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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 23
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Sangeeta Dasi
Moderatore



13 Messaggi

Inserito il - 15/05/2018 : 15:44:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 23


yotsyamanan avekse ’ham
ya ete ’tra samagatah
dhartarastriasya durbuddher
yudhe priya-cikirsavah


TRADUZIONE
"[Arjuna disse:]
Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere nella speranza di far piacere al figlio malvagio di Dhritarastra".


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"Non era più un segreto per nessuno il fatto che Duryodhana volesse usurpare il trono dei Pandava con i loschi piani tramati insieme a suo padre Dhritarastra. Tutti quelli che si erano uniti al campo di Duryodhana dovevano dunque essere persone della stessa natura.

Arjuna vuole vederli prima che il combattimento abbia inizio per sapere chi sono, ma senza intenzione di proporre loro negoziati di pace. Vuole vederli per valutare le loro forze, anche se ha fiducia nella vittoria perché Krishna è seduto al suo fianco".






LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 19 Luglio 1973

(Arjuna disse:) “Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere col desiderio di soddisfare il malvagio figlio di Dhritarastra”.

‘Dhritarastrasya durbuddher’ – ‘durbuddhi’ si riferisce a una persona malvagia che s’impadronisce della proprietà altrui. Usurpare la proprietà di altri è un atto malvagio – ‘tena tyaktena bhunjitha ma gridhah kasya svid dhanam’ (Isopanishad 1). [“Bisogna prendere il necessario e accettare solo ciò che ci è stato assegnato, sapendo bene a Chi tutto appartiene”].

L’ingiunzione vedica è di rimanere soddisfatti con ciò che ci è stato assegnato e di non usurpare la proprietà altrui. Ogni cosa appartiene a Krishna, e perciò noi accettiamo e siamo soddisfatti con ciò che Krishna ci darà come segno del Suo favore, o prasada (misericordia).

Questo è il principio basilare per la pace nel mondo. Poiché non sono educate in questo, le persone desiderano sempre di più e non sono mai soddisfatte; perciò ‘durbuddhi’. Ma nella cultura vedica ognuno rimane soddisfatto nella propria posizione e nessuno patisce la fame.

Tutti cercano di svilupparsi economicamente, ma secondo gli Shastra non è possibile accrescere la propria posizione economica semplicemente sforzandosi – sono tutti destinati a ottenere un misto di felicità e dolore. Questa è la natura, ‘dharmartha-kama-mokshayam’ (SB. 4.8.41), i quattro princìpi dell’azione umana (dharma, artha, kama, moksha). Prima di tutto c’è il dharma, o attenersi agli ordini del Supremo; ma le persone non conoscono né il Supremo né il Suo ordine. Che religione è questa? Accettano il dharma in modo superficiale, o come una fede superflua; ma dharma significa attenersi alle leggi del Supremo, ‘dharmam tu sakshad bhagavat-pranitam’ (SB. 6.3.19). Nei tre mondi è conosciuto il semplice significato di religione, cioè, l’obbedienza a Dio.

Ma come si può parlare di obbedienza senza il concetto di Dio? Dio è il proprietario supremo e Colui che mantiene – ‘bhoktaram yajna-tapasam sarva-loka-mahesvaram’ (Bg. 5.29): “Sono il beneficiario supremo di tutti i sacrifici e le austerità, il Signore di tutti i pianeti, l’amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi”.

Noi siamo i servitori e i dominati, e si deve perciò obbedire a Dio. Questa è religione. Dov’è la difficoltà? Sfortunatamente, le persone non sanno chi è Dio, né conoscono la religione o gli ordini di Dio, e di conseguenza inventano la religione. E poiché non conoscono questo semplice metodo religioso [servire Dio], sono definiti ‘durbuddher’, poco intelligenti, ossia, malvagi e mascalzoni.

La Bhagavad-gita dichiara che queste persone sono ‘mudha’, asini e mascalzoni che non conoscono il loro vero interesse. Proprio come un asino che lavora tutto il giorno trasportando tonnellate di stoffe sul dorso, ma non una sola stoffa gli appartiene. Questo è un asino. Lavora duramente solo per una manciata d’erba che può trovare dappertutto, ma pensa che il suo padrone gli darà il cibo. Questo è un asino – può trovare cibo dovunque e quando vuole, ma non lo sa e lavora duramente per ottenerlo.

