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 La Bhagavad-gita cosi' com'e' - Cap. 1 Verso 1
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Sangeeta Dasi
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28 Messaggi

Inserito il - 20/02/2018 : 19:07:38  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
RKC - RADIO KRISHNA CENTRALE PRESENTA:

Lezioni* di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada su

La Bhagavad-gita cosi' com'e'




Capitolo 1
Verso 1


dhritarastra uvaca
dharma-ksetre kuru-ksetre
samaveta yuyutsavah
mamakah pandavas caiva
kim akurvata sanjaya


TRADUZIONE

"Dhritarastra disse: O Sanjaya, che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu, dopo essersi riuniti nel luogo santo di Kurukshetra, pronti ad attaccar battaglia ?"


SPIEGAZIONE
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"La Bhagavad-gita è un Testo sacro molto diffuso che espone la scienza di Dio; la Gita-mahatmya ("Le glorie della Bhagavad-gita"), che ne riassume il contenuto, consiglia uno studio molto attento di questo Testo sotto la guida di una persona devota a Sri Krishna e raccomanda di cercarne il significato senza darne un’interpretazione personale. La Bhagavad-gita stessa suggerisce come studiare e comprendere il suo contenuto attraverso l’esempio di Arjuna, che capì, senza interpretarlo, l’insegnamento ricevuto direttamente dal Signore. Chi ha la fortuna di ricevere questa conoscenza da una successione di maestri spirituali che risale a Krishna, e non vi introduce alcuna interpretazione personale, acquisirà una conoscenza superiore a quella contenuta in tutte le scritture vediche e in tutti i Testi sacri del mondo. La Bhagavad-gita contiene non solo ciò che è in tutte le altre Scritture rivelate, ma anche verità che non si trovano in nessun altro testo. Questa è la sua particolarità. Quest’opera ci dà la perfezione della scienza di Dio, perché fu enunciata direttamente dal Signore stesso, Sri Krishna.

Il dialogo tra Dhritarastra e Sanjaya, come lo riporta il Mahabharata, costituisce la base di questa grande filosofia, che il Signore, venuto in persona sul nostro pianeta per guidare gli uomini, rivelò sul campo di battaglia di Kuruksetra (terra sacra, luogo di pellegrinaggio fin dai tempi immemorabili dell’età vedica).

La parola dharma-ksetra (letteralmente luogo dove si compiono riti religiosi) è molto significativa qui perché è Dio stesso, la Persona Suprema, che Si trova accanto ad Arjuna sul campo di battaglia di Kuruksetra. Il padre dei Kuru, Dhritarastra, dubita molto che i suoi figli possano riportare la vittoria e domanda al suo segretario Sanjaya: "Che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di Pandu?"

Egli sa bene che i propri figli e quelli di suo fratello minore Pandu sono riuniti sul campo di battaglia di Kuruksetra, decisi a battersi. Tuttavia la sua domanda è significativa. Vuole essere sicuro che i suoi figli e i loro cugini non siano giunti a compromessi, e nello stesso tempo vuole rassicurarsi sulla loro sorte. Dhritarastra teme molto l’influsso del luogo sacro sull’esito della battaglia, perché i Veda ne parlano come di un luogo di sacrifici dove discendono anche gli abitanti dei pianeti celesti, e sa che il suo influsso positivo favorirà Arjuna e i Pandava grazie alla loro virtù.

Sanjaya è discepolo di Vyasa e possiede, per grazia del suo maestro, il privilegio di vedere ciò che accade sul campo di battaglia senza spostarsi dal palazzo del re Dhritarastra. Conoscendo il suo potere, Dhritarastra gli chiede di descrivere ciò che accade sul campo di battaglia.

Dhritarastra svela qui i suoi pensieri: sebbene i suoi figli e i figli di Pandu appartengano alla stessa famiglia, egli sostiene che soltanto i primi sono Kuru, escludendo così i Pandava dall’eredità di famiglia.

