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miro
Nuovo Utente


Emilia Romagna


1 Messaggi

Inserito il - 24/03/2010 : 10:01:06  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Gentili amici, Hare Krisna.
Ho "scoperto" da poco la Gita commentata da Swami Prabhupada. Per anni mi sono nutrito al Vedanta di Sankara...ma mancava qualcosa. Quel qualcosa che all'improvviso si è fatto strada leggendo la traduzione e il commento di un passo della Gita di Swami Prabhupada.
Commento che sto molto apprezzando per la giustezza filosofica che propone.
Mi chiedo, quale relazione permane al di là del corpo fisico, della personalità umana, della morte stessa. Le relazioni che abbiamo in vita si riflettono anche Oltre? Una madre potrà riconoscere suo figlio anche oltre il velo della morte? Un grande amore sarà riconosciuto anche oltre la morte? E individualmente che relazione c'è tra me stesso e quello che sarò in altra vita (su questo pianeta o in altro)? Queste domande me le ha fatte sorgere in particolare il passo 12 del secondo capitolo della Gita.
Mi scuso per non riuscire a esporre con maggior chiarezza quello che voglio dire. Grazie dell'attenzione.

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1982 Messaggi

Inserito il - 25/03/2010 : 08:01:48  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Caro Miro, Hare Krishna, grazie delle domande e benvenuto sul forum di RKC.

Complimenti per l'apprezzamento del famoso ed importantissimo verso 2.12 della Bhagavad-Gita cosi' com'e', commentata da Bhaktivedanta Svami Prabhupada: quello che vuoi dire e' espresso molto chiaramente, e le tue domande sono tipiche di chi inizia a comprendere l'aspetto ultimo, il piu' elevato, della Verita' Assoluta, quello di Dio come persona, e di se' stesso come Suo eterno frammento individuale:

na tv evaham jatu nasam
na tvam neme janadhipah
na caiva na bhavisyamah
sarve vayam atah param

TRADUZIONE

"Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere".

SPIEGAZIONE di Bhaktivedanta Svami Prabhupada

"I Veda, la Katha Upanisad e la Svetasvatara Upanisad, insegnano che Dio, la Persona Suprema, provvede ai bisogni di innumerevoli esseri viventi, secondo le condizioni in cui sono stati posti dalle loro attività passate. Il Signore Supremo vive anche nel cuore di ogni essere in virtù delle Sue emanazioni plenarie, ma solo le persone sante possono vedere il Signore Supremo in ogni essere e fuori di ogni essere, e raggiungere così una pace perfetta ed eterna:

nityo nityana m cetanas cetananam
eko bahunam yo vidadhati kaman
tam atma-stham ye 'nupasyanti dhiras
tesam santih sasvati netaresam
(Katha Upanisad 2.2.13)

Queste verità non sono destinate soltanto ad Arjuna, ma anche a tutti coloro che in questo mondo si reputano eruditi ma sono privi della vera conoscenza. Il Signore dichiara che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia, sono individui, eternamente distinti gli uni dagli altri; il Signore eternamente Si prende cura degli esseri individuali, sia di quelli condizionati dalla natura materiale sia di quelli liberati. Dio, la Persona Suprema, distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte le une dalle altre. La loro individualità esisteva nel passato e continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. Perciò non c'è ragione di lamento per nessuno.

Il Signore, autorità suprema, contraddice qui la teoria mayavadi secondo cui l'anima individuale, una volta libera dal velo di maya (illusione), si fonde nel Brahman impersonale e perde la sua esistenza individuale. Krishna dichiara invece che la Sua individualità e quella di tutti gli esseri animati continuerà in eterno, come affermano le Upanisad. Non si può mettere in dubbio l'autorità di Krishna perché Egli non è soggetto all'illusione. Se l'individualità non fosse un fatto reale, Krishna non l'avrebbe messa in rilievo con tale evidenza affermando che continuerà anche nel futuro. I mayavadi ribattono che l'individualità di cui parla Krishna non è spirituale, bensì materiale. In questo caso, anche l'individualità di Krishna sarebbe materiale! Egli afferma, invece che questa individualità esisteva nel passato e continuerà nel futuro. Non solo Krishna conferma la Sua individualità in vari modi, ma spiega anche che il Brahman impersonale Gli è subordinato. Fin dall'inizio Krishna ha insistito su questa individualità. Ciò nonostante, se si considera il Signore come un essere comune, condizionato dalla natura materiale, allora non si può più riconoscere alla Bhagavad-gita il valore di Scrittura autorevole. Infatti un uomo qualsiasi, limitato dalle quattro imperfezioni che gli impone la natura umana, non può insegnare nulla che meriti di essere ascoltato.

