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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap.1 Versi 37-39
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Sangeeta Dasi
Moderatore



25 Messaggi

Inserito il - 25/07/2018 : 08:18:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




CAPITOLO 1
VERSI 37-38


yady apy ete na passyanti
lobhopahata-cetasah
kula-ksaya-kritam dosam
mitra drohe ca patakam

katham na jneyam asmabhih
papad asman nivartitum
kula-ksaya-kritam dosam
prapasyadbhir janardana


TRADUZIONE

"O Janardana, se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono niente di male nel distruggere la loro famiglia e nel lottare contro i loro amici, perché noi, che vediamo il peccato, dovremmo agire allo stesso modo ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Uno ksatriya non può rifiutare una sfida al gioco o in battaglia, Sfidato da Duryodhana, Arjuna non può evitare di combattere anche se pensa che i suoi rivali siano incapaci di prevedere le conseguenze di una simile sfida. Lui invece ne prevede le conseguenze e per questo motivo non vuole accettare la sfida. Un impegno è obbligatorio quando il risultato è positivo, ma se il risultato non lo è nessuno deve sentirsi obbligato. Considerati i pro e i contro, Arjuna decide di non battersi".


VERSO 39

kula-ksaye pranasyanti
kula-dharmah sanatanah
dharme naste kulam kritsnam
adharmo’bhibhavaty uta


TRADUZIONE

"Con la distruzione della dinastia crolla l'eterna tradizione familiare, e i discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche contrarie alla religione".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"L’istituzione del varnasrama-dharma comprende molti princìpi religiosi che hanno la funzione di aiutare i componenti di una famiglia ad acquisire forza e saggezza e ad assimilare i valori spirituali. Nella famiglia sono gli anziani che hanno la responsabilità di controllare l’applicazione di questi metodi purificatori.

La morte degli anziani rischia d’interrompere queste tradizioni familiari di purificazione e ciò condurrebbe i più giovani a sviluppare abitudini irreligiose e a perdere così ogni possibilità di salvezza spirituale. Perciò gli anziani della famiglia non devono mai essere uccisi, per nessuna ragione".






ESTRATTO da una LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 27 Luglio 1973

“O Janardana, se questi uomini accecati dalla cupidigia non vedono alcuna colpa nel distruggere la loro famiglia o nel lottare contro gli amici, perché mai noi, che in questo atto riconosciamo il crimine, dovremmo impegnarci in azioni colpevoli?” (Bg. 1.37-38)

Nella fazione opposta, quella di Duryodhana, non stanno considerando se queste attività siano pie o empie, peccaminose o immorali, poiché ‘lobha-upahata-cetasah’, hanno perso il buonsenso a causa dell’avidità per acquisire l’impero. Quando l’uomo diventa avido e sopraffatto dal desiderio, allora perde ogni intelligenza. Nella Bhagavad-gita (7.20), Krishna dichiara, ‘kamais tais tair hrita-jnanah yajanti anya-devatah’: “Coloro la cui intelligenza è stata rubata dai desideri materiali adorano gli esseri celesti”.

In realtà l’adorazione è solo per il Signore Supremo, Krishna, ma si deve mostrare rispetto a tutti gli altri. Egli è ‘saranam’, degno di adorazione, e si deve prendere rifugio in Lui. Questo è l’insegnamento e questa è la religione. ‘Man-mana bhava mad-bhakto mad-yaji mam namaskuru’ (Bg. 18.65), pensa sempre al Signore Supremo, adoraLo e offriGli i tuoi omaggi. Questo è il movimento per la coscienza di Krishna.

Il dovere di tutti è adorare la Divinità, offrire gli omaggi, cantare e danzare nel tempio, e impegnarsi sempre con sottomissione nel servizio del Signore, poiché tutti gli esseri sono per natura Suoi servitori eterni. Questa è la loro posizione salutare, e finché sono servitori del Signore, rimangono in salute. Lo stesso esempio che ho fatto molte volte: questo dito, che è parte del mio corpo, rimarrà sano finché è idoneo a servire il corpo; e se non può più servire, allora è malato. Similmente, chiunque non rende un servizio al Signore agisce per la gratificazione dei sensi e questa è una condizione malata, patologica, e in tale situazione nessuno può essere felice.

Così questa è la situazione. Non capiscono che servendo Krishna restiamo in salute o nella nostra posizione naturale – e questa è chiamata ignoranza. Alcuni cercano di dimenticarLo e altri di diventare uguali a Lui. Questa faccenda sta continuando, e nessuno vuole sottomettersi: “O Signore, avevo dimenticato, ma sarò ancora il Tuo servitore. Per favore proteggimi”. Perciò, sarva-dharman parityajya mam… abbandona ogni forma di religione (Bg. 18.66). Questo è l’insegnamento di tutti i Veda.