È chiara qui la posizione che Dhritarastra assume verso i nipoti, i figli di Pandu. E appare evidente, fin dall’inizio di questa narrazione, che il figlio di Dhritarastra (Duryodhana) e i suoi seguaci saranno spazzati via dal luogo santo di Kuruksetra dove si trova Krishna, il padre della religione; saranno estirpati come erbacce in un campo di riso, e le persone profondamente virtuose, guidate da Yudhisthira, trionferanno per la grazia del Signore. Questo è il significato delle parole dharma-ksetre, a parte la loro importanza storica e vedica".





ESTRATTO da una LEZIONE*
di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
tenuta a Londra (Regno Unito)
il 7 Agosto 1973

"La storia narra che i membri della stessa famiglia discutevano su chi avrebbe occupato il trono.
[...]
Dhritarastra era il fratello maggiore, ma poiché era cieco dalla nascita, il trono fu assegnato al secondogenito Pandu, che però morì prematuramente. A quel tempo i cinque Pandava erano ancora dei bambini e furono assegnati alle cure di Dhritarastra e di Bhisma-deva.

L’anziano Bhisma, il nonno dei Pandava, era il fratello maggiore del padre di Dhritarastra, e perciò suo zio. In realtà il regno apparteneva a Bhisma, ma poiché egli fece il voto di rimanere brahmacari [celibe, n.d.r.] a vita, il regno fu ereditato dai suoi nipoti, Dhritarastra e Pandu.

Dopo la morte di Pandu ci fu una cospirazione. Dhritarastra voleva che i suoi figli salissero al trono: "Se non posso ereditare il regno, che in realtà mi appartiene, ora che Pandu è morto, perché non i miei figli ?"

Questa è politica. La politica è sempre presente, insieme con l’invidia e la gelosia. È la natura del mondo materiale, non potete evitarlo. Il mondo spirituale è esattamente l’opposto: niente politica, niente invidia o gelosia. Ma nel mondo materiale ci sono tutte queste cose e molte altre; e si trovano anche sui pianeti superiori e perfino nel regno animale – matsara, invidia. Un uomo è invidioso di un altro uomo, non importa se sono fratelli o membri della stessa famiglia. Dhritarastra, Pandu e i loro figli appartenevano alla stessa famiglia, eppure c’era invidia.

Il movimento per la coscienza di Krishna non è per gli invidiosi, ma insegna piuttosto a non esserlo; è un movimento scientifico di prima classe. Perciò, lo Srimad-Bhagavatam inizia dichiarando: dharmah projjhita-kaitavo atra (1.1.2).

Questo Bhagavata Purana rifiuta tutte le attività religiose materialmente motivate, sradica totalmente i princìpi religiosi (dharma) considerati ingannevoli, e letteralmente li spazza via (projjjhita), proprio come si spazza via la sporcizia da una stanza. Similmente, anche i metodi religiosi del tipo ingannevole sono spazzati via. Non esiste "questa religione" o "quella religione", se in un metodo religioso c’è gelosia, allora non è religione. Cercate di capire che cos’è la gelosia.

Gelosia significa che voi siete i legittimi proprietari di qualcosa e non permetterete a nessuno di portarvelo via; ma supponiamo che altri lo reclamino, "è mio e non vi permetteremo di tenerlo". Questa è gelosia. Perciò, che cos’è la legittima proprietà di un essere vivente? È chiamata primogenitura, o il diritto di nascita; proprio come ognuno ha il diritto di essere sotto la protezione del governo, poiché un buon governo deve garantire a tutti la sicurezza di vita e di proprietà.

Un buon governo dà protezione a tutti, non solo agli esseri umani ma anche a una formica. Non è che io proteggo mio fratello e nessun altro. Parikshit Maharaja proteggeva anche gli animali, e, se viaggiando, vedeva un degradato che voleva uccidere una mucca, impugnava subito la spada. Così questo è un buon governo, equanime verso tutti. Dio è equanime con tutti, e anche il re deve esserlo in quanto rappresentante di Dio. Secondo la civiltà vedica bisogna onorare il re così come si onora il Signore. Il re è chiamato nara-deva, "Dio in forma umana", perché agisce come rappresentante di Dio e non può essere geloso di nessun essere vivente, o almeno di coloro nati nel suo stesso regno – prapia significa una persona nata nella stessa nazione. Così questo era il dovere del re.