I karmi [materialisti] agiscono in modo simile. Lavorano giorno e notte per ottenere quattro chapati, e sono talmente impegnati che non hanno mai tempo per nessuno. Non si chiedono, “Perché lavorare duramente per quattro chapati, che sono facilmente reperibili?”; ma sono privi di buonsenso e lavorano sempre più per ottenere più denaro. Il Bhagavatam dichiara che questa non è la vostra vera occupazione perché questi quattro chapati vi sono già destinati, e li otterrete comunque in qualsiasi circostanza; perciò non sprecate tempo nella falsa concezione dello sviluppo economico, perché i vostri chapati vi sono già destinati e non otterrete di più né di meno; piuttosto utilizzate il vostro tempo per conoscere Krishna – questa è la vera occupazione. Ma le persone non accettano: “È una perdita di tempo ascoltare la Bhagavad-gita, potrei invece guadagnare centinaia di dollari”. Queste persone sono ‘durbuddhi’ e ‘mudha’, poco intelligenti e asini.

La persona veramente intelligente rimane soddisfatta con ciò che Krishna le ha dato, e pensa: “Se Krishna lo desidera, mi darà di più. Perciò diventerò cosciente di Krishna, leggerò e ascolterò ciò che riguarda Krishna, glorificherò Krishna e guarderò la Divinità di Krishna. Impegnerò le mie mani per adorare Krishna e pulire il Suo tempio, e le mie gambe per andare al tempio. In questo modo impegnerò tutti i miei sensi nel servizio di Krishna”. Questa è la vera occupazione – ‘tasyaiva hetoh prayateta kovido na labhyate yad bhramatam upary adhah’ (SB. 1.5.18): “L’uomo intelligente s’impegnerà solo nel raggiungere il fine supremo, che non si ottiene nemmeno percorrendo l’universo intero”; tasyaiva hetoh significa “per questo fine”.

Qual è il fine? Quello che non abbiamo ottenuto neppure dopo aver vagato ovunque nell’universo. L’essere vivente sta vagando, trasmigrando da un corpo a un altro, e talvolta diventa anche Brahma. Compiendo molte attività virtuose può diventare perfino Brahma, o un altro grande deva, come Indra o Candra; e compiendo attività empie può diventare un verme negli escrementi. Questo sta accadendo, ed è detto ‘bhramatam upary adhah’; ‘adhah’ significa “giù” e ‘upari’ significa “su”. Perciò, ‘urdhvam gacchanti sattva-sthah’ (Bg. 14.18), chi andrà sui pianeti superiori? I ‘sattva-sthah’, coloro che sono nell’influenza della virtù, i brahmana qualificati che seguono strettamente le regole:

“Tranquillità, controllo di sé, austerità, purezza, tolleranza, onestà, conoscenza, saggezza e religiosità sono le qualità naturali che caratterizzano i requisiti del brahmana”. (Bg. 18.42)

Se avete fede negli Shastra e in Dio, ma se non applicate questi princìpi nella vita pratica, ‘vijnanam’, allora è inutile. Si deve applicare la conoscenza nella pratica, e ciò è detto ‘vijnanam’. Gli studenti di scienze devono studiare sia la teoria sia la pratica; la sola conoscenza teorica non è sufficiente, perché scienza significa osservazione e sperimentazione, conoscenza sperimentale – vijnanam.

L’occupazione del brahmana è conoscere Dio applicando la conoscenza in modo concreto, e, coloro che seguono strettamente i princìpi brahminici andranno sui pianeti superiori (urdhvam gacchanti sattva-sthah). Ma il vaisnava va anche oltre, ‘mad-yajino pi yanti mam’: “Chi adora Me, vivrà con Me”. (Bg. 9.25) Chi segue questi princìpi allo scopo si raggiungere il sistema planetario superiore, potrà elevarsi; similmente, chi si sforza di tornare a casa da Dio, Krishna, anche lui potrà farlo. Non è difficile. Lo scopo del movimento per la coscienza di Krishna è di aiutare tutti a tornare da Krishna. Qual è la difficoltà? Krishna dichiara, ‘janma karma me divyam yo janati tattvatah’ (Bg. 4.9): “Chi conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, non dovrà più rinascere in questo mondo materiale”.