La Bhagavad-gita, invece, trascende la conoscenza imperfetta. Nessun libro profano può essere paragonato alla Bhagavad-gita. Ma se si considera Krishna un uomo comune, la Bhagavad-gita perde tutta la sua importanza. I mayavadi affermano che l'individualità degli esseri, espressa in questo verso è convenzionale e riguarda solo il corpo. Nei versi precedenti, tuttavia, l'identificazione col corpo è stata condannata. Dopo aver condannato l'errore dell'essere vivente che identifica il sé spirituale col corpo materiale, com'è possibile che Krishna ora proponga questa teoria? Le prove dell'individualità degli esseri poggiano dunque su basi spirituali, come confermano i grandi acarya, tra cui Sri Ramanuja.

È chiaramente affermato in molti punti della Bhagavad-gita che soltanto coloro che sono devoti del Signore possono comprendere l'individualità spirituale. Coloro che invidiano la divinità di Krishna non giungeranno mai a capire le Scritture vediche. Il non devoto che tenta di comprendere gli insegnamenti della Bhagavad-gita assomiglia all'ape che vedendo il miele in un barattolo si sforza invano di aspirarne il contenuto. Ma non si può gustare il sapore del miele senza aprire il barattolo. Così, non si può gustare il nettare della Bhagavad-gita senza essere devoti del Signore, come sarà confermato nel quarto capitolo. Neppure coloro che per invidia negano l'esistenza stessa di Dio possono comprendere la Bhagavad-gita. La spiegazione data dai mayavadi è dunque la più ingannevole presentazione della verità. Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha proibito la lettura dei commenti mayavadi, avvertendoci che le persone che adottano la loro interpretazione perdono ogni potere di capire il segreto della Bhagavad-gita. Se l'individualità esistesse solo nell'universo fenomenico, gli insegnamenti del Signore non sarebbero di alcuna utilità. L'individualità distinta degli esseri del Signore è un fatto eterno, ed è confermato, come abbiamo visto, dai Veda".
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Continuando la lettura dell'opera ogni dubbio sara' chiarito in modo definitivo e completo, qui sul forum possiamo dare soltanto dei brevi accenni di risposta alle tue domande:

1) quale relazione permane al di là del corpo fisico, della personalità umana, della morte stessa ?

RISPOSTA: Il corpo materiale grossolano e quello sottile che ricoprono l'anima individuale eterna, sono entrambi temporanei, e svaniscono una volta tornati nel mondo spirituale, la nostra dimora originale, proprio come svaniscono i corpi che possiamo assumere in un sogno, appena ci svegliamo. Una volta giunti la', assumeremo pero' il nostro vero corpo eterno, quello spirituale, e ristabiliremo le vere ed eterne relazioni che ci competono, con persone anch'esse dotate di un corpo spirituale eterno. Vivremo quindi in loro compagnia e in quella di Dio, la persona suprema, in eterna felicita' e conoscenza.

In altre parole, l'intera esperienza materiale e' da considerarsi come un sogno temporaneo, destinato ad essere dimenticato, una volta che ci siamo risvegliati alla nostra vera vita, quella spirituale.

Piu' avanti nella Bhagavad Gita e soprattutto nello Srimad Bhagavatam, troverai molte descrizioni del mondo spirituale e delle gioiose attivita' eterne che vi si svolgono.

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2) Le relazioni che abbiamo in vita si riflettono anche Oltre? Una madre potrà riconoscere suo figlio anche oltre il velo della morte? Un grande amore sarà riconosciuto anche oltre la morte?

RISPOSTA: Tutti noi abbiamo gia' avuto molti padri, madri e amori con innumerevoli persone, nel corso delle vite vissute in precedenza, ma non ricordiamo niente di alcuna di loro. Appena il corpo muore, ogni ricordo delle sue relazioni e' perduto.
Similmente, nella prossima vita non ricorderemo niente di questa vita ne' delle persone con cui avevamo qualche relazione, proprio come non ricordiamo i corpi illusori che assumiamo durante un sogno, appena ci risvegliamo.

Il punto e' che l'esistenza materiale e' simile ad un sogno, illusorio e temporaneo, basato su relazioni anch'esse irreali. Nessuna di essere rimarra', quando riprendero la nostra vita reale, quella spirituale.

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3) E individualmente che relazione c'è tra me stesso e quello che sarò in altra vita (su questo pianeta o in altro)?

RISPOSTA: Sarai sempre te stesso, proprio quello che sai di essere ora, ma con una coscienza completamente pura.
Adesso la nostra coscienza e' contaminata dalle influenze materiali e percio' siamo ricoperti da un corpo materiale, ma quando l'avremo purificata completamente, le coperture materiali svaniranno e riprenderemo il nostro vero corpo, quello spirituale (svarupa siddhi).
Ma saremo sempre noi stessi, eternamente.

E' possibile ottenere questa completa purificazione seguendo il processo del bhakti yoga: www.radiokrishna.com/bhaktiyoga

Tanti auguri di buon proseguimento, rimaniamo sempre a tua disposizione presso la redazione di RKC Pisa, Hare Krishna !

Gualberto Berti
(Gokula Tulasi das)


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