In passato, quando c’era una disputa tra due re, il principio era che sul trono doveva salire chi avrebbe protetto i sudditi, e non per scopi e benefici personali, e che avrebbe garantito il diritto alla vita e alla proprietà. Ma queste persone, Dhritarastra e i suoi figli, erano gelose. Come avrebbero potuto proteggere i loro sudditi? Erano gelosi, proprio come ai giorni nostri tutti questi politici sono gelosi; non sono in grado di proteggere i cittadini e sono interessati solo al loro partito politico. Buon governo significa che nella società ogni cosa deve essere sufficiente per tutti.

Così Dhritarastra era geloso e non poteva garantire un buon governo. Krishna lo sapeva e inviò un messaggero, Akrura – come narrato nello Srimad-Bhagavatam. Prima della battaglia di Kurukshetra, da Dvaraka Egli inviò Suo zio Akrura ad Hastinapura, Nuova Delhi, per osservare la situazione. Quando Akrura comprese che Dhritarastra stava complottando qualcosa, gli disse: “Perché sei implicato in questo piano? Krishna non lo desidera”. Dhritarastra rispose: “So che Krishna è Dio e non è contento di questo, ma francamente non posso farne a meno”. Questa è la posizione del materialista: sa di essere disonesto e che sta sbagliando, ma non può fermarsi.

Anche il ladro sa che sarà arrestato e punito se continuerà a rubare; ha visto altri ladri andare in prigione e ne ha sentito parlare. Abbiamo così due tipi di esperienza: dall’ascolto e dal vedere, o sperimentare direttamente. Nella lingua bengali è detto dekha-shuna (vedere e ascoltare); ma la persona intelligente ascolta l’esperienza di altri e l’accetta, non ha bisogno di sperimentarla direttamente.

Il nostro metodo è accettare l’esperienza di altri, riguardo alla conoscenza perfetta e alla destinazione della vita semplicemente ascoltando da Krishna; e perciò siamo le persone più intelligenti. È impossibile che una persona sperimenti tutto direttamente, ma se è intelligente, allora, ascoltando e riflettendo con sincerità, riceverà l’esperienza. Anche chi è molto peccaminoso può avere l’esperienza di ascoltare e di vedere direttamente, ciò nonostante non può fermarsi dall’agire in modo disonesto. E Dhritarastra, agendo in modo peccaminoso, diventò così caduto da non poter più ascoltare i consigli di nessuno. Vidura e Bhisma lo consigliarono di agire onestamente, poiché i Pandava erano i legittimi proprietari: “Sono minorenni, non cercare d’ingannarli”; ma Dhritarastra non volle ascoltare, e quando il piano fu completato, allora, dharma-kshetre kuru-kshetre (Bg. 1.1), “nel luogo di pellegrinaggio chiamato kurukshetra”. Molti vanno ancora là per osservare cerimonie rituali, e nei Veda c’è l’ingiunzione, kuru-kshetre dharmam acaret: “Se volete compiere cerimonie rituali e religiose, andate a Kurukshetra”. Kurukshetra è un luogo santo, dharma-kshetre, e non immaginario, come alcuni mascalzoni commentano: “Kurukshetra significa questo corpo”. Perciò bisogna capire la Bhagavad-gita così com’è. Anche prima che Krishna fosse presente, Kurukshetra era già un luogo religioso.

Prima che noi lo occupassimo, questo edificio era una casa ordinaria, ma ora è diventato un tempio, è dharma-kshetre, un luogo religioso. Perché? Perché c’è Krishna. Perciò, anche se Kurukshetra fosse stato un luogo ordinario, sarebbe diventato un dharma-kshetre per la presenza sul campo di battaglia di Krishna, che consigliava Arjuna. In passato le persone avevano un’educazione religiosa e non avrebbero potuto mentire in un dharma-kshetre. Questa pratica esiste ancora – come i cristiani in Occidente che vanno in chiesa e si confessano, benché sia diventata una formalità. In ogni caso, solitamente si va in un luogo religioso per ammettere le proprie colpe e non ripeterle – una volta confessate, siete perdonati, ma non commettetele più.
Così Dhritarastra chiese, samavet yuyutsavah namakah pandavas: “Che cosa hanno fatto i miei figli e i figli di mio fratello Pandu dopo essersi riuniti, pronti alla battaglia?”.

