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 RADIO KRISHNA CENTRALE
 DOMANDE E RISPOSTE N. 11
 dove finisce la nostra liberta d'arbitrio
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rolando
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Veneto


2 Messaggi

Inserito il - 28/07/2007 : 22:36:25  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ho bisogno di un aiuto non riesco a capire dove finisce la nostra liberta d'arbitrio e dove inizia la volonta di Krishna se io faccio un torto ad una persona probabilmente il carma di queta persona se lo meritava ma quindi questo è un mio peccato o è il volere di Krisna. grazie per le eventuali risposte

RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1964 Messaggi

Inserito il - 29/07/2007 : 00:51:52  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Hare Krishna Rolando, grazie della domanda, tutt'altro che banale.

Se facciamo un torto a qualcuno, puo' anche darsi che questi se lo meriti in base al suo karma (non e' detto, comunque), ma noi abbiamo scelto di farlo con il nostro libero arbitrio, nessuno ci ha obbligato, percio' dobbiamo subire a nostra volta una reazione uguale e contraria.

In cio', la volonta' di Krishna non interviene minimamente (come in nessun'altro campo delle attivita' materiali, del resto).
Egli non e' un burattinaio che obbliga qualcuno a fare qualcosa, semmai tale ruolo e' affidato a Maya, la Sua energia esterna, tuttavia nemmeno Maya obbliga qualcuno a fare qualcosa a tutti i costi: un certo libero arbitrio rimane sempre, nella forma umana di vita.
Ma chi e' impegnato nel servizio di devozione al Signore ha un libero arbitrio ancora piu' ampio, e anche per questo dovrebbe astenersi da ogni azione che provochi ulteriori conseguenze materiali.

Infatti se scegliamo di compiere una certa azione, qualunque essa sia (virtuosa o empia, non importa), che non soddisfi il Signore, che sia cioe' al di fuori del servizio devozionale, in quel momento stiamo usando il nostro libero arbitrio in modo sbagliato, percio' dovremmo subirne le reazioni corrispondenti, prolungando la nostra permanenza nella creazione materiale.

Per un devoto, la linea di condotta migliore e' spiegata nella Bhagavad Gita 12.13-14:

"Colui che non è invidioso di nessuno ma si comporta con tutti come un amico benevolo, non si considera il proprietario di niente ed è libero dal falso ego, è equanime nella gioia e nel dolore, tollerante, sempre soddisfatto, padrone di sé e determinato a compiere il servizio devozionale, con mente e intelligenza fisse in Me, questo devoto Mi è molto caro.

SPIEGAZIONE DI SUA DIVINA GRAZIA A.C. BHAKTIVEDANTA SVAMI PRABHUPADA

Tornando al puro servizio di devozione, il Signore descrive in questi due versi le qualità trascendentali del puro devoto. Il puro devoto non è mai turbato, in nessuna circostanza, non è invidioso di nessuno e non diventa nemico del suo nemico; pensa che l'inimicizia nei suoi confronti derivi dalle sue cattive azioni passate, così preferisce soffrire piuttosto che protestare. Lo Srimad-Bhagavatam (10.14.8) afferma: tat te 'nukam-pam su-samiksamano bhunjana evatma-kritam vipakam, nel dolore o nella difficoltà il devoto si sente sempre benedetto dalla misericordia del Signore. "I miei peccati sono tali, egli pensa, che dovrei soffrire mille volte di più. Se non ricevo il castigo che mi spetta, è per la misericordia del Signore Supremo. Per la Sua grazia ne subisco solo una minima parte." Così il devoto è sempre calmo, sereno e paziente anche nelle circostanze più difficili. È sempre gentile con tutti, anche col suo nemico. Il termine nirmama indica che il devoto non attribuisce grande importanza alle pene e alle difficoltà che riguardano il corpo, perché sa perfettamente di essere distinto dal corpo di materia.

Non s'identifica col corpo, perché rimane libero dal falso ego, sereno nella gioia e nel dolore. È tollerante ed è soddisfatto di ciò che gli giunge per la grazia di Dio. Poiché non fa grandi sforzi per ottenere dei beni, è sempre gioioso e tranquillo. È il più perfetto degli spiritualisti perché segue rigidamente le istruzioni del suo maestro spirituale; e poiché domina i sensi, la sua determinazione è incrollabile. Nessun argomento ingannevole lo scuote, nessuno può indebolire la sua ferma volontà di servire il Signore con devozione. Sapendo perfettamente che Krishna è il Signore eterno, non è turbato da nessuno. E tutte queste qualità permettono al devoto di affidarsi completamente al Signore. Una tale elevazione nel servizio devozionale è senza dubbio molto rara, ma ogni spiritualista può raggiungerla se segue i princìpi regolatori del bhakti-yoga. Inoltre, il Signore dichiara che tale devoto Gli è molto caro, perché il Signore è sempre soddisfatto delle sue azioni, che sono compiute in piena coscienza di Krishna.

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Naturalmente il comportamento descritto e' quello del devoto piu' elevato, tuttavia ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di raggiungere la stessa perfezione.

In generale quindi il devoto non fa deliberatamente torto a nessuno, perche' sa che questo non soddisferebbe il Signore, e non rientrerebbe nell'ambito del servizio devozionale.
In altre parole, il devoto non si preoccupa troppo di quello che deve subire nel mondo materiale, sapendo che e' soltanto una combinazione dei guna (le influenze materiali) ad agire, secondo il karma di ognuno.

Preferisce quindi concentrarsi sulle attivita' spirituali, per soddisfare Krishna e rimanere indisturbato dalle vicissitudini del corpo.