Cercate di capire completamente Krishna, e non solo un po’. Krishna è Dio, la Persona Suprema. Se siamo interessati a Dio, perché non accettare Krishna? Gli Shastra, gli acarya, Vyasadeva, Narada, e il vostro Guru dichiarano, “Perché non accettate? Perché cercate un altro Dio? Che cos’è questo nonsenso? Ecco Dio. I Veda descrivono il nome, l’indirizzo, le attività di Dio e tutto ciò che Lo riguarda. Qual è la difficoltà ad accettare Krishna? Ma i mascalzoni sono molto tenaci:
“Perché dovrei accettare Krishna? Io ho creato il mio Dio”. Questa è la loro sfortuna, ‘durbhaga’ e ‘durbuddhi’, miscredenti e mascalzoni – ‘na mam duskrtino mudhah prapadyante naradhamah’, “gli stolti e i miscredenti, i più bassi del genere umano non si sottomettono a Me”. (Bg. 7.15)

Queste sono le qualificazioni di chi non si sottomette a Krishna: i miscredenti, i disonesti, i peccatori e i mascalzoni, mudha e naradhama, asini e i più bassi del genere umano. Sono tutti durbuddhi. La vita umana è destinata a conoscere Dio, Krishna, e noi stiamo dando quest’opportunità. Narottama dasa Thakura canta: ‘hari hari biphale janama gonainu’:
“O Signore, ho avuto successo nel dissipare inutilmente la mia condizione umana, poiché non Ti ho mai adorato”.

Chi non cerca di conoscere Krishna, che non parla di Lui, non Lo adora o Lo serve… Ma Krishna dichiara che semplicemente cercando di conoscerLo si diventa liberati, anche se il nostro tentativo è imperfetto. È l’attività in sé stessa che ci rende liberi, il semplice sforzo di conoscere Krishna, perché in realtà è impossibile conoscere Krishna. Egli è illimitato. Come possiamo conoscerLo? Nemmeno Krishna può conoscere Se stesso, e nemmeno Ananta può farlo. Questa è la realtà: non possiamo conoscere Krishna. Eppure, se accettiamo tutto ciò che Krishna dice di Se stesso nella Bhagavad-gita, allora ci qualifichiamo subito per tornare da Dio, nella nostra vera casa. Semplicemente, ‘janma karma me divyam yo janati tattvatah’, colui che conosce la natura trascendentale della Sua apparizione e delle Sue attività – tattvatah significa “in realtà”. In realtà non possiamo capire, e nemmeno coloro che sono perfetti, i siddha, possono veramente capire.

“Tra migliaia di uomini forse uno cercherà la perfezione, e tra coloro che la raggiungono, raro è colui che mi conosce veramente”. (Bg. 7.3)

Nemmeno un siddha perfetto può capire. Perfetto non significa “spiritualmente perfetto” ma può esserlo anche materialmente, oppure, può essere parzialmente perfetto in materia di spiritualità – come i brahma-jnani, i paramatma-jnani e gli yogi. Soltanto i devoti possono essere completamente perfetti, poiché comprendono i tre aspetti di Dio – brahman (aspetto di eternità), paramatma (aspetto di onnipresenza) e bhagavan (aspetto personale).

I jnani sono parzialmente perfetti perché comprendono solamente l’aspetto eterno e impersonale del Supremo, o brahma-jnana; mentre paramatma-jnana è vedere direttamente Dio nella Sua forma visibile a quattro braccia di Vishnu, e sapere che Dio è onnipresente. Anche questa dunque è conoscenza imperfetta (non completa). Conoscenza perfetta significa conoscere Bhagavan, ‘isvarah paramah krishnah sac-cid-ananda-vigrahah’. (Bs 5.1)

Quando si giunge a conoscere l’aspetto personale di Dio, Bhagavan, allora siamo felici, ananda; ma nella realizzazione degli aspetti di eternità e conoscenza non vi è ananda. ‘Anandamayo bhyasat’ (Vedanta-sutra 1.1.12): Essendo per natura pieno di felicità (anandamaya) l’essere vivente ricerca la felicità ma non sa come ottenerla. Nel mondo materiale cerca la felicità nel sesso, nel consumo di carne e nel vino, ma questi piaceri temporanei non sono ‘ananda’. La vera felicità è ‘satya-ananda’, o felicità eterna.