A quale scopo si erano là riuniti? Lo scopo era yuyutsavah, per combattere. Il termine yuyutsu è ancora usato in Giappone; forse conoscete la lotta chiamata yuyutsu. Desiderando combattere, le due fazioni si erano riunite. E perché Dhritarastra chiese, kim akurvata, “Che cosa hanno fatto?”, perché sospettava che, dopo essersi riuniti in dharma-kshetre kuru-kshetre, potessero aver cambiato idea e trovato un accordo. Temeva che i suoi figli avessero ammesso che in realtà i Pandava erano i legittimi proprietari, e che questa guerra non era necessaria. Era molto ansioso riguardo a ciò e così fece questa domanda. Altrimenti non c’era motivo di chiedere, kim akurvata; come se, dopo che mi fosse stato servito del buon cibo, qualcuno chiedesse, “Che cosa ha fatto?”; è una domanda sciocca, l’ho mangiato (ride).

Similmente, dacché erano già pronti a lottare, la domanda, kim akurvata sanjaya, “Che cosa hanno fatto, o Sanjaya?”, era inutile; ma domandò perché dubitava delle loro intenzioni. Così chiese al suo fedele segretario, Sanjaya, anche lui cieco, che gli riferì tutta la Bhagavad-gita osservandola direttamente nel suo cuore; proprio come se vedesse ogni cosa alla televisione. Quest#146;arte non è stata ancora sviluppata. Voi avete la televisione e guardate le cose attraverso questo congegno, ma esiste un’altra televisione all’interno del cuore, in cui si vede ciò che accade esternamente. Questo tipo di televisione era conosciuto da Sanjaya. In seguito egli spiega che, per la grazia di Vyasadeva, era stato conferito di questa visione; e così, seduto nella stanza, poté vedere tutti gli eventi della battaglia e riferirli fedelmente al re. Questo è l’inizio della Bhagavad-gita, che discuteremo gradualmente. Grazie molte. Hare Krishna.

(Rispondendo a una domanda, Srila Prabhupada spiega:) Gandhi era ritenuto da tutti un leader della Bhagavad-gita e così diventò un sadhu, un mahatma, e le persone si riunirono intorno a lui, sebbene fosse in realtà un politico e ciò non riguardasse la Bhagavad-gita o l’essere un mahatma (ride). La definizione di mahatma è la seguente (Bg. 9.13):

“O figlio di Pritha [Arjuna], le grandi anime non sono illuse e sono protette dalla natura divina, e poiché Mi riconoscono come Dio, la Persona Suprema originale e inesauribile, si dedicano pienamente nel Mio servizio di devozione”.

Mahatma significa che ha preso completo rifugio in Krishna, e la sua unica occupazione è adorare e glorificare Krishna. Questo significa mahatma (grande anima). Così Gandhi, sebbene fosse un politico e non avesse mai creduto in Krishna, fu proclamato mahatma per voto popolare. Questo è tutto. Questo tipo di mahatma non è accettato dagli shastra (letteratura vedica).

Il primo sintomo del mahatma è che egli è un grande devoto di Krishna e non è illuso dalla materia perché ha preso completo rifugio nella natura spirituale, daivim prakritim asritah; ed è completamente dedicato al servizio di Krishna, che serve e adora senza deviare, bhajanty ananya manaso. Questi è il mahatma. È tutto spiegato nella Bhagavad-gita. Perciò la mia richiesta è che studiate in modo approfondito la Bhagavad-gita così com’è, e allora diventerete spiritualmente potenti. Ora cantate Hare Krishna.

Fine.

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Altro sull'autore, Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada

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Cio' allo scopo di evitare possibili fraintendimenti, sul significato di alcuni termini e concetti espressi, non sempre corrispondenti alle accezioni linguistiche attuali, e quindi talvolta, causa di una comprensione errata o distorta delle vere intenzioni, del maestro spirituale fondatore.

Il testo integrale originale (in Inglese) delle lezioni, e' comunque reperibile in rete su vari siti esteri.




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