Ma nella fazione opposta sono diventati ciechi. Perché? ‘Lobha-upahata-cetasah’, sono accecati dalla cupidigia, e ‘kula-kshaya-kritam dosam’, non vedono colpa nel distruggere la loro stirpe. Oggigiorno gli esseri sono distrutti nell’utero con l’aborto e i contraccettivi; nessuno conosce più il valore di ‘kula-kshaya’, la famiglia. È detto ‘pum-nama-narakat trayate iti putra’: c’è un inferno chiamato ‘pum-nama-naraka’, e il figlio (putra) è colui che libera (trayate) da questo inferno. La parola sanscrita ‘putra’, formata da ‘put’ e ‘traya’, significa che è dovere del figlio liberare gli antenati dalla condizione infernale di vita.

Talvolta, dovuto alle sue attività peccaminose, l’essere diventa un fantasma – una condizione veramente infernale. Ma se il figlio esegue la cerimonia dello ‘sraddha’, allora egli ottiene di nuovo un corpo. Questo è il dovere del figlio, e queste sono le leggi sottili. Le persone non lo sanno, né desiderano saperlo. Ma queste sono le informazioni che otteniamo dalla letteratura vedica. Poiché il figlio ha il dovere di salvare gli antenati, l’uomo ha il dovere di mantenere il figlio; o almeno di lasciarlo vivere. Le persone non sono molto ansiose di avere figli; e piuttosto li uccidono. Sono così peccaminosi, ‘kama-lobha-hata-cetasah’, il loro cuore è pieno di lussuria e avidità, e tutto ciò che desiderano è la gratificazione dei sensi. È tutto.

Perché l’uomo dovrebbe sposarsi? ‘Putrarthe kriyate bharya’. Dovrebbe accettare una moglie (bharya) per avere un figlio (putra). E perché il figlio è necessario? ‘Putrah pindam prayojanam’: per offrire oblazioni e liberare gli antenati. Questo è detto ‘prayojana’, ed è assolutamente necessario. Prima della sua morte ognuno dovrebbe lasciare un figlio, che dovrà compiere il suo dovere. Questa è la civiltà vedica. Ma al momento nessuno se ne preoccupa, né sarebbe possibile. Perciò l’unico rimedio è arrendersi, ‘saranyam’.

devarshi-bhutapta-nrinam pitrinam
na kinkaro nayam rini ca rajan
sarvatmana yah saranam saranyam
gato mukundam parihrtya kartam

“Chi ha abbandonato tutti i doveri materiali e ha preso completo rifugio ai piedi di loto di Mukunda, che dà rifugio a tutti, non ha più debiti verso i deva, i grandi saggi, gli esseri umani ordinari, i parenti, gli amici, l’umanità e gli antenati. Poiché tutti gli esseri viventi sono parti e frammenti di Dio, chi si sottomette al servizio del Signore non ha più bisogno di servire separatamente tutte queste persone”. (SB. 11.5.41)

Tutti noi siamo indebitati con gli esseri celesti (devata) e i grandi saggi (devarshi), che trasmettono la conoscenza. Proprio come Indra, Surya e Candra ci forniscono l’acqua, la luce del sole e il chiarore della luna da cui noi traiamo benefici, similmente siamo obbligati a pagare le tasse per il rifornimento di acqua e di luce elettrica. Proprio come siamo in debito con i vari dipartimenti governativi, allo stesso modo siamo indebitati con i vari esseri celesti; e anche con i grandi saggi, come Vyasadeva, che ci hanno trasmesso la letteratura vedica da cui deriviamo un grande beneficio.

Così ‘devata’ e ‘devarshi’, e anche ‘bhuta’, o gli esseri viventi ordinari, proprio come la mucca da cui prendiamo il latte. Gli uomini sono in debito con le mucche e invece le uccidono. Commettono molte attività peccaminose, eppure vogliono essere felici e vivere in pace. Siamo tutti debitori. Se, invece di sentirmi obbligato per il tuo servizio, io ti tagliassi la gola, che gentiluomo sarei? Puoi immaginare? Così abbiamo molti debiti, ‘devarshi-bhutapta-nrinam pitrinam’: con i deva, i saggi, gli esseri ordinari, gli amici, i parenti e gli antenati.

‘Pitrinam’ sono gli antenati, o ‘kula-kshaya’, la stirpe. Mio padre ha ottenuto un corpo da mio nonno, ed io ho ottenuto un corpo da mio padre. Anch’io sono in debito, perché questo corpo umano mi offre l’opportunità di capire la mia posizione di potermi liberare dalla presa di maya e fermare la trasmigrazione da un corpo all’altro. Per la grazia dei miei antenati ho ottenuto quest’opportunità. È presente quindi un senso di obbligo e di dovere.