‘Brahma-saukhyam anantam’ (SB. 5.5.1), la felicità spirituale è anantam, illimitata; perciò lo spiritualista prova piacere nella felicità illimitata dell’esistenza spirituale, e i bhakti-yogi godono di questa felicità infinita – ‘ramante yoginah anante’ (Madhya 9.29). Krishna è illimitato. Quando ci uniremo a Krishna nei suoi divertimenti eterni – danzando con Lui nella danza rasa come le giovani gopi, giocando con Lui come i Suoi amici, diventando i Suoi genitori come Yasoda e Nanda Maharaja, o servendoLo come il fiume Yamuna o la terra di Vraja o gli alberi, le piante e i fiori di Vrindavana, o come una mucca o un vitello, allora otterremo una felicità illimitata, che è la nostra vera natura – ‘anandamayo bhyasat’.

In tutto il Bhagavatam è descritto come gli associati di Krishna godono la vita. Sukadeva Gosvami spiega (SB. 10.12.11): Questi ragazzi che giocano con Krishna non sono ragazzi ordinari; krita-punya-punjah, dopo aver accumulato numerose attività virtuose per bilioni e trilioni di nascite ora sono venuti qui per giocare con Krishna. Il bhakti-yoga offre quest’opportunità. Krishna è ansioso di riprendervi, perché perdere tempo? Perché cercare lo sviluppo economico, se non potrete ottenere più di quello che vi è destinato? La nascita in una famiglia nobile, l’istruzione, l’opulenza, la ricchezza e la bellezza sono il risultato di attività virtuose; similmente il risultato di attività empie è l’opposto. Ma sono sempre dei risultati materiali che ci sono destinati, e non possono essere cambiati con arrangiamenti e sforzi materiali. Impossibile.

Grazie alla coscienza di Krishna voi potete cambiare la vostra posizione materiale, ma non le altre cose, come il fatto che siate bianchi o neri. Potete diventare una persona perfettamente cosciente di Krishna, e non ha importanza il colore della vostra pelle. Perciò il nostro sforzo dovrebbe essere diretto a come diventare coscienti di Krishna; ma è impossibile cambiare altre cose che ci sono già destinate.

“L’uomo intelligente e con spiccante facoltà di pensiero s’impegnerà soltanto nel raggiungimento dello scopo supremo, che non si ottiene nemmeno percorrendo l’universo intero, dal pianeta più elevato (Brahmaloka) al pianeta più basso (Patalaloka). In quanto alla felicità che deriva dai piaceri dei sensi, si presenta da sé nel corso del tempo come la sofferenza, che viene anche senza averla desiderata”. (SB 1.5.18)

Qualsiasi cosa vi è destinata, la otterrete nel corso del tempo, ‘kalena’ – evam parampara-praptam sa kalene ha (Bg. 4.2). Non vi affannate dietro al cosiddetto sviluppo economico; e in quanto al cibo, è Krishna che lo fornisce. Egli fornisce il cibo a un illimitato numero di essere viventi – ‘eko bahunam yo vidadhati kaman’ (Katha Upanishad). Mantiene perfino cani, gatti e formiche, perché non dovrebbe mantenere anche voi? Non è necessario disturbare Krishna, “O Signore dacci il nostro pane quotidiano”. Egli ve lo darà, non preoccupatevi, ma cercate di diventare Suoi servitori fedeli. “Oh, Dio mi ha dato così tante cose; perciò ora darò la mia energia per servirLo”. Questo è necessario, questa è coscienza di Krishna. “Vita dopo vita ho preso così tanto da Krishna, ma questa vita la dedicherò a Lui”. Questa è coscienza di Krishna. “La mia vita non sarà inutile come quella dei cani e dei gatti, ma la utilizzerò in coscienza di Krishna”. Questa è coscienza di Krishna. Grazie molte. Hare Krishna.

Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

Biografia:
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Le lezioni, a volte sono riportate sottoforma di estratto, per una presentazione adatta anche ai lettori estranei agli argomenti trattati, o in generale al metodo del bhakti yoga, la coscienza di Krishna.
Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.






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