimentata con i nostri sensi trascendentali, non con i sensi materiali... Nè i sensi né i loro desideri devono essere sacrificati; ci sono desideri e soddisfazione dei sensi nel campo spirituale—ma è qualcosa di diverso. Perciò qui si dice, sukham atyantikam yat (Bg. 6.21): "Gode di una felicità trascendentale illimitata e gioisce attraverso i sensi spirituali". Ciò che è veramente felicità, tad buddhi-grahyam atindriyam, è trascendentale a questa esperienze sensoriale, la gratificazione empirica dei sensi, il piacere immediato. Vetti yatra na caivayam sthitas calati tattvatah. Chi non sa questo, allora certamente sarà agitato nella mente e cadrà. Bisogna quindi sapere che la felicità che cerchiamo di ricavare dai sensi materiali non è felicità. Ho recitato più volte un bel verso, la descrizione di Rama.
ramante yogino 'nante satyanande cid-atmani iti rama-padenasau param brahmabhidhiyate
"La Suprema Verità Assoluta è chiamata Rama perché i trascendentalisti traggono piacere dal reale e illimitato piacere dell'esistenza spirituale". (Cc. Madhya 9.29)
Coloro che sono veramente yogi, anche loro godono. In che modo? Ramante yoginah anante, in ciò che è illimitato, non nel limitato. Yoginah anante e satyanande, questa è la vera felicità. Satyanande cid-atmani: è spirituale, non è materiale. Iti rama: questo è il significato di rama—hare rama. Abbiamo già spiegato che 'rama' significa godere della vita spirituale. Questo è il significato di 'rama', unicamente piacere. Anche Krishna è piacere e anche Rama è piacere. Perché tutti noi siamo alla ricerca del piacere, ma non sappiamo dove trovarlo. Il piacere è nella vita spirituale; quello è il vero piacere. Non dobbiamo sacrificare il piacere, ma goderne in modo appropriato. Proprio come un uomo malato che non può godersi la vita: il suo godimento della vita è falso. Ma quando è guarito e in buona salute, allora il suo godimento è autentico.
Allo stesso modo, finché siamo nella concezione materiale della vita, non ci si può aspettare di godere—ci stiamo semplicemente intrappolando. Ciò significa che un uomo malato, se gode, se mangia del buon cibo—non può mangiare, ma se lo fa di nascosto senza informare il medico—semplicemente prolunga la sua malattia. Questo è tutto. Si sta uccidendo, è questo il processo. Allo stesso modo, più aumentiamo il nostro godimento materiale, più ci impigliamo in questo mondo materiale, senza liberarci dalle sue grinfie. Questo è l'intero sistema dello yoga, del jnana, della bhakti o di qualsiasi altro. Si può pensare "che un sistema è molto bello e un altro è molto difficile"; questa è un'altra cosa, ma qualsiasi sistema si adotti, l'importante è di elevare la propria esistenza dal concetto di godimento materiale al concetto di piacere della coscienza di Krishna. Ciò vi renderà felici. Grazie mille. (fine)
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