Poiché è un devoto, Arjuna considera: “Se questi mascalzoni hanno perso l’intelligenza per la cupidigia di acquisire l’impero” (kula-kshaya-kritam dosham mitra-drohe ca patakam - 1.37), perché noi, che riconosciamo questo crimine, dovremmo impegnarci in azioni colpevoli?” (katham na jneyam asmabhih - 1.38). Arjuna parla al plurale, dice “noi”, includendo Krishna. “Poiché Tu sei dalla mia parte, sei il mio conducente di carro, se io non considero tutte queste cose, che diranno le persone?”

Arjuna è un grande devoto di Krishna, e Krishna è presente. Come può commettere questi atti colpevoli? Così facendo, coinvolge anche Krishna. Perciò il devoto, prima di agire, deve considerare se un’azione è appropriata o inappropriata. Nella fazione opposta hanno perso il buonsenso, ‘kama-lobha-hata-cetasah’, ma Arjuna non può, perché il devoto deve essere molto responsabile e agire in modo che nessuno sia criticato. Questo è il dovere del devoto. I devoti e i sannyasi devono essere molto cauti, come afferma Sri Caitanya, o saranno facilmente criticati.

Caitanya Mahaprabhu disse, ‘sannyasira alpa-chidre bahu mane’. Se un grihastha parla con una donna, nessuno lo biasima; ma se un sannyasi parla in confidenza con una donna, tutti lo noteranno. Questa è la pratica. Dovrebbe essere molto cauto. Quindi un devoto, un sannyasi, ha una responsabilità molto grande. Le persone lo criticheranno facilmente.

Così, ‘kula-kshaya-kritam dosam prapasyadbhir janardana’. Come possiamo indulgere in queste attività peccaminose? Che diranno le persone? “O Janardana, Tu sei il sostenitore del popolo, perciò, se le persone diventano peccatrici, è molto difficile mantenerle”. Queste cose devono essere considerate, non possiamo distruggere la famiglia, kula-kshaya. Ma solo a una condizione possiamo liberarci da tutti questi obblighi. Qual è questa condizione?

‘Saranam saranyam gato mukundam’ (SB 11.5.41): Chi ha preso rifugio (saranam) in Mukunda, Colui che dà rifugio a tutti (saranyam), non è più debitore verso i deva, i grandi saggi, gli antenati e ogni altro essere vivente. Mukunda-caranam: Chi ha dedicato la propria vita semplicemente a servire i piedi di loto (caranam) di Mukunda, Krishna, è libero da ogni altro obbligo. Mukunda significa “Colui che concede la liberazione e la felicità” – ‘muk’: liberazione, e ‘ananda: felicità.

Il Suo nome è Govinda, Mukunda. In realtà Krishna possiede migliaia di nomi. Chi è completamente abbandonato ai piedi di loto di Mukunda non ha più alcun obbligo, né verso gli esseri celesti, i grandi saggi, gli antenati o gli esseri ordinari – devata, devarshi, pitri, bhuta. È esonerato perché è trascendente. Ma finché non è un devoto completamente arreso ai piedi di loto di Mukunda, deve attenersi a tutti questi doveri e princìpi regolatori. Non può essere ancora esonerato, deve rendere conto di ogni cosa.

Queste sono le leggi sottili, perciò ‘kula-kshaya-kritam dosam’, non puoi distruggere la tua famiglia; materialmente non puoi farlo. Così Arjuna dice: “Possiamo vedere che questi furfanti hanno perso la loro intelligenza, tuttavia, noi non possiamo distruggere la nostra famiglia”.
Nel verso successivo saranno date ulteriori spiegazioni (Bg. 1.39):

kula-kshaye pranasyanti
kula-dharmah sanatanah
dharme naste kulam kritsnam
adharmo ‘bhibhavaty uta

“Con la distruzione della dinastia crolla l’eterna tradizione familiare; in questo modo i discendenti della famiglia rimangono coinvolti in pratiche contrarie alla religione”.

C’è una così grande responsabilità nel distruggere la famiglia. Al momento presente nessuno si sente responsabile perché sono tutti irreligiosi. Ci sono due cose: la religione e l’irreligione. Krishna dichiara anche, ‘yada yada hi dharmasya glanir bhavati abhyutthanam adharmasya’ (Bg. 4.7): “Quando la religione declina e l’irreligione avanza, Io discendo in persona”.

Se non possiamo mantenere i princìpi religiosi, allora… Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo migliorare questi princìpi. Nella civiltà vedica la tradizione familiare era strettamente osservata al fine di mantenere i princìpi religiosi. Perché? Perché la vita umana è destinata a risvegliare la nostra posizione eterna, ‘sanatana’.