Tra l'altro, come abbiamo letto nella spiegazione qui sopra, Krishna fa sempre in modo che il devoto subisca una reazione molto leggera, praticamente simbolica, invece dell'intera reazione che gli sarebbe toccata se fosse ancora soggetto al proprio normale karma (tat te 'nukam-pam su-samiksamano bhunjana evatma-kritam vipakam).

Srila Prabhupada fa l'esempio di un devoto che, invece di rompersi un braccio (come avrebbe dovuto secondo le leggi del karma), si ferisce semplicemente un dito.

Percio' non abbiamo niente da recriminare, perche' stiamo gia' subendo soltanto una piccola parte delle reazioni karmiche dovuteci, per la grazia del Signore (a patto di essere sul piano del brahma-bhuta, seguendo i 4 principi regolatori e recitando 16 giri di japa al giorno, secondo il metodo stabilito da Srila Prabhupada).

Quando cio' accade, dovremmo soltanto tollerare e continuare il nostro servizio devozionale normalmente, senza mantenere sentimenti di vendetta. E' cosi' che il karma viene eliminato per noi.

Se invece ci vendichiamo, o reagiamo a nostra volta, rimettiamo in moto la ruota del karma, e dovremo percio' subire nuovamente una reazione uguale e contraria, e cosi' via.

Questo non significa che dobbiamo diventare degli asini, e farci bastonare da chiunque: naturalmente possiamo (e dobbiamo) evitare le provocazioni e le situazioni difficili, stando lontani da chi non capisce la nostra reale posizione, da chi ci disturba senza necessita' ecc. ecc., ma quando nonostante tutti i nostri sforzi, qualche problema inevitabile si presenta, e ne subiamo le conseguenze, dovremmo tollerare, non dar peso (ne' seguito) alla cosa, e continuare tranquillamente il nostro servizio di devozione al Signore, considerando di aver subito una reazione simbolica minima.

Chi agisce sempre cosi', ottiene il diritto di entrare nel regno spirituale, infatti il verso in questione completo (Srimad Bhagavatam 10.14.8) dice:

tat te ’nukampam susamiksamano
bhunjana evatma-kritam vipakam
hrd-vag-vapurbhir vidadhan namas te
jiveta yo mukti-pade sa daya-bhak

"Mio caro Signore, chi aspetta costantemente la Tua misericordia senza causa, e continua a subire le reazioni alle sue attivita' precedenti, offrendoTi i suoi omaggi dal piu' profondo del cuore, e' sicuramente degno della liberazione, che in questo caso gli spetta di diritto".

Qui si parla della liberazione vaisnava, cioe' del ritorno nel mondo spirituale.

Haribol !

Tuo nel servizio al Signore
Gokula Tulasi das



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rolando
Nuovo Utente


Veneto


2 Messaggi

Inserito il - 29/07/2007 : 21:34:22  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
ti ringrazio per la tua esaudiente spiegazione mi sforzerò di metterla in atto e tenerla sempre presente anche se in questa socetà è molto difficile grazie ancora
Haribol !
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RKC Mayapur
Amministratore

RKC


Estero


1964 Messaggi

Inserito il - 29/07/2007 : 23:17:02  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie a te e complimenti per il tuo desiderio di seguire seriamente gli insegnamenti di Srila Prabhupada.

Certamente non e' facile, immersi come siamo in un ambiente di tendenza opposta.

A questo proposito ci viene in aiuto un'istruzione di Narada muni, maestro spirituale della nostra successione disciplica e grande santo, viaggiatore dell'universo in cui viviamo.

Tra i suoi innumerevoli discepoli Narada Muni aveva anche un serpente, che secondo i suoi ordini, dopo essere diventato suo discepolo, non mordeva piu' nessuno.

Approfittando di questo fatto, la gente lo picchiava con dei bastoni, i bambini gli tiravano le pietre o gli facevano degli scherzi, e cosi' via.

Quando Narada muni torno' a visitare il serpente suo discepolo, e gli chiese come stesse procedendo il suo impegno nel bhakti yoga, il serpente rispose che tutto andava bene, tranne il fatto che era disturbato dalle persone che sapevano del suo voto di non mordere nessuno.

Allora Narada muni gli disse: "Va bene, allora non mordere, ma non dimenticare di alzare la testa e di sibilare come se stessi per farlo. Cosi' nessuno ti disturbera' piu".
Il serpente cosi' fece, e da allora i disturbi cessarono.

Similmente, a volte e' necessario mostrare di arrabbiarsi, o comunque mantenere una parvenza di difesa (adeguata) nei confronti degli sciocchi che ci provocano o che ci disturbano, magari approfittando del fatto che stiamo cercando di sviluppare delle qualita' devozionali (tolleranza, controllo di se', ecc.).

Come gia' detto, un devoto non si comporta come un asino che prende le bastonate da chiunque senza ragione.
Agisce piuttosto in modo intelligente, caso per caso, secondo il servizio piu' favorevole al Signore, anche se questo a volte comporta una certa reazione esteriore.
Naturalmente e' meglio evitare ogni situazione provocatoria, ma qualche volta cio' non e' possibile. Sara' quindi necessario usare al massimo la nostra intelligenza per capire cosa fare, grazie all'aiuto di Krishna che ci illuminera' dall'interno (a patto di seguire tutte le regole ed i principi, mantenendosi sul piano trascendentale, grazie al metodo stabilito da Srila Prabhupada).

Tuttavia in ogni caso, la nostra azione esteriore dovrebbe essere compiuta soltanto per dovere, per il miglior servizio a Krishna, e senza interessi personali (come il serpente avrebbe dovuto fingere di mordere, per ordine del suo maestro e non per il proprio piacere).

Buon proseguimento in coscienza di Krishna, Haribol !

Gokula Tulasi das




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