Qui è usata questa frase, ‘kula-dharmah sanatanah’. Il vero scopo della vita, soprattutto per la forma umana, è far rivivere il nostro sanatana-dharma, o la nostra occupazione eterna. Osservare le regole e regolazioni del varnasrama-dharma, nei quattro ‘varna’ e ‘asrama’ è detto ‘kula-dharma’, seguire le tradizioni familiari. Brahmana, kshatriya, vaisya, sudra, brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasa – ognuno deve osservare rigorosamente le regole e i regolamenti di quel particolare asrama. Perché dovrebbe osservarle così strettamente? Perché osservando i princìpi regolatori di ciascuna fase della vita, saremo in grado di soddisfare il Signore Supremo.

Nella Caitanya-caritamrita (Madhya 8.58) è detto:
“Il Signore Supremo, Sri Vishnu, è adorato dal compimento appropriato dei doveri prescritti nel sistema dei varna e asrama. Non c’è altro modo per soddisfare il Signore Supremo”.

Se osserviamo rigorosamente le regole e le regolazioni del kula-dharma; kula-dharma significa osservare i princìpi regolatori del proprio varna e asrama – un brahmana deve osservare i princìpi del brahmana; e un kshatriya deve osservare i incìpi kshatriya. Tutto questo è spiegato nella Bhagavad-gita, insieme ai sintomi del brahmana, dello kshatriya, e così via. È dai sintomi che si riconosce se una persona è brahmana o kshatriya o vaisya, e non per la sua nascita. Questa è l’ingiunzione degli Shastra.

Perciò, se vogliamo la liberazione dalla schiavitù materiale, bisogna osservare le regole e le regolazioni del kula-dharma, e se non le osserviamo, allora diventiamo contrari alla religione – ‘dharme naste kulam kritsnam adharmo bhibhavaty uta’. ‘Uta’ significa “è detto”. E poiché Arjuna ha imparato da autorità più elevate, ‘uta’ significa “è detto dalle autorità”.

“Se adharma, la vita irreligiosa, si diffonde a causa della perdita di kula-dharma, allora ogni cosa è perduta, mio caro Krishna. Perché, dunque, dovremo uccidere?” Questa è la spiegazione che dà Arjuna, e in seguito spiegherà anche che se gli uomini saranno uccisi, le donne diventeranno vedove e la loro natura sarà corrotta. Molte altre cose saranno spiegate riguardo alla vita di famiglia.

Al momento presente non c’è una tale vita di famiglia, né alcuna considerazione religiosa o irreligiosa di vita. Ma sono simili agli animali, ‘kalau sudra-sambhavah’, e se non sono animali, allora sono tutti sudra. Non ci sono brahmana, kshatriya o vaisya, la condizione della società umana è caotica, ed è impossibile per l’essere risvegliare la sua posizione costituzionale perché ogni cosa è andata perduta. Perciò, per la grazia di Caitanya Mahaprabhu:

harer nama harer nama
harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva
nasty eva gatir anyatha.

“In quest’era di Kali non c’è altro modo, non c’è altro modo, non c’è altro modo per la realizzazione spirituale se non cantare il santo nome di Sri Hari”. (Cc. Adi 17.21)

Il vero dharma è andato perduto, ma semplicemente cantando il santo nome di Krishna, l’essere si situa nuovamente nella sua posizione originale. Tutto si aggiusterà perché questa pratica è trascendentale. Non c’è altro modo. Caitanya Mahaprabhu è così misericordioso da aver estratto dagli Shastra questo movimento del sankirtana: ‘ceto-darpana-marjanam bhava-maha-davagni-nirvapanam’ (Cc. Antya 20.12), la vita umana è destinata a estinguere il fuoco ardente dell’esistenza materiale. Ma non abbiamo princìpi regolatori e il ‘sanatana-kula-dharma’ è andato perduto. In queste circostanze, Caitanya Mahaprabhu ci offre ciò che secondo gli Shastra è la più grande agevolazione.

Il beneficio di quest’era è ‘kirtanad eva krishnasya mukta-sangah param vrajet’ (SB 12.3.51).
Il Kali-yuga è un oceano di difetti, eppure c’è una buona qualità: semplicemente cantando il maha-mantra Hare Krishna ci si libera da tutta la contaminazione materiale, e si diventa così purificati da qualificarci a tornare a casa da Dio. Cantare il mantra Hare Krishna è la nostra grande opportunità, e non dobbiamo perderla. Dov’è la difficoltà a cantare Hare Krishna? ‘Kirtaniyah sada harih’, cantare sempre il santo nome del Signore in un’umile stato di mente, ‘trnad api sunicena taror api sahisnuna’. Non c’è altro modo per la società umana di ottenere la salvezza in quest’era di Kali. Grazie molte. Hare Krishna".



Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Hare Krishna !

La redazione di Radio Krishna Centrale

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DISCLAIMER *
Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.













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